Tradizioni, Superstizioni e Credenze popolari
Amuleti, talismani e superstizioni
 
La Fattihure Lu Malucchie Lu Mazzemarelle
Punde di Štalle   Varie
Li timbe de na vodde Trad. popolari ed usanze-cenni
Li Štaggiune Li Mise dill'ânne Li Jurne de la Sittimmäne
 

Nel linguaggio corrente amuleto e talismano sono diventati sinonimi
ed hanno perduto l'originale significato che attribuiva al primo una funzione protettiva contro il male, al secondo un carattere propiziatorio del bene ed erano esibiti a corredo di case o come ornamento dell'abbigliamento personale.
Gli amuleti odierni, in generale, sono considerati figure simboliche
che possono derivare da credenze riguardo alla capacità di
esercitare influssi positivi da parte di piante, animali, formule.
Contra mmalúcchie,
cioè capaci di proteggere dal malocchio, erano considerati ad esempio alcune pietre, soprattutto preziose, i grani
di sale oppure con riguardo al mondo naturale il quadrifoglio, la
pigna, la ghianda e diversi frutti o radici. Egualmente in grado di
dare protezione erano considerati oggetti di derivazione dal mondo
animale come il corallo, il cavalluccio marino, le zanne, gli artigli e le corna oppure elementi decorativi o addirittura gioielli d'ispirazione zoomorfa od antropomorfa richiamanti taluni specifici animali
come la rana, il rospo, il serpente, il maiale, il pesce o figure e parti anatomiche umane, il gobbetto, l'occhio la mano che fa le corna, la mano-fica.
Amuleti e talismani erano altresì considerati oggetti ispirati agli
astri, sole e luna specialmente, oppure ad attrezzi, numeri a cui si attribuiva un valore simbolico come il ferro di cavallo, la chiave, il fischietto, la freccia, le forbici, i chiodi, il tredici o il diciassette.
Gli amuleti ed i talismani magggiormente diffusi a Vasto:
Lu fuèrre di cavalle. Veniva di norma inchiodato sulla porta
di casa od anche della stalla allo scopo di tenere lontane le forze
negative e malefiche.
Corne e curnucille. Rigido, storto e con la punta, il corno o il cornetto, solitamente ricavato da un rametto di corallo e comunque
di colore rosso si portava in tasca o agganciato alla catena di un orologio da taschino.
La granàre e lu puèzze di réte (La scopa e il pezzo di rete).
Per proteggere casa e famiglia dalle streghe s'usava mettere dietro
la porta una scopa di saggina ('na granàre), ma rivolta verso l'alto
in modo che la strega s'impegnasse a contarne i fili dimenticandosi
di mettere a segno i suoi propositi malefici. Identico risultato si attendeva dall'appendere dietro la porta un pezzo di rete in cui le streghe avrebbero dovuto impigliarsi.
Lu vräche. Era un sacchettino che si faceva indossare principalmente ai bambini, celandolo sotto gli abiti. Confezionato di solito da una magara, conteneva, secondo quanto ci è tramandato,
3 acini di sale grosso, 3 foglie di olivo benedetto, 3 o 7 o 9 chicchi di grano. In più vi si aggiungevano ritagli di paramenti sacerdotali o addirittura pezzetti di intonaco prelevati da una chiesa.
Durante la Prima Guerra Mondiale i soldati vastesi l0
indossavano sotto la divisa prima di andare in battaglia
.
Lu zambòne di li pilùse (La chela di granchio).
La zámbe di la cunìje (La zampa di coniglio).
Lu cuavallucce di mare (L'ippocampo).
La mane che fa "la fìchere" (manufica, mano con il pollice stretto tra indice e medio).
Lu suäle
(Il sale). Contro l'invidia era usanza mettere alcuni granelli di sale grosso in tasca, avvolti in una pezzuola. In
particolare, lo sposo doveva farlo nel giorno del matrimonio.
Il sale porta bene. In presenza di qualche difficoltà o allo scopo di prevenire qualche guaio si prende del sale grosso, ci si mette di
spalle e si butta a croce. Può succedere che lasci a terra delle
macchie: segno che deve sciogliere qualche maleficio.
"L'indimenticabile buon Michelino Ciancio, gestore del Circolo ricreativo della Pro Vasto, prima d'ogni partita di calcio
all'Aragona cospargeva di sale grosso il terreno di gioco
."
Quando cade il sale. Il sale che cade è segno di malaugurio. Era credenza che chi lasciava cadere il sale, nell'aldilà sarebbe stato condannato a raccoglierlo con le ciglia degli occhi (Canda vì
all'addre monne l'adà 'riccoje nghi li pinnàzze dill'ùcchie
!).
Il sale nel battesimo
. Era uso concludere la cerimonia del battesimo mettendo del sale sulla bocca dei bambini. Il rito simboleggiava la sapienza ch'era stata appena donata col Sacramento.
Ancora oggi nei confronti di chi mostra poca intelligenza o è tardo a capire, si può sentir dire: Ma canda t'hann' abbattizzäte s'hanne scurduàte a méttete lu suäle? oppure: Mi sa tande ca lu predde t'à mésse poche säle canda t'à bbattizzäte.
Li cure di rànnele (I cuori di rondini). Più che un amuleto era un'usanza: quella di dar da mangiare ai bambini cuori strappati alle rondini ancora vive. Un rituale crudelissimo che trovava
fondamento nella convinzione che così i fanciulli potessero crescere intelligenti, forti e pieni di giudizio.

A questa forma di superstizione fa riferimento Gaetano Murolo in sonetto intitolato Nin g'è da fä! nel quale si fa anche cenno a Lu vräche. "Canda core di rànnele j'a däte la mamme, requiescatte, addonna stä; e da lu jurne chi l'ha bbattezzäte lu vräche ni j'a fatte ma' mangä'".

stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2021/22