Poesia e Prosa di Vastesi
Giuseppe Franco (Pino) Pollutri
Poeta, critico d'arte, pubblicista, giornalista, ceramista e pittore
Personaggi - Artisti vari:
Ceramisti
Prodotti tipici vastesi:
Olio di Oliva
Città:
Commemoraz. Defunti
 
Vasto .nell'anima..........................................
Ha nelle vene sangue vastese
,
ma anche l'acqua del nostro mare
;
nel cuore un amore forsennato
per questa Città
e negli occhi le sue immagini
scandite dal tempo
.
Giuseppe Franco Pollutri
vive da anni a Tivoli
,
ma non ha mai cessato
di essere tra noi
.
Vasto, senza confini


Quanno la tera ariva
ar princìpio der mare, su’ la riva,
te pare che er monno sia lì finito
e davanti cominci l’infinito.

A Vasto ne’ l’infinito te ce butti,
ce sguazzi, che pare ed’è pe’ tutti,

'n posto antico der paradiso.
da l'autore, 3 agosto 2010

Vastesi noi

Vasto,
            cara a me stesso
e alla tanta gente che lì vive,
a chi nel mondo di tornare pensa
alla piazza,
                  ..    alla riva,
                                 ..   ..   all’aria
che dal mare su, su per le valli
sino alla Maiella madre spira.

Ma di remigare, stridendo forte
come fa il gabbiano nel vento,
m’accade, straniato sempre
in tutte le città
che senza amarle ho dimorato:
ché non mi appartengono
i luoghi, le strade, le case
diverse tante, forestiere tutte,
tra spostamenti e mutamenti
vissute,
       ......  e un  “di dove sono  io”,                     
son tornato a chiedermi, e quale
sia  il tratturo di un viaggio
da percorrere, per la nota storia
di un ritorno,
                         quando è ormai sera.

Vastesi noi,
tra gesti e parole, insulti
della mente e ferite dal cuore,
a ciascuno sua condanna diamo
o sorte, comune se pure è il luogo,
di città un nome,
                          ...     di  mare il respiro.

Uno stesso giorno da vivere ci è dato
qui ancora,
               ..       siamo noi tutti Vasto.

da l'autore, 2 giugno 2011

Vasto, come di nave la prora


Alto all’orizzonte il mare
disegna lo scorcio dell’abitato
di Amblingh alla Loggia.
L’espugnata Histonium resiste
spavalda d’immagine nel Guasto,
ch’è nostro di storia e di memoria.
Come di nave la prora al vento,
di luce e d’ocra, nel verde sta,
cesellato caseggiato nell’aria.

30 agosto 2021



A Casarza del Vasto

I ciottoli all’approdo erano levigati, 

asciutti e umidi

E l’acqua di ritorno trasparente, 

verde d’alga, rilucente.
Giuseppe Franco Pollutri - ottobre 2008
All'Erce

Ai piedi dell’Erce, alla marina
chiare acque cantano
dove flutti rincorrenti frangono,
e il paguro
ritroso s’annida.

Di gente nostra ritraccio qui
sul lungo sentiero i passi,
conservo memoria avita.

Mi sommerge puntuale l’onda:
fra cielo ed alghe,
un lavraco
battesimale
ancora,
come per un destino.

Giuseppe Franco Pollutri - giugno 2009
Preda io resto del giorno

Ai marosi che genera pensieri d’inverno, alle lingue
di rena sottile, coltri emerse delle sirene, ai pesci
che senza marea guizzano in breve spazio, a frotte.

All’aria che tutti involge e tutto per suo capriccio muta,
in un’estate che volge dove la vita riprenderà sua opera
e fatica, agli uomini che ubriachi di ore serali insonni
ancor vanno, da casa e albergo, al passeggio, ai ristori.

A me che in mare onde e alghe inanellate ho d’intorno,
ora che corto è il fiato per esplorare il fondo in apnea,
ai mitili preda dei chelodati granchi color di sabbia
dedico gesti stanchi, divaganti ore. Come alga su rena
qui poso il mio ingombro non pago di sale e di voglia.

All’abitato che in alto con suo orizzonte mare a fronte
immutato resta, rivolgo guardature consuete e respiri.
Del cuore che pulsa per sua ratio gli ardori rimpiango,
i patimenti dimentico.
                               Ora che gente lasciata o perduta
mi indirizza a mirare l’eterno, preda io resto del giorno.






componimento settembrino di Giuseppe Franco Pollutri - Vasto - settembre 2015
 
Mare




.
Ecco il mare

di nuovo il mare

madre mia

madre

eccomi

torno

fragile e stanco

ancora da te.

2006
Parole queste mie, poche e scarne (una breve poesia, se così la si può definire), sono tracce verbali di una mia emozione ricorrente. Quando, per voglia, vacanze o festività, come in questa ormai prossima Pasqua, torno, ancora una volta, alla mia casa di Vasto, alla mia terra, ai miei affetti. Come tanti vastesi, tanti emigrati dalla vita nel mondo.

Il motivo del greco nostos, da Ulisse in poi, il ritorno, è ricorrente sia nella mia vita, sia come tematica la più sentita nelle e delle mie scritture liriche. Laddove cerco di coagulare - in espressioni brevi o lunghe che si dipanano dalle mente, insieme dal cuore, il tempo d’un fiato (come l’arco di un respiro) - la sempre intensa emozione che provo quando in località Pagliarelli intravvedo il faro della Penna e già immagino le acque del mare, ora calme ora mosse, ondulanti o schiumeggianti tra gli scogli delle nostre casalinghe calette e percorro felice e beato la costa fino a raggiungere la meta di sempre: l’arco disteso e chiaro della spiaggia e del golfo della Marina, dove sono nato e nell’infanzia e nella prima età vissuto.

Mia madre è venuta a mancare, al termine della sua vicenda terrena, nell’agosto dello scorso anno, e, confesso, oggi l’emozione, del ritrovare al ritorno il luogo e la casa, è certamente meno intesa.

Ma, per dirla con il poeta che parlava di cuore: Ci resta il …mare, pur sempre il mare! Il mare, madre… ..............................................................................Giuseppe Franco Pollutri - marzo 2008

Quel giorno

Sciabbicava l’onda la corda tesa e dura
di luna infantile segnato arco d’acqua,
con la luce prima di un’alba chiara voci
improvvise, in fondo al sacco mille guizzi vani.

Restò ferma la snella aguglia
rilucente e fredda
fra scorribandi granchi,
specchiato occhio il cielo.

Giuseppe Franco Pollutri
Vasto, 28 giugno 2009

Riandavo ora alle sabbie chiare
dei miei anni
lambiti sempre da un mare
che non si stanca
mai

e ritorno a lei
con la risacca stanca
della nebbia del nord veneziano
e l'acqua morta
che solcava
dura
la pietra e le ossidate inferriate
dei fòndachi antichi.
1971
Il Ritorno
"E' il mare il protagonista; un mare che batte o si distende a riva, che risuona lieve come un canto nelle notti d'estate o urla nelle mareggiate d'inverno, poi si adagia naturalmente sulla distesa di sabbia (le mie sabbie chiare). Il mare a Venezia è una sorta di stagno, che talvolta manda cattivi odori e sempre sporca e corrode. Il mare che "non si stanca mai" è immagine derivata dal mediterraneo poeta Omero. ... e ritorno a lei ... fa riferimento ad un amore da ritrovare, da raggiungere di nuovo, ma, al tempo stesso un personificare, al femminile (Venere), lo stesso mare, a cui faccio nostalgico ritorno, fisicamente o se non altro mentalmente.
D'altra parte, la mia vita - costretto per necessità prima di studio e poi di lavoro - è sempre stata
ed è un continuo ritorno alle sabbie chiare dei miei anni lambiti sempre da un mare che non si stanca...: ossia agli anni dell'infanzia, della formazione e della prima maturità.
Ritengo di aver radici sulla spiaggia della mia Marina di Vasto."

................................................................................................GGiuseppe Franco Pollutri - marzo 2008
Per navigare

In quel tempo ebbi cuore

Di bussare una volta ancora

Alla tua porta da gran tempo chiusa

Sul quel muro d'ombra e di sonora

Ghiaia, lungo il solco dei camminamenti

Negati al sole, al canto e all'aria

Attesi per gran tempo al tuo limitare

A lungo, il silenzio durò quel tanto

Che il mio cuore avesse un battito

Nient'altro che un respiro, un abbrivo

Di vento breve, in mare aperto

Per navigare, di nuovo, amando.

In un fiato di vento

E guardo con occhi mai paghi il mio mare

Nel mattino sull'onda levigata e distesa

E nella curva dell'anca della mia donna accanto

II golfo tranquillo di tutte le mie voglie e tremori.

Torna a vibrare nell'aria il sole e il calore

Prometto alla terra di lasciarle un mio segno

Al mio amore, in un fiato di vento

Lieve, il mio cuore.
da "Lunarie de lu Uaste" - ed. 2011

Col vento

Per essere in ogni momento
di scrivere contento
se non del vento in mare.

Io non ho che un remo solo
per battere l’onda ancora.

Ci vorrebbe aria nuova
per le strade e fra le case
fino su ai campanili,
ma i poeti
a dirlo sono degli illusi
e io ho soltano mani nude
da battere a chi recita
solfe solite,
spergiuri tanti e litanie.

Io non ho che un liscio remo,
io non ho che parole usate,
e se più non applaudo
qui al teatro,
scusate ...
sto aspettando solo di andare,
col vento, contento di andar via.
novembre 2010

Nuvole e sole

Nuvole e sole,
in cielo, su di noi.

Nuvole e sole,
come Natura vuole.

Nuvole e sole,
da quando il Creato è tale.

Nuvole e sole,
com’è destino della Terra.

Nuvole estese,
intense, talvolta oscure.
Il sole che torna,
con esso luce, calore, gioia.

Nuvole e sole,
se Dio vuole, la vita così sia
.
luglio 2018

Se il vento la vela

Sta
la vela
adagiata
sull’onda,

ascolta a lungo
il gabbiano che stride,

sogna
il vento che la gonfi
d’un tratto,

spera ancora
che la porti
con sé.

Andranno assieme
felici
lontano.
2010


Poesia: Come da una fonte, l'olio d'oro

Calvario dei terremotati - Del mio improvviso calvario

Quale nuovo inferno si è aperto
in terra stanotte a divorarmi casa
e cuore
, a mettermi su una croce
prima che il Venerdi Santo sia stato 
con canti e riti processionato
?

Come di sasso, doloroso e nudo,
sta lì il cristiano d’Abruzzo
, fra macerie
e livido cielo
, a chiedersi 
con lacrima alcuna
e senza più fiato o suono di voce
:
Ecco
, è giunto 
il tempo che la nostra terra 
sia ancora un Gòlgota
, di passione
dolorosa
, perché una madre, un figlio,
la mia consorte
, il padre,
il mio bambino, Dio!
non abbiano più voce né luce 


o di risorgenza terrena 
speranza 
estrema alcuna
. Ecco
che io cerco con ruspose mani 
frenetiche e nude
dei miei cari la vita
, e trovo morte
fra polvere e sassi
, impotente,
fustigato in cuore
, uomo solo
fratello per il vostro pianto
,
stazione unica 
del mio improvviso Calvario
.

E ancora ti cerco e t’invoco Cristo
,
e con te grido al cielo
: Elì, Elì, lamma 
sabachtanì
!
ma non so se questa 
è rinnovata Fede mia o un desolato 
urlo
, soltanto.
................................................................................ 6 6 aprile 2009
stralcio da"Qui quotidiano", d'informazione del Vastese - 22 ottobre 2009

Mare aperto al vostro morire - Migranti
Nome non hanno, nè più fiato di vita,
non speranza ancora di luce e d’amore
due donne sole
, calpestate affogate
uccise
, sulla sponda nefasta d’Europa.
Da quale terra
, per quale disperanza
hanno preso il mare queste madri
e sorelle
, di un padre figlie dilette
e ora illividite
, senza pianto d’alcuno,
sullo scoglio spumoso di un Occidente
che ti accoglie come fa un becchino
,
illacrimato il ciglio
, con corda e badile
due metri di fossa su misura soltanto
?
Offre una coperta
, se accade una bara,
una minerale al più
, permesso a vagare
neppure
, l’alto Commissario del Nord.
 “Migranti, se a voi pare salpate, qui
in massa venite
: la morte, che è vostra scafista vi sia e compagna nel barcone
vecchio arnese sull’onda
. Qui è la riva
di una terra a voi non certo promessa
,

nessun lavoro abbiamo noi da offrire
senza scotto di morte o vita con pena
.
Ecco
, l’Italia: anch’essa povera e sola.
Ecco l’Europa
: un continente mercato.
Questo il mare
, aperto al vostro morire”.

................................................................................aprile 2011

Paese Italia

Dirupava fra le case senza sosta
feroce morte e l'acqua limacciosa
e immote nei fossati e a riva,
muti videavamo dentro l’abitato,
macerie neghittose dal passato.

Dirute abitazioni sopra al greto
condannano l’uomo e le sue colpe,
non più fango in viso e le coscienze
terremo sgombre se capaci urla,
onesto il cuore, avremo per l’innanzi.

11 novembre 2011


8 Marzo Festa della Donna
Con te donna luce, io vivo

E consueta, adagio, viene sera
Sommesso si chiude il giorno
Nel calore di coppia trovo pace
Un fabulare complice m’appaga.

Luminoso il dì nuovo sovviene
Al risveglio tu lì accanto tu
Respiri, sorridi, mi parli ed io
Fiducioso riprendo il cammino.

Con te ancora ho luce, io vivo.
8 marzo 2015

 

Hominis Resurrectio
Pasqua 2013, 30 marzo

Storia è il Cristo che viene e ci ascolta,
(redento l’uomo, si fa Suo carnefice ancora)
salvifica sua mano tocca il cieco che attende
di riconoscersi creatura, sembianza di Dio.

Ambasce e dolori deporremo sul Golgota
schiodando dalla croce il Figlio immolato,
pentimento e Resurrectio trovano dimora
nell’uomo che fede conserva e viva speranza.

 
di Novembre

Ora
che tu non vivi e manchi,
madre, e più non dai
alla mia voce un'eco,
rive bianche e di silenzio
mi attendono le ore,
ché di tua voce cerco pur
sempre memoria e il suono,
murmure
incessante onda musica
sola qui ascolto,
nella mia inattesa sera.

..................... da "Qui quotidiano", d'informazione
......................... del Vastese - 31
ottobre 2009
 
Quando Natale

Quando torna a noi Natale,
quando del presepiare torna il tempo,
più che del portogallo trafugato all’orto
l’aspro sapore o del soffritto di maiale
nella cucina del questuante frate l’odore,
la nudità chiara del velato Bambinello,
la paglia sparsa, la neve a grandi fiocchi
sui resinosi pini di via Dalmazia, ricordo.
E alle notturne litanie e devozioni
della nonna pietosa tanto di Sant’Anna,
la madre di Maria”, ripenso e torno,
a quando forte rimuginante il mare
batteva a notte con sua onda in riva
e confortati ci sentivamo noi al buio
accanto allo scallaletto coi suoi tizzoni
e cenere residui del bracere quotidiano.
Poco o nulla oggi ritrovo in una cassa
di quel che fu povero e importante ieri:
poche statuette in creta, carta stellata
frammenti, moccoli fumigati e gialli:
polverosi segni restano di quanto
in “excelsis Deo” sia la Gloria ancora
e il giorno, se pur svogliato è l’animo
di darci cuore per la vita, ché sospeso
o smarrito è l’assonante canto e nessun
richiamo affratellante ascolti in via...
Restare fieri e soli, a contendere irosi
ad altri futuro e vita, poco senso ha
quando del presepiare è il tempo,
quando torna a noi Natale.

2011

Torna Natale

Mareggiava il mio cuore
sulla riva d’inverno
il vento era un urlo
innevato maestrale.


Quella notte fu colma
di canto e di luce
d’incenso fumoso
che brucia e odora
in cielo poi sale
“Adeste fideles!”
fummo lieti e festanti
“Adeste fideles!”
fu dono e fu nostro
quel grembo di carne
abitato da Dio
“Adeste fideles”
il Cristo è fra noi!


Mareggia il mio cuore
sulla riva d’inverno
il vento è un urlo
innevato maestrale...


“Laeti
triunphantes!”
Torna oggi il Natale.

2010