Mestieri Antichi di Vasto:
Lu Rulluggière (L'Orologiaio)
 
L'orologio si è fermato a via Bebbia a Vasto
Giuseppe Scafetta va in pensione
E' stato un'istituzione cittadina, quasi un mito per Vasto.
Una ininterrotta, lunga tradizione nella bottega di orologiaio iniziata oltre sessanta anni fa, quando
Giuseppe
Scafetta, ad appena 13 anni, cominciò
a frequentare il laboratorio artigianale del cognato Nicola Sallese a piazza Virgilio Caprioli.
Erano gli anni difficili dell'ultimo dopoguerra e Giuseppe Scafetta,
alternando la scuola e l'attività di orologiaio apprendista è riuscito, con gli
anni a costruirsi uno spazio tutto suo, dignitoso, onorandolo con il suo
paziente
lavoro fino a divenire punto di riferimento di quanti hanno avuto bisogno di farsi aggiustare il "misuratore del tempo: lu "'RULLÒGGE".
Certamente, durante la sua attività, Giuseppe Scafetta ha visto susseguirsi i prototipi della tecnica dell'orologeria moderna, sempre aggiornato e pronto ad "aggiustare" anche quelli che sono oggi controllati dal satellite, nell'assicurare l'ora esatta.
Nel suo negozio di Via Bebbia, Giuseppe Scafetta ora ha tolto tutto, ma rimane, in tanti clienti ed amici, la sua figura, sempre cortese e gentile, dietro il bancone ad accogliere tutti, inforcando il "monocolo" per regolare gli orologi, anche i più complicati.
Giuseppe Scafetta ora va in pensione per rientrare tra gli affetti della sua famiglia, della sposa, delle figlie, dei generi, dei nipoti che gli fanno lieta corona per ringraziarlo anche per la sua dedizione al lavoro ed alla famiglia, con esemplare affettuosità. E noi lo salutiamo con molta cordialità, anche se con un certo moto di rammarico. Ma gli auguriamo ad majora.
stralcio da articolo apparso su "Il Vastese", mensile d'info. del territorio - n. 1 - gennaio 2006

L'artigianato: mestieri che cambiano, mestieri che scompaiono
L'Orologiaio
Quando si pensa ad un lavoro di alta precisione, si pensa sempre, quasi per associazione di idee, all'orologiaio, inteso come attività meticolosa e precisa per antonomasia.
Gli orologiai che operarono nella nostra regione verso i primi anni del '900, impararono il loro mestiere da abruzzesi che, emigrati in Svizzera, vollero tentare la strada difficile ed impegnativa degli "orologi".
Nel paese dell'alta precisione non poterono che diventare padroni del mestiere e tornati in Abruzzo, operarono nelle botteghe che ben presto furono frequentate da un numero sempre crescente di apprendisti che si sentivano attratti da un mestiere altamente tecnico, affascinati com'erano dal miracolo tecnologico di quel tempo.
Solo nell'ultimo decennio molti orologiai hanno voluto unire la loro attività artigianale a quella commerciale di oreficeria.
Ma anche quest'ultima, intesa come vendita di oggetti d'oro, di argento e di preziosi in genere, presenta delle implicazioni artigianali, sicché l'orologiaio s'impegna anche nella riparazione di oggetti preziosi, lavoro, quest'ultimo, che si basa sempre sull'alta precisione.
Il lancio sul mercato, di iniziativa giapponese, degli orologi cosiddetti digitali che hanno sostituito il vecchio bilanciere a molla con il quarzo, ha messo un po' in crisi l'uso dell'orologio tradizionale e di questa crisi ne hanno risentito anche gli orologiai legati ai vecchi schemi, non più in grado di riparare oggetti di questo tipo.
Il riflusso sta già arrivando perché il vecchio orologio a molla, col suo pulsare incerto e assai rumoroso, che difficilmente potrà essere sostituito da un cuore al silicio, ritorna a moltiplicarsi e non solo nelle case degli amanti dell'antiquariato.
Fonte: libro "Palmoli - Ch, I colori del tempo" di Maurizio Monaldi - stampato nell'agosto 2000 - Ed. Tabula fati - Chieti