Poeti e Scrittori scomparsi di Vasto
Pietro Di Donato
Lo scrittore muratore americano di origini vastesi
Autore di "Cristo tra i muratori" e "Tre cerchi di luce" romanzi
improntati alle vicende degli emigrati abruzzesi in Usa

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West Hoboken (New Jersey), 3 -4-1911 - Stoney Brook, Long Island (New York), 19-1-1992]
 
Vasto rende omaggio a Pietro Di Donato
Intestata una strada all'autore di Cristo fra i muratori
Ospite il figlio Richard alla ricerca degli antenati
Vasto ha voluto rendere omaggio alla memoria di Pietro Di Donato, l'autore del best seller Cristo fra i muratori con l'intestazione di una strada al suo nome (in località Canale) alla presenza del figlio Richard, espressamente giunto da Ithaca - NY - USA, e con un convegno, svoltasi nella sala della Pinacoteca di Palazzo D'Avalos di Vasto, nel quadro conclusivo della 2a edizione del Festival delle Scienze 2011, in concomitanza del centenario della nascita di Pietro Di Donato.
Il convegno è stato curato dal prof. Luigi Murolo, autore di un libretto edito dalle edizioni "Qui quotidiano", dal titolo emblematico:
La cazzuola e la penna su Pietro Di Donato
Apprezzati gli interventi della prof.ssa Silvana Marcucci, dirigente del Liceo Scientifico "R. Mattioli" che ha organizzato il Festival della Scienza; del prof. Vito Moretti, docente di Letteratura italiana all'Università G. D'Annunzio di Chieti-Pescara su "La letteratura dell'emigrazione italiana in America"; del prof. Mario Cimini, docente di storia della critica all'Università G. D'Annunzio su "II mito della balena"; del prof. Gianni Oliva, ordinario di Letteratura italiana all'Università G. D'Annunzio su "Scrittori emigranti, fabbricatori di città"; della prof.ssa Antonella Di Nallo, docente di Letteratura teatrale all'Università D'Annunzio -West Hoboken - "La letteratura antropologica di Pietro Di Donato".
Richard Di Donato, visibilmente commosso, nel suo intervento a Palazzo D'Avalos e
ringraziando per le manifestazioni civili e culturali riservati al suo genitore, ha voluto visitare la casa abitata dai nonni Geremia, il protagonista del romanzo, morto tragicamente nel crollo di un edificio in costruzione il venerdì Santo del 1923, e Annunziata Cinquina, a via delle Cisterne, nelle adiacenze della chiesa di Santa Maria Maggiore, condotto dal sindaco Luciano Lapenna e dal giornalista Giuseppe Catania, che ha incontrato Pietro Di Donato nella sua prima visita a Vasto nel giugno 1960 e poi a febbraio 1974 e a giugno 1977, raccogliendo e pubblicando le sue impressioni ed il racconto della sua vita e dei romanzi pubblicati e da pubblicare, di cui si ha testimonianza negli articoli apparsi allora sul quotidiano "II Tempo".
Richard Di Donato, nel suo intervento, ha così dichiarato:
"E' mio immenso piacere essere qui con voi a Vasto.
Desidero ringraziare i cittadini ed il Comune per il loro gentile invito, ne sono davvero riconoscente. Permettetemi di ringraziare le autorità e tutti voi, i giornalisti e gli illustri studiosi qui riuniti. A nome di mio padre sono onorato della loro presenza. Sono grato al sindaco Lapenna la cui lungimiranza ha reso possibile questa giornata. Grazie a tutti voi oggi; la vostra presenza contribuisce a rendere questa giornata speciale perché è una vera celebrazione non solo di Pietro Di Donato, ma di tutta Vasto e della sua storia immortale. Perché sono certo che se mio padre fosse stato qui oggi, con noi, avrebbe voluto che questa giornata si svolgesse all'insegna dell'allegria e dell'amore. Mio padre era un ragazzino di 12 anni a Hoboken, nel New Jersey, in America, la cui giovinezza gli fu strappata per sempre in un solo pomeriggio: il 13 marzo 1923, era un venerdì Santo. Quel giorno, suo padre Geremia, all'età di 36 anni, rimase schiacciato nel crollo di un edificio nella zona meridionale di Manhattan, al di là del fiume Hudson. Sull'altra riva sorgeva la sua casa. Geremia lasciò otto figli e una vedova. Essendo il maggiore, a 12 anni, Pietro venne accompagnato nel cantiere da amici di famiglia, compaesani, e lì imparò il mestiere di muratore, deciso a rendere fiero di lui quel padre che lo vegliava dall'alto. Il ragazzo era diventato il più veloce e abile muratore di tutta la zona metropolitana di N. York. Questo in un'epoca in cui ebbe luogo la più straordinaria, la più impetuosa espansione verticale di una città, attraverso la costruzione di grattacieli della storia dell'umanità. E questo è un fatto che non va dimenticato se si vuole comprendere il vero significato della storia. Pietro non era un muratore qualsiasi: era il figlio di Geremia, il figlio che riuscì a sfamare sette fratelli e sorelle e la madre Annunziata, così come divenne un famoso scrittore a 28 anni: una storia straordinaria.
Leggendo l'invito del sindaco Lapenna mi sono venute le lacrime agli occhi. Perché? Io sono nato in America: la mia realtà è l'America. Per tutto il 1900 in America gli italiani sono stati ritratti essenzialmente con due clichés: quello dell'allegro pizzaiolo o quello del gangster Al Capone. Ma gli italiani d'America di Pietro Di Donato non erano né l'uno né l'altro: erano figure intime personali, complesse; erano carne e sangue, ancora caldi che avremmo visto schiacciati fra la fredda pietra e la calce.
Con la intitolazione di una strada a mio Padre, istintivamente ho avvertito che sarei venuto ad incontrare gli italiani veri, autentici, la vera terra della mia nonna Annunziata, di mio nonno Geremia, il luogo della loro abitazione, il luogo che mio padre chiamò sempre la "sua" vera patria! Viva Vasto, viva l'Italia! Grazie a tutti".
stralcio da articolo apparso su "il Giornale del Vastese", mensile, periodico d'info. - n. 8 - maggio 2011

Verrà intitolata una strada a Vasto
Centenario della nascita di Pietro Di Donato
L'amministrazione Comunale di Vasto commemorerà lo scrittore Pietro Di Donato, nella ricorrenza del centenario della nascita.
La manifestazione segue una interpellanza che il consigliere comunale Nicola D'Adamo (API) ha rivolto al sindaco della Città, Luciano Lapenna, per ricordare la figura e l'opera di Pietro Di Donato, che verrà commemorato il 3 aprile 2011 con una serie di iniziative pubbliche e con la intitolazione a Pietro Di Donato della strada che collega via Incoronata e via San Sisto.
Per la circostanza verrà anche costituito un comitato per la programmazione delle manifestazioni centenarie.
stralcio da articolo apparso su "il Giornale del Vastese", mensile, periodico d'info. - n. 4 - gennaio 2011

I Temi sull'Emigrazione da lui trattati sono oggi di grande attualità
Nato nel 1911 a West Hoboken negli Stati Uniti da padre vastese e madre di Taranta Peligna, Pietro Di Donato ha scritto un autentico capolavoro. Christ in concrete (Cristo fra i muratori), questo il titolo originale, un romanzo dedicato a tutti quegli italiani costretti ad emigrare in America alla ricerca di un lavoro, anche umile, che permettesse loro di sopravvivere.
Il libro vuole essere la viva testimonianza dello sfruttamento, delle sofferenze e molto spesso anche delle tragedie passate dalle famiglie italiane costrette a lavorare per quattro soldi con enormi sacrifici e senza un minimo di sicurezza nei cantieri di lavoro.
Il romanzo è ispirato alla tragica morte del padre dello scrittore, un muratore morto sul posto di lavoro nel giorno di Venerdì Santo del 1923, lasciando la moglie e otto figli, uno dei quali nato una settimana dopo la sua morte. La famiglia per qualche tempo visse con un solo dollaro a settimana, giusto per comprare il pane e nient’altro. Pietro, dodicenne, il maggiore dei fratelli maschi, fu costretto ad accettare qualsiasi tipo di lavoro per provvedere a guadagnare qualche dollaro per un po’ di cibo. Furono anni di vera sofferenza, ma solo la caparbietà di non lasciarsi andare lo portò a rimboccarsi le maniche ed a scrivere la storia della propria famiglia. Inizialmente Di Donato pensò di scrivere un racconto breve per la rivista statunitense Esquire, ma il testo fu subito rielaborato per diventare un romanzo.
Il successo fu immediato: dalla prima uscita seguirono varie ristampe e il libro venne tradotto e pubblicato fuori dagli Stati Uniti in diverse lingue. In Italia la prima edizione uscì nel 1941 per la Bompiani.
Nel 1949, in seguito all’enorme successo, venne realizzato il celebre film di Edward Dmytryk dal titolo Give us this day, con l’interpretazione di Sam Wanamaker e Lea Padovani.
Di Donato scrisse anche altri libri, ma non raggiunsero mai il successo di Cristo fra i muratori.
Il giornalista Richard Severo dalle pagine del New York Times così annunciava la morte dello scrittore vastese:
“Pietro di Donato, whose novel Christ in Concrete was acclaimed as an American classic when it was published in 1938, died on Sunday at University Hospital in Stony Brook, L.I. He was 80 years old and lived in Setauket, L.I., for many years. He died of bone cancer, said Teresa Cersuola, a family friend”.
Per chi non ha avuto la fortuna di leggere il libro, può valere un piccolo brano, il momento drammatico della morte di Geremia travolto e sepolto nel cemento:
“In quel momento stesso l’impianto ondeggiò sotto i suoi piedi e lo slittamento della base si ripercorse rombando su per le membrature instabili dell’edificio… Gli uomini restarono stecchiti sul posto. Le loro gole volevano gridare, urlare, ma non osavano. Per qualche secondo tutta la squadra fu un corteo d’anime impietrici e tese. Poi la base del loro mondo crollò. Un fremito violento scosse tutto il palazzo, i pilastri rovinarono con lo schianto degli alberi d’una foresta in fiamme, le fondamenta rigurgitarono.

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Il corpo (di Geremia)… capitombolò come un sacco tra le macerie che con centripeta foga stritolavano carni vive ed ossa fragili… Battè sul fondo e stette: la faccia gonfia schiacciata contro le tavole d’abete, le braccia spalancate, le dita prigioniere tra le ferree verghe di rinforzo… Si mise a gridare più forte. . Ma le grida non arrivavano più lontano dei suoi orecchi. Il calcestruzzo freddo, umido gli arrivò al mento, il cuore diede un tuffo. Fra pochi secondi sarò sepolto…Doveva resistere. Aveva una famiglia sulle braccia, non poteva abbandonarla senza lotta, rassegnarsi a morire senza combattere. Non voleva morire… Ma di là dal buco non v’era aria. Di là dal buco c’era solo calcestruzzo, sempre più duro e tenace. Sotto il cemento che si rapprendeva, i polmoni si chiudevano come in una morsa…”.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 19 gen. 2010

Pietro Di Donato
Scrittore italo-americano di origini vastesi

Nasce a West Hoboken, New Jersey da genitori (Geremia, vastese e Annunziata Cinquina di Taranta Peligna) entrambi emigrati dall'Abruzzo.
Ha avuto una istruzione scolastica molto approssimativa (salvo la formazione nelle scuole del Partito comunista americano).
Ha raggiunto una grande popolarità con il suo primo romanzo Cristo tra i muratori (1939). L'opera è ispirata alla tragica morte di suo padre, un operaio edile, morto sul cantiere di lavoro il Venerdì Santo del 1923.
Quel tragico episodio avrebbe cambiato per sempre la vita dell'allora dodicenne Di Donato.
Operaio edile lui stesso per un ventennio ha mantenuto l'iscrizione al sindacato degli edili per tutta la vita.
Cristo tra i muratori è un romanzo proletario scritto da un intellettuale profondamente segnato da quella esperienza. Originariamente pensato come un racconto breve (pubblicato da "Esquire" nel 1937, è stato subito rielaborato in un romanzo per diventare il best-seller da cui sarebbe stato tratto il film Unto this day, diretto da Edward Dmytrik in Inghilterra per sfuggire in Usa alle persecuzioni dell'incipiente caccia alle streghe maccartista.
I suoi romanzi Cristo tra i muratori e Tre cerchi di luce narrano le vicende degli emigranti vastesi in Usa.
Di Donato è stato obiettore di coscienza durante la seconda guerra mondiale e rinchiuso in un campo di internamento.
Nel 1978 il suo servizio giornalistico sul rapimento e l'assassinio di Aldo moro (pubblicato su "Playboy" e intitolato Christ in Plastic) ha vinto il premio dell'Overseas Press Club.
Lo scritttore si è spento a Long Island, New York nel 1992.

 

Bibliografia delle opere:
Christ in concrete (Cristo fra i muratori), Indianapolis, Bobs-Merril, 1939; N. York, Signet,
...1993);
This Woman (N. York , Ballantine Book, 1958);
Three Circles of Light (N. York, Julian Messner, 1960);
Immigrant Saint: The Life of Mother Cabrini (N. York, Mc Graw-Hill, 1960, sulla vita della
...prima santa americana Francesca Saverio Cabrini);
The Penitent (vita di Maria Goretti), (N. York , Prentice-Hall, 1962);
Naked Author (N. York, Phaedra, 1970);
The American Gospels e Crist in Plastic (2000).

Traduzioni italiane:
Cristo tra i muratori
, trad. Eva Kuhn Amendola e Bruno Maffi, Milano, Bompiani, 1941 e
...successive. Inoltre, trad. di Letizia Prisco, Mercato S. Severino, il Grappolo, 2001;
Tre cerchi di luce, trad. L. Magliano, Milano, Rizzoli, 1961;
Ho ucciso Maria Goretti: il penitente, trad. L. Vagliasindi, Torino, Borla, 1964;
La Smorfia, trad. F. Durante, (in Figli di due mondi, a c. di F. Durante, Salerno, Avagliano,
...2002);
Madre Cabrini: la santa degli emigranti, trad. A. Prisco, Mercato S. Severino, Il Grappolo,
...2003.

stralcio da articolo apparso su "Vasto domani", mensile, giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 8 - set. 2006

Documentario su "Pietro Di Donato, lo scrittore muratore"
realizzato da Stefano Falco
Sabato 24 giugno 2006 alle 17, 30 nella Sala Consiliare del Comune di Pescara, presentazione del documentario dal titolo "Pietro Di Donato, lo scrittore muratore"
Nel 2006 Stefano Falco ha realizzato, con il contributo della Regione Abruzzo, il documentario storico Pietro Di Donato, lo scrittore muratore con immagini storiche e testimonianze, commenti e interviste a Fred Gardaphe, Robert Viscusi, Luigi Fontanella, Luigi Murolo, Martino Marazzi, Giuseppe Catania.
Nel video sono riportate anche interviste inedite all'autore appartenenti alle Teche Rai e all'Istituto Luce oltre che di fotografie e pubblicazioni rare.
Pietro Di Donato rappresenta a detta di molti studiosi uno dei principali rappresentanti della letteratura sociale fiorita negli Stati Uniti negli anni trenta. Con il suo "Cristo fra i muratori" scrisse il romanzo di due generazioni di emigrati italiani in America, di coloro che hanno eretto i grattacieli di Manhattan e sistemato le enormi opere in muratura del porto di New York, che hanno lottato a lungo per rendere possibile l'integrazione dei figli in una società nuova e contraddittoria
M.S., 06/2013

Lo scrittore Pietro Di Donato,
figlio di italiani,
autore di "Cristo tra i muratori"
che narra del calvario dei muratori
emigrati a New York agli inizi del Novecento,
nato in America nel 1911 nel New Jersey da genitori emigranti abruzzesi, Geremia (Vasto) e Annunziata Cinquina (Taranta Peligna),
e morto a New York nel 1992,
non ha mai dimenticato,
in tutta la sua vita,
la sua terra d'origine: Vasto.

E Vasto in più di un' occasione,
l'accolse e gli tributò grandi onori.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2002

La Scrittura di Cemento
L 'italo-americano Pietro Di Donato divenne famoso in Italia
con il film Cristo fra i muratori, tratto da un suo romanzo.
Anche la morte per Pietro Di Donato, muratore - romanziere della emigrazione d'oltreoceano, è giunta in una data tutta italiana a Stoney Brook L.I. il 19 gennaio 1992, mentre l'America si apprestava a celebrare il cinquecentesimo anniversario della scoperta di Cristoforo Colombo.
Sempre da italiano, del resto, Di Donato era vissuto. Figlio di emigrati vastesi, a 12 anni dovette affrontare il peso della vita, nel modo più improvviso e brutale, dopo la scomparsa del padre che, investito da una cascata di malta cementizia, nel crollo dell'edificio che stava costruendo come muratore capomastro, rimase imprigionato e pietrificato nel cemento.
Pietro Di Donato e Federìco Fellini
al tempo della loro amicizia cinematografica
Da Venerdì Santo a Pasqua, giorno in cui il corpo dilaniato fu restituito ai familiari, durò il pianto di Pietro. Subito dopo dovette prendere il posto del padre e provvedere a otto fratelli che da lui si attendevano ogni sostegno.
Fu un'esperienza durissima che lo segnò per la vita. Il risentimento istintivo, quasi viscerale che derivò dallo spietato egoismo dell'America capitalista lo indusse, durante la seconda guerra mondiale, a scegliere il campo degli obiettori di coscienza, una scelta di vita per la quale incontrò l'amore di Helen Dean, la donna del Mayor marries concrete councy, come il New York Times titolò il loro matrimonio. Nello slang americano councy sta per obiettore e concrete per cemento, con un preciso riferimento al libro che lo aveva reso famoso: Christ in concrete.
"Cristo nel cemento armato" uscì nel 1939, quando Di Donato aveva 28 anni, ebbe subito un enorme successo, fu tradotto in varie lingue, in Italia uscì prima con la Bompiani e poi tra gli oscar Mondadori, ma il grosso pubblico lo scoprì negli anni cinquanta con il film "Cristo fra i muratori", un suggestivo bianco e nero che ebbe per interpreti Sam Wanamaker e Lea Padovani e
che per l'eccellente interpretazione vinse il Premio Pasinetti alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia del 1950.
Fu il capolavoro del regista E. Dmytryk che per la sceneggiatura si avvalse dello stesso Di Donato.
Il film, il cui titolo originale era Give us a day, fu girato, tra varie traversie, in Gran Bretagna per evitare la "caccia alle streghe" allora in corso negli Stati Uniti (ostracismo decretato a Hollywood dal Comitato delle attività antiamericane contro il regista e i suoi collaboratori).
Lenocita sul Corriere della sera del 2 settembre 1950 lo giudicò il più interessante in assoluto e la rivista Cinema gli dedicò la copertina del 15 settembre.
In un'intervista di R. Severo sul New York Times Di Donato dichiarò che aveva cominciato a scrivere quasi per caso. Durante uno sciopero dell'edilizia, vagando per New York, era entrato nelle accoglienti librerie della City e aveva scoperto i romanzi russi e francesi, specialmente Zola.
Si era sentito della stessa pasta dei veristi, nonostante il secolo di differenza e ìl suo pensiero era stato: "Appartengo a questa gente, posso farlo anch'io".
II libro gli rese centomila dollari che però Dì Donato sperperò subito, tanto da dover tornare al vecchio mestiere, anche se come impresario.
Sul valore del romanzo, che in America divenne per i figli degli emigrati quasi una saga, lo stesso autore si espresse dichiarando di averlo pensato in italiano, e non in italiano letterario, ma in quello di Vasto. "Mia madre", aggiunse, "parla una lingua più ricca di quella di un professore". Ma questo spleen della patria perduta, dell'abruzzesità ideale fu nello stesso tempo il pregio e il limite dell'opera, in ogni caso il carattere che lo costrinse entro i limiti dì un neorealismo di maniera.
Gli altri libri, pur restando su un livello dignitoso non raggiunsero il successo del primo, nemmeno The naked author, in cui torna alle storie vastesi riuscì a conquistarsi l'interesse degli italoamericani.
Del resto le sue origini, più che a Vasto andavano ricercate a Taranta Peligna, paese natale della madre a cui lo scrittore riconduce la propria formazione culturale e sentimentale, in cui la critica di Claudio Gorlier riconosce le radici "di una scrittura contemporanea capace di attingere alla più diretta oralità, di partire da ciò che Jacques Dérrida ha chiamato phoné nel processo creativo
che giunge poi alla voce
".
stralcio da art., di Lucio Martella, apparso su "D'Abruzzo", rivista trim., a. VI, n. 23, autun. 1993, Ed. Menabo' - M.S., 06/2013

Pietro Di Donato torna per la prima volta a Vasto
(da Histonium n. 7/1960, articolo a firma Espedito Ferrara)
Pietro Di Donato, il popolare autore di "Cristo tra i muratori", è stato a Vasto; è tornato cioè, alle origini della sua stirpe povera, ma nobile, alla sua terra, che l'alimentò del latte della cara mamma, alla durezza del lavoro confortato dalla luce dei cieli aperti, dal movimento eterno del mare ampio.
"Mia madre mi prendeva in ginocchio ogni qualvolta ne sentivo il bisogno e con tanta dolcezza chiudendo gli occhi mi raccontava della "rota" delle monache del convento di S. Chiara; de
"lu mirachele" della Spina di S. Maria; de "lu presepie" che si compone a Natale, mentre mio padre mi parlava della bellezza di Vasto, di "Uaste terra d'ore"; dell'andare a vedere il ritorno delle paranze dal "muraglione delle lame"; de "lu scoje spaccate de la Penna" dove usava andare per le scampagnate in primavera."
"A nuova York, attraverso il balcone della scuola, vedevo ondate di aria marina irrompere nell'aula, vedevo l'estate piena dell'Adriatico, ed i marinai risalire lentamente la costa Contina con, sulla testa, i panari ripieni di pesce."
"A 12 anni ho dovuto lasciare la scuola per la morte di mio padre, come ho scritto in "Cristo tra i muratori"; ho fatto il muratore per vent'anni per aiutare la mia famiglia.
Avevo un senso di fantasia e una forza innata di intimi contrasti che mi portavano a scrutare e assimilare i vari aspetti dell'uomo. La sola maniera di rappresentare questa sensazione era quella di tradurla sulla carta. Così ho cominciato a scrivere. Nei miei romanzi c'è la storia della mia vita."
stralcio da articolo apparso su "Vasto domani", giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 4 - aprile 2010