Pittori di Vasto del Novecento
Vincenzo Canci
l'anima pittorica di Vasto

(Vasto, 2 settembre 1911 - Vasto, 14 maggio 2003)
 
Il 2 settembre del 1911, nasceva a Vasto Vincenzo Canci, poeta del colore e grande interprete del realismo figurativo, che ha trovato la sua massima espressione nella rappresentazione degli scorci e degli angoli più belli della sua città.
Canci è stato uno straordinario cantore della sua terra”, scriveva Gabriella Izzi Benedetti qualche anno fa. Forse come nessun altro pittore in passato, Canci ci ha regalato una serie di opere suggestive e poetiche diventate ormai delle icone della pittura vastese, grazie anche alla ampia diffusione di immagini presentate nelle varie edizioni di Vastophil.

Avviato dal padre Luigi alla pittura, Vincenzo Canci frequenta a L’Aquila la scuola di pittura decorativa fino al diploma. Dopo essersi diplomato si trasferisce a Roma; qui diviene allievo di Umberto Calzolari, con il quale instaura un’intensa collaborazione artistica, di fondamentale importanza per la sua formazione. In questo periodo,

Autoritratto - 1965 -
olio su tela - cm. 70X35
infatti, esegue assieme al maestro importanti opere ad affresco e graffito (ricordiamo la decorazione per il Palazzo del Governatorato ad Ostia), ma non perde occasione per mturare le sue qualità di pittore frequentando parallelamente l’accademia libera del nudo di via Margutta.
Partito a 26 anni sotto le armi, il pittore vastese subisce sulla propria pelle l’orrore della guerra: fatto prigioniero nel 1943 in Germania e vi rimarrà sino al 1945, viene relegato ai lavori forzati in miniera. Grazie alla tempra forte dell’abruzzese, trova tempo e colori per imprimere su tela il proprio stato d’animo, ma anche la forza di lottare per sopravvivere all’inferno della prigionia. Egli mantiene sempre viva la passione per l’arte, facendo anzi della pittura la sua fonte di speranza.
Come egli stesso raccontò in un’intervista rilasciata a Pino Jubatti, ricordando quei momenti infelici:
Ero rimasto come sradicato e, piano piano, la pittura mi ha riportato alle
radici della famiglia
, della terra, del sentimento per l’Arte che sembra soltanto
una banale espressione verbale ma che opera miracoli indescrivibili
”.
Riguardo a questa fase della sua vita lo stesso Canci afferma:
Fra il 1937 e il 1945, io mi sono giocato gli anni migliori, soprattutto la giovinezza e la possibilità di una carriera artistica iniziata in modo concreto e favorevole. Partito a 26 anni sotto le armi ne sono tornato a 34. Otto anni decisivi per garantire quello che si era appreso e arricchirlo con gli studi e la pratica di lavoro” (L’itinerario artistico di Vincenzo Canci, a cura di Tito Spinelli).
Dopo la guerra ritorna a Roma, tranne alcuni brevi periodi trascorsi nella città natale, e riprende a dipingere rispolverando quella tecnica che non era mai stata del tutto sopita, dal momento che persino in Germania riesce, con mezzi di fortuna, a dipingere e a ritrarsi in quella tragica condizione.
Nella capitale inizia a lavorare come scenografo per importanti case cinematografiche, dedicandosi al tempo stesso ad alcune opere decorative per la sua terra d’origine: tra queste le scenografie del Festival della Canzone Abruzzese e Molisana (1954-1959) e il grande pannello realizzato per la Casa di Conversazione. Ma già alcune esperienze come scenografo le aveva maturate nella propria terra d’origine, come ad esempio per i pannelli eseguiti nel 1937 per la rappresentazione presso il Teatro
Politeama Ruzzi dell’opera teatrale “L’eroico Cappellano”, rievocazione drammatica del sacrificio di Padre Reginaldo Giuliani, per cui l’ingegnere Antonio Izzi, presidente dell’Associazione Combattenti di Vasto, ringraziò il giovane Canci, allora ventiseienne, con queste parole:
…Oltre i doverosi ringraziamenti tengo ad esprimerle, il nostro vivo compiacimento
per aver potuto apprezzare la Sua valentia di scenografo non disgiunta a vivi
sentimenti patriottici
. Nel farle anche i miei personali rallegramenti Le porgo, insieme
a molti auguri per una Sua rapida affermazione artistica
, i miei più cordiali saluti”.
In questo periodo i soggetti preferiti da Canci sono i paesaggi marini e campestri e gli scorci panoramici del golfo di Vasto.
Tra il 1956 e il 1960 a Vasto, Vincenzo si trasferisce in uno studio ricavato sulle rovine di Palazzo Ponza, crollato
in seguito alla frana del 1956.
Pur continuando a prediligere gli scorci incantevoli dell’amata città natale, Vincenzo Canci affianca tematiche sociali ritraendo ad esempio manovali e pescatori nel momento del lavoro, personaggi dall’esistenza difficile che offrono un crudo spaccato della realtà del momento, ottenendo dei risultati straordinari.
Tra il 1960 e il 1976 Canci si dedica all’insegnamento, dopo aver esercitato a Milano, si trasferisce nell’Istituto d’Arte di Vasto, dove occupa la cattedra di disegno.
L’attività di insegnante non gli impedisce di continuare a dipingere mantenendo come tema predominante il paesaggio, in particolare quello marino della sua città d’origine, Vasto. In questa fase sperimenta nuove tecniche, come quella “a spatola”, e affina quelle già acquisite, come l’acquerello, che egli usa con perizia e destrezza, raggiungendo risultati espressivi di alto valore.
“E l’acquerello si arrende di fronte a questo artista che si era cimentato in altre vittoriose battaglie con l’affresco e il graffito”.
Significative sono le parole espresse dal fratello ‘Peppino’ in occasione di una mostra del Canci del 1985: “Ti conosco padrone di una tecnica ineccepibile, riesci a dipingere l’aria, il vento e il caldo; un paesaggio di mare con cielo azzurro intenso, case di pescatori, barche tirate a secco, immobili, eppure si avverte la presenza del vento. Ti basta una differenza di tono nella distesa del mare, un modo di fissare le ombre, un accenno di nuvola e la scena si anima, vibra per cromatismi delicati
e raffinati
.
La poesia di un colore, la pace della campagna, i fuochi mutevoli di una marina baluginante sono sempre là con i loro silenzi, là per noi che non abbiamo più tempo”.
Felicemente ci sei tu ancora che sai rendercene i valori fissandoli sulla tela
, trasmettercene il senso immediato…”.
Scriveva Carlo Piantoni in occasione degli 85
anni dell’artista:
La città e il paesaggio sono ora i catalizzatori che Canci ritrova dopo tanti anni di assenza.
Sono le immagini ricche di componenti effettive che egli aveva vissuto
, trasfigurandole,
negli spazi misteriosi della memoria
. La realtà e il sogno si scontrano e si incontrano.
Il mondo sensibile si depura
, sottoposto com’è a un processo di selezione che esalta solo quello
che è artisticamente valido
. Un realismo poetico, dunque, come se Canci volesse collocare
in una dimensione senza tempo gli scorci di Vasto
, i casolari, le marine, i paesaggi agresti”.
Dagli anni '60, ideata e organizzata da Lello Martone (Vasto, 1920 - 2004), affettuosamente chiamato "Pirata degli Artisti", per via del suo mecenatismo, era solito frequentare, la "Mitica" Petite Galerie - Vasto, ai portici di Corso Nuova Italia nei locali del bar attiguo al Politeama Ruzzi, sorta di Cenacolo di cultura che si occupava di pittura, musica e letteratura (esposizione permanente d'arte, mostre personali, centro di informazione sugli artisti, ritrovo di pittori, scultori e musicisti.

Tante le mostre allestite da Vincenzo Canci durante la sua lunga attività. Le ultime tre, a Vasto, sono: quella del 1988 a Palazzo d’Avalos, nel 1995 nella sala delle esposizioni a Piazza Rossetti e l’ultima nel 2001, mostra allestita dal Comune di Vasto, a lui dedicata, nel salone d’onore di Palazzo d’Avalos in occasione del novantesimo compleanno dell’artista.
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Vincenzo Canci muore a Vasto il 14 maggio 2003.
stralcio, da art. , a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com", in data 5 ottobre 2011

Mostra omaggio al grande pittore vastese
nel centenario della nascita
Vincenzo Canci. I luoghi dell’anima
dal 20 luglio al 10 ottobre 2012 - Palazzo d’Avalos - Vasto
Mostra sull'acquerellista vastese, in occasione del centenario della nascita. Paesaggi e luoghi stupendi:
"tutti soggetti e immagini tratti dalla realtà e dal mondo che lo ha circondato, che Lui ha amato profondamente e che ha saputo interpretare, lasciandone una personale, pregevole testimonianza pittorica all'apprezzamento di chi sa leggere il bello dell'Arte unito al più profondo sentire umano".
A Bianca Campli, storica dell’arte e docente, il compito di ricostruire la figura e l’arte di Vincenzo Canci, un artista da
non rilegare al semplice panorama locale o provinciale, ma
da restituire e ricollocare all’interno del panorama artistico nazionale. La Campli ha approfondito e messo a confronto l’opera del pittore vastese con i fermenti culturali e le correnti artistiche che hanno animato il panorama culturale italiano.
Divisa in quattro sezioni che vanno dal paesaggio alla natura morta, dalla pittura di genere al ritratto, la mostra ci offre
Copertina del volume di Bianca Campli,
"Vincenzo Canci - I luoghi dell'anima",
pubblicato in occasione della mostra
da Meta edizioni - Lanciano 2012
non un artista che ha dipinto semplicemente dei bei scorci della nostra città, ma ci restituisce un vero pittore, che spazia dalla pittura ad olio all’acquerello, attraverso varie tecniche, che non
dipinge a caso, ma segue delle linee ben precise affiancate ad un cromatismo attento e ben
studiato, offrendo numerosi spunti di riflessione per chi si avvicina alle sue opere.

Scheda sulla mostra di Bianca Campli

Vincenzo Canci è stato il cantore della sua città natia, Vasto. Infatti il tema del paesaggio vastese è centrale, sia per la frequenza con cui ricorre nelle opere, sia per l'intima adesione dell'artista ad una natura, ad un paesaggio antropico, che finiscono con il diventare un ubi consistam, un luogo dell'anima, un paradigma esistenziale.
Ma Canci non è stato solo questo. Nella sua lunga attività il pittore ha toccato molti altri temi, dalla natura morta al ritratto ed alla pittura di genere.
Lo stesso paesaggio offre spunti numerosi a chi si avvicina all'opera del Maestro, poiché modulato in varie tipologie - campagne, marine, paesaggi con animali - e con varie tecniche, dall'olio all'acquerello, in cui Canci raggiunge una rara perizia tecnica, capace di evocare atmosfere rarefatte, che sottraggono il tema alla pura fenomenicità e ne dilatano la dimensione temporale.
La mostra illustra i vari temi dell'opera di Canci, lungo tutto il periodo della sua attività, dagli anni trenta fino al 2000, nell'intento di disegnare un ritratto a tutto tondo dell'artista, che ne preservi tutta la complessità.
Inoltre il confronto con i fermenti culturali e le correnti artistiche che hanno animato il panorama culturale italiano, in un così ampio lasso di tempo, soprattutto a Roma e Milano - città in cui Canci ha soggiornato a più riprese - mira a restituire l'opera del maestro ad una dialettica nazionale, precludendone una lettura angusta e circoscritta alla sola dimensione paesana.
Lo scultore Mario Pachioli, vastese residente ormai da anni a Firenze ove opera con successo negli ambienti artistici di rilievo di quella grande città e dove ha un proprio laboratorio, allievo di Canci, presso l’Istituto d’Arte di Vasto, in occasione del centenario ha realizzato una medaglia che riproduce l’effige del maestro.
All'inaugurazione, Mario Pachioli,
molto legato alla sua città natale, intervenendo, ha raccontato alcuni aneddoti del Maestro, in particolare di quando Canci faceva anche divertire i suoi allievi parlando di cucina, ma i ricordi più belli sono i suoi preziosi insegnamenti e la passione con cui ha saputo trasmettere quei valori importanti, che lo hanno forgiato e arricchito nell’arte del disegno.
stralcio, da articoli apparsi su "www.noivastesi.blogspot.com", ott. 2012 medaglia, bronzo dorato, diametro 5 cm, che riproduce l’effige del maestro

Cent'anni fa nasceva
Vincenzo Canci
Bella iniziativa, quella di Vastophil 2011, di ricordare con un annullo postale il centenario della nascita di Vincenzo Canci, maestro dell'arte figurativa, il quale ha attraversato tutto l'inquieto Novecento artistico
lasciando dietro di sé opere raffinate che, pur nella diversità delle tecniche pittoriche, dall'olio alla spatola, all'acquerello, hanno conservato una coerenza di fondo e riproposto, come atto di devozione e di fede nella vita, i temi della luce, del paesaggio, del mare, della terra natale.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2012 

Nel centenario dalla nascita
Omaggio a Vincenzo Canci
Nella teca che custodisce i protagonisti della cultura artistica di Vasto, dai fratelli Palizzi, a Valerico Laccetti, a Gabriele Smargiassi, a Nicola Galante, a Francesco Paolantonio, a Carlo D'Aloisio da Vasto, a Juan Del Prete, a Luigi Martella, a Filandro Lattanzio, trova degna collocazione Vincenzo Canci.
Pittore eclettico, impegnato a cogliere ed esprimere il meglio della sua arte, con estrema predilezione estetica, si da farsi apprezzare per i suoi dipinti ispirati a un profondo realismo, una passione innata, tanto che non ha mai smesso di dipingere durante il periodo della sua prigionia, negli anni dell'ultimo conflitto, e fino agli oltre 90 anni, festeggiati con una personale, nella sala delle esposizioni di Palazzo D'Avalos di Vasto.
Nei suoi quadri, olii, acquerelli, tratteggiati anche a spatola, di cui si è rivelato incomparabile maestro, si possono leggere le notazioni di un artista serio, i cui fermenti pittorici sono ancorati ad una eccezionale luminosità cromatica, cui fa riscontro il sentimento lirico nelle stesure che impreziosiscono le immagini della marina o della campagna vastese in particolare, conservando il tratto vigoroso e, nel contempo, delicato, espresso con convinta e profonda passionalità.
Più incisivo il tratto dell'artista nella rappresentazione di opere tratte da motivazioni sociali, come la vita degli uomini di mare realizzate con marcata espressività.
Fedele alla sua personale impronta pittorica, Vincenzo Canci ha delineato il proprio stile nelle sue opere realizzate in oltre 60 anni di intensa attività, negli affreschi di ville nella Versilia, ispirandosi al suo maestro e tutore, Calzolari, e nei dipinti esposti nelle diverse sedi istituzionali in Abruzzo e in altre regioni d'Italia e all'estero.
Grazie all'uso naturalistico del suo inimitabile cromatismo ricco anche di empiti romantici che sono stati propri di un artista in piena maturità e cosciente di operare in funzione della morale dell'arte, è balzato prepotentemente alla notorietà della critica e del pubblico.
Olii ed acquerelli per sintetizzare la meravigliosa avventura artistica e professionale dell'artista vastese espressa ininterrottamente nel corso di una lunga esistenza improntata ad un rigore stilistico esemplare. Che ha saputo affidare i valori dell'etica figurativa in opere immortali proiettate in una dimensionalità culturale maturata da scrupoloso impegno di decoro per il bello, saggiamente ancorato ad un superamento di tecniche e di stili.
Nella costante di Vincenzo Canci è il proposito di rendere l'impressione generale di una distesa campestre in condizioni atmosferiche iridescenti tali
da penetrare nei mutevoli aspetti della natura.
Infatti, la sua visione pittorica si impone per sobrietà strutturale con predilezione alla visione delle brume lombarde, ove ha vissuto una interessante esperienza, o ai tersi orizzonti delle spiagge adriatiche della terra natale, con gli infuocati tramonti della Maiella o delle Tremiti. E il fascino degli acquerelli, in un mondo suggestivo e ricco di fascino, che possiamo accostare alla poesia romantica; i paesaggi colti sotto la neve con il processo di ombreggiamento graduato, per ottenere
Uno dei paesaggi sotto la neve di Vincenzo
l'effetto giusto della luminosità o dell'ombra in rapporto alla luce dominante dall'alto.
Chiarezza e ritmo dinamico nella saggia applicazione cromatica per evidenziare la verosimiglianza del colore contribuiscono a rafforzare il realismo del dipinto sotto gli aspetti naturalistici, per rendere poetica e ricca di fermenti romantici l'espressione artistica. E la vitalità dell'artista, nella sua resa formale contribuisce ad accrescere il prestigio che Vincenzo Canci gode nel contesto degli esponenti della cultura pittorica contemporanea, cui va il merito di continuare ad affidare alla posterità opere degne della massima considerazione. E scoprire nei valori essenziali di questo artista vastese i motivi umani e poetici per significare che Vincenzo Canci interpreta, ama e vive la sua arte che rappresenta anche un qualcosa di attuale da tramandare al futuro, giacché riesce ad interpretare ed esprimere appieno le prerogative essenziali che sono insite nelle natura artistica: l'immortalità.
stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso su "il Giornale del Vastese", mensile d'info. del terr. - n. 12 - ott. 2011

Vincenzo Canci è il pittore di Vasto
Vincenzo è un artista vero, all'antica, cantore delle bellezze della Città.
I suoi quadri, ad olio o ad acquerello, sono un inno alle bellezze della nostra terra, della quale
riesce a riprodurre con rara maestria le trasparenze e la luminosità dei colori.
Fratello di Giuseppe (Peppino), artista sui generis anche lui.
Vincenzo Canci - 2000 - da Palazzo D'Avalos - ultimo olio
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2002

“Pescatori” - 1998 - acquerello, cm 20x35
 
“Masseria di Campagna a Vasto” - 1997
 
“Barca in calafatura” - 1976 - olio su tela, cm 70x100
 
“Borgo Antico di Vasto ” - 1960
 
“Tempus edax” - 1958 - olio a spatola su tela, cm 70x100
(Tempus edax rerum: il tempo che tutto divora - Ovidio, Metamorfosi, XV, 234)
 
“Lupo di Mare” - 1953/56 - olio su tela, cm 110x160 - proprietà Camera Commerio Chieti
 
“La magra pesca” - 1954 - olio su tela, cm 140x110

 

“Masseria fra gli alberi” - acquarello

 


Vincenzo Canci
Allievo del maestro Calzolari, dalle visioni fantastiche dettate da acquerelli
delicati dall'impronta suggestiva nelle vedute paesaggistiche con particolare attenzione alle marine ed ai campi di Vasto e d'Abruzzo, acuto interprete anche
di aspetti ritrattistici di vita e di costume, interprete vigoroso di nature morte sorrette da un cromatismo fantasmagorico.


stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso su "Il Vastese", mensile d'info. - n. 1 - gennaio 2007