Figure poliedriche di Vasto
Florindo Ritucci Chinni
(Vasto, 28 ottobre 1886 - Vasto, 12 gennaio 1955)
Sindaco di Vasto, per molti anni, pittore geniale, musicista,
scrittore e compositore di grande valenza, storico delle cose patrie
 
Pittore Musicista Scrittore
Franz Ritucci Chinni, figlio Franz Ritucci Chinni Jr, nipote Pal. Ritucci Chinni - Vasto
 
Palazzo Ritucci  Chinni - Vasto
Florindo Ritucci Chinni..
..Pal. Ritucci Chinni - Vasto

Florindo Ritucci Chinni: sindaco e uomo di cultura
Il 12 gennaio del 1955 moriva Florindo Ritucci Chinni, personaggio di spicco della vita politica e culturale vastese.
Olindo Rocchio, addolorato per la prematura scomparsa dell’amico Florindo, sull’Histonium del 12 gennaio 1955 scriveva:
“Tessere le tue lodi, descrivere il tuo versatile ingegno, la tua infinita bontà, l’immenso attaccamento a questa città natia, cui hai dato tutte le tue
energie, non è possibile in questo mio ultimo straziante saluto, per
cui la profonda commozione mi stringe la gola e mi fa sussultare
il cuore sensibile, al pari del tuo, alle altrui avversità”.
Florindo Ritucci Chinni nel 1920 fondò la sezione del partito popolare e ne fu il primo segretario politico. Carica che ricoprì per un solo anno in quanto venne eletto Sindaco.
Successivamente fu nominato presidente del Consorzio Agrario Cooperativo, presidente della Società di Mutuo Soccorso, nel 1929, professore di diritto presso l’Istituto Commerciale di
Vasto, presidente del Circolo Cattolico S. Filippo Neri e direttore della Filarmonica cittadina.
Nel 1937 partì per l’Etiopia, dove esercitò la professione di avvocato, ma nel 1940, scoppiata la guerra, fu richiamato alle armi col grado di capitano di fanteria e nell’aprile del 1941 fu fatto prigioniero dall’esercito inglese.
Tornato in Italia nel 1945, Florindo Ritucci Chinni riprese l’attività politica come personaggio di spicco all’interno della Democrazia Cristiana e, nella tornata elettorale del 1946, fu eletto Sindaco. Carica conservata anche alle successive elezioni del 1951.
Florindo Ritucci Chinni viene ricordato anche come poeta, drammaturgo, pittore e musicista e,
come ricorda lo scrittore vastese Giovanni Peluzzo:
“amò l’arte in tutte le sue forme più espressive per cui con lo stesso
entusiasmo impugnava il pennello per dipingere una marina o la
bacchetta da direttore d’orchestra per una serata di beneficenza”.
Indimenticabili sono alcune sue canzoni, ancora oggi cantate da gruppi folkloristici abruzzesi:
A Miramare
Mmezz’ a lu verde tra live e tra vigne,
mmezz’ a lu mare ch’addore di scojje,
‘na casarelle nascoste t’accojje
Addò tranquille e cuntende si sta.
A Miramare!

Cuncittì

Cuncittì, chi vocca bbelle
ssa vuccuccia a risarelle!
E' na rose di ciardine
la vuccuccia di Cuncittine!
Cuncittì nin t'arruscì
Cuncittì dimme ca scì.

L'Amore vene e và

L’acque che cande è belle, eh...
cchiù belle è lu candore, eh...
spuntate è nu fiore
che nterre 'ngi stà cchiù.

Trallalallà, trallalallà,
L’amore vene e và
.

La Canzone di Cicirinelle
Canda mamme nazzicave
mi teneve strette, strette,
nazzecanne m'arcuntave
tanta bbille favulette.
Ma videnne che scacchiate
steve lucchie gnè du stelle,
esse allore mi cantave
la canzone di Cicirinelle.
Cicirinelle teneve nu cane,
muccicave a li cristiane
muccicave a li femmene bbelle
ere lu cane di Cicirinelle
.
Cicirinella mè
, Cicirinella,
Cicirinella mè
, Cicirinella.


La Villegne
Ah, aah, ah, aah!
quanta gente pi la vigne ve e va.
Ah, aah, ah, aah!
Li canistre d'uva piene nze mantè.

Cujje nu vasce mittile mmocche,
ujje t'attocche nen ce penzà
!
Quest'e lu tempe de la vinnegne
mentre ti tegne l'amor si fa
!


Sant'Andrea binidette
J chi sò na giuvunette e sò la prima cantarine
E nisciune mi te pete, da li lame a la marine...
N'hai piante di nuttate, n'hai passate di pene amare...
Chi sti fije, ma làssate, nghi stu mare triste e care.
Sant'Andrea binidette,
Binidicime la scaffette
na cianghetta pi cambà
...
Olindo Rocchio, così descrive il carattere dell’amico:
“Il suo animo era buono, generoso, disinteressato, soccorritore di poveri e
derelitti, li ha sempre aiutati come privato e quale pubblico amministratore.
Dopo qualche ombra sul Suo volto bonario”
e prosegue, “veniva sempre il sorriso:
non ebbe nemici, poiché non ha mai fatto né sapeva fare male a chicchessia”.
stralcio da art. a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" in data 12 gennaio 2010

I Doni al comune di Vasto, da parte del Figlio Franz residente a New York
L'Avvocato Florindo Ritucci Chinni, oltre ad essere stato sindaco di Vasto per molti anni, nel dopoguerra ultimo, è stato un pittore geniale, un musicista e compositore di grande valenza,
storico delle cose patrie, di cui lascia un ricco patrimonio tutto ancora da esplorare.
Artista
eclettico e raffinato, autore di liriche e canzoni in vernacolo, pittore di grande sensibilità.

Il figlio dell'avvocato, dott. Franz Ritucci Chinni, medico vastese residente a New York, ha donato, alcuni anni fa al comune di Vasto, un terreno con annesso fabbricato per destinarlo alla Scuola
Civica Musicale, intestata al Padre Florindo, oltre alla dotazione di mille dollari l'anno per borse
di studio per gli allievi della istituzione musicale cittadina.
Il dott. Franz
oltre ad essere medico molto noto in America è anche un artista, scultore di grande
e suggestiva ispirazione, pittore sensibile.
 

Florindo Ritucci Chinni ed il corporativismo
Rappresentante del Partito Popolare di don Sturzo, sindaco "bianco" prima dell'avvento del Fascismo, Florindo Ritucci-Chinni, che come tutti gli Italiani s'era avvicinato alla politica di
Mussolini negli anni che verranno poi definiti del "consenso", pubblica nel 1932 per l'editore
Arte Della Stampa di Vasto un volumetto dal titolo:
"Il Corporativismo nella Storia con speciale riferimento all'Abruzzo".
Nel libro l'autore, anche sull'onda dell'interesse suscitato dal convegno corporativo di Ferrara, ripercorre lo sviluppo anche in Abruzzo delle tesi mussoliniane in materia di organizzazione del lavoro e di questione sociale.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2007

La vita di Don Florindo Ritucci Chinni
Nasce a Vasto da agiata famiglia borghese il
28 ottobre 1886.
Studia Giurisprudenza a Napoli e dopo la laurea inizia la carriera forense.
Fin da giovanissimo evidenzia una spiccata predisposizione per le arti che nel tempo concretizzerà nel campo della pittura, della musica e della poesia e vive in prima persona l'appassionante stagione della nascita del partito Popolare collaborando a Vasto con Spataro e Mayo che ne furono i principali sostenitori. Proprio come rappresentante di una coalizione

centrista diviene nel 1921 Sindaco del Vasto, carica che terrà fino al 1923.
Con l'avvento del fascismo rimarrà unico rappresentante eletto della opposizione per poi abbandonare la politica attiva e dedicarsi alla cultura nel senso più profondo e ampio del termine.
Gli anni '20-'30 sono il periodo di maggior impegno nell'allestire in giro per l'Italia mostre dei suoi dipinti che ritraggono paesaggi della campagna vastese, scorci dell'amata marina, vie e chiese del centro storico, (sono rimaste celebri le esposizioni a Roma nel 1931 ed a Genova nel 1933).
Nel 1925 è uno dei principali collaboratori di Gelsomino Zaccagnini nell'organizzare quella
giornata memorabile in cui si inaugurano l'acquedotto del Sinello, il Monumento a Gabriele
Rossetti ed il Palazzo Scolastico.
Funziona da segretario, che si occupa di tutto e su tutto decide, nel 1929 quando viene
organizzata la Mostra Palizziana, una retrospettiva di altissimo livello, e la mostra di arte
applicata, di carattere regionale. Anche nel 1950 riporterà Vasto alla ribalta nazionale
riproponendo una nuova mostra sui fratelli Palizzi.
Negli stessi anni scrive libretti di operette, ne cura la musica, le mette in scena organizzandone
le rappresentazioni, prepara le scenografie, dirige l'orchestra.
E' un susseguirsi di eventi culturali che per la Vasto di allora rappresentano veramente un
respiro grande ed uno sguardo aperto sull'arte: Il burattinaio di Norimberga e La leggenda
di Arlecchino
, opere teatrali; Lidia, Les Midinettes e Lea, operette rappresentate anche al Marrucino di Chieti ed al Michetti di Pescata; tanto per citarne alcune.
Insegna nell' Istituto tecnico Commerciale "Nicola Paolucci", viene nominato presidente della Società Operaia locale, presidente del Circolo Cattolico intitolato a S. Filippo Neri, con cui organizzerà spettacoli, feste, incontri, conferenze ed infine direttore della Filarmonica cittadina
che allieterà il pubblico in occasione delle feste religiose.
Nel 1931 compone il suo piccolo capolavoro dialettale: la canzone Cuncittì, ancor oggi popolare. Questa versatilità d'ingegno viene bloccata dalla guerra d'Africa: Don Florindo, come veniva chiamato, parte per i combattimenti in Africa Orientale; vi rimarrà molti anni, nel 1941 verrà
fatto prigioniero dagli alleati; spirito libero e mai domo approfitterà della permanenza in Africa
per iniziare nel 1943 ad Asmara la carriera di Procuratore.
Rientrato in patria viene nominato sindaco nel 1946, prende in mano le redini della politica
vastese, su sollecitudine del ministro Spataro e inizia la ricostruzione di Vasto, impegnandosi alacremente per il porto di Punta Penna, per le istituzioni scolastiche e per tante opere pubbliche.
Muore improvvisamente il 12 gennaio 1955, dopo aver portato a compimento la sua ultima
grande fatica: la mostra Rossettiana, nel centenario della morte del poeta.
Quasi concludendo la sua esistenza con nel cuore e nella mente il nome di un altro grande
vastese, Gabriele Rossetti ed ottenendo dalla nipote Olivia Rossetti Agresti in dono per la città fotografie e disegni di Dante Gabriele Rossetti.
Don Florindo Ritucci Chinni è stato un'affascinante "anima di artista",
"un signore" di stampo anglosassone che, unico nel suo genere, nella nostra cittadina, ha
saputo coniugare la bellezza e la verità dell'arte con la concretezza e la materialità della politica.
A lui sono intitolate una scuola elementare, una via del moderno quartiere S. Paolo ed a pochi
passi, nel villino, donato dalla famiglia al Comune, la sede della Scuola Civica Musicale.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2003