Figure poliedriche di Vasto
Carlo d'Aloisio da Vasto
(Vasto, 13 aprile 1892 - Roma, 21 nov. 1971)
www.daloisiodavasto.it
 
40° della morte di Carlo d'Aloisio da Vasto
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 21 nov. 2011
Il 21 novembre di quaranta anni fa ci lasciava Carlo d’Aloisio da Vasto, pittore e incisore di grande spessore, tra i primi ad aderire alla “Scuola Romana” di Mafai e Scipione.
Non sbagliamo se definiamo Carlo d’Aloisio un artista completo, capace di spaziare attraverso le varie tecniche pittoriche con sicurezza e personalità, ma anche scrittore e critico attento, ideatore e compilatore dell’Almanacco degli Artisti. Il Vero Giotto, il vero centro culturale del movimento artistico romano e non solo, con la partecipazione di tutti i più grandi artisti e critici dell’epoca.
Dopo i primi studi tecnici, Carlo d’Aloisio si dedica con passione all’arte da autodidatta, approfondendo e facendo sue una serie di tecniche, tra le quali la xilografia e l’acquerello, conseguendo da subito egregi risultati.
Dopo due incoraggianti esordi espositivi a Castellammare Adriatico (Pescara) e Ortona, all’età di sedici anni lascia la sua casa di Vasto alla volta di Roma, dove maggiori sono le possibilità di successo e di lavoro.
Un distacco difficile, come lo può essere per chiunque sia costretto a
lasciare la propria terra, i propri ricordi e i luoghi cari dell’infanzia, ma conservati per sempre nel cuore e nella memoria.
Forse proprio per questo, lo stesso Carlo d’Aloisio, convinto di non poter più lasciare Roma per tornare al paese natio, decide di affermare la sua origine aggiungendo “da Vasto” alla sua firma.
Proprio dal cuore nascono molte delle opere di d’Aloisio, come lo
dimostrano i tanti quadri realizzati nel corso degli anni con soggetti
vastesi: quadri di pura poesia dove oltre al soggetto ed al colore, si
percepiscono altri elementi quali il profumo della terra e del mare oppure i
suoni silenziosi che si elevano dalla gente o anche da una torre campanaria,
tutte illusioni reali che può percepire e capire solo chi conosce gli scorci,
i paesaggi, i panorami o le scene di vita quotidiana disegnati dal pittore.
Una delle più importanti mostre allestite da d’Aloisio durante la sua lunga carriera è senz’altro quella organizzata a Roma, nelle Stanze del Libro nel Salone delle Tre Venezie, nel marzo del 1929, insieme alla moglie, Elisabetta Mayo, apprezzata scultrice, anche lei vastese.
Più che una mostra un vero e proprio evento artistico, inaugurato da S. E. Giuseppe Bottai, con la gradita  quanto inaspettata visita del Re Vittorio Emanuele III, e un cronista d’eccezione, il vastese Francesco Anelli, corrispondente de "Il Vastese d’Oltre Oceano", il quale, senza mezzi termini e con profondo orgoglio, tiene a sottolineare la vastesità dell’evento:
«È l’Abruzzo che trionfa in questi quadri. Ma sì, è più che l’Abruzzo! È Vasto!
Vasto nella torre di Santa Maria dieci volte ripetuta, con la chiesa, col
prolungamento del monastero di Santa Chiara; è la processione che rientra
in San Pietro (oh, qui non si fa questione di San Pietro e di Santa Maria!);
è il mare, e i colli sovrastanti; è la campagna nostra; sono i nostri
contadini camuffati nei vestiti moderni ma schietti e veri con le loro
angolosità e la loro semplicità scura di blocchi legnosi o rocciosi…».
Ma l’amore per il paese natio non lo troviamo solo nelle opere pittoriche, ma anche in un interessante articolo, pubblicato nel 1916 sull’Emporium, dal titolo L’arte medievale in una bella cittadina d’Abruzzo.
«Senza dubbio la vera forza dell’Italia nuova risiede nelle sue provincie
– scrive Carlo D’Aloisio – tutti i germi di vita e di potenza, di bellezza e di valore che le grandi città maturano e dissolvono nascono tutti dal seno delle città minori. Ogni pietra vi nasconde una sorgente di ricchezza, ogni silenzio vi genera un’idea… Vi è quel tanto di antichità che basta per comprendere come ogni tempio, ogni arco trionfale abbia saputo anche là imitare e perpetrare lo sforzo degli uomini curvati e dei popoli che si risollevano. La piccola città di Vasto (oggi compresa nella zona di guerra) ne ha offerto recentemente un esempio che si può chiamare mirabile. Alta e severa nella bellezza tetra del suo castello, delle sue torri, del suo Palazzo che rammenta la sontuosità guerriera dei d’Avalos e dei Colonna; circondata da ogni parte della verdezza degli ulivi, dinanzi al bello azzurro dell’Adriatico solcato di vele rosse e gialle, essa ha rievocato in un sol giorno ben sette figure di suoi figli più illustri e li ha consacrati nel tempo e nelle memorie.
I Palizzi e i Laccetti, i Rossetti d’onde uscì quel Dante Gabriele Rossetti, soave e immortale creatore del Preraffaellismo. E Francesco Laccetti, il chirurgo insigne. Questo è il gruppo di artisti onorato dalla città di Vasto nel cerchio antico delle sue mura, in un consentimento prodigioso di spiriti e di popolo».
Chiudiamo con una bella e dolce lettera scritta dall’artista vastese, pubblicata nel libro Discanto di Pasquale Scarpitti (Editrice Sarus, Teramo, 1972), dove è palpabile la sofferenza patita dal pittore per il distacco dalla propria terra, una sofferenza rimasta chiusa nel proprio intimo per tanti anni:

«La mia Terra d’Abruzzo, se pur lontana da me da lustri, mi è rimasta teneramente e dolcemente nel cuore come una “sposa” vergine, intoccata e intoccabile.
Recentemente ho voluto rivedere i luoghi della mia fanciullezza, della mia adolescenza, della mia giovinezza. E vi sono andato per un colloquio intimo d’amore, arrivando in piena notte di plenilunio. E – solo – vi sono rimasto fino alla prim’alba.
Cari posti miei in riva all’Adriatico: Casarza, il Trave, Vignola, Punta Penna, Vasto! Poi ho preso commiato con le lacrime agli occhi.
La solitudine! È il mio peccato originale? Non so. Ma sta di fatto che la solitudine mi ha sempre dato un dolce senso di tranquillità e di serenità E non è poco per la vita di un irrequieto sognatore. La solitudine mi occorre per stare con me stesso.
Ho avuto ed ho ancora in Abruzzo tanti cari e cordiali amici che mi sono rimasti affezionati, che mi vogliono bene come io li amo. Ma la solitudine è il mio piccolo – grande regno – E i desideri e gli amori della mia giovinezza non si sono spenti in me.
Io ho amato la mia terra d’Abruzzo come un figlio ama la propria Madre.
E questi amori tenuti gelosamente nascosti e racchiusi nel cuore, vengono maggiormente goduti in una solitudine, in un godimento spirituale della natura e dei suoi colori.
Ma c’è sempre vivo il desiderio di ripartire per rivedere e salutare tutti gli altri lidi a me noti, tutti gli altri luoghi delle altre provincie visti e dipinti con amore, tutti i posti delle quattro provincie risognate e ridesiderati. E dire a loro, a voce commossa, “Ciao”, forse ci vediamo per l’ultima volta! Ma spero che il Gran Dio vorrà consentirmi di portare con me, nell’aldilà, dentro i miei occhi chiusi qualche vostro pezzettino luminoso e prezioso.
Così vivremo ancora insieme, per l’eternità».


Ricordo di un grande artista vastese
Il 27.11.1971 moriva a Roma Carlo d'Aloisio da Vasto
stralcio da art., a firma G.C., apparso su "il Giornale del Vastese" - n. 13 - nov. 2011
40 anni fa, il 27.11.1971 moriva a Roma il pittore Carlo d'Aloisio da Vasto.
Lo ricordiamo per quel doveroso tributo di omaggio a chi, come lui, ha dato lustro alla città del Vasto, dove nacque.
Oltre alla pittura, da giovanissimo, nel 1908, all'età di 16 anni, si trasferì a Roma dedicandosi alla xilografia e collaborando a numerose testate giornalistiche (Rivista d'Oggi, L'attualità, Il romanzo dei Piccoli, Emporium, Satana Bebba, Corriere dei Piccoli) e illustrando volumi pubblicati dalle Case Editrici Mondadori, Carabba, Trevisan, Berlutti, Maffei.
Le sue opere vennero esposte in Italia e all'estero in personali e collettive (biennali e quadriennali).
Ideò e compilò "L'Almanacco dei veri artisti" e il "Vero Giotto". Diresse la Sezione Moderna del Museo di Roma, anche nella qualità di Conservatore del Museo Napoleonico della Galleria Comunale d'Arte Moderna, nel Palazzo delle Esposizioni.
A Vasto, Carlo d'Aloisio ha esposto alcune sue opere:
Natale 1966, Mostra della tavolozza - nella "Mitica" Petite Galerie - Vasto, ai portici di Corso Nuova Italia nei locali del bar attiguo al Politeama Ruzzi, che sempre frequentava nelle occasioni di soggiorno e ritorno a Vasto, sorta di Cenacolo di cultura che si occupava di pittura, musica e letteratura (
esposizione permanente d'arte, mostre personali, centro di informazione sugli artisti, ritrovo di pittori, scultori e musicisti, dagli anni '60, ideata e organizzata da Lello Martone (Vasto, 1920? - 2004), affettuosamente chiamato "Pirata degli Artisti", per via del suo mecenatismo. 
Luglio 1967, nella Saletta "Palizzi" dell'allora Azienda di Soggiorno e Turismo di Piazza del Popolo.
Agosto 1981, Mostra Antologica di Carlo D'Aloisio da Vasto al Palazzo delle Esposizioni di Piazza
...Gabriele Rossetti (ex edifìci scolastici) nel decennale della scomparsa dell'artista.
Gennaio 2005, nella Piccola Opera Charitas Centro Culturale San Francesco - Sala Trevisan di
...Giulianova, venne organizzata la Mostra "Tracciati d'arte in Abruzzo" dedicata ai maggiori pittori
...del '900 scomparsi, e fra i tanti artisti due vastesi furono presenti: Carlo D'Aloisio da Vasto e
...Nicola Galante.
La memoria di Carlo d'Aloisio da Vasto non si è perduta perché il 2 settembre 2006 ad iniziativa dell'Amministrazione Comunale di Vasto e del Comitato Manifestazioni d'Arte e Cultura (COMARC) venne presentato il terzo volume della collana "Teca della memoria" edito dal Comitato "Premio Vasto d'Arte Contemporanea, dal titolo "Carlo d'Aloisio da Vasto L'Adriatico e i Pupazzi" a cura di Luigi MuroIo. Alcune opere di Carlo D'Aloisio da Vasto vennero esposte nella Saletta "Marcello" con l'edizione di una cartelle xilografica ad opera del mensile "Vasto domani".
Luigi Marcello riuscì ad avere la disponibilità di alcuni dipinti da vari collezionisti e da privati per tracciare, come scriveva Luigi Murolo "una retrospettiva sui diversi passages attraversati dal grande intellettuale. Di questo protagonista della "Scuola romana" di via Cavour (con Scipione, Mafai, Raphael, Melli) scrive Luigi Murolo il visitatore potrà trovare un "corpus" con il quale poter cominciare davvero a fare i conti postumi.