Porto di Vasto (Punta Penna)
(una cartolina del recente passato)
Pesca all'Aspra:
in maggio, alla cattura di lu "Pàšce ménnele" (Pesce mandorlo)
In questo periodo al largo di Punta Penna i marinai ne catturano una grande quantità
 
Sin dall'antichità Vasto è nota per la sua attività marinara e la pesca, in particolare, quale prevalente risorsa per la sua popolazione.
Poeti e pittori hanno celebrato nelle rime e
nelle tele, e musicisti hanno composto brani quanto mai suggestivi, che fanno parte del folclore locale, il fascino del mare di Vasto e le specialità del suo famoso "brodetto di pesce
alla vastese"
, che continua ad essere il "do"
di petto di quella che possiamo definire la
massima espressione canora della tipica
gastronomia locale.
Il mare di Vasto, come ricorda Luigi Marchesani nella sua "Storia di Vasto", "è popolato da numerose specie di squisiti pesci i quali formano le ordinarie vivande delle nostre mense.
Basti l'intendere che l'ordinario valore di once quarantotto di cefali
, di merluzzi e di triglie
non eccede la grana 10
: che i pesciolini cambiansi per frutta; che alle mense difficilmente
presentansi i polpi
; che lo storione e il rombo vivono nelle nostre onde. Non le conchiglie e
i crustacei
, ma l'arte e il tempo a prenderle mancano. Questa felice terra provvede di pesce
i vicini distretti
; gli è vero che le barche da pesca o paranze appartenenti a cittadini non
poche
, ma la felicità della vendita attira qui le barche di Termoli, di S. Vito, di Ortona".
Ancora oggi, quella che possiamo definire ormai l'ultima stirpe dei pescatori di Vasto, usa
andare alla pesca di un tipo di pesce localmente detto "pàsce ménnele", ossia pesce mandorlo.
E' la qualità "Memola" (Moenia vulgaris; smaris alcedo; spigola vulgaris, memola schoava,
comune).
Un pesce di piccola taglia, ma assai prolifico, che, annualmente depone circa
800.000-1.000.000 di uova sui fondali roccciosi del mare antistante la costa vastese.
In modo particolare nidifica in due zone note come "
Aspra", località dove sorgeva la mitica
città omonima scomparsa per ignoto terremoto, dove esistevano edifici ed un porto, ancor
oggi visibili in due gruppi di ruderi che risalgono all'epoca preromana.
"Una zona Aspro rileva Ettore Zimarino in un suo studio dal titolo "La pesca a Vasto - Istituto Sperimentale per l'igiene e controllo veterinario della pesca -1966" viene denominata "Aspro
del "Fosso", l'altra viene denominata "Aspro di Punta Penna".
Gli "Aspri" vengono localizzati mediante gli allineamenti e la profondità del mare (scandaglio). L'Aspro del Fosso si trova sull'allineamento Monteodorisio col Faro di Punta Penna, alla
profondità di 38 braccia (60 metri circa). Ci si può trovare sulla stessa zona Aspro, anche
seguendo l'altro allineamento Monteodorisio-Chiesa di Punta Penna.
I pescatori di Vasto, quelli più anziani, che facilmente sono rintracciabili lungo il bastione del
Muro delle Lame, intenti a scrutare il mare, nella caratteristica pelle arsa dalla salsedine,
sanno a memoria la disposizione e il numero dei "massi" che si trovano sul fondo all'Aspra.
E sanno anche come calare le reti esattamente nel vano corrispondente al corso delimitato
dalle costruzioni. Le reti sono a strascico, ma, a differenza di quelle tradizionali, e la perizia sta
proprio nell'individuare il corso delle antiche strade ed evitare che si impiglino negli anfratti e
negli scogli sommersi. Con tale sistema i marinai di Vasto, in questo periodo, riescono a trarre
a riva una grandissima quantità di "memola". Alcuni anziani pescatori ricordano di avere, con
una sola "calata", preso anche 50 quintali di pesce. Cosi preso il "pesce mandorlo" viene
consumato fresco oppure cucinato in vario modo: molti usano conservarlo mediante
marinatura. Al mercato ittico, in certi giorni, si assiste ad un'insolita animazione. E si
comprende subito che i marinai hanno fatto buona pesca: sui banchi di vendita, in grande
quantità c'è il "pàsce ménnele", ed il vociare degli imbonitori è così continuo ed assordante
che si è costretti ad andare a guardare, non solo per curiosità, specie le massaie che sanno
bene come "cucinare" le memole, spendendo poco.
stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso su "il Giornale del Vastese", periodico d'info. - n. 8 - maggio 2011