Chiese di Vasto: Sant'Onofrio
 
Altare ligneo di Tommaso Cefalo Crocifisso, particolare S. Elisabetta d'Ungheria
di Matteo Tricoli
"A due miglia di distanza dall'abitato, si ammira
il Convento dei Padri Riformati. Sorto in un luogo suggestivo, su un colle a Nord-Ovest della città, il Convento di Sant'Onofrio è certamente uno degli angoli più ricchi di storico pathos di tutta la campagna vastese.
Le origini della fondazione della chiesa e convento dedicati all’eremita, risalgono al 1406, quando
venne chiesto al B. Giovanni di Stroncone, di costruire un convento di frati minori. Accolto
con entusiasmo dai cittadini, gli fu assegnato un luogo, non lontano dalla città, abbastanza

selvatico e con un foltissimo bosco. ..
In questo colle esisteva una piccola chiesa, dedicato all’eremita S. Onofrio. Qui i frati cominciarono ad abitare ed a costruire piccole capanne
con rami di alberi e loto.
Dopo la morte di fr. Giovanni da Stroncone, si abbatterono le precedenti opere realizzate e s’iniziò, nel 1422, col titolo di Sant'Onofrio, la costruzione del convento, a spese dell’Università del Vasto,
da parte di fr. Nicolò da Osimo, Governatore della Provincia Francescana di S. Angelo, e fu portata
a termine nel 1440. Tale opera fu realizzata in quanto gli uomini penitenti dell'epoca, piacevano al popolo e gli amministratori pubblici sostennero la costruzione del convento.
Per l’amenità del luogo e la salubrità dell’aria, il convento fu destinato ad infermeria per i frati infermi o di età avanzata.

Sin dalla sua istituzione, le vicende di tale
Monastero, si legavano strettamente alle attività dei predicatori e soprattutto di Fra Nicolò, che manifestando un esigenza di rinnovamento sociale, durante la Riforma svolse un ruolo di primaria importanza nell'affermazione di una cultura più vicina alle classi popolari, e perciò fondata sull'uso della lingua parlata anzichè del latino
ecclesiastico. Egli si rivolge "ai laici incolti, alle anime
idiote e semplici che non hanno la intelligentia delle orazioni e non possono comprendere li libri letterali e scientifici".
In questo luogo si respirava aria salubre, e in tutta la zona abbondavano erbe medicamentose;
i frati vi istituirono una farmacia ed una infermeria per i religiosi malati che, con il passare degli
anni, assurse a vera
struttura sanitaria non solo per i frati, ma anche per la collettività.
II convento subì gravissimi danni per l'incursione turca del 1566 e l'intera biblioteca andò
distrutta. L'edificio nel XVII sec. fu ceduto ai Riformati che lo ampliarono e lo resero molto bello, collocandovi anche lo studio filosofico-teologico della provincia di S. Angelo con una fornitissima biblioteca.
La chiesa, di stile barocco, si conserva finora nella sua purezza originaria. In particolare, la chiesa divisa in due navate coperte a volta, situata sul lato meridionale dell edificio, sia pure di ridotte dimensioni, ha uno straordinario valore artistico, in gran parte frutto del fervore innovativo dei nuovi gusti di età barocca. A quest'epoca si riferisce infatti la ricca ornamentazione realizzata nel vano del Coro e nella Sagrestia con pezzi lignei dell artigianato locale. Sulla parete di sinistra  
sono collocate le statue di S. Pasquale Baylon e  la statua di S. Francesco d’Assisi.
Le sculture di maggiore rilievo sono:
un espressivo Cristo ligneo della fine del '400, di arte popolaresca;
il ricco e molto bello altare, anch'esso in legno intagliato e dorato, di Tommaso Cefalo da Vasto
...(1710);
il crocifisso con Sant'Onofrio in adorazione ai piedi del Crocifisso, circondato da angeli piangenti,
...in legno smaltato della scuola vastese del XVII sec.;
un leggio intagliato e scolpito dai frati;
S. Onofrio dipinto, 1988 del vastese Giuseppe Casanova (vivente).
Sono conservate anche artistiche tele del 1600.
Nella cappella del Crocifisso rivestono particolare interesse le istoriazioni sulla vita del santo.
Il Convento fu soppresso nel 1866 e non è stato più riaperto, ma il Comune lo ha adibito, prima a ricovero di mendicità, poi ad osservatorio metereologico e infine a casa di riposo per anziani.
Ultimamente, sia la chiesa sia il vecchio convento adibito a casa di riposo, hanno subito restauri degni di ammirazione: è stato riportato tutto all'antico.
stralcio da "Lunarie de lu Uaste" - ed. 2006
 
Oggi, Sant'Onofrio, si trova subito attaccato all'abitato, nei pressi delle due circonvallazioni (dalla rotonda della circonvallazione Histoniense, una breve salita conduce all'antico eremo, sulla strada che porta a S. Lorenzo). M. S., ottobre 2015

Ecco: una bella poesia di don Filippo De Cinque, tratta dal volumetto “Canti del Valloncello”,
dal titolo “Sant’Onofrio di Vasto
e con nota “Ospizio di mendicità (forse di felicità?)
 

Quanta dolcezza in questa pia silente
dimora che lontan
, da solitaria
collina
, il mar saluta; o rilucente
sia l’alba e il sole sfolgori
, o ne l’aria

spanda vaga tristezza la cadente
sera
, o la luna, amante millenaria,
solchi i cieli romiti, e lieve aulente
la brezza spiri
! Quale nuova e varia

e segreta bellezza sempre alterna
questa vita beata
, questa vera
vita de l’alma
! O piccolo mortale,

ascolta...: è l’usignol che primavera
canta
. Non più al pensiero, al cuor da’ l’ale,
e t’innalza a Colui che i mondi eterna.

 
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" in data 17 giugno 2011

S. Onofrio: quando fra' Umile guarì molti malati
Sant’Onofrio trasmette ancora oggi un fascino incredibile che dura da oltre seicento anni.
Oltre alle bellezze artistiche della chiesa, molti frati vissuti in aria di santità sono passati per il convento: molti furono sepolti all’interno della chiesa, mentre altri sono stati solo di passaggio,
ma hanno lasciato comunque un’impronta profonda.
Fra Umile da Guglionesi, laico riformato, morto nel Convento di S. Bernardino a
Monteodorisio il 17 giugno del 1680.
Nato nella cittadina molisana intorno al 1600, fra' Umile perse i genitori all’età di dieci anni e
visse con una zia molto religiosa che lo educò secondo la dottrina cristiana.
A vent’anni entrò in convento come semplice frate e gli venne dato il nome Umile proprio perché quella era una delle sue principali qualità.
Tutta la sua vita fu un continuo digiunare: non mangiò mai carne, salvo se gli veniva ordinato dai superiori, e in quaresima e nelle festività si cibava solo di un tozzo di pane o un po’ di minestra scondita; per diversi giorni rimaneva anche a digiuno completo. Si mortificava il corpo indossando
un cilicio con punte acutissime che gli entravano nella carne. Quasi ogni notte si flagellava fino a quando non si vedeva il sangue a terra.
Nel Convento di Sant’Onofrio a Vasto ricopriva l’incarico di cercatore.
Un giorno andò al palazzo del marchese D. Diego d’Avalos, accompagnato da Fra Francesco di Cercello, per chiedere l’elemosina a D. Francesca Carafa; benché la marchesa era a colloquio con l’Arcivescovo di Lanciano Mons. Carafa, non perse l’occasione perché era da tempo che
desiderava incontrare il frate di cui tanto si parlava.
Fattolo accomodare nella stanza insieme al compagno, la marchesa cominciò a fargli delle
domande sui suoi esercizi spirituali, e delle sue continue meditazioni, ma frate Umile così rispose: “Signora, io sono un povero Frate laico, ed appena sà recitare il Pater Noster”. “No!”, la interruppe la marchesa, “io bramo sapere da Vostra Riverenza qualche divota orazione”. Il frate continuava a ripetere che lui era un servo inutile nella casa di Dio, ma D. Francesca Carafa lo mise alle strette, sapendo per certo che lui era devotissimo alla Vergine Addolorata, e gli disse: “Frate Umile mio, si contenti di spiegarmi i dolori della Madre di Dio, perché anche io ne sono divota.
La richiesta della marchesa fu uno stimolo così forte che il frate cominciò a parlare con tanto
fervore dei dolori della Madonna e andò in estasi: con le braccia aperte e mantenendo gli occhi
aperti in lagrime, si elevò in aria per circa un’ora. Davanti a quel miracolo erano presenti oltre
alla marchesa ed a Mons. Arcivescovo, anche il giovane Don Cesare Michelangelo d’Avalos,
futuro Marchese del Vasto, e tante altre persone che si trovavano nel Palazzo.
Quando frate Francesco vide tutta quella gente che accorreva per vedere il compagno, e la stessa marchesa che piangeva per l’emozione, supplicò Mons. Carafa, di richiamare frate Umile alla
Santa obbedienza. Il frate rivenuto in sé, si mise in ginocchio e si scusò davanti ai presenti perché
si era addormentato a causa dei patimenti subiti la notte precedente.
Un’altra estasi ebbe frate Umile, sempre a Palazzo d’Avalos, alla presenza della Marchesa Carafa
e del Principe don Cesare Michelangelo.
Una dama di corte era gravemente ammalata e chiese le preghiere di frate Umile, ma quando gli baciò il cordone del frate egli si elevò in aria con le braccia aperte, ma con la punta degli zoccoli
che toccavano per terra. Richiamato da frate Francesco di Cercello, assicurò l’inferma che
sarebbe guarita, come in effetti avvenne.
Frate Umile come cercatore spesso andava per le strade della città a elemosinare il pane, ma tanto ne riceveva e tanto ne elargiva ai poveri, i quali stremati dalla fame, spesso lo seguivano. Ma tanti pani elargiva ai poveri, tanti se ne ritrovava nelle tasche. Operò anche miracoli sul vino,
riempiendo botti vuote.
Era così mirabile la sua fede che invocando il nome di Gesù, o col segno della croce, oppure
toccando la sua corona del rosario, guarì molti malati in fin di vita.
Passato al convento di Monteodorisio, frate Umile morì il 17 giugno del 1780.
La notizia si sparse presto in tutto il circondario: il Marchese, seguito da tutta la sua numerosa
corte, e tantissima gente da Vasto, ma anche dai centri vicini, si recarono a Monteodorisio per venerare la salma.
Per soddisfare la numerosa folla accorsa, fu necessario esporre il feretro per tre giorni.
Nonostante fosse custodito con diligenza, non si riuscì a trattenere la folla, che fece del saio del “santo” in mille pezzi pur di riportare una reliquia a casa. Il terzo giorno gli fu aperta la vena del braccio destro e ne uscì sangue vivo e abbondante, tanto da riempire due ampolle di vetro, e si bagnarono molti panni di lino.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" in data 17 giugno 2010