Castelli di Vasto
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Castello Caldoresco (o di Caldora), (sec. XV)
Storia del Castello medievale:
Tra le molte espressioni artistico-monumentali fiorite nell'antichità nel
Vasto, merita d'essere ricordato, prima che le devastazioni dell'uomo e l'invasione del cemento lo cancelli definitivamente il Castello Medievale testimonianza della magnificenza e della genialità dei costruttori.
La Città del Vasto era attorniata da mura difensive con fossati, costruite
nel 1439, per la difesa contro gli assalti dei banditi e delle scorrerie di pirati.
Del sistema difensivo facevano parte il possente Castello e le sei torri lungo
la cinta muraria con
le sue quattro porte d'ingresso.
Appartenente al Guasto d'Aymone, forse già esisteva nel secolo XII e, sicuramente, costituiva un valido baluardo difensivo, come lo era l'altro “castello” di Guasto Gisone, e fu certamente ricostruito sulla vecchia pianta quadrilatera, nello stile francese dell'epoca, comprendente il maschio ed i bastioni rotondi. I signori che ne ebbero possesso furono i Fasanella (1269)
e poi Scillata, De Solliaco, Cantelmi. 
Nel 1345 passò sotto il dominio di Raimondo Caldora barone di
Castelgiudice, che lo fortificò rendendolo munitissimo. (Da Caldora il
termine “Castello caldoresco”).

Ripreso dalla regina Giovanna, nel 1422, passò ancora sotto il possesso dei Caldora, nel 1439, al
noto capitano di ventura Giacomo Caldora (nipote di
Raimondo) che munì gli spalti di cannoni e
vi innalzò due torri cilindriche,
di cui una altissima. La storia del castello è strettamente legata a questa
figura che, impadronitosi della città, provvide alla sua fortificazione con il rinnovamento delle mura e l'aggiornamento della fortificazione ai nuovi sistemi difensivi. Questa venne ad impiantarsi su una precedente struttura, la quale a sua volta poggiava le proprie fondazioni sulle strutture murarie che costituivano l'entrata settentrionale dell'anfiteatro romano
di Histonium e che sono ancora chiaramente visibili dai sotterranei del palazzo.
L'allora signore
del Vasto affidò il progetto all'architetto senese Mariano Di Jacopo, detto il Tàccola.
Situato in Piazza Barbacani, al primo impatto, può sembrare un incrociatore; infatti, se si osserva
lo spigolo di uno dei bastioni del Castello, si nota che non è meno affilato della prua di una nave.
Il castello, per la sua particolare struttura, è quanto di più interessante si possa annoverare nelle costruzioni militari e, per concorde parere di esperti, segna delle innovazioni nelle opere di difesa.
La signoria di Giacomo Caldora e quella del figlio Antonio precedettero il marchesato dei
D'Avalos.
Il Castello presentava in origine tre bastioni pentagonali e uno circolare in corrispondenza della scomparsa Porta Castello, più tre torrioni interni, di cui due, ben visibili, ancora intatti.
Il Castello ebbe varie vicende, poichè ad esso sono legati i fatti d'arme più importanti avvenuti
nel Vasto. Basta ricordare il memorabile assedio di tre mesi sostenuto nel 1464 contro le forze
regie di Ferdinando D'Aragona. Da
allora il manufatto ha subìto parecchie manomissioni, alcune dettate da necessità militari, altre per adattarlo a tribunale e a carcere dal 1605 al 1697, infine
per mutarlo, purtroppo, in civile abitazione. Soltanto ora, attraverso una paziente opera di
restauro, sta tornando alla primitiva imponenza. Infatti il lato nord è interamente discoverto, malgrado che alla sommità della cortina
e dei bastioni non appaiano più né l'antica merlatura,
nè i pezzi di artiglieria (il Castello era
munito di 66 pezzi con cui poteva fulminare chiunque
osasse avvicinarsi a questa terra), di cui
gli ultimi quattro si trovano nel cortile del palazzo
marchesale. Sono invece visibili le feritorie per
le colubrine e, in basso, le cannoniere.
Notevoli nella compattezza del mastio, il portale e il lanternino ottagonale della cupoletta.

II castello divenne teatro di episodi alterni, quando, nel 1564, Antonio Caldora, signore del
Vasto, che parteggiava per i D'Angiò, venne assediato dalle truppe guidate dal re Ferrante I.
Il popolo, favorevole al re, riuscì a catturare il Caldora ed a consegnarlo a Ferrante d'Aragona. 
Ritenuto fonte di sventure per il popolo, il castello venne poi diroccato fin nelle cinte perimetrali;
i cannoni vennero smontati e solo le torri venne risparmiate. 
Le origini della roccaforte vastese pare risalgano all'anno 802 dopo che l'antichissima romana Histonium venne distrutta dall'esercito di Pipino, inviato da Carlo Magno per punire Grimoaldo, duca di Benevento, che gli si era ribellato. La fabbrica, di carattere puramente difensiva, venne ultimata sotto la signoria di Guglielmo Scillata nel XIII sec. ed il capitano di ventura Giacomo Caldora vi mise 60 pezzi di artiglieria sui quattro bastioni, rendendola una rocca inespugnabile.
II fuoco sprigionato dalle torri, infatti, costrinse alla ritirata le truppe di Ferdinando I che
avevano posto assedio contro gli armigeri di Antonio Caldora figlio di Giacomo. Di successive ricostruzioni si ha notizia nel 1605 quando fu ceduto dal marchese all'Università, per destinarlo
a sede del Tribunale, Archivio, Carcere. 
Ma il popolo, che credeva il castello causa di rovine per la città, successivamente prese a smantellare le torri fino al primo cordone, a smontare i cannoni, per evitare altre sventure.
Nel 1701, il Castello per donazione tornò in possesso dei D’Avalos. Sotto Cesare Michelangelo d'Avalos, IX marchese del Vasto, venne ricostruito, come si legge nella Cronaca del Maciano:
"...il 23 giugno 1701 principiò il marchese a raccomodare il Castello col farvi una bellissima torre
ed altre muraglia, col cavare il fosso intorno alla fortezza e con farci molte cose per dimorarci". 
Ultime gesta guerresche che ebbero come teatro il Castello del Vasto, il 12 aprile 1814, quando Bosco Tomeo, Fulvio Quici e Pasquale Prassete, a capo di circa duemila banditi, assediarono la
città. L'assedio fu validamente sostenuto dal distaccamento dei soldati del Castello, guidati agli
spalti dal sottotenente barone Giuseppe Nicola Durini, finché il giorno dopo, in seguito ad
accaniti assalti, giunti i rinforzi i banditi furono messi in fuga. 
Morto il Marchese, il castello venne acquistato nel 1816 da Salvatore Palmieri. Oggi restano due torri e la facciata settentrionale, mentre i restauri, hanno portato alla luce due bastioni ed il primitivo fossato con il ponte levatoio (ricostruito in maniera inadatta e per nulla attinente all’architettura ad all’aderenza storica). 
E’ un ricordo di monumento di arte militare medievale, uno dei più importanti capolavori dell'architettura ancora oggi esistenti nell'Italia Meridionale, che richiama l'attenzione dello
studioso di cosa patrie e del turista in questa località cosi ricca di testimonianze storiche, magistralmente fuse nella suggestività del paesaggio che bene si identifica nella più bella
plaga di questo versante dell’Adriatico.
Nel caso si volesse approfondire la conoscenza sul castello, sarà utile procurarsi la bella
monofrafia di Vittorio D'Anelli: Il Castello Caldoresco del Vasto.
Notizie attinte da fonti varie - M.S. dic. 2015
 
1960: Venivano abbattute quelle casupole che deturpavano il Castello
Il 15 aprile 1960, il Consiglio Comunale
approvava il progetto di restauro del Castello Caldoresco con l’abbattimento delle casette costruite a ridosso della facciata.
Se fosse stato ancora vivo, il primo a gioire sarebbe stato senz’altro lo storico vastese Luigi Anelli, che per anni si è battuto contro le deturpazioni effettuate dalla famiglia Palmieri sullo storico monumento, patrimonio di tutti i vastesi, tanto che nel luglio del 1923, si dimise dall’incarico di R. Ispettore per gli Scavi ed i Monumenti del Circondario del Vasto.
Nella lettera di dimissioni, lo storico vastese ricordava il testo di una precedente lettera
inviata alla Soprintendenza nella quale denunciava la costruzione abusiva nel cortile
del Castello, effettuata dal proprietario Filoteo Palmieri, di un corpo di fabbrica dell’altezza di
m. 8.80, della larghezza di m. 4.40 e della lunghezza di m. 16,50, e la risposta della Soprintendenza che lodava l’iniziativa dell’Anelli
e intimava la sospensione dei lavori per l’elevazione all’interno del Castello in quanto “altera in cattivo modo le primitive linee architettoniche dell’edificio”.
Una vittoria breve, seguita da un’amara beffa, perché subito dopo giungeva l’autorizzazione
del Ministero dell’Istruzione, con la sola disposizione di ridurre l’altezza del corpo di fabbrica da m.8,80 a 8,20. Soli 60 centimetri inaccettabili per Luigi Anelli perché tale costruzione moderna “elevandosi per più di tre metri sul piano dei baluardi, copre parte della bellissima torre sud dalla ben conservata e
fitta merlatura guelfa
e deturpa
maggiormente il Castello
, ”. E perché se dal
“1816 al 1909”, proseguiva l’Anelli, “i signori Palmieri potettero impunemente abbattere
dalle fondamenta l’intero lato meridionale del Castello e addossare delle indecenti bottegucce agli altri tre lati
, tali distruzioni e tali aggiunte non dovrebbero più esser loro consentite”.
Nel novembre del 1930 Luigi Anelli tornava
alla carica evidenziando attraverso le pagine
del suo giornale, Il Vastese d’Oltre Oceano, un’altra deturpazione ai danni del Castello:
I proprietari nel nostro Castello medievale,
forti della impunità che hanno sempre
goduto
hanno assoggettato quel
notevolissimo esempio dell’antica nostra arte militare
, continuano ancoraa deturpare sempre più il bel monumento che Guglielmo da
Scillata ricostruì nel XIII secolo sulla rocca del Guasto di Aimone e Cesare Michelangelo
D’Avalos finì di restaurare il 7 ottobre 1713
.
Chi oggi si trova a passare perl largo dei Barbacan
i, prosegue lo storico vastese, vede che una
delle torri del Castello
è stata in questi giorni per metà sporcata con una tinta color cemento
di gradevolissimo effetto
, perché non intonata a quella che i secoli hanno dato al vetusto
edificio
, e senza le dovute autorizzazioni”.
Non si fece attendere la nota della Soprintendenza, con la richiesta rivolta al Podestà di Vasto,
Pietro Suriani, di invitare il proprietario del Castello Filoteo Palmieri “a togliere la nuova tinta
data a quell’edificio e propriamente alla torre che guarda a nord, ridonando così ad essa la vecchia patina come quella che i secoli hanno dato all’interno vetusto edificio”
.
Nello stesso anno, lo stesso Pietro Suriani acquistò l’intero edificio e compì un piccolo passo per
un primo restauro della fortezza, demolendo la cosiddetta “Ferrerìa”, una casupola bassa che
ospitava diverse officine addossate al lato est dell’edificio.
Ma dobbiamo aspettare altri trenta anni prima che si arrivi all’abbattimento delle botteghe
davanti il castello e la realizzazione del fossato, così come lo vediamo oggi.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 14 aprile 2010
 
Castello Caldoresco (o di Caldora), (sec. XV)
Incontro di Studi e Tesi di Laurea
Domenica 8 giugno 2008, presso la sala Michelangelo del Palazzo d'Avalos di Vasto, si è tenuto un
incontro di studi promosso dall'Istituto Italiano dei Castelli dal titolo:
"II castello Caldoresco di Vasto. Materiali per un atlante delle fortificazioni"
L'Istituto Italiano dei Castelli è una organizzazione culturale senza scopo di lucro, nata nel 1964
su iniziativa di Pietro Gazzola, oggi associata ad un organismo europeo patrocinato dall'Unesco,
Europa Nostra International Burgen Institute.
Gli scopi dell'Istituto sono la conoscenza, la salvaguardia e la valorizzazione dell'architettura fortificata, ovvero di tutte quelle architetture - torri, castelli, città fortificate, rocche, bastioni -
nate per esigenze difensive e che oggi hanno perso completamente la propria funzione.
Annualmente l'Istituto promuove le Giornate Nazionali dei Castelli nel corso delle quali si
svolgono convegni, tavole rotonde, mostre, concerti, celebrazioni di restauri di edifici fortificati o
di interi complessi.
Quest'anno, in occasione della decima edizione delle Giornate Nazionali dei Castelli, la sezione Abruzzo ha pensato di rendere nota la:
Tesi di laurea dell'arch. Giovanna Naccarella dal titolo
Il castello Caldoresco di Vasto;
dalla fortificazione quattrocentesca al palazzo sulla piazza di città,
premiata nel concorso nazionale annuale dell'Istituto dello scorso anno.
stralcio da articolo apparso su "Vasto domani, giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 6 - giugno 2008
 
Castello Caldoresco -"Emigra" uno dei cannoni del castello.
Sarà esposto a L'Aquila.
II castello medievale di Vasto, baluardo difensivo della città, uno dei
più significativi fortilizi difensivi del meridione d'Italia, era munito di oltre cinquanta bocche di
fuoco, capaci di tenere a bada orde di briganti ed assalti di truppe.
16 cannoni vennero prestati alla fortezza di Pescara, mentre quattro sono infissi, davanti alle porte che sono all'interno di Palazzo D'Avalos; altri sono stati trasportati altrove e "dimenticati" in un deposito presso lo Stadio Aragona e recuperati. Trasportati presso il palazzo d'Avalos per essere restaurati, destinati per arricchire alcune collezioni di armi antiche.
Un cannone del 1500 è stato trasportato all'Aquila, presso il 33° Reggimento Artiglieria Terrestre Aqui, grazie alla consulenza di esperti militari, ed è stato l'assessore alla Cultura del Comune di Vasto, arch. Francesco Paolo D'Adamo a consegnarlo al colonnello Mario Ventrone, comandante
del Reggimento, in comodalo d'uso gratuito.
Una targa indicherà la storia dell'affusto di cannone e la provenienza. Gli altri saranno, previo restauro, collocati nel museo delle Armi che sarà allestito a Vasto.
stralcio da articolo apparso su "Il Vastese", mensile d'info. del territorio - n. 6 - giugno 2008

Castello aragonese (Villa d'Aragona), in città, sulla ex statale 16, nei pressi della chiesetta di San Michele.
Attualmente della vecchia sontuosa costruzione rimane ben poco, solo il fronte occidentale, quello verso la campagna, con l' elegante torretta quadrangolare.
A ridosso vi è una pittoresca corte campagnola con due rustici profferi. Si chieda di visitare la Cappella di Santa Maria di Costantinopoli, integrata nel fabbricato; interessante il paliotto dell'altare, non privo di qualche valore scenografico.

Castello di Miramare (o Castello Angelucci o Villa Virginia), a Via Tre Segni.
Si trova nel centro, sotto la Villa comunale, in una posizione panoramica stupenda.

Si gode tutto il panorama della Marina e la vista del mare fino a perdita d'occhio.