Furci (ex comune C.M.M.V.): Cenni
www.comune.furci.ch.it
Cap e sigla provincia: 66050 CH;
Altitudine: 550 m. s.l.m.;
Superficie: 26,20 Kmq;
Abitanti: n. 806
(al 31-12-2022);

Telefono Comune: 0873/939132
;

Indirizzo: Via Trento e Trieste, 9;
Denominazione abitanti: furcesi;
Giorno di Mercato: martedì;
Economia: a prevalenza agricola;

Patrono: beato Angelo da Furci
- www.santiebeati.it/dettaglio/39640;
Festa patronale:
6 febbraio, 17 maggio e 13 settembre.
 
 
Furci è un paese su collina. C'è molto verde, aria buona ed è un posto tranquillo per riposare.
Ha la struttura urbana: di crinale, a pettine, focalizzata sulla parrocchiale.
Dista circa 26 Km. da Vasto.

Furci, la patria del Beato Angelo
Adagiato sulle prime colline del vastese, a 550 metri di altitudine, si trova il Comune di Furci. Secondo gli ultimi rilevamenti è abitato da 806 persone e come molti paesi dell'entroterra ha seri rischi di spopolamento. La curva demografica segnala infatti che dal picco di 2.422 abitanti del
1921, si è arrivati all'attuale rilevamento. Come molti paesi, ha avuto significative ondate di emigrazione, prima della guerra verso gli Stati Uniti e l'Australia e nel dopoguerra, prima verso l'Europa del nord, in particolare Germania, Svizzera e Belgio, poi verso le città del Nord Italia e ancora più recentemente verso la costa.
Furci era un paese agricolo che produceva al suo interno tutti i servizi e i mestieri per sostenere questa vocazione. Con lo sviluppo industriale ha perso la sua caratteristica primaria e quindi si è progressivamente spopolato. Negli ultimi anni però ha avuto un significativo fenomeno di vendita del patrimonio abitativo, soprattutto storico, a stranieri in massima parte di origine anglosassone,
sia nel borgo medievale che nelle campagne circostanti. Sono sorti alcuni bed&breakfast che ospitano turisti in estate.
La conformazione del paese risente della importante frana avvenuta nel 1936, che lo ha praticamente spaccato in due, portandosene a valle una significativa porzione. Una frana molto
lenta che per fortuna produsse molti danni materiali ma nessuna vittima.
Dissesto idrogeologico che purtroppo prosegue e impegna significative risorse per il suo contenimento.
Da una parte quindi il borgo medievale con la chiesa antica di San Sabino Vescovo e la Torre, dall'altra l'evoluzione moderna, con le nuove costruzioni del dopoguerra, compreso il santuario
del Beato Angelo.
La Torre, recentemente restaurata è visitabile a richiesta all'amministrazione comunale. Dalla
sua cima si gode un panorama incredibile, che nelle giornate limpide permette di vedere a
nord la Majella e persino il Gran Sasso e i monti della Laga, a est le isole Tremiti. Faceva parte
di un sistema di avvistamento che coinvolgeva un'ampia parte del territorio da Casalbordino a Termoli. Erano anni in cui il pericolo veniva dal mare e le torri di avvistamento servivano a segnalare agli abitanti dei borghi arrampicati sulle colline l'arrivo de "i saraceni".
Su tutta la costa sono rilevabili tracce di queste torri, alcune andate completamente distrutte,
altre ancora visibili. La torre di Furci è perfettamente allineata a quelle di Palmoli e Monteodorisio.
Per quanto riguarda il nome: alcuni ritengono significhi piccola fortezza, studi recenti fanno propendere sull'ipotesi che Furci derivi da "forca".
Nel periodo borbonico Furci era una stazione di posta per i cavalli delle diligenze che da Vasto
si recavano a Napoli. Infatti l'ingresso del paese è denominato "la rimessa" a significare appunto
il luogo dove venivano custoditi i cavalli e dove aveva sede un albergo denominato la Rinascente. Tra le due guerre mondiali il servizio divenne motorizzato in un pullman chiamato "la post" o
"la postale".
Si segnala anche il colle Castagna meta di escursioni che con i suoi 600 metri di altezza domina
la valle del fiume Treste.
stralcio da art., a firma Elena Spagnoli, apparso su "Vasto domani" , periodico d'info. - Anno LVII, n. 9, ottobre 2023 - M. S., 2/2024

Banda Città di Furci dal 1978
Le sette effe di Furci:
Furci - Fortezza - Forte - Fatevi - Forte - Forestieri - Fottuti (da parte dei Furcesi)
Furci - Fortezza - Forte - Fatevi - Forte - Furcesi - Fottuti (da parte dei Forestieri)

Monumenti:
Chiesa S. Sabino Vescovo, parrocchiale dal 1660. Trinavata con cupola e cappelle laterali. Su alto basamento, prospetto classicheggiante frontonato, interni baroccheggianti. Torre campanaria
in pietra con paraste angolari e decorazione in cotto spigato sulla facce libere.
Cappella del Beato Angelo, di linee classiche, restaurata.
Chiesa Santuario Beato Angelo.
Chiese recenti: Chiesa moderna nell'abitato nuovo.
Torrione medioevale annesso al vecchio Municipio. Torrione merlata cilindrica
in pietra, con scarpa poligonale e cordonatura, fiancheggia la porta di accesso
di accesso al nucleo antico.

Cenni di Storia e Tradizioni 
Furci ha origini antichissime, ad accreditare le quali sono i numerosi reperti archeologici rinvenuti nelle contrade S. Maria, S. Giovanni e sul colle Moro:
si tratta di monili e monete di età romana risalenti al periodo compreso tra
il 1° sec. a.c. e il 2°sec. d.c.

Sul colle Moro vi sono anche resti di Mura Saracene che la tradizione vuole cosiddette perché appartenenti ad un antico convento che fu distrutto dai
Saraceni. Sembra che solo per miracolo anche la città non subì la
stessa sorte:
si narra infatti che dopo aver abbattuto il convento, i saraceni si diressero
verso Furci con intenzioni altrettanto sanguinarie e distruttive, ma li
dissuase
a compiere la triste impresa la nebbia fittissima e il suono cupo delle campane.
Dall'Antinori apprendiamo che nel 1145 la città era feudo di Odorisio, figlio di Berardo, di origine franca, probabilmente un discendente dell'antica schiatta dei Conti di Valva. Alla stessa data,
pare che Furci fosse popolata da ventiquattro famiglie, appollaiate intorno al castello del Signore.
E' a questo periodo che si vuol far risalire l'urbanizzazione della collina e la costruzione delle prime opere di fortificazione: di certo la città si munisce di mura e innalza il Torrione, tutt'oggi esistente, con funzioni difensive della città e della contea.
La tradizione vuole che il nome di Furci discenda, per successive trasformazioni, da "Fortezza"; vocabolo a sua volta legato alla presenza del Torrione che, secondo la stessa tradizione, faceva
parte di una strategia difensiva messa in atto da tre fratelli: uno residente a Monteodorisio, uno
a Palmoli, l'altro a Furci, i quali per difendersi dalle scorrerie dei barbari, avevano costruito
delle torri dalle quali si inviavano dei segnali di fuoco non appena li avvistavano sul loro territorio.
Per tutto il XII secolo Furci rimase pertinenza della contea di Loreto: questa, nel 1164 era stata concessa dal re normanno Guglielmo 1°, detto il Malo, a Iozzellino, suo familiare, che lo tenne
fino al 1197, quando gli succedette suo figlio Berardo 1. Scarsissime sono le notizie relative ai
secoli successivi.
Nel 1316, riferisce ancora l'Antinori, "possessore del Castello di Furci" era Pietro di Grandinato, appartenente a quella potente famiglia Baronate, probabilmente di origine longobarda che signoreggiò in Abruzzo per oltre tre secoli, fino alla sua estinzione avvenuta verso la metà del
1300. Legato alla storia di Furci è anche quel Gentile Grandinato che nel 1279, nella rassegna
dei feudatari ordinata da Carlo 1° D'Angiò, risultò Signore di un vasto territorio, comprendente
oltre a Furci, Pollutri, S. Anzuino, Acquaviva, Salavento, Castelletto; centri che furono valutati,
tutti quanti, un milite.
Negli anni 1324-1325 la chiesa di "Furchis", insieme a molte altre della diocesi di Chieti, risulta ufficialmente dipendente dall'Abbazia di San Angelo in Cornacela che ne pagava le decime.
Sorto in pressimità del tratturo Centurelle-Montesecco, forse sui resti di un antico tempio
pagano, questo Convento è stato uno dei poli dell'attività monastica benedettina, con un feudo vastissimo, comprendente S. Nicola di Canale e Ilice (Pollutri), Furci e Moro, S. Maria del
Monte (Castiglione), Roccaspinalveti, Fraine e Tufillo.
Fra i tanti centri cui sono legati il nome e le vicende dell'Abbazia, Furci ha una rilevanza
particolare per essere il luogo natio del Beato Angelo, illustre figura di teologo della seconda
metà del 1200 che proprio nel Convento di S. Angelo in Cornacela ricevette la sua prima formazione, sotto la guida dei maestri benedettini.
Nella prima metà del 1400 la contea di Monteodorisio, cui Furci apparteneva, insieme agli
attuali comuni di Gissi, Casalanguida, Casalbordino, Lentella, Cupe]lo, Liscia, Colledimezzo,
Guilmi, Pollutri, Scerni e Villalfonsina, è infeudata a Perdicasso Barrile, noto per la sua
avversione a Giacomo Caldora, Signore di Vasto. Alla fine del XV sec. la contea passa ai
D'Avalos, marchesi di Vasto, ponendo le condizioni per l'organizzazione di un ampio stato
feudale, destinato a lunga vita, che si va ad aggiungere all'altrettanto vasto Principato di San
Buono, sorto nella parte occidentale e montana del vastese, già nel primo ventennio del 400,
con il matrimonio di Marino Caracciolo e Maria di Sangro.
Fino ad un'epoca molto recente le attività prevalenti dei Furcesi, erano l'agricoltura e la
pastorizia, non mancavano, tuttavia, attività a queste complementari, a testimonianza di una comunità dinamica e intraprendente. Risulta, infatti, che in paese vi fossero due fabbriche di
pasta che ne producevano circa 55 quintali all'anno, avendo a disposizione due torchi e una forza lavorativa di quattro persone impegnate, in media, 120 giorni all'anno. A queste fabbriche si aggiungevano 5 frantoi a forza animale con 5 torchi e 15 lavoranti per 45 giorni all'anno; nonché
10 industrie tessili casalinghe.
Legata all'attività agricola è anche l'esistenza di mulini presso corsi d'acqua: vicino al fiume
Treste si trovano i resti di un mulino che pare consentisse, durante la guerra, di macinare
grano oltre le quantità previste dalla tessera annonaria.
Per provvedere al rifornimento di ghiaccio durante l'estate, Furci disponeva di due neviere,
site rispettivamente nelle attuali Via duca d'Aosta e Piazza Beato Angelo, quest'ultima più
grande dell'altra che, comunque, aveva una profondità di oltre 15 metri.
Di una miniera a Furci parla anche Lorenzo Giustiniani nel suo ''Dizionario", dicendole di
proprietà del Marchese, che ovviamente, ne godeva i profitti, provenienti dagli stessi "privati cittadini" da cui esigeva censi per le terre.
Oltre che alla figura del Beato
Angelo, sulla cui vita e sulle cui opere hanno scritto parecchi studiosi, Furci è legata al nome, illustre, di Cesare De Horatiis, che vi nacque nel 1812 e che
fu uno dei protagonisti della stagione risorgimentale, svolgendo una nobile ed efficace azione
in campo politico, educativo e letterario. La sua eredità culturale è affidata, infatti, al suo patriottismo, ma anche alle sue poesie e ai suoi saggi, lodati dai più grandi scrittori suoi contemporanei.
Tra le principali emergenze architettoniche e ambientali del paese c'è il Torrione medioevale,
di cui si è detto, che inquadra l'ingresso al centro antico, fungendo da cerniera, materiale e temporale insieme, tra città vecchia e città nuova.
La chiesa parrocchiale di S. Sabino, alla sommità del paese, risale al 1500, anche se nel tempo
ha subito molti rifacimenti che, sia all'interno che all'esterno, la rendono barocca nelle
decorazioni. La navata destra della chiesa è dedicata al B. Angelo: fino a qualche anno addietro,
la Cappella ne custodiva le spoglie, che furono traslate a Furci nel 1808, provenienti da Napoli e
precisamente dalla Chiesa di S. Agostino alla Zecca, ove era stato sepolto nel 1327, con tutti gli
onori di una figura già nota in tutta Italia per santità e dottrina. Queste spoglie oggi si trovano
nella Chiesa nuova dedicata al Beato Angelo, costruita negli anni 70 nella parte nuova del Paese.
A cornice della chiesa di S. Sabino è il maestoso campanile, di pregevole fattura, tanto
nell'invaso verticale, in mattoni, tanto nella cupola ricoperta di tessere di maiolica color verde
acqua.
Dedicata al B. Angelo è anche la Cappella edificata sul sito della casa paterna negli anni
successivi alla sua morte. Rovinata a causa del suolo franoso e instabile, questa cappella è stata
più volte riedificata, giungendo ad uno stato attuale che è opera di un recente restauro voluto
dal parroco del paese.
Il culto del Beato Angelo è vivamente sentito non soltanto dai Furcesi ma anche dagli abitanti
dei paesi vicini, che numerosi si recano a venerarlo nelle giornate di festa organizzate in suo
onore: 6 febbraio, 17 maggio e 13 settembre. La statua che in queste giornate viene portata in processione risale al 1665.
Oltre a quelli attualmente esistenti c'erano in paese altri edifici religiosi come la chiesa della Madonna, andata distrutta con la frana del 1935, nonché la Chiesa di S. Sebastiano, e del
Purgatorio vicino al campanile.
Uno dei temi in cui la fantasìa popolare è maggiormente prolifica è quello del brigantaggio che,
si racconta, aveva nelle campagne furcesi, una delle sue roccaforti. Nel bosco di Furci chiamato
"le fratte", esiste ancora oggi una grotta detta "tana dei banditi" che di questi era il nascondiglio.
La galleria sotterranea che si apriva in questa grotta pare arrivasse fino alla Chiesa di S. Sabino.
Il capo dei briganti era Giovanni Pomponio di Liscia, famoso per il suo carattere irruente e sanguinario. Di Furci era invece "Intino", braccio destro di Pomponio, ricordato come tipo meno incline alla violenza, più cauto e riflessivo. Si racconta che i briganti della zona operavano in
gruppo di quindici, sequestrando talvolta bambini che poi restituivano in cambio di un riscatto
in viveri. E' nota in paese la vicenda della cattura, dopo una fuga rocambolesca, del brigante Pomponio che, braccato e ferito dai gendarmi, morì vicino ad una fonte che prese il suo nome e
che è andata distrutta con la frana del 1935. Un altro racconto popolare è legato al luogo
chiamato "Aia della Corte" e cosiddetto in seguito ad un sopralluogo della Magistratura.
Questo luogo ha la fama di maledetto in quanto teatro di fatti tragici come l'assassinio di un
uomo, per mano dalla sua amante, nonché la morte di un altro colpito da un fulmine.
Bibliografia:
- Emilio Ambrogio Paterno, "Città e paesi d'Abruzzo e Molise", Pescara, 1963.
- Ugo De Luca, " Chieti e la sua provincia" Teramo.
- F. Lanza, "Vita del B. Angelo da Furci", Roma, 1889.

Editoria: Il Beato Angelo da Furci di Don Antonio Bevilacqua - Editore Cannarsa - Vasto
- 2004 - cm. 17x24 - pp. 236 - € 12,00
. E' un profilo spirituale del Beato Angelo, delineato in modo essenziale e sobrio, in quelle che sono le linee di spiritualità, di crescita nella grazia e di cammino nella perfezione all'interno della vita cenobitica.