Per salvare e riscoprire un patrimonio prezioso (le voci dei nostri avi)
Il Dialetto vastese e la dialettologia



Parlare dialetto è più chic! Fa bene al cervello!
Contro ogni barbarismo, noi siamo per la lingua madre, ma non nascondiamo che nutriamo una predilezione per il“vernacolo”. Perché, da qualche tempo a questa parte, il dialetto sembra si sia presa una “rivincita” su quanti ne avevano già recitato il de profundis. Infatti, si moltiplicano le iniziative per far varare alcuni provvedimenti in materia, per esempio, nella segnaletica stradale, la proposta è di scrivere insieme alle indicazioni in lingua, anche la traduzione in dialetto.
Nessuna difficoltà? Sembra di no, anche perché a Napoli (si sa, i napoletani sono quanto mai estrosi), alcuni hanno anticipato i tempi scrivendo alcuni segnali in triplice lingua: in napoletano, in italiano e in inglese (anche in tedesco), superando ogni concezione globale.
Tornando al vernacolo scritto, auspichiamo venga introdotto negli atti ufficiali. Non si tratta di una barzelletta. Quello del “bilinguismo” è un problema che è stato risolto nelle regioni dell’alta Italia, ed anche altrove, in Sardegna. A Cagliari è stato costituito “T’Uffiziu de sa lingua sarda” incaricato di introdurre l’uso della lingua sarda negli atti amministrativi, previo accordo già stipulato con i ‘58 comuni del comprensorio cagliaritano.
E tanto allo scopo di valorizzare il dialetto. Fallito il tentativo di introdurre il dialetto nei programmi scolastici, ora si apre una nuova strada. E auguriamoci che la Provincia di Chieti sia interessata a percorrerla contribuendo, in tal modo, a difendere il dialetto, affinchè non scompaia il vernacolo, ridotto ormai a comparire sporadicamente solo in certami poetici, minato da tante assurde innovazioni che vengono già impiegate con il beneplacito delle compiacenti commissioni giudicatrici.
stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso sul periodico "San Salvo" - anno 3 - n. 6-7 -luglio-agosto 2016

Breve riflessione sul Dialetto... del poeta vastese Fernando D’Annunzio
(In occasione della giornata nazionale del dialetto - giovedì 17 gennaio 2013)
 
Il dialetto è parte importante delle nostre radici e senza le radici possono esistere solo piante secche o finte.
Il dialetto ci viene dal passato ed è un vero peccato lasciarlo nel passato.
Nel dialetto risentiamo le voci dei nostri nonni, dei nostri genitori, di tutti quelli che ci hanno preceduto.
Nel dialetto ci sono le orme di tutte le genti che, nel bene e nel male, hanno stazionato nel nostro territorio, come liberatori, conquistatori, dominatori, regnanti, ecc.
Il dialetto è l’essenza di un territorio e di chi lo vive, un’essenza che però, inevitabilmente, si respira sempre meno, vuoi per la necessità di comunicare con persone provenienti da territori diversi, vuoi perché, giustamente, i mezzi di comunicazione si esprimono nella lingua che accomuna tutta la nazione.
Il dialetto è familiarità, è intimità... Nella nostra comunità ristretta o anche fuori da essa in compagnia di compaesani, parenti e amici, amiamo spesso comunicare con il nostro dialetto e ciò ci fa sentire più intimi, più sinceri, più schietti, più cordiali. Moltissimi termini, modi di dire, aneddoti, se tradotti in lingua, perdono in espressività, originalità, umorismo e schiettezza.
Ogni popolo ama il suo dialetto.
E’ meritorio tenere in vita questa radice e riscoprire e salvare la “bella parlata”, patrimonio di ogni comunità grande o piccola, cercando anche di rallentare il più possibile l’inevitabile sua trasformazione. Purtroppo tantissimi termini dialettali tramandati soltanto oralmente tendono a perdersi. Lo studio, la produzione, la promozione, di opere dialettali e il coltivare in vario modo il dialetto, anche solo parlandolo, è missione di riscoperta e salvataggio di un patrimonio importantissimo e prezioso.
Abbiamo inoltre il dovere di trasmettere l’amore per il dialetto alle generazioni nuove e future:
In alcune scuole già viene trattato l’argomento, anche se raramente e marginalmente, (in diverse occasioni ho avuto il piacere, invitato dagli insegnanti, di incontrare bambini e ragazzi, presentando loro il dialetto e coinvolgendoli anche in piccole composizioni estemporanee, riscontrando una partecipazione ed un interesse notevoli).
L’augurio è che insegnanti e genitori non abbiano paura a promuovere il dialetto con la lettura e il commento di opere di “validi” autori, specialmente quelli più vicini al proprio territorio.
La lettura attenta di opere dialettali è l’unico metodo per imparare anche a scrivere il dialetto nel modo più convenzionale possibile.
Scrivere il dialetto non è cosa semplice e il modo di scriverlo non va inventato o improvvisato, ma va uniformato e semplificato, allo scopo di rendere più facile la lettura e la comprensione.
Per chi ama cimentarsi in modo più completo con il dialetto, la cosa più importante è parlarlo, imitando chi veramente lo “vive” e lo parla correttamente.
L’invito è quello di ascoltare!... Ascoltare le persone anziane, parlare con loro, perché ognuno di loro ha una preziosa eredità da tramandare, fatta, di esperienza, saggezza, storia locale, tradizioni, ecc. e soprattutto ognuno di loro può insegnarci la bella “parlata paesana”.
notizie dall'autore, gennaio 2013
 
Personaggi: F. D'Annunzio
Poesie
Coro Pol. Histonium
Macchiette vastesi
Parodie
Gruppo Cantastorie
Li Jurne de la sittimmäne
Li Mise dill’ânne
Li Štaggiùne
Le Štorie di Carnivàle
 
Lunarie de lu Uašte
I giochi di una volta
Lu pajjàre
 
Poesia di Fernando D’Annunzio recitata dall'autore a Bassano
del Grappa in occasione del Convegno d'autunno dell'A.N.PO.S.DI.
(Assoc. Naz. Poeti e Scrittori Dialettali), 10 - 14 Ottobre 2013

Poesia di Anna Stivaletta
stralcio dal suo libro "Vit' e Mmare", poesie dialettali vastesi - Ed. Cannarsa - Vasto - 2009
La lènga uastarèule
Pe tand'anne
n'ajje parlate cchjì
la lènga ma,
m'ajja duvuta pihè
a la parlatìura talijàne,
ch'è tande bbèlle
scè
piccà, quásce quásce,
signàure
ti fa sindé.
Ma, canda
m'addummuannàvene:
- Signiuré, di ddò sì? -
Mi si strignàive
lu cuéure
a lu rucuorde
de lu Ua
šte lunduàne.
E mè?
Mo che m'aritréuve
a lu puajàise mé
nin ni pôzze cchjì:
mi vujje sfuhà
e vujj' ariparlè
la lènga ua
štarèule:
la lènghe de mamm' e tàte
che m'aiutète
a crasce,
a capé'
e a farme forte!
La lènga pajsàne
che carre
chiar' e cri
štalléine
gné ácche de suriénde
da la mundágne
a la marèine
e dògge dàgge
asciàgne
a lu cuéure
di chi ti vó' bbéne.
Traduzione:
Il dialetto vastese
Per tanti anni
non ho parlato più
la lingua mia,
mi sono dovuta piegare
alla lingua italiana,
che è tanto bella

perché, quasi quasi,
signora
ti fa sentire.
Ma quando
mi domandavano
:
- Signora, lei di dov'è? -
Mi si stringeva
il cuore
al ricordo
di Vasto lontana.
E adesso?
Ora che mi ritrovo
al mio paese
non ne posso più
:
mi voglio sfogare
e voglio riparlare
il dialetto vastese
:
la lingua di mamma e papà
che mi ha aiutata
a crescere,
a capire
e a farmi forte!
La lingua paesana
che scorre
chiara e cristallina
come acqua di sorgente
dalla montagna
alla marina
e dolce dolce
scende
al cuore
di chi ti vuole bene.


Corso Avanzato di cultura dialettale
La Lénga Uaštaréule
Su iniziativa delle Associazioni culturali "San Michele" e "L'Argonauta", a partire dal 13 ottobre 2007, riprenderanno le attività didattiche su "La lénga Uaštaréule", a cura del Prof. Luigi Murolo.
Gli incontri si terranno tutti i sabato dei mesi di ottobre e novembre 2007, dalle 19,00 alle 20,30, presso il Palazzo Mayo, piazza Lucio Valerio Pudente 21 di Vasto.
Il corso si prefigge, come obiettivo principale, di rivisitare il glossario dei termini dialettali de
"Lu lunarie de lu Ua
šte", ovvero dell'Almanacco dei Vastesi, che verrà pubblicato entro il mese di dicembre 2007. La partecipazione, a titolo gratuito, è aperta a tutti gli amanti della cultura dialettale.
stralcio articolo apparso, su "Qui Quotidiano", giornale d'info. del vastese, del 11 ottobre 2007

Incontri su
La Lénga Uaštaréule
Mercoledì 4 luglio 2007, con una cena agreste tra le colline vastesi di "La Silvotte", si sono conclusi gli incontri di maggio e giugno 2007 su la lénga uaštaréule.
Veri animatori della serata sono stati il maestro Italo lammarino che ha deliziato i commensali con la recita di alcune poesie di Luigi Anelli e il prof. Luigi Murolo, chitarra solista e voce ... pure.
Un plauso particolare a Carmela Camperchioli e a Vittorio Del Casale che, con i loro intercalari dialettali, hanno contribuito a rendere la serata alquanto piacevole.
Il prossimo appuntamento è a settembre 2007, dove il gruppo di lavoro
"L'accademia di la vrànnele",  
si cimenterà nella revisione del glossario dei termini vastesi del Lunarie de lu Uašte.
stralcio da art. apparso, a firma Francesco Paolo Sorgente, su "Qui Quotidiano", giornale d'info. del vastese, del 6 luglio 2007