Per salvare e riscoprire un patrimonio prezioso (le voci dei nostri avi)
Il Dialetto vastese e la dialettologia

17 Gennaio: Giornata Nazionale del Dialetto e delle lingue locali
(la 1a edizione si è svolta a gennaio 2013)
organizzata da UNPLI (Unione Naz. delle Pro Loco d'Italia)
Letture, rappresentazioni teatrali e mostre: sono alcune delle attività che vengono promosse.
 
Ditelo in dialetto - Testo e musica di Giuseppe Bernasconi
Socio e Delegato Regione Lazio della A.N.PO.S.DI. - Ass. Naz. POeti e Scrittori DIalettali - Roma
 
Video pubblicato il 4 febbraio 2018 in You Tube - by Giuseppe Bernasconi

Canzone scherzosa che cita varie espressioni di saluto e di imprecazione nei dialetti italiani

 
 



Troppa confusione sul dialetto vastese:

ecco cosa fare per salvare lu Uastarele”!

Quotidianamente sul web troviamo persone
che con un certo  snobismo fanno sfoggio 
 del “loro” dialetto  vastese! Una sorta di
moda per marcare le radici e per rendere
il pensiero  più chiaro con la “lingua del cuore”.
Per esempio uno che attraversa le strisce pedonali digitando sul cellulare e non
guardando alle auto che arrivano, si
guadagna il simpatico appellativo di
nu ‘mbambalete” (imbambolato),
termine che ha una forza espressiva di

gran lunga superiore al corrispettivo italiano. 

Questo uso del dialetto abbastanza frequente  sui social ha accentuato negli ultimi anni la
necessità di salvare  - o cercare di salvare  - il “dialetto vastese” e di fissare un po’ di regole.
Ma l’operazione non è facile e merita alcune riflessioni, vista la confusione che regna in materia.
La prima è: quale tipo di “dialetto vastese” vogliamo salvare?  La domanda è d’obbligo perché
oggi a Vasto si parlano tre  dialetti: il primo, “lu Uastarele”, lingua dei nostri padri ancora parlato
da un po’ di persone per lo più anziane;  il secondo, “lu Uastarole”, lingua degli studenti del dopoguerra e della borghesia del tempo, una sorta di “abruzzese medio”, oggi  parlato da molte persone; e infine il terzo, “lu Vastese” degli ultimi anni: la lingua dei nostri figli nati dopo gli
anni ’80, arricchita dall’apporto dei dialetti  del comprensorio.
Questi tipi di dialetti sono a ben vedere tre lingue diverse, tre codici espressivi differenti: 
ognuno dei quali con propria grammatica, sintassi, vocabolario ecc. Ciò significa che necessitano 
di tre differenti lavori di ricerca.
Ma siccome il  dialetto in via di estinzione è “lu Uastarele”,  vale a dire la lingua antica dei
nostri padri,  secondo molti il lavoro di salvataggio va fatto su questa antica versione del dialetto locale, aggiornata ad oggi.  Anche perché il numero di noi “native speakers” si riduce di anno in anno. 
Stabilito questo,  bisognerà  elencare le ricerche da fare e i materiali da produrre, che in linea
di massima sono quelli tipici delle lingue straniere. Vale a dire:
1.  ​Realizzare un Vocabolario “Vastese-Italiano” con trascrizione fonetica (usando l’Alfabeto
.....Fonetico Internazionale), molta fraseologia e magari anche le etimologie;
2.  Vocabolario “Italiano-Vastese” (anche con trascrizione fonetica);
3.  Versione online dei suddetti vocabolari con l’audio per la pronunzia delle parole;
4.  Redigere una Grammatica  del dialetto vastese;
5.  Stimolare la produzione di opere letterarie in tale dialetto (commedie, poesie, racconti e
.....altro) e registrazioni in video delle stesse. (Lo stimolo potrebbe giungere anche da concorsi
.....letterari o da tesi universitarie ecc. ). 
6.  E se si vuole insegnare, preparare tre libri di testo per un corso triennale di dialetto fornito anche di audiovisivi   (tipo materiali di lingue per i tre anni della Scuola Media).
Nel produrre questi materiali  in dialetto “Uastarele” bisogna tener conto di alcuni concetti.
Oggi in quasi tutti gli appassionati di dialetto c’è la tendenza a riprodurre i suoni e i termini,
infarciti da frequenti dittongazioni, del tempo di Luigi Anelli, senza alcun aggiornamento ad
oggi della fonetica, della terminologia e dell’impianto sintattico:  ciò è assolutamente  sbagliato!
Le lingue sono “dinamiche”  e si evolvono nel tempo, per  cui il suggerimento  è di partire da
lu Uastareule” di fine ‘800, ma di fissare, di fotografare tale varietà linguistica aggiornata ad
oggi (es. Uastarele, non Uastareule). Così facendo si offre a linguisti e dialettologi  del futuro
la possibilità di studiare come si è evoluta la lingua dei padri nel corso di un secolo e mezzo,
aspetto che a livello scientifico non è cosa di poco conto. Anzi bisognerà aggiungere anche i neologismi e le le ultime acquisizioni linguistiche  (per es. lu cilluluere, il cellulare).
Da quanto enunciato,  si evince che il progetto per il salvataggio di “lu Uastarele”  non è cosa
facile, ma non è neanche una “mission impossibile”. Bisogna rendersi conto che è un’operazione complessa che richiede competenza, attenzione e un approccio a 360 gradi.  Anche perchè i
tentativi parziali, fatti finora, non hanno sortito gli effetti sperati.
Fondamentale sarà trovare chi si assumerà la responsabilità del progetto, vale a dire la persona
(o associazione/ente) che cercherà le necessarie coperture finanziare (tra Comune, Provincia, Regione, Scuole, Università  o altri canali) e organizzerà un team con la presenza di un
accademico,  che fissi i criteri scientifici della  ricerca, e di un gruppetto di appassionati  che poi
si accollerà il lavoro di “produzione”, che  si prevede pesante, lungo e  difficile.
Ma anche se la mole di lavoro scoraggia molti, è opinione diffusa in città che il salvataggio di
lu Uastarele” va fatto.
Il dibattito è aperto. Nicola D'Adamo, 9 gennaio 2023

stralcio da art., di Nicola D'Adamo, apparso sul suo sito "www.noivastesi.blogspot.com", il 9 gennaio 2023 - M. S., 2/2024

Dialetto Vastese Vecchio e Nuovo... Evoluzione o "contaminazione"?...

Nel sentire da sedicenti vastesi usare vocaboli come: “litigà” al posto di “fa’ ‘ sciarre” - “fa lu bucate” al posto di “fa’ li pènne” – “li cozze” al posto di “li ciòcchela nìre”, ecc. ecc. mi porta a considerare che più che una inarrestabile e inevitabile evoluzione del nostro dialetto vastese,
esiste la contaminazione dello stesso, che porta verso una vera e propria “Babele”.
Lo studio della storia del passato ci aiuta a ricostruire il nostro cammino e a comprendere la
storia attuale, allo stesso modo, la lingua dei padri va studiata e ricordata per meglio comprendere se il dialetto che oggi si sente parlare è solo evoluzione o sta diventando contaminazione.
Personalmente, per fortuna e grazie all’ambiente nel quale sono vissuto, mi ritengo in grado di parlare il vecchio dialetto con i giusti suoni (fonemi) e di industriarmi a scriverlo, grazie allo
studio di “validi” autori nostrani che spiegano l’uso dei simboli convenzionali, cioè i “grafemi”,
utili (per chi impara a conoscerli) a riprodurre i suoni originali. Ma quando scrivo in dialetto
antico, realizzando anche dei file audio, lo faccio più che altro per lasciare una testimonianza della lingua che si parlava a Vasto e che, per fortuna, anche se sempre più raramente, si sente ancora parlare da anziani vastesi “incontaminati” (la “contaminazione” va intesa nel senso che, in
famiglia può bastare un elemento di diversa provenienza a condizionare la nostra parlata).
Il “dialetto” in cui oggi si esprimono molti autori, e che frequentemente uso anch’io nei componimenti poetici, erroneamente definito dialetto abruzzese, può definirsi invece una “koinè” che avvicina i dialetti parlati in un territorio più o meno vasto (il “dialetto abruzzese” è utopistico,
è impossibile sentire un aquilano, un pescarese, un teramano o un vastese esprimersi allo stesso modo).
In conclusione, ben venga un dialetto più comprensibile e riproducibile ma senza stravolgimenti
e, nei limiti del possibile, senza contaminazioni. Però il dialetto non si improvvisa, (prima si studia), altrimenti si danneggia. Spacciare per dialettali termini ingiustificatamente troncati o scritti male equivale a spacciare per vastese la ricetta di un brodetto con pesci di acqua dolce o
spezie che non ci appartengono. È ammirevole lo sforzo di scrivere in dialetto sui social, (lo si fa
per gioco ed è bello) ma il mio invito è quello di studiarlo e anche di chiedere chiarimenti a chi è
in grado di darli. Aiuta moltissimo la lettura di validi autori locali.
Sempre, in conclusione,: non abbandoniamo la nostra bella invidiabile “Lenga uaštaréle”, è un patrimonio con caratteristiche uniche, che va conservato e coltivato. Fernando D’Annunzio

Fernando D'Annunzio - Ricordi (26/10/2021) riproposti il 26/10/2023 - M. S., novembre 2023

Parlare dialetto è più chic! Fa bene al cervello!
Contro ogni barbarismo, noi siamo per la lingua madre, ma non nascondiamo che nutriamo una predilezione per il “vernacolo”. Perché, da qualche tempo a questa parte, il dialetto sembra si sia presa una “rivincita” su quanti ne avevano già recitato il de profundis. Infatti, si moltiplicano le iniziative per far varare alcuni provvedimenti in materia, per esempio, nella segnaletica stradale,
la proposta è di scrivere insieme alle indicazioni in lingua, anche la traduzione in dialetto.
Nessuna difficoltà? Sembra di no, anche perché a Napoli (si sa, i napoletani sono quanto mai
estrosi), alcuni hanno anticipato i tempi scrivendo alcuni segnali in triplice lingua: in napoletano,
in italiano e in inglese (anche in tedesco), superando ogni concezione globale.
Tornando al vernacolo scritto, auspichiamo venga introdotto negli atti ufficiali. Non si tratta di
una barzelletta. Quello del “bilinguismo” è un problema che è stato risolto nelle regioni dell’alta Italia, ed anche altrove, in Sardegna. A Cagliari è stato costituito “T’Uffiziu de sa lingua sarda” incaricato di introdurre l’uso della lingua sarda negli atti amministrativi, previo accordo già
stipulato con i ‘58 comuni del comprensorio cagliaritano.
E tanto allo scopo di valorizzare il dialetto. Fallito il tentativo di introdurre il dialetto nei
programmi scolastici, ora si apre una nuova strada. E auguriamoci che la Provincia di Chieti sia interessata a percorrerla contribuendo, in tal modo, a difendere il dialetto, affinchè non scompaia
il vernacolo, ridotto ormai a comparire sporadicamente solo in certami poetici, minato da tante assurde innovazioni che vengono già impiegate con il beneplacito delle compiacenti commissioni giudicatrici.
stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso sul periodico "San Salvo" - anno 3 - n. 6-7 -luglio-agosto 2016

Breve riflessione sul Dialetto... del poeta vastese Fernando D’Annunzio
(In occasione della giornata nazionale del dialetto - giovedì 17 gennaio 2013)
Il dialetto è parte importante delle nostre radici e senza le radici possono esistere solo piante secche o finte.
Il dialetto ci viene dal passato ed è un vero peccato lasciarlo nel passato.
Nel dialetto risentiamo le voci dei nostri nonni, dei nostri genitori,
di tutti quelli che ci hanno preceduto.
Nel dialetto ci sono le orme di tutte le genti che, nel bene e nel
male, hanno stazionato nel nostro territorio, come liberatori, conquistatori, dominatori, regnanti, ecc.
Il dialetto è l’essenza di un territorio e di chi lo vive, un’essenza
che però, inevitabilmente, si respira sempre meno, vuoi per la necessità di comunicare con persone provenienti da territori diversi, vuoi perché, giustamente, i mezzi di comunicazione si esprimono
nella lingua che accomuna tutta la nazione.
Il dialetto è familiarità, è intimità... Nella nostra comunità ristretta o anche fuori da essa in compagnia di compaesani, parenti
e amici, amiamo spesso comunicare con il nostro dialetto e ciò ci fa sentire più intimi, più sinceri,
più schietti, più cordiali. Moltissimi termini, modi di dire, aneddoti, se tradotti in lingua, perdono
in espressività, originalità, umorismo e schiettezza.
Ogni popolo ama il suo dialetto.
E’ meritorio tenere in vita questa radice e riscoprire e salvare la “bella parlata”, patrimonio
di ogni comunità grande o piccola, cercando anche di rallentare il più possibile l’inevitabile sua trasformazione. Purtroppo tantissimi termini dialettali tramandati soltanto oralmente tendono
a perdersi. Lo studio, la produzione, la promozione, di opere dialettali e il coltivare in vario modo
il dialetto, anche solo parlandolo, è missione di riscoperta e salvataggio di un patrimonio importantissimo e prezioso.
Abbiamo inoltre il dovere di trasmettere l’amore per il dialetto alle generazioni nuove e
future: In alcune scuole già viene trattato l’argomento, anche se raramente e marginalmente,
(in diverse occasioni ho avuto il piacere, invitato dagli insegnanti, di incontrare bambini e
ragazzi, presentando loro il dialetto e coinvolgendoli anche in piccole composizioni estemporanee, riscontrando una partecipazione ed un interesse notevoli).
L’augurio è che insegnanti e genitori non abbiano paura a promuovere il dialetto con la lettura e
il commento di opere di “validi” autori, specialmente quelli più vicini al proprio territorio.
La lettura attenta di opere dialettali è l’unico metodo per imparare anche a scrivere il dialetto
nel modo più convenzionale possibile.
Scrivere il dialetto non è cosa semplice e il modo di scriverlo non va inventato o improvvisato,
ma va uniformato e semplificato, allo scopo di rendere più facile la lettura e la comprensione.
Per chi ama cimentarsi in modo più completo con il dialetto, la cosa più importante è parlarlo, imitando chi veramente lo “vive” e lo parla correttamente.
L’invito è quello di ascoltare!... Ascoltare le persone anziane, parlare con loro, perché ognuno
di loro ha una preziosa eredità da tramandare, fatta, di esperienza, saggezza, storia locale,
tradizioni, ecc. e soprattutto ognuno di loro può insegnarci la bella “parlata paesana”.
notizie dall'autore, gennaio 2013
 
Fernando D'Annunzio
Poesie
Coro Pol. Histonium
Macchiette vastesi
Parodie
Gruppo Cantastorie
Li Jurne de la sittimmäne
Li Mise dill’ânne
Li Štaggiùne
Le Štorie di Carnivàle
 
Lunarie de lu Uašte
I giochi di una volta
Lu pajjàre
 
Poesia di Fernando D’Annunzio recitata dall'autore a Bassano
del Grappa in occasione del Convegno d'autunno dell'A.N.PO.S.DI.
(Assoc. Naz. Poeti e Scrittori Dialettali), 10 - 14 Ottobre 2013

Poesia di Anna Stivaletta
stralcio dal suo libro "Vit' e Mmare",
poesie dialettali vastesi - Ed. Cannarsa - Vasto - 2009
La lènga uastarèule

Pe tand'anne
n'ajje parlate cchjì
la lènga ma,
m'ajja duvuta pihè
a la parlatìura talijàne,
ch'è tande bbèlle
scè
piccà, quásce quásce,
signàure
ti fa sindé.
Ma, canda
m'addummuannàvene:
- Signiuré, di ddò sì? -
Mi si strignàive
lu cuéure
a lu rucuorde
de lu Ua
šte lunduàne.
E mè?
Mo che m'aritréuve
a lu puajàise mé
nin ni pôzze cchjì:
mi vujje sfuhà
e vujj' ariparlè
la lènga ua
štarèule:
la lènghe de mamm' e tàte
che m'aiutète
a crasce,
a capé'
e a farme forte!
La lènga pajsàne
che carre
chiar' e cri
štalléine
gné ácche de suriénde
da la mundágne
a la marèine
e dògge dàgge
asciàgne
a lu cuéure
di chi ti vó' bbéne.
Traduzione:
Il dialetto vastese
Per tanti anni
non ho parlato più
la lingua mia,
mi sono dovuta piegare
alla lingua italiana,
che è tanto bella

perché, quasi quasi,
signora
ti fa sentire.
Ma quando
mi domandavano
:
- Signora, lei di dov'è? -
Mi si stringeva
il cuore
al ricordo
di Vasto lontana.
E adesso?
Ora che mi ritrovo
al mio paese
non ne posso più
:
mi voglio sfogare
e voglio riparlare
il dialetto vastese
:
la lingua di mamma e papà
che mi ha aiutata
a crescere,
a capire
e a farmi forte!
La lingua paesana
che scorre
chiara e cristallina
come acqua di sorgente
dalla montagna
alla marina
e dolce dolce
scende
al cuore
di chi ti vuole bene.

Corso Avanzato di cultura dialettale
La Lénga Uaštaréule
Su iniziativa delle Associazioni culturali "San Michele" e "L'Argonauta", a partire dal 13 ottobre 2007, riprenderanno le attività didattiche su "La lénga Uaštaréule", a cura del Prof. Luigi Murolo.
Gli incontri si terranno tutti i sabato dei mesi di ottobre e novembre 2007, dalle 19,00 alle 20,30, presso il Palazzo Mayo, piazza Lucio Valerio Pudente 21 di Vasto.
Il corso si prefigge, come obiettivo principale, di rivisitare il glossario dei termini dialettali de
"Lu lunarie de lu Ua
šte", ovvero dell'Almanacco dei Vastesi, che verrà pubblicato entro il mese di dicembre 2007. La partecipazione, a titolo gratuito, è aperta a tutti gli amanti della cultura dialettale. 
stralcio articolo apparso, su "Qui Quotidiano", giornale d'info. del vastese, del 11 ottobre 2007

Incontri su
La Lénga Uaštaréule
Mercoledì 4 luglio 2007, con una cena agreste tra le colline vastesi di "La Silvotte", si sono conclusi gli incontri di maggio e giugno 2007 su la lénga uaštaréule.
Veri animatori della serata sono stati il maestro Italo lammarino che ha deliziato i commensali con la recita di alcune poesie di Luigi Anelli e il prof. Luigi Murolo, chitarra solista e voce ... pure.
Un plauso particolare a Carmela Camperchioli e a Vittorio Del Casale che, con i loro intercalari dialettali, hanno contribuito a rendere la serata alquanto piacevole.
Il prossimo appuntamento è a settembre 2007, dove il gruppo di lavoro
"L'accademia di la vrànnele",  
si cimenterà nella revisione del glossario dei termini vastesi del Lunarie de lu Uašte.
stralcio da art. apparso, a firma Francesco Paolo Sorgente, su "Qui Quotidiano", giornale d'info. del vastese, del 6 luglio 2007