Tradizioni:
San Valentino, 14 febbraio
 
Il 14 Febbraio si ricorda San Valentino, la cui leggenda, scarna di particolari e pochissimo conosciuta, ce lo tramanda come "Santo Patrono degli innamorati".
Quello che si conosce di lui è che era medico e Vescovo di Roma, che ha subìto il martirio sotto l'imperatore Claudio II, detto il Gotico, morendo nel 270 d.C.
In quella stessa data anche a Terni si festeggia come patrono un San Valentino Vescovo di questa città.
Gli storici e gli studiosi di tradizioni concordano sulla tesi che si tratti della stessa persona.
A questo Santo, si dice ricorrano le coppie di innamorati che desiderano rincontrarsi e riappacificarsi, i giovani che desiderano trovare un'anima gemella o che avendola trovata si
affidano alla protezione di questo Santo per un legame duraturo.




Secondo una leggenda, pare, che in questa giornata
gli uccelli diano inizio alla stagione degli accoppiamenti.
stralcio dalla dispensa del corso di storia delle trad. pop. del Prof. Dr. Vincenzo De Rosa, corso 1999/2000 - Unitre Milano

Il 14 Febbraio la natura si risveglia
San Valentino, patrono degli innamorati. Ma quando e dove nasce
questa tradizione? Il titolo di protettore di chi si ama pare gli sia stato attribuito nel Medioevo poiché si riteneva che proprio il 14 febbraio, giorno della sua festa, gli uccelli iniziassero
a nidificare seguendo il risveglio della natura e dunque dell'amore.
Ma la sua storia ha origini più antiche.
Fin dal quarto secolo A. C.
i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al Dio Lupercus. I nomi delle
donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un'urna e mescolati. Un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità affinchè il rito della fertilità fosse concluso. L'anno successivo il rito si sarebbe ripetuto con altre coppie.
Per porre fine a questa pratica, i padri precursori della Chiesa hanno cercato un santo "degli innamorati" che sostituisse il deleterio Lupercus. Così trovarono un candidato probabile in Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima.
A Roma, nel 270 d.C. il vescovo Valentino di Interamna, amico dei giovani amanti, fu invitato dall'imperatore Claudio II che tentò di persuaderlo a convertirsi nuovamente al paganesimo.
San Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua fede e tentò anzi di convertire Claudio II al cristianesimo. Il 14 febbraio 270, San Valentino fu lapidato e decapitato. La leggenda sostiene che mentre Valentino era in prigione in attesa dell'esecuzione, sia "caduto" nell'amore con la figlia cieca del guardiano, Asterius, e che con la sua fede abbia ridato miracolosamente la vista alla fanciulla e che le abbia lasciato un messaggio d'amore e d'addio firmato "dal vostro Valentino".

San Valentino: festa degli Innamorati o del Consumismo?
San Valentino festa degli innamorati o…del consumismo.
Questa festa fu istituita un paio di secoli dopo la morte di San Valentino nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità, una ispirata al messaggio d’amore diffuso dall’opera di San Valentino.
Oggi è diventata più una festa del consumismo, qui si vuole invece rendere omaggio a tutti gli innamorati con i versi passionali, sensuali e carichi d’amore di alcuni poeti vastesi:
 
Composizioni di poeti vastesi scomparsi
Le frontiere invisibili
poesia dialettale di Antonio Rossetti
(Vasto, 1770 - Vasto, 1853).
Conservato manoscritto comunale di Vasto
e nell’Archivio trascritto da Gianni Oliva


Cand’è bille chi ssucchie,
‘Ngurnata mèjje,
Cand’è belle ‘ssa facce, core di fate!
Vurrija sta ‘na nott’accande a ttéjje
Come du picciungille a fiate a fiate.
Ji crete ca’ si fijje di cacche rrejje
Ca fèmmena nin zi, ma si ‘na fate;
Tu a lu lette, a lu siréne j’ejje;
Tu te stire e ji more de friniscejje!

La rosa
poesia di Federigo Genova,
scritta nel luglio del 1889, in
occasione delle nozze
di Elisa D’Ippolito con il Barone Oscar Genova

E l’amor mio m’ha dato questa rosa
Il dì ch’ei disse a me: Sarai mia sposa
E poi mi disse: Ne levai le spine
Perché t’amo d’amor senza confine
Puro, come rugiada che lo stelo
Bacia il profumo ch’esso manda al cielo.
La rosa io mi son messa in cima al petto
Dolce emblema d’amor del mio diletto,
E la voglio portar sera e mattina
La rosa del mio amor che non ha spina.

Perché ti guardo?
di Gaetano Murolo (Vasto, 1858 - Ancona, 1903)
poesia pubblicata nel 1891 per i tipi Anelli & Manzitti

Se vuoi sapere perché ti guardo, o bella,
dimmi perché l’olezzo han le viole
;
perché vola pe ‘l ciel la rondinella
                             e splende il sole.

Perché ti guardo? chiedilo a ‘l tuo core;
chiedilo a ‘l mesto fior che ti donai
;
chiedilo a ‘l tuo pensiero, a ‘l dì che muore
                                      e lo saprai
!................

Sinfonia di giovinezza
Un bell’inno all'amore
di Dante Gabriele Rossetti (Londra, 1828 - Birchington, 1882)
nella versione italiana di Romualdo
Pantini (Vasto, 1877 - Vasto, 1945)
“Io ti amo o cara: come potrai tu sapere Quanto io ti amo?”..................................................
“Ed io amo egualmente E lo so bene”......................................................................
“O cara, tu non puoi sapere Quanto sei bella”.................................................................................
“Se sono bella a bastanza per dominare l’amore tuo,..............................
il mio amore non chiede altro”..............................................................
“Il mio amore cresce di ora in ora, o cara”. ......................................................................................
“E il mio troppo cresce Benché dopo tante ore mi sembrasse perfetto!”...

C
osì parlano gli amanti finché i baci reclamano i loro diritti.

Oh! Felici quelli a cui parole come queste!
Servirono di linguaggio nella giovinezza per tutto il giorno,
Un’ora dopo un’altra, lungi dallo strepito del mondo
E dai suoi lavori, dalle sue lotte, dalla gloria,
dalle necessità collegate alla vita,
Mentre l’amore sospirava silenzioso,
In due anime unite, un lieve canto di estasi.
Voluttà gentile
è il titolo della poesia molto passionale
scritta da Romualdo Pantini

O petali di rose
lievi coppe di baci,
un amor vi compose
e un amor vi sfoglia
per una vaga voglia
di assaporare l’orme dei suoi baci.

O petali di rose
ch’ella infuse di baci,
dolcemente per gioco
vi sfoglio a poco a poco,
e voi tutto rendete
alla mia viva sete
l’alito ed il fervore dei suoi baci!
Lievi coppe di baci,
or tutte separate
voi siete e palpitate a’ miei respiri:
vi ribacio e dispongo in vaghi giri.
Ecco: ho scritto il suo nome!
E l’occhio mi si vela, e non so come,
forse per la dolcezza che mi date!

Io non ti conoscea
di Ettore De Pompeis, scritta nel 1914

Io non ti conoscea,
ma t’incontrai un dì e ti guardai;
lo sguardo tuo avea
le fiamme dell’amore ed io t’amai.

Del labbro tuo l’accento
ferimmi il core e mi sentii felice,
se me lo rechi il vento
adesso attendo giù dalla pendice.

Il tuo gentil sorriso
avea quel dì del lampo lo splendor,
ed ora in ogni viso
cerco il bel riso e non lo trovo ancor.

Nella notte gioconda
sogno, fanciulla, tua gentil sembianza,
quanto disio m’inonda,
quanti dolci pensieri, quanta speranza.

Cuore
di Carlo Palmili (Vasto, 19oo? - Roma, 7 ott. 1953)

Cuore,
perché non sveli ad una nuova donna
l’amor segreto ch’ài nel petto?
Tu finger ben sai, ma non ti scuoti.
E baci pur se ‘l bacio t’è donato.
Nell’ora del piacer, tu, fortemente
sentisti la volutta della donna,
ma non parlasti,
mentr’ella, a te, chiedeva affetto!...
Oh! come aspramente frenasti
gl’impeti arcani,
del tuo sangue ardente,
per restare fedele al primo amore!...
Cuore!
troppo pianto e grande angoscia
nutristi di sangue
per il tuo amore antico
che richiami...
nell’ora triste del tuo pianto amaro!...
 
Composizioni di poeti vastesi contemporanei
Notte di San Valentino
versi scritti qualche anno da Anna Stivaletta

Canto d’amore
si innalza alle stelle
nella notte di luna.
Si dilegua
nello spazio siderale,
magico eco
si rincorre.
Ombre lontane
smarrite
riflettono
la luna chiara.
Luce folgorante
le avvolge
frementi d’amore
e all’infinito risuona
l’eterno canto
della vita.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 15 febbr. 2010
14 Frubbuàre (Sande Valendìne)
sonetto scritto nel 1991 da
Fernando D'Annunzio

Ti vuje bbéne!... nu bbéne sincére,
e mo te l’aripéte ‘štamatìne,
picché li sacce ca ti fa piacére...
Ugge é la fešte di San Valendìne.

Di te so’ nnammuràte e jé lluvére,
so’ ccundènde e aringrazie lu dištìne,
picché, come ddu’ fiure a primavére,
j’aritruvuàme a lu štesse ciardìne.

Ti li vulésse dice, ore e mmumènde:
“ti vuje bbéne tande, tande, tande”,
pe’ nin fa’ maj’ štutuà ‘štu sendimènde.

‘Št’amore, chišta bbèlla fiamme ardènde,
li vuje tiné vive e scindillande,
perciò l’hai’ attizzà cuntinuamènde.

Oggi 14 Febbraio... San Valentino
Traduzione dal dialetto abruzzese:
Ti voglio tanto bene
(tutti i giorni...)


Si, ci vogliamo bene, è vero!
Mi fa piacere farvelo sapere.
Io voglio bene a lei e lei a me,
un bene senza sdolcinatezze, sincero.

-Ti voglio tanto bene amore mio!-
ce lo diciamo, forse, ogni sera,
ringraziamo Dio con una preghiera
e accettiamo la vita come viene.

Succede a volte, per una sciocchezza,
perché non ci sono rose senza spine,
una lite, e... zitta tu e zitto io.

La sera ci addormentiamo, schiena contro schiena, aspettando una mossa per capire,
fino a quando non si fa mattino.

Poi la mattina arriva... sia benedetta!,
e ci trova abbracciati stretti stretti.


Fernando D'Annunzio, febbraio 2016
 
Gli Innamorati sono dei privilegiati
di Attilio Piccirilli
 
Buon San Valentino

“Se ami qualcuno
lascialo libero.
Se torna da te,
sarà per sempre tuo,
altrimenti
non lo è mai stato”.

Richard Bach
stralcio da "La Voce" - Vasto, quotidiano del vastese in distrib. gratuita - n. 25 del 13 febbraio 2010