Tradizioni di Vasto:
La Pasquetta
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Enzo Ronzitti, vestito di bianco, meglio noto come "Il Cavaliere", deceduto, all'età di 78 anni, nel dic. 2012, era uno dei personaggi più conosciuti e popolari in città ed ha lasciato un vuoto incolmabile in tutti quelli che l'hanno conosciuto e sono stati 'trascinati' dalla sua allegria. E' stato il trascinatore dei gruppi cantori della città.  Con la sua voce aveva fatto vivere le tradizioni della città abruzzese come la Pasquetta, i canti di Natale e Sant'Antonio.

 
Il Canto della Pasquetta a Vasto
tra religione e usanze popolari
Come da tradizione nella serata del 5 gennaio, si ripete il rituale della Pasquetta con il canto tradizionale che ogni anno, diversi gruppi di amici, muniti di fisarmoniche, chitarre, e strumenti arrangiati intonano e girano per le vie della città cantando e ballando.
La consuetudine vuole che essi siano ricompensati con un "dono", magari prodotti tipici locali (salsicce, formaggi, vino ecc.).
A Vasto, come in altre città e regioni d'Italia, resistono ancora oggi all'attacco del tempo e della evoluzione tecnologica alcuni canti d'origine popolare tramandati di generazione in generazione.
  
Tali motivi canori sono tutt'oggi molto amati dal popolo vastese che
nella foto: Antonio Savino Pasquale e Francescopaolo Gileno
continua a riproporli, come da tradizione, nei giorni di ricorrenza attraverso raggruppamenti di persone, più o meno organizzate per l'occasione, attrezzate con i classici strumenti musicali e tradizionali del luogo.
La prassi vuole che tali raggruppamenti di uomini e donne (queste ultime oggi più presenti ma un tempo ben più rare) vadano in giro vestiti in modo caratteristico, a seconda della tradizione, per le case della città (un tempo quasi tutte campagne) a proporre il canto della pasquetta ricevendo in cambio dell'esibizione soldi oppure beni commestibili, segno di devozione da parte dei fedeli che hanno ascoltato.
Il ricavato generalmente viene condiviso dalle persone che l'hanno ottenuto mediante cenette, pranzi o quant'altro che vanno ad arricchire lo spirito di gruppo che era alla base dell'iniziativa. Sarà per questo che i più assidui cantori preferiscono girare per le campagne del luogo nella certezza di restringere, salsicce, formaggi e buon vino!...
stralcio da articolo apparso su "Qui Quotidiano", giornale d'info. del vastese, in distrib. gratuita - n. 4 del 6gennaio' 06

La Pasquàtte
di Fernando D'Annunzio (6 genn. 2010)

Lu rucuanàtte ‘ mmén’ a ‘mbuà Nichéle
pare ca pârle, chi tti ni vu’ fä’!
A la chitârre ci šta Raffajéle,
ngi šta di méjje pe’ tt’accumbagnä’!

Frangische che n’ accucchie Do-Re-Mi,
fa la mbògne ca sòne lu ciuffuèlle.
Jè’ m’arrânge a candä’, e pi’ ddi cchiü’,
facce rimàure nghi nu tamburrèlle.

Séme ‘na bbânde di trenda pirzàne,
… chitârre, tamburrèlle e rucuanàtte,
e, pi’ lu Uâšte, pindòna-pindàne,
massàre nü’ purtäme la Pasquàtte.

Tanda ggende šta ‘ndurne e nnu’ candäme.
‘Èsce: saggicce, caggiunuìtte e vvèine.
Purtäme l’alligrìje, ma ‘ ndônna ‘ndräme,
si sâlve, si Ddì’ vo’, lu tavilèine.

Traduzione:..............................................

Il canto della Pasquetta
(si porta alla vigilia dell’Epifania)

La fisarmonica nelle mani di compare Nicola sembra che parli, è proprio così!
Alla chitarra c’è Raffaele,
non c’è di meglio per accompagnare!

Francesco che non mette insieme Do-Re-.Mi,
fa finta di suonare il flauto.
Io mi arrangio a cantare e per di più,
faccio rumore con un tamburello.

Siamo una banda di trenta persone,
più: chitarra, tamburello e fisarmonica,
e, in giro per Vasto, nei vari crocicchi,
questa sera portiamo la “Pasquetta.

C’è tanta gente intorno e noi cantiamo.
Ci offrono: salsicce, caggionetti e vino.
Portiamo l’allegria, ma dove entriamo,
si salva, a Dio piacendo, solo il tavolo.

Canzonetta pastorale
"da cantarsi nella notte dell’Epifania di Gesù Bambino”
del poeta vastese Antonio Rossetti ( 1770 - 1853)

Giunta è la sera dell’Epifania,
Questa è la prima Pasqua del Messia,
Quanto è vago, quanto è bello
Gesù Cristo Bambinello.
O cari amici,
Per lui saremo un giorno ciel felici;
Col labbro, e ‘l core
Vi diam la buona Pasqua del Signore
D’inverno a notte ci nacque in una grotta
Di Betlemme tutta aperta e rotta,
In fra un bue, e un asinello
Si riscalda, ah poverello!
Pel peccatore
Patir sì dure pene il Redentore!
Noi tutti ingrati
All’amor suo divin tuttor siam stati.
Apparve in questa notte dall’Oriente
Una stella del sol più rifulgente,
La seguir tre Eroi scettrati
Nel suo corso, e avventurati
In quel negletto
Presepe ove giacea Dio pargoletto
Giunti, donano,
Incenso, mirra, ed oro al Bambin caro.
Da quei tre Magi Ei fu pure adorato,
Dall’empio Erode fu perseguitato.

....................stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" in data 5 gennaio 2010
La notte dell'Epifania a Vasto
(le antiche usanze)
In questa notte la città è allietata dal suono delle zampogne e gruppi di giovani girano per le vie fermandosi nelle case dei parenti, degli amici e soprattutto delle ragazze per portare La Pasquetta.

Il Bambino viene tolto dal Presepe e dopo aver mandato a letto i bambini, si preparano le calze, riempiendole con dolci, confetti e mandarini, e si appendono alla cappa del camino.

Una consuetudine non solo vastese è quella di prendere una fronda da un ramo d'ulivo e la sera della vigilia dell'Epifania metterne una foglia sui carboni accesi dicendo:
Pasqua, Befania, Befanella, chi vi'tré vodde l'annne, dimmi si mi vo'bene... a me chist'anne! (al posto dei puntini si mette il nome dei familiari e degli amici).
La risposta poi è data dalla foglia in questo modo:
se prima di bruciarsi, essa salta e crepita, vuol dire che la persona indicata vi vuole bene;
se brucia e si consuma senza far rumore, significa che il verdetto è negativo. In ogni caso si può sempre riprovare fino ad ottenere conclusioni più rassicuranti.
stralcio da articolo, a firma Renata D'Ardes e Paolo Calvano, apparso su "Vasto domani" - 2004