Tradizioni: Feste pasquali - Volto Santo e Sindone
 
Il Volto Santo di Manoppello e La Sindone di Torino
Diversi studiosi, tra cui suor Blandina Paschalis Schlömer, padre Heinrich Pfeiffer e padre Andreas Resh hanno osservato la
notevole somiglianzà fra il volto Santo di Manoppello e il volto
della Sindone di Torino definendo anche 10 punti di congruenza (Paschalis Schlömer) o di somiglianza (Resh); essi affermano che esista una stretta relazione fra Sindone di Torino e Velo di Manoppello, ipotizzando anche che esso fu il fazzoletto usato per ricoprire il volto di Gesù durante la sua sepoltura e che la Sindone
fu invece usata per avvolgere l'intero cadavere. Poiché l'approfondimento scientifico può confermare o meno le ipotesi formulate, si procede mettendo in evidenza cosa conosce la
scienza in riferimento a questi due Oggetti;

Volto Santo

II Volto Santo venerato come reliquia nel Santuario di Manoppello PE, secondo la tradizione, rappresenterebbe il Volto di Gesù Cristo.
E' conservato in un ostensorio di argento massiccio con ori e pietre preziose opera dell'artista Nazareno lotti.
È un'immagine che risalta evidente da un velo collocato tra due
vetri comuni di cm 24 x 17,5 circa, con incamottamento nel suo perimetro, posti in una cornice in noce. Il tessuto eccede 5 mm la
Volto Santo di Manoppello PE, all'interno di un estensorio d'argento
luce della struttura lignea. Il naso, diritto e macchiato sembra
come rotto nel suo setto; la bocca aperta lascia vedere alcuni
denti della
mandibola superiore; un ciuffetto di capelli si estende sulla fronte,
sul labbro superiore si osservano alcuni peli, una
piccola barba è presente sul mento, una modesta massa di capelli incornicia il viso.
Il velo è trasparente: in un cm quadro si contano circa 26 fili di
ordito e altrettanti di trama collocati a distanza non sempre
regoare. I colori non riempiono i vuoti del tessuto e possono
rilevarsi solo da un giusto angolo o contro schermo opaco. Le
tonalità cromatiche sono prevalentemente sul marrone. Le
guance sono disuguali nelle loro dimensioni. L'immagine è perfettamente visibile nel retro e nel verso. Se si osserva a breve distanza e a tre quarti d'angolo si ha una netta impressione come
di tridimensionalità. Essendo la tessitura del velo strutturalmente molto rada, se lo si pone controluce, l'immagine sparisce.
Il Volto della Sindone ricreato dalla Nasa nel 1988
 
Sindone
E'
indubbiamente l'oggetto più studiato al mondo perché
l'immagine corporea in essa riprodotta non è ancora spiegabile e tanto meno riproducibile nella sua completezza.
L'immagine insanguinata del corpo flagellato, incoronato di spine, crocifisso, morto e trapassato da un colpo di lancia, non solo sono una «provocazione all'intelligenza», come ha affermato Papa Giovanni Paolo II, ma anche implicano profonde connessioni con i sentimenti religiosi delle persone e con il loro stile di vita.
La Sindone è un lenzuolo di lino rettangolare, lungo 4,42 metri e largo 1,13 metri, che porta impressa un'immagine frontale e dorsale di un uomo che, secondo la tradizione, ha avvolto il corpo di Gesù di Nazareth.
La manifattura della Sindone è rudimentale e il lino usato per la fabbricazione fu filato a mano. Ogni filo di tessuto è composto da un centinaio di fibrille e ogni fibrilla ha un diametro di circa 0,015 mm. La tessitura, che presenta errori e salti di battuta, è del tipo tre-a-uno e forma il cosiddetto aspetto a "spina di pesce".
Al primo sguardo appaiono le bruciature causate dall'incendio di Chambéry (Francia) che nel 1532 danneggiò gravemente la Reliquia, ma le caratteristiche più importanti, sono: la doppia immagine corporea, frontale e dorsale, di un uomo che fu avvolto nel Lenzuolo e le tracce di sangue e siero che corrispondono alle ferite dell'Uomo avvolto, e che presentano caratteristiche assai particolari anche perché non hanno strisci o sbavature; indicano quindi che l'Uomo non fu estratto manualmente dal Lenzuolo.
Il problema principale negli studi sindonici è quello di spiegare come si sia formata l'immagine corporea.
Il gruppo di un'ottantina di studiosi di tutto il mondo, nominato ShroudScience, ha deciso di redigere una lista di caratteristiche chimico-fisiche della Sindone, sulla quale poi basare le future discussioni sul processo di formazione dell'immagine corporea.
Il corpo raffigurato è quello di un uomo sulla trentina con la barba e i capelli lunghi, risulta morto prima di essere stato deposto nella Sindone ed è dotato di evidente rigidità cadaverica.
L'Uomo presenta molteplici traumi, ma nel complesso il volto ha un aspetto composto e sereno.
I capelli appaiono soffici e non impaccati come ci si potrebbe aspettare dall'impronta di capelli intrisi di sangue, e questo porterebbe a supporre la presenza di un forte campo elettrostatico.
La barba sembra parzialmente strappata ed i capelli di sinistra sono più marcati.
L'immagine corporea non è un dipinto, una stampa o una fotografia, non è il risultato di una strinatura prodotta con un bassorilievo e tanto meno il risultato dell'esposizione ai raggi del sole perché risultati sperimentali evidenziano diverse caratteristiche; anche se non è ancora noto il meccanismo all'origine dell'impronta, si può ipotizzare un fenomeno come un lampo di radiazione probabilmente di elettroni.
L'immagine corporea che è dettagliata, con una risoluzione di 5 millimetri, ma nello stesso tempo senza contorni definiti; essa non è fluorescente in luce visibile, ha caratteristiche tridimensionali e l'intensità del colore, giallo paglierino, è simile in ogni zona perché i chiaroscuri dell'immagine non hanno diverse tonalità di colore, ma sono causati dalla presenza di un numero più o meno elevato di fibrille di lino di uguale intensità di colore, affiancate a fibrille prive di colore. D'altra parte, l'immagine corporea è il risultato di una sorgente di energia estremamente direzionale emanata in direzione perpendicolare alla superficie della pelle.
L'energia è stata emanata dall'interno del corpo avvolto dal Lenzuolo perché le macchie di sangue e siero, formatesi per contatto, passano da parte a parte il tessuto, ma sono più evidenti dal lato della Sindone dove c'è l'immagine corporea.
La mancanza di segni di putrefazione, soprattutto vicino alle labbra, esclude l'ipotesi di formazione dell'immagine causata dai gas della decomposizione del cadavere e fa pensare che essa si sia formata dopo di non più di una quarantina di ore di avvolgimento del cadavere.
Per capire l'estrema superficialità dell'immagine, si pensi ad un filo di lino della Sindone che è composto da un centinaio di fibrille. Solo le fibrille appartenenti ai 2-3 strati più esterni del filo sono colorate, le altre no. Ma c'è di più. Le fibrille di lino della Sindone sono ricoperte da un sottile strato composto di polisaccaridi forse apposto durante la tessitura per fare scorrere meglio i fili dell'ordito. Sulle fibrille colorate, non c'è traccia di pigmenti né tanto meno di colore trasferito direttamente o per capillarità e la cellulosa che compone la fibrilla non è colorata.
Il colore risiede solamente nello strato superficiale esterno ed è derivato da una disidratazione dei polisaccaridi. Se si toglie questo sottile rivestimento ad una fibrilla colorata, si osserva il suo nucleo privo di colore.
Come è possibile ottenere in laboratorio un risultato simile?
Per il momento non ci sono risposte esaustive anche perché il risultato dovrebbe avere caratteristiche di tridimensionalità, negatività, ecc..
Il metodo che meglio approssima tali risultati potrebbe essere quello basato sul cosiddetto effetto corona, che consiste in un intenso campo elettrostatico generato da un corpo umano e che scarica parzialmente gli elettroni sul lenzuolo di lino, ma devono essere condotti ancora molti studi.
La prestigiosa rivista Journal of Optics A: Pure and Applied Optics ha pubblicato un articolo intitolato The double superficiality of the frontal image of the Turin Shroud (http://www.sindone.info/FANTI.PDF), dove si dimostra oggettivamente, con analisi eseguite al computer, che esiste una tenue immagine in corrispondenza del volto sul retro della Sindone: l'immagine corporea frontale è quindi doppiamente superficiale.
Secondo lo scienziato americano John Jackson che diversi anni fa postulò questa caratteristica, l'energia sprigionata dal corpo avrebbe interagito con le due superfici esterne del tessuto senza invece interessare le fibrille di lino più interne.
Il risultato non è definitivo e sarebbe importante se il Cardinale Poletto rendesse disponibili al mondo scientifico le immagini del retro della Sindone, acquisite in luce ultravioletta.
Sarebbe inoltre auspicabile che venisse formata una commissione scientifica ad ampio spettro composta di diversi scienziati esperti nelle moltissime discipline di interesse per tale studio, in modo da cercare chiarire questioni come la doppia superficialità dell'immagine e di fare luce su quello che per il momento rimane un mistero inspiegabile: la formazione dell'immagine corporea.
L'immagine corporea si è formata su un lenzuolo già macchiato di sangue e siero.
Le tracce di sangue corrispondono alla posizione sul corpo delle ferite; esse si sono formate per contatto diretto ed attorno ad esse si possono notare i relativi aloni di siero. Queste tracce sono estremamente difficili da riprodurre con mezzi artificiali perché è sangue coagulatesi sulla pelle di un uomo ferito e ridiscioltosi per fibrinolisi a contatto con la stoffa umida. Si tratta di sangue umano molto antico contenente metaemoglobina e bilirubina. Sono evidenti segni di lesioni lacero-contuse riconducibili al flagrum, il flagello romano: si contano più di un centinaio di colpi di flagello.
In corrispondenza del cuoio capelluto ci sono numerose impronte correlabili a ferite da punta provocate da una corona di spine.
Sul lato destro della cassa toracica si nota una ferita che è stata prodotta da una punta di lancia; da questa è uscito un fiotto di sangue più denso del normale, seguito da una fuoruscita di siero: è tipico di un uomo deceduto in seguito a un notevole accumulo di sangue nella zona toracica.
A questo punto è evidente che se l'uomo del terzo millennio non è in grado di costruire qualcosa di simile alla Sindone, dato che questa esiste è necessario porsi alcune domande.
Da dove viene la Sindone?
Chi è stato in grado di costruire un oggetto simile?
E ancora, uscendo dal campo scientifico: la sorgente di energia, proveniente dall'interno del corpo, è forse correlabile alla Resurrezione?

Confronto

A questo punto è possibile fare un fra il Volto Santo di Manoppello e la Sindone di Torino per capire se esistano effettivamente elementi in comune.
Particolari del volto: Suor Blandina Paschalis Schlömer ha determinato la presenza di 10 punti di congruenza fra il Volto Santo e il Volto della Sindone; sono presenti quindi analogie tra cui la tumefazione alla guancia e il gonfiore del setto nasale, ma questi dettagli non sono sufficienti a dimostrare la somiglianza perfetta dei due volti.
Tridimensionalità: Mentre la tridimensionalità è chiaramente evidente nell'immagine della Sindone e vi si possono ottenere importanti informazioni sulla distanza fra il cadavere ed il Lenzuolo, l'immagine del Volto Santo non sembra tridimensionale.
L'immagine sindonica è estremamente superficiale e un filo di lino è colorato in superficie solo da un lato, mentre l'immagine del Volto Santo interessa tutte le fibrille della superficie dei fili.
In corrispondenza del volto e forse delle mani l'immagine corporea della Sindone è visibile da entrambi i lati e corrisponde in posizione e dimensione, ma presenta una forma leggermente diversa, per esempio in corrispondenza delle narici ed è meno intensa sul retro.
L'immagine del Volto Santo invece corrisponde in posizione, dimensione, forma e intensità. L'immagine sindonica assume una colorazione giallo-brunastra uniforme a causa della disidratazione dello strato di polisaccaridi che riveste le fibrille di lino; le diverse tonalità di colore dipendono dal numero di fibrille colorate.
L'immagine del Volto Santo presenta invece diverse tonalità di colore.
Nell'immagine corporea della Sindone non c'è presenza di sostanze d'apporto pigmentanti. L'immagine del Volto Santo evidenzia la presenza di pigmenti almeno in alcune zone quali le pupille e i capelli.
L'immagine sindonica non è facile da percepire da un osservatore che si pone a una distanza minore di un metro perché la variazione del contrasto è poco marcata.
L'immagine del Volto Santo presenta invece brusche variazioni di contrasto in corrispondenza di diversi dettagli ed è quindi facilmente visibile da distanze ravvicinate.
L'immagine sindonica presenta dettagli al di sopra di 5 mm, mentre l'immagine del Volto Santo evidenzia dettagli più piccoli, anche al di sotto del millimetro.
L'immagine sindonica non presenta tracce di cementazione fra fili o fibrille dell'immagine corporea, perché l'origine della pigmentazione è di tipo chimico.
Almeno in alcuni punti dell'immagine del Volto Santo sono invece evidenti le tracce di cementazione fra fibrille.
Cementazione delle fibrille insanguinate: Si osserva una spiccata cementazione tra le fibrille
sindoniche intrise di sangue; il "sangue" del Volto Santo sembra invece un pigmento simile all'immagine.
Le fotografie all'infrarosso hanno la caratteristica di evidenziare discontinuità causate da pigmenti o da componenti estranei all'uniformità del tessuto.
Nel caso della Sindone, la fotografia all'infrarosso di G. B. Judica Cordiglia mostra che l'immagine corporea, data l'uniformità della colorazione, tende a scomparire; nel caso invece del Volto Santo alcuni dettagli vengono messi più in evidenza come le pupille degli occhi, i denti, i ciuffi di capelli e le macchie di sangue.
Si è potuto constatare che, nonostante si possano trovare alcuni elementi comuni alle immagini del volto della Sindone e del Velo di Manoppello, come ad esempio 10 punti di congruenza
(Paschalis Schlömer) o di somiglianza (Resch), le caratteristiche di tridimensionalità, superficialità, cromaticità, contrasto, risoluzione, cementazione e quelle evidenziate in luce infrarossa portano a dedurre che le due immagini si siano formate con tecniche completamente differenti; sembra quindi poco probabile la tesi che entrambe le immagini si siano formate nello stesso istante e con lo stesso meccanismo di formazione.
Questo risultato tuttavia non esclude la possibile origine soprannaturale per il Volto Santo, che è stata confermata nel caso di altre raffigurazioni come ad esempio la Madonna di Guadalupe.
La foto del Velo di Manoppello e art. a firma prof. Giulio Fanti, sono apparsi sulla riv. mensile: Hera - n. 68 - 09' 2005.
La foto del Volto della Sindone ricreato dalla Nasa nel 1988 è apparsa sul n. 85 - febbraio 2007 sempre della rivista Hera.
(Redazione di Hera Magazine - Fonte Nuova - Roma - Tel. o69063149/Fax 0690020987 - segreteria@heraedizioni.com)

Il Volto Santo di Manoppello
"Il velo di Manoppello è la Veronica"



La Scoperta:



E' a Manoppello PE
, da 400 anni, la Veronica (la
. .vera icona
), il velo su cui sarebbe rimasto impresso
. .
il volto di.Gesù Cristo e che si trovava una volta
. .a.San Pietro a Roma
?

Si può dopo 2000 anni conoscere l'aspetto di Gesù?
. .







P. Heinrich Pfeiffer, gesuita, docente di iconologia e storia dell'arte cristiana all'Università Gregoriana di Roma, afferma che il velo di Manoppello è la Veronica, il velo con l'immagine di Gesù di cui dal XVII secolo misteriosamente non si hanno più notizie; e che il volto sulla Sindone di Torino, da identificare con la parola othonia nel Vangelo di Giovanni, e il volto sul velo di Manoppello, il cosiddetto soudarion (Giov. 20,5-7), combaciano perfettamente, perché entrambi i tessuti erano adagiati sulla salma di Gesù.
I tratti sono gli stessi: viso ovale leggermente rotondo e asimmetrico, capelli lunghi, un ciuffo di capelli sopra la fronte, la bocca leggermente aperta, lo sguardo rivolto in alto; sono quelli che hanno influenzato nei secoli tutta l'iconografia di Cristo.
Già nelle catacombe romane del IV secolo d.C. troviamo rappresentazioni di Cristo con una forma iconografica che
poi è stata tramandata nei secoli, con queste caratteristiche fisionomiche.

Su che cosa si basano le teorie di Padre Pfeiffer?

Su ricerche storico-artistiche, ma anche su esami scientifici, come riprese digitali e osservazioni sotto luce ultravioletta, che confermano la sorprendente mancanza di pittura sul velo di Manoppello.
 
La Sindone e il Velo di Manoppello: un unico volto
Tutto è cominciato nel 1978 quando Padre PfeifFer conobbe
il confratello Padre Bulst, sindonologo, il quale, in un convegno, gli consegnò i risultati delle ricerche della suora trappista Blandina Paschalis Schloemer, un'esperta iconografa, che nel monastero Maria Frieden, nei pressi di Colonia, aveva svolto importanti indagini.
E' stata lei che, con la sovrapposizione delle due immagini su diapositive e un trasparente di coordinate, ha affermato per prima che il volto di Torino e quello di Manoppello
combaciano perfettamente.
 
La Storia
Dal XII secolo fino al 1608 la Veronica era stata una meta religiosa per migliaia di pellegrini; partivano alla volta di Roma per ammirare il Volto di Cristo, trasformando il culto in una vera febbre mistica.
Dopo la demolizione, nel 1608, della cappella ove era custodita la Veronica, il velo scomparve e non se n'ebbero più notizie.
La scoperta sorprendente di Padre Pfeiffer è che il velo si trova a Manoppello esattamente dal 1618.
Sembra che proprio in quell'anno la moglie di un soldato lo abbia venduto ad un nobile della città per 400 scudi, per liberare il marito dal carcere.
Questo nobile, De Fabritiis, consegnò il velo ai Cappuccini con un atto notarile.
Padre Pfeiffer si basa sulla cosiddetta ''Relatione Historica'', scritta nel 1640 da Padre Donato da Bomba, cappuccino.
I Cappuccini vennero in possesso dell'immagine nel 1638, ma essa fu esposta a pubblica venerazione soltanto nel 1646, dopo l'autenticazione notarile.
II fatto che avessero compilato una Relazione storica e che questa, assieme al contratto di vendita, venisse autenticata per via notarile con pubblica lettura in municipio, è un segno che loro conoscessero il vero valore del Velo.
Che l'anno 1608, data del furto dell'immagine, com'è riportato nella Relazione storica, coincida con l'abbattimento della cappella della Veronica in Roma è particolarmente indicativo. Si può concludere giustamente che il velo sia stato rubato a Roma in questo periodo.
 
''Relatione Historica''
In un giorno imprecisato del 1506 in Manoppello
, il fisico Giacomo Antonio Leonelli, mentre conversava con alcune persone dinanzi alla propria casa, situata di fronte alla chiesa matrice di San Nicola di Bari in Corso Santarelli, vedeva giungere un pellegrino sconosciuto che, rivolgendosi a lui, lo invitava a seguirlo all'interno della chiesa.
Qui gli consegnava un piccolo involto
, con la viva raccomandazione di tenere molto cara quella devozione che a tutti avrebbero portato pace e benessere spirituale e materiale.
Il Leonelli apriva l'involto e rimaneva colpito dall'immagine di Gesù impressa su un velo di circa quattro palmi
. Intanto il pellegrino era scomparso, senza lasciar traccia di sé.
Il velo rimane in casa Leonelli fino al 1608
. Diversi eredi si contendono il sacro velo.
Pancrazio Petrucci
, un soldato, marito di una degli eredi, Marzia Leonelli, con violenza s'impossessa della reliquia per poi lasciarla in abbandono.
II Petrucci
- non se ne conosce il motivo - è imprigionato a Chieti; la moglie, per riscattarlo, vende anche il sacro velo. E' acquistato da Donatantonio De Fabritiis.
Non essendo la reliquia in buone condizioni
, il De Fabritiis la porta dai Cappuccini. Il P. Clemente da Castelvecchio ritaglia il contorno e Fra Remigio da Rapino la pone fra due vetri con cornice in noce. Sono i vetri e la cornice che ancor oggi si vedono.
Nel 1638 il De Fabritiis ne fa dono ai Cappuccini
, che nel 1646 espongono la reliquia alla venerazione del popolo.
"Qual è colui che forse di Croazia
viene a veder la Veronica nostra,
che per l'antica fama non sen sazia,
ma dice nel pensier, finché si mostra:
Segnor mio, Jesù Cristo, Dio verace,
or sì fu fatta la sembianza vostra?"
(Par. XXXI, 103-108)
"Movesi il vecchierel, canuto e bianco....
E viene a Roma, seguendo 'l desio,
per rimirar la sembianza di colui
che ancor lassù nel ciel vedere spera".
(Sonetto XVI)
 
Notizie Utili



Per raggiungere il Santuario
:
Uscita Alanno-Scafa dell'A25 (Roma-Pescara), seguire segnaletica
Manoppello-Volto Santo. Dal Casello 9 Km.
Orario di apertura e chiusura del Santuario: 6.00-12.00 15.00 -19.00 (ora solare 18.00)
SS. Messe: Prefestivo: 17.30 (ora solare 16.30) - Festivo: 7.30 - 9.00 -10.00 - 11.00 - 17.30 (ora solare 16.30) - Feriale 7.15: Concelebrazione.
Albergo, Bar, Ristorante: Per prenotazioni: T. 085.859777 - F. 085.8590818
Sala del pellegrino, attiguo al Santuario per pranzare al sacco, servizi, ecc.
Santuario del Volto Santo-65024 Manoppello
T. 085.859118 - F. 085.8590041 - Sito internet: www.voltosanto.it -
e-mail: voltosanto@tiscalinet.it
Facciata del Santuario
Portale di S. Nicola
stralcio dall'opuscolo esistente nel 2007, presso il Santuario di S. Nicola in Manoppello PE - M. S., marzo'09

La Sindone

.foto a destra


La cappella
della Sindone
con il grande contenitore
(m. 5 x 1,60),
che conserva
e protegge
la Sindone.

www.sindone.it


Nella parte alta,
il palco reale
della Cattegrale.


La Sindone è un telo rettangolare di 442 x 113 cm. Fra le due linee scure, segni
dell'incendio del 1532, si intravede a sinistra, la parte anteriore e a destra la parte
posteriore del cadavere di un uomo crocifisso. Si notano la ferita al costato destro,
i segni della flagellazione, dell'incoronazione di spine e dei chiodi alle mani e ai piedi.
Forte è il suo rimando a quanto i Vangeli raccontano della passione di Gesù.
La Sindone, lunga m. 4,42 e larga m. 1,13, è un tessuto di lino a spina di pesce.
Secondo la tradizione la Sindone è il lenzuolo funerario nel quale Gesù fu avvolto dopo essere stato calato dalla croce.
Il racconto dei Vangeli riferisce che Giuseppe d'Arimatea compose il corpo di Gèsù nel sepolcro dopo averlo avvolto in una "sindone".
Durante l'ostensione del 1898, l'avvocato astigiano Secondo Pia fu autorizzato a fotografare la Sindone e visse un momento di intensa emozione, quando vide formarsi sul negativo fotografico la figura positiva (cioè come siamo abituati a vederla nella realtà) di un uomo con un volto evidente, impressionante, maestoso: le impronte sulla Sindone si comportano quindi come un'immagine in negativo naturale; fanno eccezione le macchie di sangue nonché le impronte delle ferite.
 
Le tracce impresse sulla Sindone sono di quattro specie:

1) segni di carbonizzazione della tela: il lenzuolo, oltre a piccoli fori bruciacchiati, presenta due linee scure parallele longitudinali, intersecale da 29 buchi, grossolanamente triangolari, causati da una goccia di argento fuso dell'urna che conteneva il lenzuolo più volte ripiegato, durante l'incendio scoppiato nel 1532, nella Cappella di Chambéry dov'era custodito;

2) colature d'acqua: aloni lasciati dall'acqua usata per spegnere l'incendio del 1532 e in altre circostanze;

3) immagine in chiaroscuro di una figura umana: nella parte mediana longitudinale della tela è evidenziata la doppia impronta (frontale e dorsale) di un uomo; l'immagine appare quasi in rilievo per effetto dei toni diversi della tinta bruno chiara (la tinta è più intensa per le parti sporgenti della figura - fronte, naso, mento, petto, ecc. - e meno intensa, fino a scomparire, per le altre parti); la persona che ha lasciato questa impronta supera la statura di cm. 170;

4) macchie di sangue: su punti particolari (come: fronte, nuca, polso, piedi e costato destro) la forma e la tinta delle macchie sono diverse da quelle del resto del corpo: tendono al colore carminio, sono piane, senza rilievo e con contorni netti, cioè non sfumate verso l'esterno; sembra che una sostanza si sia "decalcata" sulla tela lasciando una parte di sé sul tessuto. Sono in realtà resti di sangue.

Gli studi e le ricerche scientifiche che da quasi un secolo si interessano della Sindone hanno portato ai seguenti dati certi:
1 - non si tratta di un dipinto;
2 - non può essere un artefatto, perché riporta immagini di carattere negativo già molti secoli prima che fosse conosciuta la distinzione fra negativo e positivo;
3 - mentre l'impronta della figura umana si comporta come un'immagine negativa, le macchie di sangue sono riprodotte sulla Sindone come si vedono nella realtà, cioè in positivo, poiché il sangue ha colorato la tela per contatto diretto;
4 - l'impronta è stata impressa da un cadavere che tuttavia non ha lasciato tracce di putrefazione: il corpo è rimasto avvolto nel lenzuolo per il tempo necessario alla formazione dell'immagine, ma non fino a subire l'effetto della decomposizione del cadavere;
5 - la trafittura delle mani non risulta in corrispondenza del palmo (dove un falsario non avrebbe mancato di raffigurarla in ossequio alla tradizione iconografica) ma a quella del polso, unico posto idoneo per sostenere il peso del corpo stesso.
unico posto idoneo per sostenere il peso del corpo stesso;
6 - le mani presentano solo quattro dita, probabilmente perché il pollice si flette bruscamente in conseguenza della trafittura del polso;
7 - il sangue (unitamente al siero) uscito dal costato è certamente sgorgato da una ferita prodotta dopo la morte del crocifisso e Gesù, come si legge nel Vangelo di Giovanni (19, 33-34), era veramente morto quando fu colpito dalla lancia;
8 - le analisi ematologiche hanno dimostrato con certezza che sulla Sindone vi sono tracce di sangue umano;
9 - le moderne analisi all'elaboratore elettronico hanno evidenziato che le fotografie della Sindone, a differenza delle pitture e anche delle comuni fotografie, contengono in loro stesse l'informazione della terza dimensione, per cui è possibile ricavare dalle medesime le stupende immagini tridimensionali che hanno consentito di individuare particolari altrimenti non rilevabili;
10 - l'esame dei pollini identificati sul telo sindonico conferma l'ipotesi del passaggio della Sindone in zone palestinesi e medio-orientali.
 
 
 
La Sindone nel positivo fotografico: come appare alla vista di chi l'oserva
1. Linee di carbonizzazione - 2. Aloni prodotti da acqua - 3. Ferita da chiodo al polso sinistro -
4. Ferita al costato destro - 5. Volto - 6. Colatura di sangue sulla fronte - 7. Colatura di sangue
sulla nuca - 8. Segni dei colpi di flagello - 9. Buchi prodotti dall'incendio del 1532 - 10. Pianta del piede destro.
 
Negativo fotografico della Sindone, ottenuto dalla conversione in B/N della fotografia a colori
 
stralcio dall'opuscolo esistente nel 2007, presso la Cattedrale di Torino - M. S., marzo'09