Tradizioni: Feste pasquali a Vasto
 
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Il rito della Via Crucis, nei venerdì di Quaresima, a Vasto
Ancora oggi, in alcune chiese vastesi, nei venerdì di Quaresima, al termine della santa messa serale, si celebra il rito della Via Crucis, con cui si commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota.
Le stazioni tradizionali sono 14: 
1 - Gesù flagellato, deriso e condannato a morte
2 - Gesù caricato della croce
3 - Gesù cade la prima volta
4 - Gesù incontra sua Madre
5 - Gesù viene aiutato a portare la croce
6 - Santa Veronica asciuga il volto di Gesù
7 - Gesù cade la seconda volta
..8 - Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme
..9 - Gesù cade la terza volta
10 - Gesù spogliato delle vesti
11 - Gesù inchiodato sulla croce
12 - Gesù muore in croce
13 - Gesù deposto dalla croce
14 - Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro
A volte la Via Crucis termina con la quindicesima stazione, in cui si contempla la Resurrezione di Gesù.
In quasi tutte le chiese, lungo le pareti, sono disposte le stazioni della Via Crucis. In alcuni casi ci troviamo davanti anche a veri e propri capolavori d’arte, con opere di pittura, scultura, maiolica o legno di pregevole fattura, che ci raccontano e descrivono gli ultimi drammatici momenti della vita di Gesù.
La serie di quadri presenti sulle pareti e colonne di Santa Maria Maggiore a Vasto, di cui proponiamo tre immagini
risalgono al 1928, come si può leggere sulle colonne de Il "Vastese d’Oltre Oceano":
Per la ricorrenza della Quaresima la chiesa di Santa Maria Maggiore è stata dotata di 14 quadri a colori della Via Crucis, racchiusi in artistiche cornici, lavori del prof. Luigi Morgani, inaugurati con un panegirico del P. Pellegrino da S. Severino, il giorno 28 dello scorso febbraio.
I detti quadri sono stati donati dalla devota Sig.ra Serafina Falconi, ed è da augurarsi che per il maggior lustro della chiesa stessa, altre pie persone seguano l’esempio di questa benefattrice
”.
 
Durante la meditazione, i fedeli passano di stazione in stazione, meditando i misteri della passione, intercalando un breve canto che in molti senz’altro ricorderanno:  
Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.
Gesù, Gesù mio bene stampate nel mio cuor le Vostre pene!
 
 
Il poeta vastese Gabriele Rossetti ha composto una bella lirica sulla Via Crucis, inserita nella raccolta L’Arpa evangelica, pubblicata nel 1852. Alcuni passi:

Sull’aspra via del Golgota
Seguiam la nostra scorta,
Chè chi la croce or porta
Poi la corona avrà:
Là sopra Ei gode schiuderci
Delle sue grazie il fonte:
Chi va con Lui sul monte
Con Lui nel cielo andrà.

Ei scese per redimerci
Dall’infernal servaggio;
Per lui facciam passaggio
Dal vizio alla virtù.
Oh di qual veste candida
A ricoprirci andiamo!
Deposto il vecchio Adamo
Assumerem Gesù.

Vedrem piangenti gli angeli
Farsi dell’ali un velo,
E quasi estinti in cielo
Vedrem la luna e ‘l sol;
Vedrem fra le bestemmie
D’infellonite squadre
Il pianto della Madre
E ‘l sangue del Figliol.

Ei pugnerà fra spasimi,
Ma vincerà Satanno:
Deh che un’immenso affanno
Gli frutti immenso amor.
Quand’Ei là pende lacero
Poniamci ai piedi suoi,
E scenda il sangue in noi
Del nostro Redentor.

stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 25 marzo 2011

Domenica delle Palme: inizio riti della Pasqua
Con la Domenica delle Palme ha inizio la Settimana Santa, “tempo forte” della cristianità in cui vengono celebrate e meditate la passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo.
In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme osannato dalla folla che lo saluta agitando rami di palma.
In ricordo di questo avvenimento, la liturgia solitamente si svolge iniziando da un luogo al di fuori della chiesa, dove i fedeli si radunano e il sacerdote benedice i rami di ulivo, simbolo di pace e di vittoria, quindi ha inizio la processione verso la chiesa intonando dei canti di gioia o delle preghiere. Durante la celebrazione della S. Messa si entra in un clima di raccoglimento e viene letto, solitamente dal sacerdote e da altri due lettori, il lungo racconto della Passione di Gesù.
Lunedì, Martedì e Mercoledì Santo, apparentemente sembrano giornate vuote, mentre in realtà sono importanti perché di preparazione al triduo pasquale, con particolare attenzione ai doveri della confessione.
Giovedì Santo, nella mattinata non si celebra l’eucarestia nelle chiese, ma viene celebrata un’unica Messa, chiamata Messa Crismale, in ogni diocesi, presieduta dal vescovo e da tutti i suoi presbiteri e diaconi. In questa messa vengono consacrati gli Olii santi (che verranno utilizzati per tutto l’anno per l’amministrazione dei Sacramenti), mentre i presbiteri rinnovano le promesse sacerdotali. Ma nel pomeriggio dello stesso giorno, inizia il solenne triduo pasquale con la Messa in Coena Domini, dove si ricorda l’Ultima Cena.
In molte chiese ancora oggi si ripete il rito della lavanda dei piedi. Al termine della messa i ministri cambiano il colore liturgico, assumendo il viola, ed ha luogo il rito della spoliazione degli altari e la velatura delle croci.
Come da tradizione in ogni chiesa a Vasto viene realizzato l’Altare della Reposizione, dove viene custodita l’Eucarestia per l’Adorazione e la comunione del venerdì.
Durante la serata e nelle prime ore del mattino successivo i fedeli si recano nelle chiese per la visita ai cosiddetti “Sepolcri”.
Venerdì Santo è il giorno del dolore e del lutto universale, ma è anche giorno di digiuno ed astinenza dalla carne. Verso le tre del pomeriggio si svolge il rito della Passione, sostanzialmente divisa in tre parti: la liturgia della parola, con la lettura della Passione secondo S. Giovanni, l’Adorazione della Croce e la santa comunione. A sera la solenne processione del Venerdì Santo.
 
Sabato Santo non viene celebrata nessuna liturgia.
Al mattino dalla chiesa dell’Addolorata muoverà la processione della Madonna con il Cristo morto, per le vie del centro storico.
Le chiese rimangono spoglie in segno di lutto fino alla solenne Veglia pasquale quando
“se scioje le cambane” per festeggiare la Resurrezione del Cristo.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 17 aprile 2011

La Settimana Santa
ai giorni nostri
Giovedì Santo sera,
da sempre a Vasto c’è il rito della visita ai Sepolcri, o meglio
si va a ffé li Sippîliche”.
Le chiese del centro sono le preferite dai fedeli. Se ne visitano almeno tre (sempre comunque in numero dispari secondo la tradizione), mentre anticamente non dovevano essere meno di sette.
Le cappelle sono allestite con fiori bianchi e vasi germogliati di grano cresciuti nel buio, che simboleggiano il passaggio dalle tenebre della morte di Gesù alla sua resurrezione.
La più caratteristica e suggestiva come sempre è l’Altare della Reposizione
2009 - Giovedì  Santo a Vasto - Sepolcri  nella chiesa di S. Filomena
2009 - Giovedì  Santo a Vasto - Sepolcri  nella chiesa diella Nunziatella
nella chiesa di S. Filomena vale a dire “Chijse di Rille”, assieme alla “Nunziatella” che sono ambedue in via Anelli. L'allestimento fino a qualche anno era affidato al compianto zio Rocco Fiore.
Nel 2010, originali quelle di S. Paolo su una barca e quella dei Salesiani, una croce con al centro la pisside con le ostie. Molti belli anche gli altri con i simboli del grano e dell’uva, del pane e del vino.
I fedeli passano da una chiesa all’altra e si fermano in raccoglimento davanti a ogni altare e parlano a bassissima voce. Incontrando gli amici si cominciano a scambiare gli auguri di Pasqua.
Il Rito dei Sepolcri - Con la Messa in Coena Domini, in ricordo dell’Ultima Cena, inizia il Triduo pasquale che rappresenta il culmine ed il momento più forte della Settimana Santa.
Durante la celebrazione eucaristica, prima della lettura del Vangelo con il canto del Gloria le campane suonano per l’ultima volta e vengono poi legate. Saranno sciolte solo durante il canto del Gloria della Veglia Pasquale. Dopo l’omelia si rinnova il rito della lavanda dei piedi, come ricordato nel brano del Vangelo.
Come da tradizione in ogni chiesa viene realizzato l’Altare della Reposizione, dove viene custodita l’Eucarestia per l’Adorazione e la comunione del venerdì. Durante la serata le chiese sono un via vai di gente per la visita ai cosiddetti “Sepolcri” (li Seppîleche): la tradizione vuole che si visitano sette chiese o comunque in numero dispari.
Il numero sette, molto ricorrente all’interno della Bibbia, ha lo scopo di ravvivare la memoria della Passione di Gesù, onorando i sette principali viaggi dolorosi fatti dal Redentore:
1) Dal Cenacolo all’Orto del Getsemani
2) Dall’Orto alla Casa di Anna
3) Dalla Casa di Anna a quella di Caifa
4) Dalla Casa di Caifa al Pretorio di Pilato
5) Dal Pretorio di Pilato al Palazzo di Erode
6) Dalla Corte di Erode al Tribunale di Pilato
7) Dal Pretorio di Pilato al Calvario.
Secondo altri, il numero sette ricorda i dolori della Madonna, mentre altri parlano di cinque chiese in ricordo delle piaghe di Cristo.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 2 aprile 2010
Venerdì Santo, processione del Cristo Morto, è il giorno della morte di Gesù sulla Croce.
A Vasto, come in tanti altri posti, il sacrificio è ricordato con una solenne processione che si snoda
per le vie cittadine al lume dei
2009 - Venerdì  Santo a Vasto - Processione del Cristo Morto in Corso Nuova Italia
ceri, in assoluto raccoglimento, favorito solo dalle note del Miserere.
La processione 2009 ha presentato una commozione in più. Il Calvario delle vittime del terremoto dell'Aquila. E questo ha fatto commuovere più d’uno al passaggio dei simboli della Passione e del Cristo morto, portati a spalla dalle confraternite.
Vasto, il Venerdì Santo, foto di Riccardo Bruni
- by oculato
- Luglio 2010 - da You Tube
Sabato Santo mattina, processione della Madonna Addolorata
(foto 2009)
2009 - Sabato  Santo a Vasto - Processione della Mad. Addolorata in Piazza Rossetti

La Santa Pasqua (la Sanda Pàsche)
La celebrazione della Pasqua ha inizio con la veglia, che si svolge dalla sera precedente sino allo scoccare della mezzanotte, durante la quale si rivive la Passione di Gesù Cristo e si partecipa ai Sacramenti. Ha inizio con la benedizione del fuoco e con l'accensione del cero pasquale, simbolo di Cristo-Luce, che viene introdotto in processione in chiesa, progressivamente illuminata. Al rito fa seguito l'Annunzio del mistero pasquale di Cristo, che arriva a rischiarare la terra del Suo splendore vincendo le tenebre del peccato.
stralcio da articoli apparsi su "www.noivastesi.blogspot.com" - marzo 2009

Tradizionali riti pasquali a Vasto per la Settimana Santa
(dalle cronache del periodico Histonium dal 1949 al 1951)
Primo Venerdì: Si "spuntano" i capelli per scongiurare i dolori di testa.
Domenica di Passione: Inizio della tradizionale quintena della Sacra Spina nella Chiesa di S. Maria Maggiore di Vasto.
Secondo Venerdì: Solenne processione della venerata S. Spina. La manifestazione religiosa è caratterizzata dagl'innumerevoli "ceri" (le torce) variopinti portati dai fedeli in ossequio al voto fatto. Molti fedeli vanno umilmente a piedi nudi. Ai quattro punti principali della città, come a indicare i quattro punti cardinali (Porta Palazzo, Porta Nuova, Corso Italia, Catena) si erigono gli altari per la rituale benedizione della terra, del mare e del cielo. Nella funzione serale la preziosa Reliquia è presentata al bacio dei fedeli.
Domenica delle Palme: inizio della Settimana Santa
Cummà, la Dumèneche de le Palme: Vaj' a la 'Mèsse e me ce coje jurne!...” (espressione popolare ad indicare la durata della sacra funzione).
Dovunque si benedicono le palme di ulivo, spesso intrecciate in graziose ghirlandette e si distribuiscono ai fedeli e per le case. Una palmetta è posta al capezzale del letto accanto alla candela o alla Beata crocetta della candelora e alla bottiglietta della santa manna di S. Nicola recata dal pellegrinaggio di Bari a maggio. Si usavano mettere anche nei campi di grano a protezione del raccolto.
Amici e fidanzati, che per una ragione qualsiasi "sono in odio" fra di loro, si scambiano la palma dopo la messa per conchiudere la pace ripetendo:
Quest' è la palma bbinedètte:
oggi è vvèrde e ddumane è sécche
e baciandosi l'un l'altro.
Mercoledì Santo: A sera inizio delle sacre funzioni fino a Venerdì Santo (le lizziùne) che terminano, dopo il canto del Miserere, "nghe le vattiture", a ricordo della flagellazione del Signore
Giovedì Santo: Un tempo si eseguiva la "lavanda", dei piedi a ricordo della uguale cerimonia fatta dal Signore ai suoi apostoli. Nella chiesa di S. Giuseppe, su apposito palco, si allineavano dodici vecchietti del locale Ospizio di S. Onofrio e l'Arcidiacono, in camice e stola, lavava i loro piedi. Si legano le campane. A S. Maria maggiore, la sera, si esegue la tradizionale funzione della Desolata e del Trionfo della Croce con l’intervento di un valente panegirista.
A sera e per tutta la notte, la visita ai santi sepolcri (li sippîliche). I fedeli devotamente si recano nelle chiese parrocchiali, recitando sottovoce per la strada il "credo".
Il raccoglimento deve essere assoluto. Davanti al sepolcro si recita la seguente preghiera:
Te vinghe a vvisità, sepolcre sande,
E vvinghe a vvisità la vostra passione:
La morte de Sugnurije
Sia per ssalvazione
De l'alma mije.
Questa preghiera è integrata dalla recita di 5 Pater e 5 Ave.
A notte alta poi vi era tradizione per le donne porsi bocconi a terra dietro un altare e recitare 33 "credo" in memoria dei 33 anni di Nostro Signore. Questi 33 "credo" formano il tesoro spirituale annuale della devota, che in caso di necessità li rammenta al Signore; «per la memoria dei 33 credo vi prego di farmi la grazia di...».
Venerdì Santo: In mattinata: tradizionale funzione nella chiesa di S. Francesco (l’Addulluràte) e a mezzogiorno (sesta ora) processione della veneratissima statua dell'Addolorata, a cura della Congrega della Carità e della Morte.
Nella chiesa di S. Maria Maggiore, al passaggio della Madonna Addolorata, comincia la fioritura miracolosa della S. Spina. Dalla maggiore o minore fioritura (poppe) il popolo argomenta l'abbondanza o la scarsità dei raccolti. Il pomeriggio, nella chiesa di S. Pietro si celebra la funzione delle Tre Ore di Agonia e successivamente, a sera, si snoda la suggestiva e frequentatissima processione di Gesù Morto.
Sabato Santo: Davanti alle maggiori chiese, ardono i fuochi benedetti. Molti devoti riportano a casa dei carboni accesi. Si rinnova l'acqua dei fonti battesimali. Nella chiesa di S. Maria Maggiore, funzione del Salvatore. Al Gloria, al suono delle campane, tra il fulgore delle luci, cadono i veli dai finestroni (che erano stati oscurati) e la luce inonda la chiesa. Contemporaneamente da dietro l'altare maggiore irrompe dal sepolcro il divino Redentore circonfuso da una nube d'incenso: è la Resurrezione, è la Pasqua!

Domenica - Pasqua:
Pasche marzole
Mar' a cchi ce se trove!
che cosa succederà?...
stralcio da"Lunarie de lu Uašte" - ed. 2011 e note di Pucci Ferrara da Vasto, 28 marzo 2015

La Settimana Santa
nella seconda metà del XIX secolo
Giovedì Santo:
Le campane sono legate ed il segnale per richiamare i fedeli alla Messa e alle altre funzioni religiose è dato con delle tavole simili a quelle per lavare i panni che hanno sui due lati delle maniglie mobili di ferro. Se si scuote la tavola le maniglie risuonano: "Tac! Tac! Tac".
Prima che l'autorità ecclesiastica li vietasse i sepolcri erano degli allestimenti teatrali con scene e fantocci di carta pesta e con coreografie a cui partecipavano anche comparse umane. I sepolcri "moderni" sono una festa di fiori: alla Chiesa si mandano vasi di fiori e anche le famiglie più povere si preparano per tempo mettendo in scodelle e vassoi grano, cicerchie, fave e lupini che, lasciate al buio coperte da un piccolo strato di terra producono fiori bianchi e gialli. Nella chiesa i sacerdoti cantano le lezioni della Passione, spegnendo una dopo l'altra le candele nel curioso e particolare candelabro triangolare. I fedeli fino a tarda notte visitano le varie chiese. Nella sacrestia i serventi vegliano fino al mattino, e a metà nottata cenano con i rituali maccheroni neri "aglio e olio". Suggestiva la cerimonia detta della Desolata che si svolge a S. Maria: mentre nell'abside si officia dinanzi ad un Cristo inchiodato su una grande croce il predicatore parla ai fedeli nella navata principale.
Alla porta della Chiesa proveniente dalla Chiesetta di S. Gaetano arriva la processione dei fratelli del SS. Sacramento che, in passione, cioè senza mozzetta, col cappuccio calato e con la corona di spine in testa, portano le statue del Cristo Morto e della Vergine Desolata. Sull'altare maggiore, per mezzo di una macchina azionata dal sacrestano e dai suoi aiutanti attraverso un buco che mette in comunicazione la cripta di S. Cesario con il presbiterio, il Crocifisso scende e viene sostituito da una croce senza Cristo splendente di candele che salendo compare allo sguardo dei fedeli. Dopo una breve processione all'interno del tempio il Cristo viene messo nel Sepolcro e accanto si poggia la Madre Addolorata.
Venerdì Santo:
La mattina dalla Chiesa di S. Francesco da Paola esce la processione dell'Addolorata, formata dai confratelli della Carità e della Morte, con camici, cappucci e cordoni neri. La processione porta per la Città il gruppo ligneo del napoletano Colombo che raffigura la Vergine che sorregge il Figlio Morto e fa le "posate" ai quadrivii. Insieme ai fratelli è la Schola Cantorum, che con i suoi solisti intona strofe dello Stabat Mater. L'orchestra con violini, viole, clarini, trombe e contrabbassi suona la musica sacra del settenario composta dal vastese Dermino Mayo. Quando la processione passa davanti alla Collegiata di S. Maria Maggiore nella cappella omonima la Sacra Spina, come è consuetudine, ripete l'annuale miracolo, "poppa" secondo la terminologia popolare, cioè si riveste di una lanugine sulla punta. A S. Pietro subito dopo pranzo inizia la solenne funzione delle sette parole, una maratona religiosa che impegna sul pergamo il predicatore fino alle undici. Le prediche sulle sette parole che Gesù Cristo disse sulla croce sono alternate a canti ed a lunghe preghiere. Al termine della sesta parola esce la processione della Vergine Desolata che accompagna il Cristo Morto. Per le vie della città illuminate a festa da bengala e lumi, tra il fumo dell'incenso bruciato ed i fiori lanciati dalle finestre questa lunga tragica sequela di fedeli segue la madre Addolorata per la morte dell'unico figlio tra i candidi camici dei fratelli del SS. Sacramento ed i sanguigni paramenti dei fratelli del Pio Monte dei Morti. Al suono della musica del Mayo e con l'accompagnamento del coro che canta lo Stabat Mater la processione alfine ritorna in Chiesa dove il predicatore commenta la settima parola. In seguito questa processione serale, per motivi di ordine pubblico, è stata spostata al giovedì mattina.
Sabato Santo:
A mezzogiorno si sciolgono le campane che annunciano la Resurrezione di Cristo. In tutte le chiese, il Salvatore Risorto, prima nascosto da una tenda, viene riportato alla visione dei fedeli. A S. Maria la stessa macchina meccanica usata il Giovedì Santo fa risalire sull'altare maggiore la statua del Salvatore col bianco vessillo. Ognuno al suono delle campane, ovunque si trovi, si inginocchia e si fa il segno della croce. La tavola è imbandita a festa, quasi a preannunciare l'imminente favoloso pranzo Pasquale.

Pasqua di Risurrezione
:
Tra le famiglie rituali gli scambi di doni: agnelli e capretti, vini e dolciumi. Per ogni figlio viene preparato un dolce di pasta zuccherata, a forma di cavallo per i maschietti e di bambola per le femminucce. E nella pancia viene messo un uovo intero con guscio. Un passatempo tradizionale legato al periodo pasquale consiste nel giocare a "truzze", ed avviene in Piazza Diomede tra i ragazzi muniti di uova di gallina che costano pochi centesimi. Si mettono le uova di due concorrenti dorso contro dorso o punta contro punta e si urtano. Il vincitore è quello al quale rimane l'uovo integro e prende in premio l'uovo danneggiato dell'avversario.
stralcio da art., a cura di Paolo Calvano, apparso su "Vasto domani" - giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 4 - aprile 2004 

Li sippîliche (I sepolcri)
Li sippîliche è un’ usanza che si perde nella notte dei tempi, che ormai la modernità sta soffocando ma che, ancora oggi, resiste. Esso consiste di mettere a germogliare grano, avena, ceci, fagioli, lenticchie, cicerchia, lupini e altri legumi, il giorno dopo carnevale in recipienti, sulla cui base viene posta della sabbia bagnata e poi messi al buio a farli germogliare, badando di mantenere umida la sabbia.
La scelta dei legumi è personale in base ai colori che piacciono perché ognuno ha un colore proprio, alcuni scelgono un solo tipo altri mischiano più semi. Il mercoledì le donne, dopo aver arricchito i germogli, che a volte superavano i 30 o 40 cm, con piccoli fiori, portavano li sippîliche nella chiesa di appartenenza per disporli intorno all’altare che, addobbato a festa, diventava il Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Dal giovedì Santo al Sabato Santo le famiglie in un percorso quasi circolare, grazie alla disposizione naturale dei luoghi da visitare, o in senso orario o antiorario, visitavano i sepolcri per pregare in religioso silenzio perché la chiesa era il lutto, vigeva il silenzio, non si cantava e le campane erano legate, per poi ritrovarsi vicino a casa, un popolo in cammino dove durante il pellegrinare si rincontravano amici e conoscenti scambiando i primi auguri per una Santa Pasqua.
Il senso religioso nella civiltà contadina è che il legume morto torna alla vita dal buio della morte con il suo germoglio, come Gesù vinta la morte, dal buio del sepolcro risorge nella luce di Dio.
stralcio da articolo, a firma Stefano Marchetta, apparso sul periodico
"San Salvo-ieri-oggi-domani" - a cura del Lions Club San Salvo - anno 2 - n° 3 -marzo 2015