Feste Pasquali Altrove
 
Un uomo sulla mano del grande Cristo Redentore di Rio de Janeiro
 
Gesù Cristo e il buon ladrone - 1566 ca
Bologna, Pinacoteca Nazionale.
Dipinto di Tiziano Vecellio, pittore veneto
morto isolato e desolato nella natia Pieve di Cadore durante
la peste del 1576 (Pieve di Cadore BL 1477 - Venezia 1576)
Questo dipinto è una tela monocroma; l’inquadratura sbieca è insolita; in primo piano è il capo luminoso del Cristo morente mentre il “ladrone” è in posizione frontale.
È il momento
dell’agonia, non un buio denso, ma una palpabile caligine
bruno-dorata domina lo sfondo…
Cosa che sottolinea ancora maggiormente la brutalità
della crocefissione: era considerata una morte così
raccapricciante da doversene tenere lontano e, stando allo scrittore romano Cicerone (106 a.C. - 43 a.C.),
“Non solo dagli occhi ma anche dalle orecchie di un
cittadino romano”. Ossia non se ne doveva parlare.






Altare di Isenheim - 1510/15
Colmar (Francia), Musée d’Unterlinden,
ricavato dall’ex convento dei domenicani.

Dipinto di Matthias Gothardt Neithardt,
detto Grunewald
(Wurzburg, Baviera, 1475 - Halle sul Saale, Sassonia, 1528 -
Germania).
Riproduzione del “Crocefisso” dipinta per l’altare
dell’abbazia di Isenheim, in Alsazia, su commissione
dell’abate Guido, verso l’anno 1512.
Dostoevskij (1821-1881) diceva che vi sono rappresentazioni
del Cristo che possono far perdere la fede a chi è un po’ incerto:
è proprio il caso di questa crocifissione, perché l’impatto con essa è duro e forte.
 
Cristo Risorto
   
Cristo

Pasqua
Cenni
Una tra le grandi solennità religiose e liturgiche cristiane, durante la quale si commemorano la morte e la resurrezione di Cristo.
Originariamente essa era una festa ebraica (dal termine "pesah" = passare oltre) collegata al racconto biblico della liberazione degli Ebrei dall'Egitto.
La festa infatti commemorava la notte (tra il 14 e il 15 del mese di nissan) in cui Dio mandò la decima piaga sull'Egitto e nella quale Mosè ordinò a ogni famiglia ebrea di immolare un agnello e di tingere col suo sangue gli stipiti della propria casa, quindi di mangiarne le carni arrostite vestiti per il viaggio insieme a pane non fermentato (azimo) ed erbe amare.
Come narra l'Esodo, Javeh, nella notte in cui imperversava sui sudditi del Faraone, uccidendo i figli primogeniti degli uomini e degli animali d'Egitto, "passava oltre" le case degli Ebrei le cui porte d'ingresso erano segnate con il sangue dell'agnello sacrificale.
Molti fondamenti storici propongono invece la Pasqua come un'antichissima festa agricola caratterizzata da diversi riti:
1) sacrificio di un agnello le cui ossa non si dovevano spezzare;
2) pane azzimo, non lievitato, da mangiare insieme alle carni dell'agnello, miste ad erbe amare;
3) offerta di un mazzo di spighe di grano come forma di raccolta primizia.
La durata della Pasqua, durante la quale gli Ebrei erano tenuti ad andare in pellegrinaggio a Gerusalemme, era di sette giorni, dal 15° al 22° di Nissan (mese corrispondente al nostro attuale mese di Marzo).
Attualmente la Pasqua è celebrata, presso le comunità ebraiche, in forma ampliata, con riti diversi e con l'aggiunta di tradizioni locali, città per città.
Dopo la morte di Cristo, la festività fu fatta propria dal Cristianesimo, dando luogo a controversie, soprattutto per quanto concernente il suo carattere, perché con tale festività alcuni gruppi intesero commemorare la crocifissione del Messia, il nuovo "Agnello" che si era immolato come vittima per la salvezza dell'Umanità (il nome veniva erroneamente preso dal greco "paschein" = sofferenza).
Altri gruppi invece intesero collegarla all'Eucarestia e la celebravano a ricordo della resurrezione del Messia, avvenuta tre giorni dopo la morte, cioè di domenica.
Pertanto si evidenziò il problema, cioè: se la Pasqua si dovesse commemorare il venerdì, a ricordo della morte, oppure la domenica seguente, a ricordo della resurrezione.
Gli Orientali seguirono l'uso ebraico di celebrare la festa il 14 di Nissan e per questo furono chiamati poi "Quartodecimàni".
In occidente predominò l'uso in vigore a Roma e ad Alessandria, dove era celebrata la domenica. Dopo lunghe controversie dottrinali, alla fine del II secolo, il Papa Vittore I (africano) scomunicò le comunità che non volevano uniformarsi all'uso occidentale.
Fu nel Concilio di Nicea (325 d.C.) che si stabilì la regola generale della Pasqua come festa mobile: essa doveva cadere la prima domenica seguente il 14 di Nissan cioè del mese in cui il quattordicesimo giorno deve coincidere con l'equinozio di primavera (21 marzo) o lo segue immediatamente.
Nel caso in cui il 14 di Nissan corrispondeva ad una domenica, la festività doveva essere spostata alla domenica successiva.
Secondo il calendario gregoriano, accettato nella quasi totalità del mondo cristiano, la festività della Pasqua viene celebrata la domenica seguente il plenilunio successivo all'equinozio di primavera (22 marzo - 25 aprile).

Tradizioni

La maggior parte delle tradizioni pasquali è riconducibile ad antichi riti di propiziazione e di eliminazione, connessi con l'inizio della primavera.
Ad accentuare tali caratteristiche contribuisce il precedente periodo della Quaresima in cui, soprattutto nei secoli passati, l'astinenza assumeva un evidente significato di purificazione
(da ricollegarsi -ad esempio- il simbolismo della diffusa usanza domestica delle "pulizie di Pasqua").
Sotto tale profilo, significativa, è l'usanza della "Squilla", diffusa in alcune zone dell'Abruzzo, della Sicilia, della Campania e anche di qualche altra regione: a mezzogiorno del sabato precedente la Pasqua, la campana del paese squilla a lungo invitando alla conciliazione e alla pace; in questa occasione si sanano anche alcune controversie familiari o nell'ambito del proprio gruppo sociale.
Alle tradizioni della Pasqua concorrono due elementi, ai quali, fin da tempi remotissimi, si attribuiscono poteri purificatori e cioè l'acqua e il fuoco.
In molti paesi europei (Italia, Francia, Germania, ecc.) si usa aspergere le persone e la casa, nel momento in cui si sciolgono le campane, ritenendo che proprio in quel momento l'acqua diventi benedetta e che abbia particolari virtù protettive e curative.
Non meno diffuso è l'uso del fuoco che un tempo solennemente veniva benedetto la mattina del Sabato Santo.
In molte zone si usa accendere grandi falò sulle alture circostanti l'abitato, allo scopo di propiziare un buon raccolto; alle ceneri, che vengono raccolte e conservate tutto l'anno (ricordiamo il ceppo natalizio!), sono attribuiti poteri "apotropaici".
L'uso delle uova, ritenute il principio e perciò il simbolo della vita, già da antichissime credenze tradizionali pagane, fu accolto dal Cristianesimo nascente come simbolo di rinascita e di Resurrezione.
Molto più recente, intorno alla prima metà dei XIX secolo, di origine tedesca, è l'uso delle uova di zucchero e di cioccolato con "sorpresa".
La colomba e soprattutto l'agnello hanno invece origine biblica ma è evidente che, nella rinnovata tradizione cristiana, diventano principalmente simbolo di purezza e rientrano perciò tra le usanze e le pratiche di purificazione.
In Svezia, un rito tradizionale della Pasqua, è la cosiddetta "questua delle streghe"; le fanciulle indossano vecchi vestiti (presi dai cassettoni delle nonne) e girano di casa in casa, soprattutto nei piccoli paesi rurali, con un paiolo di rame per raccogliere dolci, monete e, non di rado, proposte di matrimonio.
stralcio dalla dispensa del corso di storia delle tradizioni pop. del Prof. Dr. Vincenzo De Rosa - corso 1999/2000 - Unitre MI

Segni e Simboli della Pasqua cristiana
"La palma, l'ulivo, la colomba, l'uovo", ecc.
Quaresima, tempo di digiuno e penitenza, preparazione alla Passione, Morte e Resurrezione del Signore, quale testimonianza della grande fede che è nel cuore e nella devozione del nostro popolo. Nelle sacre rappresentazioni, meritano d'essere ricordate i cosiddetti "drammi liturgici" che si celebrano durante la settimana di Passione, come la processione del Venerdì Santo . Vi partecipano le folle che fanno ala al passaggio dei simboli della passione per un rituale che affonda le sue origini nei secoli passati.

Le Palme. Caratteristica la cerimonia della benedizione delle palme nella domenica che precede la Pasqua.
La palma ha un significato particolare nella simbologia Cristiana, quale pianta che dal deserto venne condotta dagli angeli per essere piantata nel Paradiso.
Simbolo di vittoria, nell'antichità veniva offerta quale premio nelle competizioni. I martiri, immolatisi per la fede in Cristo, sono rappresentati con un ramo di palma, a simboleggiare il trionfo della spiritualità, quali rami della Palma Celeste. Per questo la palma è considerata anche manifestazione di esultanza e, dunque, adatta a rappresentare la vittoria. Per questo il popolo di Gerusalemme accolse Gesù, al suo ingresso trionfale in città, agitando e stendendo per terra rametti di palma e di ulivo, quali segno di benedizione divina, per esprimere che i giusti che "fioriranno come una palma", sono meritevoli della gloria, degni della resurrezione, a significare, altresì, la vittoria sulla morte e sul peccato.
Il riferimento alla palma ed all'ulivo è contenuto nell'Antico Testamento, quando la colomba, dopo il Diluvio Universale, portò un ramoscello d'ulivo a Noè per testimoniare la rinascita della vita sulla terra e per annunziare il segno della riconciliazione fra il Signore e gli uomini e, quindi, manifestazione profetica della venuta del Cristo.


L'Ulivo.
Anche il ramoscello d'ulivo, albero della misericordia e del rinnovamento della vita, è considerato simbolo del Cristo. Per questo l'ulivo è ritenuto anche il frutto della Chiesa, la fede dei giusti, il segno della pace. Anche nella rappresentazione scenica dell'Annunciazione, i pittori raffigurano l'Angelo Gabriele mentre porge alla Vergine Maria un ramoscello d'ulivo. Dall'ulivo, peraltro, sarebbe stato tagliato il legno della Croce. Cosicché la Croce, simboleggiando il Cristo, allude al Salvatore, come albero cosmico della vita, cioè come l'asse del mondo che collega cielo e terra.
Nella domenica delle Palme è usanza portare un ramoscello d'ulivo o di palma benedetto quale segno di pace e di rinnovamento. L'ulivo pasquale, che si regala durante la domenica della Resurrezione, vuole simboleggiare il Cristo Risorto. Perciò, anticamente, la domenica di Resurrezione era chiamata anche Pasqua dell'Uovo, ossia giorno della speranza, giorni della "nascita".


L'Uvo.
Infatti l'uovo è considerato come un "sepolcro" in cui riposa "un principio di vita" destinato a sbocciare alla luce. "Uovo di Resurrezione", quindi, e, dunque, lo stesso Cristo, mistero dell'essere, germe di tutta la creazione, principio vitale, resurrezione e speranza, concezione verginale.

La Colomba pasquale.
Tipico dolce tradizionale che si regala in questo periodo, simboleggia il Cristo e lo Spirito Santo, Spirito Vitale, Spirito della Luce, Spirito di Pace.
Infatti, la colomba con un ramoscello d'ulivo simboleggia la pace ed il rinnovamento della vita, il pensiero ispirato. Anche perdono e liberazione, la colomba dell'arca di Noè che riportò un rametto d'ulivo, vuole rappresentare la pace fra Dio e l'uomo. Come l'uomo non aveva trovato alcun luogo ove posarsi al di fuori dell'Arca, cosi i Cristiani non troveranno salvezza al di fuori della Chiesa. Così la colomba è il simbolo dello Spirito Santo che scende e porta la pace agli uomini di buona volontà, quale espressione di grazia al Sacrificio della Redenzione.
stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso su "il Giornale del Vastese" periodico d'info. - n. 7 - aprile 2011
 
Altri segni e simboli della passione: 
Il Gallo. "Prima che il gallo canti, mi rinnegherai 3 volte". Parola del Vangelo rivolta da Gesù a San Pietro. Parola forte che smaschera i tradimenti dell'uomo ma che lo riconduce sempre all'amore infinito di Dio.

I Chiodi. Nella scena della Crocifissione del Signore, i chiodi che lo trafiggono rappresentano un segno che non passerà più, rimarra anche sul corpo del Risorto, proprio per attestare la crudeltà di quella morte dalla quale nasce la salvezza dell'uomo.

La Spugna e la Canna. "E' subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere". La tragicità del Vangelo ci riporta alla sete di Gesù. Sete non solo fisica del condannato a morte che lentamente, si disidrata, Sete di anime. Sete dell'anima dell'uomo che, adorando consola il Signore e tiene a Lui compagnia nell'ora sacra e terribile della morte.

I Dadi
. "Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte." I soldati, vista la veste nobile, la veste tessuta tutta d'un pezzo, tirano a sorte quell'indumento per non rovinarlo. Forte è il contrasto tra il corpo martoriato e la vesta da non rovinare. Solo la Risurrezione ricostruirà la bellezza e la santità di quel corpo.

La Scala
. La scala sotto la croce per salire ed appendere il condannato, per poi risalire per toglierlo dal patibolo, rappresenta la scala dell'umltà per salire fino a Cristo e godere della vita eterna.

La Lancia
. "E subito ne usci sangue ed acqua". Cosi San Giovanni ricorda la lancia che trafisse il cuore di Cristo. Sangue e acqua, chiaro è il riferimento ai sacramenti della Chiesa: Battesimo ed Eucarestia per la salvezza dell'anima dell'uomo.
stralcio da art. di Don Andrea, apparso sull'opuscoletto - anno 5 - n. 31 del 25/3/2018 della Chiesa di Cusano Milanino MI

Pasqua
Solennità con cui gli Ebrei commemorano annualmente la liberazione del popolo d'Israele dalla
....schiavitù dell'Egitto.

Solennità cristiana con cui si celebra la resurrezione di Cristo. La liturgia fa precedere la Pasqua
....dalla settimana Santa, che commemora la passione e la morte di Cristo.

Buona Pasqua! - augurio di trascorrere felicemente tale ricorrenza. In passato, gran festa, allegria;
....
da questo significato ha origine la locuzione:
...."essere contento come una pasqua. ossia lietissimo"
.

Dare, augurare la mala Pasqua! - augurare a qualcuno una cattiva giornata, "che l'allegria si
....tramuti in dolore, che le cose gli vadano male e simili".

Pasquetta
Nome con cui a Roma e in varie altre località si indica il lunedì dopo Pasqua, per tradizione dedicato alle gite in campagna; in altri luoghi lo stesso nome indica invece l'Epifania.

Riti, usanze, credenze della Pasqua in Abruzzo

Riti, usanze, credenze cerimonie pasquali in Abruzzo, sono legati alla Passione, Morte e Resurrezione del Nazareno.
Il popolo è profondamente devoto alla memoria del dramma del Redentore dell'umanità e ne rinnova con le sacre rappresentazioni, il significato spirituale che, nel corso dei secoli ha mantenuto sempre un vivido e suggestivo motivo culturale.
L'attesa della Pasqua era intensissima, tanto che molto tempo fa si usava preparare una bambola di pezza con sette gambe, per simboleggiare la settimana santa, che venivano staccate, una al giorno fino a Pasqua.
Durante la Quaresima, peraltro, fino a qualche tempo addietro usavasi celebrare una festa detta della "rotture de la pignàte" (cioè la rottura della pentola) riempita di ogni leccornia, che doveva essere frantumata a Pasqua con un colpo di bastone da una persona bendata, tra gioia ed allegria dei presenti.
LA PUPATTOLA.
Altri usavano appendere ad una canna una "pupattola" con la conocchia sotto il braccio ed il fuso in mano. Nell'ampia gonna veniva nascosta una patata (o un arancia) in cui venivano conficcate 7 penne di gallina. La "pupattola" in gramaglie, simboleggiava la vedova di Carnevale e quindi la Quaresima. Le penne venivano strappate una ogni sabato, ogni settimana precedente la Pasqua. Nella credenza popolare ogni penna significa un uovo (fatto dalla gallina dalla quale si traggono le penne) da cui spuntano tante tradizioni, fino a giungere all'Uovo Pasquale. Strappata l'ultima penna, che era bianca, il Sabato Santo si bruciava il fantoccio tra la generale allegria, per significare anche che la "penitenza" era terminata.
Molto spesso avveniva che la "pupattola" magra era sostituita da una grossa e rubiconda, vestita di bianco e decorata con uova colorate.
ALTRE CREDENZE.
Altre usanze quaresimali, che però conservano reminescenze superstiziose, ricordano che se si tagliano i capelli il primo venerdì di marzo cresceranno più folti e brillanti e non si avranno mali di testa.
Si crede anche che non potranno nascere pulcini quando si mettono alla cova le uova mentre le campane sono legate.
Al rintocco della campana si crede che i bimbi muoveranno speditamente i primi passi.
Sempre ispirate a commossa memoria della Passione del Cristo, mentre si recitano gli uffici, alla fine del "miserere" si usa fare le "battiture" con tocchi di mazza sul pavimento e suono di "racanelle", fino a raggiungere uno strepitio assordante. Si vuol credere che un tale frastuono ricordi il terremoto che percosse la terra nell'attimo in cui Gesù spirava in croce.
IL VENERDI’ SANTO. Ma il vero sentimento religioso della popolazione si manifesta durante le sacre rappresentazioni e le processioni del Venerdì Santo.
Memorabile il "Dramma liturgico" che si recita ogni anno a Sulmona, la cui origine si perde nella memoria del tempo, con la partecipazione di attori in costumi d'epoca.
Le più celebrate processioni del Venerdì o del Cristo Morto sono quelle di Aquila che coinvolge tutta la popolazione ed assume un alto valore storico legato alla rappresentazione liturgica; e di Chieti. Questa risale ad una devozione popolare del '500: un corteo di musici e cantori si snoda al lume di torce sorrette da "incappucciati".
A Gessopalena si svolge, con larga partecipazione popolare la rappresentazione della "Passione e Morte di Cristo" mentre a Lanciano, in una atmosfera di intensa drammaticità, avviene "l'incontro dei santi". La Vergine Addolorata si avvia verso piazza del Plebiscito, mentre la statua di San Giovanni, sbucando da Lanciano vecchia, le si fa innanzi per annunciare la resurrezione del Figlio. Ma il colmo della generale commozione si ha quando le statue della Madonna e di Gesù finalmente si incontrano fra il giubilo della popolazione.
A Vasto il Venerdì Santo assume un tono decisamente mesto, quasi sofferto. Già in Santa Maria Maggiore tra l'ora sesta e la nona la Sacra Spina che straziò il Capo di Gesù, donata da Pio IV a Ferdinando D'Avalos, fiorisce coprendosi di bianca lanugine rinnovando un avvenimento miracoloso che si ripete da secoli. A sera, in una atmosfera silenziosa quasi di smaltimento, lentamente si snoda, prendendo avvio dalla Chiesa di S. Antonio la processione del Cristo Morto, mentre echeggiano, di tanto in tanto, gli inni sacri intonati dalla Schola Cantorum. I simboli della Passione e Morte di Gesù incedono scortati da alfieri che recano torce tra ali di folla. Finestre e balconi lasciano brillare lumi, quasi a vegliare la salma del Cristo deposto che lentamente passa sollevata a spalla dai confratelli del Monte dei Morti vestiti di rosso con cappucci e corone di spine.
Tradizionale la festa del lunedì dell'Angelo con il "pasquone", ovvero la scampagnata per le rituali "sciuscellette" tra amici e parenti in una gioiosa atmosfera di giubilo.
Ad Orsogna il martedì di Pasqua si celebra la Festa dei Taralli di antichissima origine tra sacro e profano, in onore della Madonna le principali scene del Nuovo e Vecchio Testamento e vengono portati in processione fino alla grande piazza del paese. Qui avviene il dono delle primizie per addobbare i baldacchini di foglie di alloro, mortelle e spighe verdi. Al termine le spighe vengono prese e conservate come auspicio di bene e come devozione.
Molto suggestiva la "processione della Madonna che corre" che si svolge la mattina di martedì di Pasqua a Corropoli. La statua di S. Giovanni viene portata dalle chiesa verso la piazza per incontrare la statua della Madonna. Entrambe le statue ripercorrono poi il tragitto, di corsa e, tornando sul Sagrato incontrano la statua di Gesù Risorto. Tutte le statue vengono portate in processione, mentre quella di San Giovanni viene portata attraverso la "ruette" per annunciare la Resurrezione di Cristo, mentre le campane suonano a distesa.

 

IL CIBO. Dai riti religiosi alle usanze domestiche il passo è breve: l'agnello pasquale è il cibo privilegiato che finisce inesorabilmente in brodo o arrosto, insaporito da patatine rosolate e contornato da insalatine fresche. La tavola pasquale è ricca, abbandonante e varia ed e contornata da una serie di dolci a forma di cuori, cavalli, pupe, agnelli che recano sempre, per devozione, incastonato un uovo. Più in disparte, ma bene in vista, le pizze dolci, i fiadoni ed anche le "zeppole", frittelle confezionate con fiori di farina e acqua bollente, fritte e dorate e poi spolverate di zucchero o ricoperte di miele.
Ma l'uovo di Pasqua di cioccolata fondente, avvolto in carta stagnola dorata, è il protagonista della Festa; forse più per la sorpresa che reca nel suo cavo e che si attende con curiosità che per il gusto di assaporare la tenerezza del dolce.
L'uovo simboleggia la Risurrezione di Gesù e, come dice anche S. Agostino, la speranza nella nuova vita. È considerato anche simbolo del mondo, origine di tutte le cose, della forza e della fecondità della terra, sorgente del bene.
Talune famiglie del contado usano ancora, alle 9 del mattino, far colazione con enormi frittate, a base di uova i fresche di giornata, imbottite di ventresca e di fegato. Poi, indossati gli abiti della festa alla Messa di Mezzogiorno. Ed ecco, quindi, tutti a tavola davanti un bel piatto di maccheroni alla chitarra al sugo imbiancato da formaggio grattugiato poi le "pallotte" (polpette di carne) con contorno i di piselli, trangugiarne fino allo spasimo e far esclamare: "chi té le maccarune d'avanze, ecche la panze", tanta è la voglia di non smettere. Una vera scorpacciata dopo l'assoluta astensione dei primi sei giorni della settimana santa, un simposio familiare ricco ed appetitoso.
Ma con il pensiero rivolto al "pasquone" per ricominciare di nuovo.

stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 31 marzo 2015