Tradizione:
Li timbe de na vodde
 
Trad., superst. e cred.: varie
Trad. pop. ed usanze
Li Mise dill’ânne
 
Il battesimo
Con il battesimo il bambino fa il suo ingresso nella società cristiana.
Assume importanza enorme, all'assunzione del Sacramento, la figura del compare o della comare.
Lu cumbuàre e la cummuàre non hanno tuttavia un valore legato soltanto alla partecipazione al rito religioso, ma ad essi viene conferito sin da quel momento una sorta di potere sostitutivo, in assenza del padre o della madre naturali.
Non per niente vengono scelti al di fuori della cerchia dei parenti e tra persone di assoluta fiducia dei genitori.
Normalmente la scelta con la conseguente promessa di comparaggio viene sancita il giorno di S. Giovanni, il 24 giugno e per questo motivo i compari vengono chiamati li San Giuànne.
Spesso vengono addirittura individuati lontano dal paese di residenza, donde il proverbio
la mojje a la ville e lu cumpuàre a cende mijje
.
Tra il compare e la comare e la famiglia del battesimato si stabilisce quindi un rapporto che dura ben oltre il cammino di vita delle persone unite in comparaggio
.
II corteggiamento
ed il fidanzamento
Sia in città che in campagna i matrimoni erano per lo più combinati da intraprendenti ambasciatori od ambasciatrici. Cambiavano le modalità da ceto a ceto, ma il fidanzamento non era mai espressione della volontà dei fidanzati, quanto invece delle famiglie. In ogni caso iniziava con la richiesta ufficiale fatta dai genitori del futuro sposo a quelli della futura sposa e proseguiva, appena accordato il consenso, con una serenata o una mattinata sotto casa di lei. Un atto importante, almeno nelle case borghesi, era la stipula, a suggello del futuro matrimonio, di un contratto dotale fra i genitori della coppia, ma anche nelle case contadine c'era comunque l'abitudine di evidenziare pubblicamente la consegna, la cunzégne, alla sposa del corredo dotale. A tale scopo si esponevano in casa, durante la festa di fidanzamento, oppure nei giorni precedenti le nozze, tutto l'abbigliamento e, normalmente nella misura di una dozzina per capo, l'intero corredo, che veniva poi sistemato per il trasporto in un'apposita cassapanca.

Il matrimonio
Il distacco della giovane dalla casa paterna, che sin dall'antichità ha simboleggiato il matrimonio, era una volta rappresentato dalla richiesta da parte della sposa della benedizione
(la bbinizzòne) da parte del padre, della madre e dei fratelli.
Dopo questo rituale, il corteo nuziale si snodava sino alla chiesa, dove si svolgeva la cerimonia religiosa, alla quale faceva seguito il banchetto in casa della sposa con i soliti brindisi ed auguri di felicità e di abbondanza, soprattutto di figli, perché, come recitava un adagio, la carne è ricchezze, alludendo al fatto che nuove braccia in campagna fanno la ricchezza della famiglia.
Non molto dissimile, salvo qualche naturale variante, il matrimonio nelle case borghesi, come si ricava dai Ricordi di Francesco Ciccarono nelle pagine dedicate alla sua unione con Rosina Marcantonio.









L'abbigliamento e
le distinzioni sociali
L'abbigliamento ha sempre nel passato rappresentato una modalità di distinzione tra classi sociali ed addirittura tra professioni e mestieri. Un esempio, riferito alla società vastese del primi anni del secolo scorso, lo ricaviamo
dalla lettura del diario di Francesco Ciccarone:
I signori avevano diritto al don e si distinguevano perché indossavano un lungo soprabito e si coprivano con alto cappello a cilindro. I più vecchi, nell'inverno, portavano ancora alti colletti a pizzi assai pronunciati, cravatta che fasciava due volte il collo, e un mantello con triplice mantellina...
Gli artieri erano interpellati col nome di battesimo ed indossavano il berretto e la giacca. I contadini vestivano ancora all'antica.
Gli uomini portavano calzoni corti di velluto, calze bianche, scarpe con fìbbia, giubbotto di velluto con bottoni dorati sulla camicia bianca, cappello a punta detto ad ago di mmaste.
Le donne avevano le trecce annodate con nastro di colore intorno al capo come se fosse un 'aureola e indossavano vesti e grembiuli di seta e di raso a colori vistosissimi.
Questi costumi, s'intende, erano indossati solo nei giorni di festa.
L'allattamento
La prima preoccupazione dopo il parto è rappresentata dall'agalassia, ossia dalla mancanza di latte nella puerpera.
Per evitarle questo rischio, che può mettere a repentaglio la vita del bambino, in una situazione economica e sociale nella quale è oggettivamente difficile provvedere diversamente alla sua alimentazione, si ricorre ad alcune precauzioni: non mangiare, ad esempio, insalata e legumi, non portare fiori in petto, non dare avanzi del pasto della puerpera ai cani ed ai gatti.
In mancanza di latte, invece, oltre a raccomandarsi a Sant'Agata (Sand'Achete benedàtte, famme arevenà lu latte), le mamme devono recarsi ad alcune fonti, cosiddette lattaie, e bagnarsi i seni.
Le più fortunate ricorrono alle prestazioni di donne che hanno latte in abbondanza, chiamate le mamme di latte.
Nelle famiglie borghesi le donne che hanno questo problema ricorrono normalmente alle balie.

L'infanzia
Nella famiglia patriarcale, popolare o borghese che sia, l'educazione primaria viene impartita dagli anziani. I nonni svolgono una funzione importantissima, in assenza dei genitori impegnati nel duro lavoro dei campi o in mare oppure nei mestieri e nelle professioni di città.
La prima istruzione spetta a loro darla, mediante racconti di vita vissuta, di storie tramandate di padre in figlio o di favole spesso a sfondo religioso. Altra fonte educativa è il gioco, che spinge alla socializzazione tra bambini ed alla individuazione di modelli e comportamenti comuni. Non esistono giocattoli nella accezione moderna, ma per lo più strumenti adatti ai giochi di gruppo, che si svolgono sull'aia, nei cortili e nelle anguste strade cittadine: la cchîppe, la jiondacavàlle, pezz'e osse, sbattamîre, la stìcchie, brihand'e suldate, per i bambini e palla priggioniera, madama dorè, ciuppe ciuppe per le femminucce. Ogni bambino viene avviato alla fede religiosa e partecipa alle funzioni della parrocchia e sono tanti quelli che, vestiti da municiarìlle, sfilano nelle processioni.
La giovinezza
Il passaggio dalla pubertà all'età adulta avviene senza particolari momenti di scansione.
Si passa d'un tratto dal gioco alla faticosa vita
in campagna, all'attività pericolosa di mozzo
(murè ) a bordo delle paranze oppure a quella
di manovale (manibbéle) muratore od ancora alla condizione di apprendista tuttofare nelle botteghe artigiane. Si cresce presto perché c'è fretta di riportare qualche soldo in più in casa, dove si vive in tante persone. Ad interrompere questa vita, pesante per un adolescente, arriva soltanto la leva obbligatoria, che porta i giovani lontano, in ambienti prima neanche immaginati.
Quando si torna in paese non resta che tornare alle abitudini oppure scegliere la strada dell'emigrazione verso le Americhe o l'Europa
del Nord. Nelle case borghesi, anche chi ha potuto studiare deve imboccare la strada, meno dolorosa ma egualmente sofferta, dell'emigrazione verso Roma, Napoli e le grandi città del Settentrione. Vasto non può offrire molto a chi vuole esercitare una professione o avviare un'attività imprenditoriale.
La gravidanza
La gestazione, per il suo significato magico e religioso, ha dato origine nella società contadina ad alcune credenze e superstizioni che si sono tramandate per secoli.
Una prima credenza, ad esempio, tendeva ad accreditare che il feto di sesso maschile si muovesse all'interno dell'utero molto prima di quello di sesso opposto.
Altre credenze, frutto anch'esse di concezioni dominanti riguardo alla supremazia maschile, affermavano che la donna che aspetta il maschio ha un colorito migliore ed avrà un parto più facile rispetto alla gestante che aspetta una femmina. Da qui tutta una serie di previsioni circa il sesso del nascituro: il ventre rotondeggiante è segno di un nascituro di sesso maschile, un ventre appuntito reca invece una femmina; il rigonfiamento delle gambe e dell'inguine, l'ingrossamento della mammella sinistra, la spossatezza, il malessere ed cattivo umore annunciano la femmina, mentre il buonumore, l'appetito, la vitalità fisica e l'ingrossamento della mammella destra segnalano il maschio.
La nascita
La gestante, nella società contadina che fonda l'economia familiare sulla fecondità femminile, viene costantemente tenuta al riparo e difesa da ogni pericolo e da ogni possibile turbativa, anche immaginaria.
Le donne gravide non devono visitare gli ammalati; non devono raccogliere la legna nel bosco; non devono avvolgere gomitoli, né dipanarli, né cucire, né comunque utilizzare fili per téma di provocare l'avvolgimento del cordone ombelicale intorno al bambino; non devono avere rapporti sessuali in quanto l'organo maschile potrebbe provocare lesioni alla testa del nascituro; non devono passare sopra un oggetto messo di traverso, né devono essere scavalcate, se sdraiate.
Regola rigorosa per il padre è accontentare in ogni modo la donna incinta, al fine di evitare che sulla pelle del nascituro appaiano le voglie, macchie di colore con la forma della cosa desiderata. Per evitare questo pericolo, soprattutto se non si è nella condizione economica giusta, si raccomanda alla gestante, all'insorgere della voglia, di toccarsi una parte del corpo non esposta, nel tentativo di dirottare la macchia sul punto indicato.
Mare mqjje! Scura majje!
Nella società di ieri, alla morte si guarda senza alcuna paura con la rassegnata consapevolezza che essa chiude soltanto un ciclo della vita.
Tutti i rituali funebri sono improntati a questa concezione di fondo, alla quale associano tuttavia il dolore per il distacco, che colpisce non solo la famiglia del defunto, ma tutta la comunità della quale ha fatto parte. Il lutto viene vissuto in maniera solidaristica e partecipata, a cominciare dal lamento o pianto funebre, che viene intonato in casa del defunto e durante il corteo, e soprattutto dal cosiddetto consolo (lu cunzéle), che rappresenta in termini simbolici l'adesione della gente.
Il consolo avviene subito dopo il funerale e consiste in un pranzo, preparato per i congiunti dell'estinto dai parenti, dai compari, dagli amici o dai vicini di casa, che viene preceduto dalla recita del Rosario e da un ricordo dello scomparso, del quale vengono tessute le lodi per quanto ha fatto in vita. Del pranzo di consolo, dal quale sono tassativamente esclusi i maccheroni, che caratterizzano invece il pranzo nuziale, non deve avanzare nulla.


Presagio d'amore
Era abitudine, come riferisce in un suo romanzo Adelio Tilli, che nella notte di San Giovanni, 24 giugno, si affidava ad una bottiglia, in cui era stato aperto un uovo, il responso della giovanetta in età da marito.
Durante la notte l'albume assumeva forme diverse che venivano lette al mattino, prima dell'aurora: la forma di barca indicava che l'interessata sarebbe andata sposa oltre oceano; quella di penna o di calamaio annunciava che era destinata ad andar sposa ad un impiegato; quella invece d'un attrezzo di lavoro manuale, che sarebbe andata sposa ad un artigiano o ad un contadino.
Ovviamente era naturale che ciascuna giovinetta aspirasse ad un marito di condizione sociale superiore.











Una giornata all'inizio del '900
Uno squarcio di vita quotidiana a Vasto ce lo
offre nei suoi Ricordi Francesco Ciccarone:
L'ora adottata era quella della Chiesa e si cominciava a contare le ore della giornata dall'Avemaria, cioè dal tramonto del sole. Naturalmente le ore assegnate alle diverse occupazioni, variavano con la stagione.
La mattina era destinata al lavoro. All'alba, il contadino partiva col suo somaro per la campagna e il marinaio si metteva in mare con
i suoi arnesi da pesca
. Ad ora meno mattiniera, l'artigiano si avviava alla sua bottega, il negoziante al suo negozio, i signori si recavano
al magazzino o in campagna, i professionisti si mettevano in giro per le loro occupazioni
.
Il pranzo era rigorosamente fissato per mezzogiorno e, dopo il pranzo, chi non faceva la siesta in casa propria, si recava al caffè per conversare con altri amici e distrarsi con qualche giuoco leggero.
La sera i giovani tornavano al caffè, e qualche volta il giuoco vi si prolungava sino a tarda notte, ma in generale il caffè chiudeva d'inverno a quattro ore di notte e d'estate a sei ore di notte...
Ovviamente, trascura di precisare Ciccarone, ai contadini, pescatori ed artigiani non era possibile né di fare la siesta, né di far tardi la sera nel caffè.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2005
 
Le donne non dovevano mai sorridere ai giovanotti
Nella civiltà rurale la donna aveva un ruolo di moglie e madre, mentre scarso era il suo impegno nella vita sociale.
Da piccola la ragazza godeva di minore libertà rispetto al fratello coetaneo: non poteva e non doveva uscire di casa senza l’ordine dei genitori, i comandi per svolgere delle incombenze, presso le zie o comari, erano strettamente vigilati. Questo perché non bisognava dar adito a nessuno di sparlare sulla moralità della ragazza e della famiglia di appartenenza. Nel vestire doveva esser ben coperta e, nel camminare non doveva mai ancheggiare o guardare o sorridere ai giovanotti o agli uomini,
altrimenti era considerata una bagattèll. Raramente doveva passare in piazza da sola e comunque solo in casi di necessità.
Un attimo di libertà l’aveva quando andava a prendere l’acqua nella fontana del paese e quindi con la sua cangue a la spare sotto il braccio, magari insieme ad altre vicine di casa, si avviava verso la fonte dove sicuramente avrebbe incontrato lì suo ragazzo che l’aspettava. Al ritorno a casa si prendeva il richiamo della mamma o della nonna che già erano venute a conoscenza dell’incontro.
L’andare in chiesa per la messa rappresentava un’altra occasione per incontrare l’innamorato: sguardi penetranti, sorrisi amorosi erano dolci
sensazioni che, ai ragazzi innamorati, bastavano per tutta la settimana.
La ragazza doveva lavorare nel tessere la tela matrimoniale, tenere
pulita e in ordine la casa e andare con la madre a lavare i panni al ruscello o nel lavatoio. La più grande aveva anche il compito di fare da balia ai numerosi fratelli più piccoli. Il problema di sesso era tabu’, non se ne doveva assolutamente parlare, perché era segno di immoralità e peccaminosità. E’ chiaro che dagli insegnamenti, al momento opportuno comunque ne venivano a conoscenza.
La donna una volta sposata, aveva il compito di assicurare una prole numerosa per la famiglia che aveva bisogno di manodopera e dare continuità alle generazioni. Le decisioni di una certa rilevanza erano prese dai mariti o dal nonno patriarca della famiglia e se qualora la donna fosse riuscita a condizionare le scelte del marito, si diceva che l’uomo si era fatto mettere la hanne (la gonna).
stralcio da articolo, a firma Angelomaria Primiano, apparso sul periodico
"San Salvo-ieri-oggi-domani" - a cura del Lions Club San Salvo - anno 1 - n° 1 - ottobre 2014