Tradizioni di Vasto:
La Festa di San Sebastiano
20 gennaio
 
Le tradizioni popolari legate a tre santi che si festeggiano
dopo le Feste di Fine e Principio d'Anno e prima di Carnevale

S. Antonio Abate (17/1), S. Sebastiano (20/1) e S. Biagio (3/2)
Nella tradizione vastese le festività religiose sono sentite dalla popolazione, con devozione particolare.
Tra le feste più importanti che ricadono a gennaio ed al principio di febbraio, meritano d'essere rievocate quelle dedicate a S. Antonio Abate, San Sebastiano e San Biagio.
V'è un detto popolare, ormai dimenticato, che è legato ad una credenza riferita anche alla collocazione di questi santi nel calendario metereologico, che dice:
«II barbato (S. Antonio), il frecciato (S. Sebastiano), il Mitrato (S. Biagio),
il freddo è andato»
Per indicare che ormai l'aria è più calda e l'inverno tende a terminare, anche perché il sole comincia leggermente ad alzarsi sull'orizzonte e le giornate si sono allungate.
Nel dialetto della zona i tre santi sono così distinti:
«Lu vàrvute», cioè S. Antonio per via della lunga barba, invocato contro il fuoco (detto di S. Antonio);
«lu furzùte», cioè S. Sebastiano, per via della forza e del coraggio dimostrato nel corso del martirio, invocato .....contro la polmonite;
«lu garehazzute», cioè S. Biagio (da gargarozzo, cioè gola), invocato contro il mal di gola.
La popolarità di:
S. Antonio è assai diffusa nel mondo e la leggenda riferisce che dopo aver superato una delle tantissime tentazioni del demonio, S. Antonio si rivolse a Gesù: «Dove eri tu, buon Gesù? Dove eri Tu? Perché non sei stato sempre vicino ad aiutarmi?». E Gesù gli rispose: «Ero qui, ma aspettavo di vedere la tua lotta; ora, giacchè hai combattuto fieramente, ti farò ricordare per tutto il mondo».
San Sebastiano, secondo la leggenda, fu trafitto da tante frecce da sembrare un riccio. Ma gli artisti lo hanno raffigurato come un «cervo ferito, innocente e mansueto» per esaltare il coraggio.
San Biagio, oltre ad essere invocato contro il mal di gola, è anche invocato a protezione dei cardatori per via delle punte di ferro, simili a quelli usati per cardare la lana, con cui i carnefici gli strapparono le carni.
stralcio da art. apparso sul mensile "il Giornale del Vastese" periodico d'info. del terr. - n.13-14 - dic.'11/genn.'12

Lu Sande Bbastiane a Vasto
Questa festa a Vasto è sempre stata molto sentita e la statua ancora oggi è oggetto di culto e venerazione.
San Sebastiano è patrono dei tappezzieri, degli atleti, degli arcieri e del Corpo dei Vigili Urbani che ne solennizzano la festa nella chiesa di S. Antonio ove sta statua del Martire (vedi foto) che risale al 1700.
La statua prima della frana del 1956 era venerata nella chiesa di S. Pietro. Ma in precedenza la statua era custodita nell’omonima cappella, come riferisce il Marchesani, situata, “rimpetto al bastone di S. Spirito, dal quale distava per pochi passi”.
La chiesetta già esisteva agli inizi del 1500 e fu ampliata con elemosine nel 1644.
Verso la fine del Settecento cadde in rovina e nel 1817, in seguito al colera che decimò la popolazione vastese, venne utilizzata come deposito di cadaveri che dovevano essere trasportati a Colle Martino.
Al tempo del Marchesani della chiesa non era più visibile nulla, se non qualche traccia di fondamenta.
Come per S. Antonio, compagnie di giovani vanno in giro per le case di Vasto per cantare "Lu Sande Sabbastiane".
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" in data 19 gen. 2010

Sande Bbastiane
Una credenza popolare attribuisce a questo Santo
il potere di preservare i suoi devoti dalla polmonite,
malattia che facilmente può contrarre chi è esposto
alle intemperie e per queste ragioni i muratori vastesi
hanno eletto San Sebastiano loro celeste patrono.

La festa di San Sebastiano veniva celebrata a Vasto nella
chiesa di San Pietro. Si ricorda, per la storia, che in questa
festa era tradizionale la dispensa di li Priccillette (grandi ciambelle di pasta ridotte a forma di cerchio), che in chiesa, durante la messa, venivano offerte a coloro che più erano in grado di contraccambiare il dono con un'abbondante elemosina.
Da questa usanza trasse origine il motto vastese:
.....
A LI NIJJE LI NEJJE SI DA LI PRICCILLETTE,
che si usa ripetere da chi si vede trascurato,
quando altri vengono trattati bene.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2001

San Sebastiano
(Milano, 263 ca - Roma, 304 ca)
Poche e scarne sono le notizie su questo santo. Nella Passio Sancti Sebastiani del V secolo, che è quasi un romanzo storico che narra particolari episodi prodigiosi di conversioni, di discorsi in difesa della fede cristiana, si ricordano anche i supplizi cui venne sottoposto. Sebastiano nato e cresciuto a Milano da padre di Narbona (Francia meridionale) e da madre milanese, era stato educato nella fede cristiana, si trasferì a Roma nel 270 e intraprese la carriera militare intorno al 283, fino a diventare tribuno della prima coorte della guardia imperiale a Roma, stimato per la sua lealtà e intelligenza dagli imperatori Massimiano e Diocleziano (imperatore dal 284 al 305), che non sospettavano fosse cristiano.
Grazie alla sua funzione, poteva aiutare con discrezione i cristiani incarcerati, curare la sepoltura dei martiri e riuscire a convertire militari e nobili della corte, dove era stato introdotto da Castulo, domestico (cubicolario) della famiglia imperiale, che poi morì martire. Potè svolgere, infatti, una intensa attività a sostegno dei cristiani. Venne, però, scoperto e condannato a morte, visto che non volle negare la sua fede cristiana, mediante il supplizio delle frecce.
Lo legarono nudo ad un palo e lo colpirono con dardi si da farlo apparire come un riccio. Credendolo morto, i carnefici lo abbandonarono, ma di notte i fedeli cristiani ne recuperarono il corpo ancora in vita. Venne così curato e riacquistò la
opera di Marco Palmezzano:
San Sebastiano
Museo di Belle Arti, Budapes

salute.
Quando i due imperatori si recarono per compiere il rito pagano sul tempio dedicato a Ercole, Sebastiano li affrontò proclamando apertamente la sua fede in Cristo. Venne nuovamente catturato e finito con la flagellazione.
Il corpo venne gettato in una fogna, ma venne recuperato dalla matrone Lucina, alla quale apparve in sogno il santo per indicare il luogo dove giaceva, chiedendole di seppellirlo presso la tomba dei Santi Pietro e Paolo sulla via Appia.
Il Santo, dopo la pestilenza del 680, venne eletto protettore, grazie al suo prodigioso intervento, taumaturgo contro le epidemie; quindi patrono delle corporazioni degli arcieri, degli archibugieri, dei mercanti di ferro, dei tappezzieri.
stralcio da articolo apparso sul mensile "il Giornale del Vastese" periodico d'info. del terr. - n.13-14 - dic.'11/genn.'12