Tradizioni, superstizioni e credenze popolari:
Varie
 
Tradizioni pop. ed usanze
Li Mise dill’ânne
Li timbe de na vodde
 
Acqua benedetta
Le ragazze, la sera prima dell'Ascensione usavano porre sui davanzali delle finestre o sui balconi, bacinelle con acqua e petali di rose, nella credenza che Gesù, prima di ascendere in cielo, le benedicesse.
L'acqua benedetta veniva poi usata per
detergersi il viso e accrescere la loro bellezza
.














Gravidanza
Per quanto concerne la previsione del sesso del nascituro, la credenza popolare ha in gran conto un certo numero di indizi.
Anzitutto la forma che assume il grembo della gestante: se la rotondità è aguzza si tratta indubbiamente di una bambina. Si dice del resto ancora oggi "Panza pizzìute ni 'mbòrte cappèlle".
Per scongiurare il pericolo di abortire, una donna incinta deve introdursi silenziosamente in una casa e stringere alla vita il laccio del sacco della farina. A Vasto si suole avvolgere il grembo della donna con una zòche, 'na férze di canapa a cui si fanno tre nodi.
Per scongiurare eventuali influssi malefici, si usa porre sotto il cuscino della partoriente diversi oggetti: immagini sacre, del miglio e del sale, chiavi e spicchi d'aglio, in modo da allontanare anche i serpenti, che la credenza popolare considera come animali ghiotti del latte delle nutrici.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2008
La fijéte (il parto)
Non appena iniziano le doglie la donna deve sciogliersi le trecce e pettinarsi per consentire al nascituro di liberarsi facilmente dai "vincoli fisici dell'utero e della vagina"; la partoriente deve anche togliere le forcine dai capelli "perché il ferro ostacola il parto".
Durante il parto la mammëne (la levatrice), e le donne che assistono pregano con devozione alcuni santi taumaturghi.
A Vasto ci si rivolge a San Bernardo che soffrì i dolori del parto al posto della cognata.

stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2008

La mmëlze (la milza)
E' interessante una usanza vastese per la cura dell'ingrossamento della milza.
Chi vuol guarire dalla malattia della milza
ricorre a un giardiniere o a un ortolano
che coltiva le àgave.
Ecco il dialogo preparatorio fra il giardiniere e il malato:
«Voglio guarire la milza. Posso venire questa notte?». «Si, t'aspetterò. Ma a che ora? Dopo la mezzanotte, ma bada però a non parlare con alcuno. Se anche ti chiamano a nome, non rispondere, fa il sordo. Nel tornare a casa, ricordati che devi fare un'altra via".
Poco dopo la mezzanotte va il malato.
Il giardiniere lo attende.
Tutti e due si avviano silenziosi verso un'àgave dalle più larghe fronde. Si levano il cappello.
Il malato denuda il piede e lo posa sopra una di quelle fronde. Il giardiniere col coltello taglia la fronda intorno intorno alla pianta del piede; e così la fronda rimane sfondata soltanto dove posava esso piede. Poi giardiniere e malato s'inginocchiano e recitano un paternostro, un'avemaria e un gloria patri a S. Vincenzo Ferrero, patrono dei malati di milza.
Il malato torna a casa, facendo altra via, e appicca sotto la cappa del camino il pezzo dell'àgave tagliato. Come quello si secca, così vien ritirandosi la milza.
E l'àgave, perciò dai popolani vastesi è chiamata "fronda de la mmëlze". Le foglie dell'àgave, notoriamente spugnose, nella mentalità popolare sono ritenute "recettive" e più adatte ad assorbire gli umori dell'organo ammalato.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2008

La virminàre (i vermi in corpo)
Contro la "verminàre" si realizzavano collane particolari, composte di spicchi d'aglio mondati della buccia che i bambini malati dovevano indossare per diversi giorni.
A Vasto, l'operatore magico faceva alcuni segni della Croce sull'addome del piccolo paziente e pronunciava la seguente formula di scongiuro:

Merrucca, merrucche
'N dèrra fuste néte;
Lu corpe de 'sta crijatîre fu ttuqquáte.
Prehádme Ddë, Sande Spirde e Sande Mareine,
Che 'stu vèrme se ne dà 'jjë
Tutte li jurne vé' Natále;
Martedì lu Carnavale;
Ggiuvuddë la 'Scinziàune;
Di dumuàneche vé' la Pasche
E lu verme 'n dèrre casche.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 20
08
Li delìure (i dolori)
Nel Vastese, per la guarigione dei delìure (dolori) s'invoca soprattutto S. Mauro, e l'ultima domenica di maggio tuttora ci si reca in pellegrinaggio nella vicina Bomba, comune della provincia di Chieti, dove, nella chiesa dedicata al taumaturgo, i malati portano "una bottiglietta piena di olio che, dopo essere stata benedetta viene versato su una pietra concava che si trova vicino alla chiesa.
Poscia l'olio viene raccolto con le mani e cosparso sulle parti del corpo doloranti per le "artriti". Invece, la cura della lombaggine a Vasto si fonda su di un procedimento magico di contatto assolutamente profano, in quanto consiste nello strofinamento della regione lombare, le lùmme, contro le mura della città.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2008
Lu dulàure de cócce
(il chiodo solare, il dolore di testa)
La medicina popolare distingue il mal di capo dal chiodo solare, lu chiéuve sulàre, una forma di cefalea che si localizza sopra gli occhi, ed è frequentemente determinata dalla prolungata esposizione al sole durante il lavoro nei campi.
In questo caso l'immaginario popolare teme particolarmente il sole di Marzo, tanto che ancora oggi si dice: Lu sole de marz' ammazze.
Per curare lu chiéuve sulàre, a Vasto, il malato si dispone di fronte al sole che tramonta facendo per tre volte di seguito l'atto prendere la malattia del capo per buttarla contro il sole, e ripetendo anche per tre volte:
Chiéuve, chiéuve, chiéuve
.

stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2008

Lu dulàure de li dínde
(il dolore di denti)
L'abbondante salivazione che può accompagnare il periodo di prima dentizione, si crede causata da un ranocchio palustre (nu ranúcchie di pandàne) nascosto sotto la lingua dei bambini.
Per curare questo disturbo, giova sfiorare le loro labbra con una rana viva e dire tre volte al giorno, per tre giorni consecutivi, la seguente formula:
Ranúcchie, che vvi' pe' l'acche,
da sotte la lànghe fúje e scappe.
La rana poi deve essere uccisa e appesa al focolare; quando si essicca i bambini guariscono. Nel periodo della seconda dentizione i bambini, l'alme de Ddë, sotterrano i denti di latte caduti, in una buca, perchè si fa loro credere che
lu mazzemarèlle se li tojje e ce métte 'nu sodde.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2008
Lu dulàure de la ràcchie
(il dolore dell' orecchio)
Secondo la credenza abruzzese, il dolore dell'orecchio, lu dulàure di la ràcchie, è provocato da un verme che vive al suo interno.
Per placare il dolore occorre lu luàtte de 'nu cëtele màschele, cioè il latte di una mamma che nutre un figlio maschio; spremendo le mammelle la donna versa il liquido nell'orecchio, che poi va turato con la bambagia. Si utilizza il latte, secondo alcuni per la sua "virtù lenitiva" ed "emolliente", secondo altri per il suo potere di addormentare il verme.
Per quanto concerne gli orecchioni si usa dire che "agli orecchioni, ci si scrive": con una penna intinta nell'inchiostro si segnano cinque croci in un orecchio e due in un altro, continuando a fare così alternativamente per diversi giorni.
A Vasto, la penna intinta di inchiostro deve "tracciare sulla parte infiammata, il segno di Salomone".
Lu duštèine mé
(il mio destino)
Giorno magico quello di San Giovanni nel quale, sulla scia di credenze antiche, ancor oggi si propiziano riti beneauguranti. Uno dei più praticati è quello di sapere il proprio destino. Mettere tre fave sotto il cuscino prima di addormentarsi, una vestita, un'altra mezzo
vestita e un'altra ancora completamente
sbucciata e capire l'indomani, prendendone
una a caso quale sarà il proprio destino.

Lu nérve 'ngalvacàte
(la contrattura muscolare, nervo accavallato)
La terapia per curare la contrattatura muscolare, lu nérve 'ngalvacàte (accavallato), prescrive, oltre alla manipolazione della parte dolorante, la recitazione di una litanìa.

San Giuseppe camenàve
E la Madonne s'arevuddàve
"Che d'è, Giusè', ca nin camëne
Ch'è su dulàure ca t'arruvéine?
La cosse me s'è adduluràte
Vu vidà' ch'è nnérve 'ngalvacàte?
Facce la cràuce, Giuseppe mé,
Ca lu dulàure mo se ne vê
'nghe lu nome de la Sanda Marë.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2008

Lu 'Ngiarmatàure
(l'ultimo di sette figli maschi
ritenuto dotato di poteri eccezionali)
Parola intraducibile che sta ad indicare l'ultimo di sette figli maschi che, secondo una diffusa e antica credenza popolare, era ritenuto dotato di poteri eccezionali.
Lu 'ngiarmatàure, come veniva appunto denominato, poteva con la saliva ed il tocco delle mani togliere di torno il malocchio, oppure risolvere disturbi psichici, malanni e lievi infermità come punture di vespe, insetti o serpenti.
A lu 'ngiarmatàure venivano riconosciuti una grande considerazione ed un grande rispetto.
Tra questi "guaritori" si ricordano Francescopaolo Sorgente e Paolo Del Casale.
Lu scijone (la tromba marina)
Le trombe marine erano molto temute dai pescatori delle paranze (barche).
Quando si formavano all'orizzonte bisognava prepararsi al peggio. Si faceva di tutto per evitarle ma non sempre era possibile.
I sistemi per scongiurare gli scijoni erano diversi da spiaggia a spiaggia. Ma tutti comunque erano basati sulla credenza che bastava toccare con un ferro acuminato lo scijone perché questo venisse "liberato".
Anche la sola rappresentazione figurata del "taglio" era sufficiente allo scopo.
II sistema più utilizzato era quello di tracciare sulla poppa della barca, o solo idealmente in aria, in direzione dello scijone, una stella a cinque punte, rappresentazione simbolica di un corpo umano con la testa, braccia e gambe. Era indispensabile allo scopo un coltello magico, dal manico nero, il "coltello di San Liborio".
Mentre il coltello lentamente tracciava il segno, il marinaio addetto alla pratica, recitava lo scongiuro, sempre "rinnovato" la notte di Natale:
Ggesù, Ggiuseppe e Mmariije,
brutte téembe me véte menije
(Gesù, Giuseppe e Maria,
brutto tempo vedo arrivare)
Spesso l'invocazione era rivolta al Santo protettore del paese e proseguiva con una colorita descrizione in versi dell'evento da scongiurare. Infine, terminava con la raccomandazione di dirigere lo scijone in una valle oscura.
Addò n 'zvaite né sòle né lìune
(Dove non arrivano
né la luce del sole né quella della luna)
o in una fossa in fondo al mare
Addò ni 'nge stanne no vvariche e no nnave!
(Dove non navigano né barche né navi)
Vicce, vicce, Madonne di la Pànne,
squajje 'ssa nivile e 'ssu mualànne!
(Vieni, vieni Madonna della Penna,
disperdi questa nuvola e i danni che provoca)
La parte culminante dello scongiuro, dove la credibilità e l'efficacia del magaro venivano messi in gioco, era comunque il lancio del coltello all'interno della stella.
Condizione fondamentale perché lo scijone si squagliasse definitivamente era la precisione del lancio; se il coltello colpiva il centro, lo scijone era definitivamente "libero", in caso contrario poteva di nuovo tornare.
Malattie dell'infanzia
Per scongiurare le malattie dell'infanzia, a Vasto, le mamme segnano i bambini con "la croce contro le streghe" e recitano per tre volte il seguente scongiuro:
Sànde Cóseme e Damijáne,
j'ë m'addorm' e tu me chiéme.
Sànde Lodò, a tte le done:
lu jurne 'nghe mmè, e la notte 'nghe ttè.
Sand'Ann'e Sanda Susanne,
huarde 'stu fëjje a ffiangh' a lu lett' a la mamme.
I genitori, devono rispettare alcuni comportamenti che la mentalità popolare reputa
idonei a tutelare i bambini. Al momento del battesimo il capo del maschio deve poggiare
sul braccio destro della mammëne, il capo della femmina su quello sinistro.
Per quale motivo? Perché il braccio destro è più forte e s'addice al maschio piuttosto che alla femmina.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2008
Pe nin cacarijé'
(contro la balbuzie)
A Vasto, le donne che hanno avuto esperienza di figli morti prematuramente, scelgono come comare di battesimo, cummàre de fànde "una che ha mancato".
Si ritiene infatti che "quanto più prostituta è la comare, tanto maggiore è la certezza che il bambino venga su vegeto e robusto."
Il padrino e la madrina di battesimo, inoltre, devono recitare esattamente il Credo, altrimenti il bambino può diventare balbuziente.
La balbuzie può essere provocata anche dalla levatrice, se al momento della nascita, dimentica di "toccare col dito il frenulo, lu felìlle, della lingua."
I neonati non vanno appoggiati sulla tavola in posizione supina e con dei fiori in mano, in quanto "desterebbero l'immagine di un morticino"; né bisogna togliere loro la binidàtte, cioè la seborrea del cuoio capelluto, sia perché la si crede prodotta dall'acqua benedetta versata dal sacerdote nel battesimo, sia perché si presume che altrimenti i capelli non cresceranno folti e resistenti.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2008
Sentimenti d'amore
Lanciat0 nel fuoco un ramoscello fresco d'ulivo si recitava la seguente formula accompagnata dal nome dell 'amato/a:
Pásche, Bufaneèjje e Bufanèlle, che vì
tre vodde l'anne, ........ mi vo' bben'a mé?
Dal comportamento della foglia (beneaugurante se si muoveva e scoppiettava) al contatto del calore del fuoco si coglieva l'auspicio per capire se la persona nominata nutrisse sentimenti d'amore. Le tre pasque della formula erano nell'ordine: la Pasqua di Resurrezione, l'Epifania e l'Epifanella, che era l'Ascensione o Pasqua delle Rose.