Tradizioni italiane:
Carnevale in Italia
 
 
Venezia
 
Carnevale di Venezia
di Piergiorgio Melodia Grassi - Fotografia di Vincenzo Finizio
Video pubblicato in data  25 marzo 2013 in You Tube

Carnevale nella Venezia del Settecento in un dipinto di G. Bella
Il Giovedì grasso in Piazzetta. L'altalena dei clowns
(Venezia, Pinacoteca Querini - Stampalia)
 
Maschere veneziane al "Ridotto"
Tela della bottega di P. Longhi, con nobili veneziani in maschera intenti a
conversare e giocare nel "Ridotto", Palazzo signorile di proprietà di Marco
Dandolo, il quale fu autorizzato ad aprirvi, nel 1683, una casa da gioco.

Maschere veneziane
   
   
   
   
   
   
 
Il carnevale di Venezia
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Bagolino - BS
Ballerini del Carnevale di Bagolino Ponte Caffaro BS
 
“Maschèr”, del Carnevale di Bagolino Ponte Caffaro BS
schietta manifestazione di cultura contadina“
 
 
Cento - FE
   
E' considerato il più coinvolgente e trasgressivo carnevale d'Europa
 
 
Ivrea
Festa di Carnevale: Battagliola per la bella Mugnaia
 
 
Manfredonia
Meraviglie by night a Manfredonia
 
 
Nuoro e provincia
A Mamoiada, Austis e altri comuni della Provincia:
Lugubri Maschere che testimoniano i riti dell'antica civiltà contadina
Mamoiada NU: il lugubre corteo. In primo piano i mamuthones (maschere nere,
addosso scure pelli di pecora, sulla testa un fazzoletto femminile, sulla schiena
una serie di campanacci pesanti oltre 30 chili) guidati dagli issohadores
(indossano un costume vivace, con giacca rossa e maschera bianca).
 
Austis NU: le maschere dei colonganos che portano sulla schiena ossa di animali
 
 
Oristano
La Giostra dei Cavalieri a Oristano
 
 
Verona
Re gnocco
Sfilata a Verona
 
 
Viareggio
Sfilata di carri allegorici a Viareggio
 
 
Carnevale
figuratamente
si intende:

tempo di spasso, di allegria e divertimenti
.
 
Il Carnevale a.......
Venezia, certamente il più celebre e il più celebrato, il più sontuoso, il più elegante per la qualità, la raffinatezza, la fantasia delle maschere usate (per larghissima parte ereditate dalla tradizione classica goldoniana) con sfilate di gruppi o di cortei rappresentanti scene storiche di Venezia, nell'arco della settimana e nel giorno stesso di Carnevale.
Seguono i vari balli mascherati, nei più celebri palazzi della laguna e feste patrizie o popolari che si protraggono fino all'alba del giorno successivo; molti sono gli stranieri, oltre i turisti, che vengono attratti da questa grande kermesse del Carnevale di Venezia.
Notizie sul carnevale veneziano si trovano in numerosi documenti datati tra il 1094, ai tempi del doge Vitale Faliero e il 1296, quando il martedì grasso viene dichiarato giorno festivo dal Senato.
Dalla metà del Quattrocento alla fine del Cinquecento, hanno un ruolo primario nella gestione delle feste carnevalesche e nell'organizzare rappresentazioni teatrali le "Compagnie della Calza". Rette da statuti, composte ciascuna da una ventina di giovani patrizi, prendono il loro nome dalla calza divisa a quartieri di diversi colori che si impegnano a portare, come contrassegno, durante le feste.
Il carnevale culmina con la celebrazione del giovedì grasso, per concludersi col martedì antecedente l'inizio della Quaresima.
Nella festa emergono rituali ancestrali e pagani, come la caccia ai porci e al toro, e giochi spericolati, come il volo dell'angelo, che un uomo, legato a una doppia corda mediante anelli, compiva dalla cella del campanile di San Marco fino a una zattera, ancorata in bacino.
Intorno alla metà del secolo XVI, la celebrazione del giovedì grasso culmina con il taglio della testa del toro, mediante un spadone che un fabbro impugna a due mani: la testa deve cadere senza che la lama tocchi terra. Tagliar la testa al toro diverrà, nel linguaggio proverbiale, sinonimo di soluzione rapida, anche se dolorosa.
Il passeggio della maschere (lison), i casotti dove si ammirano animali rari, le baracche dei burattini, rappresentazioni teatrali, feste nelle sale dei palazzi, sono altrettanti momenti che caratterizzano il carnevale veneziano sin sulle soglia dell'era moderna.
Sotto la dominazione austiaca, quasi timorosa, la festa viene celebrata nelle case private e nei teatri, ma dopo l'Unità d'Italia l'antica tradizione riesplode dando luogo alla Società del Carnevale, che ha il compito di organizzare la festa.
I tempi sono oggi mutati ed il carnevale diventa sempre più una componente importante per il turismo a Venezia.
La maschera tipica della città, "Pantalone", ha assunto il rango di "re Carnevale".
Dagli inizi del Novecento, la festa, come del resto molti carnevali italiani, inizia il suo lento degrado fino a precipitare in una sagra da strapaese.
Nel 1979 la grande rinascita, grazie alla Scuola Grande di San Marco, una benemerita associazione cittadina: la gente lascia nuovamente le case, indossa la maschera, invadendo le piazze e le calli, che tornano ad essere fantastici palcoscenici di indimenticabili spettacoli teatrali.
stralcio da articolo apparso sulla rivista Il Lavoratore n.1/2007 - anno XXXVII - Stoccolma -Svezia  
Dal 1980 è tornato ad essere il carnevale storico più famoso del mondo, anche per l'incomparabile scenario urbano in cui si svolge.
Nel mese di febbraio è possibile immergersi nella magica atmosfera del Carnevale veneziano, forse il più antico, sicuramente il più suggestivo del mondo. Per le calli, incorniciate di luci e arredate da siepi fantasiose, vengono messi in scena spettacoli di fuoco e rappresentazioni teatrali di strada.
Per chi ama costumi mozzafiato, c'è il concorso della maschera più bella.
Tra travestimenti curati nei minimi dettagli, feste, balli, rievocazioni storiche e acrobazie di giocolieri, lo spettatore deve davvero usare anche il sesto senso, per cogliere la miriade di emozioni che la città lagunare sa offrire nelle giornate del Carnevale.
 
Bagolino Ponte Caffaro - BS, con tradizione secolare nota oltre i confini regionali. Le attrattive del Carnevale popolare Bagosso sono rappresentate dai Ballerini, dai Suonatori e dai “Maschér” (le Maschere). Bellissime sono le musiche e le danze.
L’usanza carnevalesca risale al sedicesimo secolo. Don L. Zenucchini, curato di Bagolino, così scriveva nel 1929 ai Missionari Salesiani di Ivrea “… Il Carnevale di Bagolino è caratteristico e, quantunque non approvato dall’autorità ecclesiastica, per ragioni ovvie, tuttavia, per l’antichissima tradizione… continua ancora, in via generale, non si fa del male… vanno in maschera persino vecchi di settant’anni…”.
La tradizione vuole che il Carnevale offerto dai “Maschèr”, schietta manifestazione di cultura contadina, renda anche testimonianza di un triste passato di quando i paesani, favoriti dalla maschera, potevano schernire i loro nemici e soprattutto rivalersi sui Conti di Lodrone, poiché era un’impresa difficile scoprire gli autori dei gesti.
 
Cento - FE - "I Carioca d'Italia". Il carnevale di Cento è considerato il più coinvolgente e trasgressivo carnevale d'Europa. Non a caso gemellato, per stile, belle ragazze e divertimenti, con quello di Rio de Janeiro. I carri mascherati sono realizzati dalle varie associazioni carnevalesche di Cento che, nel corso dell'anno, realizzano enormi sculture di cartapesta che compongono i carri allegorici. I carri gareggiano tra loro per conquistare il Premio del Carnevale. Il pubblico riceve dai carri in parata caramelle, cioccolatini, peluche e altri gadget.
A completare lo spettacolo non manca mai un gruppo di ballerine di samba brasiliane. Il carnevale si svolge nel centro storico, che viene chiuso: per entrare si paga un biglietto.
Tasi è la maschera tipica di Cento, un buontempone che, dovendo scegliere fra la moglie e un buon bicchiere di vino, scelse... il bicchiere di vino. Al termine dell'ultima giornata di sfilate si svolge il rogo di un enorme Tasi di cartapesta.
 
Ivrea - "Battagliola" per la bella Mugnaia, con il singolare corteo della "Bella Mulinera" che ricorda un'antica leggenda (la bella vedova insidiata da tutti quelli che andavano a macinare il grano al suo mulino e lei promette di unirsi a colui che ricaverà farina di peso maggiore di quello del grano portato alla macina...).
E' il carnevale che meglio ha conservato il carattere originario del Medioevo. In quella lontana epoca, infatti, si usava mettere in scena le cosiddette battagliole, veri e propri scontri tra quartieri o corporazioni che a volte lasciavano sul campo parecchi feriti. Oggi, nella città piemontese, ci si limita a evocare una vicenda che risale all'epoca di Federico Barbarossa: i soprusi di un tiranno nei confronti di una bella mugnaia scatenarono la rivolta della popolazione.
La cacciata del tiranno si rievoca con la battaglia delle arance. Lo scontro si svolge sulle piazze del centro urbano seguendo regole elaborate, con uomini e donne in costume che rievocano gli antichi personaggi. A fronteggiarsi, gli equipaggi delle pariglie e delle quadriglie (carri a due o quattro cavalli, simbolo del potere feudale) contro le squadre degli aranceri a piedi, formate da centinaia di tiratori che personificano i popolani rivoltosi. Per evitare intuibili inconvenienti, meglio osservare lo spettacolo a debita distanza. La festa del martedì grasso termina con il benaugurante rogo degli Scarli, tronchi ricoperti di erica. L'epilogo però è fissato il giorno dopo, in piazza Lamarmora, con distribuzione di polenta e merluzzo in presenza della mugnaia.
 
Manfredonia, "Meraviglie by night". E' soprattutto la notte a caratterizzare il Carnevale Dàuno, che si svolge tra le vie di Manfredonia (Fg) con esibizioni coreografiche, concorsi e sfilate di maschere.
La suggestiva Sfilata delle Meraviglie coinvolge circa 3 mila bambini delle scuole elementari e materne. Grazie alla collaborazione di un grande laboratorio sartoriale e coreografico e la mobilitazione di famiglie e scuole, ogni anno viene messo in scena uno spettacolo davvero emozionante.
 
Napoli, con figure e carri allegorici, rappresentanti personaggi e "tipi" del folclore cittadino, da irridere, da dissacrare, quasi per liberarsene o per difendersi, al punto che poi alcuni fantocci (rappresentanti queste figure "scomode"), alla fine delle sfilate vengono bruciati nelle maggiori piazze cittadine.
 
Nuoro e provincia, carnevale è una festa diversa da tutte le altre: Mamoiada, Austis, Gavoi e altri comuni della Provincia di Nuoro, lugubri maschere e canti tradizionali testimoniano i riti dell'antica civiltà contadina. Maschere nere, con una dura smorfia di sofferenza, addosso scure pelli di pecora, sulla testa un fazzoletto femminile, sulla schiena una serie di campanacci, pesanti oltre 30 chili. Il passo è cadenzato, saltellante, il suono lugubre. Sono i "mamuthones", le maschere del Carnevale di Mamoiada (Nuoro). Sfilano per le strade del centro insieme agli "issohadores". Questi, invece, indossano un costume vivace, con la giacca rossa e una maschera bianca. In mano hanno una fune con cui prendono al laccio, a caso, qualcuno tra la folla, che pagherà da bere. Nulla a che vedere con coriandoli, colori, scherzi, carri che altrove accompagnano il Carnevale. Al contrario, in Barbagia dal Giovedì al Martedì grasso la festa, iniziata il giorno di sant'Antonio Abate, il 17 gennaio, è cupa
e fa quasi paura. «È quanto rimane dell'antico rito agreste per ingraziarsi il dio della pioggia, Dionisio-Mainoles, conosciuto in Sardegna come Maimone». Ad Austis, paesino tra i monti in provincia di Nuoro i "colonganos" vestono con pelli nere, hanno un cumulo di ossa sulle spalle, pellicce di volpe in testa e sul viso fronde di corbezzolo, un sempreverde che simboleggia la fertilità continua, perché ha fiori e frutti insieme. È molto diversa la festa nel vicino paese di Gavoi dove, dimenticate le cupe maschere, sono stati tramandati soltanto la musica e il ballo che accompagnavano gli incontri. E così "sos tumbarinos" il Giovedì grasso annunciano il Carnevale suonando piffero, triangolo, tamburi e "sa serraggia", la lunga canna con una corda e una vescica di maiale essiccata. A Nuoro il culmine dei festeggiamenti si svolge tra il 31 gennaio e il 6 febbraio. La chiusura finale nel centro del capoluogo dove sfileranno le maschere caratteristiche di tutta la
provincia. stralcio dall'art. a cura di Rosanna Precchia, apparso su "Famiglia Cristiana" - settimanale - n. 5/2008
 
Oristano  "La Giostra dei Cavalieri". Verso la metà di febbraio, ogni anno, Oristano mette in scena una giostra equestre simile agli spettacoli che sovrani e feudatari del XV e XVI secolo offrivano in occasioni speciali. Cavalieri mascherati lanciati al galoppo tentano d'infilare con la lancia un anello sospeso.
La tradizione della Sartiglia prevede momenti particolari. La vestizione del Capocorsa è un rito fondamentale: il cavaliere si siede su un tavolo e ragazze in costume lo aiutano a indossare i ricchi abiti. Poi monta a cavallo senza toccare il suolo e si dirige verso la Cattedrale, dove tenta di cogliere la stella. Nelle strade della città medievale, i cavalieri danno quindi dimostrazione delle proprie abilità, cimentandosi in acrobazie spericolate.
 
Roma,  con figure e carri allegorici, rappresentanti personaggi e "tipi" del folclore cittadino, da irridere, da dissacrare, quasi per liberarsene o per difendersi, al punto che poi alcuni fantocci (rappresentanti queste figure "scomode"), alla fine delle sfilate vengono bruciati nelle maggiori piazze cittadine.
 
Sanremo, con bellissimi carri che, per mezzo di fiori, ricostruiscono scene o personaggi allegorici e hanno parimenti lo scopo di richiamo turistico per la città, per l'intera Riviera ligure di Ponente, oltre che una mostra estemporanea delle più belle varietà di fiori.
 
Verona e il suo Re Gnocco. Qualcuno l'ha definita la "festa del ventre", certo è che la buona tavola è uno degli ingredienti fondamentali di ogni carnevale che si rispetti. A Verona lo sanno benissimo, tanto che, durante il Carnevale, le chiavi della città, sotto forma di una grande forchetta con infilato uno gnocco, vengono appunto affidate a Re Gnocco.
Si celebra in questo modo il cosiddetto Bacanal del gnoco, una lontana tradizione che rievoca la distribuzione di cibo ai poveri, voluta dal facoltoso Tomaso da Vico in seguito alla carestia che colpì la città nel 1531. Eletto dai capifamiglia nati o residenti nel rione San Zeno, Re Gnocco ha il compito di guidare i cortei mascherati della settimana grassa e, soprattutto, di presiedere il venardì gnocolar in piazza San Zeno, quando avviene la grande distribuzione di gnocchi.
 
Viareggio - "La cittadella della satira". Risale al 1873 l'idea di una sfilata di carri allegorici per le strade della città toscana. Ma è dagli anni Sessanta che la tradizione ha ritrovato lo slancio. E ora la grande parata di carri, caratterizzata soprattutto dalla satira politica che colpisce indifferentemente a destra e a sinistra, in Italia e all'estero, ha assunto una dimensione mai toccata. Le piattaforme dei carri hanno 32 ruote gommate e su ogni mezzo sale un gruppo mascherato costituito, in media, da 200 elementi e una banda musicale con un minimo di dieci suonatori.
Ogni carro è una vera e propria opera d'arte di carta pesta, costruita in mesi di lavoro. Tutti sono caratterizzati dalla scelta di temi d'attualita, cronaca e politica, tra cui l'inquinamento, il consumismo, il razzismo, la violenza sulle donne. Ogni anno, gli spettatori restano affascinati dalla creatività e dall'abilità scultorea e pittorica dei carri alti fino a 20 metri.
Il Carnevale di Viareggio con i suoi spettacolari carri allegorici (di costruzione sempre molto avanzata sul piano tecnico e pieni di bravura artigianale di altissimo livello) ha come significato e fine ultimo è l'aspetto turistico, di forte richiamo per l'intera Versilia e Italia Intera.

Festa di Carnevale
Si dice che la parola "CARNEVALE" derivi dal "carne levare" perché i festeggiamenti, precedendo l'inizio della Quaresima, rappresentano l'ultimo momento per mangiare carne; c'è anche una leggenda che risale all'epoca babilonese: il dio Sole e la dea Luna durante le feste per la fine dell'anno erano fatti salire su una nave con le ruote, chiamata "carro navale" (da cui deriverebbela parola "car-naval") e portati in processione.
Una storia antica, legata ad un unico filo: il divertimento, la spensieratezza, la goliardia, che resiste tenace durante secoli e secoli, intrecciata saldamente alle tradizioni e al folklore dei diversi popoli.
Alle sue origini troviamo le feste pagane che si celebravano a Roma in onore di Saturno dal 17 al 23 dicembre; in quei giorni regnava nell'Urbe un'eccezionale allegria ed ognuno godeva della più ampia libertà, tanto che gli schiavi mangiavano alla stessa tavola dei padroni.
Il Carnevale in Europa è stato per secoli una festa d'inizio dell'anno. I suoi scherzi e i suoi riti rappresentavano la fine dell'anno vecchio e l'inizio dei nuovo.
Con l'avvento del Cristianesimo, i festeggiamenti perdettero molte delle loro caratteristiche orgiastiche e vennero spostati ad una data successiva, e cioè nel periodo che corre dall'Epifania al mercoledì delle Ceneri.
In Italia i festeggiamenti si svolgevano in modo più tranquillo ed erano improntati, anziché alle volgarità e alle grottesche parodie, in una cornice di ricchi costumi e
di rappresentazioni tradizionali.
stralcio da art. apparso su "Qui Quotidiano", giornale d'info. del vastese, in distrib. gratuita - n. 40 del 28 febbraio' 06
 
.................Ma perchè questa ricorrenza cambia sempre data?
Festa di Carnevale. Quali le origini di questa ricorrenza? E perchè cambia sempre data? Cominciamo con il dire che la festa di Carnevale risale al periodo greco-romano ed è strettamente legata alle cerimonie pagane, probabilmente in onore del dio Saturno, per propiziare un raccolto copioso.
Successivamente è entrato a far parte del calendario liturgico ponendosi tra l'Epifania e la Quaresima.
Il periodo di carnevale è collegato alla data della Pasqua. Per questo è una festa "mobile", senza una data fissa.
Il Carnevale dura due settimane e due giorni: inizia la prima domenica del periodo di Settuagesima che nel calendario liturgico Gregoriano corrisponde a 9 settimane prima della Pasqua e termina la vigilia delle Ceneri.
I giorni più importanti del periodo di Carnevale sono il Giovedì grasso e il Martedì grasso, ultimo giorno di festa che precede il mercoledì delle Ceneri, primo giorno di Quaresima.
Il termine "carnevale" deriva da "carnevalare" (carnem levare) che significa "togliere la carne dalla dieta".
Nel medioevo il giovedì e il martedì prima delle ceneri, detti "grassi", si consumavano abbondanti pietanze.

stralcio da art. , a firma Francesco Muratori, apparso su "Il Nuovo Business" - Vasto - n. 24
- febbr. 2010 - allegato gratuito al periodico d'info."Il Nuovo" - Vasto - n. 2 - febbraio 2010
 

.................................................Carnevale
Periodo che precede la quaresima e si festeggia con le elezioni di re per burla che alla fine vengono bruciati, balli in maschera, cortei mascherati, sfilate di carri allegorici, mascherate e divertimenti vari.
L'inserimento del carnevale nel calendario religioso, nonostante il suo totale disconiscimento da parte della liturgia ufficiale, pone problemi che non possono essere certamente risolti nella definizione
"a carattere folcloristico"

E' un adattamento cristiano di antiche usanze pagane e mostra un legame abbastanza stretto con i rituali di antiche religioni ( i lupercali, i saturnali romani, ecc.) e anche di religioni contemporanee e di civiltà indigene extraeuropee.
A seconda dei luoghi è fatto iniziare a capodanno, all'epifania o alla candelora (2 Febbraio). Termina dovunque con il martedi grasso, culmine della festa salvo nei luoghi in cui vige il rito ambrosiano (esempio Milano e provincia), dove termina il sabato che precede la prima domenica di quaresima.
Rimasto fino all'Ottocento una delle manifestazioni più significative del costume popolare (particolare importanza e imponenza avevano in Italia quelli di Firenze, di Roma, di Napoli ma, sopra tutti, quello di Venezia), oggi, la sopravvivenza del Carnevale è legata dovunque a manifestazioni di vario tipo e significato, prevalentemente commerciale o turistico.

 
Le origini del Carnevale
II carnevale è una festa le cui origini sono antichissime.
Le prime manifestazioni che ci ricordano il carnevale nel mondo risalgono a 4000 anni fa.
Gli Egizi, fin dai tempi delle dinastie faraoniche, furono i primi ad ufficializzare una tradizione carnevalesca, con feste, riti e pubbliche manifestazioni in onore della dea Iside, che presiedeva alla fertilità dei campi e simboleggiava il perpetuo rinnovarsi della vita.
Il carnevale greco veniva celebrato, invece, in varie riprese, tra l'inverno e la primavera, con riti e sagre in onore di Bacco, dio del vino e della vita.
Mentre i "Saturnali" furono, per i Romani, la prima espressione del carnevale e gradualmente, perdendo l'iniziale significato rituale, assunsero la chiara impostazione delle feste popolari, i cui relitti sopravvivono nelle tradizioni di varie zone della nostra penisola, soprattutto nell'Italia del Sud e nelle Isole.
La personificazione del carnevale in un essere umano o in un fantoccio, risale, invece, al Medioevo.
Al giorno d'oggi il carnevale è l'allegra festa che si celebra, secondo la tradizione cattolica, prima dell'inizio della Quaresima (periodo che dura appunto 46 giorni e che precede la Pasqua).
stralcio da articolo apparso sulla rivista "Il Lavoratore" - n.1/2007 - anno XXXVII - Stoccolma -Svezia