Tradizioni Estere:
Carnevale all'Estero
 
 
Belgio
In Belgio è celebre soprattutto quello di Binche, per il lancio delle arance (a cui viene attribuito un carattere propiziatorio), con le quali i Gilles (vestiti in variopinti costumi molto ricamati) bersagliano la folla dai carri (non molto artistici ma di vario uso contadino) e poi danzando per le strade al ritmo ossessivo di vecchie arie tradizionali, cercano di imbrattare tutti quelli che incontrano sul loro cammino.
Per tre giorni e tre notti, questa cittadina belga conosce ore di pazza allegria.

Bolivia
Il Carnevale dei diavoli vestiti di bianco
Oruro, cittadina mineraria, un piccolo centro sulle Ande boliviane, a
3700 metri di altitudine, ospita una delle feste più amate del Sudamerica.
migliaia di persone sfilano in costume, danzando, in segno di devozione
alla Virgen de la Candelaria
Le danze più famose e suggestive sono
la Diablada, cui prendono parte i diavoli, e la Morenada, che deve il proprio nome ai morenos, gli schiavi di colore giunti dall'Africa



Oltre 150 mila persone invadono le strade della tranquilla cittadina mineraria, durante il Carnevale, per questa festa, molto sentita in Bolivia, che risale al 1789
Diavoli e angeli, incas e morenos, tutti concludono la sfilata in ginocchio davanti alla Virgen de la Candelaria, promettendo di tornare a danzare per Lei anche l'anno successivo... Foto di Fausto Giaccone
Il Carnevale e la Quaresima, si sa, sono periodi profondamente diversi. La correlazione è forte
(Carnevale deriva dal latino carnem levare, cioè il precetto che prevede, durante la Quaresima, di astenersi dal mangiare carne, oggi limitato solo al venerdì), eppure è evidente la loro contrapposizione: la Quaresima è raccoglimento, penitenza, rinunce; il Carnevale è festa, allegria, eccessi. Ma c'è un luogo dove il Carnevale riunisce il sacro e il profano, lo sfarzo e la penitenza, la danza e la processione. È Oruro, una piccola cittadina mineraria della Bolivia, sulle Ande, a 3700 metri di altitudine.
Il Carnevale di Oruro è uno dei più importanti e sentiti del Sudamerica. Nella Entrada (il giorno di inizio) i gruppi folcloristici partecipanti, una cinquantina, realizzano spettacalari coreografie in costume dedicate alla Virgen de la Candelaria o del Socavón (cioè della miniera). Tra le più famose c'è la Diablada. che simboleggia l'eterna lotta tra il bene e il male. I diavoli, che rappresentano i sette peccati capitali, sono fronteggiati dall'arcangelo Michele, armato di spada e di scudo, e dalla Vergine.
Un'altra danza molto sentita è la Morenada. I morenos sono gli schiavi giunti dall'Africa per lavorare nelle miniere. Indossano elaboratissimi costumi che possono pesare fino a 40 chili e ballano per ore, incuranti della fatica.
E così via, in un alternarsi di storia, mito e religione senza eguali al mondo. Sfilano danzando diavoli, angeli, schiavi, incas e conquistadores... Tutti i cortei si concludono nella chiesa di Oruro davanti alla statua della Virgen de la Candelaria, alla quale i fedeli, in ginocchio, promettono che danzeranno in suo onore anche l'anno successivo.
stralcio da articolo apparso su rivista "Qui Touring" - febbraio 2005

Brasile
Carnevale di Rio
Stralcio dal Corso di Storia delle Tradizioni Popolari tenuto dal Prof. Dr. Vincenzo De Rosa
alla Unitre di Milano
- anno accademico
1999/2000
Quando si parla del Carnevale di Rio è necessario fare una premessa di carattere antropo-culturale in merito al "sincretismo" religioso del popolo brasiliano: cioè la sua straordinaria capacità di nascondere usanze proibite sotto aspetti ortodossi e quella di assorbire e di accostare, al tempo stesso e senza fonderli, tutti gli elementi delle culture che si sono sovrapposte nel tempo.
Festa originaria europea, celebrazione originaria pagana, il Carnevale è stato assorbito dai "Pretos" del Brasile, i quali vi hanno introdotto con disinvoltura gli elementi del loro paganesimo, quindi candore e frenesia, musica e danza, predominio del collettivo sull'individuale; anche se ciascuno, per la strada, sembra che danzi e canti solo per se stesso!
Nel Carnevale essi vedono l'occasione per riaffermare le virtù del proprio gruppo etnico e le
tradizioni della loro antica fede.
A differenza di altri Carnevale, che sono esplosioni liberatorie, cioè: sono il "semel in anno licet insanire" che si lascia poi alle spalle una tristezza pesante, perché il giorno dopo ci si accorge che tutto è tornato come prima, cioè si ripiomba nella propria quotidianità, quello brasiliano, è invece una liberazione totale, una festa alla quale ci si prepara da mesi, che coinvolge tutti in un'unica follia collettiva, estenuante, dove tuttavia raramente si va oltre i limiti della decenza.
Ecco perché lo si definisce di tipo "Pànico" (manifestazione diretta proveniente da un'entità divina; come proveniente dal dio Pan), cioè perché investe la Natura e il suo divenire, in quanto manifestazione diretta proveniente da entità divine.
Esplosione di gioia irrazionale, impresa f isicamente massacrante, intensa pausa nel normale ritmo della propria esistenza, non è però licenza individuale, non è malintenzionato pretesto, né occasione di intenzionale violenza, se non in rarissimi casi.
La danza, il caldo, l'insonnia, il turbamento sessuale, l'eccitazione da sostanze alcoliche, spossano i corpi, che spesso si vedono giacere distesi lungo le strade.
Popolare, africano, proprio nella misura in cui si prediligono costumi fastosi soprattutto del
Settecento e di personaggi storici di quel periodo o di altre epoche, fogge europee da Prìncipi
di favola, insieme con quelle hawaiane o di Bahia.
Snobbato dalle classi alto-borghesi e ricche, avversato aspramente dalla Chiesa cattolica, è
tuttavia una delle manifestazioni che meglio esprimono l'anima brasiliana, nella quale l'elemento
negro è la parte fondamentale.
Il ritmo è l'elemento costitutivo del Carnevale di Rio, che ufficialmente procede per ben quattro giorni e quattro notti, dal segnale che sabato a mezzogiorno, fa cessare ogni attività.
Si chiudono negozi, fabbriche, laboratori, scuole, si eclissano i domestici dalle case e dai grandi alberghi, fino al mezzogiorno del Mercoledì delle Ceneri.
Allora Rio, esausta e sconvolta, riprende lentamente, molto lentamente, a vivere come gli altri
giorni, dopo questo ciclone carnevalesco, che è poi anche la celebrazione dell'estate.
Queste fatidiche giornate sono precedute da preparativi che iniziano appena il Carnevale dell'anno precedente si è concluso.
Per i Negri (i Pretos) e i Mulatti (erroneamente spesso detti "Creoli") dei rioni popolari, dei Morros, delle favelas, è l'occasione per calare in massa nel centro della città, di prendere possesso di quella parte di terra che sentono propria, con le armi più congeniali, cioè le esibizioni delle scuole di samba; per poter immergersi in quella particolare atmosfera magica e
ossessiva in cui le antiche divinità africane sono meglio disposte a "discendere" tra i propri fedeli.
Non a caso, le musiche e gli strumenti sono quelli dei "candombles" (templi religiosi africani di Bahia in cui si svolgono ancora particolari cerimonie di possessione. Rituali di tipo benigno a differenza di quelli della "macumba") e i "Sambas" ripetono danze di diretta derivazione da riti religiosi africani.
"O samba", il samba urbano di Rio, molto diverso da quello rurale del Sud, nasce come canzone,
da infiniti tentativi dei suonatori di viola e di chitarra, i quali improvvisano in mezzo ai compagni un motivo per saggiare la "presa" che può avere sul pubblico, l'eventuale gradimento.
"O samba" nasce da uno sforzo collettivo, fra gente legata da un sentimento che li accomuna, da un impegno non sottoscritto ma sentito, che li accomuna, di natura religiosa.
Provano per notti e notti in baracche o capannoni o vecchie case di periferia ed è la collettività che poi decreterà la validità o meno di un ritmo; nascono così centinaia di composizioni di cui i "Sambistas" subito si impadroniscono; si incidono dei dischi che per mesi poi la radio e la televisione diffonderanno.
Questo è il clima musicale che si crea in un'atmosfera di magico rapimento, un clima sentimentale e lento, a differenza di quello delle "marchas" e "marchinas" che è più rapido, allegro, sostenuto.
Le "marchas" e le "marchinas" derivano la loro origine dalle "batucadas" africane e con i loro
ritmi voluttuosi, sincopati, che a volte stordiscono, accompagnanno in maniera inconfondibile
l'intero Carnevale.
Allora ecco l'interminabile e chilometrica sfilata, detta "cordao", fatta di molti personaggi
mascherati e non mascherati, di carri allegorici delle più svariate associazioni (di lavoratori, di
studenti, sportive) e le tantissime scuole di samba, davanti ai quali marcia sempre un'avvenente portastendardo.
Si chiama "cordao" perché è un cordone di maschere, di personaggi nelle loro "fantasie", più o meno immaginose e ricche - dai costumi sfarzosi agli svariati copricapo, ai semplici nasi e barbe finti, alle donne vestite da uomo e uomini truccati e vestiti con abiti femminili - che avanzano a tempo di "samba" o "marcha", solcando la folla, snodandosi in serpeggiamenti, in ondate, invitando gli spettatori alla danza, contagiandoli con il ritmo, coinvolgendoli con il richiamo di bellissime donne, procacemente seminude che gridano: "Entre... no... Cordao!"
In questa atmosfera liberatoria, di rapimento quasi mistico, che turba e commuove, ci si abbandona in un clima di fraternità universale.
"O samba" nasce come canzone, con parole che toccano temi sociali, come la povertà o il rammarico per un vecchio quartiere della città scomparso per demolizione, oppure l'amara tristezza per la vecchiaia che avanza, e, s'intende, l'amore, la gelosia, l'infedeltà e poi diventa pantomima, coreografia, nuovi passi di danza che i "Sambistas" hanno studiato per tanti mesi.
I suonatori di "surdo" e di "pandeiro" (tamburo a tracolla e tamburello a tracolla), di "recoreco", di "ganza" o "chocalho" (tubo metallico o di legno contenente sassi), di "cuica" (budello di gatto teso su una cassa armonica), di "agogo" (sonagliera percossa da una bacchetta di metallo), in decine e decine di bande, precedono i cortei mascherati e le varie Scuole di samba.
I costumi e i carri allegorici sono in relazione al tema con cui ci si presenta alla sfilata tradizionale delle Scuole di samba.
La sera della domenica si ha il culmine dei festeggiamenti con la sfilata in una zona particolare di Rio, che è il "Sambodromo", davanti alle autorità municipali e alle giurie.
Questa è la parte più carica di tensione, perché si affronta il giudizio sul lavoro eseguito, si stilano delle vere e proprie classifiche di merito: si può essere promossi o retrocessi, come in un vero e proprio campionato!
Si passa quindi dalla irrefrenabile gioia per una vittoria o una promozione, allo scoramento
distruttivo e all'umiliazione più profonda per una sconfitta di misura o addirittura per una
retrocessione.
Ne va di mezzo il lavoro eseguito e il sacrificio di un anno, il buon nome e la credibilità della scuola.
I perdenti si sentono tanto umiliati che a volte, a seguito di profonda depressione, sono spinti ad atti inconsulti, autolesivi o a volte al suicidio!
La sfilata davanti alle giurie, dove bisogna dare il meglio di sé, si protrae fino alle prime ore del mattino seguente, perché queste Scuole di samba, che si presentano alla gara, non sono mai meno di una cinquantina ed il più delle volte superano largamente tale numero.
Per questo motivo, negli ultimi anni, le giurie hanno posto uno sbarramento all'incirca tra le dieci e le venti scuole, al massimo, da esaminare.
Alcune poi, per i premi vinti negli anni e per la qualità ed il livello di preparazione, sempre alti, come la "Portela", la "Manguiera", l'"Imperio Serrano", la "Cachorrinha", ecc., sono particolarmente seguite sia dal grosso pubblico che ne conosce la buona tradizione, sia dalle decine di migliaia di turisti presenti, sia da televisione e cinema brasiliani o stranieri.
La festa impazza per tutto il periodo stabilito (quattro giorni e quattro notti), con i suoi piaeri, le sue fantasie, i suoi eccessi e a volte con le sue assurdità e le sue contraddizioni.
Alla fine si contano purtroppo anche alcune vittime - nella maggior parte dei casi per incidenti
stradali o per malori seguenti ad eccessi alimentari o alcolici - oltre ad un buon numero di ricoveri ospedalieri per infarti, cadute o recidive di malesseri preesistenti; non manca anche qualche ferito per accoltellamento.
A volte le cifre negative, riferite ad alcuni eccessi, abusi o violenza, fanno presa sull'opinione pubblica brasiliana e straniera ma, trascorso un ragionevole periodo di tempo, alla fine si è presi dall'atmosfera magica e ci si prepara a farsi rapire dall'avventura del Carnevale successivo.

Francia
In Francia, il Carnevale era celebrato fin dal Medioevo con numerose splendide manifestazioni
ed ha conservato una lunga e buona tradizione soprattutto in Provenza, in Borgogna, in Bretagna.
Rivive oggi nel Carnevale di Nizza, che era celebre, oggi un po' meno, per lo straordinario lusso
dei costumi e la sontuosità delle feste che si svolgevano sia in pubblico sia in locali eleganti,
cui partecipano soprattutto i ricchi turisti stranieri, ben lieti di prolungare la stagione
invernale e di anticipare quella estiva.

Germania
Colonia: La Quinta Stagione
È quella del Carnevale, che coinvolge cittadini e turisti
in un'allegra atmosfera di festa
Mentre nel calendario romano primavera, estate, autunno e inverno si alternano instancabilmente, a Colonia ogni anno l' 11 novembre alle ore 11.11 e 11 secondi inizia la quinta stagione:
il Carnevale
Seguono mesi intensi di preparazione per i quattro giorni più importanti e caratteristici della città, sorta su un antico insediamento celtico e proclamata "Città imperiale" nel 50 d.C, ottenendo il diritto civico dai Romani.
I giorni culminanti, in cui la festa scende in strada, sono quelli tra il giovedì grasso, chiamato Weiberfastnacht, ovvero la notte del Carnevale delle donne, e il lunedì delle rose, quando più di un milione e mezzo di spettatori confluiscono nelle strade principali.
L'atmosfera è magica, per merito delle vie gremite di maschere, coriandoli e musiche, che dipingono Colonia di un allegro colore giullaresco. Ma non solo...
Davanti al Duomo, in prossimità della stazione centrale, la più grande cattedrale tedesca, il maestoso emblema cittadino, sotto gli occhi delle innumerevoli statue ornamentali della facciata, sfilano ogni anno i famosi carri che decine di associazioni hanno preparato durante i mesi invernali.
Liberati i narren (buffoni), con il grido carnevalesco «Kölle allaaf» incominciano a volare le caramelle, dando il via al culmine della grande festa. Non si può rimanere spettatori. Chi non è mascherato viene truccato in loco.
La sfilata dura tutta la mattina, in un alternarsi di carri e maschere, mentre i visitatori si adoperano a raccogliere le leccornie lanciate e distribuite. Durante tutta la giornata continuano le danze in birreria, nelle osterie e nei gazebo, fino a notte.
Il Ponte di Deutz sul fiume Reno e il Duomo gotico di Colonia, illuminati di notte
una banda nella grande sfilata di Carnevale, nei tipici colori bianco e rosso della città
donne in maschera
stralcio da articolo apparso sul settimanale "famiglia cristiana" - n.3/2008

Gran Bretagna
In Gran Bretagna, il Carnevale, più che in altri paesi, perde il suo antico significato rituale e
serve solo da pretesto a balli mascherati nelle comunità rurali, con cortei mascherati, di
portata rionale (quindi molto circoscritti) o balli in costume molto eleganti in feste pubbliche
(nei grandi alberghi o private residenze nobili) o ricche dimore dell'alta borghesia.

Grecia
Macedonia: Le Feste dell'Orgia
Feste del dodecaimero (dei dodici giorni) chiamate impropriamente Karnavali
si svolgono soprattutto nei centri di
Kali Vrisi, Stikialdia, Monokisias, Nikissiani e Kastoria.
stralcio da art., a firma Elio Cadelo, apparso sulla rivista mensile "Scienza Duemila" - maggio 1986.
Non sappiamo, al momento, quanto la modernizzazione ha modificato lo svolgimento delle feste - M. S. - febbraio 2009
Simili per certi aspetti alle feste del Carnevale a noi più familiari, le ricorrenze
del "Dodecaimero"si differenziano però per altri. Notevoli tra le varie ritualità, il
ribaltamento dei ruoli tra uomini e donne e le danze sfrenate che durano più giorni.
 
 

Trasformate dalle forme della cultura moderna, le feste orgiastiche greche si sono ridotte a mere rappresentazioni simboliche di un passato non del tutto dimenticato.
Le feste del «dodecaimero» (dei dodici giorni) sono le più antiche manifestazioni che ancor oggi si conservano nella Grecia del Nord e più precisamente in Macedonia. Chiamate impropriamente «karnavali» dalla gente del luogo, queste feste hanno in comune con il carnevale l'uso di mascherarsi Si tratta di una delle ultime sopravvivenze in Europa delle feste di fine d'anno che conservano integralmente un carattere orgiastico e dionisiaco.
Provenienti dall'Asia Minore, queste feste si svolgono ancora oggi in Epiro, Macedonia, in alcune zone del Sud della Bulgaria e in alcuni territori turchi che un tempo fecero parte dell'Impero Romano d'Oriente.
La maggior parte delle feste del «dodecaimero» hanno inizio il 6 gennaio e durano fino al 9. Ma molte altre iniziano il 25 dicembre e durano fino al 1° gennaio; altre terminano il 15 gennaio. Insom-ma queste feste si integrano o allungano il periodo festivo da Natale all'Epifania.
Le feste del dodecaimero sono state sempre osteggiate dalla Chiesa Cristiana, prima, e da quella Ortodossa dopo.
Nel 1200 Giovanni Crisostomo lanciava anatemi contro questi rituali, che trasformavano l'uomo in bestia e che sovvertivano le regole di Dio, reintroducendo nella cristianità riti pagani. Ma non c'è stato niente da fare. Sinodi e Concili non sono serviti a spegnere una tradizione molto radicata.
Kali Vrisi - Il più antico ed il più tradizionale dei «karnavali» macedoni si svolge dal 6 al 9 gennaio. Questo piccolo centro dista una trentina di chilometri da Drama ed una cinquantina dalla Bulgaria.
Il 6 gennaio per le strade fanno la loro comparsa i babuieri. Babuieri in greco vuol dire più o meno «diavoli», «satani», «vecchiacci del regno delle tenebre» e da babuieri sono mascherati tutti i giovani non ancora sposati del paese, i giovanissimi non ancora in età di moglie e qualche ammogliato che, protetto dall'anonimato del travestimento, coglie l'occasione per portare a termine qualche progetto troppo a lungo covato in segreto.
A Kali Vrisi quasi tutti i giovani nel periodo di carnevale si travestono, ma il travestimento viene fatto in una zona appartata e nascosta, tale che neanche i familiari o gli amici possano poi riconoscere la persona che si cela sotto la maschera.
Queste sono maschere antichissime ricavate da un sacchetto di lana che si infila sulla testa, sul quale spuntano due corna, mentre delle pelli di capra sono cucite in modo da formare sopracciglia gigantesche, baffi e barba. Dei fagioli infilati e collegati tra loro danno l'apparenza dei denti.
Il resto dell'abbigliamento è bianco, ad eccezione di una giacca senza maniche, di pelle di capra scura o di lana nera. Sulle spalle hanno una gobba caprina e demoniaca, mentre alla cintola hanno legati cinque campanacci di notevole dimensione che suonano non appena un babuiero si muove.
Al polso destro hanno un sacchetto pieno di cenere che serve a colpire chiunque capiti a tiro. Non è ben chiaro se l'essere colpiti dalla sacchetta di cenere sia di buono o cattivo augurio. Normalmente i babuieri colpiscono le scarpe o i pantaloni degli uomini, mentre colpiscono le spalle delle donne.
Grazie all'anonimato i babuieri fermano pubblicamente le ragazze intrattenendosi in segrete conversazioni. A costo di essere completamente cosparse di cenere, gran parte delle ragazze del paese quel giorno gira per le strade subendo attentati continui e nessuna viene risparmiata dall'assalto delle maschere. Spesso si assiste a gruppi di babuieri che inseguono un ragazzo: si tratta di vecchi conti che oggi vengono saldati.
Il 7 gennaio ai babuieri si aggiungono altre maschere, ma sono solo di tre tipi: da vecchie, da arabi, da mendicanti. La giornata scorre, come il giorno prima, tra bevute omeriche, inseguimenti, appostamenti, appuntamenti silenziosi. A sera e fino a notte fonda si continua a ballare al suono delle orchestrine appositamente noleggiate.
L'8 gennaio tutto il paese è in piazza. Gruppi di giovani mimano il rapimento della sposa, l'inseguimento del padre, le colluttazioni tra diversi gruppi. Fino ad alcuni anni fa il carnevale culminava con un matrimonio vero.
Il terzo giorno tutto il paese è per le strade a ballare e a bere, e le orchestrine continueranno a suonare finché l'ultimo abitante di Kali Vrisi non sarà crollato o per il vino o per la stanchezza.
Stikialdia -Il carnevale comincia il 25 dicembre e termina il primo gennaio. Qui ognuno si traveste come vuole: da animale o da mendicante, da arabo o da albanese o, addirittura, può impersonare un parente vivo o morto. Al centro della festa anche qui c'è un'azione teatrale. Si tratta di un rapimento della giovane sposa, cui segue l'intervento del padre che uccide il futuro genero. Pentito di questo assassinio, lo fa ritornare in vita grazie ad una pozione di erbe. Alla fine la coppia si sposa tra il tripudio della folla.
Monokisias - Si festeggia la giornata della ginecocrazia. Si tratta di una curiosissima festa che si svolge ancora in Tracia Orientale. Qui gli uomini si travestono con vecchi indumenti e si coprono il volto con pelli di lepri. Finalità della festa e del mascheramento è quello di confondere le donne del paese. In questo modo le coppie si scombinano ed ognuno può andare a vivere a casa di un'altra facendo finta di essere suo marito.
Nikissiani - La festa dura solo un giorno. Qui il 7 gennaio gli uomini si travestono da veri e propri demoni: hanno una intera pelle di capra sulla testa, un pastrano nero e peloso ricopre tutto il corpo e delle enormi campane sono legate ai fianchi. Sulle spalle una gobba. La pelle di capra sulla testa è a forma conica e nasconde tutta la testa, o meglio crea l'apparenza di una testa enorme. In questo modo si produce un'immagine sconvolgente e di grande effetto. Quando tutto questo gruppo si muove il rumore dei campanacci è assordante a tal punto da sembrare un vero e proprio tuono.
Tutto il branco dei demoni è guidato da un ragazzo in costume tradizionale greco che ordina loro quando è il momento di fermarsi, di camminare, di suo¬nare le campane, ecc.
Kastoria - La capitale della Grecia del Nord, il carnevale dura tre giorni dal 6 al 9 gennaio. Qui il clima è spesso molto rigido per cui la gran parte della festa si fa in luoghi chiusi. Durante i tre giorni si tiene una sfilata di barche montate su carri (carri navali). Le maschere sono di fantasia e molto belle. Questi luoghi hanno il loro carnevale canonico, che si svolge quaranta giorni prima della Pasqua (ortodossa). A Kastoria, il giorno carnevale comandano le donne. Loro vanno nei bar, giocano, si intrattengono in conversazioni sconce. Gli uomini, invece, sono obbligati a rimanere in casa e se escono o si intrattengono in lavori maschili vengono picchiati.


Svizzera
In Svizzera, nei cantoni a prevalente cultura, tradizione e lingua tedesca, il Carnevale trovò la sua più caratteristica espressione nel Fastnachtspiel, una forma di spettacolo originato dalla consuetudine carnascialesca di andare mascherati di casa in casa dando brevi spettacoli a carattere comico (piccoli siparietti in cui, magari, si prende in giro il padrone di casa, se si conoscono alcune caratteristiche o alcuni difetti!).