Tradizioni Popolari:
2 Febraio: Canneléure e 3 Febbraio: Sande Biasce
(Candelora e San Biagio)
 
2 febbraio, si festeggia la Candelora
II 2 Febbraio si festeggia la Candelora che segnava anticamente la fine del calendario solare.
Di qui il detto popolare:
La Canneléure, la mmernate è sciùte féure (la Candelora, dall'inverno siamo fuori)
.
In Chiesa si benedicono i ceri che vengono conservati ed accesi per invocare la protezione divina durante i temporali o le grandinate ed ancora al capezzale dei moribondi.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2003
 
Festa della Candelora
La Candelora è il nome popolare della festa della Purificazione della Beata vergine Maria, ma ricorda anche la presentazione al Tempio di Gesù.
L’antichissimo uso di recare i ceri nella processione che precede la Messa è l’origine del suo nome, e la candela è il simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”.
Alla Candelora è legato anche un proverbio:
“Alla candelora dall’inverno siamo fuori; ma se piove o tira vento, nell’inverno siamo dentro”.
Seguendo la tradizione, se il 2 febbraio il tempo è brutto, l’inverno durerà un altro mese.
La versione vastese del proverbio:
A la Cannileure, la virnate è sciute feure. A risponne na vicchjie,
vicchjie astite: Canda poppe la vicache allore è sciute la virnate!
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2003
 
Florindo, figlio di Alessandro de’ Baroni Muzii di Dogliola, arcidiacono e prima dignità del Capitolo cattedrale di S. Giuseppe di Vasto, ci ha lasciato un prezioso diario manoscritto, ancora inedito, con gli avvenimenti cittadini dal 1820 al 1870. Sfogliando il diario al giorno 2 febbraio 1814 il Muzii annotava la festività della Purificazione di Maria Vergine con la benedizione delle candele e processione in chiesa e “Il giorno udienza nel discorso della rinnovazione di spirito in S. Giuseppe”.
Il giorno successivo il Muzii annotava anche la festa di S. Biagio, senza però citare la benedizione delle gole.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" in data 2 febbraio 2010
 
La Candelora: Notizie
Detta così perchè "Festa della Candele"; si tratta di una solennità religiosa cristiana, cadente il
2 febbraio
di ogni anno, in cui si celebra la "purificazione di Maria Vergine" e la "presentazione
di Gesù al Tempio"
.
Secondo la tradizione ebraica, la puerpera, quaranta giorni dopo il parto doveva sottoporsi a
determinati riti purificatori.
La sua origine è molto antica e il suo nome deriva dall'uso di portare candele benedette, accese, durante le processioni notturne.
Alla fine del IV secolo, la solennità era celebrata a Gerusalemme, il 14 febbraio, quando aveva luogo unn cerimonia di purificazione pagana, chiamata "Februa", che si svolgeva anch'essa mediante una fiaccolata (esattamente il 15 febbraio).
Soltanto con l'imperatore Giustiniano (542 d.C.) la festa cristiana fu retrodatata al giorno in cui tuttora si celebra.
Attualmente la Candelora è vissuta soprattutto come festa popolare: in molte zone d'Italia, in Spagna in Austria (cioè quei paesi a prevalente cultura religiosa cattolica), le candele benedette, dopo piccole processioni all'interno delle chiese, sono conservate dal popolo (soprattutto nelle comunità rurali) che le accende poi in caso di gravi pericoli, sciagure o malattie in famiglia.
Poiché la Candelora ricorre sul finire dell'inverno, le sono legati antichi "motti" o "detti" popolari che, con molte varianti da regione a regione, spesso anche non concordanti fra di loro, pronosticano l'inizio più o meno prossimo della primavera, a seconda che in quei giorno piova o ci sia il sole.
Eccone alcune:

Candelora col sole, tarda primavera.
Per la Santa Candelora, se nevica o se plora, dall'inverno siamo fora; ma se è sole.o solicello
..siamo in mezzo al vernicello
. (Toscana/Emilia Romagna).
Delle cere la giornata ti dimostra la vernata: se vedrai pioggia minuta, la vernata fia compiuta,
..ma se tu vedrai sol chiaro, marzo fia come gennaro.
Abruzzo/Marche).
stralcio dalla dispensa del corso di storia delle trad. pop. del Prof. Dr. Vincenzo De Rosa, corso 1999/2000 - Unitre Milano
 
3 febbraio, si festeggia San Biagio
Il 3 febbraio, festa di San Biagio, lu Sande Cannarìute, il Santo protettore dell'ugola, si pratica nel corso della funzione liturgica l'unzione delle gole dei fedeli al fine di preservarle da ogni tipo di malanni e si distribuiscono panicelli che vengono tenuti da parte per essere consumati in presenza di malattie all'apparato respiratorio.
stralcio da"Lunarie de lu Uašte" - ed. 2003
 
Le tradizioni popolari legate a tre santi che si festeggiano
dopo le Feste di Fine e Principio d'Anno e prima di Carnevale

S. Antonio Abate (17/1), S. Sebastiano (20/1) e S. Biagio (3/2)
Nella tradizione vastese le festività religiose sono sentite dalla popolazione, con devozione particolare.
Tra le feste più importanti che ricadono a gennaio ed al principio di febbraio, meritano d'essere rievocate quelle dedicate a S. Antonio Abate, San Sebastiano e San Biagio.
V'è un detto popolare, ormai dimenticato, che è legato ad una credenza riferita anche alla collocazione di questi santi nel calendario metereologico, che dice:
«II barbato (S. Antonio), il frecciato (S. Sebastiano), il Mitrato (S. Biagio),
il freddo è andato»
Per indicare che ormai l'aria è più calda e l'inverno tende a terminare, anche perché il sole comincia leggermente ad alzarsi sull'orizzonte e le giornate si sono allungate.
Nel dialetto della zona i tre santi sono così distinti:
• «Lu vàrvute», cioè S. Antonio per via della lunga barba, invocato contro il fuoco (detto di S.
.....Antonio);
«lu furzùte», cioè S. Sebastiano, per via della forza e del coraggio dimostrato nel corso del
.....martirio, invocato.contro la polmonite;
«lu garehazzute», cioè S. Biagio (da gargarozzo, cioè gola), invocato contro il mal di gola.
La popolarità di:
S. Antonio è assai diffusa nel mondo e la leggenda riferisce che dopo aver superato una delle
.....tantissime tentazioni del demonio, S. Antonio si rivolse a Gesù: «Dove eri tu, buon Gesù? Dove .....eri Tu? Perché non sei stato sempre vicino ad aiutarmi?». E Gesù gli rispose: «Ero qui, ma
.....aspettavo di vedere la tua lotta; ora, giacchè hai combattuto fieramente, ti farò ricordare per
.....tutto il mondo».
San Sebastiano, secondo la leggenda, fu trafitto da tante frecce da sembrare un riccio. Ma gli
.....artisti lo hanno raffigurato come un «cervo ferito, innocente e mansueto» per esaltare il
.....coraggio.
San Biagio, oltre ad essere invocato contro il mal di gola, è anche invocato a protezione dei
.....cardatori per via delle punte di ferro, simili a quelli usati per cardare la lana, con cui i carnefici
.....gli strapparono le carni.
stralcio da art. apparso su "il Giornale del Vastese", periodico mensile d'info. del terr. - n. 13-14 - dic. 2011/gennaio 2012
 
San Biagio
San Biagio (detto "Lu garehazzùte" (da gargarozzo, gola), è il protettore dei mali di gola ed è venerato dagli abruzzesi, al pari di S. Antonio Abate e San Sebastiano.
A Vasto è festeggiato il 3 febbraio, partecipando al rito religioso, durante il quale il Sacerdote, incrociando al collo dei fedeli due candele benedette, invoca la benedizione del santo con il rituale: "Per le preghiere ed i meriti di S. Biagio, Dio ti liberi dai mali della gola e da ogni altro male".
Una tale cerimonia trova riferimento anche nella festa del giorno antecedente, cioè la "Candelora" (presentazione di Nostro
Signore), proprio perché vengono adoperate le candele benedette
a significare la purificazione di Maria Vergine, dopo 40 giorni dalla nascita di Gesù.
San Biagio fu un medico vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste, in
Cappadocia, di cui fu Vescovo, e venne perseguitato da Licinio (307-323) che aveva autorità imperiale nelle regioni orientali dell'Impero di Costantino, divenendone antagonista e perseguitando i cristiani.
S. Biagio si sottrasse alla persecuzione allontanandosi e rifugiandosi in una caverna dove, secondo la leggenda, "al gregge dei Cristiani" si aggiunge quello degli animali che visitavano il santo recluso per recargli cibo e ricevendo guarigioni da malattie.
Venne scoperto e processato, ma il santo vescovo cristiano si rifiutò di sacrificare al dio pagano. Durante le torture una vedova si recò da lui per pregarlo di farle riavere un maialino sottrattole da un lupo. Recuperato l'animale la donna, quale ricompensa, porto al santo cibo e candele. Il santo le disse: "offri una candela ogni anno alla Chiesa che sarà innalzata al mio nome ed avrai bene e nulla ti mancherà". I carnefici, vista la incrollabile fede del Santo, gli strapparono la carne con pettini di ferro dalle punte acuminate (per questo è invocato patrono dei cardatori di lana), ma il santo resistette al dolore ed allo strazio del corpo (Delicerato corpore, infractus animo resistit). Allora, venne condannato alla decapitazione.
stralcio da articolo apparso su "il Giornale del Vastese", periodico mensile d'info. del terr. - n. 13-14 - dic. 2011/gennaio 2012
 
San Biagio**
Molte famiglie milanesi, ma anche di tante altre città italiane, rinnovano ogni anno una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Quella cioè di
conservare qualche fetta di panettone del Natale (o di qualsiasi altro tipo di pane o dolce) per mangiarlo, raffermo, il giorno 3 Febbraio, commemorativo del Santo ritenuto protettore dalle malattie della gola.
Ingoiare un po' faticosamente del pane indurito ripropone simbolicamente (anche un po' apotropaicamente) sia l'insorgere della malattia quanto la successiva ottenuta guarigione. Il Santo di cui si parla è Biagio (morto decapitato il 323 d.C.), medico di origine armena, divenuto vescovo di Sebaste (ex Samaria), protagonista di una serie di atti miracolosi, che si porta dietro alcune leggende che hanno dato poi corpo ad un certo numero di tradizioni.
San Biagio è ricordato sia dalla Chiesa Cattolica quanto da quella Ortodossa il giorno 3 Febbraio che è quello ritenuto della sua decapitazione.

A Maratea (PZ), dove dal 732 d.C. si trovano i resti mortali di questo Santo vescovo chiusi in un'urna marmorea, la festa patronale di San Biagio si celebra ogni anno nella seconda domenica di Maggio con una cerimonia il cui protocollo è rimasto immutato da almeno dieci secoli.

A Taranta Peligna (CH) la cui figura è molto popolare e diffusa la festa del Santo, 3 Febbraio, viene celebrata con la Sagra delle "Panicelle" piccoli pani aventi forma di mano con le quattro dita unite. La preparazione è un rito collettivo perché l'intera popolazione si raduna presso l'unico forno del paese dividendosi i compiti.
C'è il gruppo degli "ammassatori" che preparano alcuni quintali di impasto, e quello delle "modellare" che provvedono a dare forma di mano ai panetti sui quali poi, prima della infornatura, viene impressa con uno stampo l'immagine di San Biagio.
Dopo solenni funzioni religiose e la processione con la statua del Santo, le "panicelle" sono a disposizione di tutti. Prima di mangiarle è tradizione baciare la figura del Santo e recitare preghiere di ringraziamento. In tutte le tradizioni la simbologia del pane è stata sempre quella di prosperità.

Altro caratteristica rituale esiste a Salemi (TP) dove per il 3 Febbraio vengono preparati piccoli panetti artistici riproducenti fiori, uccelli, pesci, cavallucci marini, cammei, detti "pani di San
Biagio
". La tradizione è riferita ad un miracolo ascritto al Santo che avrebbe liberato il paese da un'invasione di cavallette.
 
**Anno 323 d.C. L'Imperatore Valerio Licinio che già nel 319 aveva ordinato una vasta campagna persecutoria anticristiana in tutto l'oriente, in particolare in Pannonia e in Cappadocia, fa arrestare ed imprigionare il vescovo Biagio. Durante la prigionia quest'ultimo viene selvaggiamente picchiato, appeso ad una trave dove con forcole di ferro gli viene scorticata la pelle. Dopo qualche giorno viene gettato in un lago dal quale esce salvo e allora, dopo un ulteriore trattamento di sevizie, viene decapitato insieme a due fanciulli di fede cristiana.
La leggenda vuole che siano state decapitate, subito dopo e nello stesso luogo, sette giovani fanciulle cristiane sorprese a raccogliere il sangue che scorreva dal suo corpo durante il supplizio.
Vengono riconosciute le sue qualità di Santo e viene invocato come protettore dalle malattie di gola perché durante la sua prigionia ha salvato un ragazzo che stava per morire a causa di una lisca di pesce conficcata nella gola.
stralcio dalla dispensa del corso di storia delle trad. pop. del Prof. Dr. Vincenzo De Rosa, corso 2000/2001 - Unitre Milano