Tradizioni
Epifania / Befana: 6 gennaio
Storia e significato
 
Epifania
L'Epifania (dal greco “manifestazione”) è una delle principali feste cristiane in quanto Gesù si manifesta come figlio di Dio ai tre Magi venuti dall’Oriente. Baldassarre, Melchiorre e Gaspare questi i nomi dei tre sapienti, che si erano messi in cammino guidati da una stella cometa.
Con loro portarono tre doni: l’oro, perché era il dono che veniva riservato ai sovrani, l’incenso, in onore delle divinità e la mirra, che nell’antichità veniva utilizzata durante le cerimonie funebri.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" in data 5 gennaio 2010

Epifania: si festeggial'Adorazione dei Re Magi, il Battesimo di Gesù nei fiume Giordano e il primo miracolo di Gesù (quello delle Nozze di Cana)
Ricorrenza della religione cristiana in cui si festeggia, a seconda dei luoghi e delle diverse tradizioni, l'Adorazione dei Re Magi, il Battesimo di Gesù nei fiume Giordano o il suo primo miracolo (quello delle Nozze di Cana).
La molteplicità di significati è solo apparente: si tratta infatti della diversa interpretazione del significato etimologico originale del termine (dal greco "apparizione o manifestazione"). Secondo alcuni, la natura divina di Gesù si manifestò alla gente con l'adorazione dei Magi; secondo altri, con il suo battesimo; secondo altri ancora con il suo primo miracolo in pubblico.
La festa dell'Epifania (che ricorre i i 6 gennaio, giorno del battesimo di Gesù) sorse in Oriente (forse Libano, forse Palestina) nel II secolo (come ci fa sapere Clemente Alessandrino) ed ebbe all'inizio lo stesso significato del Natale.
La sua diffusione generale nel mondo cristiano, e più segnatamente nel mondo occidentale cristiano, risale al IV secolo e da allora chiude il ciclo delle celebrazioni natalizie che hanno inizio con il 24 dicembre (detta perciò anche "la festa dei dodici giorni").
L'Epifania, pur nel suo significato religioso, presenta nei festeggiamenti popolari di alcune località tutti i caratteri delle Feste Propiziatorie dell'inizio dell'anno.
In alcune comunità, soprattutto rurali e di montagna (la Carnia, la Venezia Giulia, l'Appennino
tosco-emiliano, l'Abruzzo, il Molise, la Campania, la Calabria) si accendono fuochi "per riscaldare Gesù bambino" e intorno vi si riuniscono i giovani del paese e si accendono "rotelle" (i "lis cidulis" della Carnia o i "rrutelle" in Abruzzo, Molise e Campania, ecc.,) che si fanno poi rotolare lungo i pendii della montagna oppure si gettano nelle acque di laghetti o fiumi vicini.
Vengono, in questa occasione, pubblicamente annunziati i fidanzamenti; si cantano canzoni augurali e anche canzoni di questua, per scopi benefici.
Si offrono e si ricevono doni, si chiudono vecchie questioni o dispute, con lo scambio di gesti di pace.
Nelle case si completa la scena presepiale, sistemando le figure dei Re Magi, per poi disfarla
all'indomani mattina o nei giorni seguenti, così come si procede per l'albero di Natale che ormai ha assolto la sua funzione scenografica e, in qualche caso, intimamente mistica.
stralcio dalla dispensa del corso di storia delle tradizioni pop. del Prof. Dr. Vincenzo De Rosa - corso 1999/2000 - Unitre MI

L'Epifania chiude il lungo periodo delle Feste
Il lungo periodo delle feste, dedicate anticamente al solstizio d'inverno, è chiuso dall'Epifania, che come vuole il detto popolare "tutte le feste le porta via".
Il mondo Cristiano ricorda l'incontro dei Re Magi con Gesù bambino e la loro conversione alla nuova dottrina. La festa si celebrava a Roma già fin dal II sec. e la parola epifania, che in greco significa "visibile", secondo la lettura volgare si è via via trasformata in "Pifania, Befania" e finalmente Befana. Nella ricorrenza sopravvive il carattere lunare delle antiche feste del solstizio. Esempio ne erano i riti propiziatori delle "befanate".

Uno di questi consisteva nel bruciare un pezzo di legno, rappresentante la "vecchia" (simbolo di Madre Natura), che giunta alla fine dell'anno era una comare secca da segare e bruciare. Quel bruciare, altro non era che un esorcismo contro le privazioni passate.
Di probabili origini pagane, il personaggio della Befana era una strega benevola che abitava sui monti in mezzo al bosco, vicino alle carbonaie. Detta anche la moglie dell'orco portava in una calza ai bambini cattivi carbone o legno, e a quelli buoni doni alimentari quali agrumi, frutta secca o biscottini di panpepato.
L'antica ritualità della celebrazione dell'Epifania, sul piano alimentare e gastronomico deriva dai culti agrari, con pietanze a base di legumi e maiale.
stralcio da articolo apparso su "Qui Quotidiano", giornale d'info. del vastese, in distrib. gratuita - n. 4 del 6 gennaio 2006

La Befana
II 6 Gennaio si festeggia la Befana. Il nome significa appunto Epifania. Il suo nome deriva da Epifania, trasformato poi in "Beffania" per ricordare la "Strega di Beffania" che volava
sui tetti delle case in quella notte. Col passare del tempo
perse le lettere "f" ed "i" e diventò Befana.
Non si sa precisamente la sua origine, ma come Babbo
Natale è un personaggio molto importante per i bambini.
Ci sono varie leggende sulla Befana.
Una di queste leggende racconta che un giorno i Re Magi, Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, che partirono da paesi diversi, forse la Nubia, la Godolia e Tharsis, bussarono alla porta di un'anziana signora. Essi erano diretti a Betlemme
"La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col cappello alla romana
viva viva la Befana!"
dove era nato Gesù Bambino, volevano portargli dei doni, ma non sapevano come arrivarci. Invitarono l'anziana donna, ad unirsi a loro, ma ella rifiutò.
Il 6 Gennaio i Re Magi arrivarono a Betlemme e diedero i loro doni (oro, incenso e mirra) a Gesù Bambino.
Intanto la vecchietta che si era pentita di non essersi unita a loro, cercò di trovare Gesù Bambino per portargli i suoi doni, ma non lo trovò più.
Così si dice che la donna, la notte tra il 5 e 6 Gennaio va in giro per le case a lasciare i doni ai bambini.
La Befana viene descritta come una vecchietta, brutta e magra, vestita di nero con un fazzoletto in testa, i piedi magri e le calze e le scarpe rotte e bucate, con un grosso dito che esce fuori dalla scarpa.
La Befana secondo la tradizione popolare, viaggia sopra una scopa con un sacco sulle spalle; il sacco
contiene doni per i bambini.
I doni sono per i bambini buoni, mentre per chi è stato cattivo ha solo carbone e aglio.
La Befana per lasciare i suoi doni nelle case passa attraverso i camini, ecco perché è sempre tutta sporca di nero. Vicino ai camini trova le calze dei bambini appese, che riempie di doni.
Tempo fa, i doni che faceva la Befana, consistevano in dolci, caramelle e biscotti, mentre oggi le tradizioni sono un po' cambiate e rivolte più al consumismo, infatti si fanno trovare ai bambini tanti giocattoli e altri regali costosi.
La Befana non è stata sempre così importante. Si pensi che anni fa era stata tolta come festa dal calendario, poi con la protesta di tante persone, si è riusciti a far rivivere questa vecchietta; ha avuto un altro periodo di oscurità con l'arrivo di Babbo Natale.
Ma per fortuna la figura della Befana è ritornata ad essere una grande festa per grandi e piccini.
Con la Befana si chiude la lunga serie difestività legate al Natale.
stralcio da art., a firma Emma, tratto dal periodico "Il Lavoratore" - Sverige - Stockholm - n. 6/2006 - anno XXXVI

La Befana
Personificazione dell'Epifania, di cui è il termine popolare (volgarizzato), ricorda l'omaggio che i Re Magi offrirono a Gesù quando nacque.
Personaggio mitico, spesso caricato di significati ambivalenti, la Befana è una sorte di strega benefica, brutta, vecchia, vestita di stracci, che scende dal cielo a cavallo di una scopa, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio per portare dei doni ai bambini buoni, riponendoli nelle calze o nelle scarpe; oppure carbone nero a quelli che non si sono comportati bene durante l'anno.
Quasi sempre la sì fa scendere da un camino, lì in quelle case dove il camino c'è, altrimenti si trova un altro espediente.
La sua origine ha una matrice maligna ed a questo è dovuto il suo aspetto, spesso ributtante; anche se vista in chiave buona, come dispensatrice di doni (quindi figura premiante) è sempre "una strega" e, nell'immaginario formatosi soprattutto nel Medioevo, la stregoneria è stata sempre associata all'idea della magia nera.
Sembra un paradosso o una contraddizione ma in questo personaggio convivono elementi positivi e negativi al tempo stesso anche se, alla fine, prevale l'azione generosa e benevola della consegna dei doni.
Nell'antichità, la magia benefica era permessa ed auspicata, quella malefica, punita con la morte (321 d.C. decreto di Costanzo).
Dal Nord verso il Sud, si passa da Frau Holle a Frau Berchta, in Germania, detta anche Perhetennacht, che volava anch'essa su un carro, seguita da streghe, anime di bimbi morti ed elfi, fino alla strega Posterli, in Svizzera e Zusheweil, nel Tirolo.
Nelle zone alpine, queste figure, maligne ma non necesssariamente temibili, si esorcizzano accendendo grandi fuochi, facendo gran frastuono di voci e di campanacci.
In alcune località (soprattutto nei Veneto e nei Friuli) è ancora viva l'usanza di preparare fantocci con le sembianze della Befana per poi bruciarli in mezzo alle piazze fra l'allegria ed i cori scurrili, anche, dei più giovani.
Il rito di bruciare la "vecia", permette due considerazioni di tipo antropo-culturale:
1) la sua bruttezza non può che avere una funzione "apotropaica"; racchiuso nella forma di una vecchia brutta e cenciosa, tutto il "negativo" dell'anno trascorso viene (o verrebbe) incapsulato in una figura sacrificale che si porta via tutto;
2) il fuoco su cui brucia e il vociare frastornante dei cori scacciano le presenze maligne e, al tempo stesso, evocano la luce solare di cui auspica il sollecito ritorno dopo il solstizio d'inverno.
(Accendere fuochi in questa notte è un retaggio di antichi riti celtici ed è comune anche ad altre regioni deila Francia e della Gran Bretagna).
Scendendo dall'arco alpino, sempre più verso il sud, la mitica "vecia" assume il nome di Befana
(storpiatura della parola epifania) e, a differenza delle ...cugine nordiche..., assume connotazioni prevalentemente benevole (incarna cioè l'archètipo della strega buona che, pur dota dei poteri tipici di chi pratica la stregoneria, esercita la sua "arte" a fin di bene).
Nell'ambito delle contraddizioni accennate all'inizio, contrapposto all'azione generosa e benevola, vi è poi un elemento di grande peculiarità che la distingue: si tratta del "carbone", che ella elargisce invece di dolci e giocattoli ai fanciulli (qualche volta anche agli adulti!) che non si sono comportati bene nel corso dell'anno.
Il carbone vuol essere un castigo e un monito, che ha una funzione grossolanamente educativa per l'infanzia e che attribuirebbe alla Befana un ruolo marcatamente punitivo.
Perché poi proprio il carbone? Il carbone è materia nera: è ii residuo della combustione che avvalorerebbe quelle leggende (per la verità: poche) che collocavano nell'Inferno l'abitazione della Befana e delle sue cugine nordiche.
Secondo alcuni studiosi, il "carbone" simboleggerebbe tradizionalmente l'energia presente nel ventre della Terra, il fuoco nascosto, pronto a rivivere, acceso dal primo sole primaverile.
Per questo, per esempio, alcune popolazioni celtiche usavano scendere per le strade, allo scoccare della mezzanotte che inaugurava il nuovo anno, donandosi pezzi di carbone.
Si potrebbe quindi pensare, con un minimo di fondamento, che questa usanza provenga dai Celti e sia stata poi cristianizzata, usandola in chiave strettamente morale.
Comunque l'uso del carbone assolve il compito di una fondamentale simbologia: in quanto immagine del peccato che annerisce l'anima (o comunque la propria coscienza!).
Dalla quantità trovata nella calza, il fanciullo ricava la misura dei suo comportamento, il giudizio di chi è (o dovrebbe) essere preposto alla sua educazione.
In definitiva, rimane fortemente ambigua e carica di dubbi la funzione assegnata alla Befana, legata com'è ai gradi di giudizio (in senso di indulgente permissività o rigorosa severità) di chi deve fornire ad essa i mezzi della sua "missione".
Per completare il quadro delle manifestazioni di folclore, legate alla festività della Befana, c'è da dire che in Toscana (prevalentemente in Val d'Arno e in alcune zone del Senese) vi è anche una canzone della Befana: "la Befanata", canto di "questua" sacro o profano che un giovane del paese, travestito da vecchia cenciosa e accompagnato da suonatori (o anche da un coro) ripete
nella serata dei 5 gennaio.
Il ricavato della questua, ovviamente, servirà poi per opere benefiche per bambini o vecchi malati.
Concludendo questo discorso sulla Befana, c'è da dire che essa, a cui la fantasia infantile,
specialmente nelle regioni centro-meridionali, è tuttora fortemente legata, può essere considerata uno dei personaggi tradizionali più tipici.
Intramontabile persino in questa epoca caratterizzata dalla consapevolezza precoce (a volte
colpevolmente precoce) di una società consumistica che anticipa la soddisfazione di alcuni desideri prescindendo dalle esigenze della fantasia e vanificando, il più delle volte, qualsiasi approccio ad un'etica premiante.
stralcio dalla dispensa del corso di storia delle tradizioni pop. del Prof. Dr. Vincenzo De Rosa - corso 1999/2000 - Unitre MI

Le origini della Befana
Quella vecchietta che vien di notte...
La Befana è una tipica figura italiana.
Il suo nome deriva dalla parola epifania, festività alla quale è collegata.
Il personaggio della befana ha origini lontane.
Anticamente la notte dell'Epifania era l'occasione per praticare tutta una serie di riti apotropaici. Ancora oggi, in certe zone d'Italia, è diffusa l'usanza di "ardere la vecchia": un enorme pupazzo composto da legna, stracci e fascine di forma umana, cui viene dato fuoco. La figura della "vecia" era anticamente una specie di capro espiatorio per esorcizzare il male e
propiziarsi l'abbondanza e la fertilità dei campi.
Con la distruzione del vecchio, nell'immaginario popolare (forse un antico retaggio di sacrifici umani o animali) si intendeva rappresentare la fine di tutti i mali.
Nella notte tra il cinque e il sei gennaio, la simpatica vecchietta è attesa da tutti i bimbi.
La befana si muove volando su una scopa, scivola nei camini con il sacco pieno di doni per i bambini buoni, e di carbone per quelli che durante l'anno appena trascorso si sono comportati mali.
stralcio da articolo apparso su allegato al n. 12 - dic. 2009 de "Il Nuovo", periodico mensile di Vasto

La vera storia della Befana

In un lontano paese, lassù nel Nord, dove la neve è sempre di casa, esisteva un castello abitato da un Re e una Regina, con una bellissima figlia, chiamata Fanella.
La bimba era circondata da tante premure e tante amiche di corte, che la adoravano, per la sua gentilezza e anche come amica.
Come in ogni donna, esiste il desiderio del principe azzurro, così fu anche per Fanella, che attendeva il giorno che fosse adulta e una vera donna, per sperare di avere una proposta d’amore.
In quel lontano paese però, non erano molti i visitatori, anzi, quasi nessuno in verità, ma Fanella non disperava e attendeva.
Fu così che un giorno di Maggio, quando i mandorli sono in fiore e la primavera, fa sbocciare ogni sorta d’amore, che al castello di Fanella si presentò un bellissimo giovane, cavalcando uno splendido cavallo baio.
Il giovane cavaliere si era avventurato nella tundra nordica e senza saperlo, si era ritrovato vicino al castello di Fanella.
Era certamente un principe, perché tutto indicava dal suo aspetto fiero e imponente e da come cavalcava, che non poteva essere un semplice commerciante o uno scudiero.
Il giovane bussò al portone del castello con la sua lancia, richiamando l’attenzione della guardia di sentinella.
- Che volete? - Chiese brusco la guardia, sporgendosi dal bastione.
- Il cavaliere rispose deciso - Mi sono perso in questa selva nera e nevosa, chiedo asilo!
- Rispose la guardia - Va bene cavaliere ora apro.
Come per magia il portone si aprì e fece entrare il cavaliere.
Il giovane si trovò nell’ampio cortile del castello, subito circondato da un nuvolo di guardie. Una delle guardie che doveva essere l’ufficiale, gli chiese -
- Da dove venite cavaliere?
- Da un paese lontano, dove la neve non cade mai e dove il sole splende sempre in cielo.
- Deve essere proprio un bel paese il vostro cavaliere! - disse curioso l’ufficiale. Cosa posso fare per
...voi cavaliere? - disse ancora la guardia.
- Vorrei soltanto riposarmi dal lungo viaggio e capire dove sono finito. La tempesta che mi ha
...sorpreso durante il mio viaggio, mi ha dirottato su questo castello, che non avrei mai immaginato
...che esistesse.
- Effettivamente cavaliere è molto strano che voi siate capitato qui al castello, qui di solito non
...viene mai nessuno.
- Da chi è abitato questo maniero? - disse imperioso il cavaliere.
- Da sua maestà il Re Neve e dalla Regina del ghiaccio e dalla loro bella figlia, la principessa
... Fanella, il fiore dei fiori - disse serio e altezzoso l’ufficiale.
- Orsù buon uomo, mi porti dal Re e dalla Regina, vorrei chiedere loro ospitalità.
- L’ufficiale, fece cenno al cavaliere di scendere da cavallo e quando il giovane fu sceso, dette le
...redini ad un soldato, dicendogli: - porta alla stalla il destriero e foraggialo. Poi con un invito
...silenzioso ma esplicito. Fece cenno al cavaliere di seguirlo.
Venti porte dorate si aprirono al passaggio dei due uomini, ad ogni porta, corrispondeva una stanza più bella dell’altra, una diversa da quella precedente e sempre arredata con gusto e grande sfarzo.
Finalmente i due uomini arrivarono all’ultima stanza, quella dove risiedevano il Re e la Regina, seduti sulle loro poltrone dorate e imbottite di velluto rosso, proprio come si conviene nelle favole.
Il cavaliere si tolse il suo cimiero e fece un inchino molto garbato. L’ufficiale allora lo presentò a sua altezza il Re Neve.
- Mio signore, codesto cavaliere chiede a vostra maestà di essere ospitato al castello. Ha fatto un
...lungo viaggio e la tempesta lo ha disorientato, portandolo sino a noi.
- Il Re squadrò da capo a piedi il cavaliere e dette anche uno sguardo d’intesa alla Regina.
- Bene cavaliere da dove venite? -
- Vengo da un paese dove splende sempre il sole e non cade mai la neve, oltre i monti e le foreste
...che ho attraversato.
- Deve essere proprio un bel paese il vostro, sempre sole e niente neve, io non potrei certamente
...viverci! Esclamò ridendo e guardando la Regina.
- Se non ho capito male, maestà. Voi siete il Re Neve e voi altezza, la Regina del ghiaccio:
...certamente il mio paese non sarebbe per voi un posto felice.
- E’ vero cavaliere, ma mia figlia Fanella, adora il sole e odia purtroppo la neve e il ghiaccio, tutti i
...figli non amano mai ciò che piace ai genitori. - Ora la faccio chiamare e ve la presento, mi sembra
...doveroso.- disse allegro il Re. Le due maestà fecero accomodare il cavaliere su una .comoda
...poltrona in attesa della figlia.
- Come due leggiadre farfalle, le due amiche della principessa, portarono la notizia alla principessa,
...con la gioia che trasaliva dai loro cuori. - Fana, Fana. È arrivato un cavaliere bellissimo, presto
...vieni nella sala del regno a conoscerlo. - Le due amiche del cuore chiamavano amichevolmente
...Fanella, con un abbreviativo cordiale e pratico: Fana, solo per poche intime. La Principessa
...sgranò i suoi occhi tondi e azzurri come il mare del nord e disse:
- E’ veramente così bello come dite?
- Certo Fana è bellissimo e viene da un paese dove splende sempre il sole.
- Oh! Il sole, chissà come è bello viverci.- disse con un sospiro Fanella.
- Certo altezza e quel giovane potrebbe essere quello che attendevi da sempre. - dissero le amiche,
...scrutando il viso della principessa.
- Certo, certo, ma però… e fece una pausa, devo prima vederlo e interrogarlo e se poi non mi piace e
...se a lui non piaccio, e se i miei non volessero? Troppi se e tanti ma mi affliggono.- fece la
...principessa con aria sconsolata.
- Via, via Fana, non farti dei crucci, prima di vederlo. - dissero allegre le amiche. Tutte e tre si
...precipitarono nella sala del regno, ma prima di entrare, le amiche fecero ancora le loro
...raccomandazioni a Fana. - Fana, non fare l’altezzosa, cerca di essere gentile e garbata, devi
...impressionarlo, non spaventarlo, capito? - le ultime parole della amiche furono severe.
La principessa fece la sua entrata nella sala, come si conviene ad una principessa di rango. Paludata in un vestito azzurro e quasi trasparente, con una corona di diamanti di cristallo sul capo e una stola di volpe bianca del nord, che gli scendeva sino ai piedi, entrò fiera e spumeggiante come una nuvola.
Il cavaliere quando la vide entrare, rimase stupito e ammutolito, dalla bellezza di Fanella e dal suo portamento.
- Il Re fece sedere la figlia ai suoi piedi e disse: - Ecco cavaliere questa è mia figlia, la principessa
...Fanella, la nostra adorata bambina.
- Il cavaliere si avvicinò alla principessa, si inchinò, presa la mano della ragazza e la baciò
...lievemente, poi sussurrò due parole:- Siete uno splendore.
- La principessa arrossì un poco, quel tanto che poteva accadere a una principessa del profondo
...nord, abituata ad una solitudine dorata.
Il cavaliere era rimasto abbagliato dalla bellezza di Fanella e dalla sua estrema eleganza e raffinatezza. Poi come ipnotizzato, si risedette sulla sua poltrona e non staccò più gli occhi da Fanella.
Il Re e la Regina, capirono immediatamente che era scattata una scintilla fra i due giovani, ma fecero finta di nulla.
- Poi con enfasi il Re, invitò il cavaliere a sedersi al loro desco per consumare un lauto pranzo.
Durante il pranzo il cavaliere disse di chiamarsi Alghise. figlio del Re sole e della Regina Primavera, unico erede al trono. Il cavaliere si presentava come un partito ambito ai due regnanti, mentre per Fanella, gli sembrava di vivere in un sogno.
Ma purtroppo in tutte le favole, anche quelle più belle, esiste sempre qualcuno che rovina le mele nel paniere.
Nel paese del cavaliere Alghise, viveva una principessa di un vicino paese che aveva messo gli occhi addosso al giovane principe e per tutto l’oro del mondo non se lo sarebbe fatto scappare.
Quella principessa era figlia di una Regina malvagia e fattucchiera, che da sempre ambiva al regno del Sole.
Fu soltanto quando il cavaliere Alghise, ritornando nel suo regno, confidò al padre e alla madre di essersi innamorato della principessa della Neve. Che successe il finimondo.
La cosa fu immediatamente recepita dalla Regina del paese vicino e da sua figlia, che iniziò un periodo lunghissimo di lamenti e pianti.
Dopo mesi di continui pianti e lamenti della figlia, la Regina decise di fare qualcosa per far terminare quella lagna orrenda.
Prese dal suo ripostiglio segreto la bacinella magica, la riempì di acqua di sorgente vulcanica e vi mise dentro un’erba particolare, che faceva colorire l’acqua secondo i desideri della Regina.
Con una formula magica, che solo lei conosceva, la perfida Regina, chiese all’acqua di farle vedere la principessa della neve.
L’acqua della catinella, si colorì di azzurro e il viso di Fanella apparve come d’incanto.
- Ohh! Accidenti è proprio bella, che disdetta, che sventura, per la mia povera figlia sfortunata.- in verità la figlia era più somigliante ad un vecchio rospo, che ad una principessa.
Tuttavia la madre stravedeva per lei, come del resto ogni madre per la propria figlia: non è vero?
Pensa e ripensa e venne alla mente della Regina, un vecchio incantesimo, che anni addietro, aveva fatto proprio a suo marito, un principe molto bello, ma ganimede e traditore.
- Catinella, catinella, che mi mostri quella bella, alla mia devi dare la bellezza dell’apparire, a quell’altra devi fare l’incantesimo dell’ammuffire. - dalla catinella si sprigionò una nuvola nerastra, che si alzò verso il soffitto della stanza e ne invase l’ambiente.
Furono attimi tremendi, che la Regina, attese con ansia e speranza.
Quando la nuvola nera scomparve come era venuta, la catinella ritornò ad avere l’acqua azzurra e la figura di Fanella, apparve alla Regina, come sarebbe diventata nel tempo.
La Regina esultò nel vedere la faccia di Fanella, si aggrinziva man mano che i segni del tempo, venivano scanditi sull’acqua come in un calendario perpetuo.
- Evviva, l’incantesimo è riuscito, ora il principe, dovrà rinunciare alla bella Fanella, e dovrà sposare mia figlia, che l’incantesimo ha fatto bellissima. Naturalmente, lo stolto scoprirà dopo qualche anno che era solo un incantesimo.- rise sguaiatamente soddisfatta.
Nel frattempo Fanella, aveva avuto il permesso dai suoi genitori di andare nel paese del cavaliere, per conoscere il Re sole e la consorte, come desiderava che fosse il prode Alghise.
Fu un viaggio lungo di mesi, attraverso foreste incantate, valli verdi e fiorite, monti altissimi e rocciosi, laghi placidi e infidi e tante avventure che i due giovani dovettero affrontare, prima di arrivare a destinazione.
Nella foresta, il giovane dovette affrontare una tigre bianca, l’ultima di una stirpe di fieri animali del nord. Uccidendola con la sua spada.
Poi sui monti, furono attaccati dai briganti boschivi, una stirpe dannata che infestava da sempre quelle montagne. Anche in quella occasione, Alghise dette prova di coraggio e valenza estrema, sconfiggendo i malfattori e mettendoli in fuga.
Fanella, era spaventata e allo stesso tempo, entusiasta del suo bel giovane, il cavaliere senza macchia e senza paura.
Fu quando si avvicinarono al lago placido e infido, che Fanella ebbe la sua prima vera paura per il suo destino con il cavaliere.
Dalle acque si eresse un mostro dalle due teste, che disse solo poche parole, ma tremende.
- Bella principessa che attraversi queste lande, non sperar e non veder il sole, saranno la tua
...condanna. - Dette quelle parole scomparve nel lago.
Fanella rimase attonita e spaventata a morte, quale sventura poteva abbattersi su di lei che sperava di sposare il cavaliere e vivere nel suo regno? Una domanda che si pose ad ogni passo e ad ogni momento sino all’arrivo a palazzo.
Per il cavaliere non fu così tragica la cosa, lui ne aveva viste tante di avventure e di mostri, che non ci faceva più caso.
Ma per Fanella fu un avvertimento spaventoso.
Il Re e la Regina del sole ricevettero Fanella, come si conviene al rango che portava e rimasero stupiti della sua bellezza.
Quando il loro figlio gli comunicò che avrebbe voluto sposare Fanella e farla sua regina, i genitori, si allarmarono, conoscendo quanto poteva essere tremendo un rifiuto del principino, verso la figlia della Regina del paese vicino.
Man mano che i giorni passavano, per Fanella si stava consumando una tragedia nelle tragedie.
Lei era la principessa della neve e non poteva stare tutto il giorno, sotto un sole caldo e soffocante, senza consumarsi con un certa evidenza.
Certamente non era il sole che poteva consumarla, ma l’incantesimo della perfida Regina. Nessuno però poteva immaginare la vera causa di quel deperimento.
Fanella fece di tutto per reagire ma si stava sfiorendo lentamente, come neve al sole.
Anche il cavaliere Alghise se ne accorse e ne fu preoccupato.
- Cosa ti succede principessa? Forse il sole del mio paese non fa per te? Forse è troppo caldo per
...essere sopportato?. -
- Non lo so, non capisco, ho sempre amato il sole, perché non l’ho mai visto, prima, ma mi accorgo
...che non resisto al suo calore.
- Eppure mia dolce, il sole è vita è calore è dono del divino, come può essere nocivo alla tua bellezza? - la domanda non ebbe risposta, Fanella ora piangeva sommessamente.
Per giorni interi pianse a dirotto, sino al momento in cui il cavaliere decise di riportarla ai suoi genitori: Non avrebbe mai sopportato di vedere svanire nel nulla la bellezza di Fanella e che fosse infelice.
Il ritorno fu ancora più avventuroso dell’arrivo, ma il cavaliere difese la sua dama con coraggio e sprezzo del pericolo, un vero cavaliere dall’armatura lucente.
Il sogno di Fanella stava morendo con lei e con la sua bellezza, ogni giorno di più, stava invecchiando a vista d’occhio, sino a diventare una vecchietta acida e dispettosa, torturata nel suo orgoglio e dal desiderio svanito nel nulla.
L’incantesimo l’aveva ridotta ad una vecchia brutta e perfida, e allo stesso tempo anche generosa, con chi pensava che gli ridesse la sua bellezza.
L’incantesimo della perfida Regina, l’aveva anche dotata di poteri che altri non avrebbero potuto mai avere: ma anche un senso di colpa per il malfatto.
Ormai il regno del Re della neve, si era spento come la bellezza di Fanella e anche le sue amiche del cuore, non potevano più sopportare tale sfacelo.
Fu proprio per questo motivo che un giorno gli dissero:
- Beh! Fana, che vuoi fare, sei vittima di un incantesimo, questo è ovvio, non hai sposato il tuo principe, sei diventata vecchia nel tempo e hai perso anche il tuo regno di neve: cosa intendi fare? Reagisci e non ti affliggere, il fato ha deciso per te. Tu sei destinata in eterno alla ricerca della tua bellezza e di un altro principe. - Fanella ascoltò quelle parole come una sentenza, ormai era convinta che la sua ricerca era una illusione, e allo stesso tempo sperava che contattare i bambini ogni anno a Gennaio, avrebbe trovato quella giovinezza perduta.
Fanella cambiò anche il suo nome in quello confidenziale che gli avevano dato le sue amiche del cuore. Beh, Fana, che vuoi fare. Certamente era un nome composto e adatto al suo aspetto. Beh! - Fana: Per intero Befana.
Ora Fanella doveva accettare il suo ruolo nel mondo delle favole, un aspetto da vecchia megera, con un cappellaccio nero, due occhiali scuri e un vestito di stracci, fatto con la stoffa tessuta dalle megere del nord e una scopa di saggina, che aveva il potere di volare.
Fanella aveva sempre sognato di vedere arrivare il suo principe azzurro sul cavallo alato, ora era lei che cavalcava una misera scopa alata, a dispetto del suo sogno.
Con questo potere che l’incantesimo gli aveva dato, aveva deciso di girare il pianeta alla ricerca della sua bellezza perduta, portando doni e carbone ai bambini, per vedere di carpire loro la gioventù perduta.
Ai bambini cattivi e monelli con i loro genitori, portava carbone, per punirli, come aveva punito lei l’incantesimo.
Ai bambini buoni caramelle e dolcetti, per invogliarli a donarle la loro gioventù: una speranza che non avrebbe avuto mai una conclusione.
Il Re della Neve e la Regina del ghiaccio, suoi genitori, gli avevano lasciato montagne di dolci nei forzieri del palazzo reale, proprio per addolcire la sua delusione: ecco perché la Befana è prodiga di dolci per i bambini buoni e li vuole dare senza mai farsi vedere, perché ha paura di spaventarli e avere un rifiuto: la loro gioventù e bellezza.
Forse la Befana non avrà mai quella gioventù perduta e forse l’incantesimo resisterà nel tempo infinito, proprio come la sua ricerca senza speranza, soddisfatta soltanto del sorriso dei bimbi buoni e del pianto di quelli cattivi.
Perfida e anche generosa, proprio come il destino che guida gli uomini e le donne.

segnalata da Vezio Ugo Mari da Cormano MI, gennaio 2016