Vasto - Proverbi, detti e modi di dire: A - C
 
A amëice e cumbuère si parle chiàre. Ad amici e compari si parla chiaro.
A arà. Ad arare.
A cacchiatte a cacchiatte. A mazzetti a mazzetti (trovarne tanti).
A càll' a ccàlle si vàtte lu fèrre. Al tempo giusto fare ciò che interessa.
A casa di sunatiure 'zi porte sune. A casa di suonatori non si portano suoni.
A chi dà e a ch prumuàtte.
Si dice per chi è sempre pronto a menar le mani.
A fa' a cambrêtte. Ad unire le viti (a due a due) tra di loro.
A fa' lu squassate. A fare lo scasso per la piantagione delle viti.
A faggia'. A falciare.
A ffoch'a ffoche.

Foche sta per casa, quindi si dice per indicare chi gira casa per casa.
A fiume travete, huadagne da piscataure. A fiume torbido, guadagno da pescatore.
A gnà t'arimètte? Qual'è il tuo cognome?
A ìnner' e nipìute, canda ni fè' tutt'è pirdìute. A generi e nipoti , quanto ne fai tutto è perduto.
A la casa mà' ogne pundàune è nu pîtitàune.
Di casa mia conosco ogni angolo.
A la cifricònie.

Luogo immaginario per dire di un posto lontanissimo.
A la dimmérze. Al contrario.
A la huerre dill'amaure chi scappe è vingitaure. Nella guerra dell'amore chi fugge vince.
A la vinnàgne s'acciôppe l'ësene!




A tempo di vendemmia si azzoppano gli asini! (quando qualcosa si rompe nel momento in
cui serve, o di persone che si ammalano quando c'è più bisogno di loro).
A lu pušte sé' ère méje che ci nasciàve 'na motte de chicàcce. Sarebbe stato meglio se al suo posto fosse nata una pianta di zucca.
A lu quavàlle scurtuquàte, carre li màsche. Al cavallo scorticato, corrono le mosche.
A maiucquanne.

Tirare palle di neve, gioco e divertimento di bambini.
A mmale penzà' se fa peccàte, ma ce se còjje. lett. A mal pensare si fa peccato ma s'indovina.
A mete. A mietere.
A mezzanòtte, tand'è lu tè' e tand'è lu mè' dëce la zànghere. A mezzanotte, tanto è il mìo e tanto il tuo, dice la zìngara.
A 'na récchie ji àndre e all'àddre j'aèsce.

Da un orecchio entra e dall'altro esce. (Quando qualcuno non tiene in considerazione ciò che gli si dice)
A ndo' vi' sènza 'mbrëlle? Dove vai senza l'ombrello? (per dire: dove vai senza ciò che ti serve?
A ogne tätte ci šta lu pänge ràtte. Su ogni tetto c'è una tegola rotta.
A pallicce.

Giocare con palline di vetro o di terra cotta, gioco e divertimento di bambini. 
A pasce. A pascolare.
A passilla'.

A stabilire i punti dove piantare le viti per un nuovo vigneto.
A pastina'.

A ricoprire di terra il seminato con zappa o bidente.
A pèzze.

Giocare con pietre striscianti, gioco e divertimento di bambini.  
A pitrélle a pitràlle s'é fatte Rame. Pietra su pietra è stata edificata Roma.
A ppahà e a mmurë šta sémbre tèmbe. A pagare ed a morire c'è sempre tempo.
A puta'. A potare gli alberi.
A rcaccia' li manuppile. A raccogliere i manipoli di grano nel campo.
A rranna'. A rizzappare superficialmente la vigna.
A rzappilijé. A rimescolare col bidente il terreno seminato.
A sarchia'. A ripulire il seminato dalle erbacce.
A sbattamihure.

Giocare con monetine facendole battere sul muro, gioco e divertimento di bambini.
A ssà ssinzàle. Sei proprio stupida! Sei come una sensale.
A stanna'.

A togliere i tralci dal vigneto, le escrescenze filamentose.
A 'štu vrettacchiène! A questo sporcaccione!
A tênne. A mettere le canne nei vigneti.
A trisca'. A trebbiare.
A ttàvel' e bbecchjìre ce vò méute e mmanìre. A tavola e con bicchieri ci vuole modo e maniera.
A vale chiù 'nu 'ccone pàipe che 'na chicacce. Val più una grana di pepe che una zucca.
A viligna'. A vendemmiare.
A vindila'.

A separare con il vento il grano dalla paglia, lanciandolo in aria.
A zappà. A zappare.
A zombacavalle.

Saltarsi a vicenda alternativamente chinandosi, gioco e divertimento di bambini. 
A la cafàune o alla cafona.

Speciale modo di cucinare rustico, quasi grossolano. 
A la capichîule, a la dimmérze. Al contrario, al rovescio.
A la carpiselle.  In modo marinato (domestico).
A la dimmérze, a la capichîule. Al contrario, al rovescio.
A la marinare o marinère o alla pescatora. Alla marinara cioè con aglio, olio e prezzemolo.
A la marinère o marinare o alla pescatora. Alla marinara cioè con aglio, olio e prezzemolo.
A la stecchie. 

Colpire con pietre un mattone in senso verticale, gioco e divertimento di bambini.
A la trappetare o alla trappetara.



Sta per piatto preparato in modo grezzo, cioè approntato dall'artigiano che conduce il trappéto (frantoio); quasi sempre si tratta di piatto a base di stoccafisso.
A lu cummènde chi 'n gì sta tòzze, 'n gi sta mànghe mònece.


Al convento in cui non allignano i tozzi (di pane), non allignano nemmeno i frati (ingordi): al contrario, una scodella calda, ogni convento attivo te la garantisce.
A lu témbe 'n j' putème dà' manghe querèle.
Contro ìl tempo non si può sporgere querela.
Abbàde a chi t'accaràzze chiù di qualle che serve, piccà u t'ha 'ngannàte u ti vò 'ngannè. Chi ti accarezza più di quel che suole, o ti ha ingannato o ingannar ti vuole.
Abballa fère. Al largo.
Abbàlle. Sotto, in giù, a valle. Mmond'e bbàlle(sopra e s.).
abbate! badare, come esortazione.
àbbe. nel senso di stupire (mi fa' àbbe, mi stupisce, mi fa meraviglia). 
abbijjé' la váreche. aiutare qualcuno in una impresa. 
Abbrëile. Detti: jì so' abbrëile, mese ggentèle, àrbere e ffiure facce fiurèje, li cille facce candà, ggiùvene e vvicchie annamurà; abbrëile abbrilétte ogne jjùrne 'na ramétte; l'hùmmene zappe e le fémmene file; sàcce nghe nu huaréile.

Mese di aprile. Io sono aprile, mese gentile, alberi e fiori faccio fiorire, gli uccelli faccio cantare, giovani e vecchi innamorare; aprile, apriletto ogni giorno cresce un rametto; in aprile gli uomini zappano e le donne filano; ad aprile seppie in quantità.
Acca càlle, chîule ti pàile. Acqua calda, culo ti pela.
Accasále o acquasále. Pane bagnato con sale e origano.
Áccasete, áccasete, ca la májje è mezze pàne.

Consiglio d'amico: sposati, sposati perchè la moglie è mezzo pane.
Acchîppe o acchiuppe, jucà a la acchiuppe. Gioco del nascondino, giocare a ....
Acciavattá. Far le cose alla carlona.
Accîcchete! Chinati!
Acquasále o accasále. Pane bagnato con sale e origano.
Addò šta hìšte 'n gi šta pirdenze. Dove c'è gusto non c'è perdenza.
Addò šta lu priddicce, 'n gi manghe ma' piatticce. Dove sta un prete non manca mai un piatto.
Addò tè l'ucchie, té le méne.

Dove ha gli occhi ha le mani, per dire di uno che vuol toccare tutto.
Addònna ci stajje fejj'annammurète è 'nitile a tinà porta sirrate. Dove ci sono figlie innamorate è inutile tener porte chiuse.
Ahàste. Detti: jì so l'ahàste e facce lu bbuttare, e ccanda ce ne sta de vicchie e nnuve tutte le vutte lunghe addò le trruve jì te l'aggiuste e jjì te le prepare pe ccanda allongh'allonghe, pe sse vegne se sende sune e ccande de vennegne; muése d'ahàste a lu lette n'ge stà poste; pùvre e rrecche s'arecanàsce; pùjj' e ttrìjj'arràste. Mese di agosto. Io sono l'agosto e faccio il bottaio e, di vecchie e di nuove tutte, le botti che trovo io aggiusto e preparo, per quando in queste vigne s'udiranno suoni e canti di vendemmia; nel mese di agosto in casa non c'è posto da dormire; in agosto poveri e ricchi si riconoscono; in agosto, triglie arroste, è tempo delle triglie.
Ahàzze lu passe. Aumenta il passo.
All'orte di lu cumbáre si cápe li mi-lìune. Nell'orto del compare si prelevano i meloni (migliori, più dolci): cioè l'erba del vicino è sempre quella più verde.
Alla cafona o a la cafàune.

Speciale modo di cucinare rustico, quasi grossolano; ancorchè ingordo.
Alla carpiselle. In modo marinato (domestico).
Alla pescatora o a la marinare o marinère. Alla marinara cioè con aglio, olio e prezzemolo.
Alla trappetara o a la trappetare.



Sta per piatto preparato in modo grezzo, cioè approntato dall'artigiano che conduce il trappéto (frantoio); quasi sempre si tratta di piatto a base di stoccafisso.
Amici 'nchi tutte quenne ma fedele sol'a Deje. Amici con tutti ma fedele solo a Dio.
Ammullá la varve; sîbbet ammolle; mo je l'ammòlle. Ammorbidire la barba con la schiuma; cedere subito; adesso glielo/la do, cazzotto o pedata.
Appartin'a, lu buttàune. Appartiene ad un ceto dirigente.
Aremané' nghi la faccia tajjàte.

Rimanere con la faccia tagliata, per dire di chi rimane scornato.
Arimàtte; gna t'arimétte? Darsi un cognome; qual è il tuo cognome?
Aripaiudë; ripaiudësce schinènze le préte. Digerire; figur. digerisce perfino le pietre.
Attaccä l'âsine a ndo' dice lu puatràne.

Legare l'asino dove dice il padrone, figur. a se medesimo.
Attaccà' 'na cos'all'acche.

Legare una cosa all'acqua, per dire di non fare niente.
Attindà lu pàlse o pàzze. Tastare il polso.
Bélle, fòrte e di spàragne.

Bello, forte e di risparmio (per dire di una cosa impossibile).
Bbóne féuche fa bbóne chéuche.

Il fuoco buono fa il buon cuoco: esperienza ai fuochi, risultato garantito.
Bizze ('m) 'm bëzze. Camëne bizze ('m) 'm bëzze a lu fosse. Sul filo, sull'orlo, rasente rasente. Cammina vicino al fosso.
Brîtte 'n fasce e bbèlle 'n biàzze. Brutta da pìccola e bella da grande.
Caccej' a vváve. Dargli da bere.
Camëne 'mbizze 'mbëzze, a lu fosse. Cammina rasente rasente al fosso.
Càmisce spirdìute e aritruvàte, quarandacinghe rane: camice perduto e ritrovato, quarantacinque grana.









Nel 1800 era amministratore della chiesa di San Pietro un tale che, pur di fare il proprio vantaggio, non guardava tanto per il sottile ai mezzi necessari. Fra le altre bricconerie, una volta pensò di segnare nel libro degli esiti della congrega la somma di 45 grana, data come compenso ad un tale che aveva ritrovato un camice disperso. E poiché questo fatto era insussistente, e per altre marachelle che inseguito gli vennero provate, quando oggi si vuole far intendere che c'è l'imbroglio in qualche affare, si usa dire: "càmisce... ".
Canapîzze; llòme cacciate gnè na canapîzze. Puzzola; l'hanno cacciato come una puzzola.
Cand'arreive a la cinquandéine, lasse la femmene e acchiappe lu veine. Quando l'uomo arriva alla cinquantina, tralascia la donna e si avvicina al vino.
Cand'iune chiù è veuve e chiù vè a li stalle. Quant'uno più è bue, più va alle stelle.
Canda l'sene arràjje vò la pájje, canda l'ome suspère vò la májje. Quando l'asino raglia vuole la paglia, quando l'uomo sospira vuole la moglie.
Canda l'âsene ni' vvo bbàive... a' vùje a ciuffulé!

Quando l'asino non vuole bere... hai voglia a fischiare. (con i testardi è inutile insistere)
Canda la fàmmene vè', nisciùne dijavele ci l'appe'. Quando la femmina vuole, nessun diavolo ci puole (non c'è diavolo che tenga).
Canda lu dènte ti déule, l'ha da vidá' nghi ll'ucchie. Allorché il dente ti duole, lo devi vedere con gli occhi (ossia: devi fartelo cavare).
Canda lu véuve nin vò'arà, hai vujj'a pindillà.

Quando il bue non vuole arare, hai voglia a pungerlo.
Canda 'n gi šta cavèlle, trotte l'ésene. Quando non ci son cavalli corrono gli asini.
Canda 'na fàmmene sta 'm fenèstre, la hatte abbáte... a la menèstre. Quando la donna sta in finestra è la gatta che pensa a cucinare.
Canda ni 'nti la crede e meni ci pinze, arrève la morte e ti leve li sense.
Quando meno te l'aspetti, arriva la morte e ti toglie la vita.
Canda sind'à ssunà la cambána à longhe, ss'é mmórte 'nu signàre; canda li sind'à ssnà leste leste ss'è mmórte 'nu puverélle. Quando senti suonare la campana lentamente è morto un signore; quando la senti suonare velocemente è morto un poverello.
Canda tì' tì', canda nin tì' spriche. Quando tieni tieni, qunado non tieni spreca.
Canda veje Sande 'Mmartèine, tutte 'mmast' è fatte véine. Quando viene San Martino, tutto il mosto è fatto vino.
Canda vi' a la. casa ma tùjje la sét' e 'ssìttete.
Quando vieni a casa mia prendi la sedia e siediti!
Cande Cicce tinàve danère, tinàve parìnde, micëzi' e cumbuère. Quando Ciccio aveva denari aveva parenti, amicizie e compari.
Cane sbattezzate. Cane sbattezzato, per dire di persona intrattabile.
Canneléure, la mmernate è sciùte féure. Candelora, dall'inverno siamo fuori.
Cárrene cchiù masche a 'na hacce di miele, che a 'nu varéile di 'ciàte. Corrono più mosche ad una goccia di miele che ad un barile di aceto.
Carte e donne fanne 'gna vònne. Carte e donne fanno come vogliono.
Casa chiuse ni 'mena guerra; si vu' la casa pulaite, l'altra gente 'nci li matte. Casa chiusa non crea guerra, se vuoi tenere la casa pulita non invitare molte persone.
Cásce e ricòtte, fa' justizia tòrte. Cacio e ricotta fanno la giustizia corrotta.
Cataplasme; sì nu cataplasme.

Cataplasma, impiastro; anche in senso dispregiativo.
Cattàveine. Uomo dappoco.
Cchìù Màrche ggìre, cchiù marchiggiàne tròve. Più giro le Marche e più marchigiani trovo.
Cciudaje; di la fàmmene
a la Mèreche l'ome fanne nu
cciudaje.
Strage, massacro, anche nel senso di profanare, oltraggiare.
Ccuscì' 'ccuscè. Così così.
Ce s'aribbuve le 'nguille.

Ci risuscitano le anguille, per dire di stanza freddissima.
Cend' nient' accid'n n'asine.


Cento cose da nulla uccidono un asino. Figurat.: una serie continua ed innumerevoli di piccoli fatti possono partare alla rovina.
Ch'à dat' à date e ch'à 'vut'à vìute.
Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto.
Ch'acchiappe l'anguelle pi la càute e la fammene pi la pareule pò deice ca nin tè prùpete niènte. Chi piglia l'anguilla per la coda e la donna per la parola può dir che non tiene niente.
Chéne' e chéne 'n 'zi máccechene. Cani e cani non si mordono.
Chi cache a la nàive preste si sbàile. Chi caca alla neve presto si scopre.
Chi càmbe senza chînde, méure senza cannáile.

Chi campa senza fare i conti, muore senza nemmeno una candela.
Chi canàsce lu nnëde ariccòie l'euve. Chi conosce il nido raccoglie le uova.
Chi da lu jéque aspétte succärse j' ésce lu pàle come l' árse. Chi dal gioco aspetta soccorso avrà il pelo (lungo) come l'orso.
Chi dorme nghi l'ummunèine, si nin è prene la saire è prene la mateine. Chi dorme con gli uomini, se non è in cinta la sera, è incinta la mattina.
Chi è ggilàuse è curnîte. Chi è geloso è cornuto.
Chi è 'rrubbàte fa cende picchëte, ch'arròbbe ni fa' hìune. Il derubato fa cento peccati, il ladro ne fa uno soltanto.
Chi fa bbène mor'accëse.
Chi fa bene muore assassinato.
Chi fa 'bene a mamm e tate dà gust a Deje.
Chi rispetta i genitori è in armonia con Dio.
Chi li vo' 'ccèite e chi li vo' salä. C'è chi lo vuole uccidere e chi vuole salarlo (in molti, andare addosso a qualcuno.
Chi m'abbattàzze m'è cumbàre. Chi mi battezza mi è compare.
Chi màgn' e ccáche, divènde pápe. Chi mangia e va di corpo, diventa papa.
Chi màgne senza chinde, méure senza cànde.


Chi mangia senza (fare) conti, muore senza canto: vale a dire che ha speso troppo per potersi permettere la messa cantata (di suffragio.
Chi male ti vo' deice, 'mmasciatàure si fa' chiamà'. Chi male ti vuol dire, ambasciatore si fa
chiamare.
Chi 'n za l'îse di lu puajàse 'n s'abbîsche manghe ppi li spàse. Chi non conosce le consuetudini del luogo, non copre neanche le spese.
Chi ni' ji piáce lu bbéune é fèjje d'àsene. Chi non ama il buono è figlio di somaro).
Chi nin bò vidé le 'neméle, non bò vidé manghe li cristijène. Chi non ama gli animali, non ama nemmeno gli uomini.
Chi nin fatejje ma', fatajje di Carnivàle. Chi non lavora mai, lavora di Carnevale.
Chi pache prème, è male sirvète. Chi paga prima , è mal servito.
Chi pe' mmàre nin va, Ddë 'n za prehà'.
Chi per mare non va Dio non sa pregare.
Chi pi dòtte vó passá, si šta zëtte cànda nin zá.

Chi per dotto vuol essere creduto, non parla quando non sa.
Chi sci 'ccëise! (imprecazione). Che possa essere ucciso!
Chi si mátte fra càrn'e àgne, si n'aèsce nghi vrivàgne. Chi si mette tra carne ed unghia ne esce con vergogna.
Chi si vische, n' z'annèche. Chi si muove (darsi da fare), non annega.
Chi spârte à la méja pârte. Ma un altro proverbio recita al contrario: Sparte palâzze arimane candàune. A chi divide tocca la miglior parte. Ma un altro proverbio recita al contrario: Spesso a chi divide rimane la parte peggiore.
Chi spute 'n ciele jà 'recàsche 'n màcche. Chi sputa in cielo gli ricasca in bocca.
Chi ssi 'ccëse! Che tu sia ucciso.
Chi ssi' lu fuèje? - Ecchi'jé lu fuèje? Di chi sei figlio? - Di chi è figlio?
Chi tànde cápe, mále cucèine.

Chi molto sceglie. cucina male, perchè nel gusto occorre spontaneità.
Chi tè' îne nin tè' niscîne.

Chi ha un solo figlio e come se non ne avesse nessuno.
Chi tè nu cuavàlle bbeune dentr'a la stalle, v'a ppète. Chi ha un cavallo buono nella stalla va a piedi.

Chi ttè la mojja belle, n'è tutte li sè. Chi tiene la moglie bella , non è tutta sua.
Chi ttè poche quatrine sembre conde, chi ttè la moja bbèlle sembre cande. Chi ha pochi soldi sempre conta, chi ha la moglie bella sempre canta.
Chi uffende si li scorde, ma chi è uffaise si l'aricorde. Chi offende se lo scorda e chi è offeso se lo ricorda.
Chi va 'ccavàlle, s'ammëte ttre vodde e cchi va 'ppète, 'na, vodde. Chi va a cavallo s'invita tre volte a casa, chi va a piedi una volta soltanto.
Chiane, chiane. Piano piano.
Chicocce màtte e chicocce mâgne, ma è meje di 'na mazzanne 'n brànde! Zucchine pianto e zucchine mangio, ma sono meglio di una mazzata in testa!
Ci' à passäte léppa lappe. Ci è passato per un pelo (per poco non ha strisciato).
Ci' haje piaciàre. Ci ho piacere.
Ci la vulàsse!
Speriamo non succeda... mancherebbe solo questo
Ci staje sempre cacchidîune ca c 'acchiappe pì scilète. Ma lu belle è ca su cacchidîune è asse stasse quàse sempre 'nu scilète. C'è sempre qualcuno che ci prende per un cretino. Il buffo è che questo qualcuno è quasi sempre un cretino.
Ci tè la cicìrchie a lu ciurvuèlle. Senza cervello.
Ciòppe ciòppe, jàppeche àppeche. Lento lento.
Circh' e ddummànne. Cerca e domanda.
Ciuhàtte, ciuvuatte o ciuvàtte; fá la ciuhàtte. Civetta; sta spiando, spia.
Ciuvuatte, ciuhàtte, o ciuvàtte; fá la ciuhàtte. Civetta; sta spiando, spia.
Cocce senza iudëzie, si jît'a la másse 'nginnirëzie.


Testa senza giudizio, sei stato alla messa delle Ceneri. Nel senso di aver cenere in testa e non cervello.
Corre cchiù meschele a 'na hacce di mele,
che a 'na varéile di 'ciàite.
Corrono più mosche ad una goccia di miele, che ad un barile di aceto.
Cotte o crìute... lu fuéche l'à vidìute. Cotto o crudo... il fuoco lo ha veduto
Crëche, crocch'e méneche di 'ngëine.


Cricco, Crocco e Manico d'uncino. Si dice per prendere in giro un terzetto di balordi inseparabili.
Crëst' avrija fa 'ccurtunë li pàsse a li birbîune. Cristo dovrebbe accorciar la vita ai birboni.
Crëst' prëime li fa e doppe l'accàcchie. Cristo prima li fa e poi li accoppia.
Cummuèjite, vija sü, ch’ avéma jè’!

Preparati (anche vèstiti), dai su, che dobbiamo andare!
Cumuènz' a mminè li štëzze. Incomincia a scendere qualche goccia di pioggia.
Cunde spàsse e 'micëzie a llònghe. Fai spesso i conti e avrai amicizie lunghe.