Mestieri Antichi di Vasto:
Lu Viaticàre (Il Rivenditore di Pesce e Ortaggi)
 
Li viatichére
nei ricordi di Domenico D'Annunzio
Domenico D'Annunzio, figlio di viaticàre, titolare di un punto
vendita in via Pitagora, a Vasto, ricorda il tempo in cui Vasto "esportava" i suoi prodotti ortofrutticoli fino a Castiglione Messer Marino e li viatichére si spingevano a dorso d'asino o di mulo o
nghe lu trajéne fino ad Agnone, Termoli e Campobasso.
Domenico oltre al padre Nicola (la Muschilàlle), ha conosciuto altri vastesi che partivano alla volta dei mercati fore terre e ricorda i De Filippis (li Pruciténe), i D'Adamo (
Štobbéne, Cillàcchie, Cappèlle
torte
), gli Spadaccini, Di Florio Giuseppe (lu jènnere di Nicola Del Prete "Fulité"), Nicola Tana, con il figlio Filippo (lu Granatìre) e il fratello Antonio, Vinciguerra (Trizzicarélle).
Al ritorno, oltre al gruzzolo guadagnato, portavano a casa anche prodotti barattati: formaggi, salumi, carne d'agnello, animali da
cortile, frutta secca.
Con la grande distribuzione e con il proliferare di punti vendita di
ortofrutta i viaticari sono scomparsi.
a centro, con vestito scuro,
Nicola D'Annunzio, in attività
 
stralcio da il "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2015

Lu Viaticàre e la Scapàce
Il principio del commercio ambulante
Quando parliamo de lu viaticàre parliamo di una figura ormai scomparsa, che ha anticipato quella del commerciante ambulante e che per anni ha aiutato in cucina le massaie de
le muntagne nostre
(fino a Castiglione M. M. ed Agnone) portando a domicilio pesce, verdure fresche o addirittura la scapàce.
Li viatichére partivano a notte fonda dopo aver caricato ortaggi, verdure fresche, frutta, il pesce appena sbarcato
(anche se non tutti ne sono convinti) sulla groppa di un mulo
o di un somaro, che conducevano rigorosamente a piedi camminandogli al fianco: la groppa era riservata esclusivamente alla merce sperando che, nel viaggio di ritorno, lo spazio fosse per loro, magari gravati dal gilet pieno di soldi.
Lo conoscete il gilet de lu viaticàre? Era una variante di quello da città che anche oggi vediamo,
e da cui spiccava la catena possibilmente d'oro che collegava due tasche e terminava con l'orologio
da taschino. Era quasi un indumento da lavoro, ma le tasche abituali erano rimpiazzate da due tasche capaci disegnate a C rovesciata dove conservare gli incassi e riparare le mani dal freddo.
Tra l'altro l'incedere con le mani nel panciotto dava al personaggio un'aria di sicurezza e incuteva rispetto. Talora, però, li viatichére scambiavano la loro merce con formaggi, salumi, ventricina e carni di agnello che poi rivendevano in città.
Mio padre aveva vissuto da ragazzo anche quest'esperienza come aiutante viaticàre e più d'una volta aveva partecipato a questi interminabili viaggi notturni a piedi per raggiungere i paesi dell'entroterra vastese. Nella strada del ritorno la stanchezza si faceva sentire e si cercava di ritagliarsi un po' di spazio in groppa al somaro e spesso ci si addormentava accompagnati dall'andatura ciondolante dell'animale stesso, mentre l'accompagnatore, suo malgrado, lo guidava
a piedi. Come protestare per l'ingiustizia che si stava subendo? La soluzione era indirizzare
l'animale sulla parte più sconnessa del tracciato, questo sobbalzava e svegliava il fantino.
Non si può parlare di viatichére senza citare le famiglie Lattanzio, Tana e Cinquina (Cipullàtte),
è altresì vero che non si può parlare di scapàce senza fare riferimento alla famiglia Reale, altra famiglia storica di Sant'Anna. Aveva càse e putéche ed era così composta: zia 'Ngurnatùccia, la boss; zi' Pìtre, la storia; Micchéle e Gjiuhuànne, la tradizione da portare avanti.
Lo stabilimento era in uno stanzone prospiciente il giardino dell'avvocato Scardapane; da fuori si intravedeva l'enorme paiolo in cui si riscaldava la formula segreta nella quale venivano immersi i pesci che riemergevano nel loro tipico colore dorato e con quell'intenso profumo di aceto.
D'estate, lo stabilimento veniva parzialmente trasferito sulla strada che veniva inondata da quell'odore.
Un piccolo cenno sul metodo di preparazione della Scapàce, che spero sia utile a qualcuno delle nuove generazioni che si voglia cimentare con questo tipico prodotto vastese.
Ingredienti: pesce di varie qualità (razza e merluzzo in primis e se grandi fatti a pezzi); olio; farina; aceto; zafferano.
Preparazione e cottura: mantenere la lisca del pesce potrebbe sembrare strano, ma questa viene ammorbidita e resa commestibile con la marinatura in aceto.
Prima della frittura, i vari tipi di pesci vengono separati secondo la specie, perché richiedono
tempi diversi di cottura. I pesci fritti vengono disposti, a partire dal fondo della tinozza, a strati alternati con la mollica di pane imbevuta con 'aceto in cui è stato sciolto lo zafferano. Una volta
che è stata riempita fino all'orlo, la tinozza viene sigillata e messa a riposare in una cella frigorifera.
stralcio da art., a firma Enzo La Verghetta, apparso sulla Circolare - mese di aprile 2010 - "Camminando insieme"
Comitato Chiesa di S. Anna - Vasto - Via S. Anna, 2 - T. del - 0873.367905 - Cell. 347.5432013

Lu Viaticàre
Con il carrettiere, lu trajnìre, ha in comune il mezzo di trasporto,
lu trajène
, ma, a differenza di questi, è un vero e proprio
commerciante che vende pesce ed ortaggi nei paesi dell'entroterra,
ove ricompra formaggi, salumi, ventricine e carni d'agnello.
Lu viaticàre percorre instancabilmente le strade dell'alto Vastese, spingendosi sino a Castiglione Messer Marino ed Agnone alla
ricerca di buoni affari nei mercati e nelle fiere dei paesi.

Attività faticosissima, nonostante il detto:
"chi nihòzia cambe e chi fatejja mère".

stralcio da il "Lunarie de lu Ua
šte" - ed. 2005