Mestieri Antichi di Vasto:
Lu Trainìre (Il Carrettiere)
 

II mestiere, che oggi chiamiamo di trasportatore o di spedizioniere, si svolgeva
una volta con carretto e cavallo, lu trajène.
Gli addetti a tale lavoro, li trainìre, erano conosciutissimi e famosi anche per i soprannomi coloriti che servivano a distinguerli tra di loro, soprattutto quando avevano lo stesso cognome di famiglia.
I più noti erano:

Nicola Altieri
Antolini
Antonio D'Annunzio
Michele D'Annunzio
Saverio De Felice
Giuseppe Lattanzio
Nicola Lattanzio
Vincenzo Lattanzio

detto Carpatìlle
Tringinìlle
Pugnàtte
Magnacitràne
Fattappóste
Carrafòne
Lurète
Lijone

Nicola Melle
Domenico Muratore
Michele Muratore
Teodoro Muratore
Giuseppe Santoro
Michele Santoro
Luigi Spadaccini
Michele Vinciguerra
detto Lu sgangàte
Sciambagne
Cucciulone
Magnacirésce


Cacanéte

La Ciacianèlle
Li trainìre coprivano anche un raggio di una ottantina di chilometri
fuori città e trasportavano per lo più legumi, granaglie, sale, materiale edile, masserizie.
Il parcheggio dei mezzi era fuori Porta Nuova, al Belvedere Romani.

L'ultimo dei carrettieri vastesi è stato Antolini detto Tringinìlle che,
con l'orgoglio che gli derivava dall'essere rimasto il solo, ha esercitato
il mestiere sino agli anni ottanta.




stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2005

Micchele Muratore
Lu trainìre
Fino al secondo dopoguerra arrivavano a Vasto vagoni di sale da Margherita di Savoia che i carrettieri, li trainìre provvedevano a distribuire nel Comprensorio.
Michele Muratore, Micchéle per gli amici, era uno di questi e spesso racconta di quegli anni di dura fatica alla guida del suo carretto, lu trajène, su e giù per strade spesso non asfaltate alla volta di San Buono, Casalanguida, Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno.
Ricorda che a Torrebruna c'era una stazione di sosta, una piccola e
fumosa stamberga, dove si poteva ingoiare un pasto caldo e magari, quando il tempo non permetteva di rientrare, anche dormire qualche ora.
La stazione era d'una certa zia Lena
- precisa Michele - ed era il punto di ritrovo di tutti li
trainìre
., consumata la cena ed in attesa di andare a dormire, io ed i miei amici rimanevamo
a giocare a carte dinanzi al focolare oppure a scherzare
. E scherzi, a volte, neanche tanto
leggeri
, specialmente dopo aver bevuto qualche bicchiere.
Una sera
, ad esempio, giocando a mosca cieca, il mio amico Filippo, al quale era toccato di fare
la parte del bendato
, si ritrovò a palpeggiare anziché il viso il... fondo-schiena di Filandro, che
per burla s'era tirato giù i pantaloni
. Ma la sua meraviglia non durò che un attimo perché subito esclamò ironico:
"Mamma maje, 'gna ti puzze lu fiate, frate sé. Manghe ssi tenèsse 'nu chìule pè facce".
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2003

Giuseppe e Michele Santoro
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2009

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