Mestieri Antichi di Vasto:
Lu Scardatàure o Scardalène (Lo Scardatore o Scardalana)
 
Lo scardatore è l'artigiano addetto alla cardatura della lana dei materassi.
L'operazione consiste nel pulire e rendere più soffice la lana mediante i cosiddetti scardassi, due tavole sovrapposte guarnite di punte metalliche ricurve, delle quali l'inferiore rimane fissa mentre l'altra, mobile, viene manovrata per sciogliere, separare
e ripulire la lana.
Li scardatîre operavano per lo più nelle abitazioni dei clienti e
nel compenso normalmente rientrava il vitto e spesso anche l'alloggio, se venivano da paesi vicini.

Forse, l'ultimo scardalane vastese fu "'Zi Paolo", lu scardalane
in Corso Mazzini di fronte alle Autolinee Di Fonzo.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2007 e varie

Scardà la làne di lu mataràzze
C’era una tradizione che nei soleggiati giorni estivi chiamava a raccolta le famiglie: il rinnovo dei materassi di lana. Tra i pezzi più preziosi della dote di una sposa, i materassi del corredo erano in numero di due o quattro a seconda delle possibilità economiche della famiglia della ragazza.
Colei che non poteva dotarsi di questo bene, portava il semplice “saccone” fatto di tela pesante e
resistente riempito di spoglie delle pannocchie di granturco o, per la gente più povera, con la paglia di frumento.
La pregevolezza della lana contenuta nei materassi faceva sì che essa fosse trattata con estrema cura e riutilizzata innumerevoli volte. Era inevitabile, infatti, che nel tempo la sofficità della materia prima che imbottiva guanciali e giacigli lasciasse il posto a duri tocchetti poco confortevoli. Così le sapienti capacità artigiane delle donne guidavano attraverso ritmi ben scanditi tutto il processo di lavorazione che si svolgeva intorno a questo importante rituale, in cui venivano coinvolti tutti i membri della famiglia.
Si iniziava con la scucitura della fodera esterna da dove la lana veniva tolta, lavata e stesa al sole.
Si procedeva poi con la cardatura eseguita a mano o con l’ausilio della cardatrice, attrezzo dotato di particolari ferri aguzzi e ricurvi. I nodi venivano sciolti ed eliminata ogni impurità.
Al termine di questa operazione la lana era di nuovo morbidissima e pronta per essere reinserita nella federa precedentemente lavata.
L’imbottitura era resa uniforme grazie all’applicazione di asole circolari su entrambe le superfici del
materasso che venivano trapuntate e tenute insieme da fettucce di cotone.
Il lavoro si concludeva con la cucitura del bordo inferiore e superiore realizzato con l’aiuto di aghi
lunghi, grossi e ricurvi, gli unici che potevano resistere alla durezza della tela di cotone e allo spessore del materasso.
Stesso processo veniva riservato ai guanciali che alla fine raddoppiavano di volume.

Queste periodiche manutenzioni assicuravano l’igiene, la morbidezza e la durata nel tempo del
materasso di nonne, zie e mamme.
stralcio da art., a firma Paola Tosti, apparso sul periodico "San Salvo" - anno 3 - n. 8 - settembre 2016