Politici di Vasto
Giusepe Spataro
(Vasto, 12/06/1897 - Roma, 30/01/1979)
Politico, più volte ministro nei governi del secondo dopoguerra, statista e antifascista
 
Enrico Mattei Raffaele Mattioli
 

E' il più importante leader politico di cui Vasto possa vantare i natali.
Giuseppe Spataro è nato a Vasto il 12 giugno 1897.
Ha avuto un ruolo fondamentale nella rinascita democratica del Paese, un ruolo da protagonista per la crescita di tutto l'Abruzzo e del Vastese in particolare.
Ha frequentato le elementari a Vasto, le medie e superiori a Montecassino, l'Università, per studiare giurisprudenza, a Roma dove si era trasferita la sua famiglia.

Nel 1919 avvia a Roma la sua professione di Avvocato.
Si iscrisse alla
Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) e dopo qualche anno venne eletto presidente nazionale, carica che mantenne fino al 1922.
Impegnato in politica già da giovane, aderì al Partito Popolare Italiano (PPI) di don Luigi Sturzo.
Le capacità politiche e organizzative di Spataro non passarono inosservate ad un acuto osservatore come don Luigi Sturzo che lo propose al Partito come dirigente nazionale.
Fu eletto vice segretario nazionale con don Sturzo (1921-23), rieletto con De Gasperi fino allo scioglimento del partito (1926).
Durante la dittatura fascista svolse una importante opera di preparazione alla riorganizzazione democratica del Paese, tenendo insieme le fila dell'ormai disciolto Partito Popolare e di alcuni ambienti antifascisti organizzando riunioni clandestine nella sua abitazione romana.
A Spataro l'onere di saldare personalmente gli onerosi debiti del partito.

Giunsero i difficili anni del Ventennio. Spataro riprese il suo mestiere di avvocato e la sua casa a Roma divenne luogo di incontro per molti antifascisti, nonostante la vigilanza del regime.
A partire dal 1941 tali incontri divennero più frequenti e sistematici per l'organizzazione di un programma attorno al quale organizzare un movimento politico dei cattolici democratici. Il testo a firma di De Gasperi si chiamò "Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana" e venne diffuso da Spataro, prima clandestinamente in ciclostile, poi, dopo il 25 luglio 1943, a stampa in diverse migliala di copie per una diffusione capillare in tutta Italia.
L'opera di Spataro fu molto utile anche i contatti con tutti gli altri partiti antifascisti. Il 28 luglio 1943, proprio nella sua casa, fu costituito il Coordinamento Nazionale delle Correnti Antifasciste, che successivamente, il 9 settembre, assunse il nome di Comitato Centrale di Liberazione Nazionale e insieme a Giovanni Gronchi e Alcide De Gasperi contribuì in maniera rilevante alla fondazione della Democrazia Cristiana e alla riorganizzazione del quotidiano il Popolo.
Dopo la liberazione di Roma, nel primo governo Bonomi, nel 1944, Spataro diventa sottosegretario alla Presidenza con l'incarico di provvedere alla Stampa ed all'Informazione (assorbendo tutte le funzioni del potente MinCulPop), incarico riconfermato nel 1945. Poi diventa sottosegretario agli Interni.
Partecipa attivamente alla nuova Carta Costituzionale.
Dal 1946 al 1951 è presidente della RAI.
Nel 1953 torna nella segreteria del partito, diventa nuovamente suo vice. Deputato dal 1946 al 1963, è presidente del gruppo parlamentare DC dal 1949 al 1950.
Più volte ministro: è stato nominato Ministro delle Poste e Telecomunicazioni (1950-51), (1951-53), Vicesegretario DC con De Gasperi, Ministro della Marina Mercantile (1958-59), Ministro dei Lavori Pubblici (1953), di nuovo Ministro delle Poste (1959-60), Ministro degli Interni (1960), Ministro dei Trasporti (1960-62), Vice presidente del Senato fino al 1976.
Da non dimenticare la sua opera culturale, essendo stato per molti anni presidente dell'Istituto Luigi Sturzo.
Giuseppe Spataro è morto a Roma il 30 gennaio 1979, le sue spoglie riposano nella tomba di famiglia della sua città natale.


Spataro è forse la personalità di maggior spicco, insieme a Raffaele
Mattioli
, di cui Vasto possa vantare i natali nella sua storia recente.
stralcio da art., a firma Nicola D'Adamo, apparso su "Vasto Domani", giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 2 - feb. 2004


Don Peppine Spatare (Gissi, 14 Luglio 1951)
Salute, Don Peppì! Gna t'eja dice?
Stu salute è di une che lavore
e soffre, e nin ti fa l'amice
soltante quand'aspette cà favore.
Stu salute, semplice e curtese,
è nu salute proprie da Abruzzese!

La terra nostre, sempre trascurate,
soltante quanda jere li vutaziune
putè canosce quacche dibbutate
chi j facè ddù falze prumussiune.
La cose z'è cagnate mò, mi pare,
da che tè riguarde da Spatare!

Chi mai - diceme pure francamente -
avè pinzate ca pure sta zone
fa parte di l'Italie, e tanta gente
nin canuscè la radie coma sone?
Mò 'nvece, grazie a te Don Peppe care,
la radie li tineme qua a Piscare.

E lu Vaste? Za da ricanosce pure
ca si è divintate nu giardine
e Punta Penne ferve di lavure,
lu merite va tutte a Don Peppine!
Mo c'è rimaste Gissi e sta in attese,
sta sintinelle di l'alte Vastese.

Ma picchè li cumunisti ti cumbatte?
È facili, Don Pè, mi n'arindenne;
nchi l'opiri iniziate o già fatte,
sti puvirjlle li stì sbarajenne:
e si tutte fa gne te - chi fì sul serie -
a chisti j a ritocche la Siberie!
 
Giuseppe Spataro
Na faccia paisane,
du baffe a spazzuline,
na borse sempre 'mmane;
e queste è Don Peppine.

Nu vere cristijane,
nu pirsunagge fine,
simpatiche, a la mane,
nghi j s'avvicine.

Te' sempre tanta gente
a destre e a sinistre:
e tutte, l'accuntente.
E' quasi nu ministre.

Ma sempre n'abbruzzese,
e 'nzi ni scorde maje,
e penze a stu paese,
chi tene tanta guaje.

Perciò tutte la gente
di qua, Don Peppe care,
a la Costituente
ci vo mannà Spatare.
 
Lo scudo crociato
Eterno Padre sii lodato
per la Vittoria dello Scudo Crociato.
La Rocca Rossa nell'onta scompare,
la Croce di Cristo ritorna a trionfare.

Evviva Gissi che ha conquistato
il Municipio allo Scudo Crociato.
Sia maledetto il truce Baffone
che porta discordie in ogni Nazione.

Il comunismo nasconde le bombe
all'ombra dell'ali di bianche colombe.
Lo Scudo Crociato non deve fermarsi,
finché i barbagianni non sono scomparsi.

Popolo di Gissi, popolo caro,
grida a gran voce: «Evviva Spataro»!
«Evviva Remo, evviva il fratello
che hanno sconfitto falce e martello
» !
poesie di Arturo Porreca (1909-1960), gissano, stralcio dal volume di Bernardo Di Croce "Gissi" - documenti per una storia - anno 1996

Ricordiamo il Sen. Giuseppe Spataro
Un protagonista del nostro tempo
Giuseppe Spataro, un protagonista del nostro tempo, un uomo che i Vastesi non possono dimenticare per la sua dedizione e per lo slancio altruistico nel manifestare il suo attaccamento alla sua città natale e all'Abruzzo in particolare.
È morto a Roma il 30 gennaio del 1979 ed ha voluto essere sepolto nella sua tomba di famiglia nel cimitero di Vasto.
Noi lo ricordiamo perché riteniamo che la sua personalità si staglia alta, non solo per essere stato un uomo politico di grande levatura, ma anche perchè dalla sua attività di statista molti esponenti della nostra politica hanno apprezzato la dirittura morale ed i suoi insegnamenti ancora validi e presi ad esempio, per essere stato, come unanimemente è stato riconosciuto
"tenace assertore degli ideali umanitari di libertà e di giustizia sociale".
Durante il periodo clandestino fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana con De Gasperi e Gronchi; entrò nel CNI, di cui fu membro della Giunta Militare. Fece parte della Consulta Nazionale e nel 1, 2 e 3 Ministero Bonomi, sottosegretario di Stato.
Nell'Assemblea Costituente venne eletto Deputato per l'Abruzzo e nominato Ministro delle Poste e dell'Interno (ad interim) nel 1952; della Marina Mercantile, delle Poste e dell'Interno nel 1960, dei Trasporti nel 1961.
Nel 1963 venne eletto Senatore e ricoprì la carica di Vice Presidente del Senato fino al 1976 per ritirarsi dalla vita politica.
Nel 1977 donò al Museo Civico di Vasto il ricco medagliere e nel 1978 la testa originale (vedi a fianco) in marmo del poeta Lucio Valerio Pudente,
On. Giuseppe Spataro
- busto, refrattario - opera dello scultore vastese Mario Pachioli
tredicenne istoniese incoronato poeta latino nel 106 d.C. in Campidoglio, già custodita dalla sua famiglia.
Un uomo, Giuseppe Spataro, che ha rappresentato il vessillo candido ed invitto del partito della DC di cui ha scritto la storia insieme a tanti altri uomini di cui occorre rinverdire la memoria.
"Sono uomini
- ha detto l'ex ministro Remo Gaspari, nel discorso commemorativo tenuto a Vasto (1/02/2006) - come Spataro che, in tempi difficili, compirono le scelte fondamentali rivelatesi giuste per il nostro paese. Sono uomini, come Spataro, che hanno combattuto dure battaglie per la libertà e le hanno vinte in nome degli ideali democratici e cristiani".
stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso su "Il Vastese", mensile d'info. del territorio - n. 2 - feb. 2006

"Giuseppe Spataro - Una vita per la Democrazia"
libro di *Licio Di Biase sullo statista abruzzese Spataro
uno dei tre padri fondatori della Repubblica
In occasione della commemorazione del ventisettesimo anniversario della morte del sen. Giuseppe Spataro, Licio Di Biase ha presentato il suo libro "Una vita per la Democrazia" dedicato al grande statista abruzzese parlando di Spataro come uno dei tre padri fondatori della Repubblica Italiana.
Non a caso - ha ricordato Di Biase - nella sua casa in via Cola di Rienzo, a Roma, si riunivano coloro i quali, durante il regime fascista, si organizzavano per il ripristino della Democrazia in Italia.
"Ho scritto questo libro - ha aggiunto Di Biase - da tifoso cercando di mettere in risalto le relazioni e l'opera meritoria di Giuseppe Spataro senza dimenticare quello che ha rappresentato la Democrazia Cristiana per l'Italia del secondo dopoguerra".
stralcio da appunti di Nicola D'Adamo - Vasto, 1 febbraio 2006
 
*Licio Di Biase
Nato in Belgio nel '57 da genitori pescaresi, emigrati per motivi di lavoro.
Licio Di Biase compie i primi passi della sua formazione culturale all'interno dei circoli parrocchiali di Pescara Colli, secondo quei valori cristiani che accompagneranno sempre il suo percorso politico. Il suo esordio nella politica attiva è datato 1974 quando costituisce il movimento “Sakharov ”, che diventa in breve tempo uno dei perni del gruppo giovanile della Democrazia Cristiana pescarese.

Nel '75 viene nominato consigliere di Quartiere (al quartiere n.7, di Pescara Colli) dal Sindaco di Pescara Alberto Casalini, ed è il più giovane insignito di questo titolo. La passione per la politica va di pari passo con l'attenzione costante verso il mondo dell'associazionismo: nel '76 nasce “Presenza Popolare” , giornale a diffusione locale che insieme all'omonimo circolo culturale diventa, a livello provinciale, l'arena del dibattito che anima la Dc.
E' qui che, dietro lo pseudonimo “L'apecheronza” , Licio Di Biase scrive pungenti articoli di satira e di costume, segno della passione mai celata per il giornalismo, raccolti nel 2001 in una pubblicazione curata da Tino Di Sipio dal titolo “Un'ape in cucina” .
L'impegno nelle fila del movimento giovanile lo porta ad essere nominato nel '76 segretario comunale del gruppo giovanile Dc e, successivamente Delegato Provinciale del Movimento Giovanile di Pescara.
Consigliere comunale dal gennaio '85 (subentra, quale primo dei non eletti all'elezione comunale del 1980, a Casalini, deceduto), caratterizza il suo impegno politico nel forte attaccamento al territorio, nell'attenzione verso le problematiche dei giovani e nell'impegno per i quartieri più emarginati.
Nel '90 diventa segretario comunale della Dc di Pescara, ma l'attività politica non lo distoglie dalle sue passioni: il giornalismo, dimostrato dalla nascita, nel 1993, del periodico ” Terzo Millennio” , e il progetto di formare una nuova leva politica, che trova un punto di riferimento prima nel circolo di cultura politica “Tocqueville” , poi nella Scuola di formazione politica “Giuseppe Spataro” nati per sua iniziativa.
Nel '94, dopo l'autanasia della DC, aderisce al CCD e viene nominato assessore allo sport e alla cultura nella prima Giunta del Sindaco Carlo Pace. Il successo elettorale è riconfermato nel novembre 1998 quando con la lista civica “Cattolici e Democratici per Pescara” è stato nuovamente eletto a Palazzo di Città, ricoprendo la carica di assessore con deleghe, tra l'altro, all'Urbanistica, caratterizzandosi per l'approvazione, dopo 25 anni, del PRG da parte del consiglio comunale, e alla Cultura, per aver dato vita all'evento “il fiume e la memoria” che ha determinato la rinascita del Centro Storico di Pescara.
Dal 1999 e fino al 2004 è stato Consigliere Provinciale di Pescara; dal 2003 è Consigliere Comunale di Pescara ed è stato componente del Consiglio di Amministrazione dell'A.C.A. fino al febbraio 2005.

E' autore del volume, pubblicato nel 1998 e giunto alla quinta edizione (2007), “Castellamare nel tempo”(ed. Scep-Tracce) , nato sull'onda della passione per la città, la sua storia, la sua memoria. Uno studio approfondito, rigoroso per l'attenta ricostruzione storica, che si fa leggere senza il peso degli accademismi di maniera, alla ricerca delle radici della sua città. L'edizione del 2007 è una edizione riveduta ed ampliata, per gli Istituti di Pescara.
Nel 2003 ha pubblicato il libro “L'era della balena – La storia della D.C. abruzzese dalla Costituente al 1993”(ed. Tracce) , in cui attraverso le interviste agli ex-parlamentari della dc si ripercorrono le vicende più importanti dell'Abruzzo.
Ha, inoltre, pubblicato due libri (2001 e 2003) dal titolo “Pescara-Castellamare: immagini ed emozioni” (ed. Scep) , che attraverso foto e brani tratti da libri e giornali dell'ottocento e del primo novecento, narrano le vicende più significative della città.
Nel 2004 ha pubblicato un romanzo storico, “ Dietro la chiesa” (ed. Tracce), ambientato a Castellamare tra il 1837 e il 1839. Un libro in cui il documento storico è base essenziale per la narrazione, i personaggi e i luoghi sono reali. Il libro trasmette le sensazioni e le emozioni di una cittadina del Regno di Napoli della prima metà dell'ottocento, con i suoi problemi, le sue contraddizioni e con la sua storia.
Nel gennaio del 2006 ha pubblicato un libro di grande
importanza per la ricostruzione della storia del Movimento Cattolico del novecento, dal titolo “Giuseppe Spataro -
una
vita per la democrazia”.
Il libro ripercorre le tappe più significative della storia politica
dei cattolici, prima con il Partito Popolare, poi durante il fascismo ed infine con la nascita della Democrazia Cristiana e con Spataro sempre in prima fila, non come attore protagonista, ma sempre come uomo dietro le quinte, ma fondamentale per far vivere il Partito.
Vice di Sturzo nel PPI, poi vice di De Gasperi nella DC, fu protagonista, durante il regime fascista, di un ruolo determinante: mantenne i rapporti tra tutti i popolari d'Italia e questo per venti anni con il rischio di essere scoperto.
La prefazione del libro è stata curata dal Sen. Giulio Andreotti, che ha partecipato anche alla presentazione del volume alla sala delle Colonne alla Camera il 17 gennaio 2006.
Recentemente, Licio Di Biase, ha pubblicato un saggio dal titolo “I giorni della Pescara” (ed. Scep) , dedicato agli eventi che tra il 1926 e il 1927 portarono alla annessione di Castellamare a Pescara, e quindi alla nascita del Comune di Pescara, e alla istituzione della omonima Provincia. La pubblicazione è uscita allegata al quotidiano “Il Centro” del 6 dicembre 2006, ottenendo un grande successo e una risonanza al di là delle più rosse aspettative, a dimostrazione dell'attenzione che regna nella città intorno alle proprie radici.
Inoltre ha pubblicato altri due saggi su aspetti particolari della storia della città di Pescara: “Prima Kursaal, poi distilleria…oggi è l'ex-Aurum” e “La storia della Chiesa della Madonna dei Sette Dolori”
I libri sulla storia della città di Pescara hanno determinato un suo coinvolgimento nei corsi di abruzzesistica degli Istituti di Scuola Media Superiore di Pescara, con l'adozione del volume “Castellamare nel tempo” quale libro di testo da parte di alcuni Istituti sempre per i corsi di abruzzesistica.
Nel 2003, nella sua qualità di Presidente del Circolo di Cultura Politica “Tocquevill”, ha istituito il Premio per la migliore tesi di laurea dal titolo “Pensare Tocqueville”, giunto alla 4^ edizione..
Nel 2004, nella sua qualità di segretario dell'Istituto “G.Spataro” ha istituito il Premio per la migliore tesi di laurea su “La storia del movimento cattolico in Italia”, giunto alla 3^ edizione.
Nel 2006 è stato nominato dal Segretario Nazionale dell'Udeur Clemente Mastella, responsabile nazionale del Dipartimento Cultura dell'Udeur.
Nel gennaio del 2007 è stato eletto segretario provinciale dell'Udeur di Pescara.
Sposato e padre di due figli, ama trascorrere i suoi fine settimana a Roccacaramanico, antico borgo medioevale, oggi frazione di S.Eufemia a Maiella ed in cui, per la sua passione per queste zone, è stato nominato prima presidente del Museo etnografico della Valle dell'Orta (1998) e successivamente assessore esterno alla cultura del Comune di S.Eufemia a Maiella, caratterizzandosi per l'organizzazione della prima e unica edizione dell'evento “Majella moon festival…live” , nell'agosto del 2004.
Si definisce “un testardo, difetto virtù che mi fa andare sempre in fondo ai miei progetti.
Quanto alla politica, una passione per la quale sono disposto a rischiare in prima persona, pagando il prezzo delle mie scelte".
stralcio da "www.liciodibiase.it" - 18 giugno 2008

Un vastese protagonista del nostro tempo
Giuseppe Spataro
La personalità e l'opera di Giuseppe Spataro hanno inciso un solco profondo nelle vicende nazionali, a cavallo di quell'epoca storica che va dalla lotta clandestina all'avvento della Repubblica.
In prima linea nel delicato compito di rappresentare il trait
-d'union per le importanti risoluzioni che hanno segnato determinanti svolte per il Paese, Giuseppe Spataro seppe anche svolgere un ruolo di prestigio, pur nel suo costume riservato e schivo da ostentazioni, fino a ricoprire vertici che lo hanno portato a incarichi di governo e di responsabilità, in momenti difficili per la Nazione.
Per l'Abruzzo Egli è stato alfiere e guida delle molte realizzazioni socio
-economiche che hanno contribuito a riscattare questa generosa terra da un secolare abbandono.
Vasto
, in particolare, lega il nome di questo suo generoso Figlio a innumerevoli opere umanitarie che hanno segnato le tappe più significative dell'avvio al progresso civile e morale della Città.
Il Club Amici di Vasto
, che annovera Giuseppe Spataro fra i suoi Soci onorari, nel V anniversari0 della morte dello Statista, ha voluto onorare la memoria promuovendo la pubblicazione di questo «Quaderno» contenente
il discorso pronunciato dal ministro
on
. Remo Gaspari, per commemorare un
così illustre concittadino
. Giuseppe Catania
Discorso commemorativo tenuto a Vasto da S.E. Remo Gaspari

Cari Amici,
.....sono profondamente lieto e sinceramente orgoglioso di avere avuto l'opportunità di essere qui con Voi per ricordare, un grande abruzzese, Peppino Spataro, uno dei figli migliori di questa nostra terra dalle molte vite, dalle risorse inesauribili, in grado di offrire in qualsiasi momento, contributi rilevantissimi al progresso civile del nostro Paese, attraverso le sue voci più autorevoli nei diversi settori dell'attività e dell'intelligenza umana: Rossetti, D'Annunzio, Croce, Flaiano, Silone, Spataro. Spataro, appunto, che è stato maestro di vita e d'impegno di vita per me, e almeno due generazioni di abruzzesi e di italiani, e che oggi onoriamo, silente interprete, protagonista schivo ma fondamentale dei grandi eventi, delle enormi trasformazioni civili, morali, economiche, sociali, politiche che hanno caratterizzato la cronaca, o meglio la storia del Paese, dalla fine della prima guerra mondiale: la fondazione del Partito Popolare Italiano, gli anni bui dell'oscurantismo fascista, la seconda guerra mondiale, il riapprodo alle spiagge di una libertà sanguinosamente riconquistata, l'affermazione della nuova democrazia della quale Spataro fu uno dei padri, anche se forse troppo tenuto in disparte nelle glorificazioni ufficiali.
.....Ma questo farsi da parte, non mettersi sotto i riflettori probabilmente, anzi certamente, è dato dal fatto che don Peppino il suo apporto ha sempre inteso fornirlo alla sua, alla nostra maniera, alla maniera abruzzese, una maniera fatta di operosità silenziosa senza ostentazioni, oscura ma continua, fedele, incessante, concreta, più di fatti che di parole, perché ognuno di noi sente che è doveroso dare: è un dare che non pretende remunerazioni di qualsiasi tipo. Prima di proseguire mi preme mettere in evidenza un fenomeno, scarsa conoscenza dei nostri uomini della DC, nonostante il ruolo che il partito ha svolto prima e dopo la seconda guerra mondiale, la carenza di studi, di ricerche, di analisi sui fatti e avvenimenti di cui la DC ed i suoi esponenti sono stati protagonisti. Bisogna fare in modo di avere una visione più ampia e approfondita del partito che costituisce la forza più rappresentativa dello schieramento politico italiano e dei suoi uomini e in particolare di Peppino Spataro. Troppo poco, a mio giudizio è stato fatto finora perché la sua azione, la sua opera fossero portate alla luce, perché fosse fatto riemergere il suo impegno dalle stratificazioni di silenzi, disattenzioni, far sì che questo nostro fratello esca da una dimensione inappropriata alla sua dimensione, alla sua statura, alla sua personalità.
.....Peppino Spataro è stato infatti uno dei riferimenti più solidi e certi della nostra democrazia; è stato l'abile, accorto, trait-d'union fra l'antico e il nuovo del movimento dei cattolici italiani, prima come fidato luogotenente di don Sturzo il quale aveva tanta fiducia in lui che volle che il giovane Peppino avesse una scrivania nella sua stanza in maniera che fosse al corrente di ogni segreto, poi come fidato interprete di De Gasperi. Anello di congiunzione quindi determinante, cerniera validissima tra i vecchi popolari e la Democrazia Cristiana di cui Spataro fu il primo segretario negli anni inquieti e difficili, che caratterizzarono il dopo Mussolini.
.....La circostanza odierna può offrire l'opportunità per il rilancio, per la riscoperta di questa personalità (e per molti giovani potrebbe essere una sorpresa), che seppure non ebbe l'aureola e l'alone dei grandi capi carismatici del PPI e della DC, rappresentò e rappresenta uno degli interpreti più efficaci, una delle anime più nobili del movimento cattolico di oltre mezzo secolo.
.....Un invito alla ricerca, allo studio serio e approfondito perché il suo messaggio di operosità, di azione, di fede non vada perduto; perché non ci si ricordi di Don Peppino soltanto a scadenza annuale, in occasione dell'anniversario della scomparsa, quando molte parole volteggiano per l'aria, aprono il fronte dei ricordi, ripropongono antiche suggestioni, ma destinate il giorno dopo a riprecipitare nel baratro della disattenzione e che nulla lasciano alla memoria, alla eredità di affetti di chi ci ha preceduto, di chi ci ha indicato la strada aspra e sterrata del sacrificio e dell'impegno, e non quella asfaltata e facile del compromesso, per creare le nostre rivincite contro handicaps secolari di soggezione.
.....Sarà sufficiente ricordare alcuni episodi per sottolineare il rilievo della presenza di Spataro negli avvenimenti che determinarono il destino dell'Italia.
Nel 1922 il re Vittorio Emanuele III convocò al Quirinale per affidargli l'incarico di formare il governo, occasione straordinaria per i Popolari. Ma Meda interpretò in chiave personale la chiamata del Re e rifiutò l'incarico. Racconta Spataro:
«Quando Sturzo seppe che l'udienza reale era terminata e nessuna notizia era giunta da parte di Meda, incaricò me di andare a trovarlo all'albergo Minerva, dove alloggiava. Nel caso che il parlamentare lombardo avesse rifiutato - come Don Sturzo paventava - l'invito del Re, io avrei dovuto pregarlo di tornare dal sovrano per dirgli che il Partito Popolare era disposto ad assumere la responsabilità del Governo anche con un altro suo esponente. A me fu impossibile comunicare l'invito di Sturzo perché Meda, dopo il colloquio con il Re, era tornato in albergo dal Quirinale giusto in tempo per togliersi lo stiffelius e prendere il treno per Milano». È lecito chiedersi cosa sarebbe avvenuto se Spataro avesse trovato Meda: forse non ci sarebbe stato Facta, forse non ci sarebbe stato lo sciopero di agosto del 1922, fallito per l'intervento delle squadre fasciste, che si presentarono come tutrici d'ordine in sostituzione di uno Stato ormai in via di disfacimento.
.....Ventitré anni dopo (1945), convulse ore seguirono l'arresto di Mussolini. Correvano alcune voci circa il militare che avrebbe preso il potere. Erano in molti ad indicare Badoglio, ma Spataro porta a Bonomi l'informazione che il generale piemontese nicchiava. Sarebbe stato opportuno conoscere i motivi di questa incertezza, per rimuoverli. Spataro ha carta bianca. Decide di far visita al Maresciallo, si reca in casa sua due volte e alla seconda visita capisce quali sono le remore e fa giungere subito l'informazione al Re. Spataro annoterà nel suo libro: «I democratici cristiani dalla Dittatura alla Repubblica»: da quel colloquio «mi apparve chiaro che Badoglio non avrebbe mai preso l'iniziativa personale per risolvere la situazione politica. Egli si era mosso - come avvenne - solo per ordine e con l'appoggio del Re».
.....Non a caso ho citato questi due rilevanti episodi. Testimoniano il ruolo che Spataro ebbe a distanza di molti anni in fondamentali momenti della nostra storia, e quindi l'opportunità che la sua azione possa trovare giusta collocazione e adeguata valutazione presso gli storici, presso i politici, presso i cattolici, troppo spesso rinunciatari ed evasivi nella valutazione dei loro uomini, per incomprensibili disattenzioni di valutazione, o peggio ancora per complessi inconcepibili. E non è male che anche un partito politico come il nostro sull'esempio della Chiesa che ha introdotto nella sua nuova liturgia la lettura dei vecchi testi, quanto più vuole aggiornarsi e ammodernarsi tanto più deve rivolgersi ai propri padri, deve onorare la memoria, il ricordo degli anziani, di coloro che con grande coerenza, con grande spirito di sacrificio, con grande coraggio, tennero in alto la bandiera della libertà nei periodi di arretratezza ideale e culturale. È un patrimonio che ci da prestigio e che sarebbe colpevole, ripeto, disperdere, realizzato com'è stato da Spataro fra infinite infide insidie; nella precaria condizione di sorvegliato speciale, anzi sorvegliatissimo speciale se, come riferisce lo stesso Don Peppino, il solerte maresciallo del Ministero degli Interni annotava ancora ai tempi dì Badoglio: «l'avvocato Spataro è uscito dalla sua abitazione alle ore 8,30 e vi ha fatto ritorno alle dodici». Etichetta infame, quella del sorvegliato speciale che confina in una parte mortificante, che costringe a essere diversi, che significa pericoli, rischi, l'insidia vigliacca di una delazione, sotterfugi; anni lunghissimi trascorsi a tessere in silenzio tale che un soffio bastava lacerare, anni di silenzio e avvilimento per quello che attorno accadeva e che sembrava immutabile, ma non di rassegnazione o resa. Quando nel 1926 Mussolini sciolse i partiti, Spataro che del PPI fu il liquidatore, trasferì nella sua casa romana di via Cola di Rienzo tutta la documentazione accumulata dal 1919 sottraendola ai fascisti. Da quel momento la sua casa e lui stesso (perché sarebbe denigratorio limitare la partecipazione di Peppino Spataro ai fermenti che preparano la nuova Italia alla semplice disponibilità del suo alloggio) diventano un riferimento da Bonomi ad Amendola a Cattani, a Ruini, costante per gli antifascisti di ogni tendenza, un richiamo sicuro, una occasione di coagulo in un mare di conformismo, un'occasione per tutti coloro che non rinunciano alle loro idee né alla loro volontà di riaffermarle, alla custodia di un tesoro ideale che andava coservato nella sicura cassaforte di Spataro. Per molti italiani, ha scritto Gonella: «La resistenza cominciò quando gli eserciti alleati sbarcarono in Italia. Per Spataro cominciò dopo la violenta soppressione del Partito Popolare. Quasi venti anni di attività clandestina di reclutamento, lavorando alla saldatura fra esponenti del PPI e le nuove generazioni universitarie, saldatura in cui i padri e i figli operavano come fratelli».
.....Lo stesso Spataro scriveva che sciolto di autorità, il partito non cessò però di vivere; «da quel giorno cominciò l'attività clandestina, con il collegamento con gli esponenti degli altri partiti e con la fede assoluta che un giorno sarebbe tornata la libertà».
.....Mi sembra superfluo, ma è doveroso che lo faccia, la sua grande disponibilità al colloquio, l'affettuoso rispetto per i democratici di idee diverse, ma soprattutto, la sua carica umana, la sua bontà, la dolcezza di animo che lo rendevano immediatamente e spontaneamente accessibile e disponibile a tutti, che lo faceva apparire di dimensione gigantesca a chi come me ha vissuto ed è cresciuto sotto la sua guida. Sono queste le doti che gli hanno permesso di svolgere la sua lunga esperienza di grande tessitore, di abile diplomatico, di cucitore di trame che, con fili diversi, portarono al prezioso tessuto della democrazia in Italia.
.....Del periodo clandestino abbiamo la bellissima testimonianza di Carlo Trabucco, tratta da «La prigionia di Roma», in cui si parla di Spataro come di una nuova primula rossa: «lo cercano d'ogni dove, battono la città in lungo e in largo ma non riescono ad acciuffarlo. È ammirevole l'attività di quest'uomo che è ricercato dalla polizia notte e giorno, e ciò malgrado non cessa dalla sua azione politica e organizzativa. È nascosto ed il luogo del nascondiglio gli amici glielo sussurrano sotto voce ... ma se lo cerchi non lo trovi» ... «Non è possibile saperlo. È un sogno trovarlo. Però domani o doman l'altro arriverà, come piovuto dal cielo con carte, quattrini, parole d'ordine, appuntamenti stabiliti con i rappresentanti più diversi dei partiti antifascisti» ... «Egli va a trovare e lo vanno a trovare. Dove? Un po' dappertutto». È un motore, Spataro, che gira sempre a pieno regime, senza un attimo d'arresto». La sorveglianza non gli impedì di svolgere la sua azione con grave rischio per sé e i familiari. Cominciò l'attività forense alla quale non era preparatofu un inizio diffìcile» ha scritto).
.....Il pretesto della professione gli offriva la possibilità di spostamenti non sospetti, collegamenti con i centri antifascisti. Fondò a Roma un circolo del tennis, raccoglie attorno a sé giovani ai quali espone gli eventi che hanno caratterizzato quegli anni di dittatura e gli aspetti più feroci del regime: il delitto Matteotti, il delitto Don Minzoni. Da lui i giovani apprendono che il mondo non è affatto quello delle marce e raduni guerreschi, si rendono conto che il culto fascista monopolizza, annienta e ottunde i loro cervelli e i loro sentimenti con schemi innaturali, prospettive false, imparano ad apprendere termini pieni di magia: libertà, democrazia, pluralità.
.....Scriveva nel 1954: «con i modesti risparmi della professione e con molti sacrifìci di famiglia, ho dovuto pagare in molti anni 235 mila lire (quante decine di milioni sarebbero oggi?) dal 1926 per i debiti del partito perché le cambiali portavano la sua firma, anche venuto il fascismo, anche le banche cattoliche pretesero il pagamento di cambiali politiche»
.....Troviamo poi Spataro nel 1940, ai primi cenni di sgretolamento, dell'impalcatura mussoliniana, al centro della rifondazione del partito, al centro della vita cospirativa. «II luogo di raccolta e di convegno - ricorda Andreotti nel suo prezioso libro «De Gasperi e il suo tempo» - dei democratici cristiani era lo studio dell'avvocato Giuseppe Spataro, nella rumorosa battutissima via Cola di Rienzo, in ottima posizione strategica, perché un traffico anche numeroso di persone potesse svolgersi senza essere notato». In seguito a quelle riunioni si costituì il primo nucleo interpartitico, il «Comitato delle Democrazie» (liberale, socialista, cristiana e del lavoro) e maturò attraverso i collegamenti che Spataro aveva tessuto che si espresse in documenti programmatici che De Gasperi sintetizzò nelle «Linee e idee di ricostruzione della DC» e di cui Spataro curò la stampa e la distribuzione in tutto il Paese.
.....Fu il documento che aprì la strada alla costituzione di quella «Commissione di studi politici democratici cristiani», dizione che celava il risorto Partito Popolare e di cui Spataro fu segretario e De Gasperi il presidente.
«Si può dire - nota Gabriella Fanello Marucci - nel suo libro prezioso su Spataro, un volumetto che, pur nella sua limitezza programmatica (reca infatti come sottotitolo lineamenti per una biografia) rappresenta un contributo di estrema rilevanza per la ricostruzione di un profilo di Don Peppino che tra De Gasperi e Spataro vi fosse una tacita divisione dei compiti: De Gasperi costituiva il
punto di riferimento della DC nell'accordo interpartitico del CNL
, assumendo, per così dire, un ruolo quasi «istituzionale» di necessario raccordo con gli altri partiti per il «governo» della cosa pubblica. Spataro svolgeva il compito di guidare la DC - anche se era lui stesso a sostenere sempre la supremazia di De Gasperi - assumendo un ruolo prevalente «di partito», creando le premesse, quindi, pure in momenti di contatti tanto difficili, per dare a De Gasperi il supporto del partito, per far sì che la sua presenza e il suo peso all'interno del CNL non fosse solo ancorato al suo prestigio personale, ma sostenuto dalla forza politica del partito che rappresentava».
.....Liberata Roma, la commissione centrale della DC «ringrazia il Segretario uscente, Giuseppe Spataro» che lascia l'incarico perché nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del primo Governo Bonomi.
.....Gli anni che seguirono lo videro impegnato a fondo nel Governo, Sottosegretario alla Presidenza poi all'Interno; nel Gruppo Parlamentare di cui fu Vice Presidente; alla Rai di cui fu Presidente. Nel
1949 fu Presidente del Gruppo DC alla Camera, nel 1950 Ministro delle Poste, nel 1952 assunse l'interim dell'Interno. Nel 1953 divenne Ministro dei Lavori Pubblici. Lo stesso anno, dopo la contrastata elezione di De Gasperi a Segretario, Spataro venne chiamato ad assumere la funzione ad un tempo di Vice Segretario e di Segretario Amministrativo del Partito.
.....In quel periodo uscì per la volontà congiunta del Segretario e del Vice Segretario, il nuovo settimanale del partito, «La Discussione», nato per favorire il dibattito interno che cercasse di ricondurre l'esplosione delle correnti (grave cruccio di Don Peppino), nell'alveo del contrasto interno. Dopo una parentesi dedicata all'amato Abruzzo, al potenziamento e alla riorganizzazione della stampa del partito, nel 1958 assunse il Ministero della Marina Mercantile, nel '59 il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, successivamente fu Ministro dei Trasporti e questo fu l'ultimo incarico governativo: complessivamente egli fu Ministro in diversi Dicasteri per circa sette anni, pochi in una così lunga vita politica, ma egli in effetti «fu sempre combattivo al massimo quando si trattava di lottare per cause ideali o politiche, perdeva ogni forza quando era in gioco anche la sua personale affermazione».
.....Gli ultimi anni della sua laboriosa vita egli li passò seguendo con diligenza e con attenzione i lavori parlamentari, essendo dal '63 Senatore del Collegio di Vasto-Lanciano, riordinò l'enorme materiale costituito dai suoi appunti, dalle sue note, dalle sue riflessioni. Nel maggio del '68 uscì:
«I democratici cristiani dalla Dittatura alla Repubblica».
Spataro non volle essere ripresentato alle elezioni del '76 e così spiegò la propria decisione in una intervista a: «II Popolo» l'immissione di nuove leve deve essere facilitata dal ritiro degli anziani, i quali dovranno e potranno dare ancora un contributo allo sviluppo della società prestando la loro attività ricca di esperienza nel partito e in altri campi. Io faccio ora tanti progetti di lavoro, non mi sento perciò pensionato. Intanto mi interesserò maggiormente dell'Istituto di Sociologia Luigi Sturzo, del quale sono Presidente». E in effetti questa dell'Istituto fu una delle sue ultime preoccupazioni: riuscire ad assicurare il finanziamento in modo da far conoscere in modo adeguato il pensiero di Luigi Sturzo e trasmetterne così l'eredità politica.
.....Sono uomini come Spataro che hanno fatto la storia di questo nostro grande partito; sono uomini come Spataro che, in tempi difficili, compirono le scelte fondamentali rivelatesi giuste per il nostro Paese. Sono uomini come Spataro che hanno combattuto dure battaglie per la libertà e le hanno vinte in nome degli ideali democratici e cristiani.
.....Noi intendiamo oggi onorare la memoria, non solo ricordando quelle scelte fondamentali che hanno garantito, agli italiani pace e libertà, ma anche quando con coerenza, rinnovando il partito, adeguandolo alla Società che cambia, ed avendo sempre un grande amore ed una profonda fiducia nella DC.
.....Mi sembra giusto così opportuno concludere ricordando il suo messaggio (quasi un testamento) nel sessantesimo anniversario del Partito Popolare. «Solamente nella Democrazia Cristiana coesistono libertà giustizia ordine - libertà ed è tale solo quando può essere esercitata dall'ultimo dei cittadini. Giustizia che deve ridistribuire dei rapporti, equamente, attraverso una revisione dei rapporti, tra tutti i cittadini; la ricchezza del Paese, che tutti concorrono a crescere, dall'operaio al dirigente.
.....Autorità che significa distinzione di responsabilità a differenti livelli e che è, in una società realmente democratica, più un onere che un onore.
.....Ordine che non significa solo ordine pubblico, che in apparenza e provvisoriamente potrebbe essere realizzato da un regime di forza, ma che vuol dire partecipazione di ognuno, nel proprio giusto ruolo, verso l'obiettivo di un'armoniosa crescita della Società».

stralcio da "I Quaderni del Club "Amici di Vasto" - n. 9 - Tipografia Editrice Histonium "Carlo Marinucci" Snc - Vasto - aprile 1984