Pittori di Vasto del Novecento
Luciano Tosone, ingegnere per professione, ma pittore per vocazione
(Vasto, 23 giugno 1921 - Tollo, 22 febbraio 2004)
 

Luciano Tosone fin dall'infanzia vive a Napoli, dove compie gli studi nel ginnasio-liceo.
Nel Secondo dopoguerra consegue la laurea in Ingegneria.
Nel 1950 si trasferisce a Milano dove insegna nella privata Università
Liberi.
Rientrato nella città natale, lavora principalmente come architetto,
vincendo numerosi concorsi comunali, regionali e nazionali. 
Sviluppa un profondo interesse verso il disegno e i colori, volendo rappresentare i progetti nella maniera più efficace.
Nel 1964 vince una delle cattedre di Costruzioni e disegno per geometri
di Roma.

Tornato definitivamente a Vasto, persegue la ricerca di uno stile "vastese" ispirato dai caratteri peculiari locali.
Tra i progetti e le opere realizzate si ricordano, con le varie ville familiari, le case popolari (1963), l'Istituto tecnico per geometri a Vasto (1963), la scuola media Rossetti a Vasto (1965), il Museo civico di Vasto (1967), l'Istituto Figlie della croce di Vasto (1968), la sistemazione spazio adiacente alla cattedrale di San Giuseppe a Vasto (1981).
Nell'ultimo periodo prevale sull'attività professionale l'interesse per la pittura, che gli consente
di rappresentare Vasto e i suoi panorami con mezzi diversi da quelli della progettazione.
Nell'agosto del 1999, espone, a Vasto, le sue opere, in una splendida mostra, tutte ispirate ad una rivalutazione della "materia" in una nuova strutturazione plastica, che si può ben definire della "nuova figurazione emblematica". 
Nel 2003, è allestita nel Palazzo dell'emiciclo dell'Aquila una mostra delle sue opere pittoriche
per iniziativa del Consiglio regionale d'Abruzzo.
Nella pittura Luciano Tosone rappresenta il maestro isolato, dallo stile inimitabile, si concede dall’architettura per vocazione, trascinando nello stile inconfondibile lo spirito avventuroso e la vocazione drammatica che ne hanno connotato anche la vita privata.
E’ abile ed esperto disegnatore, studia l’anatomia umana e quella animale; con la matita sa
cogliere ogni dettaglio di un fiore, riuscendo con la complicità del vento a piegare e muovere
nel dipinto ogni cosa.
L’arte di Tosone era studio applicato alla natura ed insieme invenzione, che si apre su una
natura reale e simbolica insieme; una metafora figurativa aperta al paesaggio non senza una
precisa identità. Quella di Tosone è un’arte di fantasia fluttuante e morbida, con un’inquietudine frammentaria e un tocco fiabesco che trasfigura la realtà. La linea e il colore contribuiscono simultaneamente a esprimere un interesse per la condizione umana come fossero essi stessi
materia vitale, ma il pittore non illustra mai le vite, le esprime attraverso uno stile vicino alla realtà ma poeticamente trasposto.
I suoi meravigliosi impasti di colore hanno una parte preponderante nella sua opera, sono la
vita della pittura e del pittore medesimo.
Tosone è uomo colto, un fine letterato e
filosofo, un animo nobile, capace di reggere il confronto intellettuale e umano  di un ininterrotto rapporto professionale e amicale
con lo storico dell’arte dell’architettura Bruno Zevi.
Come per tanti pittori facenti parte di questa compagine espositiva, Vasto è al centro dell’universo pittorico del maestro, un vero teatro urbano intessuto di volti, disseminati nell’articolato complesso dei suoi paesaggi.
Luciano è un poeta che si esalta a rincorrere
la bellezza, anzi il mistero della bellezza.
Amava la realtà, l’immersione nella vita pulsante ed appassionata, ma con autentica fibra d’artista non se ne resta prigioniero, aspirando dal particolare all’universale.
Così perseguo la capacità, senza credermi, d’altra parte, giammai vittorioso, di rappresentare non quel particolare albero o cosa ma l’idea, per così dire, platonica di essi; l’idea platonica di essi ma non solitariamente come non accade mai, appunto, nella realtà, ma in una sorta di orchestrazione dalle molteplici risonanze”.
Il giornalista e critico d'arte vastese Giuseppe Catania cosi ne parla: "Luciano Tosone, un artista che è riuscito a creare un suo stile personale, con una stupenda invenzione prospettica abbinata ad una rappresentazione scenica dell'ambiente urbano ispirata ad una paesaggistica dettata da metafore acute anche per taluni aspetti urbanistici legati ad empiti lirici".
La sua è stata una tragica dipartita. Luciano era sceso dalla sua auto, nei pressi della stazione di Tollo, e si apprestava ad attraversare la sede stradale. All'improvviso venne falciato da un'auto in transito. Il Maestro, il docente, l'uomo di cultura, il ricercatore, l'amico di tanti, non c'era più.
Grande uomo di cultura, grande progettista, grande immensurabile pittore che ha illustrato Vasto con semplici ma essenziali colpi di pittura, grande sognatore anche se alle volte non capito e compreso. Ma di lui restano le testimonianze delle cose da lui progettate e realizzate; restano i suoi insegnamenti, la sua grande professionalità, la sua passione per l'arte e la pittura in particolare.
stralcio da articolo apparso su "vastogallery. blogspot.it" di Filippo Marino - Vasto - 11 aprile 2017 e varie

L'arte emblematica di Luciano Tosone

articolo di Giuseppe Catania, vastese di elezione, decano dei giornalisti e presidente Assostampa vastese dal 1980 al 2018, sulla splendida mostra di Luciano Tosone del 1999 - Vasto, agosto 1999

Desta sempre interesse la presentazione delle opere di Luciano Tosone, tutte ispirate ad una rivalutazione della "materia" in una nuova strutturazione plastica, che possiamo ben definire della "nuova figurazione emblematica".
Tosone, quasi ottantenne, pieno d'un vigore creativo straordinario, trascorsa la parentesi cattedratica dedicata all'insegnamento, ha riservato tutto il suo impegno all'arte pittorica incentrata in una concezione "signica e gestuale" in cui prevale l'impiego di elementi grafici spesso contrassegnati da stesure di ampie superfici cromatiche.
Ne ha dato una dimostrazione nella mostra alla Sala Vittoria Colonna di Palazzo d'Avalos, con allestimento di Domenico Renzetti e l'ausilio di Raffaele Bernardini.
Scorgiamo in Tosone soprattutto una profonda concettualità filosofìca, tesa essenzialmente al recupero di valori estetici ed architettonici ormai perduti.
In effetti. Luciano Tosone riscopre, con freschezza e genuinità decorativa, nelle grandi tele, lo splendore del paesaggio che, seppure "costruito" idealmente, ripercorre il tracciato formativo denso di significato umano.
E questa "umanizzazione" paesaggistica diventa emblematico intento di essere costantemente aderente alla volontà compositiva accostata ad una spazialità limpida dove protagonista è la forma in cui, soprattutto, l'elemento grafico è sapientemente modulato. L'uomo, l'ambiente, la natura contrassegnata da nodosi alberi d'ulivo in prevalenza, altri non sono che la visione quasi fosse penetrazione del mondo circostante, per rilevarne il mistero, alla ricerca del segno genuino da contrapporre alla dissoluzione visibile. Tosone, infatti, intende riproporre una "visione" limpida della natura in cui emergono aspetti ben modulati cromaticamente per delimitare le raffinate composizioni, allo scopo di superare gli effimeri postimpressionistici.
Infatti, nella pittura di Luciano Tosone si scoprono taluni aspetti decorativi che si discostano dalla classica ripartizione simmetrica della composizione legata al rigore calligrafico, che possiamo accostare alla spiritualità ed alla formazione professionale dell'artista e che trovano ragione nel suo profondo modo di interpretare, nella caratteristica velocità di espressione intellettuale, non solo concettualmente, condizionamenti psicologici.
Ma, in Luciano Tosone prevale il concetto di ricerca strutturale in cui l'elemento calligrafico bene si amalgama alla figuratività arricchita da un marcato cromatismo che gli consente una chiara articolazione nella rappresentazione netta e ben definita, in una dimensione atmosferica arricchita da una profondità spaziale che ne esalta la valenza volumetrica. E nella prospezione volumetrica la collocazione dell'elemento umano concorre a rendere omogeneo l'impianto pittorico carico di vibrazione di impulsi cromatici definiti, frutto di una meditata ricerca dei valori essenziali e propri della percezione visiva, anche se talvolta, si è indotti a ritenere che la figurazione di Luciano Tosone appaia surrealisteggiante, ma contrassegnata, marcatamente, da una robustezza compositiva.


Il Cromatismo favolistico di Luciano Tosone
articolo di Giuseppe Catania, vastese di elezione, decano dei giornalisti e presidente Assostampa vastese dal 1980 al 2018 - Vasto, 2 gennaio 2016

Luciano Tosone è un autentico artista del colore. "Come maestro della tavolozza – scrisse Paolo Levi nel catalogo della mostra promossa dalla presidenza del Consiglio Regionale d'Abruzzo nella Sala Michetti di Palazzo dell'Emiciclo dell'Aquila nel 2003 - Luciano Tosone esprime una persuasiva cromia, un virtuosismo tonale, prezioso, tutto giocato sul contrappunto di lievi passaggi di luce e di ombre funzionali a razionalizzare il racconto.
Queste sue pagine pittoriche sono fiabe, ma anche progetti indirettamente scenografici dove la parte cromatica nulla sarebbe se non fosse, inizialmente, supportata da un disegno costruttivo che apre e chiude magicamente il momento narrativo surreale.
Ma in questo suo "raccontare", Luciano Tosone, oltre all’impronta fiabesca, unita ad una sostanziale correlazione dinamica, c'è da sottolineare la decisa e marcata linearità del segno, condotta da una mano ferma, adusa ad esprimere una grafica essenziale, ma magistralmente descrittiva nei minimi particolari, che si esalta anche, grazie all'applicazione del colore nelle sue variegate impressioni che contribuiscono ad impreziosire la tessitura della rappresentazione che non è mai statica, ma è come se fosse animata da vorticità, talvolta a tratti, che modellano uomini e cose. E i paesaggi e le case di talune vedute paesaggistiche, è come se fossero sospinti da un impulso cinetico per accrescerne ritmi e timbri, fino a rasentare una avvertita palpabile vitalità.
E qui è costantemente il colore ad essere protagonista del dipinto nell'immaginifico dell'artista che ama evidenziare forme ed aspetti statici in una maniera quasi "grottesca", ma non per questo privi di virtuosismi umani.
E’ innato nell'artista il motivo di accentuare talune composizioni architettoniche, avvalendosi di una grafica marcata, ma sempre dentro i limiti della descrizione pacata, senza esagerazioni, ma che vuole esprimere un mondo fiabesco dove è possibile fantasticare dipingendo e, al contempo, esprimere i sentimenti del proprio essere, in piena libertà, senza pregiudizio alcuno e, soprattutto, al di fuori da ogni schematismo cattedratico o da ancoraggi a stili e tendenze. Perchè Luciano Tosone pensa e crea quel che il suo animo gli detta e che egli sa tradurre con segni e cromatismi propri di chi ama vivere nel mondo della fantasia, della fiaba, quella che la stessa umanità sia pure inconsciamente vive, ma non sa avvertire appieno, pur condividendone le modalità.
Fa, altresì, incuriosire la circostanza che il pittore prediliga prevalentemente indugiare nella applicazione di un cromatismo orientato verso il rosso, nelle sue rappresentazioni, con inclinazione verso movimenti contrapposti agli altri colori.
E’ giustificata questa convergenza, proprio perché l'artista, nella simbologia cromatica, configura nel rosso il fragore della fiamma, la forza virile e il calore passionale, ardente, che è la personificazione della sua esistenza, quasi un ribollimento degli empiti insiti nel profondo dell’artista, prepotentemente volti ad esplodere dal suo subcosciente. E questo fa parte della sua indole "creativa" tesa alla ricerca di nuove forme ma sempre contrassegnate da una compassata misura di libertà artistica.


Vasto: Inaugurata il 30 luglio 2019
Casa d'Arte Luciano Tosone - Nicola Lamanda

Alcune opere dell'artista:
Vasto - “Primo mattino” - 2002 - olio su tela, cm. 120 x 100
 
Vasto - “Le campane di S. Maria” - 1998 - olio su tela, cm. 120 x 100
 
Vasto - “Le campane di Santa Maria” - 1996 - olio su tela, cm. 100 x 100
 
Vasto - “La Loggia Amblingh” - 1995 - olio su tela, cm. 120 x 100
 

"Lungo la costa vastese, al levarsi della luna, si pesca" - 1993 - olio su tela - cm. 70x80
 
Vasto - “Il porto di Punta Penna” - 1986 - olio su tela, cm. 100 x 120
 
Vasto - “Il porto di Punta Penna” - 1986 - olio su tela, cm. 100 x 120