Pittori di Vasto dell'Ottocento
Francesco Paolo Palizzi
(Vasto, 16 aprile 1825 - Napoli, 16 marzo 1871)
 
Giuseppe Palizzi
Filippo Palizzi
Nicola Palizzi
 
Francesco Paolo Palizzi nasce a Vasto il 16 aprile 1825, da madre nativa di Rocca San Giovanni (Doralice Del Greco, donna colta e dedita alla musica che sapeva suonare il pianoforte e gestire la casa) e da padre di origine siciliana, nato a Lanciano (Antonio, avvocato ed insegnante di belle
lettere, definito galantuomo, esperto di leggi e dotato di varie e vaste aspirazioni letterarie ed artistiche), trasferitisi da Lanciano a Vasto nel 1815, avendo ottenuto Antonio un impiego alla Sottoprefettura di Vasto)*.
Fratello minore dei pittori
Giuseppe (1812 - 1888), nativo di Lanciano
ove vi rimase per tre anni, Filippo (1818 - 1899
) e Nicola (1820 - 1870),
nativi di Vasto.
A mano a mano, i quattro giovani presero la via di Napoli, per
frequentare
l'Accademia delle Belle Arti.
I primi a partire furono Giuseppe, a 24 anni nel 1836 e Filippo, a 18 anni, nel 1836; Nicola, a 22 anni, nel 1842; Francesco Paolo, a 20 anni, nel 1845.
Francesco Paolo nel 1845 si trasferì dalla città natale a Napoli, per iscriversi al Real Istituto di belle arti. Qui fu allievo di Camillo Guerra e Gennaro Guglielmi, dei quali il primo lo introdusse alla pittura di storia. Ben presto però si orientò verso il paesaggio e soprattutto verso la natura morta.
Negli anni di formazione fu influenzato dal fratello Filippo, con il passare del tempo risentì anche dell’esempio delle opere dell’altro fratello, Nicola, da cui avrebbe assorbito negli anni una pittura materica, a corpo, caratterizzata da larghe pennellate, riuscendo, proprio su questa base, a rinnovare il genere della natura morta.
Nel 1848, raggiunse il fratello Giuseppe a Parigi e colà trattò con successo anche la pittura di genere.
Risiede a Parigi fino al 1870, insieme con il più celebre fratello e, nell'arco di tale periodo, si dedica alla tematica del paesaggio ed entra
in contatto con la tradizione della natura morta di Jean-Baptiste-Siméon Chardin, e con le novità introdotte in tale genere da Édouard Manet.
Partecipò anche ad alcuni Salons di Parigi, del 1859, del 1864, del 1865 e del 1867
.
Durante la permanenza parigina invia a Napoli un dipinto, "La vieille bonne", per la mostra della Promotrice napoletana del 1864 e partecipa con Filippo e Giuseppe all'Esposizione Universale di Parigi del 1867.
La più tarda ripresa del tema della “natura morta” è caratterizzata da nuove e più preziose gamme cromatiche nelle quali si rivela determinante la conoscenza della pittura di Chardin.
Da Parigi scriveva a casa, esprimendo talvolta giudizi piuttosto severi sulla pittura italiana e su quella dei fratelli.
Rientrato in Italia nel 1870, in seguito alla guerra tra la Francia e la Prussia
ma più probabilmente per le allarmanti notizie sulle condizioni di salute del fratello Nicola, pochi mesi dopo il suo ritorno da Parigi, muore, prematuramente, colto da malore, giovane, a Napoli nel 1871.
Buona parte della sua produzione pittorica è andata perduta, come ad esempio una serie di nature morte, a Milano durante l’ultimo conflitto mondiale, oppure dispersa, soprattutto quella del periodo francese.
Ricordiamo di lui: il «Ritratto del padre Antonio Palizzi»
, definito da Valerico Laccetti, la sua opera migliore, il «Cieco di Gerico», (1853), entrambi conservati nella Pinacoteca del Museo Civico di Vasto, una Natura morta con coscia di cinghiale oltre a diversi altri quadri, e tre tele di soggetto religioso (1855) nel convento di S. Chiara in Lanciano.
*Quella di Antonio (nasce a Lanciano Ch, da Filippo, nel 1773 da antica famiglia radicata a Lanciano, proveniente dalla Sicilia, agli inizi del 1500, morirà a Vasto il 6 dicembre 1857) e Doralice è stata unione serena, contrassegnata da una assortita figliolanza, (a 36 anni, il 13 aprile 1809, Antonio Palizzi sposa a Vasto Doralice Del Greco, di 20 anni, figlia del notaio Michelangelo Del Greco).
Nove figli tutti portati per l'arte e travolti dalla passione per l'arte stessa (tranne Camillo, appassionato di meccanica), tanto che la residenza della famiglia era nota come la "Dimora delle nove Muse".
Nella casa a Vasto regnava la serenità e felicità. Vi si faceva modellato con la creta, pittura ad olio su tela, intaglio su legno; inoltre, si cantava e si suonava il pianoforte; si declamavano poesie; si allevavano uccelli variopinti; si collezionavano oggetti strani; si raccoglievano libri di ogni genere.
- La prima figlia, Filippina nasce a Lanciano il 12 agosto 1810. Filippina, andata sposa nel 1533 a tale Agostino
. .Sindero di Vasto. Muore, senza figli, nel 1844. Una perdita molto avvertita da tutta la famiglia.
- Il secondo figlio, Giuseppe, noto pittore, nasce, anch'egli, a Lanciano il 19 marzo 1812.
- Il terzo, Michele nasce a Vasto il giorno 8 marzo 1814 il quale morirà giovane il 5 agosto 1833.
- La quarta figlia, Felicia nasce a Vasto il 1° febbraio 1816. Questa donna, come da una lettera che il fratello
. .Giuseppe scrive da Parigi il 16.12.1846, scappa di casa. Di Lei non si hanno notizie.
- Il quinto figlio, Filippo, noto pittore, nasce a Vasto il giorno 16 giugno 1818.
- Il sesto Nicola, noto pittore, nasce a Vasto il 20 febbraio 1820.
- Il settimo, Camillo nasce a Vasto, il 22 maggio 1822. Lavorava a Tricarico e scampò miracolosamente al
. .terremoto. Nel 1863 si trasferisce ad Acqui (Al) per assumere un impiego. Muore a Napoli il 28 maggio 1871.
- L'ottavo, Francesco Paolo, noto pittore, nasce a Vasto il 16 aprile 1825.
- La nona, ultima, Luisa nasce a Vasto, il 18 settembre 1827 e sposa il 7 settembre 1850, Nicola Lungo.
. .Muore il 27 agosto 1881.
Fonti: • libro "Histonium ed il Vasto" di Vittorio d'Anelli - Ed. Cannarsa - Vasto, luglio 1999 notizie sparse, M.S. Sett. 2015

“Natura morta - Pesci” -  olio su tela - cm. 39x27
 



Natura morta
Ostriche - 1850 ca - olio su tela - cm. 47 x 33
- Museo Pignatelli - Napoli
 
“Natura morta - Funghi ed insalatiera” - olio su tela - cm. 41x33 - Accademia di belle arti - Napoli
 
“Natura morta - Rangi di mare in un piatto” - olio su tela - cm. 41,5x33 - Acc. di belle arti - Napoli
 
“Natura morta - Lepri, pernici, beccacce” - olio su tela - cm. 114x83 - Acc. di belle arti - Napoli
 
Cortile - olio su tela - cm. 40x32
 
“Guardiana di tacchini” - olio su tavola - cm. 14x10,5 - Accademia di belle arti - Napoli
 
Pastore e gregge di pecore in un campo fiorito - olio su tavola - cm. 55x46
 
“Ritratto di Giuseppe Garibaldi -
1860 - olio su tela - Museo centrale
del Risorgimento al Vittoriano - Roma


“Natura morta” - olio su tela - cm. 60,5 x
106,5

 

Cantastorie - acquerello - cm. 20x27

Francesco Paolo Palizzi e il suo «Cieco di Gerico» - 1853
conservato nella Pinacoteca del Musco Civico di Vasto
E' uno dei quadri a cui
i vastesi sono più legati, dipinto nel 1853 per la Cappella del SS.mo Sacramento in San Pietro a Vasto, e dal 1956 conservato presso il Museo Civico, in seguito alla frana del 1956.

Il famoso quadro «Guarigione del cieco di Gerico», pensato e realizzato per la Chiesa di S. Pietro, venne inaugurato, in grande pompa il 17 novembre 1853.
 
Per l’occasione il medico e letterato Giacinto Barbarotta scrisse:
Venite ed ammirate:
il Nazareno redivivo
al vecchio cieco fiducioso
oh inimitabile movenza!
la disiata vista ridona
Pietro Giovanni e Giovinetta Guidatrice
estatici riguardano
divinissima scena
sorprendente dipintura:
O Francesco Palizzi
in età poca di anni ventisette
sei pur bravo nell'arte bella e valoroso
a te caro alla patria, all'Italia nostra
novella gloria
Vivi!!
Michele Genova, poeta e epigrammista vastese, scrisse:
Chi vede, a se non crede
Credendo, il cieco vede
L’eco del grande successo giunse fino all’autore del quadro, a Napoli, tramite l’amico e compare Giuseppenicola Pietrocola, il quale, in data 2 dicembre 1853, rispose:
“…adempio ringraziandovi primieramente di tutto cuore del modo affettuoso, e lusinghiero,
cioè come vi siete espresso nell’annunziarmi l’arrivo del mio quadro
, ed in particolare
la brillante accoglienza
, che à ricevuto da voi, dagli ottimi nostri paesani.
Voglio parteciparvi la notizia che anche in questa metropoli ha tanto piaciuto il mio lavoro agli Artisti
, ed agli amatori delle belle arti sì pel soggetto nuovo, che per diversi sentimenti delle
figure
, essendo stato il mio studio per varii giorni un’esposizione; ma io però non mi rimuovo dall’idea, che questa è tutta bontà, conoscendo quando è grande, e bella la pittura.
Siccome il mio quadro pare
, che avesse interessato non solamente il vostro cuore, ma anche quello dei buoni paesani; per ciò amo estrinsecarmi relativamente al medesimo quali sono state le principali mie idee. Il soggetto è che Cristo fa il miracolo, onde ridonare la vista al Cieco di Gerico (ma non al cieco nato) unitamente ad altre tre figure, ossia una giovinetta guida del cieco,
S. Pietro
, ed un nostro Apostolo qualunque. Ho preferito la varietà come pregio dell’arte,
ed è per ciò che ò adattato alle figure differenti età e diversi caratteri
”,
e chiude
,
Intanto ringrazio il Vasto intero delle accoglienze ricevute pel mio quadro, il quale avendo piacciuto qui nella metropoli per la novità del soggetto, ed espressione, agli artisti ed amatori,
ha trovato l’eco del mio mal nativo dal quale era sicuro del suo compiacimento
”.
 
Il quadro è stato trasferito dalla chiesa di San Pietro presso il Museo Civico, in seguito alla rovinosa frana del 1956, insieme ad altre opere d’arte custodite all’interno della chiesa, tra le quali il bellissimo Ecce Agnus Dei di Filippo Palizzi.
Chiudiamo con un bel sonetto del poeta vastese Domenico De Luca, conservato manoscritto nell’Archivio Storico di Casa Rossetti, dal titolo:
Pel quadro dipinto da D. Francesco Palizzi per la Chiesa di S. Pietro in Vasto

A terra genuflessi umilmente,
Par dica il Cristo in te Signore io spero.
Di Cristo nel poter, sebben fidente,
Pur con ansia il successo aspetta Pieno.

Pel Vecchio la donzella appar dolente:
Dignitoso è Gesù, ma non altero:
In fin, chi mira il quadro attentamente,
De’ personaggi penetra il pensiero.

Or come l’opra tua non dir sublime,
Se la figura è pinta con tal arte,
Che del cor, ogni volto i sensi esprime?

Tutti perciò fan plauso al tuo pennello,
e s’ode replicare d’ogni parte,
“Un di sarai l’Istonio Raffaello!

 
Due anni più tardi (1855), Francesco Paolo porta a termine tre quadri per il Monastero di Santa Chiara di Lanciano: Santa Cordula condotta al martirio, Madonna Addolorata e San Francesco Saverio che prega gli indiani d’Oriente.
Unitamente al "Ritratto del padre Antonio Palizzi" rappresentano forse la migliore produzione dell'artista.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su"www.noivastesi.blogspot.com" - 5 giugno 2012

Le pitture di Francesco Paolo Palizzi nella chiesa di S. Chiara a Lanciano
Santa Cordula
condotta al martirio

Madonna Addolorata
San Francesco Saverio che prega per gli indiani d'Oriente
A Lanciano vi sono tre tele nella chiesa di Santa Chiara, restaurate e riportate al primitivo splendore, dipinte nel 1855 da Francesco Paolo, ultimo dei fratelli Palizzi.
Molto probabilmente, le opere furono commissionate dalla Badessa di Santa Chiara, Maria Raffaele Crisci, che era di Vasto. L'autore allora aveva trent'anni ed era un artista maturo.
Tutti e quattro i fratelli lasciarono una forte impronta, sia all'arte napoletana, che forse si compiaceva troppo della dolce atmosfera romantica della Scuola di Posillipo, sia alla Scuola di Parigi, in cui era predominante il verismo del Gruppo di Fontainebleau. Tutti e quattro, in particolare, fecero delle ricerche originali sul valore della luce nella pittura, sull'importanza del colore e sull'uso appropriato della macchia.
Le tre pitture di Francesco Paolo riguardano:
1) - Santa Cordula condotta al martirio (la Santa era compagna di Sant'Orsola Martire; il suo culto
........si sviluppò, fin dal X sec., a Colonia; molti ritengono che la sua esistenza sia alquanto
........leggendaria). Il quadro è firmato dall'autore, ma non è datato.
2) - Madonna Addolorata. Il quadro è regolarmente datato e firmato.
3) - San Francesco Saverio che prega per gli indiani d'Oriente (il Santo era un Gesuita che andò
........Missionario in India, in Giappone e in Cina. Era nato a Navarra nel 1506; il suo cognome era
........Xavier. Mori a Canton nel 1552). Il quadro è firmato e datato 1855.

Francesco Paolo Palizzi, in effetti, era uno specialista delle "nature morte". Comunque, aveva conseguito una preparazione accademica di alta qualificazione. Fra l'altro, aveva studiato molto bene tutta la pittura del '600 e del '700 napoletano. Non seguiva troppo le regole che adottavano i suoi fratelli; anzi, molto spesso criticava a fondo le loro opere. La sua produzione pittorica fu abbastanza ridotta, ma ciò non ha mai impedito di poter valutare adeguatamente i suoi grandi meriti nella padronanza del mestiere.
Le tre tele di Santa Chiara meritano un'attenzione particolare per tutti i valori estetici che esprimono: disegno ampio ed arioso, gesti significativi, dettagli anatomici, cura delle vesti e dei drappeggi, atteggiamenti molto ispirati, collocazione delle figure nello spazio, composizioni di particolare efficacia, sfondi delicati e ricchi di riferimenti.
stralcio da art., a firma Domenico Policella, apparso su "www.tuttolanciano.it" - 22 ott. 2011

I Palizzi sono noti nel mondo per la fama che i quattro fratelli Filippo, Giuseppe, Nicola e Francesco Paolo hanno conquistato nel campo dell'arte ottocentesca, e per essere stati i protagonisti, con Valerico Laccetti e Gabriele Smargiassi, anche essi di Vasto, di quella scuola napoletana detta di Posillipo, che prediligeva la pittura naturalistica, ispirata "dal vero". Un ruolo importante, quasi rivoluzionario e di rottura con l'accademismo mitologico ancorato alla pittura tradizionale, introducendo nell'ambiente artistico partenopeo motto "la verità nell'arte". I Palizzi, infatti; crearono quella corrente pittorica che influenzò l'intera cultura europea.
Provenivano dal Vasto "città di tredicimila abitanti (scrive Filippo Palizzi nella sua autobiografia del febbraio 1963) ridente è il sito, il mare Adriatico ha dinanzi, i monti Maiella e lungi il Gran Sasso d'Italia, boschi secolari la circondano, oliveti e piani fruttiferi e coltivato formano il suo agro."
Fonti: • libro "Histonium ed il Vasto" di Vittorio d'Anelli - Ed. Cannarsa - Vasto, luglio 1999 .. . .. .. .......
art., a firma Giuseppe Catania, apparso su"www.noivastesi.blogspot.com" - 15 settembre 2014