Pittori di Vasto dell'Ottocento
Filippo Palizzi
(Vasto, 16 giugno 1818 - Napoli, 11 settembre 1899)
 
Giuseppe Palizzi
Nicola Palizzi
Francesco Paolo Palizzi
 
Un'importante mostra a Vasto celebra il bicentenario
della nascita di Filippo Palizzi (16 giugno 1818 - 16 giugno 2018)
Filippo Palizzi è stato uno dei più grandi interpreti del realismo italiano dell’Ottocento, nonché uno dei maggiori artisti dell’Italia meridionale della seconda metà del XIX secolo. In occasione del duecentesimo anniversario della sua nascita, la sua città natale, Vasto, gli dedica un’importante mostra monografica: si tratta di Dopo il Diluvio. Filippo Palizzi, la Natura e le Arti.

La rassegna ha esposto duecento opere, delle quali centocinquanta in prestito e provenienti principalmente dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e dai musei di Napoli, come il Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli, il Museo di San Martino di Napoli, attingendo soprattutto alle donazioni di Filippo Palizzi del 1892, 1896 e 1898. Si è delineata una sinergia di intenti tra le varie istituzioni delle città con le quali l’artista ha avuto un forte legame, per poter rappresentare al meglio una esperienza di assoluto rispetto non soltanto in termini di confronto con la Natura ma anche di attenzione alle tradizioni popolari, ai percorsi accademici da riformare, alla rivalutazione delle arti applicate, ai progressi dell’arte della stampa e della fotografia.
La mostra ripercorre, attraverso varie sezioni tematiche, l’intero arco dell’attività di Filippo Palizzi, dal 1830 al 1899: dall’esordio nella città natale, Vasto, agli anni della formazione a Napoli, dai viaggi in Moldavia e nell’Europa del Nord allo stringente dialogo con Parigi per il tramite del fratello Giuseppe, dai soggiorni a Cava de’ Tirreni fino ad arrivare all’attività presso il Museo Artistico Industriale di Napoli, interamente dedita alla maiolica e alla cesellatura di bronzi.
Con questa mostra si voluto narrare, attraverso le sue opere, la personalità di Filippo Palizzi ponendo l’accento sulle fasi cruciali della sua carriera artistica condotta in diversi ambiti e articolata da molteplici esperienze che lo hanno portato a confrontarsi con una sperimentazione continua, approdata a risultati di straordinaria modernità con un respiro di levatura europea.

Curata da Lucia Arbace, la mostra ha preso il titolo dal dipinto Dopo il diluvio, fulcro dell’esposizione. Inoltre, ha dichiarato la curatrice, “il titolo della mostra vuole assumere un valore ben augurale per l’Abruzzo e la nostra società tutta poiché Filippo Palizzi intendeva l’uscita degli animali dall’arca come il momento della rinascita dopo la catastrofe geologica. Gli animali vengono rappresentati senza più istinti, proiettati verso l’amore”.
La rassegna del bicentenario ha inteso presentare selezioni di opere ponendo l’accento su tutte le fasi della carriera di Filippo Palizzi, che fu molto varia e articolata, in quanto fondata su diverse esperienze che lo portarono a una sperimentazione continua, approdata a risultati di grande modernità e con un respiro di caratura europea.
Inoltre, la mostra è stata accompagnata da un ricco catalogo, curato anch’esso da Lucia Arbace, edito da Casa Editrice Rocco Carabba - Lanciano e con testi di Franco Maria Battistella, Silvia Bosco, Maria Grazia Gargiulo, Alessandra Giancola, Stefano Menna, Rossella Napoli, Giorgio Napolitano, Maria Antonietta Picone Petrusa, Patrizia Piscitello, Sara Pizzi, Chiara Stefani, Maria Tamajo Contarini, Andrea Zanella.

Comitato d’onore delle Manifestazioni del Bicentenario:
Presidente: Francesco Menna, Sindaco della Città del Vasto
Coordinamento generale: Lucia Arbace, Direttore del Polo Museale dell’Abruzzo
Giovanni Legnini, Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Luciano D’Alfonso, Presidente della Regione Abruzzo
Silvio Paolucci, Assessore alla Programmazione Economica della Regione Abruzzo
Francesco Di Filippo, Direttore Dipartimento Turismo, Cultura e Paesaggio, Regione Abruzzo
Luciano Lapenna, Presidente Regionale A.N.C.I.
Giuseppe Forte, Assessore ai Beni ed alle Attività Culturali del Comune di Vasto
Gaetano Daniele, Assessore alla Cultura del Comune di Napoli
Antonio Viola, Assessore alla Cultura del Comune di Chieti
Antonio Lampis, Direttore Generale Musei, MiBACT
Sylvain Bellenger, Direttore del Parco e Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli
Cristiana Collu, Direttore della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma
Giuseppe Gaeta, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli
Anna Imponente, Direttore del Polo Museale della Campania, Napoli
Giuseppe Lattanzi, Dirigente scolastico ISIS Boccioni-Palizzi, Napoli
Comitato organizzatore:
Lucia Arbace, Direttore del Polo Museale dell’Abruzzo
Elio Baccalà, Consigliere comunale del Comune di Vasto
Angela Erspamer, Dirigente “Servizi e Politiche Culturali” del Comune di Vasto
Nicola Della Gatta, Segreteria del Sindaco della Città del Vasto
Antonella Marsico, Cooperativa Archeologia
  Michele Spatocco, ottobre 2018 - Fonti, stralci da articoli apparsi su:
"www.noivastesi.blogspot.com" - 10 giugno 2018

• https://www.finestresullarte.info - Rivista online d'Arte Antica e Contemporanea - 21 agosto 2018

Filippo Palizzi
Filippo Palizzi nasce a Vasto il 16 giugno 1818, da madre nativa di Rocca San Giovanni (Doralice Del Greco, donna colta e dedita alla musica che sapeva suonare il pianoforte e gestire la casa) e da padre di origine siciliana, nato a Lanciano (Antonio, avvocato ed insegnante di belle lettere, definito galantuomo, esperto di leggi e dotato di varie e vaste aspirazioni letterarie ed artistiche), trasferitisi da Lanciano a Vasto nel 1815, avendo ottenuto Antonio un impiego alla Sottoprefettura di Vasto)*.
Rispetto agli altri fratelli - Giuseppe (1812-1888), Nicola (1820 - 1870) e Francesco Paolo (1825 - 1871), che pure raggiunsero notevoli livelli artistici - Filippo è certamente il più importante (oltre che il più longevo), e il più noto dei fratelli e la sua arte è apprezzata nel mondo.
Come tutti i suoi fratelli, mostrò sin da bambino molta attitudine al disegno ed alla pittura, per cui nel 1837 ottenne dal Comune di Vasto un assegno mensile che gli permise di raggiungere a Napoli il già affermato fratello Giuseppe.
In un primo tempo sembrò volersi applicare alla pittura storica, e nella scuola del pittore abruzzese Giuseppe Bonolis incominciò a studiare il nudo; ma per un primo premio ottenuto all'Accademia di Belle Arti, per «il più bel disegno di vacche», si decise di dedicarsi interamente agli animali, nel qual genere fu poi insuperato maestro.
Divenne ben presto il maggiore protagonista di quel particolare fermento innovativo che nel secondo Ottocento, in sintonia con le ricerche espressive
più avanzate in Italia e in Europa, contraddistinse il capoluogo partenopeo nel campo della pittura (vi operava anche un altro artista vastese, Gabriele Smargiassi).
Fu esponente di primo piano della cosiddetta «Scuola di Posillipo», ma seppe anche trovare moduli artistici del tutto propri. Si distinse particolarmente nella riproduzione di ambienti naturali e di animali campestri.
A ventiquattro anni si trovò caposcuola di un genere di pittura, quasi misconosciuto dall'Accademia.
A Napoli (e più tardi anche a Roma, nella IV Esposizione di ceramica) Filippo Palizzi ricoprì importantissime cariche in istituzioni culturali: direttore dell'Accademia delle belle arti di Napoli, vicepresidente dell'Accademia di archeologia, lettere e belle arti, presidente
dell'Istituto di belle arti.
Tra i suoi allievi si ricorda specialmente Francesco Paolo Michetti (Tocco
da Casauria, 4 agosto 1851/Francavilla al Mare, 5 marzo 1929), pittore e fotografo italiano. A Roma si eseguirono pregevoli lavori, fra cui i pavimenti delle Logge di Raffaello nel Vaticano.
Per la sua lunga ed instancabile attività artistica, non è possibile elencare tutte le sue opere; ne ricordiamo soltanto alcune: «Ettore Fieramosca», nella Galleria Naz. d'Arte Moderna in Roma, «L'Arca di Noè», nel Palazzo Reale di Capodimonte, «Il Principe Amedeo all'assalto della Cavalchina, il Principe Amedeo ferito e la Carica dei Cavalleggeri di Alessandria» eseguiti per incarico del Duca d'Aosta e del colonnello Strada, «gli ultimi giorni di Pompei», dipinto per il banchiere Vonwiller, il cui bozzetto si conserva nella Pinacoteca di Vasto.
Innumerevoli altri quadri di animali adornano oggi i Palazzi Reali

Ecce Agnus Dei (1898)
Filippo Palizzi - opera
dello scultore vastese
Mario Pachioli - derivati
marmo, diametro 30 cm.
ed i Musei più importanti d'Europa e la quotazione di tali opere, nonostante il diverso orientamento della critica moderna, si mantiene a livelli altissimi.
Nel 1883 egli donava allo Stato 337 fra quadri e studi suoi e dei fratelli, ora raccolti nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e in quella delle Belle arti di Napoli.
Nel 1898, con affettuosa dedica ai concittadini, donava, la grande tela «Ecce Agnus Dei» (1898), dipinta negli ultimi anni della sua vita, alla chiesa di San Pietro, demolita a seguito della grande
frana del 1956 (il quadro venne trasferito anch'esso nella Pinacoteca di Vasto).
Diversi suoi lavori, inoltre, - non solo pitture e disegni, ma anche oggetti artistici di vario genere (ceramiche, bronzetti, ecc.) - sono conservati sempre nella Pinacoteca di Vasto.
*Quella di Antonio (nasce a Lanciano Ch, da Filippo, nel 1773 da antica famiglia radicata a Lanciano, proveniente dalla Sicilia, agli inizi del 1500, morirà a Vasto il 6 dicembre 1857) e Doralice è stata unione serena, contrassegnata da una assortita figliolanza, (a 36 anni, il 13 aprile 1809, Antonio Palizzi sposa a Vasto Doralice Del Greco, di 20 anni, figlia del notaio Michelangelo Del Greco).
Nove figli tutti portati per l'arte e travolti dalla passione per l'arte stessa (tranne Camillo, appassionato di meccanica), tanto che la residenza della famiglia era nota come la "Dimora delle nove Muse".
Nella casa a Vasto regnava la serenità e felicità. Vi si faceva modellato con la creta, pittura ad olio su tela, intaglio su legno; inoltre, si cantava e si suonava il pianoforte; si declamavano poesie; si allevavano uccelli variopinti; si collezionavano oggetti strani; si raccoglievano libri di ogni genere.
- La prima figlia, Filippina nasce a Lanciano il 12 agosto 1810. Filippina, andata sposa nel 1533 a tale Agostino
. .Sindero di Vasto. Muore, senza figli, nel 1844. Una perdita molto avvertita da tutta la famiglia.
- Il secondo figlio, Giuseppe, noto pittore, nasce, anch'egli, a Lanciano il 19 marzo 1812.
- Il terzo, Michele nasce a Vasto il giorno 8 marzo 1814 il quale morirà giovane il 5 agosto 1833.
- La quarta figlia, Felicia nasce a Vasto il 1° febbraio 1816. Questa donna, come da una lettera che il fratello
. .Giuseppe scrive da Parigi il 16.12.1846, scappa di casa. Di Lei non si hanno notizie.
- Il quinto figlio, Filippo, noto pittore, nasce a Vasto il giorno 16 giugno 1818.
- Il sesto Nicola, noto pittore, nasce a Vasto il 20 febbraio 1820.
- Il settimo, Camillo nasce a Vasto, il 22 maggio 1822. Lavorava a Tricarico e scampò miracolosamente al
. .terremoto. Nel 1863 si trasferisce ad Acqui (Al) per assumere un impiego. Muore a Napoli il 28 maggio 1871.
- L'ottavo, Francesco Paolo, noto pittore, nasce a Vasto il 16 aprile 1825.
- La nona, ultima, Luisa nasce a Vasto, il 18 settembre 1827 e sposa il 7 settembre 1850, Nicola Lungo.
. .Muore il 27 agosto 1881.
Fonti: Libro di Costantino Felice "Vasto - Un profilo storico (economia, società, politica, cultura )" 2001 - La Ginestra Ed. - AQ
Libro "Histonium ed il Vasto" di Vittorio d'Anelli - Ed. Cannarsa - Vasto, luglio 1999 notizie sparse, M.S., sett. 2015

Studio fatto al Vasto. Primo dipinto di Punta Aderci (sullo sfondo si riconosce)
olio su tavola - Pinacoteca di Palazzo D'Avalos, Vasto
 
Allattamento
 
Pastorello Abruzzese - olio su tela - cm. 51x65
 
Caricature di personaggi vastesi dell'ottocento
(da sinistra: Antonio Celano, conte Luigi Ricci,
Suriani, Laccetti, Aristeo Palmieri)

Pastorelli nel bosco
   
Aurora Massari Del Greco
Cavallo in fuga

Ecce Agnus Dei
Ecce Agnus Dei - 1898 - olio su tela - cm. 42x70 - Pinacoteca civica Palazzo D'Avalos - Vasto

L’opera è stata donata dal Palizzi alla Chiesa di S. Pietro in Vasto.
Raffigura San Giovanni Battista che cammina e precede Cristo avvolto da una aureola luminosa a forma di croce, in alto lo Spirito Santo sotto forma di colomba, a destra un vecchio inginocchiato ed una figura femminile con bambino. Vi è San Giovanni Battista che durante il battesimo di Gesù lo indica alla folla:“Ecce Agnus Dei”.

In calce alla tela: Oggi 16 giugno 1898 compio anni ottanta e sto alacremente lavorando in questo quadro «ecce Agnus Dei» promesso in dono alla Chiesa di San Pietro nel mio paese natìo
«Vasto». Questa opera io eseguo con gran trasporto e spero portarla a termine felicemente.
Mi auguro che i miei concittadini l'accetteranno di buon grado e vorranno conservarla in memoria dell'affetto grande del loro vecchio concittadino
. Filippo Palizzi - Napoli
E, a 80 anni, per la prima volta in vita sua, Filippo Palizzi ha dipinto un quadro religioso, una tela mai così grande adoperata da lui.
A 80 anni, quando una recente gravissima malattia lo avrebbe pur consigliato a starsene in poltrona nel godimento del dolce Posillipo e degli allori che non mancavano.
Ma Filippo Palizzi, che già nel 1892 aveva suggellato il dono dei suoi studi a Roma con quelle parole «Vorrei rinascere per ricominciare», non è uomo da fermarsi: non oziano le braccia, quando non ozia lo spirito.
E a misura che le sue forze tornavano dopo la malattia, per vincere la preoccupazione e la noia insoffribili egli si sentì spinto dal bisogno di occuparsi, e seriamente occuparsi, e ripensò al quadro di S. Giovanni per Ia Chiesa di S. Pietro del Vasto: nel quale, forse, gli sembrò di rinascere appunto.
E ricominciò.
stralcio da "I Quaderni del club «amici di Vasto»" - n. 2 - (quadro "ecce Agnus Dei"- notizie raccolte da Giuseppe
Pietrocola - gennaio 1979 - Ristampa anastatica eseguita dalla Litografia Centro Stampa, C.so Europa 15/m - Vasto - 1997
 
Per Filippo Palizzi

Sorgi   dal sonno, o bella Istonio, e vanto
oggi mena e ad ognun mostra il contento
onde ribocchi e vai superba tanto
che a celebrarlo degnamente stento.

Dé tuoi figli il miglior, sebbene affranto,
ma degli anni non domo, d'un portento
di pittura ti dona e dice intanto
cò labbro no, ma del cor con l'accento;

Patria, patria diletta, oh non gran conto
piaceriti far del mio sacro dipinto
che forse invan dal tempo fia consunto;

ma a me vecchio tuo figlio ed ognor pronto
ad altre glorie, un riso d'amor cinto
volgi: desio non altro il cor m'ha punto.
Can. Eugenio Alessandrini

stralcio da "I Quaderni del club «amici di Vasto»" - n. 6 - (Poesie su Vasto raccolte da Giuseppe Pietrocola,
dicembre 1981 - Ristampa anastatica eseguita dalla Litografia Centro Stampa, C.so Europa 15/m - Vasto - 1997
 
Ecce Agnus Dei

..............................................................................Tanto nomini nullum par elogium
Palizzi e un nome - e il nome solo è vanto,
gloria d'Abruzzo ognor gentile e forte...
Esulta Istonio dal palladio ammanto,
e del patrio museo apre le porte.

Esulta, applaude e benedice al Santo,
che il divo genio - avventurata forte -
con affetto filial donava. - E' tanto
dir - le patrie virtù non son morte.

Ecce Agnus Dei - tale quadro dove
le luci, l'ombre e le figure io scerno,
che il cor d'ascose tenerezze move.

Cinto di osanna il pinse - o suol natio,
esclamando - accetta con amor paterno
l'ultimo parto dell'ingegno mio.
Vasto, 7 agosto 1899 - Gioc. del Monaco

stralcio da "I Quaderni del club «amici di Vasto»" - n. 6 - (Poesie su Vasto raccolte da Giuseppe Pietrocola,
dicembre 1981 - Ristampa anastatica eseguita dalla Litografia Centro Stampa, C.so Europa 15/m - Vasto - 1997

Uomo e Ambiente nelle Opere di Filippo Palizzi
Una inclinazione alla visione d'insieme con particolare minuziosità del particolare
 
L'abbeveratoio - 1874 - olio su tela - cm. 90x61 - Museo Revoltella -Trieste
 
Il prurito dell'asino - 1874 - olio su tela - cm. 73x48
 
Monelli di Strada - 1872 - Palazzo Pitti - Firenze
 
Contemplazione - 1872 - olio su tela - cm. 65 x 49
 

Tra i capolavori di Filippo Palizzi, La Fanciulla sulla roccia a Sorrento - 1871 - olio su tela - cm. 80x55",  rappresenta sicuramente uno dei quadri più conosciuti di tutta la sua produzione. Un bellissimo dipinto.

 
Pensierosa agli Scavi di Pompei - 1870 - olio su tela - cm. 86x119,5
 
La banca cihusa - 1870 - olio su tela - cm. 40,6x32 - Galleria d'Arte Moderna - Milano
 
“Paesaggio con rondini - 1868 - olio su tela - cm. 132,5x 93
- Museo di Stato dell'Hermitage, San Pietroburgo, Russia

 

“La primavera - 1868 - olio su tela - cm. 108,5x 83,5
- Gallerie di Piazza Scala (o d'Italia) - Milano
 
L'Arca di Noé,Dopo il Diluvio - 1863 - olio su tela - cm. 266x185
- Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte -
Napoli
 
Alla porta di casa - 1859 - olio su tela - cm. 50x36
Museo nazionale della scienza e tecnologia “Leonardo da Vinci” - Milano
 

Tramonto - 1858 - olio su tela - cm. 74,5x52,7 - Museo Nazionale
  della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” - Milano

 
L'asino nell'imbarazzo - 1858 - olio su tela - cm. 73x49 - Napoli
 
Lulù - 1858 - olio su tela - Villa Verdi - S. Agata di Villanova sull'Arda - Piacenza
La vita familiare dei coniugi Giuseppina Strepponi e Giuseppe Verdi fu allietata
dalla presenza di molti animali
, tra cui l’amatissimo cagnolino Spaniel Lulù, la
cui morte fece molto soffrire ambedue a tal punto che fecero costruire
, a S. Agata,
una tomba per l’animale
, con il seguente epitaffio: In ricordo di un vero amico
 
Olanda - 1855 - olio su tela - cm. 77,5 x 49,5 - Vasto, Pinacoteca
 
“Il giovane capraio - 1852 - olio su tela - cm. 52 x 37
 
Guardiano di tacchini - 1850 - olio su tela - cm. 35 x43,5
 

Figura di donna con una gallina fra le mani - Vasto - 1848 - olio su tela -
cm. 22,5x34,5 presso  Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea - Roma
 
Mucche nella stalla - 1848 - olio su tela - cm. 68 x52,4
 
“Volpe in agguato - 1848 - olio su tela - cm. 53 x39
 
Ritratto di Nicholas e Mikhail Rayevsky - 1846 - olio su tela -
cm. 34x 47 - Museo di Stato dell'Hermitage, San Pietroburgo, Russia

 
“San Teodoro d'Amasea a cavallo - 1840 - olio su tela - Cappella di S. Teodoro , Cattedrale di Brindisi. La tela raffigura San Teodoro a cavallo e sullo sfondo il porto della città di Brindisi

48 Acqueforti di Filippo Palizzi
Pubblic. il 26 luglio 2015 by F. Marino - You Tube - caricato da husky drake
Acqueforti del 1853, tratte da "Usi e costumi di Napoli e contorni..." di Francesco De Bourcard, Napoli, tirate a torchio e colorate a mano raffiguranti scene di vita popolare napoletana.
1) I guagliune - 2) Il calesso - 3) Gli zingari - 4) I mangia maccaroni - 5) I Viggianesi -
6) I zampognari - 7) Il 4 di maggio - 8) Il banditore di vino - 9) Il caccia mole in carnevale -
10) Il caffettiere ambulante - 11) Il carrettiere - 12) Il cenciaiuolo - 13) Il ciabattino -
14) Il ciucciaro - 15) Il cocchiere - 16) Il conciategami - 17) Il fruttaiuolo ambulante -
18) Il galantarario - 19) Il giuoco della mora - 20) Il guappo - 21) Il capraio - 22) Il Maruzzaro -
23) Il mulo di Massa - 24) Il pizzaiuolo - 25) Il portatore di acqua - 26) Il pulizza stivali -
27) Il ritorno da Montevergine - 28) Il vaccaro - 29) Il venditore di capitoni -
30) Il venditore di robe vecchie - 31) Il zampognaro co’ pupi - 32) La capera - 33) La fioraia -
34) La lavandaia - 35) La messa votiva - 36) La ‘mpagliasegge - 37) La nocellara - 38) La nutrice - 39) La serenata - 40) Lazzaroni e facchini - 41) Le bagattelle - 42) Le zingare -
43) Lo scrivano pubblico - 44) Lo spazzaturaio - 45) L’oliandolo - 46) L’ovaiola -
47) Marinai e pescatori - 48) Scena delle feste di Montevergine

Napoli, 1928: ricorrenza del 110 anniversario della nascita di F. Palizzi
Nel 1928 a Napoli vennero indette solenni onoranze a Filippo Palizzi, da un apposito comitato, presieduto da Achille Minozzi, in occasione della ricorrenza del 110 anniversario della nascita.
Mattia Limoncelli, avvocato penalista, Presidente dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, scrisse un volume monografico, riccamente illustrato delle opere di Filippo Palizzi, pubblicato dal Comitato per le Onoranze, di cui erano illustri componenti: Luigi Accardi, Paolo Caracciolo di Torchiarolo, Carlo Chiarandà, Agostino De Angelis, Francesco Dell'Erba, Paolo De Notaristefano, Tullio Jappelli, Beniamino Laccetti, Mattia Limoncelli, Raffaele Mattioli, Vincenzo Olivieri, Giovanni Pastore, Enrico Radogna, Lorenzo Ricciardi, Roberto Schivano.
Il Comitato d'Arte era composto da Lionello Ballestrieri, Libero Bovio, Vincenzo Caprile, Giuseppe Casciaro, Aslan D'Abro Pagratide, Salvatore Di Giacomo, Pasquale Duretti, Francesco Galante, Vincenzo Irolli, Vincenzo Magliaro, Salvatore Petruolo, Ulrico Pistilli, Luca Postiglione, Carlo Siviero, Paolo Vetri, Vincenzo Volpe.
Salvatore Di Giacomo dettò l'epigrafe per la lapide apposta sull'edificio dello Studio di Filippo Palizzi, all'Arco Mirelli di Napoli:
Un grande maestro
un fervido e costante educatore
un pittore insigne

FILIPPO PALIZZI

ebbe per lunghi anni in questa casa
la venerata officina dell'opera sua
che spirito lume e vigore
attinse
dalla pura sincerità
dalla gioia
e dalla poesia della natura


Vasto, 1999: centenario della morte di Filippo Palizzi
Nel primo centenario della morte dell'artista, la città del Vasto commemora Filippo Palizzi celebrandone la gloria.
L'Amministrazione civica ha dedicato una mostra di alcune delle significative opere dei fratelli Palizzi, Filippo, Giuseppe, Nicola, Francescopaolo nella sede dei Musei Civici di Palazzo d'Avalos.
Una esposizione non certamente esauriente, perché molti quadri dei Palizzi sono raccolti nella Galleria d'Arte Moderna di Roma, da Filippo donati, nelle collezioni private e, purtroppo, non è consentito vederli se non nelle riproduzioni fotografiche.
Filippo Palizzi fu, essenzialmente, un pittore naturalista,
con una istintiva predilezione alla vita animale,
con una eccezionale ed unica visione di compiutezza.
Basterebbe, per tutti, la meravigliosa visione dei dipinto "L'Arca di Noé, Dopo il diluvio"(Palazzo di Capodimonte), in cui si scopre l'intuito spontaneo dell'artista ambientato in uno sfondo prospettico popolato da animali, in un insieme decorativo. Qui, infatti, gli animali costituiscono uno studio più approfondito.
Filippo Palizzi sapeva esprimere pittoricamente l'insieme interpretandolo
dal vero, perché spontaneamente portato alla paziente annotazione
del reale, soprat
tutto della bellezza dell'ambiente, della figurazione.
Ed alla base della concezione palizziana è l'uomo a compendiare tutte le attività della vita di relazione, con estrema tendenza alla perfezione formale, sempre presente, fino all'ultimo, tanto da fargli dire: "vorrei rinascere per ricominciare".
Nei quadri d'ambiente è agevole scoprire questa sua inclinazione alla visione d’insieme con meticolosità minuziosa del particolare.
E' un aspetto personale di Filippo Palizzi, che rispecchia il suo pensiero e il sentimento dell'uomo amante della natura.
Filippo Palizzi sapeva leggere il libro della natura e ne avvertiva i reconditi arcani, cogliendone gli afflati, così come i suoi dipinti riuscivano ad esprimere con bucolica poetica.
E non solo nella pittura. Anche negli scritti il pittore era un lirico nella descrizione del particolare.
Era uno straordinario annotatore dell'insieme ed un accorto osservatore minuzioso della scena che
la natura offriva al suo sguardo e che l'artista riusciva a tratteggiare nel taccuino della sua memoria.
E questo faceva con sorprendente ed eccezionale lucidità, quasi che, con lo scritto, eseguisse un'opera d'arte.
Ne abbiamo un esempio in una lettera che Filippo Palizzi scrisse per ricordare un suo viaggio, il 30 luglio 1872 verso la natia Vasto.
Aveva il "cuore grosso per una recente sventura". Infatti, era stato provato da alcuni lutti familiari: il 26 settembre 1870 era morto il fratello Nicola, il 16 marzo 1871 a Napoli era morto l'altro fratello Francescopaolo e il 28 maggio 1871 ancora il fratello Camillo. "Io viaggiavo in ferrovia - scrive Filippo Palizzi - alla volta del mio paese natio col cuore grosso per una recente sventura patita. Ero desto, col viso allo sportello del vagone; gli alberi, le case, le colline, fuggivano come ombre innanzi ai miei occhi e si perdevano l'un dopo l'altra; la luna sola apparivami immobile, là tra le stelle, splendente della sua luce più pura su un cielo profondo e sereno. Era nel suo ultimo quarto, tuttavia la purezza dell'atmosfera faceva intravvedere tutto intero il suo disco, ed io la guardavo fisso mentre la mia mente vagava in un mondo di indefinibili pensieri. Non sapevo dire che cosa sentissi in quella mia contemplazione, se letizia, calma o malinconia, non lo so, ricordo solo d'aver desiderato che il treno non si arrestasse mai e che il sole fermasse il suo cammino prima di spuntare sull'orizzonte perché i miei pensieri potessero seguire a perdersi in quel sublime spettacolo del firmamento".
stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso su"www.noivastesi.blogspot.com" - 24 ottobre 2015

Filippo Palizzi
Giuseppe e Filippo Palizzi sono in rapporto diretto con i paesaggisti di Barbizon e indiretto con Courbet.
Il più anziano (Giuseppe) dei due fratelli era già a Parigi nel 1844;
Il secondo (Filippo), che fu il protagonista del movimento realista napoletano, era un animalista con tutti i limiti del pittore di genere, per cui la scelta stessa del campo di ricerca ne pone il limite:
la realtà non è un problema da affrontare,
bensì una nozione da approfondire
Muove dal presupposto che gli animali sono più naturali, quindi più interessanti degli uomini: c'è dunque già un preciso repertorio di dati che l'artista si propone di analizzare con un lavoro d'interpretazione e di commento.
Si tratta di cogliere la ruvidezza o la morbidezza del pelo,
la naturalezza di un movimento mediante macchie o tocchi di colore.
Sono tipi o nozioni che si precisano o inverano: l'asino o la capra diventano quell'asino o quella capra, che si muovono in quell'ambiente, ed il cui pelo reagisce in quel modo alla luce.
Infine, non è una scoperta, ma una verifica: non realismo, ma verismo. È questa la differenza radicale tra Courbet e Palizzi; il verismo di Palizzi è sempre aneddotico perché il pittore sa di cogliere e mettere fuoco solo un frammento, un caso particolare della realtà.
Paesaggio dopo la pioggia - 1860 - olio su tela - cm 54X42 - Roma, Gall. Naz. d'Arte Moderna
stralcio da art. apparso su suppl. al Corriere Sera "L'Arte Moderna di Giulio Carlo Argan" - n. 3 - 1990- RCS Sansoni ed. - FI

Filippo Palizzi e il Presepio Cuciniello
Il più bel Presepio del Mondo fu creato
dal pittore vastese per conto di Cuciniello
.
La suggestività del Presepio talvolta è tale che si resta affascinati di fronte al mistero della Nascita del Redentore.
Da quando, nel 1223, San Francesco d'Assisi immaginò la scena della Natività, divenuta poi tradizione, nel romitaggio di Greccio, suscitando commozione nel profondo dei Cristiani, il presepio ha avuto in tutto il mondo interpreti
di grande suggestione, pittori, poeti, romanzieri hanno
sempre magnificato, con stupende immagini, la nascita di Cristo, in maniera così autentica, sì da offrire l'illusione di trovarsi al cospetto di un paesaggio dove i protagonisti sembrano autenticamente veri.
Il più bel presepio del mondo, con personaggi a
dimensione d'uomo, con le caratteristiche case, con gli elementi del folclore tipici di Napoli e del suo
inconfondibile paesaggio, è stato realizzato dal pittore vastese Filippo Palizzi.
È noto come il Presepio del Cuciniello, così come chiamato
dal nome del proprietario che lo commissionò a Filippo Palizzi, per essere poi donato al Museo Nazionale di San Martino a Napoli.
Filippo Palizzi, per comporlo, usò centinaia di statuette di pregevole fattura, modellate dai migliori figurinisti napoletani, tra cui Sammartino, Vassallo, Gori, Polidori, Ingaldi, Trilocco, Celebrano, Mosca, noti e famosissimi in tutto il mondo.
Le statuette del Presepe del Cuciniello sono in terracotta a grandezza naturale e smaltate a colori vivaci.
Filippo Palizzi compose la scena in uno spazio di 7 metri del Museo San Martino, in una magica suggestione scenica, che ogni anno suscita ammirazione.
stralcio da art., a firma, Giuseppe Catania apparso su "Il Giornale del Vastese" dicembre 2011/ gennaio 2012

I Palizzi sono noti nel mondo per la fama che i quattro fratelli Filippo, Giuseppe, Nicola e Francesco Paolo hanno conquistato nel campo dell'arte ottocentesca, e per essere stati i protagonisti, con Valerico Laccetti e Gabriele Smargiassi, anche essi di Vasto, di quella scuola napoletana detta di Posillipo, che prediligeva la pittura naturalistica, ispirata "dal vero". Un ruolo importante, quasi rivoluzionario e di rottura con l'accademismo mitologico ancorato alla pittura tradizionale, introducendo nell'ambiente artistico partenopeo motto "la verità nell'arte". I Palizzi, infatti; crearono quella corrente pittorica che influenzò l'intera cultura europea.
Provenivano dal Vasto "città di tredicimila abitanti (scrive Filippo Palizzi nella sua autobiografia del febbraio 1963) ridente è il sito, il mare Adriatico ha dinanzi, i monti Maiella e lungi il Gran Sasso d'Italia, boschi secolari la circondano, oliveti e piani fruttiferi e coltivato formano il suo agro".
Fonti: • libro "Histonium ed il Vasto" di Vittorio d'Anelli - Ed. Cannarsa - Vasto, luglio 1999 .. . .. .. .......
art., a firma Giuseppe Catania, apparso su"www.noivastesi.blogspot.com" - 15 settembre 2014

Filippo Palizzi
Scritta da Giuseppe Marcone, apprezzato avvocato, giornalista, poeta e
drammaturgo
(Vasto, 1862 - 1926) in occasione della morte di Filippo Palizzi
Nell'anima grande e sicura
intese la solennità del vero
e lo ritrasse
iridato fin nell'umili scene
del riflesso della vita universa.

Le sue concezioni sconfinano
dal particolare:
più che la colomba librata nell'aere
tu senti
l'immensità degli spazi.

Più che i leoni
il dominato deserto;
più che Fieramosca
l'agognato orrido abisso,
mentre escon dall'arca
gli esseri rinnovandosi
nell'amore:
o creazioni essenziali! O semplice
e sublime poesia del vero!

Contemplatore
osservando, meditando creò
divinamente taciturno
segue
seguito e solo e desiderò poter rinascere
per ricominciare.

S'aprì al precetto
quando a civiltà di popolo
si vollero gli artefici rieducati
alla tradizione di Benvenuto e Luca.

Morì in modesta fortuna
dopo aver donato artistici tesori
a Roma, a Napoli, a Vasto.
Non scala ad onori
non monumento di vanità,
ma storia d'una vita e d'un'arte.

Non tempo, non morte, non obblio,
non d'emuli insidie
or lo tangono:
la sua grandezza è fiamma
che ad aura di comune mischia
non vacilla;
che fulgida splende, più fulgida splenderà alimentandosi
dai secoli.
stralcio da "I Quaderni del club «amici di Vasto»" - n. 6 - (Poesie su Vasto raccolte da Giuseppe Pietrocola,
dicembre 1981 - Ristampa anastatica eseguita dalla Litografia Centro Stampa, C.so Europa 15/m - Vasto - 1997