Figure di Vasto, da ricordare
Francesco Paolo Votinellli
(Vasto, 13.10.1891 - Vasto, 14.11.1969)

 
il cantore della vastesità........
"
Uašte bbelle, terra d'èure..."
La vita di Francesco Paolo Votinelli ,
il suo vero cognome era Cutinelli) non differisce molto da quella di tanti altri giovani vastesi nati sul finire del secolo scorso, con cui ha in comune lo stesso destino: l'abbandono della terra natia e
l'emigrazione verso il nuovo continente,
l'America degli Stati Uniti.
Tra il 1900 e il 1914 emigrano nella sola provincia di Chieti ben 168.198 persone la maggior parte delle quali verso i paesi transoceanici.
L'esodo rallenterà negli anni seguenti, come pure a livello nazionale, per effetto della crisi del 1929 negli USA e frenerà quasi completamente intorno al 1939 per ricominciare purtroppo nell'immediato dopoguerra.
Nato il 13.10.1891 da Domenico Cutinelli e da Rosalinda Giosi
visse la fanciullezza nel popolare quartiere del "Castello" sino all'età di sedici anni, quando il bisogno materiale ("cande je pe la bbisagne"...) e forse anche quello di evasione dalla chiusa realtà paesana lo spinge ad imbarcarsi su uno dei bastimenti in rotta da Napoli a New York.
Restare a Vasto, microcosmo ancora impermeabile ad ogni novità ed in cui il tempo aveva ancora l'aspetto ed il ritmo delle epoche più lontane, doveva certamente sembrare intollerabile ad un adolescente a cui, venuti a noia le scorribande sulla piana dell'Aragona ("for la porte a lu Castelle"...), arrivava l'eco dei favoleggiamenti sul Nuovo Mondo, così diverso e soprattutto così ricco, tanto più ricco di quello dove gli era capitato di nascere.
Il misero stipendio del padre, un brav'uomo che svolgeva le mansioni di vigile urbano con tanta umanità da meritarsi il soprannome di "la mamminelle" e che una delle prime cartoline di Vasto ci mostra impettito in divisa a piazza Caprioli, non sarebbe stato neanche sufficiente a sfamare la famiglia se ad esso non si fosse aggiunto la modestissima entrata derivante dalla vendita dei
"setacci per farina" e "chitarre per maccheroni"
che la madre realizzava in un basso di piazza Barbacani.
L'unico sbocco per un futuro migliore rimaneva dunque anche per il giovane Francesco Paolo la partenza per la mitica America, ove come riferiva "Istonio", il giornale vastese diretto da Emilio Monacelli, in un articolo del 23 dicembre 1906, un capofamiglia lavorando da solo poteva mettere da parte circa mille lire annue di contro alle duecentosettantasette che per lo stesso periodo poteva totalizzare in Italia lavorando molto di più e con l'aiuto della moglie e dei figli.
A New York Votinelli lavora come sarto e grazie al suo carattere gioviale ed alla sua disponibilità diventa subito un punto di riferimento per la numerosa comunità vastese.
Non c'è festa, cerimonia, ricorrenza cui Frank non venga invitato ed a cui non porti il suo calore umano, la sua innata simpatia, la sua conversazione arguta, la sua "vastesità".
Per tutti diventa "lu pelajje" (l'origano), e questo nomignolo gli resta appiccicato addosso per tutta la vita proprio per la sua naturale, spontanea capacità di insaporire le serate e di alleviare il peso dell'angoscia ch'è nei cuori degli emigrati.
Nasce così, in uno di questi incontri serali, incredibilmente ad opera di uno che ignorava note e solfeggi, istintivamente come le voci che sgorgano dal cuore, il capolavoro di Votinelli,
"Uaste bbelle, terra d'èure...",
che rimbalzando da un capo all'altro del mondo in ogni sponda toccata dall'emigrazione diventa ben presto la canzone dei vastesi all'estero e quindi l'inno di tutti i vastesi.
Canzone della nostalgia, tra le più belle e suggestive di quelle aventi per tema l'emigrazione e la lontananza, "Uaste bbelle, terra d'èure...", si snoda in sei strofe tra l'invocazione ricorrente della terra natia, che si chiude con l'anelito struggente di poter almeno morire nel paese lontano:
 
Uaste bbélle, terra d'èure
notte e jurne penz'a ttaje
ma fa prima che mme mèure
te putesse arevidaje"


e l'evocazione di momenti vissuti prima del distacco
"M'arecorde de lu Uaste
lu paése addò so' nate...."


e di personaggi...
"Sande Pandalàune
vennaive ndriche e sciavunelle"


e di situazioni custoditi nel profondo della memoria, messi a confronto, anche con efficaci battute di spirito, "con il presente americano" sentito come estraneo, in contrasto stridente col proprio animo, colla propria cultura, col modo stesso di concepire la vita:
De le fàmmene a la Méreche
l'ome fanne nu cciudaje:
'ppèn asciute da la scagne
dànne satte a ffà bbattaje


Se le mbiàschene la facce
nghe la ciprie e lu rusciatte
ma nen vàlene nu puàile
de na tosta cafunàtte.


oppure:
Aècche, l'acche de lu mare
mbuzzenite de bbinzèine:
a Ccasàrze sinde l'acche
addurà de quarajèine".
 
Questo sentimento di estraneità, percepito sempre forte nei confronti dell'America, dove pure Votinelli attraversò tutte le stagioni della vita, dove trovò quel lavoro che non aveva potuto avere in Italia e conobbe l'amore e la paternità (aveva sposato una siciliana di nome Rosalia da cui aveva avuto due figli), ma soprattutto il prepotente senso di appartenenza e di identità che lo aveva sempre sentimentalmente legato al luogo d'origine, indussero Francesco Paolo Votinelli a ripercorrere a ritroso, ormai vecchio e stanco, la strada fatta ancora adolescente.
Nel 1965 abbandona l'amata e odiata America, troncando persino ogni rapporto con la famiglia, che non lo asseconda in questo suo proposito, e rientra finalmente a Vasto dopo circa settantanni di lontananza, all'età di 74 anni.
Qui muore il 14 novembre 1969 e le sue spoglie riposano, come aveva desiderato in vita, sotto l'amata terra natia.
stralcio da"Lunarie de lu Uašte" ed. 2001

La canzone che non tramonta mai:
"Uaste bbelle, terra d'èure..."
Sono stato contattato da Diane Votinelli che vive in Staten Island, NY, nipote di Francesco Paolo Votinelli.
Suo padre Paul, 77 enne è l'ultimo figlio vivente di Francesco e abita in Florida.
Diane, mi ha riferito che suo nonno, in America, ha parenti, diversi nipoti.
E' rimasta molto contenta della menzione che suo nonno ha nel sito vastospa.it e il suo ricordo è molto vivo di quando il

nonno le cantava spesso.......
"Uaste bbélle, terra d'èure...".

Queste parole sono state scritte su un piatto che è appeso nella casa di suo padre in Florida. Mi ha gentilmente messo a disposizione l'immagine che ho abbinato alle
foto del nonno. Spera un giorno di venire in Italia e visitare la sua amata...Vasto.

Voglio ringraziare Diane e suo Padre Paul, nella foto, per la loro disponibilità e soprattutto per tutte le emozioni e sensazioni che le parole di "Uaste bbélle, terra d'èure..." hanno dato e continuano a dare a tutti i vastesi locali e sparsi per il mondo.
aprile 2009, M. S.

Il vastese Gianluigi Delli Quadri, compositore, regista, musicista, cantante e attore,
ha confezionato nell'Agosto 2010 un piacevole, simpatico e gustoso videoclip
"omaggio a Francesco Paolo Votinelli"
autore della canzone, diventata ormai inno dei
vastesi, "Uaste bbelle e terra d'èure"
Grazie Gianluigi per questo omaggio e per le tue continue fatiche
nel portare avanti le storie locali e la vastesità - gennaio 2011, M. S.

Canzone Uaste Bbelle e Terra d'Eure
scoperto un testo totalmente diverso
(Dall'Archivio di Espedito Ferrara, poeta, commediografo, giornalista e grande conoscitore e studioso
della lénga uastaréule (Vasto, 24/02/1908 - Vasto, 11/03/1992)
un interessante documento:
Il testo originario di Uaste bbelle…?
Sembra il messaggio nella bottiglia. Che approda nella raccolta di appunti, ritagli di giornale, fotografie, cartoline, pezzi di spartito musicale di Espedito Ferrara. E spunta un foglio dattiloscritto. Titolo 'UASTI BELLI TERRA DEURE' e testo della nota canzone. Sotto il testo la scritta a mano Francesco Paolo Votinelli.
Il testo trascrive un parlato (o cantato) e non usa le lettere accentate o speciali (d’altro canto, Votinelli era un creativo, non un linguista). Dovrebbe essere un dialetto vastese parlato ai primi del ‘900, e lì ‘fissato’ a causa del diverso ambiente linguistico.
Il documento è autentico, nel senso che il testo viene da Votinelli (poco importa chi abbia battuto i tasti) e il nome manoscritto è la firma con cui lo certifica? E a quando risale? Non c'è al momento una prova risolutiva, ma una falsificazione in nome dell'autore riconosciuto appare implausibile. Potrebbe, però, essere una trascrizione fatta da qualche estimatore. Con l’indicazione dell’autore aggiunta a mano, perché dimenticata nella battitura a macchina. Pur dovendo escludere il metodo del carbonio 14 o l’ingaggio di Hercule Poirot, si sono avviati contatti per chiarire meglio.
Si può immaginare una storia. Francesco Paolo Votinelli lascia Vasto a 17 anni, nel 1909, dopo aver fatto la scuola di base e, forse, dopo aver assorbito l’imprinting dell’artigiano vastese, la cultura musicale (l’artigiano era tenuto ad insegnare all’apprendista l’uso di uno strumento musicale).
A New York si integra socialmente (lavora come sarto, si sposa con una donna siciliana, ha due figli, ha intense relazioni sociali e concorre ad animare le feste degli emigrati), meno culturalmente (qualità ambientale e lifestyle non gli piacciono), a conferma che, in questo campo, le formulette magiche non ci sono.
Crea la poesia/canzone, che ha successo e si diffonde. Viene cantata e trascritta, richiesta e pubblicata: la pubblicazione sull’Histonium del novembre del 1948, è fatta 'per aderire alle numerose richieste'.
Sulla base di fonti e informazioni diverse dal documento in questione: la canzone è, infatti, attribuita a 'Nicola Votinelli di Domenico'. E appare ‘tradotta’ nel dialetto usato all’epoca a Vasto.
Inseguendo il suo sogno ('Ma fa prima a chimmi meure/Ti putesse arividaie', nel documento), Votinelli nel 1965, a 74 anni, torna a Vasto, dove morirà quattro anni dopo. Porta con sé o scrive (o fa scrivere) dopo il ritorno una versione del testo della canzone (che potrebbe non essere l'unica o la prima) e la consegna a qualcuno che possa conservarla e diffonderla. La canzone è nella bottiglia affidata al mare.
Ma è una storia con molte varianti possibili. Chissà se anche la musica della canzone, strutturata e armonizzata dal maestro Zaccardi, ha seguito il modello di precedenti illustri: Frescobaldi e Bach, ad esempio, che rielaborano la canzone popolare del ‘500 detta la Bergamasca.

Last but not least, si legge che la nipote di Votinelli 'Spera un giorno di venire in Italia e visitare la sua amata...Vasto' (www.vastospa.it, Figure di Vasto da ricordare: Francesco Paolo Votinelli).
È possibile che i bilanci delle varie manifestazioni culturali/promozionali siano stati così 'scassati' da non consentire in tutti questi anni di invitarla a visitare Vasto per qualche giorno, come piccolo segno di riconoscenza? O è qualcos’altro che è 'scassato'?
Consorzio Res, martedì 26 aprile 2011.
stralcio da articoli apparsi su "www.noivastesi.blogspot.it" del 26 aprile 2011 e dic. 2011, M.S.