Figure di Vasto, da ricordare
Domenico Rossetti
Poeta estemporaneo, filosofo, tragediografo, archeologo ed avvocato
(Vasto, 10 ottobre 1772 - Parma, 7 luglio 1816)
 
Fratello maggiore di Gabriele (1783-1854) e minore di Andrea (1765-1832), sacerdote e canonico e di Antonio (1770-1853), poeta estemporaneo, filosofo, tragediografo, archeologo ed avvocato, incarnò pienamente lo spirito dell’intellettuale illuminista ed enciclopedista erudito.
Studiò Giurisprudenza a Napoli, ma praticò maggiormente i maestri del verso improvvisato, come Luigi Serio. Da lì passò a Roma dove si dedicò alla filosofia e allo studio dell’ebraico e del greco, rimanendovi fino all’arrivo di Napoleone.
La sua ideologia liberale e cosmpolita lo portò a riparare nel 1799 lontano dai clamori della politica e delle armi: prima fu in Sardegna, sotto la protezione di Carlo Felice, Viceré del Regno, a Cagliari, e poi a Sassari, dove compose e rappresentò la tragedia San Gavino (29 novembre 1800).
Nel 1803 approdò in Costa Azzurra, a Nizza: si appassionò alla speolologia e all’archeologia, compiendo diverse esplorazioni; in una scoprì una profonda caverna nelle viscere delle montagne di Nizza da cui trasse il poemetto La grotta di Monte-Calvo.
A Torino entrò a far parte della Colonia della Dora, conoscendo i più illustri membri delle Accademie Letterarie tra cui l’abate Valperga de Caluso, maestro dell’Alfieri.
Nel 1804 si stabilì a Parma, l’ “Atene d’Italia”, arrivando finalmente a conseguire il titolo dell’avvocatura, non trascurando mai gli interessi letterari grazie ai quali conquistò l’alloro poetico nella cerchia dei “migliori” di Parma oltre che la direzione della “Gazzetta di Parma” nel 1812 (dopo la rinascita della testata col nome di “Gazzetta del Taro”).
Colpito da un ictus nel 1815 rimase paralizzato fino a spegnersi l’anno successivo.
Nel 1869 il Sindaco Francesco Ciccarone con una delibera della Giunta comunale di Vasto collocò una lapide commemorativa nel Cimitero della città natale.
stralcio da "www.centrorossetti.eu/e_view.asp?E=26" - 2 febbr. 2010

Tra mistero e leggenda:
Domenico Rossetti e la Grotta di Monte Calvo,
l'antro dei pipistrelli legato ai riti esoterici
(Pub. del vastese Lino (Pasquale) Spadaccini
, cultore di storia locale - 2014 - Il Torcoliere - Vasto)
Frutto di ricerche iniziate nel 1996, la pubblicazione, in realtà già pronta da cinque anni, vuole essere un primo passo verso la riscoperta di una figura sicuramente affascinante, quella del vastese Domenico Rossetti, poeta estemporaneo, filosofo, avvocato e giornalista, per due anni direttore della Gazzetta di Parma (1812-1814), ancora oggi poco conosciuta, se non per il fatto di essere il fratello maggiore di Gabriele, il Tirteo d’Italia.
A poco più di 10 chilometri da Nizza, ai piedi del Monte Calvo, c’è la grotta di Falicon, chiamata anche “Antro dei Pipistrelli”.
Il luogo - scoperto da Domenico Rossetti (fratello di Gabriele) nel 1803 - ha sempre fatto parlare di sé, sia per la misteriosa piramide costruita su di essa, che per le ipotesi di frequentazioni più disparate legate ai templari, a società esoteriche, alla massoneria, al culto di Mithra, e tant’altro.
Oltre duecento anni fa, Domenico Rossetti dava alle stampe un poemetto in versi ispirato dalla scoperta di una grotta nella periferia di Nizza, in Provenza.
Fino a poco tempo fa”, spiega l'autore del volume, Lino Spadaccini, “a causa delle limitate notizie sulla vita e le opere del poeta vastese, si era data scarsa importanza al poemetto, in quanto poteva rappresentare una semplice opera minore in versi, con l’aggiunta di annotazioni scientifiche.
Quasi ad avvalorare questa tesi, troviamo anche le affermazioni di un tal Filomuso Ajuti, che definì l’opera del Rossetti un ammasso di parole senza relazione, e senza connessione.
Ma alla luce delle nuove e sorprendenti acquisizioni, la scoperta del Rossetti raggiunge una risonanza più ampia, che la colloca al centro di studi e approfondimenti intorno al mistero della grotta e di una piramide che
Domenico Rossetti indica la Piramide
fanno parlare, discutere e formulare le ipotesi più disparate da oltre duecento anni”.
La piramide, di cui si parla nel libro, situata a circa cento metri dalla sommità del Monte Calvo, nel territorio di Falicon, è una delle rarissime strutture piramidali esistenti in Europa. Inizialmente non si era dato molto peso alla presenza di questa costruzione posta all’ingresso della grotta, ma all’inizio del ventesimo secolo lo scenario cambiò completamente. Fu il Bollettino della Sezione delle Alpi Marittime del Club Alpino Francese ad aprire la strada a nuove interpretazioni circondate da una dimensione sacra ed al tempo stesso esoterica. Da quel momento si scatenò una vera e propria corsa alle interpretazioni più disparate con ipotesi legate al culto di Mithra, ai Templari ed alla Massoneria, di cui Domenico Rossetti faceva parte.
Lino Spadaccini, all’interno della pubblicazione, dopo essersi soffermato sulla scoperta della grotta, sulla descrizione delle sale interne e sulla pubblicazione del poemetto scritto dal Rossetti, cerca di districarsi nelle tante ipotesi legate alla misteriosa piramide ed alla sua natura.
Chi ha costruito la piramide e perché? A che epoca risale? È vero che veniva usato come luogo iniziatico al culto di Mithra? Oppure è stato lo stesso Rossetti a costruire la piramide per indicare il luogo dove accedere alla grotta? E perché usare la forma piramidale? Forse per affermare la sua appartenenza alla massoneria?
stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 29 gennaio 2014

Domenico Rossetti
e il suo
"Giornale del Taro" (
Oggi, "Gazzetta di Parma")
Nel gennaio 1812 Domenico Rossetti, fratello di Gabriele, viene chiamato alla direzione del Giornale del Taro (oggi Gazzetta di Parma).
Il prestigioso nuovo incarico arriva al culmine della popolarità del Rossetti, che ormai aveva stabilito la sua dimora a Parma sin dalla primavera del 1804.
La scelta ricaduta sul letterato vastese è stata dettata dalla consapevolezza di aver trovato un uomo colto, ben visto negli ambienti letterari del dipartimento e, soprattutto, fedele al governo francese, che si era insediato in città dal 1796. Inoltre, i suoi illuminati discorsi pubblici, la brillante attività forense e le numerose pubblicazioni poetiche gli hanno fatto raggiungere un livello di notorietà mai toccato prima.
La collaborazione del Rossetti con il Giornale del Taro comincia già con il
numero del 1° febbraio, ma la sua prima firma, sotto la voce “del compilatore” è del 7 marzo successivo. Il giornale è bilingue, italiano e francese, si pubblica due volte a settimana il martedì ed il sabato, ed è stampato in 300 copie. L’impaginazione, il formato ed il contenuto segue in linea di massima quello degli altri giornali pubblicati nello stesso periodo. Nella prima pagina vengono riportati gli atti amministrativi del Dipartimento del Taro, seguito dai decreti imperiali. Poi vengono riportate le notizie di maggior interesse, come le informazioni politiche e di guerra, tratte da altri giornali quali il Moniteur ed il Journal de l’Empire in primis, seguiti da una serie di giornali stranieri ed italiani quali Gazzetta di Genova, The Times, la Gazzetta di Francoforte ed il Monitore italiano. Uno spazio rilevante è occupato dal Varietà, dalle notizie letterarie, come la pubblicazione di poesie, sonetti, cronache di feste mondane, recensioni di libri, curiosità scientifiche ed ancora, indovinelli, sciarade e le lettere al compilatore, con il quale i lettori partecipano direttamente ai dibattiti culturali Sotto la guida del Rossetti risultano di particolare interesse gli articoli letterari, artistici e di teatro, molti dei quali portano la sua stessa firma. Quasi in ogni numero di giornale possiamo trovare lunghi articoli caratterizzati da un’attenta e puntuale esposizione degli spettacoli assistiti, con frequenti citazioni erudite, e commenti personalizzati che coprono tutte le parti interessate: dall’autore del libretto al maestro compositore, dall’argomento trattato nel testo alla passionalità dell’opera, dal primo fino all’ultimo attore o ballerino che calcava la scena. Per le opere più importanti, le parole usate dal Rossetti sono carichi di passionalità ed enfasi. Di fronte ad eccelse interpretazioni il poeta-giornalista esalta gli attori, come ad esempio per la prima attrice Anna Maria Bazzi: “...nata per offrirci quadri teatrali, che ci mostrano in lei un genio drammatico”. Ma il Rossetti si permette anche di bacchettarli o dargli qualche utile consiglio “...di non coprirsi il volto colle mani nelle scene d’orrore, e di non mordersi le dita nel trasporto dell’ira”. Non mancano alcune recensioni redatte direttamente in lingua francese, come ad esempio quello dell’ottobre 1812, in occasione della rappresentazione messa in scena dalla compagnia francese diretta da Madamoiselle Raucourt, “Le Dissipateur, comédie en cinq actes, et en vers d Detouches”. Uno spazio importante nelle pagine del giornale è rappresentato dalla pubblicazione di poesie, molte delle quali dello stesso Domenico Rossetti.
Nei primi mesi di direzione del giornale, Domenico pubblica anche tre poesie del fratello Gabriele. Nel 1814 la situazione politica è in continuo cambiamento: Napoleone viene deposto e sul trono di Francia viene insediato Luigi XVIII di Borbone, a Parma arrivano gli austriaci.
L’ultimo numero del Giornale del Taro esce l’8 febbraio 1814, e con il numero del 15 febbraio il giornale riprende l’antico nome di Gazzetta di Parma.
L’ultimo numero del giornale diretto dal Rossetti è il n. 24, o forse il successivo del 2 aprile, ma sul Supplemento al n. 24, il poeta vastese firma il suo ultimo articolo: Il Compilatore Avvocato Domenico Rossetti Napoletano.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 1 febbr. 2010