Figure di Vasto, da ricordare
Luigi Ricci
Volontario garibaldino e uomo di lettere
(Vasto, 17 febbraio 1841 - Londra, 14 settembre, 1913)
 
Volontario garibaldino
Sulla lapide collocata sulla parete del Palazzo Comunale di Vasto, per iniziativa del Club Amici di Vasto nel 1982, in occasione del centenario della morte di Giuseppe Garibaldi, sono ricordati
i nomi di undici volontari vastesi, che hanno combattuto
per la patria e per la libertà”.
Tra questi troviamo anche i nomi di
Luigi Ricci e di suo fratello
Giuseppe
caduto eroicamente a Mentana.
I due fratelli Ricci, accomunati da un’unica grande passione per la patria, l’hanno espressa in modi diversi: breve e intensa la vita di Giuseppe;
lunga, feconda di risultati e variegata l’esistenza del primogenito Luigi che trascorse gran parte della sua vita in Inghilterra. Esule, insegnò letteratura italiana al King's College di Londra, ove fondò la Dante Society.
Luigi Ricci, nato a Vasto il 17 febbraio 1841, dalla nobile ed agiata famiglia dei Conti Ricci, studiò a Pisa e Padova e frequentò la Reale Accademia militare.
Seguì nel 1860 Garibaldi a Capua, quando aveva soli diciotto anni, e due anni più tardi ad Aspromonte.
Nel luglio del 1866 partecipò come comandante del 1° Squadrone Guide volontari italiani alla battaglia di Bezzecca, nel Tirolo meridionale, dove vennero respinte le truppe austriache comandate dal generale Von Kuhn.
In seguito alla morte del fratello Giuseppe, caduto gloriosamente a Mentana il 3 novembre del 1867, Giuseppe Garibaldi, nel gennaio 1968, dalla sua residenza di Caprera, inviò due lettere al conte Luigi Ricci.
“Mio caro Ricci”
, si legge nella prima datata 14 gennaio, “Voi contate un eroe nella vostra famiglia nel valoroso fratello Giuseppe. Speriamo tutti di seguire presto l’esempio di quei forti, pugnando per la liberazione della patria. Vostro: G. Garibaldi.
Nella seconda lettera, datata 21 gennaio, il generale scrisse:
“Mio caro Ricci, accanto a noi gloriosi delle Cairoli, la storia italiana collocherà quello della egregia vostra genitrice. Dite ad essa che io sono superbo d’essere suo col cuore e colle aspirazioni. Per la vita. Vostro: G. Garibaldi.
Nel 1870, con il grado di capitano del 238° Battaglione (238° Bataillon de Guerre, 45° Bastion), prese parte alla difesa di Parigi, durante la guerra franco-prussiana, coprendosi di gloria nella battaglia di Le Bourget vicino Champigny, meritandosi anche una menzione sul giornale l’Ordre du Jour.
Questo il racconto del Ricci, in una lettera scritta alla madre il 6 marzo del 1871 da Londra:
“…è molto difficile il dirvi solo la centesima parte di ciò che accadde… come vedete ebbi un po’ di fortuna facendo il mio dovere: ma cosa volete, era impossibile vincere: i francesi scappavano sempre come lepri: il mio solo merito era di lasciare ultimo il campo di battaglia.
Sono contentissimo d’aver lasciato Parigi, dove m’avevano offerto il comando dell’Artiglieria Rivoluzionaria di Belleville… Non mi mischio in guerre civili, li lasciai fucilare fra loro, poveri imbecilli. Infelice Francia!”
.
In una lettera di alcuni giorno dopo Luigi Ricci tornò su quei tragici momenti:
“Al solo ricordare ciò che ho visto sotto Parigi, i capelli mi si rizzano dallo spavento ed il sangue si gela nelle vene dall’orrore. Mucchi di cadaveri in tutte le latitudini, le grida dei feriti che laceravano l’animo, il fango, il freddo, la neve, la fame… Eppure in quei momenti non si pensava che agli altri.
Ricordo con le lacrime agli occhi il caro amico Fianchetti, di Roma, mio compagno nel 1866, a Parigi, Comandante uno Squadrone Guide. Una scheggia di obice gli fa saltare di netto la coscia destra ad una sessantina di passi davanti a me, corro da lui, non volle lasciare il comando… morì la sera… Altri dolori meno noti, non meno eroici furono sopportati… Noi avevamo in tutto 3400 cannoni e 600 mitragliatrici e mortai. I nemici avevano circa 1800 pezzi della migliore artiglieria… Pochi francesi furono eroici: molti vili. Il nemico si battè sempre bene e fu sempre a noi superiore: l’ammetto senza vergogna”.
Ecco, altre due lettere ricevute dal Ricci a Londra dal generale Garibaldi, contenute nell’Epistolario di Giuseppe Garibaldi, pubblicato nel 1885, a dimostrazione dell’alta considerazione verso il patriota vastese.
“Mio caro Ricci”, scrisse il generale il 31 gennaio 1870,
“Io non andrò in Inghilterra per ora. Vi prego smentirne la nuova in qualche giornale di Londra.
A voi ed ai vostri amici comuni, salute. Per la vita Vostro G. Garibaldi”
.
Nella seconda, scritta il 7 agosto sempre dall’isola di Caprera si legge:
“Mio caro Ricci, rassicurate gli amici d’Inghilterra
: non prenderò le armi per un Bonaparte. Quanto ad aiutare la Francia, liberata dal suo tiranno, lo farei volentieri; e potete parlarne a R. (Vittorio Enrico Rechefort). Salute. Vostro: G. Garibaldi”.
Esule a Londra, Luigi Ricci in un certo senso ha seguito le orme di un altro illustre vastese: Gabriele Rossetti. Morì nella capitale inglese il 14 settembre 1913.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 17 marzo 2011

Luigi Ricci, uomo di lettere, più famoso a Londra che a Vasto
Anche lui come Gabriele Rossetti insegnò al King's College, London
Esule a Londra, ha seguito le orme di un altro illustre personaggio: il poeta Gabriele Rossetti. Patriottismo, l’insegnamento nella stessa università e l’amore per Dante sono alcuni elementi essenziali che accomunano questi due grandi personaggi, che hanno lasciato una traccia indelebile in patria e nella loro città adottiva.
Uomo di lettere Luigi Ricci si guadagnò da vivere insegnando all’Università di Londra, il famoso King’s College, dove aveva già insegnato lingue e letteratura italiana il poeta vastese, quindi al Collegio della Regina, al Politecnico, al City of London College e al Birkbech College.
L’esule vastese scrisse:
una grammatica per lo studio dell’italiano (The Italian Principia: a first italian reader),
ma la sua notorietà è data soprattutto dalla sua opera di traduttore nella lingua inglese, di alcune importanti opere italiane quali la:
"Vita Nuova di Dante" (The New Life, 1903, Londra
) e "Il Principe" (The Prince) di Machiavelli, ancora oggi ristampate in edizioni economiche, "Fiammetta" di Boccaccio e "Aminta" del Tasso.
Ha dato il suo contributo al Sir G. Grove’s Dictionary of Music and Musicians, traducendo alcuni libretti d’opere come "La Cavalleria Rusticana", "I Pagliacci" e "L’Amico Fritz".
Nel maggio del 1907 ha dato alle stampe Le cento migliori liriche della lingua italiana”, dove non poteva mancare "La Costituzione di Napoli", del suo concittadino Gabriele Rossetti. Prima della fine dello stesso anno venne data alle stampe la seconda edizione riveduta e corretta.
Membro di molte società letterarie, fra le quali la Società di belle Arti di Londra e la Società Reale di Orticultura dell’Inghilterra, cavaliere della Legion d’Onore e decorato della medaglia militare francese, nel 1881 ha fondato la “Dante Society”, una società per lo studio e la diffusione della letteratura dantesca e italiana, con sede al numero 38 di Conduit Street, W., particolarmente interessante per l’alto numero di iscritti e per la pubblicazione degli atti delle conferenze (The Dante Society Lectures, London, The Athenaeum Press).
Tra i suoi interventi molto interessanti troviamo un saggio su Francesca da Rimini (conferenza del 24 aprile 1907), Fair Women in the Divina Commedia e su Beatrice.        
Fu 25 anni fa, quando io avevo una classe di bravi studiosi di Dante al Collegio della City di Londra, che la prima idea di una Società Dantesca mi venne in capo”. È lo stesso Luigi Ricci a spiegare durante un’assemblea la storia della Dante Society,
A quel tempo io avevo la buona fortuna di contare fra i miei amici il dottore Plumptre, il dott. Boyd-Carpenter ed il chiaro signor James Russell Lowell, tutti ardenti ammiratori del sommo Poeta italiano, ed essi tutti caldamente mi incoraggiavano a porre in pratica siffatta idea di fondare la Dante Society… Sino a 8 anni fa la nostra Società proseguiva senza denaro, perché non avevamo spese; ma nel 1898, quando io richiesi a due miei allievi di unirsi a noi, Lady Northcote e Sir Stafford, questi mi diede una ghinea come sottoscrizione. Fu una vera
rivelazione e domandai a me stesso: -Perché non dovrebbe ogni membro pagare una
ghinea e dotare la Società?- Da quel momento il successo fu assicurato e costante. Da poche dozzine, il numero dei membri è gradatamente aumentato a 648. Quando al lavoro della
Società, essa ha tenuto oltre a 1000 letture nel venerdì, circa 100 conferenze sessionali,
e stampato e distribuito in due volumi ai suoi soci 18 letture, rapporti annuali, ecc. ecc.
”.
Luigi Ricci non dimenticò mai la sua patria, per la quale aveva gloriosamente combattuto, intrattenendo rapporti con varie società letterarie e collaborando anche con il Museo su Dante a Ravenna.
Non dimenticò neanche la sua città natale, rendendola partecipe di tutte le sue iniziative londinesi, con le cronache puntualmente pubblicate sulle pagine del giornale Istonio, e non mancò di inviare alla nostra Biblioteca alcune sue preziose pubblicazioni.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 3 dic. 2010