Figure poliedriche:
Enrico Mattei
il leggendario fondatore dell'Eni
(Acqualagna, Pesaro, 1906-Bascapè, Pavia, 1962)
 
Carlo D'Aloisio Raffaele Mattioli Giuseppe Spataro
 
Presidente dell'ENI dal 1953. Sviluppò la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi in Italia e all'estero, contribuendo al potenziamento dell'industria italiana.
Morì in un incidente aereo il 27 ottobre 1962.
"Eppure (questo è importante per i giovani e per quanti non sanno) senza Mattei la storia del nostro Paese,o piccolo o grande che sia, nel bello o nel brutto, sarebbe stata certamente diversa".
David Maria Turoldo
.....
con il Presidente Luigi Einaudi
.. .....
.ad una cerimonia d'inaugurazione
Nativo di Acqualagna in provincia di Pesaro, Mattei trascorre proprio a Vasto gli anni della prima giovinezza, dopo aver conseguito la licenza elementare a Casalbordino, dove il padre era stato mandato a comandare la stazione dei Reali Carabinieri.
A Vasto, infatti, frequenta la Scuola Tecnica, anzi la Regia Scuola Tecnica, ch'era pressappoco la scuola media di oggi (La Scuola Tecnica, regificata nel 1889, cambiò in seguito la propria denominazione, diventando prima Regia Scuola Complementare, in seguito Regia Scuola di Avviamento al lavoro ed infine Regia Scuola Secondaria di Avviamento Professionale. La notizia è tratta da Luigi Murolo, Cosa Strana e Nuova. Istruzione tecnica e territorio: un caso abruzzese tra Otto e Novecento, Vasto, Il Torcoliere, 2002, p. 72.) , diretta dal professor Michele Lattanzio, e dimora stabilmente presso il Convitto Nasuti, il collegio che aveva sede a palazzo Ponza in via delle Lame, andato giù con la frana del 1956.. (vedi a fianco)
....... . ... ...... .. .. .. ... Raffaele Mattioli e Carlo D'Aloisio, invece,
..........sono stati compagni di banco alla stess Regia Scuola Tecnica di Vasto.
Dell'adolescenza trascorsa sotto il cielo vastese il futuro presidente dell'Eni conserverà sempre un buon ricordo, come si ricava ad esempio dalla testimonianza di Giuseppe Spataro, il quale racconta che, quando nel maggio del 1943 Mattei va a trovarlo a Roma per chiedergli di essere accreditato presso gli ambienti antifascisti cattolici di Milano, gli dice subito, a mò di credenziale ed evidentemente per ingraziarsene il favore, di aver frequentato l'Istituto Tecnico a Vasto. Di spiccata intelligenza ma di carattere schivo, Mattei non brilla però negli studi, nonostante abbia docenti severi come il canonico prof. Ernesto Del Frà ed il prof. Andrea Sacchetti.
La pagella, ritrovata nell'archivio della "Gabriele Rossetti", ne fornisce la prova,
che non rende, a dire il vero però, neanche giustizia agli insegnanti, ai quali incomprensibilmente sfuggono le doti e la complessa personalità di quel ragazzo troppo chiuso in se stesso.
Il Palazzo Ponza, dove Mattei è stato convittore,
visto nel suo corretto posizionamento.
La cartolina, era stata stampata in modo
speculare e successivamente così
riproposta. Il verso giusto si evince
attraverso la corretta lettura
del cartello posto sul balcone che reca la scritta
"Partito Nazionale Fascista- Sezione Vasto".
Raggiunta la famiglia a Matelica nel 1919, Mattei tornerà ad imbattersi con la città della fanciullezza negli anni sessanta, nel momento in cui verrà scoperto il giacimento di metano a Cupello.
Trasferitosi intanto a Milano, dove vive l'esperienza della resistenza come capo delle formazioni partigiane democristiane e poi l'avventura dello sviluppo dell'Agip nel 1945 e della creazione dell'Eni nel
 1953, curiosamente s'imbatte, dopo l'incontro con Spataro, con un altro vastese importante, il già mitico presidente della Comit Raffaele Mattioli, con il quale simpatizza ed avvia un rapporto che si rivela addirittura fondamentale.
Se don Peppino lo aveva introdotto alla politica e gli aveva fatto persino da mentore anche dopo la liberazione, quando viene chiamato a far parte della Consulta Nazionale, primo abbozzo del Parlamento Repubblicano, e poi cooptato nella direzione nazionale della Democrazia Cristiana, don Raffaele diventa invece, nei momenti in cui si dedica alla trasformazione dell'Agip e all'edificazione di quel gigante delle partecipazioni statali che si chiamerà Eni, un interlocutore costante in termini di appoggio morale e soprattutto di sostegno politico e finanziario.
Del rapporto tra Mattei e don Raffaele, che aveva pure lui da ragazzo studiato alla Regia Scuola Tecnica, si sa ch'era basato innanzitutto sulla reciproca considerazione, come ampiamente risulta dalle testimonianze riportate da Giancarlo Galli nel libro dedicato a Mattioli (Il gattopardo della Banca Commerciale Italiana, Milano, Rizzoli, 1991).
Significativa la circostanza riferita al prof. Ariberto Mignoli, il quale, avendo chiesto a Mattioli, definito "dai sentimenti rudi, sinceri", il motivo per cui nutrisse tanta simpatia nei confronti del presidente dell'Eni, si ebbe come risposta che Mattei era "un uomo". Un complimento, anzi il massimo dei complimenti, perché, secondo il narratore, il vecchio "gattopardo della Banca Commerciale Italiana" era solito dire che la maggioranza dell'umanità è costituita da "persone" e non da "uomini". Di reciproco tenore le attestazioni di stima di Mattei, che per un verso evidenziano il timore reverenziale nei confronti del banchiere, "è un gran borghese, uno studioso, ed io sono un semplice ragioniere", mentre per l'altro sottolineano la loro stretta consonanza di idee: "quello là non è un banchiere come gli altri. Capisce."
La comunanza di vedute, l'amicizia e la frequentazione tra i due non manca di dare risultati efficacissimi sotto il profilo economico.
E' proprio Mattioli che mette a disposizione dell'Eni appena costituita il primo miliardo di lire e che finanzia in seguito tante iniziative rivolte alla ricerca ed allo sfruttamento degli idrocarburi in Italia ed all'estero. Su due cose s'intendono realmente dimostrando di avere lungimiranza di idee ed una visione lucida del futuro: sul concetto che uno Stato non può dirsi libero se non controlla le fonti energetiche e sull'altro riguardante l'atteggiamento da assumere nei riguardi delle aree del sottosviluppo e del Terzo mondo in particolare. Su quest'ultimo aspetto la sintonia è totale, in quanto entrambi considerano indispensabile, non tanto per spirito caritativo quanto invece per real politik, operare nella direzione del superamento degli squilibri tra il nord ed il sud dell'Italia e del mondo. Illuminante risulta una dichiarazione del Mattei impegnato nella battaglia contro il cartello internazionale delle società petrolifere: [ Mattioli ] capisce che se l'Occidente deve continuare a dominare non può farlo con la forza ma espandendo la democrazia. Non credo che Mattioli sia un democratico per coscienza, ma lo e per intelligenza".
Il rapporto tra questi due grandi italiani si sposta inevitabilmente a metà degli anni cinquanta sino ai primi anni sessanta anche sul versante della politica, della quale diventano, secondo alcuni, i suggeritori ed i registi occulti in diverse occasioni, come ad esempio nel caso della nazionalizzazione dell'energia elettrica o nel 1955 dell'elezione di Giovanni Gronchi, preferito a Cesare Merzagora quale Presidente della Repubblica.
"I due uomini — sottolinea molto incisivamente Giancarlo Galli— erano certamente accomunati dall'insopportazione del capitalismo tronfio, l'arroganza dei potenti, l'insensibilità a quella che, conoscitori del tedesco (Mattei lo parlava alla perfezione) definivano la Weltanschaung, la filosofia del mondo e della vita. Soprattutto ci credevano. Forse sono stati fra gli ultimi a privilegiare, in un ambiente economico e finanziario vieppù caratterizzato dall'arrivismo, l'Utopia all'opportunistica gestione del potere. E quando anche all'opportunismo furono obbligati a concedere, come talvolta accadde sia a Mattioli che a Mattei, mai rinunciarono ad essere se stessi".
Alla fine degli anni cinquanta, poco prima del tragico ed ancora misterioso incidente aereo nel quale troverà la morte, Mattei incontra Vasto di nuovo sulla sua strada e la ragione di questo nuovo rendez vous, evidentemente scritto nelle stelle date le circostanze sopra richiamate, è la scoperta del metano a Cupello, ove le trivellazioni, avviate dall'Eni sin dal 1957 nel quadro di un programma di ricerca nel Mezzogiorno, hanno dato esito positivo.
In una manifestazione pubblica a Ferrandina Mattei ne dà l'annuncio affermando non senza enfasi:
"L'Azienda dello Stato ha rivolto con crescente impegno le sue forze all'esplorazione del sottosuolo delle regioni meridionali. In questa zona l'Eni non era solo, ma in gara aperta con le imprese private. Eppure anche qui i risultati conseguiti si debbono quasi interamente all'Azienda dello Stato. Questi risultati si chiamano Gela, Ferrandina, San Salvo, Pisticci, Gagliano: i nomi dei giacimenti scoperti che attestano il mantenimento di una promessa ed altre ne aprono per la futura, più prospera vita delle popolazioni meridionali".
L'aspettativa che si crea in tutto il comprensorio è grande, ma con essa s'alza però anche il vento della protesta appena si diffonde la notizia, che contraddice la grande promessa, della prevista realizzazione di un metanodotto per convogliare il gas rinvenuto verso i grandi centri di consumo di Terni e Roma. Contro questa decisione, che ha il sapore dell'ennesima spoliazione a vantaggio delle zone più ricche, la popolazione di Cupello, scende in piazza dal maggio al dicembre del 1961 e sfida la classe politica locale e nazionale, alla quale contesta un totale disinteresse nei riguardi del territorio.
Mattei diventa in quei giorni di convulse riunioni e manifestazioni pubbliche l'icona dello Stato nemico, ma anche quella del santo da invocare per chiedere che almeno una parte del metano rimanga in zona e che, com'è già stato deciso per Ferrandina in Basilicata, Eni ed Iri approvino la realizzazione di un'industria chimica in loco.
La lotta è dura, ma alla fine il presidente non rimane insensibile alle rivendicazioni di una popolazione che conosce molto bene e decide, sulla base delle risultanze di una commissione di studio, di riservare all'Abruzzo metà della produzione accertata, nella misura di 400.000 mc. da destinare alla vallata del Trigno e d'altri 400mila mc. a Chieti e Pescara.
Di lì a poco annuncia anche la prossima costruzione nella zona di un grande complesso industriale delle Partecipazioni Statali, la SIV - Società Italiana Vetro (la S.i.v. venne costituita il 23 maggio 1962. A sottoscriverne l'atto di nascita furono la Finanziaria Breda, Efim, rappresentata da Pietro Sette e la Sofid del Gruppo Eni, rappresentata dal rag. Salvatore Pisarri. Nella Società entrerà a far parte anche l'americana Libbey-Owens Ford Glass), che avvia l'atteso processo di industrializzazione del Vastese e determina il miracolo economico al quale Mattei, che scompare proprio alla vigilia di ricevere la cittadinanza onoraria di Cupello, lega per sempre il suo nome.

Alla sua memoria, per interessamento di Salvatore Pisarri, un altro vastese che gli fu amico, sin dall'infanzia col quale amava partecipare a battute di caccia, e collaboratore all'Agip ed all'Eni, è intitolato l'Istituto tecnico industriale di Vasto, tanto che all'inaugurazione dell'Istituto (1967), il Pisarri riusci ad assicurare la presenza della vedova Mattei in qualità di madrina.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2006

Mattei e l'Eni
di Joseph La Palombara
La straordinaria vicenda umana di Enrico Mattei dal giorno della scomparsa, avvenuta il 27 ottobre 1962, è stata materia di studio per storici, biografi, economisti, giornalisti e fersino fonte d'ispirazione per registi cinematografici e televisivi. Tra le tante pubblicazioni a lui dedicate abbiamo selezionato quella di Joseph La Palombara, uno dei più noti studiosi di politica internazionale, docente alla Yale University, il quale si sofferma ad analizzare il ruolo che l'Eni ha avuto nel contesto politico ed economico nazionale e mondiale.
Il saggio di La Palombara, che, com' è noto, è un italo-americano di origine vastese, e contenuto nel volume Mattei, quell'idea di libertà, con il titolo: Multinazionali e ambiente politico: da Mattei ai nuovi equilibri — Responsabilità nazionali ed internazionali delle imprese del settore pubblico: alcune riflessioni su Mattei. Eccone uno dei passi più significativi.
... Non mi propongo qui di esaminare in dettaglio il pensiero o le concezioni di Enrico Mattei, né di cercare di evocare sia pur sinteticamente la figura di Mattei quale imprenditore di fama mondiale, grande capitano d'industria, oppure alto funzionario dello Stato che iniziò un dibattito importante sul ruolo dell'impresa pubblica in un'economia mista ed una società democratica.
Storici, biografi ed altri intellettuali, molti dei quali ebbero il privilegio di conoscere e di lavorare con quest'uomo eccezionale, hanno già espresso e pubblicato le loro valutazioni e i loro giudizi, ed è probabile che ancora altre opere sull'argomento compaiano in futuro.
Mi sembra più opportuno, in questa occasione, esporre alcune considerazioni sull'Eni, sul suo ruolo presente e futuro in Italia e nell'economia mondiale, e porre in rilievo alcuni dei problemi che attengono al suo sviluppo futuro.
La prima e più importante questione riguarda la natura dell'impresa pubblica, il suo ruolo nella società democratica contemporanea e la struttura della sua pubblica responsabilità.
Nel caso di Mattei è ampiamente accertato che il suo orientamento fu condizionato da due sue caratteristiche personali strettamente correlate tra loro, cioè il suo nazionalismo e la sua decisa avversione per il potere monopolistico.
Il suo non era un nazionalismo meschino o ristretto: rifletteva, piuttosto, la sua acuta comprensione della natura del potere economico e di come tale potere potesse essere usato da estranei a detrimento del suo stesso paese.
La recente storia dell'Italia, negli anni della seconda guerra mondiale e in quelli successivi, gli aveva insegnato, come a molti altri, che la condizione necessaria per lo status di grande potenza affonda le radici nell'economia.
Fin dai primi anni del dopoguerra, pertanto, egli concepì l'impresa pubblica che dirigeva come uno
strumento per assicurare che, in un mondo costituito da Stati nazionali più forti e più deboli, la sua nazione potesse crearsi una base economica sufficiente a garantirle un minimo di autonomia nel tracciare il proprio destino.
Il modo in cui egli gestì l'Agip, le sue alleanze politiche in Italia, la sua meticolosità nel preparare il terreno per la creazione dell'Eni nel 1953, come anche il modo in cui egli diresse questa pubblica impresa negli anni che seguirono, dimostrano tutti chiaramente questa preminente preoccupazione. Se Mattei rinunciò a un ruolo formale nella politica, non fu certamente perché non si rendesse pienamente conto dell'importanza centrale del processo politico nel futuro della nuova impresa. Piuttosto, la sua concezione dell'Eni era così innovatrice e le probabilità che essa venisse compresa, per non dir poi accettata e attuata, erano così problematiche che Mattei giustamente decise di dedicare all'Eni quell'attenzione concentrata ed univoca che divenne il suo contrassegno.
Per oltre un decennio, l'idea dell'Eni come forma nuova di impresa pubblica divenne per Enrico Mattei un interesse predominante, che a volte quasi rasentava l'ossessione.
Cosa significa esattamente tutto ciò? Tanto per cominciare, almeno in Italia, l'Eni rappresentò veramente qualcosa di nuovo, e ricordo ancora con quale entusiasmo alcuni miei coetanei presero a lavorare nel suo Ufficio Studi.
L'Eni era, infatti, una grande società che avrebbe dovuto svolgere un'attività imprenditoriale non in vista del ristretto interesse del profitto, o nell'interesse di coloro che avrebbero potuto essere chiamati a dirigerla, bensì a beneficio della società in genere.
Dalla legislazione con cui l'Eni fu creato risulta chiaramente che quelli che avevano compilato, discusso e finalmente pilotato la legge in Parlamento si aspettavano che esso divenisse un grande strumento di cui lo Stato potesse avvalersi per sviluppare un'attiva e dinamica politica economica... Abbiamo visto come, sia prima che dopo la creazione dell'Eni, il concetto di responsabilità sociale corresse il rischio di degenerare rapidamente nella pericolosa idea che le imprese industriali pubbliche sono principalmente strumenti di salvataggio, sia che si tratti di salvare industrie marginali, inefficienti o arcaiche, oppure i posti di lavoro che ad esse sono legati.
La responsabilità sociale delle imprese pubbliche non può essere stoltamente confusa con il concetto, di per sé valido, che il moderno Stato democratico è anche un "welfare state", cioè uno Stato assistenziale che deve garantire ai suoi cittadini taluni minimi diritti materiali ed altri ad essi collegati. Anche se le considerazioni fondamentali dei profitti e delle perdite non debbono arrivare a dominare il modo di pensare dei managers della pubblica impresa, in un'economia mondiale altamente competitiva, esse non possono, tuttavia, essere trattate come se fossero solo di marginale importanza, come se rispecchiassero solo gli interessi di coloro che dirigono le industrie del settore privato.
Come ritengo fosse stata concepita da Mattei, e dagli altri pionieri dell'Eni, responsabilità sociale significava soprattutto ricerca dei mezzi per assicurare che la pubblica impresa operasse in modo da stimolare la crescita economica, da ridurre le sperequazioni geografiche nei livelli di sviluppo economico, da introdurre nuove forme di relazioni industriali e, nel corso del processo, realizzare un'integrazione degli sforzi del settore pubblico e di quello privato per modernizzare l'economia e la società.
Tutto questo, inutile dirlo, avrebbe dovuto aver luogo in vista di assicurare una duratura vitalità dell'Italia nell'economia internazionale...
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2006

Novità in Libreria
Paolo Calvano
II cacciatore di due teste
Tommaso Cellène riceve l'incarico dal Presidente di una multinazionale di esaminare due candidati alla dirigenza: un certo Mattioli e un certo Mattei. Dalla ricerca e dai colloqui scaturiscono sorprese, ricordi e particolari.
Fino alla conclusione, incerta ed entusiasmante.

stralcio da "Vasto domani", giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 1 - genn. 2011

Da Paolo Calvano:
“Il cacciatore di due teste”, mio primo esperimento nel campo della “narrativa”, è un veloce e stimolante racconto che partendo da un colloquio di lavoro di un profiler americano per decidere l’assunzione di alti dirigenti di una multinazionale,
mette a fuoco due protagonisti assoluti del mondo politico-finanziario del XX secolo. Raffaele Mattioli ed Enrico Mattei sono al centro di questa invenzione narrativa.
Il ritrovamento delle loro pagelle, sfornate dalla Regia Scuola Tecnica “Gabriele Rossetti”
di Vasto a distanza di una diecina d’anni, segna l’inizio di uno stuzzicante percorso ad ostacoli che permette all’esaminatore (ed al lettore) di scoprire, almeno in prima approssimazione, chi veramente siano (stati); sottolinea il loro spessore umano e le loro debolezze, ma in fondo diventa un tributo di amore e di omaggio a Vasto e alle personalità che ne hanno connotato il millenario e travagliato percorso storico. La figura chiave del racconto diventa quindi l’americano Tomasse Cellène, che, passo dopo passo, ricostruisce (reinventa, nell’accezione latina) la propria identità e la propria fisionomia di uomo, ricollegandosi alle radici familiari vastesi. stralcio da "www.quiquotidiano.it - 14 gen. 2011

Sabato 15 gennaio 2011, alle ore 18,00, alla presenza delle autorità politiche, militari e rotariane, presso la Pinacoteca di Palazzo D’Avalos di Vasto è stato presentato il volume “Il cacciatore di due teste” (edizione non in vendita in 70 copie numerate come prima edizione), scritto dal prof. Paolo Calvano, con progetto editoriale del Past President del Rotary Club di Vasto Gianfranco Bonacci e progetto grafico della dott.ssa Arianna Benedetti.
Si tratta di un coinvolgente racconto, dove i due protagonisti Raffaele Mattioli ed Enrico Mattei fanno un colloquio di lavoro per essere assunti come dirigenti in una multinazionale americana.
Il volume si avvale della introduzione del prof. Giuseppe De Rita. Ha coordinato i vari interventi (arch. Sandro Valentini, avv. Luigi Guidone, Presidente del Club, dott. Gianfranco Bonacci, dott. Carlo Paganelli e l’autore prof. Paolo Calvano) il giornalista Gianni Quagliarella.
La presentazione era stata programmata già il 16 dicembre scorso. Ma si è stati costretti a rimandarla a causa della neve. Stralcio da "www.periodicoilgrillo.com"