Evangelizzatori di Vasto
Don Salvatore Pepe
Sacerdote insigne, oratore valentissimo, predicatore forbito e profondo,
uomo di illuminata cultura
, esemplare educatore, cultore della parlature paisane
(Vasto, 3 giugno 1915 - Bucchianico, 15 maggio 1997)
 
La Figura di Don Salvatore Pepe
E' nato a Vasto il 3 giugno 1915, ordinato sacerdote il 9/10/1938, deceduto il
15 maggio 1997.
E' cresciuto sotto la guida di don Romeo Rucci (educatore e padre di tutti).
Nel 1938 è nominato parroco di Monteferrante; nel 1941 viceparroco a San Pietro in Vasto, nel 1949 canonico del Capitolo Cattedrale di Vasto e il 25/3/1986 presidente dello stesso Capitolo.
Fin da giovane prete ha rivelato le sue caratteristiche di uomo di lettere e di poeta: conferenziere, saggista, critico e giornalista.
Mons. Capovilla scriverà di lui: "non mi costa nulla ammettere che intellettualmente egli mi sovrastava".
Ma don Salvatore Pepe, in una intervista televisiva al prof. Luigi Medea,
esprimeva la sua gioia di essere prima di tutto un sacerdote di Cristo, e come sacerdote ha dato
le sue migliori energie per il bene della Chiesa e delle anime nelle seguenti attività pastorali:
Cappellano dell'Ospedale Civile. Era sempre pronto ad ogni richiesta degli ammalati, specialmente nel dicembre 1943, quando affluivano a Vasto i numerosi feriti di Ortona per la sanguinosa battaglia dentro la città. La sua assistenza spirituale era molto apprezzata dalle
suore e dai medici ed era svolta gratuitamente.
Assistente della Gioventù maschile di Azione Cattolica di S. Pietro. Esisteva un bel gruppo di giovani, seguiti e formati da don Salvatore alla vita di buoni cristiani e ferventi apostoli.
Insegnante di Religione nelle scuole superiori; per circa 41 anni ha svolto questa nobile missione fra i giovani nelle scuole, i quali lo ricordano con tanto affetto; lui li amava
"di amore unico finché un barlume di coscienza me li fa sentire come gaudio e ornamento",
come ha scritto in una bellissima lettera ai suoi ex alunni nel Natale 1991, pubblicata in un
opuscolo "Medaglioni e Occasioni" su don Salvatore, edito da Pino Iubatti.
Oratore Sacro. E' stato don Romeo a scoprirlo ed a incoraggiarlo su questa strada.
"Il Vescovo Falcucci mi ha nominato 2° viceparroco di S. Pietro per dare più tempo e
possibilità a don Salvatore per la sua predicazione
".
Indimenticabili sono i suoi quaresimali a Bologna nel 1948, a Genova e a Londra; l'ottavario per l'Unità dei Cristiani a S. Andrea della Valle a Roma, dove ogni anno veniva invitato uno dei più grandi oratori sacri d'Italia. A Bologna il cardinale, alla fine del Quaresimale, nel 1948,
abbracciava e ringraziava pubblicamente don Salvatore, perché aveva ridato coraggio ai cristiani
di una Bologna rossa.
Devozione alla Madonna. E' stata la nota predominante della sua della sua vita spirituale e della sua predicazione. Celebri le due conferenze sulla Madonna in Dante Alighieri e Alessandro Manzoni (stampate a cura di Radio Vasto), il discorso in S. Pietro nel centenario della Madonna
di Lourdes (1958); i saluti dati alla Madonna di Lourds al termine dei pellegrinaggi.
 
In occasione della sua morte mons. Capovilla ha scritto queste
belle parole su don Salvatore, in una sua lettera a don S tellerino:
"Adesso che ha chiuso gli occhi, molti lo apriranno e vedranno
che egli è stato un grande prete
. Auspico che la comunità
ecclesiale e civile di Vasto lo onori quanto merita
".
stralcio dal libro "Chiesa e Parrocchia di San Pietro in Vasto", autore Don Michele Ronzitti, edito giugno 2003

Ricordo di Don Salvatore Pepe del vastese Osvaldo Santoro
Fu sacerdote e poeta
Con il mio modestissimo vocabolario vorrei anch'io ricordare don Salvatore Pepe. Voglio dire, ricordare senza l'orpello di frasi e parole reboanti, perché don Salvatore amava spiegarsi con semplicità e chiarezza, anche a
personaggi d'alta cultura.
So benissimo che parlare di un estinto è sempre più facile che farlo dei
vivi e sarebbe bello se don Salvatore fosse qui oggi a sentirmi: eppure
don Salvatore c'è! È qui vicino a me e si farà sentire.
Non ho avuto tempo di frequentarlo molto perché il mio lavoro mi
impegnava in ben altre direzioni, ma fortunatamente per me, abitava
nei pressi della mia officina.
È stato nell'ottantacinque che mi venne in mente di scrivere una specie
di poesia dialettale abruzzese che feci leggere a Pino Jubatti, manager eccelso di Radio Vasto,
per averne un giudizio buono o cattivo.
Nei pressi dell'Azienda di Soggiorno e Turismo, per caso, passò anche don Salvatore e Jubatti gli disse "don Salvatò, custù è une de chille bune".
Lessero insieme la composizione e don Salvatore disse: "Così non passa!" Capite subito come dovessi sentirmi in quel momento, sapevo benissimo che potevo fare meglio, ma non avevo letto
mai nessun libro di poesie dialettali, addirittura non ne sapevo nemmeno l'esistenza, ma ecco che Pino Jubatti, in occasione del mio compleanno, mi regalò la raccolta di poesie di Attilio Micozzi
"La Ciamarelle" ma ormai ero lanciato alla conquista dell'Abruzzo dialettale percorrendo a volte centinaia di chilometri per procurarmi raccolte di poesie dialettali.
Sono passati più di vent'anni e ancora non ho finito di cercare libri d'ogni autore e partecipare in Abruzzo e fuori ai vari certami di poesie.
Il mio fermo riferimento era don Salvatore e la nostra amicizia si era ormai temprata. Gli ricordai che al liceo quando mi insegnava religione gli feci leggere una mia quartina di endecasillabi, molto petrarcheggianti, durante l'ora di ricreazione e lui mi disse "continua" io non continuai anzi smisi
di scrivere perché la mia mente era occupata da tanti altri pensieri.
Dopo tanti anni e peripezie ho avuto l'occasione di conoscerlo bene ed ho scoperto che don
Salvatore era un buono, un cantore della vita, un oratore di cui nessuno potè dire che fosse
verboso perché non stancava mai gli ascoltatori, anzi li lasciava sempre con un po' di voglia di ascoltarlo ancora; al contrario di certuni che, con attacchi di vera logorrea, parlano, parlano ...
e quando non hanno più niente da dire o da scrivere parlano di se.
Così ho acquistato fiducia e amicizia con Lui fino a divenire una persona su cui poteva contare
anche su riservatezze e confidenze; mi affidava l'incarico di pagare le sue bollette telefoniche e
tante altre piccole cose giornaliere di vita vissuta: passarono così anni fino a che un giorno mi
disse che aveva ricevuto la visita del "signor Parkinson" che quando inizia l'invasione non si
ferma più fino alla fine del soggetto prescelto.
Ero ormai il suo autista e amico a tutti gli effetti.
Sono andato tutte le settimane a trovarlo a Bucchianico, là dove anche mia madre morì nel marzo del 1985 nella cameretta n. 13.
Dovrei dire che era tutto ciò che dovevo ricordare? No! Devo anche dire ciò che da Lui ho avuto oltre la fiducia.
Mi ha regalato diversi libri, anche volumi di un certo valore, con calde dediche; leggeva le mie poesie, mi consigliava, mi erudiva e ricordo che una sera tardi mi ha telefonato per suggerirmi il finale di un verso per una poesia dedicata alla Madonna che stavo componendo (in lingua).
Mi ha affidato qualche volta raccolte di poesie di persone vastesi e d'altri paesi d'Abruzzo che chiedevano un suo giudizio, che Lui non aveva il tempo di fare né la serenità mentale per
affrontare tale ingrato lavoro: che a volte erano manoscritti quasi indecifrabili.
Ma don Salvatore mi ha anche regalato una sua poesia non molto corretta. Mi disse:
- Osvà sta specie de sunette ji nen l'aje stampate e né lo stamperò mai perché non mi si addice, correggilo e fallo tuo. Così feci anche per accontentarlo perché m'accorsi che a lui piaceva e,
dopo corretta, gliela feci leggere e a Lui piacque molto.
Mi diede anche lo spunto di un altro sonetto, per un fatto realmente accaduto in un famoso
negozio di Vasto. Mi disse: "Io questo non lo posso scrivere, fallo tu perché è divertente".
Io feci il sonetto ed ebbe grande successo a Vasto e fuori provincia.
Feci anche un sonetto per quando Lui fu ricoverato a Chieti per essere operato e mi sconsigliò
parole e versi troppo spinti (secondo Lui). Io non dico i titoli delle poesie perché Lui non lo
avrebbe voluto, assolutamente. Io ho fatto ciò che Lui voleva e non quello che Lui non voleva ...
A buon intenditor poche parole.
Chi può spiegarci meglio don Salvatore è solo lui stesso, col nostro misero parafrasare qualche
verso delle sue belle poesie: è in questa fonte che troviamo profondi messaggi d'affetto, frenati rimbrotti agli errori di questo nostro vivere umano "Eppur, nei colli, striscian velenosi tra l'erbe serpi sibilanti il male... Vagano l'ombre di mille misteri, più tetre che in oscuri cimiteri" (a Don Romeo Rucci - 7 luglio 1944).
Don Salvatore Pepe rimane con noi per sempre nella sua Vasto, nell'amore per tutto questo
mondo bellissimo in cui è vissuto felice malgrado le vicissitudini contrarie ed il timore di Dio che
noi tutti dovremmo avere.
Amava vivere; e chi non l'ama? È la FEDE e l'UMILTA' che ci porta a Dio e Don Salvatore è lì fra coloro che hanno combattuto con sagacia per quella META.
stralcio da art., a firma Osvaldo Santoro, apparso su "Il Vastese", mensile d'info. del territorio - n. 6/7 luglio/agosto 2007

Don Salvatore Pepe
Sacerdote amante della "bella parlature paisàne"
Salvatore nasce nell'allora popoloso quartiere di S. Pietro il 3 giugno 1915.
La figura di don Romeo Rucci, da poco a guida della ripristinata parrocchia di S. Pietro,
affascina il giovane che decide di entrare in seminario e divenire sacerdote.
Coinvolgente oratore alterna i temi culturali a quelli più propriamente
religiosi e negli anni Quaranta percorre l'Italia infiammandola con le sue conferenze.
Professore per decenni in vari istituti superiori di Vasto propone ai giovani
un valido rapporto educativo.

Amante della bella parlature paisàne, dopo averla ideata, conduce per
diversi anni l'omonima trasmissione radiofonica e nello stesso tempo con conferenze
ripropone una efficace divulgazione della cultura dialettale e dei suoi protagonisti (De Titta, Anelli, Perrozzi).
Dante e Manzoni i suoi maestri. La Madonna il suo sostegno, invocato e cantato. Muore a Bucchianico il 15 maggio 1997.


stralcio da"Lunarie de lu Uašte" - ed. 2007

Don Salvatore Pepe a 17 anni della sua scomparsa
Nel maggio del 1997 cessava di vivere Don Salvatore Pepe, sacerdote insigne, predicatore forbito e profondo, uomo di illuminata cultura, esemplare educatore.
Ne tracciamo un profilo per additarlo alla memoria di quanti ne hanno apprezzato le virtù spirituali e morali, nella certezza che questa nostra memoria sia apprezzata e "rivissuta" specie da quanti ne hanno
condiviso il percorso terreno.
Insigne uomo di cultura, predicatore forbito, sacerdote di immensa spiritualità. Se ne va uno spaccato della tradizione vastese.
Profonda ed unanime emozione ha destato a Vasto e nel vastese in particolare, la notizia della morte di Don Salvatore Pepe, da tempo
sofferente e ospitato a Bucchianico.
Scompare con lui uno spaccato spirituale e culturale della nobile tradizione di Vasto ancor più contraddistinta da profondo sentimento lirico.
Don Salvatore Pepe ha costituito, per oltre mezzo secolo, il punto di riferimento della vera
missione sacerdotale cullata ai dettami del Vangelo che il soldato di Cristo e l'Uomo ha saputo sempre professare con dirittura morale.
Studioso appassionato e indomito della dottrina cristiana, Don Salvatore Pepe seppe sempre
unire alla sua dotta predisposizione di forbito ed intelligente predicatore, quella innata e fresca vocazione culturale che lo portò ad eccellere nella letteratura classica, ispirata all'immortale capolavoro dantesco, e nella poesia coltivata con slancio genuino.
Fu anche esemplare per generazioni quale docente nell'ITC e negli altri istituti scolastici di
Vasto ed a conclusione del suo impegno professionale si meritò la medaglia d'oro del Ministro
della Pubblica Istruzione e la stima e la considerazione generale.
Ma Don Salvatore fu, soprattutto, l'emblema personificato del sacerdozio sorretto da eccezionali
doti estetiche, un trascinatore di anime che alla sua spiccata dottrina spirituale ed alla sua
suadente spiritualità semplice, seppure spesso contraddistinta da profondi ed acuti riferimenti culturali, hanno attinto fulgidi esempi di grande insegnamento civile e morale.
La sua figura si erge nitida nella storia, nell'arte e nella cultura della Città del Vasto anche
perché Don Salvatore Pepe ha rappresentato un ruolo importante quale protagonista di iniziative culturali e missionarie, interventi sulla stampa e nella televisione, nella pubblicazione di volumi,
che lasciano indelebile traccia nel patrimonio inestimabile vastese, quale motivo interprete delle classiche tradizioni di cui la Città può andare fiera e che costituiscono un orgoglio per le
generazioni future. Uno spaccato di Vasto che la Città ed i vastesi sapranno ben custodire quale retaggio di un sacerdote che seppe dedicare tutto di sé al servizio della missione cristiana, di un uomo che, con la parola, l'esempio e gli scritti, ha dato un determinante contributo per
l'elevazione spirituale, morale e culturale della nostra gente.
stralcio da art. apparso apparso su "Il Giornale del Vastese", mensile d'info. del territorio - n. 6 - marzo 2011

Ricordo di Don Salvatore Pepe
a 10 anni dalla scomparsa. Una pubblicazione ne rievoca la figura e l'opera
È stato celebrato nei giorni scorsi il decennale della scomparsa di
don
Salvatore Pepe, l'indimenticabile sacerdote maestro di vita e di
religione di tante generazioni vastesi.
Manifesti celebrativi sono apparsi sulle mura della Città ed una Santa
Messa è stata celebrata domenica scorsa ad iniziativa di un gruppo di amici.
A queste iniziative spontanee si è aggiunta adesso la pubblicazione
di un gustoso volumetto che traccia un significativo profilo dell'uomo e
del sacerdote riproponendone anche qualche suo scritto ed in particolare
alcune rime in lingua ed in dialetto.

Se ne consiglia la lettura. Chi fosse interessato al libretto, lo può trovare

presso la Parrocchia di San Pietro in Sant'Antonio o rivolgendosi direttamente all'autore Paolo Calvano.
stralcio da articolo apparso su "Qui Quotidiano" d'info. del vastese - venerdì 18 maggio 2007


Lu joche dell'Asene
Don Salvatore Pepe
(1944)


Tu che tt'infastedisce a iuca' l'asse
e po' nin ti fi specie a ffamme fesse,
pecché, pe' tté', la vite è gne nu scasse
cchiù j' l'allonghe e tu cchiù me vi' ppresse:

Pecché nen mitte ma' le carte 'n derre
e fi' sape' che joche cchiù te piace,
quelle che cchiù s'aapre e cchiù se serre
o l'addre che se fa' sempr'a la pace?

La carte cacche vodde a me m'aiute
e me fa fa' pure bella figure,
ma, a ccagnà joche, tu m'aribberrute,
na mosse e m'aredi' 'na fregature.

E i', lu furtunate e lu 'mbrujone,
ne' joche e t'aja da' nghe ùne conde
la quinece, là vinde e lu parione...
sacce vu' pure l'asene pe' jonde?

da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2002
Desiderio - a Don Salvatore Pepe
Espedito Ferrara (1977)

Don Zalvatàure ha détte: - Me despiàce
A mmà 'mmuré... - Don Zalvato' despiàce
A ttitte... Ha despiaciute a Ggesù Cruèste:
Ha 'vute pure hàsse st'ora trèste.

Ma cand'é bbèlle a jèrce 'n zanda pàce,
Senza rembrange, me, ccusce, gna piace
A Ddè, 'na vodde che le séme vèste
Sta tèrre, e nen ze ne po' fà n'acquèste.

Va mäle, cèrte, a cchi ce s'è 'ttaccate
Gné na sanguàtte... Embéh, l'ha da lassà
La rrobbe e le quatrèine ch'ha 'ssummuàte.

Ggesù, cchiuttòste mitteme a na vànne,
N'de ne scurduà, addo' se po' vedà
Nu ccone de lu Huàste a ll'addre mànne.
da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2002