Artisti vari di Vasto: Ceramisti
Giuseppe Franco (Pino) Pollutri
Ceramista, critico d'arte, pubblicista, giornalista, poeta e pittore
Studio e laboratorio in Via Dei Pini, 3 - 00019 Tivoli RM
Terrecotte, ceramiche d'autore, vasellame, targhe
e - mail: giuseppe.pollutri@tiscali.it - Tel. 0774.318238
 
Attualmente, collabora come giornalista e critico d'arte, a diverse testate
di Vasto, e vari web del vastese, in primis con http://www.quiquotidiano.it
 
Tradizione:
Poesie e Prosa

Prodotti tipici vastesi:
Olio di Oliva
Contributi vastesi:
Anniversario Unità d'Italia
 

creazione artistica:
stemma della Municipalità del Vasto
creazione artistica - 2009: immagine del
poeta vastese esule a Londra Gabriele Rossetti
 
Giuseppe Franco Pollutri, nasce a Marina di Vasto (antica Histonium),
il nove luglio del 1943.
Trascorre l'infanzia e la prima giovinezza sulle rive del mare Adriatico.
Le calde tonalità della dorata spiaggia, l'atmosfera limpida e tersa dell'orizzonte bluverdemarino, il verde tenero e cupo della vegetazione dominante il naturale anfiteatro del luogo, l'abitato della cittadina intessuta in cotto, hanno dato un'imprinting visuale che hanno poi informato tutta la sua attività visivo-estetica.
Studi classici, laurea in Lettere (tesi in Estetica) presso la Sapienza di Roma. Negli anni '60 la frequentazione con l'artista Gianfranco Bevilacqua, allora studente di liceo artistico, lo ha portato a
sperimentare egli stesso la produzione d'arte, mutuando dall'amico tecniche e suggerimenti stilistici, in un reciproco scambio di stimoli ed idee. Questo lo porta ad alternare nel tempo, talora nella stessa giornata, l'uso della penna (oggi della tastiera informatica) o del pennello, della mano sull'argilla.
Trasferitosi dagli anni '70 a Tivoli, partecipe di attività culturali promosse della Associazione Culturale Tiburtina di G. Porcelli, nel 1984, frequenta un corso di ceramica, tenuto dal prof. Lanfranco Picchi (http://www.picchiarte.it) e con lui ha scambi tecnico-culturali con il noto artista, autore di specifici testi di Ceramica, Nino Caruso.
Successivamente ha maturato esperienze tecnico-artigianali nelle botteghe ceramiche di Rapino (CH), Castelli (TE) e, in particolare, di Deruta (PG).
Poeta e pubblicista, giornalista, critico d'arte, pittore e ceramista, persegue quella che per lui è una sorta di interpretazione formale di se stesso e dell'habitat in cui si trova a vivere.
L'attività di ceramista praticata come esercizio quotidiano di manualità creativa, quotidiana palingenesi della materia, di ciò che è caos in assoluto, della terra (la creta), la più duttilmente plasmabile.
Come rimando culturale e spirituale ad epoche remote, ma sempre vive e decisive (dalla mesopotamica alla egeo-minoica, alla etrusca-romana). Tempi in cui la mano dell'uomo, con gesto primordialmente divino, se si vuole ancestrale, creava, per i propri bisogni, vasellame ed immagini di culto.
info. tratte dal messaggio inviato dall'artista alla nostra redazione il 24 dicembre 2005

Profilo Culturale
Critico d'arte e pubblicista, giornalista pittore e ceramista, poeta (schivo e riservato)
Giuseppe Franco (Pino) Pollutri
persegue con le sue opere e con i suoi scritti, quella che per lui costituisce una
sorta di interpretazione formale di se stesso e dell'habitat in cui si trova a vivere.
Fare arte (letteratura, cultura) come strumento ed approdo, significativo e significante, alle proprie esperienze emotive, al vissuto quotidiano, al magma transeunte della realtà. Il desiderio di coagulare - in una sorta di reiterato rito catartico - non importa con quale medium tecnico-formale, cadenze verbali
ed accensioni visuali.
La prima età vissuta a Vasto e sulla riva del mare Adriatico, la calda tonalità della spiaggia dorata, l'atmosfera limpida e tersa dell'orizzonte bluverdemarino, i colori teneri e cupi della vegetazione dominante il naturale anfiteatro del luogo, l'abitato della cittadina intessuta tradizionalmente in cotto, hanno dato all’autore una sorta di imprinting visuale che hanno poi informato e segnato tutta la sua attività visivo-estetica.
Pollutri ama unire al suo nome l'appellativo di “histoniensis artifex”
con e per un riferimento culturale e territoriale duplice.
… “rispolverare una terminologia latina, non è
o non vuol essere un lezioso e futile gioco, ma rappresenta, per me, un voler recuperare semanticamente valori di cultura storica latina, a cui gli artisti del mondo mediterraneo
non possono non far riferimento.
(G. F. Pollutri)

… Dirsi ancor oggi “cittadino dell’antica Histonium”, costituisce un sentimento di appartenenza etnica - elemento non folcloristico, ma creativo e motivante - ed un legame vivo con il luogo d'origine. Un luogo che, culturalmente e antropologicamente, deve molto alla sua romanità, alla latinità innestata su un indigena terra frentana, ad usi e costumi mediterranei ove l'elemento fittile - materiale edile,
suppellettile o effigie della divinità
- hanno segnato la quotidianità ed il rito,
la vita e la morte dei nostri progenitori”.
(G. Di Nicola)

Formella in ceramica di Vasto-Histonium - Veduta della Loggia Amblingh
- 2017 - Bassorilievo in terraglia bianca e colori sottovetrina
 
Monumento alla
Bagnante
di Vasto - 2004
-
in ceramica - cm. 21 x 12
Monumento a
Gabriele Rossetti - 2009
- in terracotta patinata




Medaglione
con il volto del poeta vastese
Gabriele Rossetti - 2009
- in terracotta patinata
 
Trabocco
 

“Gabbiano in volo sulle terre e sulle onde” - 2006


Grande successo a Vasto - Sala Mattioli - 14/21 Luglio 2007
della Mostra Sculture e Ceramiche
:
Materia, Forma, Colore, l’anima visibile del mondo
di Gianfranco Bevilacqua e Giuseppe Franco Pollutri

Gianfranco Bevilacqua e Giuseppe Franco Pollutri, grandi amici, per decenni hanno prodotto, ognuno con un percorso diverso e parallelo, per sé e per gli altri, manufatti e simboli, immagini e forme. Traccia segnica e testimonianza di una vita spesa nell’intento, profondamente antropico, di realizzare manufatti che siano recettori, sia pure soggettivamente, di informazioni sull’universo e sulla vita dell’essere umano nella sua condizione di materia perennemente disgregata e riaggregata, a cui un Essere supremo ha inalato, con un soffio che si perpetua nel tempo, l’anima visibile del mondo: la sua essenza, la sua forma.
La terra, l'acqua, il fuoco, elementi primordiali necessari per la vita dell'uomo e per l'uomo-artista-ceramista indispensabili componenti del proprio manufatto.
La ceramica è una delle più antiche tecniche
artistiche con cui l'uomo si è confrontato, una
tecnica arcaica, da sempre finalizzata alla realizzazione di vasellame utile per la vita
quotidiana e per la realizzazione di immagini di
culto. Giuseppe Pollutri la riprende, la interpreta,
la ripropone, con un rimando culturale ad un epoca
in cui l'elemento naturale era più duttile.
Molti conterranei illustri si sono dedicati a questa arte millenaria, dai Palizzi ai Cascella che appresero come il Nostro il mestiere a Rapino, Deruta e Castelli.
dall'opuscolo: Manifestazioni estive 2007 a Vasto, - lettera da Vasto... - a cura dell'Assessorato alla cultura, agosto 2007

Giuseppe Franco Pollutri e il suo primo Natale del 1943
    I morti, i vinti, chi li desterà?”  (Alfonso Gatto)
 
Del primo dei miei settanta, Natale del ‘43
Non so quel che urlarono - scacciandoci                 
-  e perché, forse “Fascisti”...,                                      
del resto                    seguito                       

come i tanti vastesi, 
italiani come altri noi si era 
in quegli anni
, fiduciosi nell’idea sociale’, 
rigorosa e fervida di opere
, identitaria
con fondamenta nella storia e per cultura
.
Retorica forse nelle parole e
dal balcone”,
presuntuosa certo per la numerata
Era”, 
delle libertà altrui violatori i Gerarchi
e gli accoliti del Regime
..., 
                                      quel che noi
, la gente,
 di certo non eravamo nei nostri atti mai
.

Fu mia, nei primi mesi di vita, ferita viva 
e straniante
, di mia madre il dramma 
di  sfollata
, lo scoramento dell’esser sola
nella cura della sopravvivenza mia d’infante
,
e di mio fratello il pianto le fu duro assillo
.
, nel vecchio magazzino, buio
e privo d’una guardatura dalle finestre
,
fra il cordame delle paranze e le reti
, 
le incerate e carminiate vele
, 
con sopra un
vegetale a giaciglio,
trascorremmo lunghi giorni e notti
, allora, 
violati nella nostra vita dai sopraggiunti, 
contro i tedeschi combattenti
,  anglo-alleati
Quelli della Liberazioneli proclamarono
e così fu scritto su propagandistici  manifesti

Erano lì per odio dilagante e reciproco

crudelmente portato fra uomini quotidiani 
qual fosse la divisa
, l’eloquio e il proprio fine.
Per ristabile l’ordine” - così ne tempi 
si proclama e allor si disse
- “la democrazia!”.

Avvenne in quell’inverno, come sempre 
fra gli uomini accade
, nel  crudo a chi tocca, 
tocca
”, piangere e fuggire, e nel cuore ricevi
la ferita e doverlo dimenticare
, e poi tacere.
Mio padre  emigrato per lavoro altrove
,
lì poi perché
italianoconfinato, a lungo
non ebbe di sua famiglia certezza di vita
,
conforto alcuno o reciproca notizia
.

Sulle porte delle stanze nostre restituite,
negli anni e nei decenni poi
, inutilmente 
ponemmo vernice a strati sulle scritte
, 
ma
2 Men”, “3 Men” ... pur vi si leggeva, 
chiara traccia degli armati che in casa 
alla via Dalmazia
, di Vasto a la  Stazione
s’erano da sé dati
, violando d’altri la vita 
e la dimora
, propria ... free accommodation.

                                                                                                    segue

Di tutto questo
                            se io fossi un cantautore
ne farei una ballata di note con parole
, 
dolente e triste
, da recitarsid’inverno
pacificati oggi
, seppur mai noi lo siamo.
Resta in me oggi un trasferito ricordo
,
una mestizia nel cuore mai consolata 
o assolta
, e che oggi a manifestarla 
c’è chi ti guarda in strano modo
, e ... :
Non fa storia” -  alzando l’indice ti dice 
- giacché la dolenza dell’ordinaria gente 
citazione nei libri non merita
- si sa -
né nella scuola de
i vincitori la lezione.

Ci dissero urlando non so cosa, 
magari un Go out
, ...let’s go, petulante
soltanto ma da spavento per l’arma 
imbracciata e mostrata dritta
, 
                                           
... forse: Fascisti
da scacciare comunque, come cani, 
per fortuna - si disse poi
-  non fummo uccisi”, ma soltanto” 
nell’animo vilipesi e nel vivere sfollati
.

Natale venne anche allora
per me il primo
, 
fu nel
43.  
                  Non so se il frate a Stella Maris
allestì presepi, accese ceri e intonò canti,
mai saprò con qual voce invitò gli astanti
ad un
Adeste fideles, ... laeti, triunphantes”,
quando
, come il pargolo divino”,  noi, 
i privati a forza di dimora
, fummo
posti a dimorare
... “al freddo e al gelo”.

Di quella notte resa ancor più buia 
non posso averne una mia memoria
,
se non
, per un mai cessato imprinting 
nella mente
: il rumoreggiare forte,
a notte
, delle onde lì presso il mare, 
ma il cuore ancora per allora duole
per questa vicenda nostra pur
minima’,
priva d’immagini d
archivio, ‘avulsa’ 
dalla Storia
, “di quella che conta”, 
ma crudamente nella carne dei miei cari
allor vissuta
, e nei settant’anni  miei
poi venuti mai sepolta o dimenticata
, 
nelle parole qui e oggi ancor sofferta
.
***
Lodio dell’uomo portato all’altro
uomo
, non è, non porta, Liberazione!

Giuseppe Franco (Pino) Pollutri,  nel Natale del 2013
stralcio dal blog "www.noivastesi.blogspot.com" - 22 dicembre 2013.