Personaggi di Vasto
Carlo Di Giambattista, medico, direttore sanitario,
ambasciatore dell'Abruzzo in Piemonte e Valle d'Aosta
e grande scalatore delle più alte cime del mondo
 
Carlo Di Giambattista e la sua professione

Dopo 20 anni Carlo Di Giambattista lascia la struttura
sanitaria GVM in questo periodo. Nell'ambito gestionale
ha potuto raggiungere obiettivi importanti tra i quali:
- ricavi per oltre 500 milioni di euro con bilanci che hanno
..registrato ad ogni esercizio utili consistenti;
- acquisizione di due strutture sanitarie;
- collocamento di MPH nella rete ospedaliera come HUB
..cardiochirurgo (unica struttura privata del Piemonte);
- partecipazione e vittoria del Bando Cluster tecnologico
..Nazionale ALISEI con Maria Pia Hospital capofila del
..Progetto di ricerca IRMI nel campo di una delle nuove e
..più promettenti discipline mediche. La Medicina
..Rigenerativa.
Ora si dedica al settore della Cronicità la nuova sfida della Sanità ed alla telemedicina il futuro dell'assistenza.

stralcio da articolo apparso su "Vasto domani", giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 7 - luglio 2019

Carlo Di Giambattista
Nel 2013, la giuria del Premio San Michele - Vasto (giunto alla XVII edizione), ha assegnato al prof. Carlo Di Giambattista tale premio, in riconoscimento dei suoi meriti e del grande attaccamento sempre dimostrato nei confronti della Città.
Il Premio viene annualmente attribuito a cittadini e sodalizi vastesi, distintisi nei campi della cultura e della scienza, dell’economia e della finanza, delle arti e dello spettacolo, della solidarietà e del volontariato e consiste in un trofeo con la riproduzione in argento della Statua del protettore di Vasto "San Michele".

Carlo Di Giambattista è:
direttore di molte strutture sanitarie ospedaliere a Rapallo,
...Torino, Cotignola, Casalpalocco;
AD nel consiglio di amministrazione Villa Maria Pia Hospital,
...Clinica Santa Caterina da Siena di Torino e Opera Pia
...Lotteri, I
clas di Rapallo, Clinica Gb Mangioni di Lecco;
Referente strategico per il MIUR progetto IRMI del Cluster
...Scienze della Vita "Alisei".  

settembre 2013, M.S.

Carlo Di Giambattista, ambasciatore dell'Abruzzo
in Piemonte e Valle d'Aosta
Personalità davvero poliedrica quella di Carlo Di Giambattista e ricca soprattutto di umanità.
Trasferitosi per ragioni di lavoro a Torino, esercita la professione di direttore sanitario e di amministratore delegato del Villa Maria Hospital, una clinica privata risultata tra le prime dieci in Italia e prima in Piemonte per efficienza.
L'impegno di Carlo non si limita soltanto alla sfera lavorativa ma si estende anche ad altre attività sociali, culturali e sportive.
Tra le attività che maggiormente assorbono il suo tempo fuori dai luoghi di lavoro c'è la presidenza della Famiglia Abruzzese e Molisana in Piemonte e Valle d'Aosta, a cui si dedica con un entusiasmo davvero ammirevole, riscuotendo piena fiducia da parte degli associati che per tre volte consecutive l'hanno rieletto al vertice dell'Associazione.
In campo culturale si è poi meritato apprezzamento e plauso istituendo il Premio intitolato a Giorgio Cavallo, che fu rettore dell'Università di Torino, conferito nelle tre edizioni a Sergio Marchionne, a Francesco Lancione, sindaco di Chieri, e all'arch. Mirella Macera.
Tra i suoi interessi sportivi vanno annoverate infine due
imprese da scalatore. Nel 2008 ha piantato il vessillo dell'Abruzzo sulla cima dell'Aconcagua, in America latina, e l'anno dopo ha raggiunto la punta più alta del Kilimangiaro.
stralcio dal "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2013

Torino - Solidarietà per la Gente D’Abruzzo
Per non dimenticare, per ridare speranza
Sabato, 23 maggio 2009 presso l’Auditorium RAI di Torino, il Coro Polifonico Histonium
B. Lupacchino” del Vasto ed il Teatro Stabile di Innovazione “L’Uovo” dell’Aquila, hanno partecipato al recital per l’Abruzzo:
Montagne di Macerie” ,
promosso dal Coro Edelwejss del Cai di Torino e la Famiglia Abruzzese e Molisana del Piemonte e Valle d’Aosta.
L’Auditorium della Rai era gremita di oltre 800 persone che hanno apprezzato la buona
musica del folclore abruzzese e dei canti di montagna.
Scrosci di applausi per l’inno d’Abruzzo “Vola, vola” e per lo struggente “Mare Maje”.
Il massimo della commozione è giunta con l’esecuzione a cori riuniti dei brani “Signore delle Cime “ e “J’Abruzzu” .
La Famiglia Abruzzese e Molisana in Piemonte e Val d’Aosta, col suo presidente Dr. Carlo Di Giambattista, devolverà il ricavato della serata nell’acquisto di autoveicoli di pubblica utilità da destinare al territorio dell’area aquilana.
stralcio da articolo apparso su "www.noivastesi.blogspot.com", 18 maggio 2009

La bandiera dell'Abruzzo
sventola sull'Uhuru Peak, il punto più alto del Kilimangiaro
(La più alta vetta dell'Africa, in Tanzania - 5.895 m.)
L'ha piantata alle ore 5,33 del 1 gennaio 2009
Giusto un anno fa, il 19 gennaio 2008, la bandiera dell'Abruzzo e della FIAA (Federazioni Italiana della Associazioni Abruzzesi) sventolavano sulla più alta cima del continente americano, la vetta dell'Aconcagua. A portarle sulla vetta fu Carlo Di Giambattista autore di quella grande impresa che, come hanno confermato recentissime e tristi vicende, presentava e presenta oggettive difficoltà.
Nel gennaio 2009,
il medico vastese Carlo Di Giambattista
ha compiuto una nuova ed esaltante impresa
ed è salito sulla cima della più alta montagna
del continente africano: il Kilimangiaro.
Alle ore 5,33 del 1° gennaio 2009, la mattina
di Capodanno, Carlo ha puntato saldamente i
piedi sull'Uhuru Peak in Tanzania che con i
suoi 5.895 metri rappresenta il punto più alto
del Kilimangiaro e piantato ancora una volta la bandiera dell'Abruzzo e della FIAA sulla vetta
più alta dell'Africa.
Festeggiato così un Capodanno davvero

originale e sicuramente esaltante, Di Giambattista ha arricchito la sua impresa salendo, quattro giorni dopo, alle ore 5,28 del 5 gennaio 2009, anche sulla Punta Lenana del Monte Kenia che con 4.895 metri di altezza è la terza cima del massiccio che sovrasta l'omonima nazione africana.
Appassionato della montagna, questo vastese trapiantato a Torino, pratica da anni questo sport che lo ha portato prima sulle più alte cime dell'Appennino e delle Alpi per poi volare sulla cima più alta del continente americano e questa volta sulla più alta vetta africana.
L'iniziativa di "piantare" i vessilli dell'Abruzzo e della FIAA sulle più alte cime mondiali è nata da un "progetto" sorto all'interno della nostra Federazione in omaggio al mondo dell'emigrazione abruzzese, e non solo, che trova spunto nel simbolismo della montagna come ideale punto di riferimento dei popoli, tanto più per la gente della nostra Regione dominata dai massicci del Gran Sasso e della Majella, la montagna madre di tutti gli abruzzesi.

"Sono le montagne, infatti, - afferma Carlo Di Giambattista - una metafora della vita,
grandi sacrifici
, grandi sforzi, a volte amarezze e a volte tragedie, come purtroppo vediamo
in questi giorni
, ma poi alla fine la vetta ... la nostra vittoria dove più in là, più sù, non si può
andare
, dove abbiamo toccato il limite, piccolo o grande che sia. Ed è in questa metafora
che riconosciamo ancora più spinto il grande sacrificio dei nostri emigranti
, per loro la vita
è stata una dura scalata irta di ostacoli
, amarezze, tragedie, bufere, cadute ma alla fine
molti hanno conquistato la vetta della vita
, il riscatto di una vita per i più dura ed umiliata".
Ecco, condividendo queste considerazioni, è nato il progetto della FIAA di dedicare, tramite la passione e il valore sportivo di Carlo, alla nostra gente, emigrata e non, dopo l'Aconcagua la vetta simbolo dell'Africa: il Kilimangiaro.
stralcio da art., a firma Domenico D'Amico, apparso su "Vasto domani", giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 2 - febbraio 2009

La bandiera dell'Abruzzo
sventola sull'Aconcagua

(La più alta vetta della Cordigliera delle Ande - 6.962 m.)
L'ha piantata alle ore 15,45 del 19 gennaio 2008
Dopo otto giorni,
quindi in anticipo rispetto al previsto,
il medico vastese Carlo Di Giambattista
ha portato a termine la scalata sulla vetta dell'Aconcagua, la più alta cima della Cordigliera delle Ande (6.962 metri sul livello del mare), dove hanno fissato le bandiere della Fiaa (Federazione Italiana Associazioni Abruzzesi),
del Cram (Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo) e della Regione Abruzzo.
Tutto questo alle ore 15.45 (ora locale in Argentina) dello scorso 19 gennaio.
Di Giambattista, esponente della Fiaa e presidente della Famiglia Abruzzese-Molisana
del Piemonte e Valle d'Aosta, aveva iniziato l'avventura il giorno 11.
L'idea di portare i simboli della nostra Regione
è partita dalla volontà di legare la scalata alla
cima più alta delle Americhe al mondo dell'emigrazione abruzzese.
"Gli abruzzesi sparsi in tutti i continenti - aveva affermato il dottor Di Giambattista - hanno
un forte legame con la montagna e le montagne più alte
, si sa, sono simboli importanti
per ogni nazione
, rappresentano la spinta verso l'alto ma anche il convergere su un'unica
direttrice che è la vetta
. Arrivare in cima è un'impresa faticosa come la vita dei nostri
emigrati
, impegnati nello sforzo di conseguire le mete del progresso e del successo.
Nulla è più vicino alle caratteristiche della gente abruzzese come lo
"sforzo della salita",
quello di raggiungere la vetta sapendo che in cima c'è il premio a tutte le nostre fatiche
".
Carlo Di Giambattista, da sempre appassionato della montagna (è stato pure responsabile della sezione vastese del Club Alpino Italiano) e molto legato alla sua regione e a Vasto, anche se il lavoro lo costringe ad operare lontano dall'abruzzo (vive e lavora a Torino), aveva anticipato la partenza dall'Italia (5 gennaio), rispetto al resto dei componenti la spedizione.
La scalata dell'Aconcagua è iniziata dalla località di Penitentes, per (4.230), Nido de Condores-Cierro Mansoi (5.800) e la vetta dell'Aconcagua (6.962).
La spedizione era composta di 9 persone (4 donne e 5 maschi) più due guide; sono arrivati in cima in 5 (3 donne e 2 maschi, tra cui il "nostro" Carlo) più le guide.
Rientrato a Torino domenica 27, queste sono state le sue prime impressioni sul viaggio:
"Giunto in Argentina, ho avuto subito il piacere di incontrare i
rappresentanti delle Associazioni degli Abruzzesi d'Argentina
" .
Sulla spedizione, avvincente il suo racconto:
"La salita al Cerro Aconcagua tecnicamente non è difficile, ma lo diventa per la quota e per
il clima
. La percentuale d'ossigeno sull'Aconcagua è del 37%, sull'Everest (8.800 metri) è del
30
% e sul monte Bianco (4.800 m.) del 57%, mentre le condizioni climatiche imprevedibili
sono sempre in agguato con il
"Viento Bianco" che strenua qualunque tentativo di salita.
Momenti di difficoltà durante la spedizione ci sono stati
: una gastroenterite mi ha
fortemente debilitato all'inizio
, crisi di male di montagna mi hanno fatto pensare
più di una volta che non ce l'avrei fatta
, per non parlare della grande fatica nel
salire
, l'aria che si fa sempre più rarefatta, i muscoli che rispondono sempre meno,
il respiro che si fa superficiale e veloce
, il cuore in gola ed i passi
sempre più lenti per risparmiare le ultime energie nascoste chissà dove
.
La salita diventa un filmato e noi sembriamo personaggi lunari
: il capo chino,
la bocca aperta ed una surreale marcia al rallentatore nel silenzio di tanti penitenti
.
Un passo breve
, poi un altro ogni 4/5 secondi, quindi la sosta e poi riprendi di nuovo.
Alla fine del Traverso
, poi sulla Canaleta, lo sforzo era enorme, mai provato prima,
d'altronde non ero mai andato oltre le vette delle Alpi
, Monte Rosa, Cervino, Gran
Paradiso
, quindi non oltre i 4.500 metri".
stralcio da art., a firma Michele Del Piano, apparso su "Il Nuovo" - Vasto , mensile d'info. - n. 2 - febbraio 2008