Notizie
I Pastori, La Transumanza e l'Abruzzo
 
Gabriele D'Annunzio:
 
I pastori **
Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natìa
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lunghesso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquìo, calpestìo, dolci romori.

Ah perché non son io co' miei pastori?
**Metro: strofe di cinque endecasillabi, variamente rimati.

E un sogno di pace, ritrovata nella memoria della terra natale, si sprigiona da "I Pastori" una delle poesie più suggestive del poema dannunziano Alcyone.


L'Alcyone (completato dal Dannunzio fra il 1903 e 1904) è universalmente riconosciuto come:
il capolavoro delle "Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi" e della lirica dannunziana.
Vedere la Vita, le Opere, gli Amori e Passioni
e i Motti di
Gabriele D'Annunzio


La Transumanza era non solo uno spostamento di greggi dai pascoli estivi a quelli invernali, ma anche l'incontro tra antiche tradizioni e usanze diverse. Era legata a leggi e regole non scritte rispettate da tutti.
La Transumanza era come un viaggio in mare, pieno di imprevisti. I pastori tornavano sempre arricchiti di esperienze e conoscenze, dopo aver attraversato fiumi e valli.
 
Notizie storiche:
..Dall'Abruzzo alla Puglia, un'antichissima tradizione che viaggiava lungo i tratturi
La Transumanza era lo spostamento stagionale di uomini e greggi che, all'inizio dell'autunno e alla fine della primavera, percorrendo a piedi centinaia di chilometri, si muovevano dall'Abruzzo (precisamente dalla conca dell'Aquila, da Celano nella Marsica e da Pescasseroli nell'Alta Val di Sangro) al Tavoliere di Puglia (nei dintorni di Foggia e Candela). Un'alternanza dovuta al fatto che i pascoli del Tavoliere raggiungevano il massimo del rigoglio nei mesi invernali, mentre quelli dell'Abruzzo nei mesi estivi, così si andava a svernare in Puglia.
Il Tragitto dei transumanti avveniva lungo una rete regolamentata di larghe vie erbose: i tratturi. Questi, chiamati anche "calles publicae", erano larghi massimo 111 metri (i più piccoli 55) e seguivano itinerari fissati dall'uso nei millenni, ma che già a partire dall'epoca romana e con più vigore durante la dominazione aragonese, furono rigidamente determinati e protetti da leggi.
La prima regolamentazione giuridica fu "la Lex agraria epigrafica" del 111 a. C..
Nel 1447 Alfonso I D'Aragona istituì la "Dogana della Mena delle Pecore in Puglia" con sede a Foggia, che stabiliva precise norme fiscali o di tutela per l'uso dei tratturi e dei pascoli pugliesi. La Dogana inoltre riorganizzò l'intera viabilità tratturale ricalcando i percorsi già utilizzati in Età romana.
Stralcio da: I Viaggi di Repubblica - anno IX - numero 386 del 22/9/2005
(suppl. gratuito al numero de la Repubblica, quotidiano a tiratura nazionale)

Ora: Uno, due, tre, quattro... cento, duecento, trecento...
Le pecore ad una ad una, in fila come tante formichine, salgono sul camion. Tutto è pronto. Si parte. Destinazione Tavoliere di Puglia.
Inizia così la Transumanza, quella che i pastori del Gran Sasso vivono ormai da decenni. Certo sono cambiati i modi - un tempo si faceva a piedi, poi fu l'avvento dei treni, oggi si fa con confortevoli Tir ma non è cambiata la passione per quest'attività millenaria, così come salva è l'identità e la fierezza dei pastori. Pochi sono i transumanti rimasti. Ormai gli allevatori sono tutti stanziali. Una volta a piedi, anno dopo anno, guidavano "la carovana" delle greggi lungo il Tratturo Magno, una sorta di "autostrada", che andava dai pascoli montani dell'Abruzzo alle verdeggianti distese della Puglia. Duecentocinquanta chilometri da percorrere in circa tre settimane, agli inizi dell'autunno e alla fine della primavera, alla ricerca di pascoli verdi e rigogliosi. I greggi arrivavano a sfiorare ed anche superare 3.000 capi. Partivano, accompagnati dai fedeli cani pastori, passando di regione in regione e arricchendosi di esperienze, di conoscenze.
In ogni viaggio vi era una cultura di incontri e di scambi soprattutto perché, lungo il cammino, si fermavano presso delle altre aziende agricole per riposare.
Cinquant'anni fa, negli anni d'oro, si contavano centomila ovini, oggi poco più di settemila.
Purtroppo la pastorizia versa in uno stato di crisi e si guadagna ben poco tra costi di trasporto, manodopera, tosatura. La lana di una pecora, circa quattro chili, è venduta a poco più di due euro. Ci si aiutia con la produzione di formaggi.
Stralcio da: I Viaggi di Repubblica - anno IX - numero 386 del 22/9/2005
(suppl. gratuito al numero de la Repubblica, quotidiano a tiratura nazionale)

Canto popolare d'Abruzzo
La Partenza
dei Pastori
(tradizionale stornello di Scanno)
.
La neve a' ricoperte li muntagne
la Puglia mi richiama e tu non viene


Domani io me ne parte e voi restate
per compagnia il tuo cuor mi porto


Quanno so' arrivato a quelle porte
leggo il tuo bel nome e mi conforte


Mi porto caramaro, carte e penne
mi porto il tuo buon cuor e mi conforte

pascolo ai piedi del Massiccio del Gran Sasso
produzione di oltre 50 tipi di formaggi, dal latte delle pecore della transumanza
il borgo di Santo Stefano di Sessanio
Santa Maria della Pietà a Rocca Calascio
Rocca Calascio, i ruderi della rocca
i ruderi del castello a Rocca Calascio
Incontro con borghi e castelli - tra Arte e Natura
Sullo sfondo di un grandioso paesaggio montano, quale è appunto il Massiccio del Gran Sasso, vale la pena percorrere le strade che conducono alla piana di Navelli, 700 m. di altitudine nel cuore dell'Abruzzo.
L'itinerario è un continuo incontro con borghi ancora circondati da mura, castelli che testimoniano un'antica ricchezza portata dalla pastorizia e dal commercio dello zafferano (l'oro rosso). E ancora chiese di un'austera bellezza come quelle "tratturali", dette anche "campestri o pastorali", molto frequentate dai pastori prima della partenza e spesso luogo di rifugio.
Non ci sono importanti monumenti da vedere, sono i borghi stessi un grande monumento. Ciascuno sembra una cartolina del passato. Ecco il recinto di difesa di Barisciano, i cui resti sovrastano il borgo, Capestrano, balzato agli onori della cronaca per il ritrovamento, da parte di un contadino, del "Guerriero" del VI secolo a.C. (la statua, simbolo dell'Abruzzo, è conservata nel Museo Nazionale di Chieti). E ancora Peltuinum, l'antica città prefettizia romana, i cui resti ancora campeggiano lungo uno dei tratturi, nell'agro di Prata D'Ansidonia. Riconoscibili i resti della porta ovest situata sulla via Claudia Nova. Si trattava di un'entrata monumentale, fiancheggiata da due torri, riutilizzata, alla metà del 1400, dagli Aragonesi con funzione di dogana per il pedaggio delle greggi sul tratturo. Possente il grande podio su cui sorgeva il tempio di ordine corinzio dedicato ad Apollo. Oltrepassate le rovine lo sguardo sarà catturato dalla torre del Castello recinto di S. Pio delle Camere che si aggrappa alle falde di una collina. Merita infine una piccola deviazione, ma ne vale la pena, la Torre di Forca di Penne, ora assediata dalla vegetazione.
 
Museo della Transumanza
A Castel del Monte, 40 Km dall'Aquila, capitale della transumanza, nella piana di S. Marco, nascerà , il Museo della Transumanza, dove verrà narrato quel mondo antico e dove sarà possibile assistere a tutte le fasi della lavorazione lattiero-casearia.
Nel paese si può anche seguire il Circuito Culturale-Museo Civico-Etnografico "Un viaggio nella memoria", formato da diversi allestimenti museali che ripercorrono la vita di una volta (info: Associazione Culturale Castrum Montis - Tel. 339 - 1104473; www.lanottedellestreghe.org). C'è il Museo della Pastorizia, che raccoglie tutto quanto utile all'armentario, quello della Lana o ancora la casa che ricostituisce l'ambiente domestico degli avi. L'abitazione è intatta, sembra che sia stata lasciata ieri: la cucina con le stoviglie, la tavola apparecchiata, la cassa per ammassare pasta e pane e ancora la camera da letto con gli abiti appesi e alle pareti le foto dei parenti emigrati.
Da non perdere anche una visita alla Chiesa della Madonna del Suffragio o "dei pastori", dove si svolgeva il rito delle "quarant'ore": alla fine dell'estate "il Santissimo" veniva esposto per circa due giorni ed i pastori, prima di intraprendere il lungo viaggio verso la Puglia, vi si recavano a pregare per la sicurezza della famiglia e delle greggi. Sparsi qua e là sono visibili i resti degli antichi fratturi, le vie armentarie delimitate da termini lapidei su cui spicca l'acronimo RT, Regio Tratturo.
 
Le vie della Transumanza
La regione Abruzzo ha recuperato le antiche strade maestre creando un sistema - "Le Vie della Transumanza" - di percorsi da fare a piedi, o a cavallo o, per i più pigri, in auto. Strade curve e strette che si alternano a immensi rettilinei. Da qualunque parte si guardi, si rimane incantati dalle suggestioni del paesaggio. Come a Campo Imperatore: 27 km di lunghezza e 8 di larghezza sul Massiccio del Gran Sasso ad un'altitudine di circa 1800 metri. Paradiso della pastorizia, con i suoi immensi pianori delimitati da lievi declini, ricorda le grandi praterie del Pamir (massiccio montuoso dell'Asia Centrale), o un Tibet in versione mignon, e non di rado capita di sentire chiamare il bacino con l'appellativo di "Piccolo Tibet". Un set cinematografico ideale tanto che più volte l'altopiano deserto è stato "prestato" ai registi per ricreare le atmosfere dei film western o le ambientazioni medievali. Ma non solo cinema. Grandi direttori della pubblicità sono rimasti stregati dalle luci dell'alba e del tramonto, dai colori dei pascoli. Tra i tanti spot girati, uno che tutti ricordano: quello dell'aliante in panne su un'assolata spianata e un gruppo di amici che brinda con un noto amaro al lieto fine della storia.
Poco distante, sorge una delle rocche più fotografate d'Italia: Rocca Calascio. Il vecchio merlato ricanta ad ogni ora la sua antica potenza: svolgeva un'importante funzione di sorveglianza del percorso tratturale aquilano. Tra le pellicole, che hanno sfruttato gli scenari naturali del luogo, torna alla mente Ladyhawk (1985, di Richard Donner) con Michel Pfeiffer. Visibili sono solo i ruderi e i resti del borgo sottostante, al quale il castello è collegato attraverso un ponte di legno. Alla bellezza del territorio si aggiunge l'eleganza del tempietto di Santa Maria della Pietà, a pianta ottogonale, posto a ridosso dell'antico borgo abbandonato. Da qui lo sguardo spazia sulle vallate e sui gruppetti di pecore che viste dall'alto sembrano davvero un'immensa distesa di sabbia, così come nell'immagine immortalata dai versi di D'Annunzio nella sua poesia I Pastori
«il sole imbionda sì la viva lana che quasi dalla sabbia non divaria»
Una vista straordinaria che potrebbe indurre a pensare come accadde al poeta: «Ah perché non son io con i miei pastori?».
 
Produzioni, Ristoro, Ricettività e Numeri Utili
Az. artigianale
Amatario Maddalena
Via S. Donato, 2 Castel del Monte T. 0862.938179
Cell. 338.7125156
Produzione di oltre cinquanta tipi di formaggi. La signora Maddalena, sorella di uno dei pochi allevatori della zona rimasti, estrosa, creativa, fantasiosa nelle ricette, propone pecorini e caprini stagionati, aromatizzati con erbe montane, ricotte allo zafferano, alla menta, al limone, persino un formaggio al cioccolato. Da lei si può trovare anche la musciska, carne secca di pecora, di tradizione nord europea, ridotta a listarelle, salata in salamoia o a secco. Un tempo i pastori se la portavano al pascolo: veniva spezzettata e si lasciava ammorbidire in bocca, per avvertire così un senso di sazietà. Oggi si può mangiare arrosto oppure si reidrata e si soffrigge con pomodori e patate. Segno che la continuità della tradizione è ancora garantita.
Az. zootecnica Gran Sasso di G. Petronio Piazzale del Lago 8 Castel del Monte Cell. 333.5814030
Struttura moderna e tecnica di lavorazione all'avanguardia. Il proprietario, ultima generazione degli allevatori della zona, di latte e formaggi se ne intende parecchio, seguendo le orme del nonno e del padre. Usi centenari, trasmessi e rielaborati con l'esperienza e la curiosità di un appassionato. Alleva millesettecento pecore, tra cui quattrocento della "Gentile di Puglia", una razza quasi estinta. Lui però non trasporta gli armenti, se non con una transumanza verticale, cioè le greggi restano nelle stalle in inverno e poi vengono portate in estate in montagna. Il suo vanto - e quello di tutta la zona - è la produzione del Canestrato, ottimo pecorino già presidio Slow Food e famoso sin dall'epoca romana. Recente è la formazione del Consorzio di Tutela e Valorizzazione, ed è in corso la procedura per il conseguimento della D.O.P.. Tra le altre specialità anche il Marcetto, una prelibata crema piccante che deriva dalla fermentazione indotta nel formaggio stagionato dalla mosca Piophila Casei.
Si capisce subito che da queste parti la pastorizia ha plasmato l'ambiente naturale e ne ha segnato l'economia.
Dappertutto è un incontro con gente semplice e generosa che, da secoli, ha imparato ad amare il proprio territorio e a ricavarne i frutti migliori.
Centro Turistico S. Colombo Via Provinciale, Km 4,2 Barisciano T. 0862.899017
In posizione collinare e immersa in un querceto, la struttura è all'interno di un complesso conventuale risalente al XIV secolo. Comprende sei camere, una suite e due dependance autonome. Vengono organizzate escursioni a piedi, a cavallo e in mountain-bike. Prezzi: da 36 a 46 euro a persona con prima colazione.
www. sancolombotour.com
Il Rifugio della Rocca Loc. Rocca Calascio Calascio T. 338.8059430
Il Rifugio si trova in un bell'edificio del Quattrocento, nel borgo medioevale disabitato di Rocca Calascio.
Sette sono le camere, tutte molto confortevoli con travi a vista, più una camerata da 16 posti. Vi è anche un caratteristico ristorante. Prezzi: 70 euro per la camera doppia, inclusa colazione. - www.rifugiodellarocca.it
Dal Gattone V. Campo della Fiera, 7 Castel del Monte T. 0862.938446
Piatti della tradizione come "Strangolapreti ceci e melanzane" e "Ciafrichilli con fagioli". Chiuso mercoledì. Prezzi: medio, 20 euro, escluso vini.
Osteria del Lupo Via della Vittoria, 34 Castel del Monte T. 0862.938136
Ambiente raccolto e ottima cucina casalinga. Da assaggiare i ravioli con ricotta di Castel del Monte e come secondo "gli arrosticini", piccoli spiedini di agnello o di pecora. Chiuso lunedì. Dispone di quattro camere. Prezzi: 16-18 euro, compreso vino della casa - www.paginegialleosteriadellupo.it
Hotel Parco del Gran Sasso V. Campo Imperat., 7 Castel del Monte T. 0862.938484
Un mix di semplicità e comfort per le trentaquattro camere. Il bar è arredato in stile montanaro. Prezzi: 40 euro a persona in mezza pensione minimo una settimana, 50 euro il weekend . Chiuso solo a novembre.
wwv.hotelparcogransasso.it
Locanda sotto gli Archi S. Stefano di Sessanio T. 085.4972324
All'interno di un edificio che conserva ancora tracce del dominio dei Piccolomini. Fa parte del progetto di restauro del borgo di S. Stefano e tutto è stato rifatto in un'ottica conservativa. Tavoli e seggiole in arte povera, illuminazione ad olio in ferro battuto. Aperto solo su prenotazione.
L'Ostemmo del Cavaliere Via della Giudea S. Stefano di Sessanio T. 0862.89679

Ristorante appena fuori le mura. I prodotti (salumi, carni, formaggi) sono solo quelli prodotti artigianalmente nell'azienda agricola dei proprietari del ristoro. Da assaggiare gli gnocchi allo zafferano e la zuppa con lenticchie, legumi tipici di Santo Stefano, piccoli e molto saporiti.
Anche otto camere. Chiuso il giovedì. Prezzi: 18 euro, vini esclusi. www.ostellodelcavaliere.it

Palazzo delle Logge S. Stefano di Sessanio T. 085.4972324
È parte dell'albergo diffuso di Sextantio. Il palazzo è di stile rinascimentale e si affaccia sulla piazza del borgo, ai clienti regala una calda atmosfera. Sembra di vivere in un'altra epoca, perché tutto è conservato e recuperato così com'era: dai letti agli armadi in arte povera, fino alle porte di legno che si chiudono con enormi chiavi di ferro d'epoca. Il tutto sapientemente combinato con l'alta tecnologia: l'energia elettrica si gestisce comodamente con un telecomando e non ci sono interruttori a vista; il riscaldamento è diffuso dal pavimento. Ogni dettaglio è curato nei minimi particolari per offrire il massimo comfort ai clienti. Prezzi: da 140 a 220 euro, a seconda della tipologia di camera, inclusa prima colazione.- www.sextantio.it
Regione Abruzzo www.regione.abruzzo.it
T. 800.502520
E. Parco Naz. Gran
Sasso e M. della Laga
Via del Convento - Assergi - Aq
www.gransassolagapark.it
T. 0862.60521
È possibile richiedere il "Passaporto dei Luoghi della Cultura", al costo di 18 euro e senza scadenza, che permette di visitare una serie di musei.
Coop. Ecotur Pescasseroli - Aq- www.ecotur.org T. 0863.912760
Trekking a piedi, in mountain bike e a cavallo, lungo i tratturi
Stralcio da: I Viaggi di Repubblica - anno IX - numero 386 del 22/9/2005
(suppl. gratuito al numero de la Repubblica, quotidiano a tiratura nazionale)

In margine ad un recente convegno dell'Università d'Annunzio e del Club Unesco di Vasto
Transumanza e tratturi
 
"E vanno pel tratturo antico al piano quasi per un
erbal fiume silente su le vestigia degli antichi padri..."
così D'Annunzio descrive, in una delle sue più celebri poesie, la discesa verso il mare dei pastori abruzzesi con le loro greggi, lungo i tratturi, le piste erbose che collegavano i monti alla pianura.
Il lungo viaggio, che iniziava ogni anno tra la fine di settembre e la metà di ottobre, conduceva i pastori dalle montagne verso luoghi caratterizzati da maggiore dolcezza climatica come il Tavoliere delle Puglie, che divenne nel tempo una meta privilegiata.
Oggi di quelle antiche vie erbose rimane ben poco, come rimane ben poco di quella civiltà pastorale che le aveva generate (lultimo spostamento a piedi di pastori e pecore pare sia avvenuto nel 1972).
Eppure una sensibilità nuova verso il passato sta coinvolgendo enti e istituzioni affinché queste testimonianze, o ciò che rimane di esse, non precipitino nell'oblio, insieme all'immenso patrimonio di storia e cultura che esse portano con sé.
La transumanza ha caratterizzato per millenni la nostra civiltà fondata sulla pastorizia, in Abruzzo e non solo, incidendo profondamente sul paesaggio e sullo sviluppo urbanistico, oltre che sui collegamenti e la comunicazione tra popoli e culture: lungo le piste erbose sorgevano ristori per i pastori, luoghi di sosta e riposo e all'occorrenza di cura dove si effettuava anche la trasformazione dei prodotti; ma anche taverne e luoghi di culto, come cappelle, edicole, chiese e santuari, che consentivano ai pastori di esternare la loro forte devozione ricreando un clima familiare e rassicurante. Quindi mercati, dove si vendevano formaggi e pecore, e veri e propri centri abitati.
I tracciati traturali sembrano disegnare - come si osserva nelle ricostruzioni cartografiche - dei reticolati che ne rivelano la funzione di assi primari del sistema comunicativo del passato: se infatti il tracciato tratturale in sé è rettilineo e disposto in senso nord-sud ad esso si interconnettono tratturelli e bracci, che permettono di collegare i tratturi tra loro e con altre realtà del territorio. Non solo, queste vie sembrano spesso riadattarsi su vecchi tracciati, esistenti già in epoca preromana, quando la transumanza era verticale -un breve tragitto dal monte alla valle - affiancata e poi sostituita già in epoca romana e soprattutto medievale dalla transumanza orizzontale, un cammino più lungo che prevedeva spostamenti verso luoghi dalle diverse caratteristiche climatiche e morfologiche.
Percorsi dunque che si fanno via via più lunghi, come più importante diventa il circuito di scambi e comunicazioni correlato; così le vie erbose da libere diventano soggette a precise delimitazioni e regole, le misure dei tracciati diventano standard - 60 passi (111 m. di larghezza) per i tratturi, misure inferiori anche per tratturelli e bracci -, una "Dogana della mena delle pecore" istituita nel 1447 dal Regno di Napoli a Foggia stabilisce le regole di utilizzo dei tratturi e un servizio di vigilanza. Diversi progetti su scala europea mirano a trasformare queste antiche vie da testimonianze di un passato ormai lontano e concluso in risorsa per il futuro, dal punto di vista non solo turistico e archeologico ma anche ambientale, occupazionale, produttivo.
Ciò che si vuole realizzare è una rete europea in cui gli oltre 3000 km di piste erbose che collegano cinque regioni italiane - Abruzzo, Molise, Puglia, Campania e Basilicata - e decine di comuni, borghi e comunità rurali si colleghino a loro volta alle reti tratturali europee, dalla Spagna e dal Portogallo, alla Francia fino alla Slovenia e all'Ungheria, passando per la Germania meridionale; reti ricostruite attraverso studi che proprio in questi ultimi anni hanno visto una fioritura eccezionale, anche con il sostegno dei fondi europei. Una rete estesa e affascinante che ci riporta ad un comune passato e a tradizioni millenarie di cui essere ancora oggi testimoni in forma rinnovata.
Diversi progetti si sono succeduti nel tempo, fino all'attuale "Parco dei regi tratturi", progetto promosso dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, sempre nell'ambito del Programma Cultura 2000 dell'Unione europea, che vede coinvolti la nostra Università D'Annunzio di Chieti-Pescara e altri enti e associazioni del Centro-sud.
Il progetto mira a creare un museo virtuale di Civiltà della Transumanza (un sito Internet e un CD-Rom con una ricca documentazione sui più importanti percorsi, documentari, filmati ecc.), ad inserire i percorsi tra i beni tutelati dall'Unesco come patrimonio dell'umanità come è già avvenuto in Spagna, e soprattutto a realizzare un progetto integrato di sviluppo che va dalla valorizzazione di tradizioni e sapori alla riscoperta di antichi mestieri, dal restauro archeologico di percorsi ed edifici, alla realizzazione di strutture e alla utilizzazione di nuove figure professionali, fino alla costruzione di una rete ecologica europea basata sulla diversità biologica e naturalistica dei vari tratti, ma anche sulla possibilità di proporre i tratturi come un modello di "sostenibilità integrata" - come ha definito la transumanza Giorgio Conti, esperto di progettazione ambientale dell'Università di Venezia. Il passaggio delle greggi infatti rappresenta una pratica di dissodamento e di fertilizzazione naturale, impedisce l'avanzata della boscaglia, a cui sono collegati disastri idrogeologici, e inoltre il sistema dello spostamento stagionale è un modo per consentire ai terreni abbandonati temporaneamente di rigenerarsi.
E proprio tra Vasto, San Salvo e Scerni si è svolto nel
novembre 2007 un Convegno, organizzato dall'Università D'Annunzio, dal club Unesco di Vasto e da altre associazioni, oltre che da diverse province e regioni interessate, in cui sì è parlato non solo degli importanti obiettivi a livello europeo ma anche delle specificità del tratturo nella nostra regione.
In Abruzzo dove la civiltà della transumanza ha lasciato i segni più importanti (la rete tratturale si estendeva per un totale di 2860 km e attraversava trasversalmente il Molise fino a collegarsi con la Puglia) quattro erano i percorsi principali:
Celano-Foggia (207 km);
Pescasseroli-Candela (211 km);
Castel di Sangro-Lucera (127 km)
L'Aquila-Foggia, la rete più lunga, che si estendeva per 243 km, passando anche attraverso le
.. nostre terre.
La maggior parte del percorso tratturale è stato smantellato nel corso degli anni e ha avuto destinazioni diverse ma esistono ancora tronconi e tratti, posseduti anche da privati, che possono esseri recuperati. L'Unesco in particolare, nella relazione del Presidente, ing. Puccio Benedetti, ha

posto l'attenzione sul collegamento tra viabilità storica e religiosa, sottolineando il ruolo centrale che
il cristianesimo ha svolto nei secoli nella unificazione e integrazione culturale e sociale europea.
"L'Europa è nata pellegrinando - affermava Goethe - e la sua lingua è il Cristianesimo".
Di qui l'importanza di un opera di riscoperta, valorizzazione e restauro del grande patrimonio architettonico religioso, in parte posizionato proprio lungo i secolari tracciati tratturali.
Per quanto riguarda il nostro tratturo (Vasto) è certo che facevano parte del percorso edifici religiosi, come il Monastero dell'Incoronata o la chiesa di sant'Antonio abate, i perfette condizioni, mentre altre cappelle sono oggi del tutto abbandonate, come quella di san Lorenzo, se non distrutte.
Al restauro potrebbe seguire una utilizzazione di questi edifici per l'installazione di musei e centri culturali dedicati al tema della civiltà pastorale, o anche per la realizzazione di strutture a favore di persone in situazione di disagio, un po' sulla scia dell'antica funzione di ricovero e cura che alcune di esse svolgevano ai tempi della transumanza (come è già stato fatto a Palazzolo, in Incisa Val d'Arno, per la parrocchia di santa Maria Loreto).
.......................................................art., a firma Laura Sacchetti, apparso sul mensile "Vasto domani",
.......................................................giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 12 - dic. 2007

Abbigliamento tratturale
(Museo della Transumanza
di Sulmona)