Abruzzo: notizie
Festa dei Narcisi a Rocca di Mezzo
(l'ultima domenica di Maggio)
www.roccadimezzo.org/le-tradizioni/festa-del-narciso
 
Veduta di Ovindoli, nel parco
naturale regionale del Sirente-Velino
Narcisi in fiore sull' altopiano delle Rocche, cuore del parco naturale Sirente-Velino
Un decoratore dà gli ultimi tocchi
a un carro infiorato prima della sfilata
La festa dei narcisi a Rocca di Mezzo. I fiori per la festa arrivano dall'altopiano delle Rocche
Ogni anno, migliaia di splendidi fiori bianchi decorano i carri
che sfilano a Rocca di Mezzo
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Rocca di Mezzo, in provincia dell'Aquila è un paese di origine medievale con vicoli stretti, archi e sottoportici. Un lembo di montagna abruzzese riservata e silenziosa, che, insieme a Rovere e Rocca di Cambio, incastonati nell'altopiano delle Rocche, costituisce il cuore del parco naturale regionale del Sirente-Velino.
Nel 1954, il grande regista Federico Fellini girò, proprio a Rocca di Mezzo, alcune tra le più significative scene del film La strada, che vinse il premio Oscar come miglior film straniero nel 1956.
In quel lontano marzo del 1954, mese in cui Giulietta Masina e Anthony Quinn interpretarono
rispettivamente Gelsomina e Zampanò (Gelsomina, povera e fragile ragazza di paese affidata a Zampanò, rude artista girovago), Fellini colse in questo luogo la bellezza del paesaggio solitario e maestoso, la suggestione degli angoli pietrosi, la semplicità delle pievi avvinte dal muschio, la timida genlilezza della gente, la bruma impalpabile che all'alba copriva l'altopiano e poi al primo raggio di sole si dileguava. E se ne innamorò perdutamente.
A distanza di oltre cinquant'anni la bellezza di questo territorio è rimasta la stessa. Grazie soprattutto all'azione di tutela che svolge il parco, l'altopiano delle Rocche, a circa 1400 metri di altitudine, è ancora uno degli ambienti più belli dell Appennino centrale, con pascoli d'alta quota e faggete imponenti, come quella del Sirente. Qui, a cavallo tra la valle del fiume Aterno e la piana del Fucino, nidificano le aquile: una delle concentrazioni più alte d'Italia. Nelle giornate più limpide, è possibile scorgere il loro profilo stagliarsi contro il sole. Più difficile invece individuare l'airone cinerino, che fa tappa negli acquitrini dell'altopiano nel suo lungo viaggio verso il Centroeuropa.
È qui che a primavera si compie il trionfo dei narcisi, che si arrampicano dappertutto macchiando di bianco il verde di questi prati. A questo fiore, simbolo dell'altopiano delle Rocche e di una antica tradizione pastorale ormai al tramonto, è dedicata una sagra che si svolge annualmente a Rocca di Mezzo l'ultima domenica di maggio, giorno in cui una schiera di carri allegorici, tappezzati di bianchi narcisi, sfila per le strade e le piazze del paese, avvincendo gli spettatori con l'intenso profumo dei fiori e le loro spettacolari ed elaborate trame.
Ciascun carro, la cui preparazione richiede almeno un mese di lavoro, viene ricoperto di narcisi la sera prima, grazie alle abili mani degli artisti locali che hanno tagliato, attaccato, fatto, disfatto e ricomposto disegni, forme, scenografie, impalcature a volte gigantesche a volte minuscole e sottili. Importante è il ruolo dei bambini, infaticabili nel raccogliere nei prati i celebrati fiori dell'altopiano delle Rocche, e utilissimi nella fase di costruzione. Sono infatti neccssarie centinaia di migliaia di narcisi per rivestire le pareti dei manufatti, e gli steli devono essere infilati uno a uno, con pazienza infinita, nella rete che riveste le complesse strutture. E le dita sottili e veloci dei bimbi sono l'ideale per questa operazione.
Le scene trasportate dai carri sono di solito prese dalle favole, ma anche dalla storia, dalla letteratura, dalla cronaca, dall'attualità, dalla natura. Su ogni carro giovani e anziani, bambini e adulti giocano a interpretare ruoli moderni o antichi a seconda dei casi, cantando e recitando tra gli applausi e i cori degli spettatori. La giornata si conclude con la premiazione del carro più bello e con l'esibizione di bande e gruppi folcloristici abruzzesi.
Un modo diverso per scoprire che Rocca di Mezzo è un centro turistico d'eccellenza dove, sia d'inverno sia d'estate, è possibile esplorare la montagna circostante, con ascensioni ai monti Rotondo, Velino, Puzzillo, Morrone e Cornacchia ed assaggiare la bontà di piatti unici, come il brodo di pecora, i maccheroni allo zafferano, la zuppa de cici, l'agnello ova i limone.
La festa del narciso nacque nel 1947, quando era ancora aperta la ferita della seconda guerra mondiale.
Nel libro Parata d'ombre Mario Arpea, docente universitario originario di Rocca di Mezzo, scrive:
''La gente ripensava ancora a quei lunghissimi inverni trascorsi fra truppe d'occupazione, minacce di rastrellamenti, tensioni e pericoli che l'avevano obbligata a una esistenza di angoscia e di paure. Ma ora voleva ricominciare a vivere. I giovani più degli altri guardavano all'indomani. [...] L'idea della sagra germogliò in quel clima di speranza e di cambiamento".
Tra i primi progetti, ci fu quello di ornare case e strade di composizioni floreali e rievocare sullo sfondo dei prati la storia di Narciso e della ninfa Eco.
C'è pure chi per l'occasione inventò la favola del giovane Laso, pastorello che prega le divinità di concedere spazi più larghi al suo sparuto gregge, stretto tra il bosco e il lago. Una sera il giovane sogna di trovarsi in un immenso pianoro su cui brucano all'infinito greggi di pecore. Al mattino, svegliandosi, si accorge che su gran parte dell'altopiano, al posto dell'acqua ci sono prati coperti di narcisi. Poi qualcuno sfogliò alcuni cataloghi inviati da un gruppo di emigrati a Los Angeles, che illustrano con grandi foto a colori la parata delle rose, manifestazione molto in voga a quei tempi a Pasadena, in California, E i giochi furono fatti.
All'inizio i carri erano costituiti da rimorchi di trattori, allargati con assi di legno e tavole, ricoperti di erba e di muschio e decorati semplicemente con ramoscelli di salici chiamati festoni e, naturalmente, da migliaia di narcisi. Col trascorrere degli anni la sagra si evolse e quei carri oggi sono diventati ingegnosi meccanismi. Due cose però sono rimaste uguali rispetto al passato: lo spirito della festa, colata di pura gioia e semplicità, e i narcisi, belli, eleganti, profumati, freschi.
Una domanda a questo punto nasce spontanea: ''Vale la pena sacrificare per una festa migliaia di fiori che nel giro di un giorno moriranno?".
Risponde Liberato Di Sano, esperto di tradizioni locali:
"II Narcissus poeticus è una bulbacea e, come tutti i fiori del genere, non muore se si preleva solo il suo stelo; inoltre è una pianta infestantee questo è provato dal fatto che in 35 anni di raccolta non ha mai mostrato una contrazione nella sua distribuzione".
Dunque cogliere i narcisi è anche un mezzo per tutelare le preziose foraggiere presenti nell'altopiano delle Rocche.
Quello stesso paesaggio che, tanti anni fa, accese di entusiasmo Fellini e ancora oggi ravviva, in chi lo guarda, il senso della vita e dello stare insieme.
 
Vestigia Storiche
La strada per Alba Fucens
L'altopiano delle Rocche sorge al centro di un territorio ricco di storia. Ovindoli, Rocca di Mezzo e la sua frazione Rovere sorsero nel medioevo su una strada antichissima, la via Poplica Campana che metteva in comunicazione l'alta valle dell'Aterno con Alba Fucens.
A Rovere, a 1432 metri di quota alle pendici della catena montuosa del Sirente, si possono ammirare la piazza principale e la chiesetta di S. Pietro, abbracciate dalle mura di cinta originarie.
A Rocca di Cambio, il comune più alto dell'Appennino, la chiesa di S. Lucia con il rosone, il portale quattrocentesco e un ciclo di affreschi di notevole valore.
A Ovindoli vi sono ancora vestigia medievali che testimoniano il passaggio di Carlo d'Angiò che, nel 1268, si accampò qui con il suo esercito prima della battaglia in cui sconfisse Corredino di Svevia. Infine a San Polito, frazione di Ovindoli, sono conservati i resti di una villa imperiale romana del
I secolo d.C. con mosaici di grande pregio.
 
Come Arrivare
Aereo: lo scalo più vicino è Pescara (tel. 085.432421) collegato a Milano e Torino.
Treno: le stazioni di Avezzano e Celano sono sulla linea Roma-Pescara; L'Aquila sulla Terni-Sulmona-Pescara.
Auto: da sud, A25 uscita Magliano de' Marsi o Aielli-Celano e seguire per Celano e Ovindoli; da nord A24 uscita L'Aquila Est, poi indicazioni per Ocre e Rocca di Cambio.
stralcio, dall'art., a firma Clelia Arduini, apparso sul mensile "Qui Touring" - n. 5 - maggio 2005
 
** Rocca di Mezzo è un comune con una superficie di 87,14 Km2 a 1329 m. s.l.m. e di 1.533 abitanti (da annuario 2005 Abruzzo) della provincia dell'Aquila: fa parte della Comunità montana Sirentina.
Il paese è posto alle pendici del Monte Rotondo e gode di una posizione centrale nell'altopiano del Sirente.
Idealmente, è diviso in tre parti: sopra il borgo antico, con case, stalle e rimesse in pietra, vicoli ripidi e la chiesa della Madonna della Neve in cima; l'ampia piazza pedonale, ai piedi, con le fontane della Morge e del Municipio; gli insediamenti esterni, compresi tra i Piani di Pezza, il Cimitero, le Prata, le pendici del Monte Rotondo.