Abruzzo: Cenni Economici-produttivi
Rapporto Abruzzo

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Abruzzo: uno regione in transizione che regge bene il passo

Rapporto Annuale ICE-Prometeia e della III Annualità del Piano Export Sud 2 (programma pluriennale di promozione e formazione per le
MPMI abruzzesi realizzato dall'ICE con coordinamento
del Centro Estero delle Camere di Commerio)
presentazione a Pescara il 26 febbraio 2019

Una realtà che ha l'obiettivo di accompagnare le imprese nel complesso mondo dell'internazionalizzazione. Andare all'estero non è da tutti: si rischia di farsi molto male se non viene studiata una strategia adeguata.
Per internazionalizzazione, poi, possono intendersi tante cose:
dall'esternalizzazione dei capitali al personale;
dal know how alla delocalizzazione degli impianti produttivi.
Ma qualunque sia l'ingrediente per il successo oltre confine, la ricetta, spesso improvvisata dagli imprenditori, non è sempre quella giusta.
Ed è qui che interviene il Centro Estero: l'Abruzzo, da regione in transizione, è forse quella che più di ogni altra segue il passo dell'export, in linea con l'andamento nazionale ed internazionale. Nonostante si registri un rallentamento nel settore della meccanica, sale quello della meccatronica o elettronica di precisione dove l'innovazione, abbinata al capitale umano ed alla creatività italiana, gioca la differenza nella partita mondiale. Ma ciò che va meglio, segnando un incremento incoraggiante, è l'agroalimentare (in prevalenza vino e pasta) ed il settore della pelletteria.
Inoltre, seppur Germania e Stati Uniti si riconfermano ai primi posti per l'export cresce, a dismisura, con un + 4,94% e 12 milioni di fatturato, l'interesse da parte dell'Asia, in primis Cina e Vietnam. "Questi dati ci fanno ben sperare" dichiara il Centro Estero "perché, nonostante le crisi industriali passate, i fiori all'occhiello della regione e le sue autenticità sono capaci di far crescere l'economia regionale che, tra l'altro, sta reggendo bene il contraccolpo della Brexit, segnando performance interessanti con i Paesi Bassi e la Svezia".
Il nuovo Piano Export Sud persegue due finalità:
trasformare le aziende potenzialmente esportatrici in esportatori abituali, attraverso il
...modello ICE Export Lab;
incrementare la quota export ascrivibile alle Regioni del Mezzogiorno attraverso un piano promozionale su misura per le aziende.
Al fine di dare un ulteriore supporto alle imprese del territorio, nasce l'idea di una cabina di regia per l'internazionalizzazione firmata Centro Estero e Regione Abruzzo.
Un'attenzione particolare verrà data, all'analisi di Prometeia che fa una sintesi, per fortuna positiva, della bilancia commerciale italiana. Tutte le principali aree analizzate nel Rapporto hanno sperimentato, nel 2018, un incremento delle importazioni con tassi di crescita a prezzi costanti compresi tra il 3,9% dei maturi vicini e il 5,9% degli emergenti vicini. Brillante l'andamento dei beni tecnologici, dove soprattutto l'elettronica ed i prodotti a maggior complessità (automotive, nautica, aerospazio), pur rallentando, si confermano tra i più dinamici.
La domanda di prodotti alimentari è prevista in accelerazione dal 2,6% annuo del 2018 fino al 3,8% del 2020, anche in virtù di un'apertura internazionale del settore ancora inferiore agli altri comparti. Più in linea con quello della media manifatturiera il trend previsto per sistema moda e arredo: il 2019 registrerà una crescita rispettivamente del 3,5% e 3,7% delle importazioni mondiali (in lieve flessione rispetto al 2018), il 2020 è premiato da una ripartenza della domanda internazionale (4,4% e 3,8% la previsione per i due settori). Emerge nel differenziale con l'elettronica e con la stessa meccanica di precisione (5,6% e 5,7% nel biennio), il ruolo sempre più centrale dell'innovazione e delle nuove tecnologie digitali nella domanda di nuovi investimenti. L'offerta italiana può rispondere a questa sfida unendo l'upgrading tecnologico alla tradizionale flessibilità e capacità di personalizzazione che caratterizza le imprese italiane. È, in fondo, il passaggio già sperimentato da molti produttori del made in Italy tradizionale che puntando sulla qualità hanno saputo riposizionarsi ed intercettare i bisogni di mercati sempre più sofisticati.
Stagnazione: trovare al più presto sbocchi intemazionali all'economia locale - Piergiorgio Tittarelli - Direttore Dipartimento dello Sviluppo Economico della Regione Abruzzo.
"E'un periodo molto importante quello che sta per iniziare e siamo tutti molto fiduciosi di ricevere risposte interessanti dal territorio". E' questo il primo commento del Direttore, in vista dell'avvio della terza annualità del Piano Export Sud - PES 2. "Ormai - prosegue - dopo le prime due annualità di studio e di programmazione, ci aspettiamo che le aziende regionali abruzzesi siano in grado di cogliere appieno tutte le potenzialità che il piano per la internazionalizzazione offre e siano in grado di tradurlo in azioni positive per accrescere il fatturato delle loro aziende ampliando i loro mercati di riferimento." "La situazione interna ancora piuttosto stagnante impone di trovare sbocchi internazionali e per questo motivo la Regione, agendo in costante sinergia col Centro Estero, ha posto un grande impegno nel promuovere il ventaglio di proposte che sono alla base delle attività di ICE al fine di offrire alle imprese tutte le opportunità possibili." "Abbiamo poi rinnovato l'impegno della Regione nel sostenere spese aggiuntive da parte degli operatori e rendere sempre più vantaggiosa la loro partecipazione alle numerose attività all'estero di ICE. Credo sia da rimarcare l'impegno della Regione e c'è solo da augurarsi che siano tante le imprese che intendono approfittare di queste opportunità per provare a conquistare nuovi spazi di mercato."
"Un plauso particolare va rivolto alla Presidenza e ai colleghi del Centro Estero - conclude il Direttore - che stanno mettendo a disposizione delle imprese tutta la loro professionalità per aiutarli in questa fase di passaggio non certo semplice, ma al tempo stesso, avvincente e stimolante, sicuramente molto importante per il loro futuro".
Export Abruzzo: il settore vitivinicolo conquista la Cina - Stefano Cianciotta - Economista - docente di Crìsis Management Università di Teramo.
Nel decennio di crisi il Mezzogiorno si è deindustrializzato, perdendo il 30% della ricchezza prodotta dall'industria. La crisi non ha risparmiato l'Abruzzo, che negli ultimi cinque anni ha dovuto gestire 109 crisi industriali, che hanno coinvolto anche le multinazionali. L'Abruzzo, come testimoniano i dati Istat riferiti al III Trimestre 2018, ha perso rispetto al 2017 26mila posti di lavoro, con il tasso di disoccupazione che è salito pericolosamente al 12,1%.
Potenziamento dell'export e rilancio degli investimenti, restano i driver dello sviluppo abruzzese. Oltre all'automotive e alla crescita costante del settore farmaceutico (+ 600 milioni pari a + 41%), che però potrebbe cominciare a risentire della crisi industriale tedesca, l'export regionale si sta caratterizzando da alcuni anni per il dinamismo del settore agroalimentare, che soprattutto attraverso la filiera vitivinicola sta conquistando mercati poco esplorati fino a soli tre anni fa, come quello cinese e per il settore della pelletteria (+ 38 milioni - +12%). In generale l'export verso i Paesi Extra UE ha registrato nel 2018 un aumento di 83 milioni, performance che in valore percentuale (5,3%) è di gran lunga superiore alla media nazionale, ferma a quota 1,6%.

stralcio dall'informazione promozionale, apparso sul quotidiano "Il Sole 24 Ore", del 25/2/2019

Rapporto Abruzzo: L'automotive brilla per produzione ed export, l'industria è trainante mentre comincia a soffrire redilizia
Indicato spesso come una sorta di Lombardia del Mezzogiorno, l'Abruzzo ne rappresenta la regione trainante sotto il profilo economico e industriale, soprattutto per la sua dinamicità.
Le attività sviluppate nelle quattro province di L'Aquila, Pescara, Chieti e Teramo offrono uno spaccato che si caratterizza per un tessuto produttivo variegato e vitale, con numerose punte d'eccellenza e, di converso, per alcune carenze, soprattutto sotto il profilo infrastrutturale, che ne limitano le potenzialità di sviluppo.

Ci sono settori, come l'automotive, in cui i grandi player hanno scelto l'Abruzzo per realizzare investimenti importanti. Alcune aree di eccellenza, come le attrezzature per la musica e l'entertainment, registrano affermazioni internazionali, pur se correlate a piccoli numeri. L'alimentare, innanzitutto i pastifici, compete sui mercati di tutto il mondo. Anche l'abbigliamento, assorbiti i colpi della concorrenza orientale, ha ripreso il suo trend di crescita. Ma non mancano aree di sofferenza, come il terziario avanzato, e, ancor più, l'edilizia. Permangono poi situazioni di criticità strutturale oltre che di deficit competitivo in ampi settori del tessuto produttivo e, soprattutto, del contesto amministrativo e infrastrutturale regionale.
Tutto ciò viene evidenziato nell'analisi congiunturale semestrale diffusa di recente dalla Confindustria abruzzese.
«L' economia regionale prosegue sull'onda dei dati positivi dell'ultimo semestre del 2006», dichiara il presidente degli industriali dell'Abruzzo, Calogero Riccardo Marrollo, e l'andamento resta favorevole, nell'ambito della spiccata ciclicità dei nostri settori produttivi, anche se siamo in fase d'attenuazione. Di positivo emerge che il tessuto industriale abruzzese tiene, sia per le sue eccellenze votate all'esportazione sia perché alcuni settori, come il tessile, abbigliamento e il comparto legno arredamenti, stanno reagendo bene alla concorrenza internazionale».
Ma il panorama non è di sole luci, avvertono gli industriali abruzzesi. Proprio a un settore che ha brillato meno degli altri nella prima metà del 2007, cioè il farmaceutico, appartiene il consigliere delegato del centro studi confindustriale, Gaetano Clavenna, che dirige uno degli stabilimenti farmaceutici più avanzati d'Italia, la Dompé pha.r.ma. de L'Aquila. «L'andamento relativamente positivo del primo semestre di quest' anno non autorizza eccessivi ottimismi», afferma Clavenna. «Abbiamo negatività ben individuate, sulle quali non si può tardare oltre ad agire. Parlo del deficit strutturale di competitività di un sistema economico sottodimensionato, sottocapitalizzato e con problemi di internazionalizzazione». In qualche modo la Lombardia del sud si ritrova sulla groppa i problemi tipici dell'area a cui appartiene: deficit infrastrutturale al di sotto della media nazionale, deficit amministrativo, mancanza di concertazione con la regione. «Non si riesce a rendere costante il rapporto con le istituzioni», spiega Clavenna, «così da innescare quella semplificazione amministrativa e la soluzione dei problemi di riforma degli enti sul territorio che rappresentano altrettanti freni alla competitività. C'è poca innovazione, come industriali e come singole imprese abbiamo contatti con università e centri d'eccellenza, ma manca l'intervento legislativo che consenta la messa a rete».

Dove i mezzi della grande industria riescono a creare un sistema, l'industria dell'Abruzzo spicca il volo. Il settore dei trasporti traina i risultati della produzione e dell'export abruzzese. Il gruppo Fiat ha nello stabilimento Sevel di Atessa il polo di settore più rilevante d'Europa, dove sono prodotti i veicoli commerciali leggeri sia con marchio Fiat sia con i marchi Peugeot e Citroën.
Sevel rappresenta una realtà trainante dell'industria regionale, con una forte incidenza sui dati di export.
Nella medesima area industriale c'è un'altra realtà di caratura europea: Honda Italia di Atessa. Fin dagli anni 70, quando non era possibile l'importazione nella Penisola di veicoli a due ruote di piccola cilindrata di produzione extraeuropea, la casa giapponese diede vita alla sua filiale produttiva italiana, che oggi è la più grande della Casa in Europa, «Honda Italia oggi vale circa il 40% del mercato continentale della marca», spiega Silvio Di Lorenzo, vicepresidente esecutivo di Honda Italia e presidente di Assindustria Chieti. «Quest'anno ad Atessa manterremo i livelli produttivi record dell'anno passato, attestandoci su circa 170 mila esemplari a due ruote nelle diverse cilindrate, da 125 a 1.000 cc, moto e scooter, aumentando ulteriormente la produzione di motori power equipment per rasaerba, che dovrebbero raggiungere le 700 mila unità».

Le ricadute per l'intero tessuto industriale abruzzese sono importanti. Una delle stelle del recente e affollato Salone della Moto Eicma, in Fiera Milano, è stata proprio una maxi-moto Honda made in Italy, la CB1000R, una naked sportiva ideata, disegnata, sviluppata e prodotta in Italia che usufruisce di componentistica per la maggior parte fornita da industrie ubicate nel territorio e coordinate dal Cisi (Consorzio italiano subfornitura impresa). Il primato dello stabilimento della Val di Sangro non è solo produttivo: «Atessa», conclude Di Lorenzo, «è stata la prima delle 123 unità produttive Honda nel mondo ad aver implementato la tecnologia Rfid (radiofrequenza) per la tracciabilità dei lotti di fornitura, sostituendo i codici a barre comunemente usati».

Ma l'Abruzzo che produce non brilla fuori d'Italia solo quando si tratta di grandi numeri. Ecco due perle nel settore musicale per darne la misura. La Parsek di Chieti produce sistemi di amplificazione per chitarre, basso e fra i professionisti del settore il suo nome è affiancato alle più quotate marche di Oltreoceano. «Cresciamo sull'estero a ritmo del 130%», dice il general manager Marco De Virgiliis, «fatto che ci ha indotto ad aprire le porte a diverse richieste di collaborazione per approdare alla nascita di un polo di ricerca applicata made in Abruzzo».
D'altra parte, elenca le difficoltà che non consentono di guardare con ottimismo al futuro per quanto riguarda il sistema industriale abruzzese: l'attenzione sia delle istituzioni sia del sistema bancario locali si concentra sui grandi numeri e si finisce per trascurare le piccole e medie imprese, le quali, peraltro, denotano scarsa capacità di aggregazione. Un esempio per tutti: il 90% dei nostri fornitori è situato nella regione Marche, nonostante cerchiamo costantemente per ottimizzare i costi logistici e in generale ottimizzazioni per sostenere la crescita».
Le medesime difficoltà che elenca un altro numero uno abruzzese del settore, la Proel spa, che partendo dalla provincia di Teramo ha conquistato quest'anno il 100% della inglese Turbosound, mitico marchio nel settore del rock leader in Europa per le apparecchiature professionali di amplificazione sonora, ed esporta in 120 paesi, in ogni parte del mondo. «L'Abruzzo ha bisogno di competenze, infrastrutture e servizi che possano rendere più competitive le proprie aziende. Dalle università alle banche, tutti devono responsabilmente giocare il loro ruolo», sostiene Fabrizio Sorbi, fondatore e presidente del gruppo Proel. «All'estero non fanno sconti, la classe dirigente italiana e dell'Abruzzo deve tenerlo presente».

Dalla vivacità dei piccoli alle difficoltà delle costruzioni, settore tradizionalmente forte dell'economia abruzzese, che con i suoi 45 mila occupati rappresenta oltre un quarto dell'intero settore industriale e poco meno del 9% del totale dei settori economici della regione. «La situazione nel primo semestre del 2007 è preoccupante», fa notare il presidente dell'Ance abruzzese (Associazione nazionale dei costruttori edili), Gennaro Strever: i dati indicano un crollo nel comparto delle opere pubbliche, un rallentamento nell'edilizia residenziale e una flessione in quella non residenziale, specialmente in quella destinata a insediamenti industriali».

Gli investimenti in opere pubbliche sono in netto calo: la flessione, negli ultimi tre anni, è di circa il 60%. «L'edilizia residenziale», prosegue Strever, «è stata fortemente penalizzata dalla situazione finanziaria generale e in particolare dall'accanimento del fisco sulla casa e dal danno causato all'intera economia dovuto al rialzo dei tassi, che hanno avuto ripercussione immediata sui mutui, e, quindi, sul mercato immobiliare». Resta sostenuta la domanda di recupero e riqualificazione edilizia, a dimostrazione che là dove ci sono gli incentivi fiscali il settore può espandersi. Le prospettive a breve non sono dunque rosee. A consuntivo di quest'anno e per i mesi successivi Ance Abruzzo prevede un'ulteriore contrazione degli investimenti complessivi, accentuata anche da un'ulteriore flessione nell'edilizia privata. «Dopo anni di continua crescita», conclude Strever, «prevediamo che anche il numero degli occupati diminuirà, in particolar modo nel secondo semestre del 2008».
articolo, a firma Roberto Bonavilla, in Rapporto Abruzzo, apparso su
"Italia Oggi", quotidiano economico, giuridico e politico del 21/11/ 2007

Abruzzo, ritratto di un'economia che cambia
( dati Unioncamere)
Gli indicatori economici relativi all'economia regionale: dal numero delle imprese all'occupazione, dal contributo alla formazione del valore aggiunto nazionale
all'export fino al livello di benessere delle famiglie e alla dotazione di infrastrutture.
La Regione in cifre, al 31/12/2006:
Provincie: 4 (Aquila-capoluogo-, Chieti, Pescara e Teramo;
Superficie: 10.795 Kmq;
Residenti: 1.310.000 unità;
Densità demografica: 121,33 ab. per Kmq, piuttosto bassa (14esimo posto tra le regioni it.);

Livello di urbanizzazione: 44,5% (11esimo posto tra le regioni it.);
Popolazione per classi di età: maggiore presenza di anziani rispetto al dato nazionale e all'area
....di riferimento;

Indice di dipendenza giovanile: 20,5 (inferiore alla media nazionale);
Stranieri presenti: 43.800 di cui il 77,22% extracomunitari con permesso di .soggiorno;
Imprese registrate in c.c.i.a.a.: poco più di 131.500 (14esimo posto tra le regioni it.);
% del numero delle imprese per settore: agricoltura 26,33% al di sopra del valore nazionale
....18,10%
-
.industria 11,30% - costruzioni 13,60% - commercio 25,71% - alberghi e ristoranti 5,18% -
....credito e
.assicurazioni 1,62% - servizi 11,96% - trasporti 2,70 - altri 1,60;
% degli occupati per settore: agricoltura 3,62% - industria 29,90% - altre attività 66,48%;
% del valore aggiunto per settore: agricoltura 2,84% - industria 30,25% - commercio, alberghi,
....trasporti 21,62% - credito e assicurazioni 21,92% - altri servizi 23,37%;
stralcio da articolo,"Abruzzo, ritratto di un'economia che cambia", apparso sul quotidiano "Il Sole 24 Ore", del 29/10/2007
Per farsi un'idea piuttosto precisa dell'economia abruzzese può essere molto utile ricorrere ai dati del sistema Stamet-Unioncamere. Ne emerge il ritratto di una regione sfaccettata, anche dinamica, che nel Mezzogiorno spicca sotto diversi aspetti. Vediamo allora i dati ricavati dall'analisi.
L'Abruzzo è caratterizzato da una superficie quasi interamente montana e dalla cospicua presenza di aree verdi sottoposte a tutela ambientale. I residenti della regione (al 31-12-06), ammontano a quasi 1.310.000 unità, che si distribuiscono sul territorio secondo una densità demografica che risulta essere piuttosto bassa, 121,33 abitanti per kmq, (14esimo posto tra le regioni italiane).
Il livello di urbanizzazione è pari al 44,5% e pone la regione al 11esimo posto nella graduatoria.
La distribuzione della popolazione per classi di età mette in evidenza una maggiore presenza relativa di anziani, sia per la componente maschile che per quella femminile, rispetto al dato nazionale e soprattutto a quello dell'area di riferimento. Per contro il dato relativo all'indice di dipendenza giovanile, pari a 20,5, è inferiore alla media nazionale. Ammontano, infine, a oltre 43.800 gli stranieri presenti nella regione; di questi circa il 77,22% sono extracomunitari con permesso di soggiorno.
Nei registri delle imprese conservati presso la locale Camera di Commercio sono registrate alla fine del 2006 poco più di 131.500 imprese, una cifra che non permette alla regione di andare oltre la 14esima posizione nella classifica generale per numero di iniziative imprenditoriali.
In un contesto che vede come settore prevalente l'agricoltura (26,3% del monte imprese locale, dato lievemente più alto rispetto all'area di riferimento e decisamente al di sopra del valore nazionale, 18,1%, spicca la rilevanza del settore energetico, che con una quota del 0,07% fa della regione la sesta realtà italiana del settore. L'incidenza delle attività artigianali (27,2%) risulta piuttosto elevata, superiore al valore medio dell'area meridionale (21,8%), anche se poco al di sotto rispetto alla media italiana (28,5%).
Il tasso di evoluzione imprenditoriale, relativo all'anno 2006, evidenzia un valore pari a 1,4, al di
sopra del dato del Mezzogiorno e in linea con il dato nazionale. A influire sulla performance di questo indicatore contribuisce in maniera pressoché totalitaria la natalità imprenditoriale al di sopra dei valori medi nazionali.
Alla fine del 2006 il mercato del lavoro, relativamente al livello occupazionale, della regione Abruzzo, fa registrare un valore medio di poco inferiore al dato nazionale.
Un valore che rende la regione un'isola felice nel contesto del Mezzogiorno. L'Abruzzo occupa la nona piazza per quanto riguarda gli occupati nel terzo settore, a conferma di quanto accade per il tessuto imprenditoriale. Le prospettive occupazionali risultanti da apposite indagini condotte da Unioncamere per i prossimi anni sembrano essere molto buone, specie se confrontate con i dati relativi all'intera nazione (1,4 contro 0,7).
L'Abruzzo contribuisce alla formazione del valore aggiunto nazionale per l'1,78%, dato in calo rispetto all'indicatore del 2000, un valore questo che colloca l'area al 16esimo posto tra le regioni italiane. L'indicatore del valore aggiunto prò-capite, pari a 20.370 euro, è di circa 5.000 euro inferiore a quello medio nazionale ed è tale da collocare la regione al 13esimo posto in graduatoria.
Il valore aggiunto provinciale proveniente dall'artigianato è pari a 12,3%, in linea rispetto a quello medio nazionale e superiore al dato meridionale.
Nel 2006 l'Abruzzo ha esportato merci per circa 6,6 miliardi di euro. Se si considera il rapporto fra ammontare delle esportazioni e valore aggiunto complessivamente prodotto (rapporto che indica la cosiddetta propensione all'esportazione) la regione si attesta su un livello (28,4) superiore a quello del Mezzogiorno (11,6) e a quello medio nazionale (24,8). Per quel che riguarda il livello del tasso di apertura, questo presenta un valore pari a 46,7, dato che la colloca in ottava posizione a livello nazionale. I prodotti di gran lunga più esportati sono senza dubbio quelli del settore metalmeccanico (automobili, tubi e valvole, macchinari). Questi costituiscono anche il capitolo più significativo, con il 46,3% in totale, delle importazioni. Per quanto riguarda i mercati di sbocco delle esportazioni è da notare come l'Europa assorba ben il 78,7% dei prodotti esportati dalla regione (Germania al primo posto, poi Francia e Regno Unito), seguita dall'Asia con il 10,9% (Singapore al sesto posto assoluto con il 4,84%). Anche il quadro relativo alle importazioni risulta fortemente legato all'Europa, dalla quale proviene circa il 69,7% dell'ammontare totale delle merci. I paesi da cui l'Abruzzo importa maggiormente sono la Francia (13,94%), la Germania (13,88%), il Giappone (9,05%) e la Svizzera (7,48%).
Il livello di benessere per le famiglie può essere valutato attraverso una serie di variabili socio-economiche che spiegano le condizioni di vita degli abitanti della provincia. In relazione al reddito disponibile, pari a poco più di 13.700 euro per abitante, la regione fa segnare un dato di oltre 2.000 euro inferiore a quello nazionale. Un livello simile hanno anche i consumi finali interni che si attestano poco al di sotto dei 12.400 euro per abitante collocando la provincia anche qui al 13esimo posto su scala nazionale. Interessante notare come vi sia una propensione al consumo di beni non alimentari (frutto anche del rilievo turistico dell'area) superiore a quella che ci si potrebbe aspettare dall'analisi del livello complessivo dei consumi e in linea con il livello medio italiano. Nonostante ciò alcuni indicatori connessi al livello del benessere risultano essere non troppo soddisfacenti; ad esempio quelli legati al mondo dell'automobile: l'indicatore relativo al numero di auto immatricolate ogni 1.000 abitanti), è infatti ben al di sotto del dato medio nazionale.
La situazione della regione nel contesto della dotazione infrastrutturale non si può certamente definire delle migliori. Il valore che assume l'indicatore generale è pari a 77,8 nel 2004 (84,8 nel 1991, fatta pari a 100 la media Italia) e colloca l'Abruzo in 14esima posizione su 20. Nello specifico il valore assunto dall'indice di dotazione delle infrastrutture economiche presenta un valore pari a 79,4 nel 2004, contro 92 nel 1991. L'analisi delle singole categorie mostra, poi, come tutte presentino un valore dell'indicatore inferiore a 100. Costituiscono un'eccezione a questo trend le strade, il cui valore (145,1) è superiore anche alla media della macroripartizione di riferimento, posizionando la regione seconda nel contesto nazionale. Alcuni indicatori relativi all'accesso al credito dimostrano qualche difficoltà da parte delle imprese: in particolare un rapporto sofferenze su impieghi che assume per il 2006 un valore pari a circa 5,3, dato di gran lunga più elevato della media italiana anche se al di sotto del valore registrato per l'area di riferimento (6,9).
stralcio da art.,"Abruzzo, ritratto di un'economia che cambia", apparso sul quotidiano "Il Sole 24 Ore", del 29/10/2007

Abruzzo, sono hi tech due imprese su tre
L'Abruzzo è una delle regioni più tecnologiche dell'Italia meridionale: solo un'azienda su tre è
"low tech". Metà dei negozi al dettaglio e dei pubblici esercizi, invece, è senza computer.
E' quanto emerso recentemente da una ricerca di Freedata sul "digital divide nella micro e macro impresa italiana".
Secondo lo studio, il 71,3% delle aziende abruzzesi ha almeno un pc (12 punti oltre la media del Sud). Bene anche i dati sull'accesso a internet: il 70,8% ne ha uno, in linea con la media nazionale ma superiore al 55,2% della media al Sud.
Poco informatizzate le micro Imprese, mentre tutte quelle con oltre dieci addetti hanno almeno un PC.
stralcio da art.,"Abruzzo, ritratto di un'economia che cambia", apparso sul quotidiano "Il Sole 24 Ore", del 29/10/2007

Quattro province, un'identità
Le peculiarità e le affinità economiche-produttive di
L'Aquila, Pescara, Teramo e Chieti: agricoltura, industria, turismo,
servizi in un territorio che cambia e si trasforma
Come gran parte del territorio italiano, l'Abruzzo ha subito grandi trasformazioni territoriali ed economiche a partire dal secondo dopoguerra. Sull'originario nucleo produttivo agricolo e legato all'allevamento (ancora oggi l'agricoltura, praticata prevalentemente sulle colline pre-appenniniche esposte all'influsso del mare, dà frumento, patate, ortaggi, uva da tavola, olive e frutta, e importanti sono le coltivazioni industriali di barbabietole da zucchero, tabacco, zafferano e liquirizia) si è innestata via via l'industria, favorita da una robusta produzione di energia idroelettrica e concentrata in prevalenza in pianura, intorno a Pescara, e da Chieti fino al mare, nei settori elettrochimico, elettronico, metalmeccanico, alimentare, enologico, della carta, dell'abbigliamento e della ceramica. Non meno fondamentale, in un panorama economico che si va terziarizzando, l'apporto del turismo, favorito dalla straordinaria bellezza del territorio, che racchiude in pochi chilometri spettacolari montagne, dolci colline, spiagge sabbiose lambite da un mare tra i più belli d'Italia. Strumento principe di valorizzazione della natura abruzzese sono i parchi: quelli nazionali d'Abruzzo, del Gran Sasso e della Maiella e quello regionale del Velino, che attirano migliaia di turisti educandoli al rispetto della vita selvaggia.
Vediamo ora le caratteristiche economico-produttive delle quattro province abruzzesi.
 
L'Aquila
Il contributo del terziario è piuttosto elevato, risultato conseguito grazie soprattutto al ruolo svolto dal turismo e dalla Pubblica Amministrazione.
Elementi caratteristici dell'industria locale sono la compresenza di insediamenti produttivi di dimensione medio-grande di origine extralocale e di piccole imprese autoctone attive per lo più nei comparti tradizionali (tessile-abbigliamento, alimentare, e legno e mobilio). La provincia, inoltre, svolge un ruolo di primo piano, nell'Italia centromeridionale, nel campo delle attività turistiche connesse agli sport invernali.
 
Teramo
La maggiore vivacità dell'economia è dell'area collinare.
Tra le attività industriali più diffuse sul territorio la fabbricazione di articoli da viaggio, borse, articoli da correggiaio e selleria.
In termini assoluti, tuttavia, è il comparto delle confezioni ad assorbire il maggior numero di addetti, al quale appartengono le quote più rilevanti di produzione esportata.
L'economia della provincia sembra comunque seguire in maniera più lenta quel processo di terziarizzazione che sta caratterizzando da alcuni anni tutte o quasi le economie locali del paese. Il settore dell'artigianato fa invece segnare risultati economici di tutto rispetto.
 
Pescara
Le vocazioni economiche più pronunciate della provincia sono rintracciabili nelle attività del terziario.
Il contributo del settore dei servizi alla formazione del valore aggiunto supera la media italiana (74,9% contro il 70,9%) e oltre la metà delle imprese della provincia risultano attive in tale settore. Il tasso di industrializzazione della provincia è inferiore a quello registrato per Chieti e Teramo.
La struttura imprenditoriale si distingue per la minore presenza di insediamenti produttivi di dimensione medio-grande rispetto alla media della regione e nazionale. In base alla distribuzione delle imprese per settore di attività economica è possibile mettere in evidenza la quota di attività commerciali superiore al 32% (la più elevata dell'Abruzzo).
Le attività turistiche, inoltre, rappresentano una realtà ormai radicata e un punto di forza dell'economia della provincia.
Le attività industriali più diffuse riguardano i comparti del metalmeccanico, dell'impiantistica, della chimica e dell'elettronica.
 
Chieti
L'economia della provincia trova nell'industria manifatturiera e nell'agricoltura le principali fonti occupazionali e di reddito prodotto.
Il tasso di industrializzazione è più elevato della media italiana e il contributo dell'agricoltura alla formazione del valore aggiunto globale è pari al 4,5% a fronte del 2,5% del dato italiano.
Le attività industriali di maggior rilievo sono concentrate in Val Pescara, nella Val di Sangro e nella piana di San Salvo.
Le industrie manifatturiere più importanti in termini di addetti appartengono ai comparti della "fabbricazione di autoveicoli" e della "fabbricazione di vetro e di prodotti in vetro".
Da menzionare sono anche gli insediamenti produttivi dei comparti dell'industria cartaria, dell'industria alimentare e delle bevande e della cantieristica navale.
stralcio da art.,"Abruzzo, ritratto di un'economia che cambia", apparso sul quotidiano "Il Sole 24 Ore", del 29/10/2007

Inglesi sulle colline d'Abruzzo
Dopo Umbria e Toscana gli stranieri scoprono la regione del Montepulciano. Immobili e Vino
(richieste soprattutto le case di campagna, che hanno quotazioni ancora abbordabili)
Le terre d'Abruzzo, come ricordò anche il poeta latino Ovidio, originario di Sulmona, sono sempre state generose di uve e vini pregiati. E non è un caso che il suo vino più famoso, il Montepulciano d'Abruzzo, sia da qualche anno protagonista incisivo della crescita dei rossi autoctoni made in Italy. Solo nel 2006, le esportazioni hanno segnato una crescita del 15 per cento. Non è da meno il Trebbiano, che ha una zona di produzione vastissima. Praticamente interessa tutta la regione in terreni collinari o di altopiano, la cui altitudine non deve essere superiore ai 500 metri sul livello del mare o, eccezionalmente, ai 600 metri se i terreni sono esposti a sud.
Questo successo ha risvegliato un certo interesse per le colline abruzzesi, dove in realtà già da qualche anno si registra una maggiore attenzione da parte di acquirenti stranieri, in particolare inglesi, per le case di campagna di alcune località della regione, dove i prezzi sono ancora abbordabili rispetto a regioni come le più note Toscana e Umbria. Nelle località più note, i valori del mq viaggiano tra i 900 e i 1.500 euro, ma si può trovare anche a meno.
Il merito di questo risveglio va anche alla promozione fatta dalla Regione Abruzzo tramite
Invest-Abruzzo. «Con questa iniziativa ormai conclusa - precisa l'assessore al Turismo Enrico Paolini - la Regione ha catalogato, assieme agli enti locali, un grande patrimonio immobiliare inutilizzato e poi ne ha promosso il recupero a fini turistici, attirando l'interesse di operatori specializzati. L'intuizione è stata di puntare al mercato estero».
stralcio da art., a firma Lucilla Incorvati, apparso sul quotidiano "Il Sole 24 Ore", del 06/10/2007

Abruzzo, tutte le opportunità di una regione che cresce
Un territorio guardato con sempre maggiore interesse dalle
imprese italiane e estere.
Una posizione geografica favorevole, ottimi collegamenti,
una buona dotazione infrastrutturale, un livello ideale della
scolarizzazione e delle competenze, un solido tessuto imprenditoriale:
ecco le peculiarità che possono attrarre investimenti e insediamenti produttivi.

Da qualche anno, ormai, il territorio abruzzese è guardato con interesse dal mondo delle imprese, che qui vedono le condizioni ideali per insediarsi. Una tendenza che non può generare stupore, viste le peculiarità sociali, culturali, ambientali e considerato lo stesso sviluppo industriale della regione. Diversi i punti qualificanti - derivanti da una serie di caratteri del sistema sociale e produttivo e da condizioni naturali - che si possono citare:
la posizione centrale della regione in Italia con funzioni di cerniera tra Nord e Sud e con forti
...connessioni con i sistemi metropolitani di Roma e Napoli, cui si aggiunge la posizione strategica
anche rispetto ai Balcani e all'est in genere;
l'articolazione delle infrastrutture stradali e ferroviarie con porti ben attrezzati e un aeroporto in
...fase di crescita;
la diffusa presenza di agglomerati industriali ben attrezzati, con buona disponibilità di spazi;
l' ampia e rilevante gamma di strumenti comunitari, nazionali e regionali di agevolazione, incentivi
...e di servizi alle imprese;
la presenza di Università e Centri di ricerca collegati con funzioni formative di elevato livello e con
...funzioni di supporto al sistema delle imprese;
una situazione ambientale che vede la presenza di molte aree protette e un sistema diffuso di beni
...culturali;
un tessuto sociale integrato e qualificato sul piano socio-economico;
il deciso sostegno delle iniziative di sviluppo da parte delle amministrazioni pubbliche.

Vale dunque la pena vedere più in dettaglio queste caratteristiche della regione.

Trasporti: una Regione chiave.
L'Abruzzo può essere definita una regione di raccordo tra il mondo produttivo del Centro-Nord e quello del Meridione. Fondamentale, in questa prospettiva, lo sviluppo di strade e autostrade, che consentono collegamenti rapidi con Roma e Napoli (meno di 2 ore) e l'attraversamento del territorio da nord a sud in meno di un'ora.
E' importante osservare che lo sviluppo dei collegamenti stradali ha un indice di dotazione infrastrutturale di livello superiore alla media nazionale, grazie a opere veramente notevoli come, ad esempio, il tunnel del Gran Sasso (Km.10), da cui tra l'altro si accede anche al Laboratorio dell'Istituto nazionale di Fisica Nucleare. Le autostrade A24 e A25 attraversano la regione in senso trasversale e la collegano con la A1 e con la A14 (l'Adriatica, che percorre tutta la regione nel senso della lunghezza), i porti (quello turistico di Pe
scara e quelli commerciali di Ortona e Vasto) provvedono alle comunicazioni con i Balcani e il Mediterraneo, l'aeroporto di Pescara assume una funzione sempre più rilevante nell'economia dei trasporti aerei della fascia adriatica, quello dell'Aquila svolge un ruolo importante nel flusso turistico, mentre gli snodi in via di realizzazione agevoleranno i collegamenti con il resto d'Italia valorizzando gli interporti del Fucino e della Val Pescara.
Questa la favorevole situazione dell'Abruzzo per ciò che riguarda i collegamenti, sicuramente una carta importante che la regione può giocare in chiave economica.

Le molte possibilità di insediamento.
Numerose, nella regione, le aree attrezzate per l'insediamento, presenti in quasi tutti i Comuni maggiori. In particolare, sono numerosi gli agglomerati industriali nelle aree di Avezzano, Chieti-Val di Sangro, L'Aquila, Val Pescara, Sulmona, Teramo, Vastese, a loro volta integrate con i distretti industriali della Piana del Cavaliere, della Maiella, di Teramo, del Vastese. Vanno aggiunti, in questo panorama, il distretto del terziario avanzato di Pescara, quello dell'agro-alimentare della Marsica, il polo dell'elettronica dell'Aquila, realtà che possono crescere ancora.

Un tessuto Produttivo competitivo.
L'Abruzzo possiede una struttura produttiva di alto livello, con un'agricoltura molto competitiva a livello nazionale e un sistema industriale caratterizzato dalla diversificazione merceologica e dimensionale.
Servizi ben organizzati e diffusi, in particolare nell'ambito dei sistemi insediativi meglio attrezzati, garantiscono un livello di efficienza del sistema tra i più competitivi dell'Italia Centrale.
II tessuto imprenditoriale nei settori tradizionali comprende imprese medio piccole ben connesse e organizzate sul territorio, una specie di distretto diffuso che, soprattutto nella provincia di Teramo, trova un raccordo puntuale anche nel distretto formale del tessile, abbigliamento e del legno.
I segmenti delle produzioni tecnologiche, invece, vedono la presenza di numerose imprese
internazionali che garantiscono percorsi innovativi di alta competitività (il distretto del Sangro con la metalmeccanica, la robotica a Carsoli, i distretti dell'elettronica e della chimica dell'aquilano, della chimica e del vetro del vastese). All'interno del sistema produttivo regionale e in particolare negli altri settori permane un consistente segmento di piccole e piccolissime imprese che garantiscono una presenza di servizi ben articolata sul territorio.
Consistente e diffuso è anche l'artigianato in cui la presenza di imprese sia del comparto produttivo che del comparto dei servizi forma una base di ricambio di professionalità e di imprenditorialità che è in sostanza all'origine della crescita del sistema produttivo complessivo.
L'industria è il settore a più elevata produttività: sviluppa circa un terzo del PIL prodotto da tutta
l'economia regionale mentre il settore dei servizi assieme alla pubbblica
amministrazione, produce circa il 60% della ricchezza regionale.
Le molte
aziende industriali che costituiscono il tessuto produttivo abruzzese sono insediate in maniera diffusa sul territorio, anche se generalmente si concentrano nelle aree meglio attrezzate e servite della regione.
La provincia di Chieti vede
il prevalere - oltre che di piccole-medie e grandi imprese nei settori
me
talmeccanico, mezzi di trasporto e vetro;
la provincia dell'Aquila si contraddistingue per importanti insediamenti farmaceutici, metalmeccanici ed elettronici;
la provincia di Pescara si contraddistingue per importanti insediamenti della chimica, dell'abbigliamento e della carta;
la provincia di Teramo per una presenza diffusa e articolata nei settori dell'abbigligliamento del legno, della metalmeccanica e dell'elettronica.

Il mercato del lavoro.
II tasso di attività (rapporto forza lavoro-popolazione) in Abruzzo è del 62,18%, valore che coincide con la media italiana.
A una forza lavoro pari a circa 534.000 lavoratori corrisponde un tasso di disoccupazione, al 2005, del 7,86%, anche questo in linea con il valore medio nazionale.
L'offerta di lavoro è tendenzialmente qualificata, grazie a una più elevata scolarizzazione e al maggiore coinvolgimento dei giovani nel processo formativo universitario, anche se ciò concorre a mantenere lo squilibrio tra offerta e domanda di lavoro (vedi il tasso di disoccupazione giovanile).

Come si vive in Abruzzo.
Le condizioni di vita degli abruzzesi, misurate in chiave di reddito e di consumi della famiglia, denotano una situazione lievemente inferiore alla media nazionale. Invece, se si tiene conto della dotazione di servizi e della qualità dell'ambiente, l'insieme dei fattori che normalmente vengono considerati indicano come l'abruzzese stia decisamente meglio dell'italiano medio.
Buone in particolare le condizioni relativamente ai servizi sociali e ai servizi pubblici, ben raccordati e diffusi nei numerosi centri in cui si distribuisce la popolazione abruzzese.
Tra gli altri aspetti si ricorda un'elevata scolarizzazione della popolazione, con indici che stanno abbondantemente al di sopra della media nazionale (78,3% contro il 68%) e con una presenza diffusa di atenei orientati alla formazione tecnica e scientifica, (Ingegneria, Scienze, Informatica, Medicina ecc.).

Una Regione aperta verso l'esterno.
Positivi i dati che l'Abruzzo fa registrare per quanto riguarda i rapporti con i mercati esteri.
La propensione all'export fa segnare un valore di 26,51, ben superiore alla media nazionale (22,25).
Il tasso di apertura è pari a 42,64, in linea con la media nazionale, ma circa il doppio rispetto alla media del Mezzogiorno. Oltre 6 miliardi di euro il valore delle esportazioni nel 2004. I prodotti più esportati sono: le macchine e apparecchiature elettriche, ottiche e di precisione; i prodotti alimentari; i prodotti dell'industria tessile; i prodotti in cuoio.
Ecco, dunque, il quadro, dal quale esce una regione pronta ad affrontare le sfide
che il futuro le pone davanti.

stralcio da art.,"Abruzzo, una regione che cresce", apparso sul quotidiano "Il Sole 24 Ore", del 9/10/2006

Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
Le risorse naturalistiche del Parco possono essere sintetizzate in poche, ma significative cifre:
oltre 2.000 le specie di piante, circa un terzo della flora
....italiana, molte endemiche e rare;
230 le specie di uccelli;
oltre 5.000 quelle degli invertebrati;
30 specie di pipistrelli presenti in Italia, almeno 20 sono rinvenibili all'interno di quest'area protetta, che risulta così una ricchissima e concentrata riserva di biodiversità.
Nato il 9 settembre del 1922 per iniziativa privata, confermato con Regio Decreto-legge dell'11 gennaio 1923, abolito durante il ventennio fascista, rinato nel 1951 come Ente Autonomo, la sua espansione si lega al fenomeno dell'eco-turismo, sviluppatosi a partire dagli anni '80. Obiettivo principale era quello di tutelare le specie estinte da altre parti e qui rifugiate, tra cui, soprattutto, l'Orso bruno marsicano e il Camoscio d' Abruzzo.
Ma l'idea del fondatore, Erminio Sipari, era anche quella di creare un centro d'attrattiva turistica, una zona climatica sfruttabile per passeggiate e escursioni grazie a qualche albergo, rifugio e punto di ristorazione. Attualmente questi due obiettivi ideali sono i punti di forza del Parco. All'interno dell'area sono protetti grandi predatori, come il lupo e l'orso, grandi ungulati come il camoscio, il cervo e capriolo, che fungono da appeal (richiamo) turistico, con un conseguente flusso economico e i turisti che transitano annualmente sono calcolabili in circa 3,5 milioni.
Inizialmente estesa su una superficie di 500 ettari, l'area oggi comprende 50.000 ettari più una zona di protezione esterna di 94.000 ettari, all'interno della quale l'Ente Parco, d'intesa con le tre Regioni interessate, Abruzzo, Lazio, Molise, può intervenire per regolamentare l'attività venatoria, disciplinando il numero di cacciatori e le modalità di caccia.
Anche l'accesso ad alcune zone del Parco può essere limitato in alcuni periodi dell'anno, il flusso può, per così dire, essere regolamentato per non interferire con le abitudini e attività degli animali ospitati. Va in questa direzione l'azione di pianificazione e tutela voluta dall'Ente, che punta a stabilire i criteri e le modalità con cui il visitatore deve accostarsi agli animali (da una certa distanza, con il binocolo), per non disturbare e condizionarne il comportamento; grazie alla protezione orsi troppo confidenti possono essere spinti ad avvicinarsi alle abitazioni, con conseguenti razzie a stalle, arnie, pollai e conflitti con gli abitanti che rendono necessari esborsi di denaro a scopo di indennizzo, per cui ogni anno vengono devoluti 150-200.000 euro per ristorare le persone che hanno subito danni.
Vengono previste attività di educazione ambientale e particolare attenzione viene riservata all'accoglienza di gruppi scolastici e all'organizzazione di attività per gruppi di anziani o turisti che vogliono essere accompagnati nell'avvistamento di orsi, camosci e lupi.
Altrettanto importante è il servizio reso alla collettività, in maniera diretta o indiretta.
Il Parco fornisce un'importante risorsa idrica potenziale, un bene primario che viene reso disponibile a tutta la collettività in forma pura e di buona qualità: l'acqua che fuoriesce dalle sorgenti alla base dei massicci calcarei e permeabili, può essere calcolata in 1121 milioni di metri cubi all'anno, con un conseguente valore economico di 33,6 milioni di euro, in termini di risorsa grezza. Ed ancora: le emissioni di CO2, che secondo il Protocollo di Kyoto devono essere contenute per ridurre l'effetto serra, possono essere assorbite grazie all'opera svolta dalle foreste presenti all'interno del Parco. Biomasse equivalenti a 27.868 ettari di bosco possono assorbire fino a 12.538.887 tonnellate di CO2 , con un guadagno di 60-70 milioni di euro all'anno.
Tale biomassa è in grado di sostenere la produzione di CO2 derivante dai consumi annui di 612.459 famiglie: circa 2 volte la popolazione di Napoli (933 mila ab.), circa 3 volte la popolazione di Palermo (652 mila ab.). E' per questo che viene svolta un'opera di tutela del patrimonio boschivo, che proibisce esboschi indiscriminati e prevede indennizzi, pari a circa 500.000 euro all'anno, per Comuni e privati, per i mancati tagli.
Va infine ricordata l'attività di ricerca: grazie soprattutto a sponsor e magnati, vengono promosse ricerche sui lupi e orsi, pipistrelli, foreste e molte altre, al fine di migliorare i sistemi di gestione e conservazione della natura.
L'Ente Parco è un Ente Pubblico, non economico, che opera sotto la vigilanza del Ministero dell'Ambiente, che favorisce però un indotto economico di notevole importanza per il territorio e le regioni circostanti, malgrado le esigue risorse finanziarie disponibili: può contare su un bilancio di parte corrente di appena 5,5 milioni di Euro. Il personale interno è costituito da 120 dipendenti distribuiti in 5 aree organizzative, 8 sono i centri di visita, 25 i Comuni coinvolti, localizzati in aree diverse ( Abruzzo, Lazio, Molise), 6 i piccoli centri abitati situati all'interno del Parco (Pescasseroli, Barrea, Civitella Alfedena, Opi, Bisegna, Ortona dei Marsi); molteplici gli alberghi, i rifugi, i punti di ristorazione, gli affittacamere, le cooperative di servizi presenti sul territorio, che producono una ricchezza valutabile in 150-200 milioni di euro all'anno: ecco un altro servizio reso alla collettività! Ecco un'esperienza che mostra come si possa coniugare tutela ambientale e attività economica.
stralcio da art.,"Abruzzo, una regione che cresce", apparso sul quotidiano "Il Sole 24 Ore", del 9/10/2006