156° dell'Unità d'Italia (1861 - 2017):
Contributi di Vastesi

Fratelli d'Italia
(l'Inno di Mameli)
by lolloermejo4ever - 16/giu/2010 -
da You Tube
 
Testimonianze recenti
in occasione del 150° anninevrsario Unità d'Italia
Il Tricolore visto con i fiori dalla Loggia Amblingh di Vasto
- sullo sfondo il Golfo - scatti di Vincenzo Di Lello
 
Opera (in gesso e acrilici) monumentale dedicata all’Unità d’italia
del pittore/grafico e scultore Gianfranco Bevilacqua
Gianfranco Bevilacqua, vastese di fuori che da anni vive ed opera a Siracusa, ha realizzato un'opera (in gesso e acrilici) dedicata all’Unità d’italia.
Stilisticamente l’opera s’inserisce nella più recente e nuova produzione dell’artista, imperniata sulla forma riguardata per se stessa, senza supporti mimetico-illustrativi.
L’opera crea un volume, al tempo stesso astratto e concreto, che dà immagine formale a un’idea che s’incarna nella materia, in questo caso il gesso, un substrato minimale cromaticamente ma capace di porsi alla vista in modo assoluto come luce e ombra, forma e immagine.
Il modellato si manifesta e si pone nello spazio, variamente modulato, sino a farsi segno (o segnale) che testimonia eideticamente la presenza
 dell’uomo nel suo habitat fisico e storico.
Operazione metasimbolica dell’arte di ogni epoca, testimonianza ancora efficace della capacità dell’essere umano di porre, attraverso manipolazioni, estetiche ma non solo, la sua
presenza demiurgica nel divenire del tempo e l’incidenza progettuale dell’uomo sulla materia per se stessa mutevole e corruttevole.
Gianfranco Bevilacqua, pittore e grafico oltre che scultore, nato a San Salvo e vissuto a Vasto Marina sino agli inizi anni ’70, ha esposto in più occasioni a Vasto le sue originali e suggestive figure, generalmente modellate in terrecotta patinata.
stralcio da note stese da G. F. Pollutri, amico carissimo di Bevilacqua, pervenute in redazione il 2 giugno 2011    
 
17 Marzo 1861
del vastese Nicola
Bottari, marzo 2011
Data simbolica
della nostra storia:
liberi dallo straniero
e stato sovrano.
I protagonisti:
Mazzini
Cavour
Garibaldi.
Trionfale lo sbarco
dei Mille,
l'avanzata,
la consegna
delle terre redente
al primo Re d'Italia.
Monito a riflettere,
a non dimenticare.








La Spada
del vastese Osvaldo Santoro, maggio 2011
O cara Patria mia!
qui sulle sponde vedo
tanti uomini affamati,
sarcastici e lascivi,
sì come l'onde sporche
da un vento qui mandate
ad inquinar le rive,
a rosicchiar le menti
del popol tuo; e i monti.
Come son tristi questi
tuoi momenti.
Risorgi in nuova tempra,
o cara Patria mia,
pacifica e possente,
ovunque e come sempre;
sacra semenza in ogni continente.
Viva l'Italia!
I nostri padri han scritto.
E il tuo futuro vedo in
quell'inchiostro
di sangue nuovo e vivo.
Perciò non piango e scrivo:
con la tirtaica spada
Viva l'Italia mia!
 
Il Gelato 'Tricolore'
da ‘Giammarino’
a Vasto Marina
a base di pistacchio, fiordilatte e fragola
 
Vetrine 'Tricolori'
a Vasto
L'iniziativa, nell'ambito degli appuntamenti programmati dal Comune per i festeggiamenti della ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, è a cura del Consorzio 'Vasto in Centro'.
Tra i primi ad aderire c'è Elio Florio, titolare della
Profumeria Florio di corso Garibaldi. Spicca lo spazio espositivo esterno all'attività con alcuni quadri di Vittorio Emanuele II, Giuseppe Garibaldi, la Regina Margherita, Giuseppe Mazzini e il conte di Cavour, oltre ad alcuni profumi con coccarde tricolori ed un manifesto del 1861 del Teatro alla Scala con la scritta Viva Verdi, col doppio riferimento all'illustre compositore ma anche allo stesso re (viva Vittorio Emanuele Re D'Italia). In bella evidenza pure due creazioni artistiche che riproducono lo stemma della Municipalità del Vasto e l'immagine del poeta vastese esule a Londra Gabriele Rossetti realizzate da Giuseppe Franco Pollutri.
stralcio da www. http://www.histonium.net, art. di Michele Tana - 12 marzo 2011
L'iniziativa raggruppa una settantina di esercenti della città antica oltre ad altri in altre zone di Vasto. "Ognuno parteciperà al concorso, con l'intento principale di rendere il centro storico più accogliente per i visitatori che vi si recheranno in un'occasione così importante.
La premiazione delle tre vetrine più belle è prevista per il 25 aprile 2011".
 
a cura della Galleria ArtiBus - Vasto - Via Messina, 2 - Tel. 339.4287017
Vasto, 19 Marzo - 27 Maggio 2011
Apertura: dal lunedì al venerdì, ore 17.30/20.00 - Ingresso gratuito
Esposizione Fratelli d'Italia - 16 Artisti per l'Unita'
http://www.laboratorioartibus.it






Comunicato del Laboratorio ArtiBus di Vasto - 14 marzo 2011
In occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità nazionale il Laboratorio ArtiBus di Vasto intende offrire, con l’esposizione “Fratelli d’Italia”, un personale e sentito contributo alla riflessione che scaturisce da questa importante ricorrenza.
Subito dopo l’Unificazione, Massimo D’Azeglio affermò che, fatta l’Italia, si dovevano fare gli Italiani. Oggi viene spontaneo chiedersi se tale traguardo sia stato tagliato, oppure se la strada da percorrere sia ancora lunga e non priva di ostacoli da abbattere. Al di là degli omaggi commemorativi e della retorica di circostanza, ciò che più conta in questa occasione storicamente rilevante è fare propri gli obiettivi che conducano a riscoprirsi “Fratelli d’Italia” e ad onorare una patria nata dal sacrificio e dal sangue versato: l’impegno individuale e collettivo, il risveglio della coscienza civile, il richiamo ad essere corresponsabili della costruzione del benessere comune, assecondando un’ispirazione realmente fraterna e solidale. Anche l’arte può dare un valido apporto in questa direzione, partendo dal ricordo del passato per interrogarsi sul presente e sul futuro dell’identità che ci caratterizza.
L’esposizione “Fratelli d’Italia”, che sarà itinerante in diversi Comuni, mira in particolar modo a sensibilizzare le giovani generazioni alla conoscenza del Risorgimento e dei suoi effetti, per cui proporrà visite guidate e laboratori per le Scuole. Sedici sono gli artisti partecipanti, che hanno appositamente realizzato opere dedicate al tema affrontato.
La mostra, a cura di Daniela Madonna e diretta artisticamente da Bruno Scafetta, si terrà presso la Galleria ArtiBus (Via Messina, 2-Vasto) dal 19 marzo al 27 maggio 2011 (apertura dal lun. al ven., ore 17.30-20.00; ingresso gratuito). Inaugurazione: sabato 19 marzo ore 18.30.
 
Il Tempo e la Memoria, pagine sul risorgimento vastese
L'Associazione "Amici degli Anziani" - Vasto di cui è dinamico presidente Angela Poli Molino, nell'ambito della Mostra vastese:
"Artigianato e storia 1861-2011 ieri e oggi
nel 150° anno dell'Unità d'Italia
"
ha pubblicato un volumetto, curato dallo storico Pasquale Spadaccini, sul risorgimento vastese.
Nella Mostra sono stati esposti costumi con figure di:
Giuseppe Mazzini

Giuseppe Garibaldi

Camillo Benso conte di Cavour

Vittorio Emanuele II.

 
.stralcio da art. apparso su "il Giornale del Vastese", mensile d'info. - n. 3 - marzo 2012 
 
Celebrazione del 150° come dovere e tuffo nella memoria storica
per capire chi siamo
Unità d'Italia: la si festeggia ogni 50 anni, siamo alla terza celebrazione, quindi un evento raro. C'è chi lo festeggia due volte, chi una volta, chi, sfortunato, mai! Basterebbe questa considerazione per dire: diamoci sotto!
Non lasciamoci sfuggire un'occasione d'oro, per moltissimi irripetibile, di festeggiare uniti il grande evento dell'Unità d'Italia per la quale migliaia di cittadini hanno dato la vita. Ci hanno consegnato una Italia che, cresciuta e impostasi all'attenzione di tutto il mondo, ci permette, dopo gli storici passaggi costituzionali e di governo, di vivere la vita che stiamo vivendo.
Il 17 marzo 1861, al primo parlamento italiano, Vittorio Emanuele II veniva proclamato Re d'Italia. Sì, l'Italia era fatta,
lo aveva detto - e lo si ricorda spesso - il D'Azeglio cosciente di un compito ancora più grande: fare gli Italiani. Purtroppo non ci siamo ancora, lo dicono in tanti, gli Italiani non sono fatti se è vero che non sempre prevale tra le divisioni partitiche il sentimento unitario.
L'essere stati educati all'amore per la patria, alla devozione per il tricolore, all'interesse generale della nazione conta qualcosa. Le letture del De Amicis a scuola, l'educazione al rispetto della famiglia e dell'anziano, il servizio militare comunque formativo, l'inno nazionale sempre emozionante negli incontri di calcio e manifestazioni solenni hanno lasciato il segno.
E poi la grande lezione dei politici dell'epoca: repubblicani che hanno accettato la monarchia perché unica condizione di fare l'Italia, Garibaldi che ne consegna il sud conquistato al re Vittorio Emanuele, il grande impareggiabile artefice del nuovo Stato, Cavour, venuto a mancare troppo presto.
Furono fatte delle scelte forse sbagliate nell'assetto amministrativo, nel senso che si scelse l'accentramento, e furono commessi errori nella gestione del problema sociale sorto nel sud, ma i politici responsabili del nuovo Regno, della Destra Storica e della sinistra, rimangono un esempio di onestà, di impegno e di senso dello Stato.
17 marzo 2011: al lavoro o vacanza? Dibattito inutile. Non ci si può dividere su questo.
Il problema è il tuffo nella memoria storica dello spirito risorgimentale per trarre linfa e nuova presa di coscienza che, nel momento difficile che stiamo vivendo, illumini i politici a trovare la sintesi perché al di là e al di sopra dei particolarismi e vuote immagini è in gioco il destino dell'Italia.
...stralcio da art., a firma Rodrigo Cieri, apparso su "il Giornale del Vastese", mensile d'info. - n. 6 - marzo 2011 
 
Testimonianze del passato
Lu Štivale e lu scarpuncine
del vastese Fernando D'Annunzio
scritta negli anni 1990


L'Italia bbella noštre, 'štu stivale
longhe, ch'arrive sopr' a lu hunùcchie,
l'à fatte nu scarpàre 'ccizziunàle,
quanda li huerde ti s'arifà l'ucchie.

E' nu mudelle ùniche a lu monne,
nghi tacche, punte e pure lu spiròne.
L'Europe, sott' a la cchiù bbella honne,
si li mette e ci fa nu figuróne.

A ppizz' a ppizze s'avè divintate,
quant'anne ci' à vulùte, Ddì' li sa,
e quanta si n'è mmurte di suldate
p'aripurtà '
št'Italie all'unità.

E' sciùte une mo, nu fafucchiare,
che vò' 'rimette mane a li cunfìne.
L'Italia no
štre, 'ccuscì bbell' e care,
li vò' fa' divintà nu scarpuncine.

-I' ti vulesse dice, care Bbosse,
ca quelle che vu' fa' è 'na pazzìje
e, crid' a me, li
šti' facenne grosse,
nin pù' schirzà nghi
štorie e giografìje.

Lu scherze è bbelle s'arimane scherze.
Se aecche ni'
štì' bbone pù' partì'!
Se tu 'ssu ccone cocce li si' perze,
pi' nu' l'Italie
šta bbun' accuscì.
E doppe dimme tu se ti cummìne,
picchè, facenne coma tu si' ditte,
se nu' ci' ariducème a scarpuncine,
vu' arimanète 'na mezza cazzette.-
Traduzione:
Lo stivale e lo scarponcino

di Fernando D'Annunzio, scritta negli anni 1990

   La nostra bella Italia, questo stivale
lungo, che arriva sopra il ginocchio,
è opera di un calzolaio eccezionale,
a guardarlo c’è da rifarsi gli occhi.  

  E’ un modello unico al mondo,
con tacco, punta e perfino lo sperone.
L’Europa, sotto la veste più bella,
lo indossa e ci fa un figurone.

   In tanti pezzi era diviso;
quanti anni ci sono voluti, Dio lo sa,
e quanti soldati sono morti
per riportare questa Italia all’unità.
......................................................................................
segue
   Vien fuori un tale adesso, un fanfarone,
che vuol rimettere mano ai confini.
L’Italia nostra, così bella e cara,
vuol trasformare in uno scarponcino.    

 Io vorrei dirti, caro Bossi,
che ciò che tu vuoi fare è una pazzia
e, credi a me, la stai facendo grossa,
non puoi scherzare con storia e geografia.  

 Lo scherzo è bello se rimane scherzo.
Se qui non ci stai bene puoi partire!
Se tu sei uscito fuori di testa,
per noi l’Italia sta bene così!  

   E poi... dimmi tu se ti conviene,
perché facendo come tu proponi,
se noi ci ridurremo a scarponcino,
  voi diventerete una mezza calzetta!
 
L'Inno alla Bandiera, cantato in tutta italia
scritto dal vastese Nicola D'Aloisio (1886 - 1960) e musicato dal maestro Alessandro Ravera
Il verde, il bianco e il rosso sono i colori che uniscono un’intera nazione.
Come ricordava il poeta Giosuè Carducci nel 1897:
“Quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni
e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si angusta:
il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene della gioventù dei poeti;
il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l’anima nella costanza dei savi;
il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi!”.
Noi vogliamo ricordare la nostra bandiera con le parole di un piccolo inno, che veniva cantato negli anni 1930 nelle scuole italiane, dal titolo:

Il saluto alla bandiera

Salve bandiera – d’Italia gloria,
simbolo ardente – de’ nostri cuor;
per te rifulge – tutta una storia
d’eroiche gesta – di santo amor.

Salve, salve, o tricolore
dell’italica bandiera,
col fervor d’una preghiera
canta e palpita ogni cuore:

salve, salve, o tricolor,
nostro vanto e nostro amor.

Bella se infiammi – nelle tenzoni
i prodi fanti – di patrio zel;
bella se sventoli – fuori ai balconi
i tre colori – nel glauco ciel.

Salve sempre, o benedetta,
mille volte consacrata,
mia bandiera venerata
a ogni cuor sacra e diletta:

salve, salve, o tricolor,
nostro vanto e nostro amor.

Per te ogni prode – diede la vita
per te ogni madre – figli immolò;
per te ogni donna – fonte infinita
di sante lacrime – prona versò.

Per quel sangue, per quel pianto
che all’Italia dier la gloria
d’ogni splendida vittoria,
alto ognor s’elevi il canto:

salve, salve, o tricolor,
nostro vanto e nostro amor!
..........................stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su www.noivastesi.blogspot.com del 18 marzo 2011

 
La polemica.... tra Borbonici e Liberali era comunque destinata a protrarsi nel tempo, anche molto tempo dopo la fine dei fenomeni antirisorgimentali. Ne fanno testimonianza i due sonetti che seguono, scritti nel 1891 da Luigi Anelli.
Macchiette Vastesi: Burbòneche (Borbonico)
del vastese Luigi Anelli (1860 - 1944), macchietta n. 28 - anno 1891
Nin zi po' cambà' cchiì, è 'n' arruvèine!
Mar' a nnì, chi cci séme capitate!...
E ppinzà' ca ci stàive li quatrèine,
e chi 'm mèzz' a la grasce séme nate!
Non si può più campare, è una rovina!
Sventura a noi, che ci siamo capitati!...
E pensare che c'erano i quattrini,
e che in mezzo all'abbondanza siamo nati!
A ddu' turnèisce si vinné' lu vèine;
cinghe rane di pane 'na palate:
mé nghi nu coppe vi' chi cci cumbèine,
si t' avaste pi' ffarte 'na magnate!
A due tornesi (1) si vendeva il vino;
cinque grana di pane una palata (2):
adesso con un coppe (3) guarda che ci combini,
se ti basta per farti una mangiata!
Prèime, a la piazze, qualle chi vvulèive;
mé si lome strascèine vita 'tèrne
a ccapammande...chi cci vu truvà'?
Prima, in piazza, tutto ciò che volevi;
ora si portano (via) vita eterna (4)
al nord ...che ci vuoi trovare più?
Li pisìure ti sìuche vive vèive,
cullì ch'acchiappe titt' è li huverne:
chi bbella chéuse ch' è 'ssa libbirtà!
I gravami (fiscali) ti succhiano vivo vivo,
colui che arraffa tutto è il governo:
che bella cosa che è codesta libertà!
(1)Il tornese era una moneta di rame in corso prima del 1860, del valore di circa due centesimi.
(2) Un grano equivaleva a due tornesi. Quella quantità di pane che poteva contenere la pala allorchè s'infornava; cioè due rotola (kg. 1.838). (3) Rotolo di monete di rame del valore di L. 5,00. (4) Tutto.
dal libro di Pino Jubatti - 2003 - Ed. di Radio Vasto - Il Dialetto Vastese nelle 40"macchiette" di Luigi Anelli - n. 28 - 1891
 
Macchiette Vastesi: Libbirale (Liberale)
del vastese Luigi Anelli (1860 - 1944), macchietta n. 29 - anno 1891
Ti dèiche jè, prèime cchiù mmajje jéve!
Chi bbilli timbe chi mmi sté' a'vvandà':
sole si ppoche péuch' arifiatéve
jéve 'n galere senza mal' a ffà'!
Ti dico io, (che) era meglio prima!
Che tempi belli (che) mi stai a vantare:
solo se poco poco rifiatavi
andavi in galera senza fare (niente di) male!
Dendr' a la casa té' ci mastrijéve
lu predde, e ttì ricchiatte, sa', cumbà';
e si ddu' pèile 'm bacce ti lasséve,
Lèmme ti li purtav' a ffà' tajjà'!
Dentro la casa tua ci maestreggiava (1)
il prete, e tu ricchiatte (2), sai compare
e se in faccia due peli ti lasciavi (3),
Lèmme (4) ti conduceva a farteli tagliare!
Si détte ca nijènde jave care;
ma 'n' d' aricurde ca stavame nì
trumundate gné l'acche di lu mare?
Hai detto che niente costava caro;
ma non ti rammenti che stavamo (noi)
tormentati come l'acqua del mare?
Mé alumméne a la langhe 'n gi fa tarle:
parlèsse spare pure di Ggisì,
chi ti dèice cacchéuse?!...Pache...e parle!
Adesso almeno alla lingua non ci fanno i tarli (5): parlassi dispari (6) pure di Gesù Cristo,
chi ti direbbe qualcosa?!...Paga...e parla!
(1) comandavi, facevi quello che volevi. (2) facevi il nesci. (3) crescere - Nel 1854 un'ordinanza della sospettosa polizia borbonica proibiva di portare la barba, ritenuta come un segno settario. (4) Gendarme borbonico. (5) non hai problemi di dire quello che vuoi. (6) male.
dal libro di Pino Jubatti - 2003 - Ed. di Radio Vasto - Il Dialetto Vastese nelle 40"macchiette" di Luigi Anelli - n. 29 - 1891
 
I volontari garibaldini vastesi

I fratelli
:

Giuseppe Ricci
(Vasto, 17 marzo 1844 - Mentana, 3 nov. 1867)

Luigi Ricci
(Vasto, 17 febbraio 1841 - Londra, 14 sett. 1913)



Sulla lapide collocata sulla parete del Palazzo Comunale di Vasto, per iniziativa del Club Amici di Vasto nel 1982, in occasione del centenario della morte di Giuseppe Garibaldi, sono ricordati i nomi di undici volontari vastesi, che hanno combattuto
per la patria e per la libertà”.
 
Lapide

Ora collocata su un muro di Palazzo D'Avalos a Vasto, lato Piazza del Popolo.
Negli anni 1960 si trovava all'ingresso dell'ormai scomparso Istituto Tecnico Commerciale.
segnalazione del vastese
Erminio Cardarella da Roma - 24 maggio 2011

Giuseppe Ricci
(Vasto, 17 marzo 1844 - Mentana, 3 nov. 1867)


Antonio Bosco
(Vasto, 3 febbraio 1843 - ..., febbraio 1871)

Gaetano Marchesani
(Vasto, 25 aprile 1842 - in mare, 20 luglio 1866)
 
Empiti risorgimentali nell'Arte Palizziana
Filippo Palizzi pittore vastese animalista di grande sensibilità, amante della natura che prediligeva con profonda e innata spiritualità, quasi che la sua anima si immergesse nel fascino e nel segreto del creato. Ma un aspetto ancora inedito di Filippo Palizzi deve essere ancora del tutto posto in risalto, perché l'artista condivise gli empiti risorgimentali, non solo attraverso alcuni suoi dipinti dedicati agli avvenimenti politici che ebbero culmine nei moti del 1848 che travolsero gli italiani in quel particolare clima.
Nell'ambito della Mostra su Filippo Palizzi nel centenario della sua morte allestita nella Pinacoteca dei Musei Civici di Palazzo d'Avalos di Vasto, giova sottolineare anche un aspetto singolare dell'arte di Filippo Palizzi. Indubbiamente non possiamo affermare che il pittore vastese abbia avuto parte attiva in quel movimento politico che contribuì a rendere incandescente il clima italiano, con particolare riferimento al Regno delle Due Sicilie.
Ma occorre sottolineare come nell'animo del pittore vastese albergasse uno spirito vivace, impulsivo, se vogliamo, ispirato alla "Carboneria", da porre in relazione ai rapporti alquanto tesi con l'altro pittore vastese, Gabriele Smargiassi.
Filippo Palizzi ed il fratello Giuseppe non vedevano di buon occhio questo loro concittadino che, nato a Vasto nel 1798 era stato destinato alla carriera ecclesiastica, ma che poi, ancora giovane, si era recato a Napoli per apprendere l'arte della pittura. Vinto il concorso per l'insegnamento di paesaggio, subentrò al Pitloo, dopo la morte.
"Entrambi i fratelli scrive Angelo Ricciardi (Filippo Palizzi e il suo tempo - Catalogo della Mostra - Palazzo D'Avalos - Vasto 10 Agosto - 30 settembre 1988 - Arte Grafiche "Il Torchio" - Firenze) non furono mai teneri nei confronti dello Smargiassi, non solo per le differenti posizioni in campo artistico, ma anche per l'odio che divideva le loro famiglie a Vasto, già prima del trasferimento a Napoli: i Palizzi erano di idee Carbonare, simpatizzanti ed amici del poeta Gabriele Rossetti e della sua famiglia, mentre gli Smargiassi erano considerati reazionari. Infatti uno di loro, probabilmente imparentato con il pittore, tal Nicola, era stato condannato a morte per aver partecipato, nel 1799, agli eccidi dei giacobini vastesi; da ciò era stato il risentimento dei Palizzi verso gli Smargiassi".
Gli eventi risorgimentali furono accolti da Filippo Palizzi con evidente slancio e non solo dal punto di vista emozionale.
Egli, peraltro, contribuì a tracciare, in alcuni dipinti di profondo significato patriottico, taluni aspetti della rivoluzione partenopea. Famose due piccole tele "La sera del dì 11 febbraio 1848 - Napoli" (n.r.d. Il popolo in Via Toledo inneggia alla Costituzione concessa dal re Ferdinando II); "Il 15 maggio a Napoli" (n.d.r. Il popolo in lotta cerca di difendere la Costituzione revocata con il tradimento del Borbone e del Parlamento Napoletano). Vi è anche un ritratto di "Giuseppe Garibaldi", ed un quadro "Gruppo di Garibaldini prima della battaglia del Volturno", nonché un dipinto intitolato "Il Principe Amedeo all'assalto della Cavalchina" ed un altro "Il Principe Amedeo ferito condotto all'ambulanza" e "La carica dei Cavalleggeri d'Alessandria".
Dipinti che, come sovviene Angelo Ricciardi costituiscono tutta la produzione "storica" dell'artista, esente da ogni retorica, priva di generosità celebrativa, intesa soltanto quale contributo di un appassionato patriota alla conoscenza di fatti umani che sarebbero entrati nella storia del nostro tempo. Con tutta evidenzia Filippo Palizzi venne coinvolto dalla foga degli eventi di quel momento ed il suo animo ne fu infiammato, tanto che nella lettera indirizzata al fratello Giuseppe descrive tutto il personale fervore per il verificarsi degli avvenimenti, inneggiando all'Italia, a Pio IX, al Regno delle Due Sicilie, alla Costituzione ed al Re Ferdinando II.
"Eccoci liberi - scrive Filippo Palizzi -. Gli italiani sono tutti uniti, formano una famiglia, si chiamano fratelli, caldi di amore patrio si preparano a sostenere i loro diritti e la gloria della quale sono stati sempre i figli prediletti".
Palizzi descrive, con dovizia di particolari, i moti liberali ed il "rigore della polizia", la rivolta di Calabria, le prime mischie, i feriti e gli arresti, "come il figlio di Torella, il duchino di Prato, Poerio, Del Re, Tronchera, Parisi, ecc.. Questi sono quasi i promotori: ciò non valse, l'opinione generale non si arrestò, viepiù fermentava". Ancora vivide le immagini descritte da Filippo Palizzi sulla rivolta di Palermo e quando tutto lasciava presagire per il bene del popolo, "Ma ecco, Sant'Elmo tira tre colpi di cannone ed innalza la bandiera rossa, segnale di guerra, bandiera di sangue".
La scoperta della congiura controrivoluzionaria di Del Carretto che d'accordo con il Code intendeva "massacrare soldati e popolo, il Re e la famiglia e salire lui sul trono".
Filippo Palizzi, come lo fu nell'arte che prediligeva il particolare, diviene cronista attento e scrupoloso degli avvenimenti di cui fu testimone.
"Se Iddio volle essere spettatore delle nostra felicità - scrive Filippo Palizzi - volle essere testimone del fatto tra il Re, il suo popolo. Alle otto del mattino il Decreto della Costituzione era affisso per i cantoni delle strade". Un "cronista" del tutto fedele alla realtà, un'artista che seppe illustrare alcuni momenti esaltanti della rivolta partenopea, trascinato da quel clima risorgimentale che inneggiava all'unità d'Italia, di cui Filippo Palizzi fu assertore, dimostrandolo con spirito libero, quello stesso che albergava nel profondo del suo animo, che gli era stato inculcato dall'educazione familiare, che seppe mantenere desto, quale fiamma che alimentò il suo ideale fino alla morte.
La sua fu intensa vita vissuta con senso di spiritualità vera, sorretta da valori immortali di umanità.
stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso su "il Giornale del Vastese", mensile d'info. - n. 6 - marzo 2011   
 
La poesia patriottica negli autori vastesi del Risorgimento
Particolarmente importanti durante il periodo risorgimentale, furono gli scritti e le memorie di ispirazione politica e la lirica patriottica. Il loro obiettivo era quello di cantare l’amore per la libertà e l’odio per gli oppressori, con una tale forza da scuotere gli animi dei giovani e renderli pronti al sacrificio, anche con la vita, per il raggiungimento della libertà e dell’Unità d’Italia.
Un ruolo importante l’hanno avuto personaggi come Silvio Pellico, autore de “Le mie prigioni”, Massimo D’Azeglio, il Guerrazzi e Luigi Settembrini, autore de “Le ricordanze della mia vita”, ma anche la nostra città, Vasto, durante il Risorgimento, ha dato un contributo notevole alla lirica patriottica.
 
Molti i versi scritti da Gabriele Rossetti (1783 - 1854), il Tirteo d’Italia, personaggio scomodo e pericoloso costretto all’esilio londinese.
I suoi versi rappresentarono veri e propri inni di guerra come Unità e Libertà, musicata da Gioacchino Rossini:
Unità e Libertà

Minaccioso
l’arcangel di guerra
già passeggia per l’italia terra
Lo precede la bellica tromba
Che dal sonno l’Italia svegliò:
L’Appennino per lungo rimbomba
e dal Liri va l’eco sul Po.
Tutta l’Italia pare
Rimescolato mare:
E voce va tonando
Per campo e per città
- Giuriam giuriam sul brando
O morte o libertà!...
 
Da non tralasciare anche i poeti minori di casa nostra come Antonio Rossetti (1770 - 1853) che nel Diesilla scrisse:
Diesilla

Ed i nostri governanti
Son mangioni tutti quanti.
Basta ch’essi stanno bene
Non si curan delle pene
Che noi tutti poi soffriamo
Ed assassinati siamo.
Dies illa, dies irae!
Quando, o Dio, vorrà finire?
 
Il canonico don Niccolò Suriani, durante i moti del 1821, scrisse tre sonetti intitolati
“Fede”, “Speranza” e “Carità”
, con i quali inneggiava ai tre colori della bandiera nazionale.
 
Camillo Del Greco, in occasione del giuramento della Costituzione nel 1848, compose un inno molto bello dal titolo “Il giuramento sulle ossa del soldato italiano”. Ecco alcuni passi:
Il giuramento sulle ossa del soldato italiano

“Or che libera è questa contrada,
Or che Italia fa tregua al suo pianto,
Sciolga il Bardo la voce del canto
Che mi spira celeste piacere;
E deposti l’usbergo e la spada,
Li riposi lo stanco guerriero.
… Benedetto quel grido di guerra
Ch’esce fuori da libero petto!
Maledetto, per Dio, maledetto
Chi nemico della Patria servì!
Non ricopra un sol pugno di terra
Ei se stesso e la Patria tradì.
… Viva Italia che l’alma difende
Dagli artigli del tristo e dell’empio,
Come vive per tutti l’esempio
Che produce le mille virtù:
Da quell’urna che tanto risplende
Libertade si scriva e non più
Evocate le innumeri schiere
Dalla voce possente di Dio,
E quest’urna, coll’ultimo addio,
Faccia giuro di eterna amistà;
Ed all’ombra di cento bandiere
S’alzi un canto che sempre vivrà…”.
Con il ritiro della Costituzione da parte del Re Ferdinando II, proprio per aver scritto e declamato in pubblico questa lirica, il giovane Del Greco venne arrestato e incarcerato.
 
Per riconoscenza a Roberto Betti, che aveva fatto clamorosamente assolvere tutti i giovani vastesi affiliati alla Giovine Italia, arrestati e processati a Napoli nel 1845, molte furono le composizioni poetiche a lui dedicate, conservate manoscritte nell’Archivio Storico di Casa Rossetti a Vasto.
 
Giuseppe Della Guardia (1838-1915), farmacista a tempo perso, pittore, caricaturista. In età avanzata scrisse un memoriale in cui narrava gli avvenimenti vissuti in prima persona del Risorgimento locale), fedelissimo di Silvio Ciccarone (1821-1897, protagonista assoluto del Risorgimento locale. Maggiore della Guardia Nazionale dal 1860 al 1867; sottogovernatore e sottintendente nel 1860-61; Sindaco dal 1868 al 1876; Consigliere provinciale nel 1869-70, diventa Presidente della Provincia), scrisse:
“A te, Roberto, onor primiero e vanto
Di quest’alma cittade avventurosa;
A te, gentil, cui della patria il santo
Amore adempia l’alma generosa;
La Patria io dico, cui giovasti tanto,
E più bella rendesti e più gloriosa;
A te ben dovrebbe un monumento
Di grato affetto splendido argomento…”.
 
Michele Genova, valente epigrammista, scrisse:
“Lunga stagion di guerra e di sventura
La bella Istonio in fosca notte avvolse:
Sperò, ma indarno, dalla nebbia oscura
Ritorla il Padre tuo, chè morte il colse.
Pur non sia vano per l’età futura
L’ampio tesoro ch’egli in pria raccolse;
A splender tornerà per la tua cura,
Poi che alla Patria il tuo pensier si volse.
E mentre al vanto tuo natio paese
Crescer vedevi una novella gloria,
Sursero ad appugnarla aspre contese.
Se la patria per Te n’ebbe vittoria,
E l’onor della mitra a lei si rese,
Ti il subbietto sarai di nuova istoria”.
 
“La Patria” è il titolo della composizione di Stanislao Pietrocola:
La Patria

“Il pensier de la Padria è sommo, è caro,
Il pensier de la Padria è qual favilla
ch’eccita, informa, e l’uom fa ecceso e chiaro.
Tale pensiero in fronte di favilla
Di te, o Roberto, e tal t’incendia il cuore,
che vai sublime da l’umana arzilla…”.
 
Molte altre sono le composizioni che meriterebbero di essere citate, ma per brevità, tralasciamo. Per ultimo, presentiamo l’Inno di Guerra scritto da Giuseppe Ricci (1844 - 1867) nel 1860, ispirato alle imprese del Generale Giuseppe Garibaldi:
Inno di Guerra

Sorgiamo, o fratelli: - dall’Alpi ai tre mari.
Su, tutti frementi – snudiamo gli acciari;
Su, tutti animosi – corriamo al Po.
Sia fine al selvaggio – di Marco il Lione,
Oppresso e non domo – dal fiero Teutòne,
Tremendo ruggito – dal petto mandò.
A l’armi, o fratelli – giuriamo pugnar;
Divampi la guerra – per terra e per mar!
 
....stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su www.noivastesi.blogspot.com del 15 marzo 2011

...................Brigantaggio nel Vastese durante l'Unità d'Italia
La celebrazione dell'epopea risorgimentale non deve cancellare la dolorosa pagina del brigantaggio, cosiderata come storia dei vinti, la cui causa era dovuta alla miseria dei "cafoni" aspiranti alle terre promesse sin dall'epoca della legge sull'eversione feudale e che intrapresero la lotta contro i "galantuomini" usurpatori delle terre medesime.
Lo Stato presentò il volto della coscrizione obbligatoria, della repressione e delle tasse, vinse la sua guerra stroncando il fenomeno, ma furono tante le atrocità ed elevato il numero delle vittime.
Il fenomeno non fu secondario in Abruzzo e si diffuse anche nel Distretto di Lanciano -Vasto. Analfabetismo e miseria erano tali da far scrivere al giudice di San Buono che vedeva intorno "non uomini ma larve", a fronte di pochi ricchi che detenevano le cariche pubbliche e latifondi. Da qui le agitazioni dei contadini per impadronirsi delle terre, furti, darsi alla macchia per evitare la giustizia o il servizio militare, brigantaggio con i suoi morti, rapimenti, ricatti, grassazioni ed estorsioni.
Anche il Vastese ebbe il suo "campione" di brigante in Pomponio che, come il Tamburrino o Domenico Valerio di Casoli, detto Cannone, o Antonelli della zona interna dell'Abruzzo, ha fatto tremare possidenti, commesso omicidi, tra cui Ciavatta di San Salvo, fratello dell'allora sindaco, ha operato il sequestro di Franceschelli malamente gestito, che segnò la sua fine avvenuta ad opera dei carabinieri al comando del maresciallo Chiaffredo Bergia.
Quella pagina merita un ricordo e un'attenzione per comprendere le cause del fenomeno e della risposta data dallo Stato e per evitare errori. I briganti più famosi avevano costruito una rete protettiva e sono entrati nell'immaginario collettivo che li ha visti protagonisti di imprese leggendarie, ribelli all'ingiustizia e all'oppressione, paladini dei poveri.
.stralcio da art., a firma Rodrigo Cieri, apparso su "il Giornale del Vastese", mensile d'info. - n. 7 - aprile 2011
 
Vite da brehante

Lu rré de la campagne!
La casa mè n' té tette nné parete;
na tende quanta chiove
che n' tè la sede fisse,
na grotte quanda nenghe e fa lu fredde;
la cocce pe ripose té na prete.
La macchie le canosche palme a palme
ddò trove la frescure pe l'estate
e gode l'aria calme.
Lu corpe a la nature z'è 'dattate:
n'impronte de na guardia o d'animale,
nu rame ch'è spezzate,
l'addore de lu fume o de na piante,
lu fiche che l'amiche m'à mannate,
è tutte nu segnale.
De lu ciele me sente lu padrone
e n'terre m'assapore l'acqua fresche.
Ma quande po' durà' la libbertà?

Da le catene ngiuste so' scappate:
che pene a ripenzà' chi m'à ncastrate!
Nu tozze p'abbuscarme da guaglione
le pechere pasceve a lu signore:
che ne sapeve j' de le cunfine
de quille galantome?
Che m'attuccave a mmé?
Soltante le mazzate!
Ch'aveva dice j' a ll'animale
che pe fame la jerve avé strappate?

Nn'ere sole, ma tante le sbandate
e tutte, senza terre
né lavore, cumenze a fa' la guerre:
ànne arrubbate a nnu e nnu a lore!
Ce scappe l'umecidie e l'estorsione.

Arrobbe a chi té tante
e denghe a chi n' té niente!
Nen songhe n'assassine
ma sacce ca la sorte è segnate.
A nu bijjette sta lu testamente:
a pàtreme le scarpe e lu giubbotte.
M'ajja guardà da ll'Arme che me cacce
e na pallotte 'mpette me l'aspette;
ma pure stenghe attente
da chi me fa l'amiche
nche l'àneme purtate a trademente
che quanda me sta rrete dà na bbotte!

M'arrive lu cunsijje de la rese
e pure lu prucesse:
a le catene baste!
E se m'attocche a rresse fucelate?
No! Che sta libbertà pe mmé nen cesse.

da "il Giornale del Vastese", mensile d'info. - n. 7 - aprile 2011 - composizione di Rodrigo Cieri, scritta ai giorni nostri.

...................................Brigantaggio e Risorgimento
Il territorio sansalvese e del Vastese dopo l’Unità d’Italia è stato tormentato dalle orde brigantesche. Le bande che tenevano in scacco la zona del Vastese erano quelle dei fratelli Giuseppe e Michelangelo Pomponio di Liscia. Esse spadroneggiavano nei territori di San Salvo, Lentella , Fresagrandinaria, Furci. Il bosco di San Salvo con le sue fittissime e intricate selve, era il luogo preferito dai briganti. Uno dei primi sansalvesi a cadere sotto le armi dei famigerati fratelli Pomponio, fu Luigi Ciavatta, capitano della guardia nazionale e fratello del sindaco di San Salvo Giuseppe Ciavatta. L’uccisione avvenne il 16 settembre 1868, lungo la salita di via del Caravaggio. Dopo quel fatto di sangue, la strada ha preso il nome di via della Disgrazia.

..............................................................................................stralcio da note di: Michele Molino da San Salvo - 14 maggio 2011