Musei e Mostre in Vasto
Il Museo archeologico, la Pinacoteca comunale,
la Galleria di Arte Moderna e il Museo del costume
sono sistemati nel palazzo D'Avalos,
inseriti nel
palazzo in un disegno di valorizzazione dell'intero complesso.
 
Museo del Costume
A Palazzo d'Avalos riaperto, il 30 giugno 2019, il Museo dopo alcuni
mesi di chiusura al pubblico
, per lavori di manutenzioni varie

Una nuova veste per la preziosa raccolta di abiti e oggettistica

Dopo alcuni mesi di chiusura al pubblico, il
30 giugno 2019 è stato riaperto il Museo del Costume della Città del Vasto, che è ospitato nell'ultimo piano dell'ala nord di Palazzo
d'Avalos. Un Museo annoverato tra i più importanti del settore in Italia.
Era il 6 gennaio del 2000 quando si celebrò la cerimonia di inaugurazione.
Gran parte degli abiti e del materiale in esposizione è frutto della minuziosa ricerca portata avanti dal lontano 1965 dalla Prof.ssa Italia Stramenga e di tutte le socie del Lions
club Vasto, in particolare Elia La Palombara, Maria Pia D'Ugo, Anna Maria Scarano e
Franca Povino.
Introdotto da splendide litografie del maestro Pier Canosa, socio onorario Club, che fanno bella mostra di sé sulle pareti della prima sala,
il Museo racchiude preziose testimonianze di
abiti abruzzesi e di abiti, essenzialmente femminili, tipici dell'epoca a cavallo tra '800 e '900 appartenuti a famiglie facoltose vastesi e
del territorio. Si tratta di una collezione che annovera, tra gli altri, un abito da sposa di fine '700 riccamente impreziosito da ricami ed una
sezione dedicata all'abbigliamento intimo, con splendidi manufatti realizzati con tessuti interamente prodotti al telaio e finemente decorati con ricami e pizzi.
Rimasto chiuso il Museo, da dicembre a giugno 2019, sedici abiti della collezione hanno trovato dimora temporale all'interno di Palazzo Tilli a Casoli, in un primo esperimento di museo itinerante, dove è stata data la possibilità alle persone dell'area frentana di poterne ammirare la bellezza in un contesto altrettanto bello. Intanto, nelle nobili sale di Palazzo d'Avalos si interveniva per sanificare le stesse, ripulire le teche cui è stata data una nuova disposizione e che sono state messe in sicurezza, riallestire l'intero repertorio di manufatti ed oggettistica anche d'arredamento.
Un nuovo volto, insomma, per un Museo, per il quale si sta studiando anche l'ipotesi di un ampliamento, salutato con gioia dalle autorità presenti alla cerimonia di riapertura.
Tanta gente, tra cui tanti ospiti Lions provenienti da Abruzzo e Molise, ha potuto ammirare la nuova veste museale sotto la guida sapiente di Giuliana Tosone, architetto ed esperta di costumi con 40 anni di esperienza, passando da una sala alla successiva e scoprendo tessuti, decori, ornamenti e storie della tradizione.
stralcio da art., a firma Luigi Spadaccini, apparso su "Vasto domani", giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 7 - luglio 2019

Museo del Costume
Il Museo del Costume comprende una raccolta di dipinti raffiguranti abiti tradizionali
ed una collezione di preziosi abiti abruzzesi databili dagli inizi dell'800 ai primi del '900
L'entusiasmo delle signore Elia Boselli La Palombara, Italia D'Egidio, Maria Pia D'Ugo (coadiuvata dal marito Elio Bitritto), riunitesi in Comitato, ha dato il via, nel 1996, ad un progetto importante, la creazione del
Museo del costume; intendendo per costume l'insieme
di abbigliamento, lingérie, tovagliati, lenzuola, insomma il guardaroba di un tempo, in particolare il corredo che accompagnava le nostre nonne quando, spose, si accingevano a varcare la soglia paterna.
Abitudine ancora in uso, seppur con tutte le varianti
del caso. Ma se il corredo delle spose è un aspetto rilevante, non è esaustivo, poiché affiancato da culle, port-enfants, corredini per neonati, attrezzi da lavoro femminile ecc...; soprattutto rivivono, attraverso la plasticità dei manichini, abiti da cerimonia, abiti a carattere ufficiale, indicatori di uno status, un excursus volto a testimoniare la maniera di proporsi della donna tra ottocento e primo novecento, anche se non
mancano "fughe" all'indietro quale ad esempio un
abito da sposa del '700, dono della famiglia Castelli di Carunchio.
Il progetto si è concretizzato grazie alla cooperazione dell'allora sindaco Giuseppe Tagliente; lo spazio d'interesse documentario sulla storia del costume è
stato ospitato all'ultimo piano di Palazzo d'Avalos, il che regala, in una dimensione di silenzio, all'interno di strutture ampie sovrastate da capriate robuste, un che di remoto e assorto che non poco giova al fascino dell'insieme.
Un costruttivo impulso venne da una serata fra amici durante la quale Elia Boselli ebbe l'idea, racconta "di mostrare agli invitati, in giardino, una serie di
preziosi ricami e tovagliati antichi, poiché la maestria del lavoro femminile, la fantasia delle realizzazioni,
mi ha sempre affascinato
".
Giuseppe Tagliente ch'era tra gli ospiti, si adoperò per una sistemazione adeguata. Grazie alla passione e l'impegno che hanno messo le signore Maria Pia, Elia e Italia nel portare avanti una laboriosa organizzazione
e la ricerca di materiale espositivo il Museo del
costume è venuto alla luce.
Molte sono le famiglie vastesi e dei dintorni che hanno donato: tra esse si fanno i nomi di: La Palombara, Stramenga, Laccetti, Izzi, d'Ettorre, Roselli, Turdò o dei Baronni Cappa, Monacelli, Pietrocola; ma il visitatore può usufruire di didascalie accurate. Si tratta di pezzi unici, di materiale pregevole, ricami raffinati, sete, organza, filati, c'è da rimanere veramente ammirati. Altre donazioni si sono aggiunte alle precedenti, particolarmente pregiate,
come quella
della famiglia Spataro e degli eredi di Benedetto Croce. Un discendente del filosofo, un architetto che unisce i nomi Croce e Leone di passaggio a Vasto è rimasto colpito dalla qualità espositiva del piccolo museo del costume, si è compiaciuto e ha donato una prima tranche di materiale in suo possesso riservandosi, di donare dell'altro. Si tratta di oggetti di grande importanza.
La mostra permanente del Costume è preziosa specie in un'epoca sempre più indirizzata al virtuale, che rischia di perdere i contatti concreti con il passato. Senza memoria non c'è storia, non c'è cultura. E' il timbro qualitativo che una comunità riesce a proporre che ne rivela il carattere, che da alla sua identificazione uno specifico significato, il che si riversa su tutta la collettività e le permette di riconoscersi, aggregarsi, trovare un comune motivo di orgoglio.
La ricchezza del nostro processo storico ambientale è molto spesso sommersa e rischia di venire dimenticata. La rapidità dell'usa e getta che oramai sta fagocitando non solo i consumi materiali ma la radice del nostro esistere, i sentimenti, le tradizioni, ci impoverisce.
Tramandare in senso visibile e tangibile aspetti del passato significa, non solo creare un trait-d'union tra passato e presente, ma gettare le basi per un prolungamento di immagini, di memoria, verso il futuro. Teniamo presente che i giovani hanno particolarmente bisogno di questa memoria.
Il Museo ha anche un risvolto turistico, incidendo sulla qualità che il turista chiede sempre più frequentemente durante i suoi soggiorni balneari e non. La gente oggi è più poliedrica nei suoi interessi, basta vedere le lunghissime e pazienti file di turisti che affollano i Musei e quant'altro di città d'arte e di cultura. Ma non solo i grandi capolavori attraggono, chi ama la cultura è curioso anche di aspetti minori, di tutto ciò che testimonia la capacità evolutiva e creativa di un popolo, nei suoi molteplici aspetti.
stralcio da art., a firma Gabriella Izzi Benedetti, apparso su "Vasto domani", periodico - n. 3 - marzo 2010


Museo del Costume
Il Museo del Costume di Palazzo D'Avalos di Vasto, istituito nel 2000 ad iniziativa del Lions Club Host
Vasto (6 gennaio, cerimonia di inaugurazione),
annovera preziosi abiti abruzzesi databili dagli inizi dell'800 ai primi del 900, donati da famiglie nonchè
una raccolta di dipinti raffiguranti abiti tradizionali.
L'artista illustratore vastese operante a Genova Pier Canosa, ha ulteriormente arricchito la raccolta con
una serie di splendide litografie raffiguranti i
tradizionali costumi dei centri dell'Abruzzo.
E' dei giorni nostri, l'ultima donazione"eccezionale". L'avvenimento è stato solennizzato con una manifestazione promossa dall'Università delle Tre
Età "Città del Vasto" unitamente al Lions Club
Adriatica Vittoria Colonna, alla presenza del sindaco
di Vasto Luciano Lapenna e dell'Assessore alla
Cultura.
Si tratta di un abito da sposa, in seta grigio perla
e arricchito da merletti e perline, confezionato a Monteodorisio per le nozze della Signora Rasaria
Stanisci, andata sposa a Nicola Galluppi il 28 dicembre 1924.
E' stata Gabriella Parente che dirige un corso di artigianato, design e beni culturali nell'Università della Tre Età a suggerire a Sara Stanisci, nipote di Rosaria, a donare l'abito al Museo del Costume di Palazzo D'Avalos.
stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso su "Il Vastese", mensile d'info. del territorio - n. 6 - giugno 2007

L'abbigliamento del Vasto (sec. XVIII)
femminile
La donna del Vasto indossava una veste intera, di broccato a fiori bianchi su fondo celeste.
Il corpetto aveva uno scollo profondo bordato di stretto gallone d'argento, come i polsi delle maniche lunghe e modellate. Un fazzoletto di finissimo lino bianco s'infilava nello scollo del corpetto, con i lembi incrociati.
Il grembiule era di lino bianco, orlato di trine ad ago, abbellito da delicati ricami floreali celesti.
Dal braccio pendeva una tovaglia bianca.
Le calze erano di leggero cotone bianco e le scarpe di cuoio chiaro con bocchette risvoltate.
La pettinatura mostrava i lunghi capelli divisi in due bande, fermate da una larga fascia di seta
rossa.
Il capo era coperto da una preziosissima tovaglia bianca, in velo di mussola, orlata di merletto.
Ad incorniciare la regalità della bellezza muliebre c'erano orecchini in oro, con pendenti a goccia
e ciondolo oscillante, mentre sul collo faceva bella mostra di sé una collana di grani di corallo ed
oro con grande pendente di perline di corallo incastonate a fiore. Infine correva lungo il seno, un
secondo filo di grani dì corallo, che si concludeva con una medaglia.
 
maschile  
L'uomo del Vasto vestiva con una velata (giamberga) di lana color marrone, che aveva le asole di
cordoncino dello stesso colore e bottoni celesti sia sul davanti che sugli alti paramani.
La velata copriva un giubbino a doppio petto, con manica lunga dì tessuto e colore (azzurro) come
i calzoni.
Questi avevano brachette abbottonate ai lati, tasche sui fianchi e abbottonatura laterale, sotto il
ginocchio.
La camicia era bianca col colletto rialzato e polsini in fondo alle larghe maniche.
Una bianca fascia di lino o di lana, cingeva la vita. Essa era di colore bianco cosi come le calze, lavorate ai ferri.
Le scarpe erano di cuoio con le bocchette rivoltate ed i chiodi a rinforzo sotto la tomaia.
Il cappello infine, di feltro grigio a tesa larga, era posto su un berrettino rosso che aveva la funzione
di proteggere dal contatto diretto dei capelli il costoso copricapo.
Opere di Antonietta Esposito - Museo del Costume - Palazzo d'Avalos - Vasto
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2002

Costume di Moda Vastese