agnFoto della Campagna di Vasto:
Vigneto e Uva
 



Vigneto a Vasto
Vigneto a Vasto
   
   
Uva nera
Uva bianca
   
Uva nera
   
Uva bianca e nera
Uva bianca
   
campagna, vigneto di uva nera
Vendemmia
Uva

...Filari di una vigna folta..........................................
campagna vastese
 
Sul cammino
di Giuseppe F. Pollutri

I filari di una vigna folta
allineati e schierati
verdi,......................
...rossicci
............................e gialli,
come le onde sul mare
contengono a gorghi
d’oro o rubescenti  i frutti
di terra dissodata e bruna.

Ecco al passo sul cammino
frescura, stupore
.........................grappoli
di Frentania
tesori a stento celati.

stralcio dal blog "www.noivastesi.blogspot.com" - 9 ottobre 2011
 
Il pittore figurativo vastese Nicola D'Ambrosio, attivo nel comasco
In Campagna - olio cm. 40x50 - 2002
La Vendemmia - olio cm. 50x60 - 2001
   
Foto di repertorio da Archivio Italiano
Tempo di vino
Vendemmia negli anni Venti - Tradizionalmente ottobre è indicato come mese della
raccolta delle uve, ma le innovazioni tecnologiche e i cambiamenti climatici hanno in
molti casi anticipato la vendemmia: in alcune zone, le uve sono maturate già ad agosto.
 
Pigiatura dell'uva, inizio 1900
 
due contadini pigiano l'uva nel tino, inizio 1900

La Vennégne
Tempi che sembrano remoti, quelli in cui il vino si spremeva con i piedi ed intorno al tino ed al torchio era tutto un brulicare di persone con le ceste piene di grappoli appena recisi, mentre l'aria si caricava di un profumo denso come il mosto e di nugoli di moscerini.
Vine vinelle, canda sì bbelle, chéle a la vacche e sejje a lu ciurvuélle,
cantavano tutti in coro con il pensieri già rivolto a San Martino, canda se spìnele lu vine. 
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2005

stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2006

Le vendemmie dei tempi andati
Le foto di vendemmie lontane inteneriscono, ma il rischio più insidioso è cadere nell'elogio zuccheroso del tempo andato.
Una retorica vuota ha descritto per decenni una realtà inesistente, frutto di una idealizzazione.
Un mondo pieno di oggetti di dubbio gusto: botti alte quanto un palazzo, portacandele con relativo moccolo, inquietanti oggetti in ferro battuto, teste di Bacco con annessi pampini, e simili.
E naturalmente vendemmiatori rubizzi, già alticci alle sette del mattino, contadine monumentali con tanto di fazzolettone a quadri sulla testa, l'apparente leggerezza di un lavoro che nei fatti è duro, a tratti durissimo.
Una vendemmia vera poteva essere un'occasione spensierata, certo, ma più spesso era un appuntamento difficile, pieno di tensione. Tensione per il rischio incombente delle piogge, o peggio della grandine; per la possibilità che le uve non raggiungessero un buon grado alcolico potenziale, e che non potessero quindi spuntare un buon prezzo al mercato.
Che il vino fosse buono o cattivo, poteva infatti essere marginale: contava la gradazione alcolica, il grado alcolico era pane. Sono passati alcuni decenni, ma è come se fossero passati mille anni. Assistiamo a mutamenti radicali, non solo da un punto di vista fisico e climatico (le vendemmie si fanno, mediamente, in periodi anticipati rispetto al passato), ma sociologico.
Oggi il vino ha più a che fare con l'imprenditoria rampante, o con il gossip, che con il mondo contadino: fanno vino manager di successo, cantanti in disarmo, attori, tennisti, piloti di formula uno, presentatori televisivi, odontotecnici, proprietari di sale del bingo, eccetera.
Ormai metà degli italiani produce vino, e l'altra metà ne scrive. E tutti, nessuno escluso, ne parlano. Ma nonostante questa deriva modaiola, non conviene farsi tentare dall'elogio del tempo che fu.
Il vino degli antenati, in media, non era buono come quello che si fa oggi; con buona pace del cultore dei cosiddetti vini estremi, una nuova e pericolosa figura di snob che si delizia con vini ricchi di difetti, ritenuti "simil-contadini": vini acescenti, precocemente ossidati, pieni di puzze e puzzette assortite. Così lo snob rimarca la sua superiorità sugli appassionati comuni, che a suo dire mandano giù qualunque liquido riporti in etichetta l'indicazione "Chardonnay" o "Cabernet". Ecco, a ben guardare, l'unico rimpianto che è giusto nutrire: quello per l'epoca in cui, dura o allegra che fosse la vendemmia, il mondo del vino non era stato definitivamente risucchiato da quello della moda e dello snobismo di massa.
stralcio da art., a firma Fabio Rizzari, apparso sulla rivista "National Geographic Italia" - ottobre 2007

Quando la vendemmia era una festa
stralcio dal blog "www.noivastesi.blogspot.com" - 7 ottobre 2011

Vendemmia di notte: il migliore vino del mondo
Gli enologi lo dicono, ma purtroppo non sono ascoltati. Si è capito chiaramente, che per avere un vino eccezionale, non bastano la qualità e la giusta maturazione delle uve, ma occorre la tecnica migliore, che soltanto i gli enologi più bravi sono in grado di usare.
Se, nelle giornate settembrine, le temperature si mantengono a livelli alti durante il giorno, il caldo fa aumentare i rischi di fermentazione e di alterazione, che sono minori quanto più bassa è la temperatura.
Di notte la temperatura si abbassa, condizione ottimale per la raccolta delle uve e per il mantenimento della qualità. Specialmente per le grandi aziende vinicole, anche sotto il profilo economico ci sono vantaggi, con risparmi di circa il 75 %, poiché riduce l’impiego dei frigoriferi per la refrigerazione delle uve.
L’illuminazione notturna potrebbe essere prodotta dai motori agricoli o da altre macchine. Allora
prepariamo cesti e forbici e diamo il via alla vendemmia sotto il chiarore della luna.
Non solo è una innovazione enologica, ma garantisce soprattutto una elevata qualità dei vini.
“Provare per credere !”.
stralcio da notizie inviate in redazione da Michele Molino, 14 settembre 2011