Piazze e Aree Urbane di Vasto
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Via Adriatica(ex Muro delle lame), Il nuovo look
Le "Lame" di Vasto
La zona orientale di Vasto, delimitata da piazza del Popolo e la chiesa di S. Antonio, era denominata "Lame" e comprendeva gli orti, i giardini, i vigenti decimali della chiesa di San Pietro e di Santa Maria in Valle, posti allora a livello della città (lama, infatti, in toscano, significa pianura).
La presenza di sorgenti d'acqua sotterranee e gli scoscendimenti del terreno e le frane che si sono succedute nei secoli, hanno radicalmente modificato l'ambiente, provocando l'avvallamento attuale.
Nella lingua longobarda il termine "Lama" significa "piscina" o bagno. Infatti, gli scavi archeologici eseguiti nella zona hanno riportato alla luce i resti di un edificio termale, con il caratteristico pavimento a mosaico a testimonianza dei "bagni" ivi esistenti.
Un ulteriore riscontro si ha nel toponimo "Via Lago", che è adiacente alla località, che, come scrive lo storico Luigi Marchesani, "le molte acque sorgenti, onde di abbandono i pozzi, più che le cisterne, le fecero imporre tal nome".
stralcio da "Il giornale del Vastese", mensile d'info. del territorio - n. 0 - settembre 2010
 
Via Adriatica,
insieme allo passeggiata della Loggia Amblingh, da sempre ha rappresentato il luogo da cui godere di
uno dei panorami mozzafiato
che Vasto è in grado di regalare
.
Quattro passi in via Adriatica, se c'è un posto a Vasto caro allo
memoria collettiva, è via Adriatica.
Partendo da piazza del Popolo e arrivando fino all'Arena delle Grazie, sulla destra si può ammirare lo splendido golfo lunato e, nelle giornate più serene,

lo sguardo può arrivare fino alle isole Tremiti, ma non è solo l'azzurro del mare ad attirare l'attenzione. Bisogna fare un salto indietro nel tempo di poco più di mezzo secolo, fermandosi
magari in piazzetta San Pietro per sapere dello frana che colpisce parte del territorio nel 1956,
il 22 febbraio. Un intero quartiere, in quel giorno scompare. La forza della natura manifesta la sua violenza con una piccola crepa sul muro delle Lame che diventa pian piano spaccatura che polverizza la parete, facendo scivolare inesorabilmente tutto.
L'evento tragico non è stato fortunatamente catastrofico, non vi sono stati morti, tutto è accaduto lentamente. Tra i 1955 e il 1956, ad antichi fattori naturali di tipo geologico, si aggiungono quelli contingenti come le piogge insistenti e un'abbondantissima nevicata. Le evacuazioni di abitazioni e di edifici si susseguono senza sosta e si giunge alla data del 22 febbraio del 1956, giorno dei primi crolli, fino al boato del 22 agosto del 1956 quando via Adriatica sprofonda. La suggestiva chiesa di San Pietro si salva per essere abbattuta, poi, nel 1959 e si preserva solo la facciata. Ma via Adriatica custodisce anche altre pagine di storia. Nei primi anni '70, in seguito alla demolizione di alcuni edifici, vengono alla luce dei resti in opera laterizia d'età romana, attribuibili ad un esteso complesso termale antico, probabilmente realizzato fra la fine del I secolo d.C. ed primi decenni del II in posizione periferica rispetto all'area urbana antica. Scavi archeologici e lavori di valorizzazione completati nel 1998 hanno consentito di aprire al pubblico le Terme romane nel cui interno sono visitabili due dei mosaici antichi più importanti ed estesi sinora rinvenuti lungo l'intera costa della media Italia adriatica, con una superficie complessiva di oltre 250 metri quadrati, oltre ad una serie di ambienti di servizio con resti della pavimentazione termale, vasche, cisterne ed una grande sala probabilmente utilizzata come luogo di ritrovo con preziosa pavimentazione in marmi pregiati.
stralcio da art, a firma Luigi Spadaccini, apparso su "il Nuovo dell'Estate 2012" - Vasto - agosto 2012

Piazza del Popolo, adiacente al Palazzo D'Avalos.
Dalla sua balaustrata si può godere l'esteso panorama della marina. In certe giornate, se il cielo è terso, si riesce a scorgere il promontorio del Gargano e, in fondo, le isole Tremiti o Diomedee, sulle cui pendici, spesso, il viluppo candido delle case si staglia decisamente sul mare. Tutta la costa è permeata dal ricordo del mitico eroe greco, esule amareggiato e fondatore di città di cui anche la nostra sembra porti la mano.
Da Piazza del Popolo ha inizio la passeggiata ricavata di recente dal quartiere interamente rovinato per la frana del 1956. L'antica strada che dava verso il mare era comunemente chiamata «Via delle Lame», dizione non tanto originata da gesta guerresche quanto da un prestito longobardo significante «piscina».

Piazzetta Bernardino Carnefresca (meglio noto come il Lupacchino), in margine al quartiere medioevale, diviso dal giardino del Palazzo D'Avalos da un muro merlato, subito dopo la rampa di Via Tagliamento.
Il Lupacchino è stato precursore della polifonia del seicento e immediato predecessore del Palestrina quale maestro di Cappella in San Giovanni Laterano.

Qui è la vera anima del Vasto: per generazioni vi hanno abitato facchini, pescatori, fornaciai, vasai, gli eredi dei battistrada dei marchesi e quelli dei Cavallari, i mitici avvistatori dei saraceni sul mare; qui il dialetto, meglio resistendo all'usura del tempo, quasi protetto dall'intrico delle case, è sempre caustico, abbraccia con incredibile rapidità sentenze spicciole, tesse dialoghi da finestra a finestra, fa la spola da chiassuolo a chiassuolo. Il carattere popolaresco si è mantenuto pressocchè inalterato nel dedalo delle viuzze, che ruotano attorno alla torre più alta della città (torre campanaria della chiesa di Santa Maria, la maggiore tra quelle cittadine).
Nei pressi, Portone Panzotto, il vicolo bello come il fondale di una commedia di Eduardo, dove un tempo si radunavano i Carbonari e dove oggi è un accorrere di pittori.

Loggia Ambling. Sulla passeggiata orientale che fiancheggia il borgo antico, dai giardini di Palazzo d'Avalos a via Tagliamento, si apre la Loggia Ambling, una splendida balconata sospesa a picco tra i mattoni pregni di storia della città e le sottostanti campagne d'ulivi, aranci e orti digradanti verso il mare. Da qui, con un solo colpo d'occhio si può ammirare il bellissimo golfo d'oro di Vasto, le colline del vicino Molise, le propaggini della Montagna Garganica e le Isole Tremiti.
La loggia prende il nome dall'austriaco Guglielmo Amblingh di Graz segretario di Cesare Michelangelo d'Avalos.
Le alte case e gli stretti vicoli della Loggia hanno ospitato per anni pescatori, facchini, discendenti di scudieri marchesali o di cavallari, impegnati nelle ricognizioni costiere per avvistare le navi turche: siamo nel quartiere di Santa Maria che rappresenta bene lo spirito popolare vastese.
Proseguendo la passeggiata si arriva all'alta casa di Gabriele Rossetti, sede di una delle Biblioteche comunali. Intorno alle case-mura della Loggia Amblingh si trova, più avanti, l'unica porta urbica medievale rimasta della città, Porta Santa Maria, detta anche "Porta Catena", con arco a sesto acuto sormontato da una graziosa loggetta. Sul capo meridionale, nel punto più alto della Loggia, sono visibili due grandi cisterne romane ancora intatte, che stanno a dimostrare quanto abbondante fosse l'acqua a disposizione dei vaslesi dì un tempo, i quali, nelle opere idrauliche, erano dei veri maestri.
Loggia Ambling - Vasto vista del golfo dalla Loggia Ambling - Vasto Loggia Ambling - Vasto Loggia Ambling - Vasto
Sulla passeggiata si aprono
diversi locali per la delizia della tipica gastronomia vastese. 
Storia della loggia: nel 1707,
si stabiliva nel Vasto il capitano
di ventura, Guglielmo Ambling** 
Loggia Ambling , Porta Catena   - 1983  -  Vasto
Loggia Ambling - Vasto
Loggia Ambling - Vasto
di Graz (Austria), ricoprendo la carica  di segretario
presso Cesare Michelangelo D'Avalos, che, dopo averlo
nominato Barone di S. Ancino, provvide ad alloggiarlo in una casa adiacente al giardino marchesale, Palazzo D'Avalos.
Lungo
l'attuale loggia i d'Avalos disponevano di
vari
edifici in buona parte adibiti a uso militare.
I suddetti edifici furono assegnati agli Ambling, donde il nome acquisito dalla loggia, i cui eredi ne conservarono la proprietà fino alla ultima erede, Irene Benedetti Marchesani, nipote della
omonima Irene d'Ambling, che li pose in vendita nel corso dell'ultima guerra mondiale.

** Barone Guglielmo Amblingh, figlio di Giovan Guglielmo Amblingh e di Barbara Svibrug, nacque a Graz in Stiria (Austria) circa nel 1679 e da qui nel 1707 insieme alla moglie Anna Maria Bruswin venne nel Vasto al seguito del marchese del Vasto Don Cesare d'Avalos, profugo a Vienna dal 1702.
Per i suoi meriti fu creato barone di S. Ancino (feudo rustico presso Casalbordino), comandante in capo delle truppe baronali di casa d'Avalos nel 1723 e Vice Conte di Monteodorisio, ossia governatore di quel feudo dei d'Avalos tanto grande da comprendere tredici comuni.
Guglielmo si stabilì nel Vasto e sposò in terze nozze, nel 1728, Teodora De Cicco, figlia del Conte Francesco De Cicco e di Geronima De Sanctis.
Cronache del tempo raccontano che: "II 23 ottobre 1723 il governatore della contea di Monteodorisio, G. Ambling, barone di S. Ancino alla testa di trecentosettanta uomini di truppa baronale, andò a ricevere il Connestabile Fabrizio Colonna (che veniva a Vasto per ricevere l'ordine del Toson d'Oro) ai confini dello Stato, nei pressi di Scerni, ove il corteo del Colonna era giunto."
L' Ambling morì a Vasto e fu sepolto a Santa Maria Maggiore nel 1760.
I suoi discendenti vissero nella sua stessa città per altro quattro generazioni. Gli Amblingh, imparentatisi con i Bacchetta, i Vallone e gli Artese, si estinsero per l'epidemia di tifo dell' agosto-settembre 1817.
stralcio dal "Calendaio 2008" - distribuzione gratuita - dell'Assoc. Culturale Amici del Toson d'Oro - Vasto

Piazza L. V. Pudente, davanti alla cattedrale, intitolata a Lucio Valerio Pudente (Lucius Valerius Pudens), nato nel 93 d.C. sotto l'impero di Marco Cocceio Nerva, cittadino del Municipio di Histonium (oggi Vasto), che, a tredici
Piazza Pudente - Vasto
Piazza Pudente - Vasto
anni, nel 106 d.C., partecipando al sesto Sacro Certame di Giove Capitolino, che l'Imperatore Domiziano aveva istituito venti anni prima a Roma, conseguì, per voto unanime della giuria, il primo premio per la poesia latina, superando tutti i concorrenti, e venne, in Campidoglio, incoronato poeta, dall'imperatore Traiano. Il popolo istoniense gli eresse una statua marmorea (la testa fu donata dal senatore Giuseppe Spataro, che l'aveva in custodia, al Museo Civico il 23 gennaio 1978).
La base epigrafica reca la scritta a carattere latino che narra le gesta del poeta che a quarantacinque anni venne nominato dall'imperatore Antonino Pino, Curatore, cioè controllore imperiale dell'amministrazione finanziaria di Isernia, con l'incarico di soprintendere all'amministrazione delle rendite e dei possedimenti pubblici e fissare i prezzi dei generi di commercio.
stralcio dall'art., a firma g.c., apparso su "Il giornale del Vastese", mensile d'info. del territorio - n. 0 - settembre 2010
 
Piazza Pudente si chiude con il maestoso Palazzo marchesale dei d'Avalos.
Di fronte al palazzo dal 1922 al 1996 ha trovato dimora il Monumento ai Caduti, spostato in quell'anno nella vicina piazza Caprioli.



Corso de Parma, uno dei luoghi vastesi che hanno subito maggiore trasformazione nel corso dell'ultimo secolo. Da piccola strada è divenuto uno dei fulcri dell'economia commerciale vastese. Originariamente molto ristretto, tant'è che il suo titolo era quello di via, dal 1904 al 1912 vide l'abbattimento di alcune case ed il suo successivo ampliamento. Quindi divenne la via degli "scarpari" e poi la "corsea". Oggi rappresenta uno dei tratti del passeggio ciltadino in centro e di esso insistono ancora attività commerciali dì prestigio alcune delle quali appartengono ormai alla storia
della città. Il corso si chiude con lo Biblioteca comunale che il Comune ha allestito nella casa ristrutturata dove nacque Raffaele Mattioli, che, oltretutto, al piano terra ospita in estate, e non solo, numerose mostre e

personali di artisti di vario genere. Sullo sfondo piazza Pudente e la cattedrale di S. Giuseppe.
stralcio da art, a firma Luigi Spadaccini, apparso su "il Nuovo dell'Estate 2012" - Vasto - agosto 2012

Piazzo Barbacani è la cosiddetta piazza del Comune, perché
su di essa insiste il Palazzo di Città.
Al centro della piazza la fontana delle cannelle risalente al 1629 traslata da largo L. V. Pudente. Soprattutto, però, su di essa si staglia il monumentole Castello Coldoresco del quale è ben visibile il portale quattrocentesco.
Il lato sud-ovest della fortificazione voluta da Giacomo Caldora venne, però, demolito e riconvertito in residenza dalla famiglia Palmieri nel XIX secolo.
Alla piazza si accedeva anticamente attraverso una delle 4 porte della città, ovvero Porta Castello, che era sita lì dove oggi sorge piazza Diomede e che
fu demolita tra il 1828
ed il 1832. Il versante nord-est venne in parte occultato da casupole attorno alle quali si svolgeva il mercato della frutta e

della verdura. Un intervento radicale, nel 1963, ne comportò la demolizione che riportò alla luce anche il fossato della fortezza. Oggi quelle bancarelle sono state sostituite da tavoli e sedie dei locali che arricchiscono la movida cittadina.
stralcio da art, a firma Luigi Spadaccini, apparso su "il Nuovo dell'Estate 2012" - Vasto - agosto 2012
 
Storia della Fontana della Piazza:
prima davanti S. Giuseppe ora in piazza Barbacani







Com'é: Fontana di Pza Barbacani
Com'era: Fontana del Largo L.V. Pudente
Nel novembre del 1927 la “fontana della Piazza”, veniva ricomposta a piazza Barbacani, dal maestro Angelo Pasquale Gravinese, su disegno dell’Ing. Giuseppe Peluzzo.
L’antica e artistica fontana, fatta costruire nel 1629 da Innico d’Avalos, era alimentata attraverso l’acquedotto di epoca romana detto delle Luci, situato a due chilometri a sud-ovest della città, nell’omonima contrada. Per la sua posizione centrale era la più usata dalla popolazione, ma anche luogo di scontri e liti pressoché quotidiane, soprattutto tra donne, su diritti di preminenza per attingere l’acqua.

Una scena molto bella è stata descritta in un famoso e gustoso sonetto da Luigi Anelli, che inizia così:
— Live ‘ssa cânghe, attocch’ a mmä a ‘pparà!
— Mo’ ti sfassce la còcce, pi’ Ggisî!
È cchiù di ‘n'àure chi štinghe a ‘spittà’,
mo’ ti n’ahìsce ca vu’ ‘pparà’ tî?!
Accompagnato da molte polemiche, la fontana è stata rimossa nell’agosto del 1926.
“Nel tumultuoso periodo di rinnovamento edilizio”, si legge in un articolo da “Il Vastese d’Oltre Oceano”, “che, dopo tanti anni di sonno letargico, attraversa oggi il Vasto, la fontana della Piazza è stata tolta dal Largo L. V. Pudente per essere ricomposta nel Largo dei Barbacani; e ciò non senza rimpianto di molti, e noi tra questi, che nella graziosa e vetusta montanina vedevano un armonico completamento di quella parte della città nostra che comprende due notevoli espressioni d’arte:
la facciata gotico – lombarda della chiesa di S. Giuseppe e quella in stile Rinascimento del palazzo d’Avalos”.
Le motivazioni dello spostamento fanno un po’ sorridere, ma sembra proprio che la principale sia stata quella di creare uno spazio adeguato per alloggiare la cassa armonica per le festività:
Ci dicono che dove era la fontana, verrà, in occasione delle feste eretta la cassa armonica; e così in quel luogo, invece delle plateali invettive delle femminuccie che si accapigliavano per esser prime ad attingere la poca acqua che vi sgorgava udiremo armoniosi concerti che ci rallegreranno lo spirito”.

Sulla fontana della Piazza c'è una bella poesia degli anni ’50, scritta dalla vastese Flora Obino,
dal titolo:  
Vecchia Fontana
Tanti anni son passati,
o vetusta fontana!
Tu fosti trasferita
in Piazza Barbacani,
ma io ti vedo ancora
dove negli anni belli
pur ti vedevo. Ora
le provvide cannelle
continuano a versare
la pura e fresca onda,
in vano ciangottare
chè più non le circonda
corona di panciute
conche di lustro rame!
Son di molto cresciute
or le moderne brame
e l’antica fontana,
priva di utilità,
siccome cosa vana,
è d’impiccio anche là.
Oh, io le sento ancora il vago chiocchiolio
che mi colpiva allora,
quando con mamma anch’io

in chiesa mi recavo,
nell’ora mattutina!
Dinanzi a te passavo,
buona amica e vicina
di nostra Cattedrale.
E mentre i nostri passi,
come per sale vuote,
risonavan sui massi
di lastricato, chiara
la voce tua giungeva,
musica certo rara
per chi tanto godeva
nel tacito ascoltare!
Forse la ninna-nanna
tu stavi lì a cantare
come una buona mamma.
E cantando assistevi
al risveglio di Vasto,
e cantando le offrivi
il tuo bel dono casto.
Del tempo n’è passato!
Or, stanca di poltrire,
con fare rassegnato,
attendi il tuo morire.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - venerdì, 8 ottobre 2010
 
6 novembre 1927. La fontana di piazza Pudente viene trasferita in piazza
Barbacani con una solenne cerimonia
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2002

Piazza Gabriele Rossetti,
salotto cittadino su cui è il monumento al poeta esule e patriota.
Piazza Gabriele Rossetti - Vasto
Piazza Gabriele Rossetti - Vasto
       
   
Annotare, con una rapida occhiata, le case a sinistra disposte in semicerchio lungo il muro perimetrale di un antico «Ludus magnus», o palestra di combattimento, che ricopriva l'area dell'intera piazza.
La sua esistenza è confermata dal rinvenimento di robusti muri reticolati, tipici in manufatti del genere. Qualche avanzo può agevolmente osservarsi all'interno del numero civico 34.
Nella càvea, inoltre, venivano organizzate delle battaglie navali, o «naumachie» utilizzando l'acqua delle grandi cisterne ubicate nei pressi del monastero di Santa Chiara (oggi demolito), efficienti sino al 1629. In tale anno l'acqua fu fatta incanalare nei pressi della Cattedrale per alimentare la fontana ivi esistente, e ciò fino al 1929, quando la fontana stessa venne spostata in Piazza Barbacani, dove, da poco restaurata, sorge tuttora.
Piazza Rossetti
di Nicola Bottari

Scenario di Naumachie
in tempi andati
ora
Salotto di incontri
Sosta piacevole

nel clima festoso,
magia di sguardi.

Gioiello che onora
il poeta Rossetti:
di Vasto
patriota esule.
La Piazza, nucleo centrale dello struscio, originariamente denominata piazza Cavour, è delimitata:
dalla Torre di Bassano (una delle tre ancora visibili in città, completamente ristrutturata nel
...1996 e dopo gli ultimi scavi per la nuova pavimentazione dell'anello
...periferico, è ora affiancata da un tratto di antico muro romano risalente
...al 1 secolo .d.C.);
dalla chiesa di San Francesco da Paola, oggi della Madonna addolorata;
da Palazzo Palmieri.

Al centro sorge il monumento dedicato al grande poeta vastese Gabriele Rossetti, inaugurato nel 1926 ed in alcuni tempi recintato da inferriate, attorno al quale sono schierate le panche in marmo realizzate dal noto artigiano Pasquale Gravinese che ne studiò anche la disposizione.
Quindi i 4 giardini, con quello fronte chiesa che ospita una grande fontana.
Le foto, a fianco, evidenziano un periodo in cui a farla da padrone erano le fiere
agricole, l'ambientazione rurale e le piccole attività artigiane ad esse correlate.
stralcio da art, a firma Luigi Spadaccini, apparso su "il Nuovo dell'Estate 2012" - Vasto - agosto 2012
...
Come nacque Piazza Rossetti
"Furono tagliati l'albori avanti la porta del Castello, cioè un oliveto intiero, et un
giardino di sotto vicino alle mura del Sig. Giovanni Griggis
; e poi fu spianato,
di modo che era un grosso colle poco lontano dalla detta porta
, e fece quanto
contiene presentemente un Largo
, a segno tale che ha fatto una bellissima vista".
Così annota, nel gennaio del 1700, Diego Maciano (1682-1746) autore della Cronaca Vastese. Data quindi da quell'anno la realizzazione di quel Largo che diventerà in seguito, con il definitivo assetto assunto in epoca fascista, la piana più importante della città, Piazza Rossetti.
In alto, la Piana del Castello in una rarissima foto di inizio Novecento. Il paesaggio è ancora lo stesso che si ritrova nei quadri di Elia Leone e Gabriele Smargiassi.
stralcio da il "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2009

Piazza Verdi, rappresenta uno dei punti nevralgici della
circolazione stradale vastese oltreché la via di accesso più importante alla città.
La foto la ritrae negli anni '60, quando al suo centro è impiantato un distributore di benzina. Ben evidente, sulla destra, la pensilina del bus e un livello rialzato della strada che girava verso via Crispi. Anticamente denominata "lu ddazie" in quanto qui era la casupola per il versamento del dazio di ingresso in città, venne poi denominata Shanghai, nome con il quale
i vastesi affettuosamente la identificano anche oggi Al suo centro, però, troviamo ora una grande rotatoria che gestisce l'imponente mole di traffico verso la Marina, verso l'Ospedale ed il rione dell'Incoronata e verso il centrocittà. I bus sono stati spostati su via Crispi, dove si trova il loro terminal.
stralcio da art, a firma Luigi Spadaccini, apparso su "il Nuovo dell'Estate 2012" - Vasto - agosto 2012

Villa Comunale, luogo pieno di verde, con laghetto e animali acquatici ed una
bellissima fontana. Attrezzato con panche, tavoli e tanti giochi per bambini.
Si svolgono inotre, spettacoli e manifestazioni varie.
Dalla villa, il panorama stupendo della marina assume contorni diversi a seconda delle diverse angolazioni.
La Villa comunale fu inaugurala il 22 giugno del 1923 e fu intitolata al
Principe di Piemonte. Originariamente costruita intorno al viale delle Rimembranze ed al celebre "laghetto", nel quale dimorano tuttora papere
ed oche, la villa è stata progressivamente arricchita da altri motivi di interesse.
Il 2 agosto 1967 di fianco l'ingresso principale in piazza Marconi è stato
...innalzato un
.monumento alla Madonna "Mater Ecclesiae".
Il 27 agosto 1971 è stata la volta dell'impianto di un busto dedicato a
...Luigi Anelli.
Il 3 agosto del 1996 vi è stato lo scoprimento, sull'apertura in direzione
...corso Italia, di un cippo in quarzo del peso di circa 5 tonnellate proveniente
.. dalla miniera.
australiana di Kalgoorlie a simboleggiare il lavoro italiano
...nel mondo.
Infine, lungo il viale principale, il 4 novembre del 1999, è stato
.. inaugurato un cippo .marmoreo in ricordo dei .caduti della Grande Guerra
...del '15 - '18.
Fontana, nella Villa Comunale
L'ultima importante trasformazione risale, poi, al 2007, quando, di fronte l'ingresso .che immette
...su corso Italia, è stata una .realizzata grande fontana; quindi, è stato ripavimentato tutto il viale
..delle Rimembranze e sono..
state .messi a dimora nuovi alberi, siepi ed aiuole. Inoltre, è stata
..realizzata una nuova rete
di .illuminazìone e .risistemato il parco giochi.
stralcio da art, a firma Luigi Spadaccini, apparso su "il Nuovo dell'Estate 2012" - Vasto - agosto 2012
 
Lo stagno, in origine molto più grande, è caratterizzato
da una particolarissima torretta donata alla città nel 1932
 
 
L'Ateneo della Villa Comunale
Facoltà di Bréschele e Ttréssètte
 
 
stralcio da il "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2009
 
Viale delle Rimembranze

Il 2 giugno 1923 veniva inaugurato alla villa comunale il Viale delle
Rimembranze, dove si era provveduto
alla messa a dimora di tante querce
quanti erano i caduti vastesi nella
prima guerra mondiale. 
Questa prima sistemazione della Piana Tre Segni o di San Michele è stata possibile grazie anche (ma non solo) ad
un sussidio concesso ad ottobre 1922
dal Ministero dei Lavori Pubblici per la sistemazione delle vie Tre Segni e
Sette Dolori. 
I lavori hanno inizio nel 1923 su
progetto dell'ing. Luigi D'Aloisio e la sistemazione e cura del verde vengono

affidati a Francesco Pomponio, meglio conosciuto come don Ciccio.
Fonte: notizie di Giuseppuccio Ciacca Ciacca - 24 agosto 2018 - apparse su Facebook