Castelli di Vasto
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Castello Caldoresco (o di Caldora), (sec.XV)
Storia del Castello medievale:
La Città del Vasto era attorniata da mura difensive con fossati, costruite nel 1439, per la difesa contro gli assalti dei banditi e delle scorrerie di pirati.
Del sistema difensivo facevano parte il possente Castello e le sei torri lungo la cinta muraria con le sue quattro porte d'ingresso.
La storia del castello è strettamente legata alla figura di Giacomo Caldora, a cui deve il nome, il capitano di ventura che nel 1439, impadronitosi della città, provvide alla sua fortificazione con il rinnovamento delle mura e l'aggiornamento della fortificazione ai nuovi sistemi difensivi.
Questa venne ad impiantarsi su una precedente struttura, la quale a sua volta poggiava le proprie fondazioni sulle strutture murarie che costituivano l'entrata settentrionale dell'anfiteatro romano di Histonium e che sono ancora chiaramente visibili dai sotterranei del palazzo.
Situato in Piazza Barbacani, al primo impatto, può sembrare un
incrociatore; infatti, se si osserva lo spigolo di uno dei bastioni del
Castello, si nota che non è meno affilato della prua di una nave.
Il castello, per la sua particolare struttura, è quanto di più interessante si possa annoverare nelle costruzioni militari e, per concorde parere di
esperti, segna delle innovazioni nelle opere di difesa.
Struttura massiccia fatta erigere dal capitano di ventura Giacomo Caldora, l'allora signore del Vasto, su progetto dell'architetto senese Mariano
Di Jacopo, detto il Tàccola.
La signoria di Giacomo Caldora e quella del figlio Antonio precedettero il marchesato dei D'Avalos.
Il Castello presentava in origine tre bastioni pentagonali e uno circolare in corrispondenza della scomparsa Porta Castello, più tre torrioni interni, di

cui due, ben visibili, ancora intatti.
Il Castello ebbe varie vicende, poichè ad esso sono legati i fatti d'arme più importanti avvenuti nel Vasto. Basta ricordare il memorabile assedio di tre mesi sostenuto nel 1464 contro le forze regie di Ferdinando D'Aragona. Da allora il manufatto ha subìto parecchie manomissioni, alcune dettate da necessità militari, altre per adattarlo a tribunale e a carcere dal 1605 al 1697, infine per mutarlo, purtroppo, in civile abitazione. Soltanto ora, attraverso una paziente opera di restauro, sta tornando alla primitiva imponenza. Infatti il lato nord è interamente discoverto, malgrado che alla sommità della cortina e dei bastioni non appaiano più né l'antica merlatura, nè i pezzi di artiglieria (il Castello era munito di 66 pezzi con cui poteva fulminare chiunque osasse avvicinarsi a questa terra), di cui gli ultimi sette si trovano nel cortile del palazzo marchesale. Sono invece visibili le feritorie per le colubrine e, in basso, le cannoniere.
Notevoli nella compattezza del mastio, il portale e il lanternino ottagonale della cupoletta.
Nel caso si volesse approfondire la conoscenza sul castello, sarà utile procurarsi la bella monofrafia di Vittorio D'Anelli: Il Castello Caldoresco del Vasto.

 
1960: Venivano abbattute quelle casupole che deturpavano il Castello
Il 15 aprile 1960, il Consiglio Comunale
approvava il progetto di restauro del Castello Caldoresco con l’abbattimento delle casette costruite a ridosso della facciata.
Se fosse stato ancora vivo, il primo a gioire sarebbe stato senz’altro lo storico vastese Luigi Anelli, che per anni si è battuto contro le deturpazioni effettuate dalla famiglia Palmieri sullo storico monumento, patrimonio di tutti i vastesi, tanto che nel luglio del 1923, si dimise dall’incarico di R. Ispettore per gli Scavi ed i Monumenti del Circondario del Vasto.
Nella lettera di dimissioni, lo storico vastese ricordava il testo di una precedente lettera
inviata alla Soprintendenza nella quale denunciava la costruzione abusiva nel cortile
del Castello, effettuata dal proprietario Filoteo Palmieri, di un corpo di fabbrica dell’altezza di
m. 8.80, della larghezza di m. 4.40 e della lunghezza di m. 16,50, e la risposta della Soprintendenza che lodava l’iniziativa dell’Anelli
e intimava la sospensione dei lavori per l’elevazione all’interno del Castello in quanto “altera in cattivo modo le primitive linee architettoniche dell’edificio”.
Una vittoria breve, seguita da un’amara beffa, perché subito dopo giungeva l’autorizzazione
del Ministero dell’Istruzione, con la sola disposizione di ridurre l’altezza del corpo di fabbrica da m.8,80 a 8,20. Soli 60 centimetri inaccettabili per Luigi Anelli perché tale costruzione moderna “elevandosi per più di tre metri sul piano dei baluardi, copre parte della bellissima torre sud dalla ben conservata e
fitta merlatura guelfa
e deturpa
maggiormente il Castello
, ”. E perché se dal “1816 al 1909”, proseguiva l’Anelli, “i signori Palmieri potettero impunemente abbattere dalle fondamenta l’intero lato meridionale del Castello
e addossare delle indecenti bottegucce agli altri
tre lati
, tali distruzioni e tali aggiunte non dovrebbero più esser loro consentite”.
Nel novembre del 1930 Luigi Anelli tornava
alla carica evidenziando attraverso le pagine del suo giornale, Il Vastese d’Oltre Oceano, un’altra deturpazione ai danni del Castello:
I proprietari nel nostro Castello medievale,
forti della impunità che hanno sempre godutohanno assoggettato quel notevolissimo esempio dell’antica nostra arte militare, continuano ancoraa deturpare sempre più il bel monumento che Guglielmo da Scillata ricostruì
nel XIII secolo sulla rocca del Guasto di Aimone e Cesare Michelangelo D’Avalos finì di restaurare
il 7 ottobre 1713
. Chi oggi si trova a passare perl largo dei Barbacani, prosegue lo storico vastese, vede che una delle torri del Castelloè stata in questi giorni per metà sporcata con una tinta color cemento di gradevolissimo effetto, perché non intonata a quella che i secoli hanno dato al vetusto edificio, e senza le dovute autorizzazioni”.
Non si fece attendere la nota della Soprintendenza, con la richiesta rivolta al Podestà di Vasto,
Pietro Suriani, di invitare il proprietario del Castello Filoteo Palmieri “a togliere la nuova tinta
data a quell’edificio e propriamente alla torre che guarda a nord, ridonando così ad essa la vecchia patina come quella che i secoli hanno dato all’interno vetusto edificio”
.
Nello stesso anno, lo stesso Pietro Suriani acquistò l’intero edificio e compì un piccolo passo per un primo restauro della fortezza, demolendo la cosiddetta “Ferrerìa”, una casupola bassa che ospitava diverse officine addossate al lato est dell’edificio.
Ma dobbiamo aspettare altri trenta anni prima che si arrivi all’abbattimento delle botteghe davanti
il castello e la realizzazione del fossato, così come lo vediamo oggi.
stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso su "www.noivastesi.blogspot.com" - 14 aprile 2010
 
Castello Caldoresco (o di Caldora), (sec.XV)
Incontro di Studi e Tesi di Laurea
Domenica 8 giugno 2008, presso la sala Michelangelo del Palazzo d'Avalos di Vasto, si è tenuto un
incontro di studi promosso dall'Istituto Italiano dei Castelli dal titolo:
"II castello Caldoresco di Vasto. Materiali per un atlante delle fortificazioni"
L'Istituto Italiano dei Castelli è una organizzazione culturale senza scopo di lucro, nata nel 1964 su iniziativa di Pietro Gazzola, oggi associata ad un organismo europeo patrocinato dall'Unesco,
Europa Nostra International Burgen Institute.
Gli scopi dell'Istituto sono la conoscenza, la salvaguardia e la valorizzazione dell'architettura fortificata, ovvero di tutte quelle architetture - torri, castelli, città fortificate, rocche, bastioni - nate per esigenze difensive e che oggi
hanno perso completamente la propria funzione.
Annualmente l'Istituto promuove le Giornate Nazionali dei Castelli nel corso delle quali si svolgono convegni, tavole rotonde, mostre, concerti, celebrazioni di restauri di edifici fortificati o di interi complessi.
Quest'anno, in occasione della decima edizione delle Giornate Nazionali dei Castelli, la sezione Abruzzo ha pensato di rendere nota la:
Tesi di laurea dell'arch. Giovanna Naccarella dal titolo
Il castello Caldoresco di Vasto;
dalla fortificazione quattrocentesca al palazzo sulla piazza di città,
premiata nel concorso nazionale annuale dell'Istituto dello scorso anno.
stralcio da articolo apparso su "Vasto domani, giornale degli abruzzesi nel mondo - n. 6 - giugno 2008
 
Castello Caldoresco -"Emigra" uno dei cannoni del castello.
Sarà esposto a L'Aquila.
II castello medievale di Vasto, baluardo difensivo della città, uno dei più significativi fortilizi difensivi del meridione d'Italia, era munito di oltre cinquanta bocche di fuoco, capaci di tenere a bada orde di briganti ed assalti di truppe.
16 cannoni vennero prestati alla fortezza di Pescara, mentre quattro sono infissi, davanti alle porte che sono all'interno di Palazzo D'Avalos; altri sono stati trasportati altrove e "dimenticati" in un deposito presso lo Stadio Aragona e recuperati. Trasportati presso il palazzo d'Avalos per essere restaurati, destinati per arricchire alcune collezioni di armi antiche.
Un cannone del 1500 è stato trasportato all'Aquila, presso il 33° Reggimento Artiglieria Terrestre Aqui, grazie alla consulenza di esperti militari, ed è stato l'assessore alla Cultura del Comune di Vasto, arch. Francesco Paolo D'Adamo a consegnarlo al colonnello Mario Ventrone, comandante del Reggimento, in comodalo d'uso gratuito.
Una targa indicherà la storia dell'affusto di cannone e la provenienza. Gli altri saranno, previo restauro, collocati nel museo delle Armi che sarà allestito a Vasto.
stralcio da articolo apparso su "Il Vastese", mensile d'info. del territorio - n. 6 - giugno 2008

Castello aragonese (Villa D'Aragona), sulla ex statale 16, nei pressi della chiesetta
di San Michele.
Attualmente della vecchia sontuosa costruzione rimane ben poco, solo il fronte occidentale, quello verso la campagna, con l' elegante torretta quadrangolare.
A ridosso vi è una pittoresca corte campagnola con due rustici profferi. Si chieda di visitare la Cappella di Santa Maria di Costantinopoli, integrata nel fabbricato; interessante il paliotto dell'altare, non privo di qualche valore scenografico.

Castello di Miramare, a Via Tre Segni, (Villa Virginia
o Castello Angelucci)
.



Si trova nel centro, sotto la Villa comunale, in una posizione panoramica stupenda.

Si gode tutto il panorama della Marina e la vista del mare fino a perdita d'occhio.