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Prodotti tipici di Vasto e dell' area vastese:
Vino
 
 
 
Il Bicchiere in cui si gusta il vino
II bicchiere in cui si gusta il vino è al tempo stesso un contenitore e un espositore. Per svolgere queste funzioni, deve essere in vetro, o cristallo o mezzo cristallo, ovvero un corpo neutro rispetto al vino. Deve essere trasparente in modo da permettere di valutare bene il colore e la limpidezza del vino. Decorazioni, sfaccettature, limature e altri lavori artistici impediscono un corretto approccio visivo. Il suo spessore e i suo peso saranno minimi e dovrà essere sottile soprattutto il bordo, che viene a contatto con le labbra. Dovrà essere munito di uno stelo sottile e abbastanza alto, per consentire una buona maneggevolezza.
Dev'essere, infine, di forma e di capacità adatta: ogni vino il suo bicchiere.
Il bicchiere va riempito per un terzo, o poco più, della sua capacità.
I bicchieri si lavano con acqua calda, utilizzando preferibilmente sapone di Marsiglia, che non
lascia odori. Non si asciugano, ma si lasciano sgocciolare sospesi per il piede.

Il Vino Rosso antidoto contro l’influenza
Che un bicchiere di vino, durante i pasti, oltre ad aiutare la digestione, previene l’infarto al cuore, è noto alla maggior parte delle persone.
Che il vino rosso fosse un ottimo antitodo contro l’influenza è scaturito nel corso di un convegno svoltosi a Budapest sul “Resveratrolo Media Tutoral”.
Un gruppo di scienziati ungheresi ha scoperto che nelle molecole del vino rosso risiede una
sostanza naturale antivirale, detta “resveratrolo”, in grado di fortificare l’organismo umano con
anticorpi contro il virus dell’influenza.
La conferma dell’efficacia di questa molecola contro l’influenza è arrivata anche da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità dell’Università “La Sapienza” di Roma e del CNR che hanno pubblicato l’esito sul “Journal Infectious Discases”.
E’ stato inoltre accertato che il resveratrolo è considerato un antinfiammatorio più potente delle sostanze cortisoniche.
Lu vine cotte, nella tradizione contadina del vastese è stato sempre considerato un prodotto
terapeutico. Le nonne ad esempio lo usavano per massaggiare la pelle dei neonati. Insomma un
bicchiere di “cotto” andava bene per tutti i malanni.
I nostri antenati conoscevano le virtù terapeutiche del “nettare degli dei”, ed infatti quando erano
attaccati dal raffreddore, dalla tosse e dalla febbre influenzale, sorseggiavano vino bollito e si
mettevano tranquillamente sotto le coperte di lana, per alzarsi la mattina dopo, più in forma di
prima.
Pasquale Fiasconi, sansalvese, contadino di 110 anni, non ha mai preso una medicina in vita sua,
la sua cura è un bicchiere di vino cotto durante i pasti.
Il vino caldo e speziato con cannella, genziana e chiodi di garofano a fine pasto ha un gran
potere digestivo senza gli effetti negativi dell’alcool.
La Facoltà di Agraria dell’Università di Teramo ha effettuato una lunga ricerca sul vino cotto.
Il risultato conseguito è stato pubblicato dall’autorevole rivista specializzata canadese “Food Reserch International”.
La reazione di Maillard che si sviluppa durante la fase del mosto, gli danno un potere antiossidante
due o tre volte superiore a quello del vino bianco. In questo modo si “catturano” i radicali
liberi, che combattono l’invecchiamento delle cellule e prevengono il tumore e l’infarto al
muscolo cardiaco.
Che felice momento, quando insieme ai nostri amici e parenti inneggiamo a:
“ Sua Maestà il Vino
Slogan: Bève lu vuéne, ca ti fa riscallà li véne. (Bevi il vino, che ti fa riscaldare le vene).
stralcio da art., a firma Michele Molino, apparso su "Qui Quotidiano", giornale d'info. del vastese - 25 ottobre 2010

Quando il vino fa bene al cuore
II vino fa bene al cuore. Non fa differenza se rosso o bianco, l'importante è che sia genuino. Ma veniamo alla ricerca pubblicata sul "Journal of Agricultural and Food Chemistry".
Dopo numerosi studi condotti sui topi è stato accertato che i roditori costretti a bere vino bianco hanno resistito meglio al rischio infarto. Infatti, a parità di ischemia, l'area del cuore danneggiata è risultata essere del 30-40 per cento più piccola ed ha evidenziato alterazioni più piccole rispetto ai ratti non bevitori. Per gli scienziati quest'azione protettiva è riconducibile ai monofenoli presenti nel vino bianco.
In verità questa sostanza si trova anche nell'olio extravergine d'oliva.
I monofenoli penetrano rapidamente nelle cellule e ne prevengono la morte.
Per Alberto Bertelli, ricercatore del Dipartimento di morfologia umana dell'università di Milano, "questi dati sembrano confermati anche da una sperimentazione su individui sani e pazienti neuropatici in corso
presso l'università di Pisa". Queste ricerche hanno dimostrato che un bicchiere a pasto migliora nettamente la funzionalità renale e quella endoteliale dei grandi vasi. Ma attenzione a non aumentare il numero dei bicchieri. Bere molto vino significa far lievitare l'azione tossica dell'alcool.
Il che finisce con l'annullare i benefici già descritti. Comunque, per gli astemi niente paura. Gli stessi vantaggi procurati da un buon bicchiere di vino, rosso o bianco che sia, possono essere acquisti con una sana e regolare attività fisica.
stralcio da articolo apparso su "Il Nuovo Business" n. 19 - sett. 2009 - 20.000 copie in
distrib.gratuita - suppl. al mensile "Il Nuovo" - Vasto - periodico d'info. - n. 9 - sett. 2009


E' proprio vero
Il Vino fa buon sangue
Che il vino faccia buon sangue lo sostenevano anche i nostri nonni.
Ma il detto era del tutto privo di fondamenti scientifici. Ora alcuni ricercatori inglesi sono riusciti a dare dimostrazione scientifica alle parole dei nostri nonni.
Questi ricercatori hanno usato in laboratorio alcune colture cellulari per identificare l'ingrediente del vino che ha un vero effetto benefico sulla nostra salute. Ed hanno scoperto che alcune componenti che si trovano nei semi dell'uva, chiamati procianidolici, agiscono da vasodilatatori, e quindi hanno una benefica influenza sulla circolazione
del sangue.
I procianidolici sono molto potenti sicché basta un solo bicchiere di vino al giorno per proteggere il nostro cuore. E sono anche più efficaci del resveratrolo, una sostanza che si trova nella buccia dell'uva rossa, i cui effetti benefici sono stati messi in evidenza da recenti studi.

Ed allora: cin...cin, ma senza esagerare.
stralcio da articolo apparso su "Il Nuovo Business" n. 9 - novembre 2008 - 20.000 copie in
distribuzione gratuita - suppl. al mensile "Il Nuovo" - Vasto - periodico d'info. - n. 11 - nov. 2008


Gli Italiani e il Vino
Uno studio promosso da Vinitaly - Veronafiere
Italiani e nettare di Bacco: un amore che non sembra finire mai.
È quanto emerge da un interessante e approfondito studio promosso da Vinitaly-Veronafiere. Infatti, sette persone su dieci dicono di apprezzare il vino (più il rosso che il bianco) e per il 42% degli Italiani il vino è e rimane un'abitudine alla guale non vogliono rinunciare.
A fianco dell'esercito degli abitudinari, soprattutto tra gli under 30, prevalgono quelli che, a un buon bicchiere di vino, non sono disposti a rinunciare (17,30%) almeno due o tre volte alla settimana.
Non mancano, naturalmente, i veri intenditori, presenti in ogni fascia di età. Ma per il 61% di questi la conoscenza si limita a sole cinque etichette.
La scelta su cosa bere si basa però esclusivamente sul gusto personale (68%). In ogni modo i vini più conosciuti sono quelli del territorio (36,3%). Non a caso, infatti, generalmente gli acquisti vengono effettuati nelle cantine o nelle enoteche vicino casa (40%), seguito naturalmente dalla grande distribuzione. A influire sulla scelta il più delle volte è il prezzo al punto che, per il normale consumo domestico, il 53% non intende spendere più di 3-4 euro a bottiglia.
stralcio da articolo apparso su "Il Nuovo Business" n. 17 - luglio 2009 - 20.000 copie in
distribuzione gratuita - suppl. al mensile "Il Nuovo" - Vasto - periodico d'info. - n. 7 - luglio 2009

La viticoltura ed i vitigni autoctoni in Abruzzo (vedi articolo a fondo pagina).

Vini Tipici Vastesi e Abruzzesi:

Le varietà più comuni sono:
- Montepulciano rosso e rubino già decantato in epoca romana;
- Trebbiano d’Abruzzo bianco dal sapore asciutto,


con produzioni di tipo DOC e altri IGT.
 
I vini abruzzesi sono considerati
fra i migliori d' Italia oltre che in Europa.
 
Il Poeta Attilio Mucci di Torino di Sangro
nella sua composizione dialettale intitolata
"La ricchezze de l'Abruzze",
negli ultimi versi dice:

"Lu vine de l'Abruzze è ‘na maggije:
se stì a dijune fa d' aperitive
,
se megne troppe te fa ‘lliggirije
e se ti siente male t'arebbive
.

M' arreccumanne
, huogge accume jiere,
arriffacceteve sempre a la cantine
:
chi spesse se le faje nu bicchiere
nn' accatte quase mà le medicine
".
 
La Cultura del Vino
Cenni storici e qualità
II vino è una bevanda ottenuta dalla fermentazione del mosto.
La vinificazione risale all'età neolitica ed i primi vinificatori furono i semiti ed i popoli della Mesopotamia, per cui la cultura del vino ha tradizioni millenarie.
La vinificazione può essere di due tipi: in bianco senza vinacce per i vini chiari; con vinacce per i vini rosati e rossi. Meritano una particolare citazione gli abbinamenti con alcune vivande. Il chiaro con il pesce; il rosso con la carne. Molto apprezzato fino a raggiungere il riconoscimento, cioè l'etichetta di
Vino Doc, il Montepulciano d'Abruzzo, la cui produzione di estende dalle Marche fino al Molise e che, negli ultimi anni ha raggiunto i 600 mila ettolitri.
Si tratta di un vino corposo, un rosso rubino, con sfumature violacee che tendono a divenire granata con l'invecchiamento; emana un profumo intenso che ricorda la mora e l'amarena.
Il vino rosso in genere, oltre alle sue qualità organolettiche (odore, sapore, colore) si fa apprezzare per le sue proprietà benefiche per l'organismo. Si sa per certo che i "polifenoli" (composto organico di struttura aromatica contenente più ossidrili) in esso contenuti, primo fra essi il resveratrolo, contribuiscono a migliorare la salute del sistema circolatorio e ad abbassare il livello del colesterolo. Inoltre, grazie alle sue proprietà antiossidanti, il vino ritarda l'invecchiamento cellulare e allunga la vita. Dopo questa dettagliata ed interessante descrizione, il lettore dovrebbe trovare gli stimoli e l'interesse per tenere nella debita considerazione questa prestigiosa bevanda, apprezzandone le molteplici proprietà, nonché gli aspetti benefici ricordati.
stralcio da art., a firma Pino Pezzuto, apparso su "Il Vastese", mensile d'info. del territorio - n. 1 - gennaio 2006

Vino e Olio
Basta visitare la vicina abbazia di "S. Maria del Canneto" lungo il fiume Trigno per vedere, negli scavi del periodo sannitico, tanti recipienti e orci per conservare vino e olio. Da 5000 anni infatti l'uomo utilizza tali prodotti ed oggi con la "dieta mediterranea" vengono ancora utilizzati per le proprietà nutrizionali, curative, religiose.
Il "Vino" è uguale salute: diversi studi medico scientifici hanno dimostrato che una modesta assunzione riduce il rischio di malattie cardiovascolari;
• un bicchiere al giorno leva il medico di torno,...
• due bicchieri tolgono anche qualche preoccupazione di troppo,...
• tre bicchieri... canta che passa.
Insomma "estote sobrii" dicevano i romani.
Per "l'Olio di Oliva" i romani avevano il "trapetum" di ovidiana memoria e loro avevano intuito che l'olio d'oliva teneva morbide le pareti vascolari che, indurendosi determinano il processo aterosclerotico.
L'evidenza scientìfica giustifica e promuove la diffusione del consumo di olio.
Comunicare il mangiar sano, la buona tavola-salute-piacere vuole dire proteggere la propria salute e quella degli altri.
stralcio da "Lunarie de lu Uašte" - ed. 2002

stralcio dal libro "I Frentani" di Lucio Trojano, disegnatore umorista, illustratore e grafico pubblicitario - a cura di GianMaria Polidoro - Ed. Porziuncola - 1989

Montepulciano D' Abruzzo
Doc. Abruzzo, in numerosi comuni di tutte le province con molte località Cru (vedi nota a margine).
Uva: montepulciano;
Colore: rosso rubino carico;
Profumo: intensamente vinoso, sano e schietto;
Sapore: asciutto, sapido e leggermente tannico;
Pieno carattere;
Ha 12 - 13° di alcol e buona capacità d' invecchiare;
Servirlo a 18°C sui
piatti della cucina regionale.
 
Montepulciano D' Abruzzo Cerasuolo
Doc.
Abruzzo, in numerosi comuni di tutte le province con molte località Cru.
Uva: montepulciano;
Colore: da rosa scarico a cerasuolo;
Profumo: mantiene simpatica e delicata vinosità;
Sapore: secco, sapido e leggero sul gradevole ammandorlato;
Ha 12-13° di alcol e minima capacità d' invecchiare;
Servirlo a 14°C sui piatti della cucina regionale.
 
Trebbiano D' Abruzzo
Doc. Abruzzo, in numerosi comuni di tutte le province con molte località Cru.
Uva: trebbiano d' Abruzzo;
Colore: giallo oro;
Profumo: bouquet di grande ampiezza ed eleganza (sentori di frutta matura e fichi secchi);
Sapore: secco, sapido, pieno e lungo;
Piena corrispondenza naso-palato;
Ha 11,5-13° di alcol e minima capacità d'invecchiare;
Servirlo a 8-10°C sui piatti della cucina regionale.
 
Nota a margine:
I l termine "cru" identifica una località o una vigna di particolare pregio, all' interno di una zona viticola già di grande prestigio.
L' Italia è diventata grande madre di grandi vini perchè ha prevalso la teoria dei cru.
Non c' è altro altro paese al mondo che ci supera. L' Italia produce vini in ogni regione, dal nord estremo della Valle Isarco al sud profondo di Pantelleria, con un
a inesauribile varietà, e ricchezza, di climi e di conformazioni geologiche.
stralcio, da" Repertorio Veronelli dei vini italiani", ed. 1995 - Luigi Veronelli
Il concetto di "cru".
Si tratta di un termine, e di un concetto, di origine francese.
Uso e senso hanno sfumature diverse, ma in ogni caso è insita in esso l' idea dell' identificazione di un vino con un luogo definito di produzione.
In senso letterale il cru è un vigneto in cui: clima, suolo e altri fattori - naturali e non - danno al vino che ne deriva caratteristiche particolari, uniche, diverse da quelle presenti in vini prodotti in terreni anche vicini.
In Francia il termine cru non è usato soltanto in campo enologico, ma si applica a tutto ciò che è prodotto dalla terra ("cru" è participio passato del verbo "croître", crescere): frutti, verdure, miele, burro, formaggio ecc.
Tornando al vino, quello di cru è, sempre in Francia, un concetto complesso che, accanto alla
individuazione geografica della zona di origine di un vino, arriva a inglobare la proprietà, il vitigno, lo stile produttivo, la commercializzazione, la tradizione qualitativa di un' azienda. E cru è diventato anche il termine ufficiale utilizzato nella classificazione qualitativa dei vigneti delle più grandi aree di produzione francesi: Bordolese, Borgogna, Alsazia, Champagne.
La legge ha individuato:
grands crus,
premiers crus,
deuxièmes crus,
troisièmes crus,
ecc.,
in un minuzioso inventario dei vigneti più vocati e prestigiosi.
stralcio da volume 2 - "Il Vino" - realizzato per la Coop Lombardia dalla Slow Food Arcigola Editore - ed. 1996

Produttori/commercianti di vino
Agricoltori D'Abruzzo Srl Casalbordino     Ctr. Cerreto T. 0873.900049
Azienda Agricola Chiaro Ctr. Cerreto, 1  T. 0873.911162
Cantina Soc. Madonna dei Miracoli - vini d.o.c., olio ex. vergine Ctr.Termine   T.0873.918107
Az. Agricola Del Negro
F. 0873.69857 - vino e olio
Furci Ctr. da Morge 1 C. 348.3933129
Azienda Agricola Di Giacomo Franco Monteodorisio Ctr. Defenza, 7 T. 0873.317006
Cantina Soc. S. Nicola
vino e olio
Pollutri Ctr. Crivella T. 0873.902606

Cantine Valsinello Srl
vino e olio

Ctr. Colleone, 1 T. 0873.916269
Coop. Agricola S. Nicola
cantina Sociale
Via Fragginino T. 0873.900436
Cantina Sociale S. Panfilo - vino Scerni Ctr. P. Scancello 21 T. 0873.919870
Fattoria dell'Uliveto Ctr. da Ragna 59 T. 0873.914173
vino: Montepulciano d'Abruzzo, Greco, Malvasia, Cococciola, Trebbiano
www.ventricina.com e - mail: info@ventricina.it - F. 0873.914173
Istituto Tecnico Agrario Stat." Ridolfi" - F.0873.919097 Scerni Ctr.Colle Com. 1 T. 0873.914006
vino: Montepulciano d'Abruzzo, Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo, Trebbiano d'Abruzzo
Lanzetta Scerni Ctr. Colle Marrollo 383 T. 0873.914054
vino: Chardonnay, Sangiovese, Riesling Renano, Cabernet Sauvignon, Tocai Friuliano della Provincia di Chieti
Mecoli G. S. Salvo Via S. Giuseppe, 29 T. 0873.547851
Coop. Agricola S. Michele Arc. Vasto C.tr Defenza T. 0873.310040
La cantina sociale S. Michele Arcangelo di contrada Pagliarelli, annovera 420 soci che conferiscono circa 120.000 q.li di uve raccolte in 600 Ha delle campagne vastesi.
La società, guidata dal prof. Antonio Nocciolino (presidente) e da Nicolino La Palombara (vice) si è affermata per la bontà dei vini montepulciano, trebbiano, chardonnay e cerasuolo.
Nel 2003 si è classificato secondo alla Selezione Nazionale di Vinitaly.
Del Casale Sergio
Vasto Via S. Biagio , 35 T. 0873.364697
Azienda Vitivinicola produzione di: Montepulciano d'Abruzzo, Cerasuolo, Trebbiano,
oltre ad oli aromatizzati, liquori, aceto balsamico, marmellate, grappa e mosto cotto.
Enoteca Histonium Vasto P.le Histonium, 9 T. 0873.378467
Enoteca Sfizierie di Bacco Via Giulio Cesare, 4 T. 0873.365773
Az. Agr. Fontefico - e-mail: info@fontefico.it C.tr Defenza C. 328.3660760
Gi - Tre Enoteca
Vini-spumanti liquori
Corso Mazzini, 627 T. 0873.391378
Jasci & Marchesani - vino Via Colli T. 0873.368329
www.jasciemarchesani.it. La terra ha i suoi tempi, il vino biologico ne è il frutto.
Olearia - Vinicola Di Vito www.divito.org Vasto Str. St. 16 Nord, 1 T. 0873.310704
Oleificio e Vinicola San Lorenzo Ctr. S.Lorenzo, 230 T. 0873.69107

La viticoltura ed i vitigni autoctoni in Abruzzo
Le prime testimonianze storiche sulla presenza della vite nella regione Abruzzo risalgono ad alcuni secoli avanti Cristo ed i numerosi reperti archeologici rinvenuti in interessanti scavi confermano l'influenza sia greca che etrusca su questo territorio. Ma anche se da millenni la vite è presente in terra d'Abruzzo è solo da poco più di 50 anni che ne caratterizza in maniera indelebile il paesaggio, ricoprendo e modellando le dolci colline litoranee sino a spingersi sotto le irti pendici del Gran Sasso e della Maiella.
Con i suoi 36.000 ettari di vigneto l'Abruzzo si pone oggi al quinto posto in Italia per produzione di vino di qualità, ossia a denominazione di origine controllata (DOC) e controllata e garantita (DOCG). La provincia di Chieti detiene oltre il 75% della superficie vitata regionale ed una pari produzione in vino (mediamente in Abruzzo si producono sui 3,5 milioni di ettolitri/anno), seguono Pescara e Teramo con circa il 10% cadauna, mentre la zona di produzione storica nonché culla del famoso Montepulciano, la provincia di L'Aquila, con le sue poche centinaia di ettari rappresenta purtroppo oggi la cenerentola del settore.
I vini a denominazione di origine controllata prodotti sull'intero territorio regionale sono due:
il Montepulciano d'Abruzzo, riconosciuto dal lontano 1968, ed il Trebbiano d'Abruzzo, riconosciuto dal 1972. A questi si affianca la piccola Controguerra DOC, che interessa solo cinque comuni del teramano riconosciuta nel 1996, ed il Montepulciano d'Abruzzo Colline teramane assorto da poco nell'olimpo delle DOCG.
I vitigni coltivati nella regione Abruzzo sono numerosi e comprendono sia varietà nazionali che internazionali, anche se di fatto circa il 90% dell'intera superficie coperta da questa coltura è rappresentata da due soli vitigni: il Montepulciano ed il Trebbiano o meglio i Trebbiani poiché questi ultimi sono ascrivibili a diversi genotipi (abruzzese, toscano, ecc.).
Accanto a questi due vitigni, che a tutti gli effetti possiamo considerare autoctoni ossia originari del luogo o comunque presenti da tempo immemore e perfettamente adattati all'ambiente, trovano spazio altri vitigni locali, sicuramente meno noti, ma che cominciano ad essere già diffusamente presenti in molte aree del territorio, come la Passerina ed il Pecorino, altri invece in fase di recupero come il Moscatello di Castiglione a Casauria, di cui presto sentiremo parlare.

Montepulciano
La prima notizia storica sulla presenza del vitigno Montepulciano in Abruzzo è opera di Michele Torcia che durante il suo viaggio, fatto nel 1792 in area Peligna, ebbe modo di osservare il vitigno Montepulciano e di degustarne il vino. La provenienza di questo vitigno nell'area sulmonese resta sconosciuta ma tra le varie ipotesi quella più accreditata è che esso provenisse dal territorio del comune di Montepulciano, in Toscana. Questo vitigno, da subito chiamato Montepulciano secondo la consuetudine dell'epoca di chiamare con il nome geografico i vini (e spesso anche i relativi i vitigni) provenienti da una determinata località, dopo un lungo adattamento si è spostato sul finire dell'ottocento primi novecento verso le colline litoranee dove oggi ne costituisce la massima espressione.
Il Montepulciano è presente in Abruzzo da oltre due secoli: qui, grazie al particolare microclima ha trovato le migliori condizioni per vegetare e produrre vini rossi di grande spessore, pieni, robusti ed al contempo eleganti e profumati. Il Montepulciano, con orgoglio, si può considerare a tutti gli effetti una varietà autoctona della nostra regione e rappresenta oggi uno dei vitigni più interessanti a livello mondiale.

Trebbiano abruzzese
La presenza del vitigno Trebbiano nell'Italia centrale si può far risalire sicuramente all'epoca romana, anche se dobbiamo aspettare gli inizi del trecento perché Pier de Crescenzi descriva per la prima volta un vitigno di Trebbiano: "...et un'altra maniera d'uve la quale Trebbiana è dicta et è bianca con granello ritondo, piccholo et molti acini avere...".
Nel '500 il marchigiano Andrea Bacci, medico personale di papa Sisto V, parla di numerosi vini Trebulani e segnala la presenza di "uve moscatelle e trebulane" nei territori limitrofi al lago Fucino ed in area Peligna. La presenza del Trebbiano in Abruzzo si rileva più tardi anche nella monografia di Raffaele Sersante del 1856, che ricorda come questa varietà fosse largamente diffusa e nota, non solo nel mondo rurale, con la designazione di "uva passa".
Oggi un gran numero di vitigni portano il nome di Trebbiano, spesso accompagnato da un nome geografico (toscano, romagnolo, abruzzese...) che dovrebbe indicare il luogo di origine o di maggior diffusione, ma tentare di descriverne le differenze è impresa assai problematica.
Il Trebbiano abruzzese appartiene quindi alla grande famiglia dei Trebbiani: ha grappolo grande più o meno alato, compatto o molto compatto, a forma piramidale e matura qualche giorno dopo quello toscano. Si ottengono vini di colore giallo paglierino più o meno carico con riflessi appena verdognoli, profumi più o meno intensi ed abbastanza persistenti di fruttato e fiorale, con tipico retrogusto di mandorla amara.

Passerina
Appartenente anch'essa alla famiglia dei Trebbiani e può essere considerato un vitigno autoctono delle regioni centrali dell'Italia. Viene coltivato su modeste superfici soprattutto nelle Marche ed in Abruzzo dove ha avuto diverse denominazioni: "Trebbiano campolese o camplese" nel teramano e nell'aquilano;"Trebbiano scenciato" nel chietino e "Trebbiano dorato" nel pescarese.
Il grappolo è medio, quasi spargolo, la maturazione è media/medio-tardiva e si caratterizza per una lenta capacità di accumulo degli zuccheri non accompagnata da una proporzionale demolizione dell'acidità. Il vino è di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, a volte dorati; aromi di fruttato, floreale, speziato, sentori di agrumi e vegetale secco, abbastanza intenso e persistente; normalmente acidulo, con retrogusto amarognolo e buona struttura.

Pecorino
E' un vitigno dall'origine incerta, appartiene all'antica famiglia dei Trebbiani ed è presente da lungo tempo nelle regioni dell'Italia centrale, probabilmente anche sotto diverse denominazioni. Il grappolo è medio, semiserrato o spargolo, la maturazione è medio-precoce, appena precedente quella del Trebbiano toscano. Dalla vinificazione in purezza si ottiene un vino dalla spiccata tipicità, di colore giallo paglierino con riflessi lievemente dorati o verdognoli; dai profumi di fiorale e fruttato (mela e banana), di spezie, abbastanza intensi e persistenti; mediamente acido e lievemente amaro, possiede una buona struttura.

Cococciola
E' un vitigno a bacca bianca coltivato soprattutto in provincia di Chieti nei tenitori dei comuni di Vacri, Ari e Rocca San Giovanni e solo sporadicamente negli altri territori viticoli regionali.
Viene usato in uvaggio con altre varietà, in particolare il Trebbiano, anche se da un paio di anni alcune aziende lo hanno proposto in purezza con discreti risultati.
Il vino è di colore giallo paglierino scarico, di media struttura, con un'acidità sostenuta che si conserva per lungo tempo ed un tipico aroma erbaceo poco intenso e persistente.
stralcio da art., a firma Giuseppe Cavalieri, responsabile Promozione Vino dell'ARSSA Abruzzo, apparso sulla Guida
del Centro (quotidiano dell'Abruzzo): Cantine e Frantoi - 2005 - prodotti e produttori in ogni angolo dell'Abruzzo.

Il Vino novello
In Italia:
Bisogna attendere il 1975 prima che anche in Italia si cominci a produrre il vino novello; ad iniziare furono due produttori, uno in Toscana e l'altro in Piemonte.
Nel 2000, i produttori di novello superano le 300 unità commercializzando più di 30 milioni di bottiglie (circa la metà del solo Beaujolais Nouveau).
Il procedimenlo è sempre quello della "macerazione carbonica" e i vini prodotti sono nella quasi totalità rossi (alcuni bianchi si producono soprattutto nel Lazio).
In Italia, si produce vino novello in tutte le regioni. Al primo posto, per numero di produttori, di bottiglie commercializzate e per fatturato, il Veneto seguito da Toscana e Trentino-Alto Adige.

Cosa dice la legge riguardo al vino novello:
II Ministero delle Politiche Agricole ha stabilito le norme per la produzione e la commercializzazione del vino novello.
Queste norme tutelano contemporaneamente il produttore da concorrenze sleali ed il consumatore, che, nel momento dell'acquisto di un vino denominato in etichetta "novello", ha la garanzia che esso sia prodotto e commercializzato secondo questi criteri:
 
Soltanto i vini a denominazione di origine (DOC e DOCG) e ad indicazione geografica tipica (IGT)
..ai quali sia stata espressamente riconosciuta, possono utilizzare qualificazione "Novello".

I prodotti devono essere confezionati entro il 31 dicembre dell'anno relativo alla vendemmia da
..cui derivano le uve utilizzate per la loro produzione e devono possedere tutte le specifiche
..caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche previste per la produzione nella rispettiva zona di
..produzione e/o vinificazione.
Un vino è considerato "Novello" quando almeno il 30% delle uve viene vinificato secondo il
..sistema della "macerazione carbonica".
La data di commercializzazione del vino "novello" può iniziare dalle ore 00.01 del 6 novembre
..dell'annata di produzione, mentre la degustazione può avvenire nell'ambito di manifestazioni
..espositive e promozionali già a partire dalle ore 00.01 del 5 novembre dell'annata di produzione.
II periodo di vinificazione deve essere di almeno dieci giorni dall'inizio della vinificazione stessa.
Nella lettura dell'etichetta è bene porre attenzione a tre disposizioni ministeriali alle quali tutti i
produttori di "novello" devono attenersi:
....I.a gradazione alcolica non può essere inferiore all'11%.
....Non è consentito utilizzare, in alternativa alla qualificazione "Novello", i termini "Giovane", ......"Nuovo" o altre indicazioni similari, o comunque tali da trarre in inganno il consumatore sulle
......specifiche caratteristiche dei vini.
....Deve essere sempre indicata l'annata di produzione delle uve.
Come servire e conservare il vino novello e il Beaujolais Nouveau:

I vini nuovi dovrebbero essere consumati entro gennaio-febbraio dell'anno successivo alla vendemmia.
Vanno conservati in luogo fresco; le bottiglie si possono tenere in piedi o coricate, indifferentemente. Le bottiglie vanno stappate al momento di servire.
I vini novelli e i Beaujolais Nouveau non richiedono bicchieri troppo grandi e possono essere maggiormente apprezzati in quelli con una bocca non troppo ampia al fine di poter meglio cogliere sensazioni volatili come la freschezza e sentori di fiori e frutta.
La temperatura ideale di servizio oscilla tra 14°C e 15°C per i novelli, con rare eccezioni; è invece di 12°C per il Beaujolais Nouveau.

Il vino novello ha incontrato il favore ed il gusto degli italiani da nord a sud, la diffusione è in continuo aumento, la produzione sempre più allargata ed articolata.
Il suo successo è probabilmente dovuto ad una gradazione alcolica piuttosto contenuta, alla facilità d'abbinamento con numerosi piatti della nostra tradizione culinaria e ad un prezzo medio sostenibile per molte famiglie.

In Abruzzo:

Vitigni più utilizzati: Montepulciano, Sangiovese.
Principali caratteristiche organolettiche: colore rosso rubino di intensità variabile; profumo
..intenso, fruttato; sapore: asciutto, fragrante, fresco.
Temperatura diservizio: 14°C circa.
Abbinamenti: antipasti caldi, antipasti di salumi, paste con sughi di carne, agnello e capretto,
..pollame e pollame nobile, formaggi saporiti.
Su tutto il territorio un elemento comune lega uniformemente la saporita cucina costiera, giocata tutta sulla freschezza di pesci straordinari, e quella dell'interno, basata sulle carni e su ortaggi pregiati: il peperoncino, chiamato familiarmente "diavulillo" per il fuoco, tutt'altro che metaforico, che conferisce a ogni pietanza. Logico che per smorzare tanta violenza occorra un vino non troppo pesante, e quindi il novello è ciò che ci vuole.

In Francia:
Ogni anno, alle ore 00.01 del terzo giovedì del mese di novembre, un solo grido risuona da un capo all'altro della Francia: "Le Beaujolais Nouveau est arrivé!"
Da questo preciso momento il vino novello più famoso del mondo può iniziare ad essere degustato in migliala di feste popolari paragonabili solo a quelle del 14 luglio.
Ma cos'è mai questo vino tanto celebrato? Il Beaujolais Nouveau non è altro che la versione destinata al consumo immediato del Beaujolais, vino che si produce nell'omonima regione della Francia centrale. Questa regione deve il suo nome alla casata dei Beaujeu, cui appartenne fino al 1560 per passare poi ai Borboni e infine agli Orléans. Dal 1793 venne integrata nel Dipartimento del Rodano.
I vigneti iniziano a sud di Mâcon e si estendono per 55 chilometri, lungo le pendici orientali del Massiccio Centrale a un'altitudine media di 300 metri, fino ai monti del Lionese.
La parte di nord-est è costituita da suolo granitico e porfirico e qui nascono i grandi vini del Beaujolais: Saint-Amour, Juliénas, Chenas, Moulin-à-vent, Chiroubles, Morgon, Régnié, Brouilly, Côte-de-Broully e i vari Beaujolais-Villagcs. In questa zona i vigneti sono stati impiantati verso il X secolo.
II Beaujolais Nouveau ha una tradizione abbastanza recente che risale al 1956. Si ottiene da uve Gamay (come tutti i Beaujolais, del resto) e il procedimento di vinificazione è chiamato "macerazione carbonica", detta anche "fermentazione aromatica" per il fatto che ne risulta un vino notevolmente odoroso. Consiste nel riempire di grappoli d'uva interi un contenitore e poi chiuderlo ermeticamente per pochi giorni a temperatura di circa 30°C. Una minima parte di uva (2-3%), quella più in basso, resta schiacciata dal peso dell'uva sovrastante e libera mosto che inizia a fermentare producendo alcol e gas anidride carbonica; questo gas satura rapidamente l'ambiente, per cui le cellule intatte dell'uva intera vengono costrette a modificare il loro metabolismo (non si dimentichi che le cellule della buccia dell'uva sono vive), effettuando un tipo di fermentazione intracellulare (o autofermentazione). In particolare, a causa dell'ambiente asfittico, viene modificata la permeabilità delle bucce, per cui queste cedono facilmente alla polpa i loro vari costituenti, soprattutto i pigmenti coloranti. In altri termini avviene la macerazione malgrado l'integrità del grappolo.

Alla fine del periodo dì permanenza nella vasca satura di anidride carbonica, l'uva contiene una quantità di acidi assai inferiore rispetto all'origine, e in particolare è stato consumato acido malico; inoltre vengono formati nuovi componenti odorosi, che ricordano la fragola e il lampone, oltre a un intenso fruttato dell'uva. A quel punto tutta la massa viene pigiata e posta nel tino di fermentazione ove, in capo a due o tre giorni, terminerà la trasformazione degli zuccheri in alcol. Il vino viene quindi filtrato, imbottigliato e fatto maturare per breve tempo.
In Francia si producono altri "vins primeurs" (vini novelli), ma nessuno di essi è mai riuscito ad intaccare il prestigio e la notorietà del Beaujolais Nouveau.
stralcio dal volumetto "È arrivato il Novello" della Coop - copia omaggio - ed. 2000

Il Vino, bevanda degli dei
La vitis vinifera cresceva spontanea nele foreste già 300.000 anni fa, come dimostrano vari ritrovamenti archeologici. Gli uomini della preistoria impararono ben presto ad apprezzarne il frutto commestibile, consumandone i grappoli oppure il succo spremuto. Un giorno, casualmente, qualcuno si accorse che il succo dell'uva, dimenficato in un rudimentale contenitore, aveva subito una strana trasformazione: il suo gusto era mutato e, soprattutto, l'assunzione della bevanda che ne era conseguita provocava piacevoli effetti nel corpo e nello spirito.
Quel nostro antico progenitore aveva scoperto il vino. Le bevande alcoliche fermentate in uso nella preistoria erano numerose, dalla birra, ottenuta da vari tipi di cereali, all'idromele, fermentazione di acqua e miele, ma fra tutte il vino è la sola che ha saputo imporsi ben presto nel gusto e nei consumi anche al di fuori della sua zona di produzione, assumendo un'alta valenza culturale. Basti pensare che già nell'Età del
Bronzo, (3400-2100, a.C.) la vite, divenuta domestica, era coltivata anche in regioni come l'Egitto, la Giordania e la Palestina, dove non era mai cresciuta in modo spontaneo. Tutte le grandi civiltà che fiorirono sulle fertili terre tra il Tigri e l'Eufrate, e quelle che più tardi si affacciarono sul bacino del Mediterraneo, rivendicano la scoperta del vino e la raccontano nella loro mitologia.
Gli Egizi, che furono probabilmente i primi viticoltori, attribuirono questa scoperta a Osiride, dio dell'agricoltura, tant'è vero che, in principio, il consumo del vino era strettamente connesso a feste, cerimonie e riti di carattere religioso.
Ritroviamo una connotazione sacrale legata a questa bevanda presso tutte le civiltà antiche.
Erodoto descrive le grandi feste dell'ubriachezza che gli Egizi dedicavano alla luna nuova e al plenilunio; la festa del tabernacolo nella terra di Canaan consisteva in orge ed ebbrezze collettive: l 'ubriachezza del resto non era disdicevole nel mondo antico proprio per il suo carattere di legame fra il mondo terreno e quello soprannaturale. Ben noti sono i rituali dionisiaci in Grecia e quelli bacchici a Roma, dove addirittura fu necessario regolamentarli per reprimerne gli eccessi.
In tutte queste occasioni il consumo del vino era un evento collettivo, che si evolverà più tardi, nel corso del millennio antecedente a nascita di Cristo, nell'istituzione del simposio, una riunione serale in cui il vino veniva assunto secondo i modi e i ritmi imposti dal simposiarca, una sorta di presidente eletto per la serata, alternandolo alla conversazione, alla musica e al canto. Un'usanza, regolamentata da precise norme, che dalla Grecia passò in Etruria e poi a Roma, consolidando un consumo rigidamente maschile (le donne non dovevano avvicinarsi a questo liquido sacrificale) riservato alle classi nobili e colte.
Solo a partire dal II secolo a.C., dopo che i Romani, inventori dell'innesto, ebbero diffuso la vite ben oltre i loro confini, si aprirono le taverne e il vino si avviò a diventare un consumo quotidiano alla portata di tutti. Il vino che si beveva a quei tempi era molto diverso da quello che conosciamo oggi. La natura dei vitigni, e tecniche di coltura e di vinificazione non perfezionate, la bollitura cui veniva sottoposto ai fini della conservazione, davano luogo a liquidi densi e sciropposi, di alta gradazione alcolica, quasi sempre di sapore doce. Il vino, di solito invecchiato di diversi anni, non veniva mai bevuto puro ma allungato con acqua in proporzioni che potevano variare da uno a due a uno a cinque, a seconda della sua struttura e dell'intenzione dei bevitori di arrivare a fine serata conservando o meno un minimo di lucidità. Inoltre il vino era profumato e aromatizzato con decine di sostanze: miele, spezie, resina, erbe, fiori ecc. Conservato in recipienti di terracotta rivestiti di pece nei piani superiori delle case accanto alle canne fumarie, assumeva gusti resinati e affumicati, a quanto pare molto graditi ai consumatori dell'epoca.
Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis historia, individua 80 zone di produzione e 185 vini. L'allargamento dei consumi, nel periodo imperiale, tocca a Roma i 200 litri annui pro capite.
Nel frattempo i Galli avevano inventato la botte in legno, strumento che porterà a una vera e propria rivoluzione nel mondo vinicolo, consentendo di migliorare le tecniche di vinificazione, conservazione e trasporto.
L'epoca delle invasioni barbariche segna l'inizio di un periodo di decadenza anche per i vino. Al gusto raffinato del simposio si sostituisce quello per pantagruelici banchetti, nel corso dei quali il capo afferma la sua superiorità anche con la smisurata capacità di ingoiare cibi e bevande. La dieta di queste popolazioni venute dal Nord è essenzialmente carnivora e il vino scompare dalle tavole lasciando spazio alla birra e all'idromele.
Saranno i monaci a tenerlo in vita durante i secoli bui, con religiosa passione. Per i cristiani è parte integrante della messa, il sacrificio nel corso del quale pane e vino si fanno carne e sangue di Cristo. Ecco allora che, per i monaci, la produzione vinicola equivale alla diffusione del messaggio evangelico: di qui la presenza di un vigneto, anche piccolo, accanto a ogni chiesa, ogni abbazia, ogni monastero. Non a caso il vocabolario vitivinicolo è intriso di termini monastici e si contano centinaia di denominazioni attribuibili ai vari ordini religiosi.
Nel clima di quotidiana insicurezza in cui si viveva, tra continue scorribande e assedi, i monaci presero l'abitudine di nascondere le provviste alimentari nei locali meno raggiungibili dei loro edifici: le cantine, il nuovo habitat, più congeniale dei solai, unitamente all'evolversi delle tecniche produttive, diede il via a un processo che avrebbe portato il liquido denso e dolciastro dei Greci e dei Romani a diventare il vino che oggi conosciamo.
L'inizio della risalita della vite e del vino si può far coincidere con il IX secolo, ma è a partire dal Duecento che la viticoltura diventa una delle attività agricole principali.
Certo i processi di vinificazione sono ancora approssimativi; il vino proviene il più delle volte da miscele di uve bianche e rosse presenti insieme nei vigneti; i travasi non sono praticati regolarmente e la stragrande maggioranza di questi prodotti non supera l'anno.
Nello stesso tempo, però, si generalizza l'uso delle botti e inizia quello dei torchi. Il lavoro in vigna si va lentamente perfezionando, gli impianti diventano meno casuali e caotici, si cominciano ad adattare i vitigni ai diversi tipi di terreno e di clima. Anche il consumo cambia progressivamente: ci si abitua a bere questo vino, più fresco e leggero, senza allungarlo, in accompagnamento ai pasti.
L'età industriale, segnata dall'evoluzione della metallurgia, dalla comparsa della macchina a vapore e dell'apparecchio frigorifero, vede la costruzione delle vere macchine enologiche, di attrezzature meccanicamente evolute. E allora che si allarga definitivamente il solco fra la produzione rurale e quella industriale del vino.
Oggi nel consumo del vino, come per ogni altro tipo di alimento, si riconoscono nettamente le due opzioni di bevanda "corrente" e di "bevanda d'elite". Nel secondo caso avremo vini di sempre maggiore qualità, fermentati e maturati in legno, frutto dell'attenzione verso ogni effetto che la selezione di uvaggi, la temperatura, la scelta dei materiali possano produrre per ottenere quel nettare che fin dall'antichità avvicinava gli umani agli dei.

stralcio dal volumetto "Alla scoperta dei sapori italiani - Mille e una Nota 2" della Coop - copia omaggio - collana ed. 1999

Lu còtte
C’era un tempo in cui, con l’arrivo dei primi freddi, l’aria si riempiva di un intenso odore di mosto.
Era il tempo in cui le cantine delle vecchie abitazioni brulicavano del lavoro per la preparazione di una delle bevande più antiche: il vino cotto.
Ogni singola fase del procedimento era scrupolosamente e gelosamente tramandata da padre in figlio.
Ai famigliari più anziani era riservato il compito di alimentare la fornacella sulla quale, sorretto da
un treppiedi, veniva posto il caldaio di rame.
Nel prezioso recipiente il mosto, attraverso una lenta bollitura, raggiungeva una concentrazione tale da assicurarne e allungarne la conservazione.
Nel frattempo c’era chi si dedicava alla sistemazione e alla pulitura della botte dove, una volta giunto a cottura, veniva versato il mosto.
Per ogni focolare domestico rappresentava motivo di prestigio ed orgoglio riporre in cantina una piccola botte di vino cotto che veniva annualmente rabboccata con vino nuovo.
Non potevano poi mancare quei barilotti accuratamente custoditi perchè destinati alla conservazione del vino cotto stipato per le grandi occasioni. Era, ad esempio, consuetudine dedicare ad ogni nuovo nato una botte riservata di vino cotto da spillare solo al raggiungimento della maggiore età o nel giorno delle nozze.
Anche se consumato nell’ambito di tutte le classi sociali, il vino cotto è indissolubilmente legato alla cultura contadina.
Molto apprezzate erano anche le sue proprietà benefiche, antisettiche ed energetiche.
Inoltre, come tonico veniva utilizzato per affrontare i lavori più duri come l’aratura e la mietitura o per ridare forza alle puerpere stremate dalle fatiche del parto.
stralcio da art., a firma Paola Tosti, apparso sul periodico "San Salvo" - anno 4 - n. 2 - marzo 2017i