Città limitrofa di Vasto
San Salvo: Tradizione
Jazz Anni'50 - La “Follia Jazz” di Uijèrme Lùnghe
 
Vito Tomeo, Guglielmo Longhi, Nicola Masciulli, Angelo De Fanis, Angiolino Ialacci

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, San Salvo si avviò ad un lento ritorno alla normalità.
La gente spinta dalla frenesia tornò ad uscire all’aria aperta.
Le famiglie avevano perso tutto, ma non rinunciarono a preparare feste di battesimo, cresima, matrimonio, comunione, compleanno.
Tornarono di moda i canti e i balli degli anni ’30 (saltarello, mazurka, polka).
Guglielmo Longhi, era un uomo buono, amato per il suo carattere sempre aperto, gioviale e amichevole. Faceva il contadino, ma amava la musica.
Desiderava fondare una band.
In un piovigginoso pomeriggio d’autunno, si mise alla ricerca di qualcuno in grado di suonare la fisarmonica.
Trovò due giovani che avevano avuto confidenza con la musica folk: Angiolino Ialacci e Vito Tomeo.
Per completare l’assetto del gruppo, fece entrare Angelo De Fanis per la chitarra e Nicola Masciulli per i piattini.
In quel tempo, la batteria non era facile da reperire, ma non per questo si perse d’animo. Una mattina, infatti, aprì lo sportello di una delle gabbie di conigli che allevava, ne prese uno per le orecchie, l’ammazzò, lo scuoiò e mise la pelle esposta al sole. A tarda sera inserì la pelle all’interno della grancassa con il cerchio tirante.
Ad un certo punto, si ricordò che aveva ben nascosto alcuni bossoli di cannone in una cavità di un albero del suo orto. Dai sottofondi in ottone ricavò i piatti per la batteria.
Con un mese imparò a suonare la batteria.
Il nome scelto per la band fu “Follia Jazz”.
Tra una suonata e l’altra, Guglielmo, si esibiva anche in uno spettacolo di ombre cinesi.
In quel tempo le feste da ballo si svolgevano nelle case; il gruppo non mancava mai. La gente, tra un bicchierino di rosolio, nu cellechiàne e na felle di pèzzadàgge, si divertiva tanto.

stralcio da art., a firma Michelle Molino, apparso sul periodico "San Salvo" - anno 4 - n. 2 - marzo 2017