Città limitrofa di Vasto
San Salvo: Personaggi
Leone Balduzzi
(San Salvo, 25 aprile 1926 - San Salvo, 19 agosto 2015)
Poeta, scrittore, musicista e cultore delle tradizioni locali
 
I nostri Canti
Poesie e Prosa
Corale 50&PIÙ
2 Febbraio: ricorrenza della presentaz. della preghiera alla Mad. delle Grazie di Monteodorisio
Pellegrinaggi alla Madonna delle Grazie di Monteodorisio
 
stralcio dal blog "www.noivastesi.blogspot.com" - Giuseppe Catania - giovedì 20 agosto 2015:
San Salvo: è morto Leone Balduzzi
Ha destato unanime profondo cordoglio a San Salvo la scomparsa ieri del cavaliere Leone Balduzzi, noto cittadino esemplare, esponente di quella caratteristica schiera di operatori nel settore commerciale, ed alla guida del sindacato per tanti anni.
Appassionato cultore delle arti e della letteratura, autore di pubblicazioni sulle tradizioni popolari di San Salvo, poeta di classica ispirazione romantica, più volte premato nelle rassegne letterarie e poetiche a Vasto e in Abruzzo.
Ha sempre privilegiato quel caratteristico e tipico atteggiamento di uomo ossequioso, ispirato alle nostra religione, di cui ha mostrato attaccamento, ligio al rispetto della altrui personalità, amante della famiglia e degli ideali di dignità.

Leone Balduzzi
Leone Balduzzi è nato a San Salvo il 25 Aprile 1926.
Una vita dedicata alla "bottega", alla poesia, alla musica
e alla riscoperta delle più belle tradizioni sansalvesi.
Autore di diverse canzoni in vernacolo tra cui
Santisalve belle: un vero successo in seno locale.
Presidente del Complesso Bandistico "Città di San Salvo", istituzione da lui ideata, fondata e caparbiamente
sostenuta, che ha consentito a numerosi giovani talenti musicali di evidenziare le loro qualità e naturali
disposizioni facendoli avviare agli studi del Conservatorio
e creando in tal modo un ulteriore sbocco alla vita del
paese.
Questa iniziativa gli ha fruttato, ovviamente, la simpatia
e la gratitudine dei suoi concittadini.
Aquila d'oro al commercio e Cav. Uff. al Merito della Repubblica Italiana.

Premiato in molti concorsi di poesia dialettale, medaglie d'oro: all'ottava, diciottesima e ventunesima Rassegna Salesiana Città di Vasto; ventunesimo Certame di poesie di Celenza sul Trigno. Farfalla d'argento al Concorso Nazionale di Riva del Garda.
notizie biografiche tratte dal libro di Leone Balduzzi "Sott'a la Porte de la Terre"
antologia delle nostre tradizioni culturali - Editore Cannarsa - Vasto - 2005

La figura di Leone Balduzzi
 
Poeta e scrittore, musicista di profonda passionalità,
ricercatore del folclore supportato da sentimenti culturali ispirati agli empiti scaturiti dall'animo di chi, come lui, ha
innato il culto delle nobili tradizioni locali.
Ha pubblicato il libro "Sott'a la porte de la terre", antologia delle nostre tradizioni culturali (3a edizione accresciuta da numerosi elementi demologici) - Editore Cannarsa - Vasto - Avvento 2005.
E' un ricco ed illustrato volume che si colloca autorevolmente fra i testi che maggiormente interpretano ed esprimono l'inedito patrimonio custodito dalla nostra gente, realizzato
con quell'innato trasporto lirico-romantico che è anche manifestato nelle suggestive composizioni musicali di
raffinata espressione.
Il libro, inoltre, è arricchito da splendide rappresentazioni fotografiche e da dipinti eseguiti da Ergilio Monaco e comprende testi dedicati ai culti, alla favolistica, ai proverbai nomi propri di persone e ai diminuitivi interpretati con la collaborazione del sansalvese
Evaristo Sparvieri; i vocaboli dialettali, le arti, i mestieri e, quel che più emerge è
l'esaltazione spirituale che l'Autore riesce ad esprimere, con accorata devozione, per la Madonna delle Grazie del
Santuario di Monteodorisio alla quale ha composto una preghiera densa di suggestioni emotive.
 
stralcio da art., a firma Giuseppe Catania, apparso su
"Il Vastese", mensile d'info. del territorio - n. 2 - febbraio 2006
 

Note critiche: Poeta si nasce, oratore si diventa
È proprio vero che "poeta si nasce, oratore si diventa".
Leone Balduzzi, modesto commerciante, non smentisce questo antico detto e può essere considerato un epigono della poesia dialettale (vernacola) abruzzese.
Poesia è anche musica e Balduzzi è anche appassionato di musica: sa far tremare le nostalgiche corde di un violino e, coi suoi versi, le corde dell'animo dei lettori.
Alcune poesie sono laudative per gratitudine verso chi ha curato i mali fisici del poeta (casa di riposo, ospedale, ecc.).
Non mancano in questa raccolta poesie d'occasione scritte per parenti ed amici e composizioni che esaltano l'amor di Patria e della Famiglia.
Le composizioni ispirate dal passato, "Sol nel passato il bello sol nella morte il vero" direbbe Carducci, sono veramente toccanti: L'Olme, Lu Lampione, La Porte de la Terre, descritte anche con dolci note musicali, sono di alto livello lirico.
E che dire della poesia dedicata alla Mamma che riposa dentro Ssa Cappelle? E che cuntente in paradiso non è, perché per il poeta sta sempre in famiglia Ore e Mumente!
Questa presenza assenza è alta poesia. Berinto Aloé, poeta, socio dell'Accademia Tiberina
note critiche, a cura del poeta Berinto Aloé, tratte dal libro di Leone Balduzzi
"Sott'a la Porte de la Terre" antologia delle nostre tradizioni culturali - Ed. Cannarsa - Vasto - 2005

Note critiche: Poeti del nostro tempo - Leone Balduzzi e il lirismo poetico
Tra la schiera dei poeti che nobilitano la nostra terra, perché ispirati alla pura e genuina fonte inesauribile della tradizione, Leone Balduzzi si colloca fra gli eletti per la sua personalità ricca di profonda umanità.
Nel lirismo poetico di Leone Balduzzi, infatti, si scorgono vividi gli accenti permeati da un nostalgico romanticismo carattestico nel poeta, degno di questo attributo, che trae ispirazione da una linfa impreziosita di spiritualità.
Ma in fondo all'intimo del poeta, tra fantasia e realtà, si culla il sogno dell'uomo che vive accostandosi all'umanità che pervade il mondo esteriore.
Infatti, Balduzzi vive la sua poesia come elemento legato alla natura, che gioisce o soffre, a seconda del momento ispirativo, delle vicende del quotidiano; ne interpreta gli aspetti estetici legati alla tradizione, con linguaggio essenziale, mirato ad esprimere il vernacolo che è sintesi dell'anima popolare.
Talvolta in Leone Balduzzi si scorge una vena romantica quasi che l'ispirazione lirica si accosti a momenti canori, che sono anche espressione del poeta, tali, infatti, appaiono le musicalità che egli sa esprimere nei versi. E questo è un pregio per la lettura della sua poetica.
D'altronde egli ha una venerazione della Musa e ne sa cogliere afflati genuine, dettati dal cuore, perché il cuore è che gli sa esprimere palpiti appassionati, densi di spiritualità, in atteggiamento misticheggiante, quello che sovente accompagna il poeta che tratta motivi e notazioni provenienti dalla cultura popolare e culminanti con accenti moralistici.
Quando la poesia raggiunge questi vertici allora può ben dirsi che i versi che la compongono sono manifestazione dell'animo che vive appieno gli attimi creativi. Che non è la poesia una espressione letteraria solamente, bensì qualcosa di sublime, che non ha limiti. È soprattutto, libertà di pensiero e tale costituisce elemento di elevazione del poeta, che lo nobilita al cospetto dell'umanità, proprio perché sa interpretare la natura che è espressione dell'Eterno.
Ed è in questa visione che Leone Balduzzi sa cogliere, con versi sublimi, il lirismo poetico dettato dal cuore. Giuseppe Catania
note critiche, a cura del giornalista Giuseppe Catania, tratte dal libro di Leone Balduzzi
"Sott'a la Porte de la Terre" antologia delle nostre tradizioni culturali - Ed. Cannarsa - Vasto - 2005

La Porte De La Terre
interpretata dal nipotino Giuseppe D'Alessandro
Il termine terre in lingua sannitica, significa "paese" La porte de la terre era la
"porta del paese" ed una volta era munita di un gran portone che all'imbrunire veniva chiuso
per non far entrare dal vicino bosco i pericolosi briganti.
Col passare del tempo San Salvo si è ingrandito, i costumi sono mutati e la Porte de la terre era rimasta un'opera d'arte antica, dello stesso stile architettonico della Chiesa di San Giuseppe. Ora
non c'è più niente, solo il ricordo.
I residenti della vecchia San Salvo, chiusa ancora dalla Porte de la Terre, vivevano in modo diverso da oggi; le strade non erano asfaltate, le case erano piccole e prive delle attuali comodità. In una sola stanza si dormiva, si mangiava, ci si tratteneva in dieci o più persone e talvolta con le bestie.
I materassi erano di crine o di fruscie di granturco.
Si mangiava pochissima carne, solo nei giorni di festa, si mangiava tanta verdura, patate, zucchine e cipolle. Una vecchia canzone dialettale recita: «magnate carne e maccarune, che lu fujje rape se da' spricà». A Carnevale le persone stavano in piazza per assistere alle comiche e rozze mascherate preparate dal cape addozie Angelo Balduzzi che travestiva il suo asinello e faceva ridere tutti. Era il mio bisnonno e sotto la Porte de la Terre non solo a carnevale ma anche alla vigilia di capodanno, la sera prima di Sant'Antonio e di San Sebastiano dava appuntamento ad un folto gruppo di amici allegri e commedianti per organizzare sfilate e serenate con la speranza di ricevere, in cambio del divertimento salsicce, mandorle, fichi secchi, vino, ventricina, noci e, dai più ricchi qualche dolce. Allora però tutta la gente aspettava con ansia queste ricorrenze perché non c'era la televisione, né esistevano altri divertimenti sofisticati come oggi; si lavorava molto e la festa era veramente importante, perché portava ciò che nei giorni feriali mancava completamente.
Il pane era scuro, la pasta era fatta in casa, i fagioli si cucinavano nelle pignate sulla brace del fuoco, l'acqua si beveva col maniere e si prendeva alla conca, la pizza di grano turco fatta di farina di mais e d'acqua bollente, si cuoceva sotto la coppe. Le sarde salate si friggevano con la pastella; a Natale si mangiavano le scrippelle e la ventricina era così buona e preziosa che un certo Pampiluccio durante la visita ad un amico, allora morto, prima del funerale, mentre tutti piangevano guardando in alto la canna delle salsicce, e vedendo una ventricina appesa, ad alta voce esclamò: «ma non poteva aspettare, mangiarsi prima la ventricina e poi morire?».
La ragnata era la marmellata d'uva utilizzata per li cillichieni larghi come un piatto che si mangiavano solo nelle feste di famiglia.
I liquori si chiamavano rusolie erano di tanti colori e si bevevano solo durante i matrimoni, i battesimi e i fidanzamenti, in piccolissimi bicchieri che venivano riempiti senza essere mai lavati.
I pranzi importanti venivano preparati in casa, non esisteva, per questi scopi il ristorante. Si ammazzavano polli, conigli, piccioni, galline e papere ed il tutto era cicinato così bene ch'è il profumo si espandeva anche fuori. Ed il suo ricordo rimaneva per lungo tempo.
Una settimana prima dello sposalizio si portava con un carretto abbellito e agghindato la dodde nella casa dello sposo dove veniva spase per terra e sui muri e tutti potevano ammirare! Essa a seconda del numero di lenzuola, federe, mutande e camicie da notte era alla "sei, dodici o ventiquattro".
La sposa andava ad abitare in casa dei suoceri ed insieme si lavorava e si aspettava la nascita del bambino che prendeva il nome del nonno o della nonna.
A Pasqua, il venerdì Santo sotto la Porte de la Terre, passava lo stesso Cristo Morto che c'è ancora nella chiesa di San Giuseppe. Il lunedì di Pasqua si faceva la scampagnata e su prati di ramba lupina si mangiavano uova lesse, pupe, cavalli e castelli.
Sotto la Porte de la Terre i bambini facevano la ciupaceca, giocavano a sbattamure, a pallucce, a vriccilelle, i vestiti venivano rattoppati, le calze erano fatte con i ferri, le scarpe avevano li cintrelle, le ginocchia erano sempre scorticate e i più piccoli avevano la pipinella fuori dal buchette centrale del pantaloncino corto e stretto.
Il barbiere lavorava poche volte ma sodo, perché il taglio era alla Umberto o cocciapelate per evitare i pidocchi, che allora erano ricorrenti. Le donne avevano i capelli lunghi raccolti a trecce e poi attuppati. Dal barbiere Andunine, Umbertucce e Lilline suonavano con chitarre e manduline.
Sotto la Porte de la Terre Mastrangelo il fabbro incontrava Zi' Culucce per programmare il lavoro per la riparazione dell'aratro mentre Mastr'Andonio Sparvieri il falegname chiedeva a Vincenzo Granata per la riparazione della porta della stalla, un mizzetto di grano e una bottiglia d'olio.
Ogni sera sotto la Porte de la Terre, Zi' Pasquale attorniato da ragazzi raccontava le storie dei briganti Pomponio e della sua banda. Di nascosto, alcuni, stavano a sentire anche quelle di lu mazzimarelle, folletto magro ma dispettoso, alto pochi centimetri che non si faceva vedere da nessuno ma qualcuno l'aveva visto sopra il letto, sotto le tegole, dentro il cascione e tra i cenci. Egli, dice un
cantastorie, metteva paura alle giovinette, facendo rumore sotto il letto, salendo rapidamente le scale, zombando dalla stalla, si nascondeva nel focolare. Sulla testa aveva un solo capello e chi gli toglieva la sua cuffietta diventava ricco ma perdeva l'anima e cervello. Ma esisteva veramente lu mazzimarelle? Non si sa. Lu mammone invece faceva impaurire i bambini quando non prendevano sonno nè con il bobbone nè con una ninna nanna.
I bambini non passeggiavano nei carrozzini, ma infasciati stretti stretti, venivano portati in braccio. Tutti andavano a letto presto e si trattenevano tutti nello stesso letto, prima di prendere sonno per ascoltare le favole della nonna. Prima di dormire si recitava insieme: «Me colica a 'stu lette, tre Angele m'aspette, la Madonne mi è Madre, Giusucriste mi è Padre, San Giuseppe mi è parente, puzze dormì sicuramente».
Allora Mamma Valina, la mia bisnonna, non avrebbe mai pensato che la Porte de la Terre grande testimone delle gioie e dei dolori di tutti i sansalvesi, potesse essere distrutta e scomparire per poi ricomparire più grande e bella in un tema di concorso che io, suo nipote, ho potuto svolgere dopo aver fatto più di mille domande a mio nonno che la Porte de la Terre ne ze le po' scurdà.
Giuseppe D'Alessandro
stralcio dal libro di Leone Balduzzi "Sott'a la Porte de la Terre"
antologia delle nostre tradizioni culturali - Ed. Cannarsa - Vasto - 2005